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Villaggio delle Rose: cronaca di una resistenza urbana tra fango, burocrazia e identità – di Dijana Pavlovic e Paolo Cagna Ninchi
Milano, da un po' di tempo a questa parte, è usata spesso come esempio negativo della gentrificazione urbana, quasi fosse il "faro" della speculazione edilizia. Ma Milano, ovviamente, non è solo questo: è anche specchio di creazione, invenzione e resistenza della marginalità urbana. È questo il caso del Villaggio delle Rose, nella periferia Sud [...]
April 9, 2026
Effimera
Al Gran Teatro La Fenice di Venezia si celebra la Giornata Internazionale dei Rom e Sinti
Dopo il successo nei più prestigiosi teatri internazionali, martedì 7 aprile 2026, alle ore 10:30, la musica romanì approda al Gran Teatro La Fenice di Venezia, uno dei luoghi simbolo della tradizione musicale europea, con uno straordinario concerto ospitato presso le Sale Apollinee. Protagonisti saranno due artisti di fama internazionale, Gennaro Spinelli, violino solista, e Santino Spinelli, fisarmonica solista, da anni presenti sui più importanti palcoscenici mondiali, dal Teatro alla Scala di Milano al Teatro San Carlo di Napoli, fino alla Carnegie Hall di New York. Ad accompagnarli, musicisti provenienti da alcune delle più prestigiose istituzioni musicali italiane: • Teatro alla Scala di Milano: Eliana Gintoli (violoncello), Omar Lonati (contrabbasso), Sabina Bakholdina (viola) • Teatro San Carlo di Napoli: Anna Mechsheryakova (violino), Salvatore Lombardo (violino) • Teatro La Fenice di Venezia: Valerio Cassano (violoncello), Marco Scandurra (viola), Fiorenza Barutti (viola) Partecipa inoltre il violinista e maestro concertatore Marco Bartolini. Lo spettacolo vedrà anche un momento speciale dedicato all’orchestra romanì giovanile AKANÀ, che eseguirà l’inno delle comunità romanès, simbolo identitario e culturale. L’evento, organizzato da UCRI e UNAR nell’ambito della III Settimana della Cultura Romanì (Romanì Week), rappresenta un progetto etno-sinfonico che unisce repertorio classico e tradizione musicale romanì, promuovendo attraverso la musica il valore culturale e identitario delle comunità rom e sinti. «La musica è un linguaggio universale che supera ogni barriera e costruisce ponti tra culture diverse», ha dichiarato Gennaro Spinelli. «Portare la musica romanì in un luogo simbolico come il Teatro La Fenice rappresenta un passo importante per il riconoscimento della nostra cultura». «Questo concerto è un’occasione per affermare il valore artistico della tradizione romanì nel panorama musicale europeo», ha aggiunto Santino Spinelli. «Attraverso la musica possiamo promuovere dialogo, rispetto e una nuova consapevolezza culturale». Saranno presenti rappresentanti delle istituzioni nazionali. I saluti istituzionali saranno affidati a Mattia Peradotto, Direttore Generale dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), e a Gennaro Spinelli, Presidente nazionale UCRI (Unione delle Comunità Romanès in Italia). L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria all’indirizzo: segreteria@ucri.eu Redazione Italia
March 30, 2026
Pressenza
Diritti? Solo in Modica quantità…
…altrimenti è abuso, punibile per legge! “tutti vantano, più o meno a ragione, diritti: i migranti, i delinquenti, gli zingari, gli animali”, la frase, a quanto riportano diversi organi di stampa, fra cui l’ANSA, è “scappata” di bocca al presidente del TAR del Friuli Venezia Giulia Carlo Modica de Mohac di Grisì, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario
La seconda edizione del corso di “Lingua e Cultura Romanì”
