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KNK: Buon 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava!
In una dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario della rivoluzione del Rojava, il KNK ha affermato che la scintilla accesa 14 anni fa continua a crescere. Il KNK ha invitato tutti a schierarsi al fianco del popolo del Rojava contro i tentativi di occupazione e divisione. In una dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario della rivoluzione del Rojava, il KNK ha affermato che la scintilla che si accese 14 anni fa continua a crescere. Il comunicato è come segue: “Il 19 luglio 2012 la voce della rivoluzione si è levata da Kobanê; la scintilla della rivoluzione del Rojava Kurdistan si è accesa ed è cresciuta giorno dopo giorno.” Il Kurdistan Rojava si era preparato da tempo alla rivoluzione. A Dêrik, Qamışlo, Amûdê, Serêkaniyê, Kobanê, Efrîn e in tutta la geografia del Rojava, le persone si stavano preparando ad assumere il controllo del proprio destino e a stabilire un’amministrazione autonoma nella propria terra. Nel mezzo dei disordini interni in Siria, i curdi e gli abitanti del Kurdistan hanno unito le loro forze. Per evitare un vuoto di potere nel Rojava si erano organizzati rapidamente e hanno rafforzato la loro presenza. Da Kobanê a est fino a Dêrik e da Efrîn a ovest, portarono città, paesi, villaggi e frazioni sotto la protezione delle proprie forze di sicurezza interne. Negli ultimi 14 anni i curdi e il popolo del Kurdistan hanno pagato un prezzo altissimo nel percorso verso l’autonomia. Sviluppando diverse forme di governo e statuti, principalmente il modello cantonale, hanno instaurato di fatto un’amministrazione autonoma democratica. Fin dall’inizio gli stati che occupavano il Kurdistan erano preoccupati da questo nuovo sviluppo nel Rojava. La Turchia in particolare lanciò i suoi attacchi contro il Rojava fin dal primo giorno. Kobanê è stato il primo obiettivo perché era il luogo in cui era emersa per la prima volta la volontà di autogoverno del popolo curdo. Inizialmente gruppi islamisti radicali e il sanguinario ISIS attaccarono Kobanê. Gli abitanti di Kobanê opposero una resistenza epica difendendo la loro terra, sconfiggendo l’ISIS e altri aggressori e scrivendo la loro lotta nella storia. Lo Stato turco ha subito una grave sconfitta nella resistenza di Kobanê. Ha quindi rivolto la sua attenzione ad Afrin. Data la sua vicinanza al Mediterraneo ha occupato dapprima Azaz e Jarablus per accerchiare Afrin e tagliarne i collegamenti con il Cantone di Cizîrê. Successivamente, ha attaccato Afrin con carri armati e artiglieria, occupando la regione e sfollando forzatamente la popolazione. Oggi la struttura demografica di Afrin è alterata con turchi e arabi insediati nella zona. In seguito ha occupato anche Serêkaniyê e Girê Spî. La Turchia continua a minacciare l’intera regione del Rojava. Nelle aree controllate dall’Amministrazione autonoma, compie assassinii e attacchi utilizzando droni e tecnologie militari e di intelligence avanzate trasformando la vita della popolazione civile in un inferno. Nonostante ciò, la resistenza del popolo del Rojava continua; tutte le istituzioni dell’Amministrazione autonoma lottano per la sicurezza della popolazione. In Siria si sta delineando una nuova situazione. Circa un anno e mezzo fa, il regime ba’athista è crollato e il governo di Damasco è caduto nelle mani delle forze islamiste. In seguito al crollo del regime, gruppi armati affiliati alla Turchia hanno attaccato le regioni dell’Amministrazione