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La Palestina centro morale del nostro secolo. “La luce del risveglio”, il nuovo libro di Francesca Albanese
La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà Francesca Albanese, Rizzoli, maggio 2026. 304 pagine “L’unico ponte possibile tra l’incubo e il sogno, tra l’apocalisse e la luce del risveglio, sono proprio le azioni delle persone – di ciascuno di noi: persone di tutti i popoli e di tutte le età, chiamate ad agire come anticorpi sani di una società malata” Questo nuovo libro di Francesca Albanese è innanzitutto un appello all’azione, alla mobilitazione collettiva per fermare il genocidio e vincere l’indifferenza e il senso di impotenza di fronte allo strapotere militare e  mediatico  dominanti. È anche un’ulteriore, documentata denuncia della situazione in Palestina, supportata da molti contributi e riferimenti a opere, studi e ricerche internazionali. Il titolo evoca la Luce che ha portato al risveglio delle coscienze e può illuminare il Buio del presente. Il Buio di oggi nasce dal sistema economico, politico e tecnologico mondiale, che permette di uccidere e torturare esseri umani ridotti a entità astratte, sostenendone la disumanizzazione. E’ l’incubo vissuto da milioni di persone a opera di un potere e di un’ideologia di oppressione. Sono il dolore e i traumi che si trasmettono tra le generazioni e che, se curati male, portano chi ha sofferto a infliggere a sua volta traumi a chi è più debole. Sono le menzogne che nascondono l’arbitrio e la violazione del diritto. E’ la responsabilità di chi rende possibile tutto questo, mettendo in luce la doppia morale dell’Occidente che, come il Dottor Jekyll e Mister Hyde, proclama valori di democrazia e diritti e ne sostiene le peggiori violazioni. La situazione tragica di Gaza viene descritta come un’apocalisse: catastrofe, guerra, distruzioni, massacri, carestia… eppure, Apocalisse significa rivelazione. La Luce del risveglio che la Palestina sta accendendo in moltissime persone è la fine dell’indifferenza, la solidarietà internazionale, le enormi manifestazioni, gli scioperi, i ripetuti tentativi della Global Sumud Flottilla, i boicottaggi, i movimenti pacifisti… È come se questa tragedia invitasse la gente a unirsi per costruire ed essere il cambiamento.  Può sembrare la lotta impari di Davide contro Golia, può sembrare l’illusione donchisciottesca di riparare i torti e salvare i deboli e gli oppressi… L’attuale “mostro tentacolare” che opprime popolazioni e distrugge il diritto internazionale  è il sistema capitalistico-tecnologico, il potente “nemico comune”, cui contrapporsi, da cui emanciparsi, con coraggio e collaborazione, facendo rete, per dar luogo a una trasformazione epocale. Una rete di solidarietà che oggi si estende in tutto il mondo. Tutto questo viene raccontato in questo nuovo, bellissimo libro attraverso le azioni, i verbi e i loro molteplici significati. Ogni capitolo è denso di riferimenti a persone, avvenimenti e fonti, esposti nella ricchissima bibliografia, preziosa per chi desidera approfondire conoscenze e consapevolezza. Sognare Quando tutto crolla, diventa indispensabile sognare. La speranza significa piantare il primo seme per un futuro diverso. Sognare significa restare, resistere, immaginare tra le rovine e oltre le rovine. Così come un tempo c’è stato qualcuno che ha sognato un mondo senza schiavitù, un mondo in cui le donne votano, in cui il lavoro dei bambini è proibito, in cui le persone dalla pelle di qualsiasi colore hanno gli stessi diritti… La Palestina è il centro morale del Ventunesimo secolo: sognarla significa scegliere l’umanità, proprio quando sembra più difficile. Criticare Distinguere la verità dalla menzogna Criticare, in senso etimologico, significa distinguere la verità dalla menzogna. Come nella leggenda, la Menzogna si traveste da Verità nella narrazione della propaganda israeliana e della stampa internazionale. Chi testimonia la verità, come i fotografi e i giornalisti di Gaza, viene sistematicamente assassinato. A Gaza il numero di giornalisti uccisi deliberatamente è superiore a quello di tutte le guerre moderne messe insieme. Col pretesto del sostegno al terrorismo e dell’antisemitismo vengono criminalizzati gli attivisti che  si oppongono alle aberranti politiche di pulizia etnica.  