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Vietato parlare di Gaza: l’accertamento senza oggetto. Conferenza stampa del 4 agosto 2026, Camera dei deputati
Il 4 agosto, nella Sala Stampa della Camera, si è tenuta la conferenza stampa “Vietato parlare di Gaza: docenti sotto ispezione”, promossa dalla deputata Stefania Ascari. Sono intervenuti Massimo Sabbatini e Marina Boscaino del Liceo “Vivona” di Roma, Salvatore Bullara del Liceo “Righi” di Roma, lo studente Adriano Cerri, Dario Furnari per USB Scuola e Tommaso Marcon per OSA. I fatti sono già noti: il messaggio di Sabbatini agli ex studenti il 6 luglio, l’articolo del Tempo due giorni dopo, le convocazioni dell’USR Lazio dal 9 luglio (clicca qui per i dettagli). Meno noto è il meccanismo con cui si sono svolte. Quello che vogliamo mettere in luce è appunto il meccanismo, le sue conseguenze e le reazioni contro di esso a tutela della scuola come luogo fondante della democrazia. Le convocazioni erano prive di oggetto, per docenti, studentesse e studenti allo stesso modo. Nessuno — Sabbatini incluso — sapeva di cosa rispondere. Sono stati convocati tutti i docenti uomini di latino e greco dell’istituto e i rappresentanti di classe delle quinte: lo stesso identikit anonimo — “un professore di latino e greco di un liceo di Roma” — con cui «il Tempo» aveva aperto il caso. Il mandato non è pubblico. Non si può dire che un oggetto non esistesse, solo che non è mai stato reso noto ai convocati — ed è questa la circostanza che conta. La FLC CGIL di Roma e del Lazio ha parlato di un’azione avviata «in assenza, per quanto è dato sapere, di qualsiasi contestazione formale, di un mandato reso noto, di un oggetto dichiarato». Secondo la stampa, gli ispettori avrebbero poi indicato come oggetto la diffamazione del docente da parte del quotidiano, e l’accertamento si sarebbe chiuso senza rilievi: nessuna nota ufficiale lo conferma. Certo è solo che nessun provvedimento è stato adottato. 1. UNA SOLIDARIETÀ CHE NON È SENTIMENTO Cerri, rappresentante d’Istituto e di Consulta, ha riferito che ad alcuni studenti sono stati ispezionati anche i telefoni — fatto gravissimo, al di fuori da ogni prerogativa ispettiva — e ha parlato di solidarietà tra studenti, studentesse e docenti. Non è un moto d’animo: è il riconoscimento di una condizione comune. Trattandosi di rappresentanti delle quinte, erano tutti maggiorenni: la differenza di tutela con un docente di ruolo, che dispone di un procedimento disciplinare codificato, non è dunque quella tra un adulto e un minore, ma tra chi ha uno statuto professionale riconosciuto e chi ne è privo. Anche questa differenza viene azzerata in partenza dall’assenza di un oggetto dichiarato. Senza addebito non ci sono garanzie da attivare. La solidarietà emersa tra docenti, studentesse e studenti costituisce un elemento rilevante: contrasta l’aspettativa delatoria dell’ispezione. Storicamente è apparsa nei momenti di crisi sociale e politica: numerosi gli esempi durante il fascismo e la Resistenza. Il Sessantotto non offre un’alleanza pronta: l’occupazione di Palazzo Campana, nel 1967, colpiva proprio l’autoritarismo dei docenti, e chi tra loro mostrò apertura — Bobbio, Paci — fu a sua volta contestato. Tuttavia le pressioni portarono alla legge Codignola del 1969, che apriva a tutti i corsi di laurea — privilegio fino ad allora del liceo classico — l’accesso dei diplomati di ogni percorso quinquennale. L’alleanza si costruisce dopo, sulle 150 ore del 1973 e sugli organi collegiali del 1974: le stesse cariche che oggi, al “Vivona”, portano i nomi di Boscaino e Cerri. Furnari (USB) ha esteso l’asse ai lavoratori e alle lavoratrici, dentro una lettura più ampia della scuola neoliberista. Le mobilitazioni di settembre-ottobre 2025 sono state lette come un ritorno agli anni Settanta: il paragone regge sull’asse studenti-lavoratori, che in quelle piazze si è ricomposto davvero. Quello che riemerge oggi al Vivona è un altro asse, più recente e meno scontato, prodotto da un dispositivo che ha convocato tutti con lo stesso metodo e lo stesso silenzio. 