autonoma. Gli attacchi si sono intensificati soprattutto intorno a Shahba, Aleppo e Manbij. Violenti combattimenti hanno interessato la regione di Tishrin. La Turchia ha fornito supporto aereo e terrestre a questi gruppi. Alcune aree sono finite sotto il controllo di gruppi sostenuti dalla Turchia. Nonostante tutti questi attacchi l’Amministrazione autonoma si è difesa ed è riuscita a fermare le offensive. Comunque il regime di Damasco e i suoi alleati non si erano fermati qui. Continuarono i loro tentativi nello smantellare l’Amministrazione autonoma. Dopo aver rafforzato i rapporti con i paesi arabi, l’America e l’Europa, attaccarono Aleppo nella prima settimana del nuovo anno in collaborazione con la Turchia. Poi hanno rivolto la loro attenzione a Raqqa e Deir ez-Zor. Conquistarono numerose aree e avanzarono fino alle vicinanze di Hasakah. Le Unità di protezione del popolo (YPG) e le Unità di protezione delle donne (YPJ) avevano opposto una resistenza su tutti i fronti, difendendo le regioni curde. Il popolo curdo con il sostegno dei suoi alleati si era sollevato in tutte e quattro le parti del Kurdistan e in molte parti del mondo, dimostrando solidarietà nazionale. Di conseguenza il 29 gennaio 2026 fu firmato un accordo con il regime di Damasco. Nonostante tutte queste cospirazioni, attacchi e crisi, il popolo del Rojava continua a difendere unito il proprio paese. Il ruolo delle donne in questa lotta rivoluzionaria non deve essere dimenticato. Le donne, in particolare, occupano una posizione di primo piano e svolgono un ruolo estremamente efficace nella lotta. Tuttavia la situazione generale in Siria rimane complessa e il futuro del Paese è incerto. Il regime di Damasco ha attaccato per primo gli alawiti, perpetrando massacri nella regione di Latakia. In seguito, ha attaccato i drusi, e fin dal primo giorno i cristiani sono stati sottoposti a un’enorme pressione Successivamente sono iniziati gli attacchi contro i curdi. Questo regime anziché trovare soluzioni è diventato fonte di nuovi problemi. Attualmente è in vigore un cessate il fuoco con il regime di Damasco e sono in corso negoziati attraverso il dialogo per attuare l’accordo del 29 gennaio. Tuttavia molte questioni rimangono poco chiare. Il regime di Damasco sta mostrando un atteggiamento negativo nei confronti dell’attuazione dell’accordo e del chiarimento delle sue clausole. Questa è una situazione pericolosa e tutti i curdi devono essere vigili. Bisogna impegnarsi per risolvere i problemi attraverso il dialogo; allo stesso tempo dobbiamo rafforzare le nostre difese affinché nessuno attacchi le nostre conquiste. Proteggere l’Amministrazione autonoma significa proteggere il Kurdistan. In questa occasione, noi, il Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ci congratuliamo con il popolo del Kurdistan e con tutte le istituzioni politiche, amministrative, di sicurezza e militari per il 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava Kurdistan. Il KNK esorta tutti i curdi e il popolo del Kurdistan a fornire il massimo sostegno alla protezione dell’Amministrazione autonoma del Rojava, del territorio del Paese e di tutti i suoi abitanti. Li invita a schierarsi al fianco del popolo del Rojava contro ogni tentativo di occupazione e divisione. Possa la rivoluzione democratica, nazionale e patriottica del Rojava Kurdistan avere successo ed essere duratura! Lunga vita alla resistenza e alla vittoria della Rivoluzione del Rojava!
July 18, 2026
UIKI ONLUS
KNK: Buon 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava!