La distruzione a senso unico di un potentissimo esercito su una popolazione indifesa viene spacciata per guerra. La luce che la Verità proietta sui fatti, le persone e le idee viene oscurata dalla delegittimazione e dalle false accuse. Emanciparsi La richiesta di uguaglianza Frantz Fanon, psichiatra e saggista, rappresentante del movimento per la decolonizzazione, denunciò il razzismo e la segregazione insiti nelle società coloniali. La potenza coloniale britannica esercitò il suo potere sulla Palestina reprimendo le popolazioni locali e favorendo l’immigrazione e la militarizzazione sionista. Oggi il contrasto si trova tra la ricchezza delle città israeliane e l’arretratezza di quelle palestinesi a cui è stato impedito  di svilupparsi, attribuendone la causa all’inferiorità della popolazione locale. La narrazione neocoloniale maschera il controllo, l’autoritarismo e la violenza con le necessità di sicurezza e rispetto dell’autorità. La consapevolezza della propria identità e la richiesta di uguaglianza portano a rivendicare l’emancipazione dei popoli colonizzati, come succede nelle lotte di liberazione dalle dittature, dalle forme di oppressione collettive e individuali, dall’apartheid, dalla mafia, dal patriarcato… Resistere Sumud, il coraggio della gente comune Sumud è una parola araba diventata ormai famosa, traducibile con fermezza, costanza, tenacia. È una pratica quotidiana, più che di opposizione o sopportazione, di coraggio della gente comune che si manifesta nel linguaggio, nei riti, nel cibo, nella memoria tramandata. Mantenere questo atteggiamento in un contesto di brutalità, soprusi e violenze continue è la sfida dei palestinesi all’oppressione di Israele, una pseudo democrazia schizofrenica, dove i ragazzi che servono nell’esercito sono convinti di difendere la patria compiendo terribili crimini. Oggi siamo tutti chiamati a resistere, in modo nonviolento, riempiendo le piazze, bloccando i porti, boicottando le aziende di morte, denunciando le complicità e sostenendo il diritto all’autodifesa e all’autodeterminazione del popolo palestinese. Nutrire La fame come arma di sterminio La fame come arma di sterminio è stata usata in molti genocidi, dall’Olocausto all’Holodomor in Ucraina e ancora in Namibia, Armenia e Biafra… Israele ha distrutto in modo intenzionale e sistematico tutte le fonti di approvvigionamento alimentare e idrico a Gaza, provocando la carestia, finalizzata a causare il maggior numero di vittime. Il cibo è un elemento importante dell’identità palestinese, momento di accoglienza e condivisione. I video di Renad e altri bambini e ragazzi che preparano i piatti tradizionali in cucine di fortuna sono un modo di comunicare al mondo la volontà di sopravvivere malgrado tutto. Piangere Chi decide quali vite meritano il pianto e quali no?   Chi traccia la linea tra il dolore che commuove il mondo e quello che il mondo ignora ? La narrazione di Israele che si difende dai terroristi  rende le vite dei civili palestinesi e le loro morti meno importanti di altre. Pensiamo ai giornalisti, ai medici, ai bambini considerati bersagli o danni collaterali, oltre a essere spesso diffamati prima e anche dopo la loro morte, o alle migliaia di migranti spariti in mare nell’indifferenza generale. Il potere decide chi è degno di protezione e chi no. La violenza diventa norma, ma le vittime e i sopravvissuti ci ricordano: “Non siamo numeri”… Eppure si sta diffondendo nella coscienza di molti l’empatia