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La campagna per il “Sì all’educazione affettiva (e sessuale) nelle scuole”
Cominciata la raccolta di adesioni e sottoscrizioni alla richiesta per la consultazione in merito al quesito: «Volete Voi che sia abrogata la Legge 9 giugno 2026, n° 104, recante “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n° 142 del 22 giugno 2026 ?». Dal 6 agosto scorso ad ora sono state registrate 112˙325 firme, già il 22 % di quante necessarie, 500 mila, e ogni minuto se ne aggiungono a centinaia. Sul sito dedicato all’iniziativa è spiegato: > Nel caso in cui venisse raggiunto il numero di firme richiesto, la votazione > referendaria si terrebbe dopo le elezioni, diventando il primo banco di prova > per il prossimo Governo, che dovrà decidere se introdurre un’educazione > affettiva e sessuale inclusiva, oppure lasciare la decisione finale al voto > dei cittadini. > > L’obiettivo del referendum è la cancellazione dell’obbligo del consenso > scritto preventivo dei genitori e del conseguente allontanamento dalla classe > degli alunni non autorizzati. > > In questo modo, l’educazione affettiva e sessuale verrebbe equiparata alle > altre attività dell’offerta formativa, deliberate con la partecipazione di > docenti, famiglie e studenti. > > L’attuale legislazione ostacola significativamente la didattica in questo > ambito. > > In particolare: > > * vieta trattare temi legati alla sessualità nelle scuole dell’infanzia e > primarie; > * impone agli istituti di richiedere autorizzazioni scritte alle famiglie con > sette giorni di preavviso per ogni attività; > * obbliga i docenti ad allontanare dall’aula gli studenti sprovvisti di tale > permesso. L’abrogazione della Legge n° 104 del 9 giugno 2026, ovvero della ‘riforma Valditara’, avrà molteplici effetti concreti. > Eliminando queste norme, l’educazione sessuale e affettiva tornerà a essere > un’attività scolastica inclusiva, equiparata alle altre scelte > extracurriculari approvate da genitori, docenti e studenti tramite i Piani > triennali dell’Offerta Formativa (PTOF). > Nello specifico: > – Didattica adeguata all’età: Sarà possibile promuovere la consapevolezza del > corpo e dell’affettività usando linguaggi e metodi appropriati per ogni fascia > d’età, inclusa quella infantile. > – Inclusione scolastica: Si eliminerà la pratica dell’esclusione dall’aula, > garantendo che tutti gli studenti possano partecipare alle attività del gruppo > classe senza discriminazioni. > – Maggiore autonomia: Scuole, docenti e famiglie potranno integrare > stabilmente questi temi nei percorsi formativi, liberandosi da vincoli > burocratici eccessivi e garantendo una continuità pedagogica. Il comitato promotore è composto da: Fabrizio Marrazzo e Marina Zela, primi firmatari e portavoce, Eliodoro Belmare, Giovanna Cremona, Alessandra Feola, Giampiero Guidotti, Cristiano Ceriello, Stefano Ladarola, Elona Nderjaku, Andrea Vania, Polidoro Zeray Jordanos, Lucia Fusco. «Non si tratta di una richiesta di appartenenza partitica, bensì di una decisione concreta che impatta sulle future generazioni – precisano Fabrizio Marrazzo e Marina Zela – Il Referendum è trasversale e si rivolge a tutti, compresi coloro che si riconoscono nel centro-destra, ma credono in una scuola che educhi alla consapevolezza, al rispetto e alle relazioni. Chiediamo, in particolare, a chi si candida alle primarie di esporsi: dare la propria adesione oggi vuol dire assumersi una responsabilità precisa nei confronti della scuola di domani». “I numeri dicono che l’onda è partita, ma non abbiamo la minima intenzione di fermarci adesso – ha annunciato il Comitato nella propria pagina Facebook – La legge Valditara vuole una scuola fatta di veti, moduli scritti e ragazz* allontanat* dalla classe in mancanza di un’autorizzazione. Noi, invece, vogliamo uno spazio che educhi al rispetto, libero da censure ideologiche e burocrazia medievale. Per portare a termine questa rivoluzione serve la spinta di tutte e tutti. Bastano due minuti, uno smartphone e lo SPID: abbiamo solo 50 giorni per raggiungere le 500˙000 firme, ed è fondamentale non abbassare la guardia e condividere il link con chiunque”. Tutte le informazioni sono fornite sul sito SÌ EDUCAZIONE AFFETTIVA E SESSUALE NELLE SCUOLE Maddalena Brunasti
August 12, 2026
Pressenza
Basta attacchi alla scuola: difendiamo autonomia, organi collegiali e libertà di insegnamento