Un corso universitario per conoscere il mondo rom. Il 4 marzo, presso Sapienza Università di Roma, avrà inizio la seconda edizione del corso di “Lingua e Cultura Romanì”, che si propone di offrire una panoramica completa sulla lingua, sulle tradizioni e sulla storia delle popolazioni romanì, con un approccio multidisciplinare che unisce teoria, pratica e riflessione critica. I temi trattati includono la grammatica del romanì, la cultura e le tradizioni, il Samudaripen (lo sterminio dei Rom e Sinti durante il nazifascismo), le condizioni di vita dei Rom in Europa e in America Latina, le politiche di inclusione, il contrasto alla discriminazione e ai discorsi d’odio, le lotte per i diritti civili e la promozione di una cultura di rispetto e integrazione.  La proposta formativa, della durata di 24 ore, è rivolta a studenti di discipline umanistiche, sociali e storiche, ma anche a chiunque desideri approfondire la conoscenza della cultura romanì e delle sue attuali sfide, nonché a tutti coloro che operano nel campo della mediazione culturale, dei diritti umani e dell’inclusione sociale. Il corso si inserisce nelle iniziative di collaborazione pluriennale tra l’UCRI (Unione delle Comunità Romanì in Italia), il Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali e il Dipartimento SARAS-Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo. L’iniziativa si propone di sensibilizzare la cittadinanza su un tema di grande rilevanza sociale e culturale, per contribuire al contrasto di stereotipi, pregiudizi e fenomeni di romfobia, nonché promuovere una maggiore inclusione e conoscenza delle comunità romanès in Italia e nel mondo. Il corso, tenuto dal Prof., Comm.re Santino Spinelli, già docente alle Università di Trieste, Chieti e di Teramo e al Politecnico di Milano, con la collaborazione dei Professori Stefano Tedeschi, Angela Tarantino e della Dott.ssa Bernadette Fraioli, avrà luogo ogni mercoledì, alle ore 18, dal 4 marzo al 25 maggio, presso l’aula 205 dell’Edificio Marco Polo, Circonvallazione Tiburtina 4, Roma. Nell’ambito della proposta formativa si terrà, inoltre, una conferenza-concerto dedicata all’International Roma Day, dal titolo “I Rom, la lingua e la musica: patrimoni vulnerabili”, che avrà luogo il 14 aprile, dalle 17 alle 20, presso il Nuovo Teatro Ateneo di Sapienza Università di Roma! Corso di lingua e cultura romanì Ogni mercoledì dal 4 marzo al 25 maggio  ore 18:00 – 20:00 Aula 205, Edificio Marco Polo, Circonvallazione Tiburtina, 4   Redazione Italia
February 26, 2026
Pressenza
Samudaripen alla Carnegie Hall
È stato un successo straordinario il Concert for the Day of Remembrance / Samudaripen, che si tenuto  nella prestigiosa Carnegie Hall di New York. L’evento, promosso e organizzato dalla Union of Roma Communities in Italy (UCRI) in occasione della Giornata Internazionale della Memoria, ha registrato il tutto esaurito e un pubblico profondamente coinvolto, che ha tributato agli artisti lunghi applausi e una commossa standing ovation finale. Protagonisti dell’evento sono stati i due artisti di fama internazionale Gennaro Spinelli, violino solista, e Santino Spinelli, fisarmonica solista, accompagnati da alcuni elementi dell’Orchestra Europea per la Pace. Il progetto etno-sinfonico ha saputo intrecciare repertorio classico rivisitato, musica tradizionale romanì e composizioni originali, dando vita a un percorso sonoro intenso e carico di significato simbolico. L’emozione in sala è stata palpabile per tutta la durata del concerto, con momenti di profondo raccoglimento alternati a esplosioni di entusiasmo. Il concerto è stato realizzato con il patrocinio e il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di New York, UNAR – Palazzo Chigi e delle principali organizzazioni europee rom e sinti — ERGO Network, ERIAC e IRU — e ha rappresentato un momento storico per la memoria del Samudaripen, il genocidio del popolo rom durante la Seconda Guerra Mondiale. Attraverso