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A 25 anni dal G8 di Genova: il movimento, la piazza, la repressione – seconda parte
Il Coordinamento Antifascista Torino ha organizzato, in occasione del venticinquesimo anniversario degli eventi legati al G8 di Genova del 2001, due eventi presso il Comala di Torino. Il primo appuntamento, giovedì 16 luglio, prevedeva un dibattito dal titolo “A 25 anni dal G8 di Genova: il movimento, la piazza, la repressione”, seguito da un buffet di solidarietà con gli attivisti colpiti da sanzioni pecuniarie a cura delle Mamme in piazza per la libertà di dissenso e dalla proiezione del film “Diaz don’t clean up this blood” di Daniele Vicari LA REPRESSIONE ED I PROCESSI[1] Nel secondo intervento Claudio Novaro, avvocato di numerosi manifestanti processati dopo il G8 di Genova, racconta quei giorni di luglio 2001 attraverso i processi. La verità processuale e la verità storica non sempre sono coincidenti però i processi hanno consentito di scovare ed enucleare frammenti di verità storica molto importanti. A Genova vengono arrestate circa 250 persone in piazza; ci sono alcune decine di processi che vanno avanti e che si concludono quasi tutti con l’assoluzione, perché i processi vengono fatti sulla base di annotazioni e verbali di arresto sostanzialmente falsi. Ci sono quattro filoni principali su cui concentrare l’attenzione. Il primo riguarda il processo relativo alla morte di Carlo Giuliani che si conclude con un’archiviazione che non consente un contraddittorio pubblico né la possibilità di riaprire il caso. Restano una serie di interrogativi, che le controinchieste hanno rilanciato nel corso degli anni. Non si sa ancora oggi esattamente quante persone stavano sul Defender dei Carabinieri, non si sa esattamente chi abbia sparato, perché Placanica dopo averlo ammesso ha cambiato versione. Non si sa neanche come sia morto esattamente Carlo, perché nelle immagini si vede che il Defender passa sul corpo di Carlo due volte, in uno dei due passaggi zampilla del sangue, il che significa che Carlo era vivo e c’era ancora una circolazione sanguigna in atto. Secondo filone importante è quello contro 25 manifestanti per il reato di devastazione e saccheggio. Metà di questi manifestanti sono stati assolti perché si sono trovati a fronteggiare una carica inconsulta della polizia, come dimostrato da numerosi video. Per gli altri le pene sono durissime, fino a 13 anni di reclusione. Novaro invita a ragionare sul livello sanzionatorio di questo processo: 13 anni di reclusione per devastazione e saccheggio contro le condanne che i massacratori della Diaz ed i torturatori di Bolzaneto non hanno sostanzialmente preso. Terzo filone importante, la caserma di Bolzaneto; nell’ipotesi iniziale dovevano transitare per Bolzaneto tutti gli arrestati che dovevano essere segnalati, identificati e poi mandati nelle carceri di Voghera, Pavia e Alessandria. E in effetti transitano per Bolzaneto 223 arrestati, di cui 26 immediatamente trasferiti negli ospedali per le lesioni subite, 55 persone vengono portate a Bolzaneto solo per le identificazioni. Bolzaneto è un vulnus straordinario; uno dei principi fondanti di qualsiasi ordinamento giuridico è l’habeas corpus ovvero che il corpo della persona arrestata deve essere tutelato perché è a disposizione dello Stato; quindi, lo Stato deve mettere in campo delle garanzie specifiche. I corpi delle ragazze e dei ragazzi trattenuti a Bolzaneto sono stati abusati come ampliamente documentate e Novaro cita diversi esempi. Come finisce il processo di Bolzaneto? 