2. UN ORGANO COSTITUZIONALE “La scuola è il primo strumento della democrazia”, ha detto Cerri. Boscaino ne ha dato la cornice giuridica — articoli 33 e 34, pluralismo, laicità, inclusione — e una precisazione controintuitiva: nel caso Sabbatini la libertà di insegnamento non è in gioco, perché il messaggio è stato inviato a esami conclusi, tra privati cittadini. Che il docente non stesse insegnando non attenua l’anomalia dell’ispezione: la aggrava. Ha chiuso citando Calamandrei: «La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Se si dovesse fare un paragone tra l’organismo costituzionale e l’organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell’organismo umano hanno la funzione di creare il sangue, gli organi ematopoietici, quelli da cui parte il sangue che rinnova giornalmente tutti gli altri tessuti» (11 febbraio 1950). Un ufficio che convoca per categoria, senza addebiti, non vigila su un settore amministrativo qualsiasi: interviene su un organo costituzionale. E se la funzione è ematopoietica, il danno non si misura sulle settimane di audizioni: un organismo che smette di produrre sangue non lo segnala all’istante, ma gli effetti nel tempo sono devastanti. 3. L’INTIMIDAZIONE NON HA BISOGNO DELLA SANZIONE Bullara, già ispezionato al “Righi” per aver parlato di Palestina, l’ha detto con la massima economia: non serve la sanzione, basta agitare le acque. È il chilling effect — l’autocensura per paura delle conseguenze, anche quando nessuna conseguenza arriva — e il caso “Vivona” ne è la prova sperimentale: nessun rilievo, e tutti gli effetti — telefoni ispezionati, un corpo docente che ha imparato che “restiamo umani” può costare una convocazione. L’assenza di oggetto non è un vizio, ma è funzionale. Un addebito formulato sarebbe stato contestabile, e circoscritto. Uno taciuto lascia indeterminato il perimetro del lecito, ed è proprio questa indeterminazione a produrre l’autocensura. Vale anche all’interno: convocare una categoria senza spiegare perché divide senza bisogno di dividere apertamente, perché nessuno sa se sia stato risparmiato o solo non ancora raggiunto. Su un corpo docente già frammentato tra ruolo e precariato, il metodo è efficiente. Che il fronte comune si sia comunque formato, in Parlamento il 4 agosto, non era scontato. 4. IL METODO, NON L’EQUIDISTANZA Bullara ha contestato l’idea che lo studioso debba comportarsi come in un talk show, dando spazio uguale a ogni posizione. Marcon (OSA) ne ha tratto la conseguenza: la scuola neutra non esiste, né esiste democrazia senza conflitto. Lo studioso non lavora per contraddittorio: confronta fonti secondo criteri verificabili, non bilancia posizioni. L’equidistanza chiede al docente di rinunciare proprio a ciò che ne fa la competenza. E poiché lo studioso non punta a convincere, l’oggettività del metodo non implica neutralità dell’esito: se le fonti convergono, converge il giudizio. Confondere le due cose ha un solo effetto pratico: rendere illegittima ogni conclusione, comunque raggiunta. L’indottrinamento si riconosce da qui: è il discorso che chiede adesione senza esporre le fonti. Se le conclusioni fondate non sono simmetriche, il dissenso è la norma del discorso pubblico. Trattarlo come disfunzione da correggere per via ispettiva non protegge il pluralismo: chiede silenzio, e lo chiama equilibrio. 5. LA CASA DI TUTTI Ascari ha ricordato che il Parlamento è la casa di tutti, e ha riassunto il messaggio implicito dell’amministrazione: attenzione a cosa dite, a cosa insegnate. È una lettura, non il contenuto di un atto, e non ha bisogno di esserlo: l’effetto è più efficace non dichiarato. Bullara ha osservato che stampa, politica e sindacati non avevano dato spazio a queste vicende: il 4 agosto quello spazio si è aperto alla Camera, cuore della democrazia e spazio di confronto politico e sociale. Il caso “Vivona”, come tanti altri segnalati dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, si sarebbe chiuso senza rilievi — ma le domande che pone restano senza risposta. È un altro caso, quello su chi lo ha disposto, a restare aperto. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