il linguaggio universale della musica, la serata ha unito memoria, arte e dialogo interculturale in uno dei templi mondiali della musica. L’iniziativa si inserisce nel percorso culturale internazionale promosso da UCRI per la valorizzazione della cultura romanì, già presentato in sedi simbolo come il Teatro alla Scala di Milano e il Teatro San Carlo di Napoli. L’approdo alla Carnegie Hall segna un ulteriore, fondamentale passo verso il riconoscimento globale della memoria e dell’identità rom e sinti. “Portare la memoria del Samudaripen alla Carnegie Hall – dichiara Santino Spinelli – è stato momento che resterà nella storia del nostro popolo. Abbiamo sentito un’energia straordinaria: il pubblico non ha solo ascoltato la nostra musica, l’ha condivisa con il cuore. È questo il potere dell’arte: trasformare il dolore della memoria in consapevolezza e dialogo”. Grande emozione anche nelle parole di Gennaro Spinelli: “Suonare qui, insieme a mio padre e a altri talentuosi musicisti, in un luogo così simbolico, davanti a una sala gremita e partecipe, è stato indescrivibile. Abbiamo percepito rispetto, attenzione e una profonda umanità. Questa serata dimostra che la musica può abbattere barriere e unire le persone nella memoria e nella speranza”. Fonte: CS di UCRI Redazione Italia
February 23, 2026
Pressenza
Il Comune di Napoli riconosce il Samudaripen
Ieri il comune di Napoli ha riconosciuto il Samudaripen, il genocidio dei rom e sinti avvenuto durante la seconda guerra mondiale, aderendo ufficialmente alla Giornata Europea della memoria istituita dal Parlamento Europeo nel 2015.  Napoli è stato uno dei primi grandi Comuni italiani a riconoscere formalmente la ricorrenza con una delibera di giunta del novembre scorso con la quale riafferma l’impegno dell’Amministrazione a favore della promozione dei diritti umani, dell’inclusione sociale e della memoria come strumento di contrasto a ogni forma di odio, razzismo e discriminazione.  Il valore dell’iniziativa è stato illustrato questa mattina nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Palazzo San Giacomo, a cui hanno preso parte l’assessora alle Politiche Giovanili, al Lavoro e alle Politiche Sociali, Chiara Marciani, il presidente della Commissione consiliare Politiche Sociali, Massimo Cilenti, Mattia Peradotto, Coordinatore dell’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gennaro Spinelli, presidente dell’Unione delle Comunità Romanes in Italia, Renata Monda, referente UNAR Città Metropolitana di Napoli, Barbara Pierro, dell’associazione Chi rom e chi no e il regista Alessandro Rak. È intervenuta l’assessora all’Istruzione e alle Famiglie, Maura Striano. L’assessora Marciani ha dichiarato:  «Celebrare il Samudaripen significa colmare un vuoto di memoria che per troppo tempo ha reso invisibile una tragedia immane. Napoli sceglie di assumersi la responsabilità istituzionale di ricordare e di educare, perché la memoria non è solo commemorazione, ma impegno quotidiano contro il razzismo, l’antisemitismo e ogni forma di discriminazione. Con questa delibera affermiamo un principio chiaro: non può esserci futuro senza consapevolezza storica e senza il riconoscimento della dignità di tutte le comunità». Mattia Peradotto, direttore dell’UNAR, ha affermato: «L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali accoglie con favore l’adesione del Comune di Napoli alla Giornata europea della memoria del Porrajmos/Samudaripen, riconoscendo in tale decisione un significativo segnale di attenzione istituzionale verso una pagina della storia europea ancora troppo poco conosciuta. La persecuzione e lo sterminio di Rom e Sinti rappresentano una delle più gravi tragedie del Novecento. L’UNAR è da tempo impegnato a promuoverne la conoscenza attraverso iniziative istituzionali, attività di sensibilizzazione e progetti rivolti al mondo dell’istruzione, nella consapevolezza che la memoria costituisca uno strumento essenziale per contrastare l’antiziganismo e ogni forma di discriminazione. In questo quadro, l’iniziativa assunta dal Comune di Napoli contribuisce a rafforzare un percorso condiviso di riconoscimento, tutela dei diritti e valorizzazione della dignità delle comunità romaní, in coerenza con i principi costituzionali e con gli impegni assunti dall’Italia a livello europeo e internazionale».    