per il dolore degli “altri” e il riconoscimento dello stesso valore umano tra tutte le parti. Per molti israeliani ed ebrei nel mondo la solidarietà con le sofferenze dei palestinesi non nasce dal rifiuto dell’ebraismo, ma dai principi etici che esso contiene, in modo che il sogno di un popolo non diventi l’incubo di un altro. Curare Quale cura per una società malata? Il mancato riconoscimento della sovranità palestinese ha portato alla creazione di piccole enclave separate da muri e check point, alla distruzione sistematica di villaggi, alla cronicizzazione della condizione di profughi relegati in tendopoli e alla loro esclusione dai bacini acquiferi e dalle terre coltivabili. La salute fisica e mentale dei palestinesi soffre di stress da traumi continui, ma anche molti carcerieri e oppressori israeliani soffrono di un deterioramento psichico per le violenze compiute, pur se impunite e giustificate. La narrazione ufficiale maschera una situazione profondamente malata. La violenza non si cura con la violenza, le bugie coprono le ferite senza curarle. Essere anticorpi del sistema significa fare di tutto per risvegliare le coscienze: la cura, dopo un genocidio, comincia con la verità. Danzare Celebrare la vita danzando La dabke, danza tradizionale palestinese, è diventata un simbolo di unione, resistenza e richiesta di aiuto. Possiamo connetterci da tutti gli angoli del mondo per piangere insieme le ferite inflitte agli innocenti. E dopo aver pianto insieme possiamo abbracciarci per essere felici, per celebrare la vita, per danzare… Ritornare Il diritto al ritorno I palestinesi vogliono tornare. Le chiavi delle case che hanno dovuto abbandonare durante la Nakba, conservate per oltre settant’anni, rivelano una speranza ostinata. Un desiderio che non si è mai spento e si è espresso nella Grande Marcia del Ritorno in cui, dal 2018 al 2019, i gazawi manifestavano lungo la barriera di separazione, chiedendo la fine dell’assedio e subendo una repressione durissima che causò centinaia di morti e migliaia di feriti. Il progetto razzista della Grande Israele, infatti, non prevede nessun ritorno, anzi nega l’esistenza di un popolo e di uno Stato palestinese. Un’altra forma di resistenza e di attaccamento alla terra è la conservazione e redistribuzione  di sementi antiche, varietà autoctone e metodi di coltivazione tradizionali.  Quei minuscoli semi conservati perché non vadano perduti dimostrano che la rinascita e la riconciliazione sono possibili. Di seguito alcuni dei personaggi citati nel libro: Edward Said, intellettuale palestinese Mahmud Darwish, poeta palestinese Franz Fanon, psichiatra, critico del colonialismo Gabor Matè, medico, studioso di traumi collettivi Primo Levi, sopravvissuto all’Olocausto, scrittore Fatma Hassona, fotogiornalista e poetessa di Gaza, assassinata da Israele Anas al Sharif, giornalista di Gaza assassinato da Israele Ghassan Kanafani, scrittore, portavoce dell’FLP , assassinato da Israele Renad Anallah, bambina di Gaza evacuata in Olanda Bisan Owda, giornalista di Gaza, autrice di documentari pluripremiati Judith Butler, filosofa, collaboratrice di Jewish Voice for Peace Folke Bernadotte, diplomatico e presidente della Croce Rossa svedese, assassinato dai sionisti Vivien Sansour, artista e ambientalista palestinese attiva per la salvaguardia di antiche varietà̀ di semi   Natalia Latis
July 6, 2026
Pressenza
Palestina Anima Mundi, un emozionante incontro tra Francesca Albanese e oltre 150 presidi in tutta Italia