45 imputati, in primo grado, solo 15 condannati e 30 assolti per le difficoltà di attribuire soggettivamente le condotte, ovvero non si sa esattamente chi ha fatto cosa. Condannati si fa per dire, perché andrà poi tutto in prescrizione, nel senso che il processo d’appello ribalta il processo di primo grado, 44 condannati su 45, ma è passato troppo tempo e va praticamente tutto in prescrizione. Sarà poi la Corte Europea, con due pronunce gemelle del 26 ottobre 2017 a liquidare delle grosse cifre di risarcimento ai ragazzi di Bolzaneto, circa 90.000€ a persona, e soprattutto a stigmatizzare e a condannare l’Italia per l’assenza del reato di tortura nella legislazione italiana che verrà introdotto solo nel 2017. Ultimo filone quella della scuola Diaz. La storia dell’assalto alla scuola Diaz è raccontata efficacemente dal film “Diaz don’t clean up this blood” di Daniele Vicari[2] che ha però due limiti: non fa i nomi e mette dentro la scuola Diaz i black block, probabilmente per ragioni di sceneggiatura, circostanza di cui non c’è nessuna evidenza processuale e che è stata utilizzata come uno dei pretesti per l’assalto alla scuola. Per una lunga parte della vicenda processuale della Diaz gli avvocati difensori degli imputati sostenevano che i pestaggi erano da attribuire ai black block, che si erano poi allontanati da una porta laterale: questa tesi è stata successivamente abbandonata perché manifestamente falsa. Non è stato possibile occultare il processo per quella che è stata definita la “macelleria messicana” alla Diaz come è stato tentato per altri processi: troppo l’interesse da parte dell’opinione pubblica anche internazionale; le indagini dell’ottima Procura di Genova e del dottore Enrico Zucca che in quegli anni si è molto speso,  sono state un corpo a corpo investigativo durissimo contro la Polizia di Stato, che ha falsificato i ruoli, ha mandato delle foto false, ne ha fatte di tutti i colori distruggendo ad un certo punto anche il reperto più significativo, le famose bombe molotov “trovate” all’interno della scuola. Novaro racconta le vicende della Diaz a partire dal verbale di arresto che comincia raccontando l’episodio dell’aggressione nei pressi della Diaz ad una pattuglia della polizia da parte di un gruppo di Black Block molto nutrito che inizia a urlare a scagliare degli oggetti: vengono spaccati i parabrezza e gli specchietti retrovisori delle auto. La questura a partire da questo verbale deduce che la Diaz è il quartiere generale dei black block e parte l’operazione Diaz. Nel processo questo episodio viene chiarito ed è spiegato molto bene nel film: una decina di persone hanno inveito contro la pattuglia e lanciato una bottiglia di birra che non ha colpito i mezzi. La scelta strategica di assaltare la Diaz si rileva così manifestatamente pretestuosa ed eccessiva tanto è vero che le forze dell’ordine hanno dovuto costruire prove che giustificassero con maggior forza l’operazione: il ritrovamento alla Diaz di picconi e mazze prelevate da un cantiere vicino, l’utilizzo di due bombe molotov trovate altrove, una coltellata autoinferta al giubbotto antiproiettile di un poliziotto. Tutte cose che non hanno retto alla verifica processuale. Poi ci sono i casi singoli: Novaro racconta una nutrita serie di casi delle vittime della scuola Diaz con denti spaccati, ossa rotte, traumi cranici, costole incrinate, e torture varie. Risulta impossibile associare le violenze a singoli poliziotti così si considerano responsabili i nove capisquadra ed il comandante Canterini. Il paradosso di questo processo è che l’unico reato che resterà intatto, ancora in cassazione, ed eviterà la prescrizione, è il falso del verbale, cioè il falso ideologico. Tutti gli altri reati andranno in prescrizione: le calunnie, il pestaggio e quant’altro. I nove capisquadra hanno condanne da 3 anni a 6 mesi, Canterini viene condannato a 5 anni. I capisquadra usufruiranno della prescrizione e Canterini no, perché ha firmato quel verbale. Così finisce gloriosamente la vicenda processuale genovese, col fatto importante che per la prima volta in questo paese c’è stato un controllo di legalità su tutto l’operato delle forze dell’ordine. << Prima parte [1] Il testo che segue è una limitata sintesi dell’intervento di Claudio Novaro che fa nomi e cognomi dei torturatori e racconta una nutrita serie di casi delle vittime di Bolzaneto e della scuola Diaz con denti spaccati, ossa rotte, traumi cranici, costole incrinate, apologia di fascismo e torture varie (N.d.A.) [2] Proiettato nella stessa serata Giorgio Mancuso
July 19, 2026
Pressenza
Genova, 2021-2026: le manifestazioni in diretta su Primocanale
