Bergamo, lunedì 13 aprile: assemblea aperta contro la repressione nelle università
LUNEDÌ 13 APRILE ALLE ORE 14.30
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BERGAMO – AULA 10, VIA DEI CANIANA
Dura legge quella che risponde ai dettami repressivi, secondo il precetto
focaultiano del sorvegliare e punire. L’Osservatorio contro la militarizzazione
delle scuole e dell’università sostiene le istanze di quel variegato mondo della
conoscenza (studenti, ricercatori, docenti) che ha scelto di esprimere la
propria solidarietà al popolo palestinese in occasione della presenza
nell’Ateneo di Bergamo di un esponente della cosiddetta sinistra per Israele.
Negli ultimi mesi l’università italiana ha svolto un ruolo importante, è tornata
al centro di un discorso politico e giuridico che la riguarda non più nella
veste di luogo ove si pratica la libertà della ricerca e dell’insegnamento ma
come zona potenziale di rischio per l’ordine pubblico. E il nuovo decreto
sicurezza (decreto 11 aprile 2025, n. 48), poi convertito in Legge (L. 80 del 9
giugno 2025) contiene disposizioni di carattere repressivo e di prevenzione
verso tutti i luoghi di aggregazione sociale e culturale, quindi il mondo delle
università è direttamente coinvolto da una mutazione genetica che la trasforma
in laboratorio securitario.
Negli ultimi mesi, con l’approvazione del decreto, abbiamo assistito a un salto
di qualità nella strategia di controllo sociale e politico, gli spazi
universitari da sedi di mobilitazione contro il genocidio sono divenuti luoghi
attenzionati dalle forze dell’ordine e si prestano all’applicazione delle norme
repressive che vanno a colpire le realtà studentesche oggi, un domani tutte le
altre. Per la prima volta, un testo normativo inserisce tra le misure di ordine
pubblico disposizioni che rinviano all’università che da realtà di critica e di
libero pensiero diventa invece il brodo di cultura dell’estremismo politico e di
ogni forma di devianza.
Siamo davanti a processi involutivi della democrazia di inaudita gravità e per
questo l’utilizzo sistematico dei codici di comportamento nei luoghi di lavoro e
di tutto il sistema delle norme comportamentali dentro le università è oggetto
di riscrittura in un’ottica repressiva. Per questo le realtà studentesche, al
pari della libera ricerca, del dissenso, e delle forme di mobilitazione sono
trattati alla stregua di un danno di immagine recato all’Ateneo, alle autorità
universitarie, fino a divenire un problema di sicurezza nazionale.
La logica emergenziale, la governance della sicurezza hanno partorito mostri
nella storia italiana e continuano a mietere vittime, prima tra tutte la
democrazia, la libertà del sapere e il diritto al dissenso ridotto a mera
minaccia all’ordine pubblico. Nel momento in cui la Costituzione viene
considerata un bene comune da preservare, l’Osservatorio invita a considerare
anche l’università e il mondo della conoscenza allo stesso modo sottraendolo a
logiche securitarie.
Di seguito il comunicato di ADI Bergamo, CUB Bergamo e FLC CGIL Bergamo con cui
si convoca un’assemblea aperta.
UNIVERSITÀ BENE COMUNE
Il 13 aprile si riunirà il Senato Accademico dell’Università degli studi di
Bergamo: all’ordine del giorno sono stati inseriti provvedimenti disciplinari da
votare per due studenti, che hanno partecipato a una contestazione avvenuta il
23 gennaio presso l’aula Magna dell’Università durante un convegno in cui era
presente l’on. Giorgio Gori, ex sindaco di Bergamo, oggi europarlamentare.
La presa di posizione degli studenti rispetto a recenti posizioni dell’on. Gori,
posizioni ritenute eccessivamente filo-israeliane, ha portato a una escalation
verbale dalla quale nasce, oggi, la richiesta di provvedimenti disciplinari.
Prendiamo atto, inoltre, che in questa occasione si è potuta constatare la
reiterata presenza, all’interno degli spazi universitari, di agenti della Digos,
mai deliberata né concordata in nessuna sede istituzionale.
Proprio per favorire un clima di discussione ed evitare il ripetersi di episodi
di violenza (anche se solo verbale), riteniamo fondamentale instaurare un
confronto costruttivo e non una repressione intimidatoria. Per questa ragione,
alcuni tra docenti, dottorandi, studenti, personale tecnico dell’Università
hanno deciso di prendere la parola inviando al Rettore e al Senato Accademico
una lettera in cui si chiede il ritiro dei provvedimenti.
Pensiamo che l’Università sia un luogo di confronto e anche di accesa
dialettica, non un luogo di catechesi del pensiero ortodosso. Non riteniamo
l’utilizzo dei provvedimenti disciplinari uno strumento per affermare le proprie
idee e per confutare le tesi degli altri.
Quanto sta accadendo in questi mesi porta a chiedersi, allora, se l’Università
sia ancora uno spazio pubblico. Mentre alcuni Paesi in Europa decidono di
investire su programmi pluriennali di ricerca e di reclutamento professionale
per affrontare al meglio le crisi esistenti e quelle future, in Italia rimaniamo
legati alle zavorre di mancanza di visione e di incapacità di agire su antichi
problemi.
Ogni comparto sopravvive in una situazione di difficoltà professionale e
salariale e questo inasprisce il conflitto ed esaspera la tensione. A ciò si
aggiunge una costante torsione antidemocratica da parte dell’attuale Governo,
che cerca di controllare sempre più ogni spazio pubblico di dialogo e
democrazia. Spiace notare, anche a partire dalla situazione sopra accennata, che
rispetto a questi punti, il nostro Ateneo, purtroppo, non sembra muoversi in
direzione differenti.
Di fronte a questa situazione, ancora una volta ci sentiamo, tutte e tutti,
chiamati a rispondere con forza, a organizzarci, a rivendicare un’università più
giusta – in termini salariali – e migliore in termini di agibilità democratica
degli spazi. Invitiamo la cittadinanza, gli organi di stampa e tutti coloro che
sono interessati a un’assemblea aperta che si terrà il 13 aprile alle 14.30
presso l’aula 10 in via dei Caniana, in contemporanea con la votazione dei
provvedimenti che chiediamo alle rappresentanze in Senato di tutte le componenti
accademiche di non avallare. La comunità universitaria ha bisogno di maggiori
spazi di incontro, confronto e discussione e non di provvedimenti e sanzioni
disciplinari, peraltro gestiti in modo verticistico e senza alcun confronto
preliminare con le componenti tutte che costituiscono lo spazio vivo del nostro
Ateneo.
ADI Bergamo, CUB Bergamo, FLC CGIL Bergamo
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