L’inarrestabile corsa degli affitti, con +4% nel primo trimestre 2026
Nello scorso anno sono stati oltre 1,33 milioni i nuovi contratti di locazione
stipulati in Italia (+4,4% rispetto al 2024), per un volume complessivo di
canoni annuali superiore agli 11,4 miliardi di euro. Lo certifica il Rapporto
“La casa in locazione in Italia e in Europa” di Scenari Immobiliari e Abitare
Co.
Tuttavia, il Report evidenzia come questa crescita sia alimentata principalmente
dalle crescenti difficoltà delle famiglie nell’accesso all’acquisto, rendendo
l’affitto per molti l’unica opzione possibile (ricordiamo che in Italia quasi
otto milioni di famiglie inquilini pagano annualmente 50 miliardi di euro di
canoni di locazione, ai quali vanno aggiunti altri 6,5 miliardi di euro per le
locazioni brevi). Questa pressione, unita a una strutturale carenza di offerta
qualitativa e quantitativa, ha spinto i canoni medi nazionali a crescere del
5,15%, con punte eterogenee: se il mercato ordinario di bassa qualità ha ceduto
l’1,5%, i mercati convenzionati legati ai nuovi Patti territoriali hanno
registrato rincari fino al 15%.
Milano si conferma la città più onerosa, raggiungendo i 200 €/mq/anno (+10%).
Roma si attesta stabilmente sopra i 155 €/mq/anno, Bologna e Napoli registrano
crescite speculari del +16%, con canoni rispettivamente di 140 €/mq e 120 €/mq
mentre Genova mette a segno il balzo più significativo, superando per la prima
volta i 115 €/mq con un incremento decennale prossimo al 30% trainato, negli
ultimi anni, dalla nuova offerta residenziale disponibile in ambiti
semicentrali. A livello regionale, dal 2016 ad oggi, la regione Lombardia guida
la crescita grazie all’attrattività dell’area metropolitana milanese. Seguono la
regione Valle d’Aosta, tornata a correre per la domanda di seconde case e
locazioni turistiche, e il Friuli-Venezia Giulia, trainato da un tessuto
produttivo fiorente e dal ruolo di snodo logistico internazionale. Le previsioni
per il 2026 indicano un consolidamento dei volumi (crescita stimata inferiore
all’1%) e un ulteriore pesante rincaro dei canoni che sarà superiore al 4% e che
porterà il valore medio nazionale oltre i 95 €/mq/anno. Una situazione che, in
assenza di politiche pubbliche concrete e mirate, rischia di rendere sempre più
stringente l’emergenza abitativa per le fasce di popolazione più fragili.
Anche l’ultimo report di Idealista, il portale immobiliare, parla di una decisa
crescita dei canoni di locazione in tutto il Paese: nel primo trimestre del 2026
si registra un incremento del 4%. Un aumento che porta il prezzo medio degli
affitti a 14,8 euro al metro quadro, a un passo dal massimo storico nazionale di
14,9 euro/m². Tra i rialzi maggiori troviamo Barletta (11,3%), Padova (8%),
Caserta (7,7%), Lucca (7,3%) e Viterbo (7,2%), mentre ii cali più rilevanti si
registrano a Verona (-7,9%), Prato (-6,6%), Brescia (-6,4%), Ascoli Piceno
(-6,3%) e Massa-Carrara (-5,2%). La Capitale arriva al suo massimo storico con
19,8 euro/m², mentre Milano si conferma essere la città più cara (22,3 euro/m²),
alla pari con Venezia e appena sopra Firenze (22,2 euro/m²). Seguono Bologna
(17,1 euro/m²), Como (16,7 euro/m²) e Napoli (15,5 euro/m²).
Si tratta di dati che confermano l’insostenibile situazione del sistema
abitativo nel nostro Paese, ove spesso sono i giovani ad avere maggiori
probabilità rispetto alle fasce d’età più anziane di trovarsi in situazioni di
insicurezza abitativa, di essere eccessivamente gravati dai costi dell’alloggio
e di vivere in abitazioni di qualità inferiore. Una situazione che li costringe
a vivere in condizioni che altrimenti non sceglierebbero, come ad esempio con i
genitori o i parenti, anche rinunciando a opportunità di carriera e di studio –
con ripercussioni sulla loro salute e sul loro benessere – e a decisioni in
merito alla formazione di una famiglia.
E per aggravare la crisi abitativa è di recente arrivato anche il congelamento
dei 970 milioni destinati al recupero degli alloggi sfitti dell’edilizia
residenziale pubblica che apre uno scenario oltremodo preoccupante. La
sospensione del provvedimento, legata al mutato contesto internazionale segnato
da tensioni geopolitiche e dal caro energia, rischia infatti di produrre effetti
immediati e concreti su migliaia di famiglie in attesa di una casa. A
denunciarlo sono le organizzazioni sindacali SUNIA, SICET e UNIAT, che
sottolineano come il blocco delle risorse implichi il prolungarsi delle liste
d’attesa e il mancato utilizzo di una parte significativa del patrimonio
pubblico, che potrebbe invece offrire una risposta concreta all’emergenza
abitativa. Una situazione aggravata dall’aumento del costo delle bollette, che
colpisce in modo particolare i nuclei più fragili, spesso residenti proprio
negli alloggi ERP.
Qui il comunicato SUNIA, SICET e UNIAT
Giovanni Caprio