ROARS: La libertà di espressione nella scuola del Merito: il caso del Liceo Vivona
DI REDAZIONE PUBBLICATO SU WWW.ROARS.IT IL 20 LUGLIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo di Redazione, pubblicato su ROARS.it il 20 luglio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione all’ispezione al Liceo Vivona di Roma. «Un professore di latino e greco di un liceo romano, il Vivona, scrive ai propri ex studenti un messaggio dopo la pubblicazione degli esiti degli esami di Stato. Una comunicazione privata tra un cittadino e altri cittadini, a rapporto docente-studenti ormai concluso. Nel testo il professore invita i ragazzi a non voltarsi dall’altra parte di fronte a ciò che accade da tre anni a Gaza, e a tenere ben chiare nella mente le responsabilità di chi detiene potere politico ed economico. […] Qui la segnalazione dell’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università…continua a leggere su www.roars.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La libertà di espressione nella scuola del Merito: il caso del Liceo Vivona
Un professore di latino e greco di un liceo romano, il Vivona, scrive ai propri ex studenti un messaggio dopo la pubblicazione degli esiti degli esami di Stato. Una comunicazione privata tra un cittadino e altri cittadini, a rapporto docente-studenti ormai concluso. Nel testo il professore invita i ragazzi a non voltarsi dall’altra parte di fronte a ciò che accade da tre anni a Gaza, e a tenere ben chiare nella mente le responsabilità di chi detiene potere politico ed economico. Il quotidiano Il Tempo trasforma uno scambio privato in un caso mediatico- «Faziosità e indottrinamento, messaggio-comizio del prof» – grazie alla soffiata anonima di uno studente. Nessuna scuola viene nominata nell’articolo, eppure scatta l’ingranaggio. Pochi giorni dopo che la vicenda è diventata pubblica, agli studenti arriva un’e-mail. Una convocazione da parte del servizio ispettivo dell’Ufficio scolastico regionale per il Lazio, in cui nulla si dice sulle ragioni dell’invito a presentarsi a scuola per un «accertamento», che è tutt’ora in corso. Ripetiamolo: stiamo parlando di una comunicazione privata, intervenuta dopo la conclusione dell’anno scolastico, non di un contenuto didattico,  non di una violazione disciplinare.  La vicenda ci riguarda tutti. Aprire un’indagine per un’opinione politica espressa privatamente da un cittadino solo perché ha ricoperto un ruolo pubblico è un precedente pericoloso. È sconfortante osservare, ancora una volta, la solerzia con cui gli ispettori ministeriali si attivano sulla scorta di segnalazioni, denunce e articoli di stampa, procedendo ad accertamenti con zelo burocratico. Una figura che dovrebbe rappresentare l’autorevolezza dell’istituzione scolastica, forte dell’esperienza maturata, e funzionario dello Stato, è stata progressivamente ridotta al ruolo di esecutore della volontà politica del Ministero, cinghia di trasmissione dell’indirizzo governativo. La scuola dell'”autonomia” è sempre più luogo di autocensura, sorveglianza reciproca, conformismo e silenzio frustrante. Oggi queste passioni tristi si traducono in intimidazioni e provvedimenti repressivi. Rilanciamo e sosteniamo la petizione dei docenti del Liceo Vivona di Roma.  