C’era anche il Comitato Varesino per la Palestina, tra le oltre 150 piazze, presidi e comitati che hanno partecipato all’evento di venerdì 19 giugno Palestina Anima Mundi. Promotore dell’iniziativa nazionale è stato il Presidio di Cagliari, che dall’Accademia d’Arte Vega ha organizzato un collegamento con tutte le piazza d’Italia che hanno aderito e ha agevolato la diretta sul canale YouTube di PresidioPalestinaCA. Il giornalista Matteo Meloni ha intervistato Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati in occasione della presentazione del suo ultimo libro “La luce del risveglio”. Dalle 20:00 alle 21:00 sono intervenuti diversi attivisti e personalità pubbliche per presentare la serata e portare dati, punti di vista e riflessioni sull’importanza di questo incontro. Molto emozionante la lettura di tutti i punti collegati, una vera mappa dell’Italia che si organizza e resiste. Emerge l’esigenza di non assuefarsi alle pessime notizie e trasformare l’indignazione in militanza attiva, fatta di valori, convivenza e azioni concrete. In questa occasione si è fatto riferimento anche al progetto Cagliari – Città della Pace e del Dialogo nel Mediterraneo, nato e promosso per costruire comunità e ponti di dialogo. L’intervista a Francesca Albanese ha riguardato nella prima parte la presentazione del suo libro e in un secondo momento si è dato spazio alle domande inviate dai vari comitati e presidi. Innanzitutto, la Albanese ha chiarito l’importanza del linguaggio in merito alla decolonizzazione, che non deve essere solo un vezzo linguistico, ma una presa di coscienza forte. Quando si parla dei territori palestinesi, bisognerebbe iniziare a chiamare quella terra Asia occidentale e non Medio Oriente, retaggio storico di un linguaggio nato da paesi colonizzatori, augurandosi che certi modi di pensare, come lo sguardo che si sofferma sul colore della pelle delle persone, spariscano con la nostra generazione. Matteo Meloni ha messo l’accento sulle tantissime fonti e la bibliografia riportate nel libro, citando figure importanti come Edward Wadie Said, scrittore statunitense di origine palestinese e Frantz Fanon, psichiatra francese, nato nei Caraibi, che ha analizzato le questioni raziali, da uomo nero in una terra di bianchi, dove il suo valore come persona veniva nascosto dal razzismo per il colore della sua pelle. Altro autore citato Gabor Maté,  scrittore di origini ungheresi che ha affrontato i temi dello sviluppo e dei traumi infantili e della violenza sulle persone. L’autrice ha confermato l’importanza delle fonti nella realizzazione del suo testo. Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, con la nascita delle Nazioni Unite, sembra che l’Occidente abbia voluto illudersi, credendo alla favola del mondo migliore dove eravamo diventati tutti più buoni, ma bisogna iniziare a fare in conti con questa falsa visione di noi stessi. Siamo in un momento storico in cui è bene prendere coscienza e cercare una visione realmente umanista del mondo, mettendo le persone al centro, garantendo uguali diritti per tutti; a questo proposito ha ricordato i numeri relativi alla distribuzione disomogenea e ingiusta della ricchezza mondiale attuale. Dovremmo tutti far parte della “Famiglia Umana”. Nel libro si cita la saga cinematografica di “Avatar” del regista James Cameron, che racconta lo scontro tra l’avidità umana e l’armonia della natura sul pianeta Pandora. Per la Albanese, soprattutto il terzo film è un inno alla resistenza attraverso l’unione delle forze dei protagonisti, così come ci può insegnare la resistenza dei palestinesi. Si è fatto riferimento al pensiero razzista nei confronti del popolo palestinese; chi, tra gli israeliani, vuole combatterlo subisce punizioni e persecuzioni. La Albanese invita alla protesta e alla resistenza e si augura un cambiamento politico che può avvenire solo grazie all’impegno di molti; non importa da che parte politica stiano, ma è necessario siano integri e incorruttibili e spera che il suo libro possa spingere le persone a impegnarsi per questo. Grazie a quello che abbiamo visto durante questi ultimi anni in Palestina, i giovani sono turbati e sdegnati e questi sentimenti possono essere un motore per evitare l’indifferenza che rende possibile un genocidio. Meloni chiede cosa ne pensa di