“Sono passati 25 anni – ricorda Dario Vassallo, reporter dell’emittente televisiva genovese che nel luglio del 2001 ha documentato gli eventi in svolgimento nella cittadina senza interruzioni, seguendo in tempo reale gli sviluppi di una delle pagine più drammatiche della storia italiana – Per un’intera settimana, perché partimmo dalla domenica precedente per seguire passo passo tutto l’avvicinamento all’evento, la nostra redazione lavorò senza sosta”. “Prima degli scontri, prima della morte di Carlo Giuliani, prima della scuola Diaz e delle torture nella caserma di Bolzaneto, ci fu il 19 luglio – rammenta oggi Dario Vassallo – Una giornata che in qualche modo segnò l’inizio del G8 di Genova e che trasformò il capoluogo ligure in una città blindata, sospesa tra l’attesa del confronto politico e il timore di un’escalation di violenza”. Quest’anno, nel 25° anniversario, “Da settimane i movimenti del Genova Social Forum preparano manifestazioni contro la globalizzazione economica, accusata di aumentare le disuguaglianze e di sottrarre potere decisionale ai cittadini – spiega Dario Vassallo – A Genova sono arrivate decine di migliaia di persone provenienti da tutta Europa: associazioni, sindacati, gruppi ambientalisti, organizzazioni religiose e collettivi studenteschi”. Nel pomeriggio di oggi, domenica 19 luglio, il primo appuntamento: il corteo per i diritti dei migranti, con don Gallo in testa, quest’anno indetto all’insegna del motto “Nessun rimorso”, attraverserà la città partendo alle 15:30 da piazza Alimonda, dove confluirà la manifestazione degli studenti il cui concentramento è di fronte alla scuola Diaz, e arriverà fino a piazza Ferrari, dove fino al 21 luglio il Palazzo Ducale ospita la rassegna di mostre, forum tematici e iniziative culturali in cui le vicende accadute durante il G8 2001 vengono rammentate focalizzando l’attenzione alle questioni del presente – guerre e riarmo, diritti civili, trasformazioni della democrazia, dissenso, sorveglianza, tecnologie digitali, cambiamento climatico e giustizia sociale – e nel cui ambito ieri si è svolta l’assemblea nazionale No Kings. Domani, lunedì 20 luglio, nel pomeriggio in piazza Alimonda si terrà il presidio “Per non dimentiCarlo”. Martedì 21 luglio alle 9 di sera si svolgerà la fiaccolata da piazza Tommaseo alla scuola Diaz. PRESSENZA pubblicherà i reportage inviati dai corrispondenti, che in questo periodo hanno curato anche resoconti delle iniziative svolte nel programma 2001-2026 Genova ReLoad coordinato dal Genova Social Forum e contemporaneamente anche in altre città italiane. Nell’archivio di Primocanale è raccolta una rassegna di video dedicati al G8 del 2001. Alcuni ‘scatti’ della manifestazione a Genova il 19 luglio 2001   Redazione Italia
July 19, 2026
Pressenza
A 25 anni dal G8 di Genova: il movimento, la piazza, la repressione – prima parte
Il Coordinamento Antifascista Torino ha organizzato, in occasione del venticinquesimo anniversario degli eventi legati al G8 di Genova del 2001, due eventi presso il Comala di Torino. Il primo appuntamento, giovedì 16 luglio, prevedeva un dibattito dal titolo “A 25 anni dal G8 di Genova: il movimento, la piazza, la repressione”, seguito da un buffet di solidarietà con gli attivisti colpiti da sanzioni pecuniarie a cura delle Mamme in piazza per la libertà di dissenso e dalla proiezione del film “Diaz don’t clean up this blood” di Daniele Vicari IL MOVIMENTO E LA PIAZZA Il dibattito comincia con Ezio Bertok e Max Gavagna che tracciano per sommi capi la storia dei Social Forum con una particolare attenzione a quello di Torino e di Genova ed ai legami reciproci senza perdere di vista, nella timeline, quello che succedeva nel resto del mondo: il racconto non parte da quell’estate del 2001, ma torna giustamente indietro per cercare di definire un movimento che trova le sue radici nel vento di cambiamento nato dalla fine della guerra fredda e dal successivo processo di globalizzazione finanziaria. Siccome nel racconto bisogna, ad ogni modo, partire da qualche evento, si parte dal movimento zapatista, nato nel Ciapas in Messico nel 1994 come reazione all’accordo di libero scambio NAFTA e diventato prototipo del cambiamento sociale dal basso. Nel 1997 nel vertice di Denver il gruppo dei