In una dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario della rivoluzione del Rojava, il KNK ha affermato che la scintilla accesa 14 anni fa continua a crescere. Il KNK ha invitato tutti a schierarsi al fianco del popolo del Rojava contro i tentativi di occupazione e divisione. In una dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario della rivoluzione del Rojava, il KNK ha affermato che la scintilla che si accese 14 anni fa continua a crescere. Il comunicato è come segue: “Il 19 luglio 2012 la voce della rivoluzione si è levata da Kobanê; la scintilla della rivoluzione del Rojava Kurdistan si è accesa ed è cresciuta giorno dopo giorno.” Il Kurdistan Rojava si era preparato da tempo alla rivoluzione. A Dêrik, Qamışlo, Amûdê, Serêkaniyê, Kobanê, Efrîn e in tutta la geografia del Rojava, le persone si stavano preparando ad assumere il controllo del proprio destino e a stabilire un’amministrazione autonoma nella propria terra. Nel mezzo dei disordini interni in Siria, i curdi e gli abitanti del Kurdistan hanno unito le loro forze. Per evitare un vuoto di potere nel Rojava si erano organizzati rapidamente e hanno rafforzato la loro presenza. Da Kobanê a est fino a Dêrik e da Efrîn a ovest, portarono città, paesi, villaggi e frazioni sotto la protezione delle proprie forze di sicurezza interne. Negli ultimi 14 anni i curdi e il popolo del Kurdistan hanno pagato un prezzo altissimo nel percorso verso l’autonomia. Sviluppando diverse forme di governo e statuti, principalmente il modello cantonale, hanno instaurato di fatto un’amministrazione autonoma democratica. Fin dall’inizio gli stati che occupavano il Kurdistan erano preoccupati da questo nuovo sviluppo nel Rojava. La Turchia in particolare lanciò i suoi attacchi contro il Rojava fin dal primo giorno. Kobanê è stato il primo obiettivo perché era il luogo in cui era emersa per la prima volta la volontà di autogoverno del popolo curdo. Inizialmente gruppi islamisti radicali e il sanguinario ISIS attaccarono Kobanê. Gli abitanti di Kobanê opposero una resistenza epica difendendo la loro terra, sconfiggendo l’ISIS e altri aggressori e scrivendo la loro lotta nella storia. Lo Stato turco ha subito una grave sconfitta nella resistenza di Kobanê. Ha quindi rivolto la sua attenzione ad Afrin. Data la sua vicinanza al Mediterraneo ha occupato dapprima Azaz e Jarablus per accerchiare Afrin e tagliarne i collegamenti con il Cantone di Cizîrê. Successivamente, ha attaccato Afrin con carri armati e artiglieria, occupando la regione e sfollando forzatamente la popolazione. Oggi la struttura demografica di Afrin è alterata con turchi e arabi insediati nella zona. In seguito ha occupato anche Serêkaniyê e Girê Spî. La Turchia continua a minacciare l’intera regione del Rojava. Nelle aree controllate dall’Amministrazione autonoma, compie assassinii e attacchi utilizzando droni e tecnologie militari e di intelligence avanzate trasformando la vita della popolazione civile in un inferno. Nonostante ciò, la resistenza del popolo del Rojava continua; tutte le istituzioni dell’Amministrazione autonoma lottano per la sicurezza della popolazione. In Siria si sta delineando una nuova situazione. Circa un anno e mezzo fa, il regime ba’athista è crollato e il governo di Damasco è caduto nelle mani delle forze islamiste. In seguito al crollo del regime, gruppi armati affiliati alla Turchia hanno attaccato le regioni dell’Amministrazione autonoma. Gli attacchi si sono intensificati soprattutto intorno a