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Grazie Noa
Ma come… “grazie Noa”? Grazie a Noa che non accetta di parlare di genocidio? Che non condivide la Campagna BDS? Che non condivide la necessità di sanzioni economiche verso Israele? Che si dichiara sionista? Sì, perché la tre giorni fiorentina di “Re-Imagine Peace” si è realizzata soprattutto grazie a Noa e, sempre grazie a lei, è andata molto oltre Noa. Grazie a Noa le tante realtà e le tante persone (israeliane e palestinesi) impegnate quotidianamente, da anni, nella co-resistenza alla disumanizzazione, hanno potuto farlo ottenendo una visibilità e un ascolto (per chi ha voluto ascoltare) che mai avrebbero potuto avere con le loro piccole forze. E così, senza omissioni, senza tacere nulla sull’occupazione, su quanto sta avvenendo in Israele e in Palestina e delle responsabilità politiche, si è mostrato che al genocidio si può/si deve rispondere restando umani, che all’apartheid si può rispondere vivendo la coesistenza, che alle ferite delle morti più inaccettabili (quelle che riguardano i propri bambini, i tuoi familiari più cari…) e delle torture in carcere (non solo raccontate ma subite sulla propria carne) si può rispondere attivandosi per costruire percorsi di pace insieme al “nemico”, riconoscendo il suo stesso dolore, la sua stessa sofferenza. E poi… molto di più: si è potuto capire che il perdono e la riconciliazione personale hanno tempi, modi e richiedono condizioni diverse dal percorso comunitario, collettivo, politico; che la co-resistenza scelta da alcuni sarà utile anche quando i tempi della Pace (quella vera, che implica il rispetto della giustizia e che verrà… alla fine) saranno maturi; che i gruppi di co-resistenza sono tanti, pur essendo minoritari (come noi, del resto) ma che sono la voce dell’obiezione di coscienza al vortice della guerra (anche quando, come lì, la guerra non è guerra ma esecuzione di un popolo; genocidio, appunto). E poi… ancora molto altro… Tre giornate a cui sarebbe stato bello partecipare insieme a tanti altri, a cominciare dagli scettici, dai perplessi, anche tra noi. Tre giornate che non finiscono lì: a noi scegliere se/come proseguire. Lorenzo Scaramellini, gruppo di appoggio ai Combatants for Peace Redazione Italia
July 14, 2026
Pressenza
Palestina Israele: incarnare un altro modo e fare speranza insieme
Soprattutto in questi giorni, l’immagine dei topi che mordono i bambini e le bambine a Gaza mi si para davanti agli occhi. Insopportabile. Cedere alla tentazione di una ferocissima rabbia morale per l’ingiustizia e lasciarsi invadere dall’odio per chi ha la responsabilità di tutto ciò? Cedere alla tentazione di una migrazione interiore, che non tollera il dolore e l’impotenza e scade nella disperazione o nell’indifferenza? Come spesso dice Sulaiman Khatib, co-fondatore di Combatants for Peace, bisogna avere un piede nella realtà e un piede nel sogno. Il 2 luglio, in tutta Israele, si sono svolte manifestazioni antigovernative per marcare 1000 giorni dal 7 ottobre 2023. Il fulcro delle proteste è la forte richiesta dell’istituzione immediata di una commissione d’inchiesta statale e indipendente. Questa protesta resta fortemente focalizzata sulle proprie vittime e sulla crisi politica interna, ma apre probabilmente uno squarcio. Soprattutto non è il solo segnale di protesta. Proprio palestinesi e israeliani che vivono dal fiume Giordano al mare Mediterraneo scelgono di ‘incarnare un altro modo’ (espressione usata spesso da Combatants for Peace) e ‘fare speranza insieme’ (espressione usata dagli attivisti Maoz Inon e Aziz Abu Sarah). Il prossimo 6 novembre, il movimento congiunto di israeliani e palestinesi Combatants for Peace compirà 20 anni. Appena qualche giorno fa, la coalizione It’s Time, di cui Combatants for Peace è membro, ricordava in un messaggio che due anni fa iniziava il percorso di un nuovo movimento per la pace, la sicurezza e la giustizia in Israele. It’s Time, è parte del network che promuove il Festival Re-Imagine Peace, che si svolgerà a Firenze il prossimo fine settimana, dove si potranno incontrare Palestinesi e Israeliani/e che co-resistono e re-immaginano la pace, parola tradita e abusata. Qui il programma del festival: https://www.reimaginepeacefestival.it/programma/ Combatants for Peace riflettono sul loro 20° anniversario: “Guardando indietro oggi, ciò che appare più straordinario non è tanto la fondazione di Combatants for Peace, quanto la sua capacità di resistere per vent’anni di conflitto, occupazione, guerra, sconvolgimenti politici e profonde perdite. Intere generazioni sono cresciute conoscendo poco altro che violenza, sfollamento, espropriazione e paura… Eppure il nostro movimento è persistito perché non si è mai basato su un accordo assoluto. Si è fondato su un impegno condiviso per la nonviolenza, i diritti umani e la consapevolezza che nessuno dei due popoli può raggiungere la libertà, la dignità o la sicurezza a spese dell’altro.” Una delle capacità più necessarie in questo momento storico è proprio quella di ‘saper stare nel