quanto avviene nel mondo dell’informazione, delle censure e delle manipolazioni sui social da parte dei governi, in primis quello di Israele. La Albanese ha annunciato che sta preparando un rapporto proprio su questo tema che avrà come titolo “Il Mediacidio”, dove viene sottolineato che anche nei media occidentali, persino quelli considerati liberali, le informazioni vengono costantemente manipolate attraverso linee guida da adottare nel modo di comunicare, l’omissione di fatti storici, l’invenzione di fatti appositamente estremizzati, la censura e il licenziamento di giornalisti. Le è stato chiesto, da giurista, cosa pensa della Corte Internazionale di Giustizia e del Diritto Internazionale oggi. Il pensiero della relatrice è che bisognerebbe cambiare prospettiva. Dobbiamo essere consapevoli che anche in Italia ci sono ancora tante ingiustizie; ha citato i fatti del G8 della Scuola Diaz di Genova o il caso Cucchi e fatto riferimento alle tante situazioni irrisolte e ingiuste che ancora oggi, nel 2026, continuano a verificarsi nel nostro Paese. L’Italia è ricca di risorse e talenti e con l’informazione giusta e l’impegno di molti, abbiamo speranza di migliorare nel futuro per contrastare questo necro-capitalismo intento a perseguire profitti a danno dei diritti di tutti. L’appello di Albanese è quello di partecipare allo spazio pubblico con amore e cura, perché il cambiamento si vede nei gesti quotidiani, ci vuole perseveranza, sono processi lunghi che richiedono impegno e costanza: raccontare la Palestina a chi ancora non riesce a vederla, abbracciare anche la comunità ebraica che è contro al genocidio e che fatica a dissentire dal suo governo. È buona pratica la lettura e la diffusione della nostra Costituzione, che purtroppo è rimasta inattuata per decenni, ma che è frutto delle migliori intelligenze, la base del diritto italiano e che vieta il fascismo, cosa che molti hanno dimenticato negli ultimi anni. Cita Enzo Avitabile con “Tutt’ egual song’ ‘e criature” e parla di sua madre e di come nel capitolo “Nutrire” del suo libro “La luce del risveglio” ha voluto renderle omaggio con il ricordo di quando cucinava per lei e per la sua famiglia, in qualsiasi parte del mondo Francesca si trovasse, come nella classica tradizione meridionale d’Italia. Questo la porta a pensare come il Mediterraneo unisca i popoli del sud dell’Europa con quelli del Nordafrica e dell’Asia occidentale, tutti affacciati sullo stesso mare e legati tra loro. Da qui l’importanza di costruire reti trans-mediterranee. Nella seconda parte dell’intervista, si è lasciato spazio alle domande dei presidi e dei collettivi che Meloni ha riportato: Negli ultimi mesi vi è stata una mobilitazione diffusa della società civile; come trasformare questo movimento dal basso in qualcosa che possa essere portato all’attenzioni delle istituzioni? Per prima cosa ringrazio il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele) per tutto quello che fa. È importante sostenere il contenzioso contro Leonardo Spa (partecipata dello Stato) denunciata per la vendita di armi a Israele. Occorre richiedere allo Stato che venga istituita per i lavoratori l’obiezione di coscienza contro l’economia di guerra che permetta di esimersi, sul proprio posto di lavoro, dal collaborare a un lavoro che ha come fine la guerra, la creazione di armi, la logistica di supporto alla guerra. Voglio citare i tanti portuali italiani ed elogiare il loro lavoro e le loro proteste per impedire il traffico di armi dirette a Israele e ad altri Paesi dove si violano i diritti umani. Invito a portare idee per essere attuatori della Costituzione, che porti a un multilateralismo decolonizzato e cita Sandro Pertini che si batteva per la libertà e la giustizia sociale. Chi è al governo risponde alle logiche delle lobby, la mobilitazione dal basso può fare emergere le richieste e gli interessi dei popoli. Tutte le minoranze, le persone che si battono per i diritti dei lgbtqia+, per i diritti degli animali, per il cambiamento climatico dovrebbero creare un movimento attivo. Unire le forze per respingere e curare con la cultura e l’istruzione, il razzismo dilagante e ostentato del nostro Paese. Quali sono le conseguenze delle sanzioni USA per lei e la sua famiglia? Non voglio fare la vittima, ma il peso delle sanzioni è durissimo per me e la mia famiglia.  