Shahba, Aleppo e Manbij. Violenti combattimenti hanno interessato la regione di Tishrin. La Turchia ha fornito supporto aereo e terrestre a questi gruppi. Alcune aree sono finite sotto il controllo di gruppi sostenuti dalla Turchia. Nonostante tutti questi attacchi l’Amministrazione autonoma si è difesa ed è riuscita a fermare le offensive. Comunque il regime di Damasco e i suoi alleati non si erano fermati qui. Continuarono i loro tentativi nello smantellare l’Amministrazione autonoma. Dopo aver rafforzato i rapporti con i paesi arabi, l’America e l’Europa, attaccarono Aleppo nella prima settimana del nuovo anno in collaborazione con la Turchia. Poi hanno rivolto la loro attenzione a Raqqa e Deir ez-Zor. Conquistarono numerose aree e avanzarono fino alle vicinanze di Hasakah. Le Unità di protezione del popolo (YPG) e le Unità di protezione delle donne (YPJ) avevano opposto una resistenza su tutti i fronti, difendendo le regioni curde. Il popolo curdo con il sostegno dei suoi alleati si era sollevato in tutte e quattro le parti del Kurdistan e in molte parti del mondo, dimostrando solidarietà nazionale. Di conseguenza il 29 gennaio 2026 fu firmato un accordo con il regime di Damasco. Nonostante tutte queste cospirazioni, attacchi e crisi, il popolo del Rojava continua a difendere unito il proprio paese. Il ruolo delle donne in questa lotta rivoluzionaria non deve essere dimenticato. Le donne, in particolare, occupano una posizione di primo piano e svolgono un ruolo estremamente efficace nella lotta. Tuttavia la situazione generale in Siria rimane complessa e il futuro del Paese è incerto. Il regime di Damasco ha attaccato per primo gli alawiti, perpetrando massacri nella regione di Latakia. In seguito, ha attaccato i drusi, e fin dal primo giorno i cristiani sono stati sottoposti a un’enorme pressione Successivamente sono iniziati gli attacchi contro i curdi. Questo regime anziché trovare soluzioni è diventato fonte di nuovi problemi. Attualmente è in vigore un cessate il fuoco con il regime di Damasco e sono in corso negoziati attraverso il dialogo per attuare l’accordo del 29 gennaio. Tuttavia molte questioni rimangono poco chiare. Il regime di Damasco sta mostrando un atteggiamento negativo nei confronti dell’attuazione dell’accordo e del chiarimento delle sue clausole. Questa è una situazione pericolosa e tutti i curdi devono essere vigili. Bisogna impegnarsi per risolvere i problemi attraverso il dialogo; allo stesso tempo dobbiamo rafforzare le nostre difese affinché nessuno attacchi le nostre conquiste. Proteggere l’Amministrazione autonoma significa proteggere il Kurdistan. In questa occasione, noi, il Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ci congratuliamo con il popolo del Kurdistan e con tutte le istituzioni politiche, amministrative, di sicurezza e militari per il 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava Kurdistan. Il KNK esorta tutti i curdi e il popolo del Kurdistan a fornire il massimo sostegno alla protezione dell’Amministrazione autonoma del Rojava, del territorio del Paese e di tutti i suoi abitanti. Li invita a schierarsi al fianco del popolo del Rojava contro ogni tentativo di occupazione e divisione. Possa la rivoluzione democratica, nazionale e patriottica del Rojava Kurdistan avere successo ed essere duratura! Lunga vita alla resistenza e alla vittoria della Rivoluzione del Rojava!   L'articolo KNK: Buon 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava! proviene da Retekurdistan.it.