Qui per firmare. Qui il testo dell’interrogazione parlamentare della Deputata Stefania Ascari sul caso in questione. Qui un editoriale di Chiara Sgreccia che riporta la vicenda. Qui la segnalazione dell’Osservatorio contro la Militarizzazione di Scuola e Università e qui quella di Arci Roma. ———————————- Di seguito il testo dei docenti del liceo. Il liceo Vivona sta vivendo un momento drammatico: un’ispezione ministeriale si è abbattuta sulla nostra scuola. Un’ispezione volta ad accertare un fatto che non ha alcun evidente motivo di essere perseguito: una comunicazione privata, dopo la fine degli esami e la pubblicazione degli esiti, in cui il loro ex professore invitava i propri ex studenti e studentesse a restare vigili e consapevoli di fronte alle atrocità e alle violenze commesse dai forti contro i deboli, ricordando la vicenda del genocidio di Gaza. Il caso di un libero cittadino che esponga il proprio punto di vista (corredandolo di citazioni letterarie, di cui non si è volutamente afferrato il significato profondo) ad altri liberi cittadini e cittadine, è un fatto da indagare, insomma. Strano: la comunicazione, infatti, è intervenuta a rapporto docente-discenti concluso, dopo la pubblicazione degli esiti degli esami di Stato. Ciò nonostante, il quotidiano “Il Tempo” in un articolo mal scritto e capzioso, ha rivelato e commentato impudicamente il testo della comunicazione, che sarebbe stata fornita al giornale da uno studente anonimo, che parla di “un professore di latino e greco di una scuola di Roma”, fornendone un’interpretazione manipolatoria e in alcuni passaggi priva di logica. Nonostante nell’articolo del “Tempo” non sia nominata la nostra scuola, docenti, ma – soprattutto – studentesse e studenti, sono sottoposte/i ad un accertamento volto a determinare la presunta “colpevolezza” del nostro collega, stimato – come stanno testimoniando le numerose attestazioni che arrivano in queste ore – per cultura, preparazione, onestà intellettuale, impegno nella società, peraltro membro del consiglio di istituto. Quello che ciascuna/o di noi ha fatto – nel corso dell’anno scolastico – per far comprendere ai propri studenti e alle proprie studentesse ciò che è accaduto e continua ad accadere in Palestina è certificato dai nostri registri scolastici, cui gli ispettori possono certamente accedere, senza necessità di intervistare ragazzi e ragazze appena diplomati: un’operazione di informazione, analisi, approfondimento su una circostanza storica drammatica, che è sotto gli occhi di tutti/e, che affonda le proprie radici in una storia antica; e che non noi, ma istituzioni internazionali come l’ONU, definiscono genocidio. Molte e molti di noi, come docenti della scuola della Repubblica e come educatori alla pace, hanno avvertito non solo il diritto, ma il dovere di non abbassare lo sguardo e di rispondere alle domande che studentesse e studenti ci ponevano. Nel caso di specie, però, si tratta di altro. Un ex docente di ex studentesse e studenti si congeda da loro lasciando un messaggio: non accontentatevi di guardare la superficie, esercitate il libero arbitrio che è stato rafforzato attraverso la conoscenza che la scuola vi ha fornito, restate umani, chiunque voi sarete. Qui non si tratta di libertà di insegnamento, ma di libertà di espressione. Alcuni/e di noi hanno deciso – una volta appresa la notizia dell’audizione da parte degli ispettori – di spedire il medesimo messaggio ai propri ex studenti e studentesse: un atto di condivisione, di solidarietà, di contestazione di un evento rispetto al quale non intendiamo rimanere indifferenti, che rivendichiamo; auditeci tutti/e. E diteci chiaramente in cosa abbiamo violato leggi, norme, codice deontologico. Ai nostri colleghi, ma soprattutto agli studenti e alle studentesse che sono stati sottoposti – a 19 anni – al dilemma per decidere se essere delatori o mentitori, comunichiamo la nostra solidarietà: non è questa la scuola del c. 1 dell’art. 33 (che prevede le libertà di insegnamento e di apprendimento); la scuola dell’art. 11 (impudicamente ed erroneamente tirato in ballo dall’art. del “Tempo”, da cui sarebbe scaturito il casus belli, “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.); la scuola dell’art. 