paesi più industrializzati (G7) diviene G8 con l’ingresso della Russia. In quegli anni si avvia il processo di globalizzazione dei mercati delle merci e finanziario con una serie di passi normativi per eliminare, con le buone o con le cattive, qualsiasi ostacolo a questo processo; questo processo incontra una certa resistenza in settori trasversali delle società mondiali che si manifesta per la prima volta in tutta la sua potenza alla riunione di Seattle del WTO nel 1999 con manifestazioni di massa a cui partecipano più di 40.000 persone. Grazie al successo di Seattle il movimento no global si rafforza e comincia a definirsi per slogan e tematiche proponendo la globalizzazione dei diritti in luogo della globalizzazione dei mercati. Nel 2000 ritorna in auge la vecchia idea di tassare all’1% le transizioni finanziarie, la Tobin Tax che prende il nome dall’economista che la propose per primo: con lo scopo principale di attivare questa forma di tassazione vista come un granello che può bloccare il perverso meccanismo della speculazione finanziaria internazionale nasce in Francia ATTAC che conia anche lo slogan che diventerà fondamentale nei Forum Sociali “Un altro mondo è possibile”. Nello stesso anno nascono ATTAC Italia e la Rete Lilliput. A gennaio 2001 si riunisce a Porto Allegre per la prima volta il Forum Sociale Mondiale[1]. A marzo 2001 le manifestazioni di protesta contro il Terzo Global Forum sulla governance di Napoli, prima apparizione nelle piazze nel movimento no global in Italia, vengono violentemente represse dalle forze dell’ordine. Nel febbraio 2001 nasce il Genova Social Forum con l’obiettivo di coordinare le iniziative di contrasto al 27º vertice del G8 pianificato a Genova dal 19 al 22 luglio 2001. A giugno 2001 nasce il Torino Social Forum come rete di organizzazioni per coordinare la partecipazione da Torino alle attività per il G8 di Genova: il TSF organizzerà 32 pullman per Genova nei giorni del vertice. Nei giorni dal 18 al 22 luglio 2001 Genova è stata invasa da una marea di persone (nel corteo sabato 21 luglio si parla di 300.000 persone) e da un’infinità di attività di tutti i tipi accomunate dalla necessità di pensare ad un altro mondo, dalla richiesta di rappresentanza (voi G8 noi sei miliardi), dall’intuizione che il processo di globalizzazione avrebbe portato al disastro; l’unica risposta istituzionale a queste richieste è stata una repressione, ancora una volta, senza precedenti. Estremamente emozionante il finale dell’intervento: > L’utopia è stata dentro ogni folata di vento. Un’utopia con la u minuscola. > L’utopia del distintivo ed insopprimibile bisogno di ribellarsi. > > L’utopia come negazione del presente più che come definizione del futuro. Un > altro mondo possibile è un’aspirazione utopica che comprende più mondi > possibili, ma mai un mondo senza alternativa. Sui manifesti e sui siti dei > social forum spesso compare Edoardo Galeano. > > L’utopia è come l’orizzonte. Cammino due passi e si allontana di due passi. > Cammino dieci passi e si allontana di dieci passi. > > L’orizzonte è irraggiungibile. Serve per continuare a camminare. Ma è rimasto > forte il trauma. > > Abbiamo riflettuto tanto sulla violenza subita, sulla libertà violata, sulla > sospensione dello stato di diritto nei giorni del G8. Per qualcuno, ancora > oggi, un elicottero sopra la testa crea ansia immediata. Genova aveva ucciso > la speranza. > > In una tesi triennale, una studentessa che nel 2001 non era ancora nata, > scrisse come il G8 di Genova sia stata una grossa frattura, una delle tante > nella storia d’Italia. Scrisse che l’uso sregolato e violento della forza > aveva schiacciato e occultato i grandi temi posti dal movimento, giustizia > sociale, questione ambientale, diritto al futuro, temi affrontati all’epoca in > modo innovativo, con un patto trasversale nato insieme alla società. A Genova > era presente l’intera società, con le sue contraddizioni e difficoltà. > > E fu un momento unico di coesione e condivisione mai visto prima. La risposta > delle istituzioni è stata la violenza, e la violenza è per sempre. I traumi > lasciano un segno, una cicatrice, una ferita da cui non puoi prescindere. > > Così gli psicologi sono arrivati a elaborare la nozione di trauma > psicopolitico. E ora siamo diventati noi, i nonni partigiani che hanno > combattuto. Però l’abbiamo solo preso, e non abbiamo vinto, pur avendo > ragione. > > Perché avevamo ragione su tutto. E vorremmo sentirla di nuovo, quella brezza > primaverile, con l’utopia di trasformarla in un tornado. Seconda parte >>> Max Gavagna Ezio Bertok Buffet di solidarietà [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Forum_sociale_mondiale Giorgio Mancuso