Nel corso dell’incontro è stato proiettato il corto animato “RUKELI – storia di Johann ‘Rukeli’ Trollmann”, diretto da Alessandro Rak, dedicato alla figura del pugile sinti Johann Trollmann, perseguitato dal regime nazista per le sue origini e per il suo stile anticonvenzionale.  L’evento si è concluso con una breve esecuzione del musicista Gennaro Spinelli.  Il riconoscimento da parte di Napoli rappresenta un atto molto importante che riconosce alla comunità rom e sinti il diritto alla memoria, inviolabile e sacro per ogni uomo, popolo e nazione, nel patrimonio civile e culturale, inoltre contribuisce a combattere il pregiudizio e la discriminazione di cui questa popolazione e ancora vittima.  La speranza è che altri Comuni e Regioni seguano l’esempio virtuoso di Napoli, così che infine anche lo Stato Italiano riconosca il Samudaripen, di cui l’Italia fascista fu corresponsabile. A tal proposito ricordiamo la proposta di legge, purtroppo ancora non discussa e non firmata da altri deputati, presentata alla Camera, consultabile a questo link https://www.camera.it/leg19/126?leg=19&idDocumento=1914 .    Fonti: https://www.comune.napoli.it/novita/napoli-ricorda-il-samudaripen-il-comune-aderisce-ufficialmente-alla-giornata-europea-della-memoria-del-genocidio-di-rom-e-sinti/   Andrea Vitello
February 19, 2026
Pressenza
Sgomberi dolci
La violenza contro chi vive in campi rom, baraccopoli e occupazioni abitative. “Sgomberi dolci” il libro di Manu Cencetti Sgomberi dolci è un’espressione che suona come un ossimoro. E infatti …
January 18, 2026
Osservatorio Repressione
Teatro per l'identità e contro i pregiudizi
In comunicazione telefonica con Najed, presidente dell'Associazione New Romalen, abbiamo parlato del Festival Internazionale di Teatro Rom, che si svolgerà a Roma durante novembre per far sentire la voce della comunità rom e sinti. Con lui abbiamo parlato di cosa significa essere rom e sinti in Italia e di come sarà il festival che comprenderà espressioni teatrali ma anche musicali.
November 5, 2025
Radio Onda Rossa
Slovenia, quando la paura diventa politica
Quando la paura diventa politica, mina lo Stato di diritto: la reazione della Slovenia all’omicidio di Aleš Šutar è diventata un monito per l’Europa. Quando la paura sostituisce la ragione, la democrazia inizia a sgretolarsi. La risposta della Slovenia all’omicidio di Aleš Šutar a Novo Mesto ha dimostrato quanto velocemente la giustizia possa cedere il passo alla rabbia e come la ricerca del controllo da parte di uno Stato possa corrodere le sue stesse fondamenta. Quello che era iniziato come un caso penale è diventato uno specchio per l’Europa, rivelando che quando la paura diventa politica, non governa, ma smantella lo Stato di diritto. Un uomo è stato ucciso e un Paese ha perso il suo equilibrio. La morte di Aleš Šutar avrebbe dovuto rimanere nelle mani dei tribunali. Invece, è migrata nelle strade. Nel giro di poche ore, l’identità rom del sospettato ha sostituito le prove come titolo dei giornali. I conduttori televisivi hanno gareggiato per esprimere la loro indignazione, i ministri hanno dato prova di responsabilità dimettendosi e la folla ha intonato slogan come: “Basta con la violenza degli zingari”. Un caso penale