July 18, 2026
Retekurdistan.it
Il KNK condanna l’attacco iraniano a Komala e invita i partiti curdi ad agire in unità
Il KNK ha condannato il sanguinoso attacco a Komala a Sulaymaniyah definendolo una continuazione della politica di violenza dell’Iran contro il Kurdistan e invitando le forze curde a rafforzare la propria unità. La Commissione esecutiva del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ha rilasciato una dichiarazione scritta in cui condanna l’attacco al Partito Komala dei lavoratori del Kurdistan-Iran, avvenuto oggi a Sulaymaniyah, in cui sono rimasti uccisi nove combattenti Peshmerga. Il KNK ha espresso le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime, ai loro compagni di lotta e al Partito Komala, augurando una pronta guarigione ai feriti. La dichiarazione afferma: “Questo attacco dimostra ancora una volta che il regime della Repubblica Islamica dell’Iran intende proseguire i suoi attacchi contro il Kurdistan e la politica regionale ricorrendo alla forza e alla violenza. L’attacco viola i diritti umani, il diritto internazionale e i principi fondamentali volti a proteggere la vita dei civili. Tali metodi non possono essere utilizzati per risolvere i problemi”. Il KNK ha inoltre ricordato che, in seguito allo scoppio della guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, le forze politiche nella Regione del Kurdistan e nel Kurdistan orientale (Rojhilat) avevano chiaramente dichiarato che non avrebbero preso parte al conflitto né alle crescenti tensioni regionali. Nonostante tali dichiarazioni l’Iran ha continuato i suoi attacchi, ha affermato il KNK, invitando tutte le forze politiche curde ad adottare una posizione unitaria. Il comunicato prosegue: “Come KNK, invitiamo tutte le forze e i partiti politici curdi ad agire in unità durante questo periodo delicato e ad adottare una posizione nazionale comune. Opporsi alle politiche belliche, alla violenza, ai piani ostili e ai tentativi di occupazione. Non permettere che tali attacchi creino tensione e divisione tra le diverse componenti della popolazione del Kurdistan”.  
July 17, 2026
UIKI ONLUS
Il KNK chiede un’azione internazionale contro le esecuzioni in Iran
La Commissione per i diritti umani del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ha condannato la recente ondata di esecuzioni perpetrate dall’Iran, in particolare contro attivisti curdi e prigionieri politici, e ha chiesto alle Nazioni Unite e all’Unione europea di intervenire immediatamente. La Commissione per i diritti umani del KNK ha rilasciato una dichiarazione scritta in merito all’ondata di esecuzioni che ha colpito i prigionieri politici curdi e tutti coloro che sono stati sottoposti a repressione a causa delle loro opinioni politiche nella Repubblica islamica dell’Iran. Nella dichiarazione il KNK ha sottolineato che le autorità iraniane hanno aumentato significativamente il numero delle esecuzioni negli ultimi sette mesi affermando: “Tra i giustiziati ci sono molti prigionieri politici curdi condannati a morte a seguito di processi iniqui e procedimenti giudiziari inaffidabili. La maggior parte di questi casi si basa su accuse quali “minaccia alla sicurezza nazionale”, “spionaggio” o “cooperazione con organizzazioni terroristiche”, mentre i rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani dimostrano che le confessioni sono state estorte con la tortura, la coercizione e sentenze illegali, e che il diritto a un giusto processo è stato chiaramente violato. La dichiarazione sottolinea che le autorità iraniane avevano aumentato significativamente le esecuzioni durante la guerra tra Iran e Israele e dopo la dichiarazione del cessate il fuoco aggiungendo: “Molte organizzazioni internazionali per i diritti umani interpretano questa mossa delle autorità iraniane come un tentativo di approfittare dell’attenzione della comunità internazionale sulle crisi regionali, intensificando al contemporaneo la repressione interna”. Il comunicato prosegue:  Come commissione per i diritti umani del KNK, riteniamo che l’uso della pena di morte contro i prigionieri politici, in particolare attivisti e detenuti curdi, non solo violi il diritto fondamentale alla vita, ma sia anche parte di una politica sistematica di intimidazione, silenziamento e repressione dell’opposizione. Questa pratica, unitamente alla tortura, alle confessioni estorte con la forza e alla negazione dell’accesso a un avvocato e a un giusto processo, costituisce una chiara violazione delle convenzioni e degli standard internazionali in materia di diritti umani.” Al termine della sua dichiarazione, la Commissione per i diritti umani del KNK ha invitato le Nazioni Unite (ONU), il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) e l’Unione europea (UE) a: – Impegnarsi al massimo per fermare le esecuzioni dei prigionieri politici in Iran. – Condurre un’indagine indipendente, imparziale e trasparente sulle accuse di tortura, confessioni estorte e processi iniqui. – Intensificare la pressione diplomatica, legale e politica sulle autorità iraniane affinché pongano fine all’uso della pena di morte come strumento di repressione. – Garantire che i responsabili di queste gravi violazioni dei diritti umani siano assicurati alla giustizia in conformità con il diritto internazionale e i meccanismi di un giusto processo. La Commissione per i diritti umani del KNK ha ribadito che la tutela del diritto alla vita, alla giustizia e a un giusto processo sono principi fondamentali di ogni società democratica che aderisce al diritto internazionale, avvertendo che rimanere in silenzio di fronte a quest’ondata di esecuzioni porterebbe all’impunità dei responsabili e all’aggravarsi delle violazioni dei diritti umani fondamentali. L'articolo Il KNK chiede un’azione internazionale contro le esecuzioni in Iran proviene da Retekurdistan.it.