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”). In particolare: servendosi del ruolo di docente che un libero cittadino riveste, in un contesto però differente da quello in questione (che è lo scambio di idee con ex studenti), si tenta di minare una delle garanzie costituzionali della libertà individuale e collettiva: il diritto di manifestare il proprio pensiero. Un fatto inedito. A quando l’intervento su quanto padri e madri dicono ai propri figli/figlie? Ai nostri studenti e alle nostre studentesse chiediamo scusa: talvolta gli adulti sbagliano. E non stiamo parlando del professore oggetto dell’audizione. I consiglieri di istituto: Marina Boscaino, Tiziana Coletta, Virginia Properzi, Massimo Sabbatini, Maria Vittoria Truini Le RSU: Cristian Celaia, Silvia Locatelli, Daniele Vita I membri del collegio dei docenti del LC Vivona: Sergio Abbruciati, Luca Ales, Manuela Alfani, Maura Baldelli, Simona Barile Silvia Bellisario, Giuditta Bonsangue, Ilaria Caia, Paola Cattaneo, Sabrina Ciccioli, Francesco Costa, Amedeo Costabile, Alessandra De Angelis, Donatella De Salvo, Francesca Di Lallo, Giuseppina Eianti, Barbara Evangelista, Fiammetta Filippelli, Antonella Froiio, Cristina Kotsko, Flavia Ladi, Roberta Lamonica, Stefania Lombardi, Giandomenico Madeo, Pierluigi Malizia, Maria Antonlietta Marasco, Laura Massimi, Marco Molle, Elisabetta Nudi, Maria Panaro, Maria Pina Parente, Rosella Pazzetta, Paola Piccionello, Corrado Pisanu, Daniela Pompeo, Antonella Preto, Magdala Pucci, Francesca Ricevuto, Grazia Rita Rivitti, Daniela Romani, Antonella Saragosa, Pietro Secchi, Francesca Senatore, Mariangela Tomarchio, Silvia Verzilli, Luisa Vigna
July 20, 2026
ROARS
Petizione e interrogazione parlamentare dell’onorevole Stefania Ascari sull’ispezione al Liceo Vivona di Roma
Sulla vicenda dell’ispezione che il Ministero della pubblica istruzione ha predisposto nei confronti del Liceo Vivona di Roma e in particolare di un insegnante che ha osato scrivere una lettera ai suoi alunni di quinto anno, dopo l’esame di maturità, che ricordava il genocidio di Israele nei confronti dei palestinesi avvenuto nella complicità delle istituzioni italiane e nell’indifferenza di molti. è stata lanciata la petizione “Per la libertà d’espressione, dentro e fuori le aule scolastiche”. Primi firmatari molti colleghi del professore messo sotto accusa. Sulla stessa vicenda l’onorevole Stefania Ascar ha presentato un’interrogazione parlamentare. Di seguito il testo: “Al Ministro dell’Istruzione e del Merito. Premesso che nei giorni scorsi è stata avviata un’ispezione ministeriale presso il Liceo Ginnasio Statale “Francesco Vivona” di Roma a seguito della diffusione di una lettera inviata dal professor Massimo Sabbatini ai propri studenti al termine dell’esame di Stato; secondo quanto denunciato da rappresentanti istituzionali, docenti, studenti, studentesse e genitori, l’attività ispettiva si sarebbe tradotta in colloqui e richieste di chiarimenti rivolti anche agli studenti e al personale scolastico, determinando un clima di forte preoccupazione all’interno dell’istituto; la lettera del docente, rivolta a studentesse e studenti ormai diplomati, conteneva esclusivamente una riflessione di carattere etico e civile, con richiami alla letteratura italiana e un invito a non rimanere indifferenti di fronte alla tragedia umanitaria che si consuma nella Striscia di Gaza, richiamando i valori della pace, dell’umanità e della responsabilità individuale; i genitori degli studenti e studentesse del Liceo “Francesco Vivona” hanno espresso pubblicamente la propria solidarietà al docente, definendo l’ispezione un grave attacco alla libertà di insegnamento, alla libertà di espressione e all’autonomia scolastica; tale episodio non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in una serie di vicende che negli ultimi mesi