Vivo sotto scorta, solo per aver denunciato quello che ho potuto documentare. Ma nonostante questa gestione mafiosa della politica che ha voluto punirmi, io non mi fermo. Non ho paura, perché chiedo solo giustizia contro l’apartheid palestinese e il genocidio e so di essere nel giusto. Invito a restare umani e solidali, ad appoggiarsi alla società civile, quando i governi sono contro. La politica dovrebbe essere fatta da persone integre e incorruttibili e la sfida è quella di essere “cellule di cambiamento” come il sistema immunitario umano. Cosa pensa del sionismo contemporaneo? Il sionismo che nasce come pensiero con l’obiettivo della nascita dello Stato ebraico si è trasformato nel tempo in un’ideologia contro gli arabi a livello mondiale, tanto è vero che oggi esistono il sionismo cristiano, di alcuni mussulmani, indiano e degli evangelisti americani, che hanno come obiettivo ultimo la realizzazione di Israele come una potenza regionale nell’area dell’Asia occidentale. Le organizzazioni ebraiche Pro Palestina possono migliorare la situazione in Israele? Si tratta di realtà molto piccole e coraggiose, che al momento non possono ottenere grandi risultati, ma vanno sostenute, protette e ascoltate. Cosa può dirci della situazione delle carceri israeliane e dei 400 minori attualmente rinchiusi? Ho denunciato la gravissima situazione delle carceri israeliane, in cui dal 7 ottobre in poi dove sono detenuti 20.000 civili palestinesi, tra cui 400 bambini. All’interno delle carceri si consumano abusi di ogni tipo, torture, stupri, percosse quotidiane. L’Accordo di Associazione UE-Israele, in vigore dal 2000, subordina le relazioni e gli scambi commerciali al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici. Cosa altro deve succedere perché Israele venga fermato? Cosa stanno aspettando l’Europa e l’Italia per fermare le relazioni commerciali con Israele? Restando indifferenti a quello che succede nelle carceri israeliane siamo tutti complici. Chi si può immaginare come soggetto terzo che possa guidare la fase di ricostruzione dopo la guerra tra Israele e Palestina? Mi fa paura pensare che a gestire il post-guerra sia un soggetto mosso solo dal potere economico. Dovrebbe essere il diritto a guidare la ricostruzione. I palestinesi si rimetteranno in piedi da soli, ma devono essere certi che Israele se ne vada dai territori occupati e che vengano riconosciuti i danni e i torti subiti come popolo in tutti questi anni. Anche alcuni membri delle Autorità palestinesi sono parte dell’occupazione se non agiscono in nome e a difesa del popolo palestinese. Cosa pensa che accadrà in Palestina nel futuro prossimo? Per prima cosa occorre portare cibo, assistenza e cura alla popolazione che è allo stremo. Abbattere i muri, instaurare una forza di pace per la ricostruzione e creare un mausoleo nella terra di Gaza che testimoni il genocidio. Dare giustizia al popolo palestinese. Anche dopo il nazismo fu difficile pubblicare “Se questo è un uomo” di Primo Levi, per la rimozione che creava nelle persone quella tragedia storica. Oggi dobbiamo testimoniare, parlarne, informare. Ci vuole un forte impegno da parte di tutti. L’intervista si è conclusa con un sentito ringraziamento a tutti i presidi presenti e l’invito di Francesca Albanese a partecipare alle presentazioni del suo libro che a breve si terranno in tutta Italia. Video https://www.youtube.com/watch?v=gzV5wcuU-64 Monica Perri
June 20, 2026
Pressenza