è diventato un teatro nazionale. Il dolore è diventato un copione. La paura è diventata politica. Per i rom questa storia non è nuova. Ogni volta che il potere trema, cerca un bersaglio familiare. Nel 1942 i rom della Dolenjska furono deportati nei campi di Rab e Gonars, dove quasi tutti furono uccisi. Nel 2006 la famiglia Strojan fu cacciata da Ambrus mentre la polizia “manteneva l’ordine”. Nel 2009, Silvo Hudorović è stato picchiato a morte; nel 2019, una casa rom è stata bruciata; nel 2022, alcuni adolescenti sono stati aggrediti a Murska Sobota. Ogni decennio lascia una cicatrice e un silenzio. La paura è una politica a buon mercato. Costa meno delle riforme e garantisce più visibilità mediatica della competenza. Novo Mesto, l’epicentro di questi disordini, si trova in una regione dove la presenza dei rom è antecedente allo Stato che la mette in dubbio. Documenti del XV secolo descrivono commercianti e artigiani rom nei mercati della zona, che collegavano le città molto prima che la Slovenia avesse dei confini. Da queste stesse valli, nel 1942, quasi tutti i rom furono deportati nei campi fascisti. Pochi tornarono. I loro discendenti hanno ricostruito la stessa economia che ora li esclude. Quando la Jugoslavia è crollata, i rom – che avevano costruito le sue fabbriche e riparato le sue strade – sono diventati cittadini di frontiere che non li volevano più. La Slovenia è entrata in Europa con ambizioni democratiche e ansia per la propria identità. Ha trasformato quell’ansia in amministrazione. Tre piani nazionali di “inclusione dei rom” dal 2010 hanno promesso uguaglianza, istituzionalizzando al contempo la sorveglianza. Gli insediamenti rom sono elencati come “rischi per la sicurezza”. I budget per l’inclusione passano attraverso la polizia e gli uffici di assistenza sociale. L’uguaglianza è gestita come una minaccia. Pochi giorni prima dell’omicidio, la Slovenia ospitava il vertice MED9 sotto la sua presidenza dell’UE, presentandosi come progressista, innovativa e inclusiva. Ursula von der Leyen e re Abdullah II hanno elogiato la sua diplomazia di apertura. Una settimana dopo, le sue strade si sono riempite di canti di odio e violenza. Il contrasto non è una contraddizione, è una coreografia. Cosmopolitismo per l’esportazione, capro espiatorio per uso interno. In un’Europa dove i rom superano gli sloveni in un rapporto di sei a uno, il trattamento riservato dalla Slovenia ai suoi cittadini rom non può essere liquidato come provinciale. Rispecchia un’abitudine continentale: governare l’insicurezza proiettandola sui meno protetti. La paura in Slovenia non è spontanea. È gestita come una voce di bilancio. I politici la utilizzano per unire un elettorato diviso; le burocrazie la traducono in proposte di progetti; i media la vendono in prima serata. La paura produce dati: sondaggi, indici di ascolto, finanziamenti. Alimenta l’economia di un piccolo Stato dove l’indignazione costa meno delle riforme. Bruxelles contribuisce a sostenerla. Da vent’anni l’UE misura l’“inclusione” nelle riunioni, non nella sicurezza. I rapporti chiudono il conto morale senza modificare l’equilibrio politico. Un sistema creato per promuovere l’uguaglianza si è trasformato in un sistema che ne sovvenziona l’assenza. Dietro ogni titolo di giornale c’è una casa. A Žabjak, una donna inchioda dei pannelli di compensato alle finestre. A Brezje, un ragazzo cancella la sua foto dai social media. I genitori tengono i figli a casa; gli anziani sentono l’eco di altre notti in cui il silenzio precedeva la violenza. Lo Stato non ha più bisogno di decreti per isolare i rom: l’incertezza fa il lavoro al posto suo. Eppure, proprio in quell’incertezza risiede la più antica abilità dei rom: ricostruire. Ogni volta che l’Europa cerca di cancellarli, essi