hanno interessato numerosi istituti scolastici italiani; si richiamano, in particolare, il caso del Liceo “Marco Polo” di Firenze, quello del Liceo Scientifico “Augusto Righi” di Roma, nonché altri episodi nei quali docenti, dirigenti scolastici e studenti sono stati oggetto di campagne mediatiche, richieste ispettive o contestazioni per avere promosso iniziative di riflessione sui diritti umani, sul diritto internazionale, sulla guerra a Gaza o, più in generale, sul valore della pace; appare particolarmente allarmante che, a fronte di tali iniziative educative, si registrino interventi amministrativi che rischiano di essere percepiti come strumenti di controllo del pensiero piuttosto che di verifica del rispetto della normativa scolastica; la scuola pubblica, per espressa previsione costituzionale, è il luogo nel quale si formano cittadini liberi e consapevoli, attraverso il confronto delle idee, il pluralismo culturale e lo sviluppo del pensiero critico; gli articoli 21, 33 e 34 della Costituzione tutelano la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di insegnamento e il diritto all’istruzione, principi che costituiscono il fondamento di una società democratica e che non possono essere compressi da iniziative suscettibili di generare intimidazione o autocensura; il progressivo moltiplicarsi di episodi analoghi rischia di produrre un effetto intimidatorio sull’intera comunità scolastica, inducendo docenti e dirigenti a rinunciare ad affrontare temi di rilevanza storica, civile e internazionale per timore di conseguenze disciplinari o ispettive; in uno Stato democratico il dissenso, il confronto delle opinioni e l’educazione al pensiero critico rappresentano un valore da promuovere e non un comportamento da scoraggiare. Tutto ciò premesso, si chiede di sapere: se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti; quali siano le motivazioni che hanno determinato l’avvio dell’ispezione presso il Liceo “Francesco Vivona” se ritenga che tali presupposti siano compatibili con i principi costituzionali della libertà di insegnamento; se corrisponda al vero che, nell’ambito dell’attività ispettiva, siano stati ascoltati studenti, studentesse e personale scolastico con modalità tali da determinare un clima di pressione o intimidazione; se il Ministro ritenga che il susseguirsi dei casi riguardanti il Liceo “Marco Polo” di Firenze, il Liceo “Augusto Righi” di Roma, il Liceo “Francesco Vivona”, l’IIS. “E. Mattei di San Lazzaro di Savena (Bologna ), l’Istituto “Aldovrandi Rubbiani” di Bologna, l’Istituto “Cattaneo” di Castelnovo Monti ( Reggio Emilia), il Liceo “Vincenzo Monti” di Cesena, la Scuola Primaria  “Pascoli” di Modena, la Scuola Primaria “Graziosi” di Modena, la Scuola Primaria di Sant’Agnese” di Modena, la scuola Primaria “Gramsci” di Modena, la Scuola dell’infanzia “Collodi” di Modena e altri analoghi episodi rappresenti un fenomeno che rischia di compromettere l’autonomia delle istituzioni scolastiche e la libertà di insegnamento; quali iniziative urgenti intenda assumere affinché gli strumenti ispettivi non vengano utilizzati, né siano percepiti, come mezzi di censura o di pressione nei confronti di docenti, dirigenti scolastici e studenti che affrontano temi di interesse storico, civile, umanitario o internazionale nel rispetto dei principi costituzionali; se non ritenga opportuno adottare specifiche linee guida volte a garantire che le attività ispettive siano limitate all’accertamento di eventuali violazioni di legge, evitando qualsiasi interferenza con la libertà di insegnamento, l’autonomia scolastica e il pluralismo culturale; quali iniziative intenda assumere per ribadire che la scuola italiana deve rimanere un presidio di libertà, democrazia, partecipazione e formazione del pensiero critico, nel quale il confronto delle idee sia tutelato e mai oggetto di censura o intimidazione. Redazione Italia
July 19, 2026
Pressenza