“Non siamo di fronte a episodi isolati”, dichiara Monica Ottaviani segretaria generale della FLC CGIL Emilia Romagna. Da Bologna a San Lazzaro, da Modena fino a Cesena, la scuola pubblica dell’Emilia Romagna è sottoposta a un clima sempre più pesante: campagne mediatiche, pressioni politiche, richieste di chiarimenti, ispezioni, tentativi di delegittimare dirigenti scolastici, collegi dei docenti e comunità educanti. “Scelte educative e didattiche, decisioni assunte dagli organi collegiali, percorsi che costruiscono consapevolezza, pensiero critico, responsabilità e cittadinanza democratica troppo spesso vengono trasformati in un caso politico”. “La scuola, continua Ottaviani, viene messa sotto accusa non perché sbaglia, ma perché prova a fare il proprio lavoro: educare, discutere, formare cittadine e cittadini liberi. È questo l’attacco continuo del Ministro Valditara, e non solo, alla scuola della Costituzione”. La libertà di insegnamento non è una concessione del ministro di turno. È un principio costituzionale. La scuola pubblica non può essere ridotta a luogo di obbedienza, a terreno di propaganda o a spazio controllato da chi pretende di decidere dall’esterno cosa si possa discutere, leggere, approfondire. In questo quadro, la solerzia con cui vengono attivate ispezioni e richieste di chiarimenti alle scuole da parte dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna, certamente anche sotto pressione ministeriale, è grave. L’Amministrazione sembra muoversi con una rapidità selettiva: più lenta quando si tratta di affrontare i problemi strutturali della scuola, rapidissima quando una polemica politica spesso strumentale, costruita sui social, indica una scuola, un dirigente, un docente da mettere sotto osservazione. Vorremmo vedere lo stesso attivismo quando il sindacato e le scuole denunciano organici insufficienti, tagli al personale ATA, classi sovraffollate, precarietà, reggenze, carichi di lavoro insostenibili, edilizia scolastica inadeguata, segreterie al collasso. Quando invece una scuola finisce nel mirino della destra politica e mediatica, la macchina amministrativa si mette immediatamente in moto, rischiando di diventarne il braccio operativo. Non è accettabile alimentare un clima nel quale dirigenti e docenti, che già sono chiamati a fronteggiare le complessità e le fragilità del tempo, prima di assumere una decisione educativa, debbano chiedersi se finiranno nel mirino di un ministro, di un parlamentare o di un post sui social. Si arriva persino a chiedere conto delle motivazioni di un sei in condotta attribuito a chi ha esposto, dentro una scuola, slogan dichiaratamente razzisti. La scuola non può diventare terreno di scorribande politiche né il pretesto per esaltare misure repressive e securitarie, trasformando la paura in odio e l’accoglienza in assistenza. Gli interventi del Ministro Valditara e dell’intera costellazione politica del centrodestra, che sembrano prestare grande attenzione all’Emilia Romagna, non perdono l’occasione per mettere in discussione l’autonomia delle istituzioni scolastiche: sui temi della pace, dell’accoglienza, della memoria, dell’antifascismo, dell’educazione alla cittadinanza e alla affettività. Lo fanno ogni volta che una scuola prova ad adempiere alla propria funzione: formare persone libere e consapevoli. L’obiettivo di ispezioni e punizioni esemplari è zittire le scuole, mortificare il personale e gli organismi collegiali, sottoporli a pressione continua, impedirne il ruolo sociale e culturale. “La scuola pubblica sta vivendo una delle fasi più pesanti e reazionarie degli ultimi anni”, sottolinea la Ottaviani, “serve costruire un cordone democratico attorno al sistema pubblico statale. Lo facciano anche la Regione Emilia Romagna, i Comuni, le amministrazioni locali, tutte le forze sociali e politiche che credono in una scuola libera, democratica, pluralista e antifascista” prosegue la sindacalista. Alle comunità scolastiche finite nel mirino, ai collegi dei docenti, ai consigli di classe, alle dirigenti e ai dirigenti scolastici, al personale docente e ATA, va la nostra piena solidarietà e il nostro sostegno. Basta attacchi. Basta campagne di intimidazione. Basta ispezioni usate come strumenti di pressione politica. Basta minacce verso chi lavora ogni giorno nella scuola pubblica. La scuola non si piega. La scuola educa. La scuola è la Costituzione. Redazione Romagna
June 15, 2026
Pressenza