Cultura è resistenza: Palestina in Sardegna – X Edizione
Ieri, 17 luglio 2026, al Lazzaretto di Sant’Elia a Cagliari, si è svolta la
prima giornata di Palestina in Sardegna – X Edizione, rassegna letteraria
dedicata alla presentazione di libri, proiezione di filmati, pièces teatrali e
musica dal vivo. Oggi, la serata conclusiva.
Il tema proposto quest’anno è CULTURA È RESISTENZA. Nonostante il caldo umido,
con il termometro sopra i 40 gradi, pian piano la platea del Lazzaretto si è
riempita di persone. Il presidente dell’Associazione Amicizia Sardegna
Palestina, Fawzi Ismail, ha brevemente introdotto l’evento e presentato il
programma della serata. Ha poi dato subito la parola a Ibtissam Jayed e a Guido
Cadoni, giornalista e attore di teatro in lingua sarda, per la presentazione del
libro di Shrouq Aila, Hanno ucciso habibi, Paperback, 2025.
Introducendo la presentazione, Ibtissam Jayed ha amaramente constatato come nei
media si parli dei palestinesi come numeri e statistiche, mai come persone con
le proprie storie, il proprio vissuto nel dramma quotidiano. Shrouq Aila,
giornalista pluripremiata, nel libro racconta cosa vuol dire vivere a Gaza sotto
i bombardamenti, a partire dalla sua vicenda personale, che ha visto la perdita
del suo amato compagno – il suo habibi (il suo amore), dal quale ha avuto una
bambina -.
L’ascolto dei brani del libro, declamati dalla calda voce di Guido Cadoni, ci ha
immerso in un’atmosfera di silenzio e di dolore, ma anche di speranza per la
resilienza-resistenza di una donna, vedova e madre, che deve far crescere la sua
Dania, in una situazione di privazione estrema di cibo, senza una casa, ormai
distrutta, e ancora sotto la minaccia degli attacchi quotidiani dell’esercito
israeliano: “testimonianza della resilienza umana e del coraggio di un popolo la
cui determinazione a ricostruire il proprio futuro sulle macerie rimane
incrollabile”.
Successivamente, senza stacco, presentazione del libro La Rosa di Gaza, Les
Flâneurs Edizioni. Presenti, Luca Castolla, uno dei curatori del volume che ha
dialogato con Aldo Nicosia, scrittore e docente di Lingua e Letteratura Araba
presso l’Università di Bari, uno di traduttori delle poesie contenute nel libro.
Ha letto alcuni brani Ibtissam Jayed. Il volume dà voce a dieci poetesse
palestinesi – studentesse, madri, professioniste -, che, come ha ben spiegato
Luca Castolla, raccontano la voglia di vivere, nonostante l’inferno della
distruzione. Sono voci che ci parlano di bellezza, di sensualità, come della
“goccia di sudore che cade su un seno”, di esperienze che esaltano l’umanità
dell’incontro e della solidarietà.
Presentazione del libro “La Rosa di Gaza” (foto di Pierpaolo Loi)
Sono “le rose di gaza” – di cui Israele ha proibito anche la denominazione, così
come ha praticato l’occultamento dei tantissimi toponomi palestinesi, – che
continueranno a parlare e a parlarci della Striscia di Gaza e della Palestina
occupata come luoghi che avranno un futuro. Il dialogo tra Nicosia e Castolla ha
preso in considerazione il significato del termine “poesia”, che in arabo ha una
connotazione più vicina al “sentire col cuore”. La traduzione è sempre anche
un’approssimazione – ha affermato Aldo Nicosia, e tradurre dall’arabo è molto
impegnativo. Alla domanda se le scrittrici di Gaza si possano definire potesse
femministe, Luca Castolla ha risposto che sicuramente la loro poesia è una
poesia femminile, che esprime il sentire interiore profondo della donna
palestinese.
Il terzo libro presche è stato presentato è Nel dolore di Gaza, Edizioni Q.
L’autore Yousri Alghoul ha dialogato con Claudia Ortu, docente di lingua inglese
all’università di Cagliari. Il dialogo si è svolto in lingua inglese, con la
traduzione in italiano. L’autore ha scritto il libro durante una delle fasi più
violente e distruttive dell’assedio di Gaza e nel mezzo del genocidio perpetrato
contro la popolazione palestinese.
Il volume è una miscellanea di testimonianze vissute in prima persona, come nel
racconto del bambino che passava per strada che l’autore aveva notato. Dopo un
bombardamento, dal quale lui era scampato perché riuscito a trovare un rifugio,
il giorno dopo scopre che il bambino è rimasto vittima dell’attacco criminale. O
del vicino, ladro di professione, dal quale va a chiedere del cibo. Non gli darà
del cibo, ma lo porterà con sé e gli insegnerà come procacciarsene. Questo ladro
morirà come tante altre persone che andranno a chiedere il cibo alla ong
americana mentre l’esercito israeliano sparerà sulle persone in fila
ammazzandone a centinaia. Così anche il ladro perderà la sua vita.
L’autore si è poi dilungato nel denunciare i crimini dello stato sionista. Alla
domanda dell’interlocutrice su cosa significhi il termine VITTORIA, ha risposto
che la vittoria del popolo palestinese è legata alla capacità di resistere
soprattutto per quanto riguarda l’educazione e la formazione delle nuove
generazioni, a partire dai bambini e dalle bambine, che a Gaza hanno continuato
e continuano a studiare nelle tende. La Cultura è resistenza e porta in sé i
semi di una nuova germinazione.
Ha chiuso la serata la proiezione del film To a Land Unknown di Mahdi Fleifel,
regista danese-palestinese diplomatosi nel 2009 presso la National Film & TV
School del Regno Unito. Il film ha collezionato 30 premi internazionali
partecipando a 150 festival in 60 paesi diversi.
Pierpaolo Loi