July 18, 2026
Pressenza
2001-2026 Genova Social Forum ReLoad: “Una ferita aperta” da oggi fino a martedì il workshop fotografico di Giulio Di Meo
E con oggi ci siamo. Con oggi tutto quello che vi abbiamo raccontato nelle puntate precedenti di questo Genova Reload rivive davvero nell’incontro con i tanti e le tante attivist* delle più diverse sigle e associazioni che da tante città d’Italia saranno di nuovo qui, come fu per il “movimento dei movimenti” di 25 anni fa. E non sarà solo commemorazione. Piuttosto l’euforia di esserci di nuovo, e di essere in tant3: nelle aspettative, nelle urgenze, nella progettualità di oggi, più che mai necessarie. Nella consapevolezza che “sì, avevamo ragione su tutto” e perciò è venuto il momento, adesso, di ritrovarsi e crederci davvero, soprattutto se nel 2001 eri troppo piccol3 per essere al GSF, ma adesso sei nell’età giusta per metterti in gioco. Le mostre, gli spettacoli teatrali, i libri, i seminari, i convegni: almeno un po’ del ricchissimo programma di eventi che il Comitato Piazza Carlo Giuliani insieme a tante altre realtà genovesi hanno previsto per questo venticinquennale, ve lo abbiamo raccontato nelle scorse puntate. E adesso, dopo una settimana particolarmente intensa di appuntamenti e focus tematici, che la festa ricominci! Con l’Assemblea No Kings, dalle 11 in poi oggi a Palazzo Ducale, che si preannuncia partecipatissima. E con la Manifestazione Nazionale che nel pomeriggio di domani sfilerà per le vie del centro a partire da Piazza Alimonda; ma già la mattina sarà possibile seguire un interessante confronto tra le pratiche nonviolente degli anni ’80 e quelle odierne (organizza Extinction Rebellion e non mancheremo di darvene notizia). E anche quest’anno non potrà mancare, da oggi 18 luglio e fino a martedì 21 luglio, la proposta di workshop che il fotografo Giulio Di Meo ha concepito come un percorso tra i luoghi che furono il teatro degli scontri di quei giorni: per capire davvero cosa è successo e cosa resta, di quegli eventi che 25 anni fa sconvolsero la città di Genova. Questa è la quarta edizione e il percorso sarà quest’anno particolarmente ricco, per poter raccontare non solo il passato, ma le tante iniziative che si sono inaugurate nelle scorse settimane. “Gli scontri, i lacrimogeni, le violenze, gli spari, il sangue, la Diaz: 560 feriti, 360 arrestati e fermati, 25 milioni di euro di danni, 62 manifestanti e 85 appartenenti alle forze dell’ordine sotto processo: questi i numeri dei ‘fatti di Genova’, ma ne manca uno, quello di Carlo Giuliani. Ammazzato a vent’anni e rimasto senza giustizia, senza un processo” citiamo dal sito di Giulio Di Meo. Il percorso si snoderà a partire dal quartiere Foce tra via Tolemaide e il mare, che fu teatro dei terribili scontri tra manifestanti e forze dell’ordine quel venerdì di 22 anni fa, per poi attraversare piazza Alimonda, dove Carlo cadde in una pozza di sangue e si concluderà alla Diaz, la scuola che divenne la «macelleria messicana» per coloro, soprattutto giornalisti indipendenti, che in quei giorni vi si erano accampati. “Il 20 luglio 2001 doveva essere la giornata di una grande manifestazione pacifica che era riuscita a riunire nello stesso luogo un enorme numero di associazioni di diversa estrazione nell’urgenza di affermare valori universali come l’uguaglianza, il diritto al lavoro e alla casa, la solidarietà, il pacifismo, l’anti-razzismo, il rispetto dell’uomo e dell’ambiente, la non omologazione in schemi imposti dalle spinte globaliste. Il 20 luglio 2001 si trasformò nella più grande crisi contemporanea fra uno Stato autoritario e i