July 3, 2026
Retekurdistan.it
Il KNK chiede un’iniziativa internazionale contro la crescente ondata di esecuzioni in Iran
La Commissione per i diritti umani del KNK ha condannato la recente ondata di esecuzioni perpetrate dall’Iran, in particolare contro attivisti curdi e prigionieri politici, e ha chiesto alle Nazioni Unite e all’Unione Europea di intervenire immediatamente. La Commissione per i diritti umani del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ha rilasciato una dichiarazione scritta in merito all’ondata di esecuzioni che sta colpendo i prigionieri politici curdi e tutti coloro che subiscono repressioni a causa delle loro opinioni politiche nella Repubblica islamica dell’Iran. Nella sua dichiarazione il KNK ha sottolineato che le autorità iraniane hanno aumentato significativamente il numero di esecuzioni negli ultimi sette mesi affermando: “Tra i giustiziati ci sono molti prigionieri politici curdi condannati a morte a seguito di processi iniqui e procedimenti giudiziari inaffidabili. La maggior parte di questi casi si basa su accuse come ‘minaccia alla sicurezza nazionale’, ‘spionaggio’ o ‘cooperazione con organizzazioni terroristiche’, mentre i rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani dimostrano che le confessioni sono state estorte con la tortura, la coercizione e sentenze illegali, e che il diritto a un giusto processo è stato chiaramente violato”. La dichiarazione sottolinea che le autorità iraniane avevano aumentato significativamente le esecuzioni durante la guerra tra Iran e Israele e dopo la dichiarazione del cessate il fuoco aggiungendo: “Molte organizzazioni internazionali per i diritti umani interpretano questa mossa delle autorità iraniane come un tentativo di approfittare dell’attenzione della comunità internazionale sulle crisi regionali, intensificando al contempo la repressione interna”. Il comunicato prosegue: “Come commissione per i diritti umani del KNK riteniamo che l’uso della pena di morte contro i prigionieri politici, in particolare attivisti e detenuti curdi, non solo violi il diritto fondamentale alla vita, ma sia anche parte di una politica sistematica di intimidazione, silenziamento e repressione dell’opposizione. Questa pratica, unitamente alla tortura, alle confessioni estorte con la forza e alla negazione dell’accesso a un avvocato e a un giusto processo, costituisce una chiara violazione delle convenzioni e degli standard internazionali in materia di diritti umani. Al termine della sua dichiarazione la Commissione per i diritti umani del KNK ha invitato le Nazioni Unite (ONU), il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) e l’Unione europea (UE) a: – Impegnarsi al massimo per fermare le esecuzioni dei prigionieri politici in Iran. – Condurre un’indagine indipendente, imparziale e trasparente sulle accuse di tortura, confessioni estorte e processi iniqui. – Intensificare la pressione diplomatica, legale e politica sulle autorità iraniane affinché pongano fine all’uso della pena di morte come strumento di repressione. – Garantire che i responsabili di queste gravi violazioni dei diritti umani siano assicurati alla giustizia in conformità con il diritto internazionale e i meccanismi di un giusto processo. La Commissione per i diritti umani del KNK ha ribadito che la tutela del diritto alla vita, alla giustizia e a un giusto processo sono principi fondamentali di ogni società democratica che aderisce al diritto internazionale, avvertendo che rimanere in silenzio di fronte a quest’ondata di esecuzioni porterebbe all’impunità dei responsabili e all’aggravarsi delle violazioni dei diritti umani fondamentali. L'articolo Il KNK chiede un’iniziativa internazionale contro la crescente ondata di esecuzioni in Iran proviene da Retekurdistan.it.