ricostruiscono la comunità da ciò che rimane. La resistenza non è rassegnazione, è conoscenza, è quell’alfabetizzazione civica che l’Europa ha perso mentre i rom imparavano a sopravvivere ai suoi fallimenti. La giustizia per Aleš Šutar e la sicurezza per i rom non sono rivendicazioni contrapposte. Sono la stessa misura della stabilità della Slovenia. La giustizia richiede prove, non emozioni. La sicurezza richiede pari protezione, non colpa collettiva. Quando la legge diventa selettiva, l’autorità diventa temporanea. Se la Slovenia vuole tornare alle fondamenta su cui è stata costruita la sua democrazia – e agli impegni che ha assunto al momento dell’adesione all’Unione Europea – devono accadere diverse cose. L’omicidio di Aleš Šutar deve essere indagato in modo completo e imparziale, libero da interferenze politiche e pregiudizi etnici. Il governo deve denunciare pubblicamente i discorsi di incitamento all’odio e la colpa collettiva rivolti ai rom e riaffermare che l’uguaglianza davanti alla legge non è negoziabile. La sicurezza dei rom deve essere garantita attraverso una protezione visibile ed efficace ovunque si verifichino minacce o intimidazioni. Questo processo dovrebbe essere accompagnato da una supervisione indipendente da parte dell’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali e della Commissione contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa, al fine di garantire che le istituzioni slovene agiscano in conformità con gli obblighi previsti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Infine, la responsabilità deve estendersi a tutti i livelli di governo: i funzionari pubblici che hanno normalizzato l’ostilità o non sono riusciti a impedirne la diffusione devono assumersene la responsabilità politica e giuridica. Non si tratta di misure straordinarie, ma delle condizioni minime di credibilità per qualsiasi Stato membro che affermi di sostenere lo Stato di diritto in Europa. I rom vivono sul suolo sloveno da sei secoli e sono sopravvissuti al fascismo, al socialismo e alla transizione. Hanno imparato ciò che gli Stati non fanno mai: come sopportare il collasso senza riprodurlo. La sopravvivenza dei rom non è folklore, ma memoria politica, la prova che la legge ha importanza solo quando è condivisa. Se l’Europa vuole riscoprire il significato di civiltà, dovrebbe iniziare imparando da coloro che ha più trascurato. Il potere non dura attraverso il controllo, ma attraverso la cura. La Slovenia si trova ora tra la recita e i principi. Può continuare a governare attraverso la paura, oppure può ricostruire la legittimità attraverso la legge. La giustizia per Aleš deve essere piena ed equa, e la protezione per i rom altrettanto reale. Non si tratta di percorsi paralleli, ma della stessa strada che riporta alla democrazia. Gli Stati non crollano a causa delle invasioni, ma si sgretolano dall’interno, quando scompare la fiducia tra i cittadini e la legge. Questo sgretolamento ha già un volto, quello dei rom, che hanno portato il peso delle promesse non mantenute dell’Europa, eppure rimangono la prova più duratura della sua resilienza. La loro sicurezza deciderà se la Slovenia, e con essa l’Europa, ricorderanno ancora cosa significa essere civili. Mensur Haliti, fondatore di Roma for Democracy Foundation https://www.facebook.com/share/1BeV9Uxmsn/?mibextid=wwXIfr Redazione Italia
October 31, 2025
Pressenza
L’Italia razzista e securitaria che mette i rom alla gogna
In seguito al tragico incidente che ha visto dei minori investire Cecilia De Astis i media si sono scatenati, incoraggiati da un governo intollerante. di Vincenzo Scalia da l’Unità Il recente tragico evento di Milano, in cui ha trovato la morte la 71enne Cecilia De Astis, investita da una macchina con 4 minorenni a bordo, […]