propri cittadini inermi; fu uno spartiacque in grado di spazzare via l’illusione collettiva di migliaia di persone.” L’obiettivo del workshop sarà non solo riandare a quei momenti di terrore, ma appunto ravvivare l’energia di quei giorni, attraverso le parole dei familiari di Carlo e di tanti altri testimoni. “Carlo è un seme da cui ogni anno germogliano iniziative necessarie per mantenere viva la memoria, la speranza, l’azione civile” citiamo di nuovo dal website di Giulio Di Meo. “Tante delle lotte di questi ultimi vent’anni nascono qui. Piazza Alimonda, dunque, non come simbolo di morte e violenza, ma come luogo di vita e di memoria. (…) Queste giornate di luglio sono anche il momento in cui costruire le condizioni per realizzare oggi ciò che purtroppo vent’anni fa non è stato. Per questo è un luogo dove tornare.” Obiettivo del workshop sarà un reportage collettivo, con restituzione pubblica attraverso l’allestimento di una mostra presso l’Archivio Lorusso-Giuliani di Bologna, che raccoglie un’enorme quantità di documenti relativi alle inchieste che hanno indagato i fatti di Genova. Programma delle giornate Sabato 18 luglio 2026 Ore 14:00-15:00 Presentazione e introduzione al workshop Ore 16:00-19:00 Uscita fotografia: Le strade del G8 e assemblea internazionale Ore 20:00-22:00 Lezione introduttiva sulla fotografia documentaria e prima sessione di editing e selezione dei lavori. Domenica 19 luglio 2026 Ore 10:00-12:00 Incontro con Peppino Coscione, ex-insegnante di Carlo Giuliani Ore 15:00-18:00 Corteo per il 25° anniversario del G8 Ore 20.00-22.00 Lezione “La fotografia come testimonianza. La bugia delle immagini” e seconda sessione di editing e selezione dei lavori. Lunedì 20 luglio 2026 Ore 10:00-13:00 La scuola Diaz: incontro con un testimone Ore 14:00-19:00 Piazza Alimonda Ore 20:00-21:00 Terza sessione di editing e selezione dei lavori. Martedì 21 luglio 2026 Ore 10:00-13:00 Incontro con la famiglia Giuliani al CSOA Pinelli Ore 15:00-18:00 Sessione di editing finale, critica e selezione dei lavori Ore 19:00-21:00 Fiaccolata alla Diaz L’iscrizione al workshop è ormai chiusa ma per chi fosse interessat*: info@giuliodimeo.it E senz’altro da segnalare la mostra Days of G8: The Diaz a cura dello stesso Giulio Di Meo e del giornalista Mark Covell, che sarà visitabile il 20 e 21 luglio negli spazi del Liceo Statale Sandro Pertini (ex Scuola Diaz, Via Cesare Battisti 5, Genova). “Ho sempre avuto la sensazione che i sopravvissuti della Diaz siano rimasti nell’ombra per troppo tempo e che la maggior parte dei ritorni a Genova sia avvenuta solo in forma privata” rievoca lo stesso Mark Covell che la notte del 21 luglio 2001 era davanti alla Scuola Diaz, quando venne coinvolto nel violento blitz della polizia, riportando ferite gravissime. “Per alcuni di noi tornare è stato impossibile; altri sopravvissuti della Diaz e di Bolzaneto sono rientrati soltanto per testimoniare nei processi. (…) A venticinque anni dal G8 di Genova e dalle violenze della scuola Diaz ho sentito il bisogno di trasformare quei ricordi in una pubblica testimonianza, affinché quanto accaduto non venga dimenticato e continui a interrogare le coscienze. Per questo ho chiesto all’amico Giulio Di Meo di provare a costruire insieme una mostra capace di raccontare quei giorni attraverso le fotografie. Con Giulio ci siamo conosciuti qualche anno fa in Piazza Alimonda. Successivamente ho incontrato i suoi allievi durante una visita alla Diaz: è stato un momento molto intenso, perché vedere giovani fotografi confrontarsi con quei luoghi significava restituire loro una memoria che rischia di affievolirsi con il passare del tempo. Da quell’incontro è nata l’idea di mettere insieme immagini provenienti da archivi diversi. (…) Tutto questo è stato possibile grazie alla disponibilità del Dottor Cavanna, dirigente scolastico della Diaz. Esporre queste immagini all’interno della scuola, il luogo in cui si consumarono quelle violenze, rappresenta per me, per Giulio e, ci auguriamo, per tutti i visitatori, un gesto dal fortissimo valore simbolico (…).” Foto di Patrizio Broggi Foto di Chiara Maisano Daniela Bezzi
July 18, 2026
Pressenza