July 1, 2026
Retekurdistan.it
Il KNK chiede un’iniziativa internazionale contro la crescente ondata di esecuzioni in Iran
La Commissione per i diritti umani del KNK ha condannato la recente ondata di esecuzioni perpetrate dall’Iran, in particolare contro attivisti curdi e prigionieri politici, e ha chiesto alle Nazioni Unite e all’Unione Europea di intervenire immediatamente. La Commissione per i diritti umani del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ha rilasciato una dichiarazione scritta in merito all’ondata di esecuzioni che sta colpendo i prigionieri politici curdi e tutti coloro che subiscono repressioni a causa delle loro opinioni politiche nella Repubblica islamica dell’Iran. Nella sua dichiarazione il KNK ha sottolineato che le autorità iraniane hanno aumentato significativamente il numero di esecuzioni negli ultimi sette mesi affermando: “Tra i giustiziati ci sono molti prigionieri politici curdi condannati a morte a seguito di processi iniqui e procedimenti giudiziari inaffidabili. La maggior parte di questi casi si basa su accuse come ‘minaccia alla sicurezza nazionale’, ‘spionaggio’ o ‘cooperazione con organizzazioni terroristiche’, mentre i rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani dimostrano che le confessioni sono state estorte con la tortura, la coercizione e sentenze illegali, e che il diritto a un giusto processo è stato chiaramente violato”. La dichiarazione sottolinea che le autorità iraniane avevano aumentato significativamente le esecuzioni durante la guerra tra Iran e Israele e dopo la dichiarazione del cessate il fuoco aggiungendo: “Molte organizzazioni internazionali per i diritti umani interpretano questa mossa delle autorità iraniane come un tentativo di approfittare dell’attenzione della comunità internazionale sulle crisi regionali, intensificando al contempo la repressione interna”. Il comunicato prosegue: “Come commissione per i diritti umani del KNK riteniamo che l’uso della pena di morte contro i prigionieri politici, in particolare attivisti e detenuti curdi, non solo violi il diritto fondamentale alla vita, ma sia anche parte di una politica sistematica di intimidazione, silenziamento e repressione dell’opposizione. Questa pratica, unitamente alla tortura, alle confessioni estorte con la forza e alla negazione dell’accesso a un avvocato e a un giusto processo, costituisce una chiara violazione delle convenzioni e degli standard internazionali in materia di diritti umani. Al termine della sua dichiarazione la Commissione per i diritti umani del KNK ha invitato le Nazioni Unite (ONU), il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (UNHRC), l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) e l’Unione europea (UE) a: – Impegnarsi al massimo per fermare le esecuzioni dei prigionieri politici in Iran. – Condurre un’indagine indipendente, imparziale e trasparente sulle accuse di tortura, confessioni estorte e processi iniqui. – Intensificare la pressione diplomatica, legale e politica sulle autorità iraniane affinché pongano fine all’uso della pena di morte come strumento di repressione. – Garantire che i responsabili di queste gravi violazioni dei diritti umani siano assicurati alla giustizia in conformità con il diritto internazionale e i meccanismi di un giusto processo. La Commissione per i diritti umani del KNK ha ribadito che la tutela del diritto alla vita, alla giustizia e a un giusto processo sono principi fondamentali di ogni società democratica che aderisce al diritto internazionale, avvertendo che rimanere in silenzio di fronte a quest’ondata di esecuzioni porterebbe all’impunità dei responsabili e all’aggravarsi delle violazioni dei diritti umani fondamentali.
July 1, 2026
UIKI ONLUS