disaccordo’, ricordando l’interconnessione che ci soggiace: poter continuare a dialogare partendo da punti di vista diversi, senza disumanizzare l’altro, senza gareggiare per superiorità morale, strumentalizzando la propria vittimizzazione; mantenendo al contempo una consapevolezza delle asimmetrie di potere e un senso di giustizia che va verso la responsabilità e la riconciliazione. “In tutto questo tempo, molti si sono chiesti se palestinesi e israeliani/e potessero davvero collaborare, soprattutto di fronte alla realtà dell’occupazione, della disuguaglianza e della negazione dei diritti fondamentali.” Le accuse di ‘normalizzazione’ agli incontri e alle attività che coinvolgono sia palestinesi che israeliani sono sempre dietro l’angolo, talvolta necessarie per richiamare la consapevolezza di cui sopra, altre volte forse, ideologiche e cieche delle possibilità. Probabilmente, parte dello scetticismo arriva dall’abuso del binomio ‘pace e dialogo’, drogato da una ‘industria della pace liberale’ che confonde pace con quiete e status quo. “Eppure, nonostante tutte le supposizioni, il nostro movimento continua a crescere, sostenuto da persone che comprendono che i nostri futuri sono interconnessi e che una pace duratura richiederà uguaglianza, libertà e diritti umani per tutti/e. In occasione di questo anniversario, rendiamo omaggio non solo alla nostra organizzazione, ma anche a una comunità che ha continuato a insistere – spesso quando ciò si è rivelato difficile, impopolare e profondamente personale – sul fatto che un’altra via sia ancora possibile.” Combatants for Peace si sta preparando per lanciare la più grande iniziativa di solidarietà globale digitale e un raduno di locali e internazionali in solidarietà per la raccolta delle olive in autunno in Cisgiordania, che culminerà proprio con il loro anniversario il 6 novembre 2026. Per ricevere aggiornamenti, aggiungersi al canale whatsapp del gruppo italian Friends of Combatants for Peace: https://linktr.ee/CfPItalia Immagino e prego che nei prossimi anni – o meglio ancora, a partire da ora – Combatants for Peace possa contribuire alla riconciliazione in un contesto in cui la violenza e la disumanizzazione siano finite e le responsabilità siano riconosciute, in cui le persone si liberino dalla paura e dalla rabbia e siano pronte a guarire insieme e a riparare la rete di relazioni, in cui i leader siano compassionevoli e guidati dalla Vita, e in cui la Terra possa essere ciò che è: generosa, abbondante e nutriente per tutte le persone che la abitano. Il 1° luglio 2024 si è svolto il primo evento della coalizione It’s Time alla Menora Arena, il più grande evento per la pace nella storia recente di Israele. Da allora, la coalizione ha continuato a crescere e ad espandersi. Oggi comprende circa 85 organizzazioni per la pace e per una società inclusiva. Hanno organizzato il Peace Summit di Gerusalemme (maggio 2025) e il People’s Peace Summit (fine aprile 2026), eventi sull’educazione alla pace, sessioni di presentazione delle iniziative di ‘presenza protettiva’, una conferenza sulla salute mentale e molto altro ancora. Migliaia di persone – donne e uomini, ebrei e palestinesi, giovani e anziani, membri della Knesset, giornalisti, personalità pubbliche, artisti, educatori e professionisti della salute mentale, attivisti e volontari della “presenza protettiva” – hanno preso parte, stanno prendendo parte e continueranno a prendere parte al lavoro. ‘Arab ‘Aramin e Ygal Elhanan, durante The People’s Peace Summit, 2026, hanno ricordato ciascuno la propria sorella: Arab ha ricordato sua sorella Abir uccisa davanti scuola da un soldato israeliano; Yigal ha ricordato sua sorella Smadar, uccisa in un attentato suicida di due palestinesi. Yigal ha però aggiunto che Smadar è stata uccisa anche “dalla politica di occupazione, furto, espropriazione, uccisioni, separazione e annientamento”. ‘Arab ha detto con tono assertivo: “Non siamo naïfs, lo sappiamo la pace non è facile. La politica di totale distruzione del popolo Palestinese, nella Gaza devastata, nella Cisgiordania che soffre del terrorismo dei settlers spalleggiati dall’esercito israleiano… non porterà sicurezza agli israeliani. La soluzione è che tutti/e dal fiume al mare godano della libertà e dell’uguaglianza… Nella società civile la speranza è viva ed è al lavoro”. La coalizione continua il suo lavoro, con la convinzione che “I due popoli che condividono questa terra meritano di vivere in sicurezza e dignità. I nostri figli meritano un futuro all’insegna dell’uguaglianza, della giustizia e della pace. Deve essere così. Può essere così. Sarà così.”. Per aggiungersi al canale whatsapp della coalizione It’s Time: https://bit.ly/42zfQrB Note: Citazioni da Combatants for Peace https://app.getresponse.com/view.html?x=a62b&co=BoIzI8&m=BUMxmJ&mc=JB&s=BQPcD9u&u=z5YMw&z=EhoTycc& Citazioni da It’s Time: Messaggio 1 luglio canale whatsapp https://bit.ly/42zfQrB Citazioni da The People’s Peace Summit 2026: https://www.youtube.com/watch?v=Z6nOTkXzQHI&t=5447s Ilaria Olimpico
July 5, 2026
Pressenza