Dopo gli Orti della Susanna anche la Timpa di Leucatia, il fuoco divora il verde
C’è voluto un incendio perché Catania tornasse ad occuparsi della Timpa di
Leucatia, la straordinaria area umida urbana che sopravvive – nonostante tutto –
nella parte nord della città.
Qui le sorgenti di acqua dolce permettono l’esistenza di una flora e di una
fauna uniche. Centinaia di specie vegetali censite, molte autoctone come il
vilucchio e il rovo o – tra gli alberi – querce e bagolari. E, come specie
animali, uccelli, mammiferi, rettili, insetti, anfibi, crostacei, tra cui il
raro granchio d’acqua dolce.
Qui abbiamo anche preziose testimonianze storico-archeologiche, tra cui i ruderi
di una struttura simile, per tipologia, ad un monumento sepolcrale romano, e
alcune postazioni militari risalenti al secondo conflitto mondiale. Altri
ritrovamenti, risalenti persino all’Età del Bronzo, sono venuti alla luce in
seguito alla breve campagna di scavi degli anni Novanta del Novecento. Notevoli,
soprattutto, i resti del lungo acquedotto benedettino del XVII secolo, che
portava l’acqua in città, fino al monastero, alimentando – lungo il percorso –
diversi mulini, tra cui quello di cui abbiamo parte della struttura muraria
all’interno del Parco Gioeni.
L’acqua che scorre dalla Timpa, una risorsa idrica perenne che potrebbe essere
utilizzata per l’irrigazione, viene lasciata – irresponsabilmente – disperdere
nel sottosuolo o incanalata verso il mare, mentre l’area di ingresso alla Timpa
subisce l’insulto continuo dell’abbandono di rifiuti e della mancanza di pulizia
e manutenzione.
Quasi tutta l’area è di proprietà privata ma su di essa grava un vincolo di
natura paesaggistica, per lo più di livello 2. Lipu, Stelle e Ambiente, Ente
Fauna Siciliana e WWF nel maggio del 2021, primo firmatario Giuseppe Rannisi,
hanno richiesto alla Soprintendenza un innalzamento della tutela al valore tre,
che la renderebbe di fatto inedificabile.
Alcune edificazioni sono intanto già avvenute. Un edificio per civile abitazione
è stato realizzato, nella zona più a nord, dopo un iter tortuoso segnato da
permessi accordati, successive sospensioni, sequestri operati dalla
magistratura. Nella zona più a sud, un vecchio rudere e una struttura fatiscente
degli anni ’70 sono stati demoliti per fare posto ad un grande edificio di
dimensioni di gran lunga superiori al fabbricato originario.
Uno stravolgimento è quindi già avvenuto. Per contrastarlo ed evitare un
ulteriore scempio, nacque allora un Comitato, gli Amici della Timpa di Leucatia,
che – dopo una fase molto attiva – è stato lacerato da discordie interne.
Cosa fare allora di quest’area, che ricade in parte nel territorio del Comune di
Catania e in parte in quello di sant’Agata Li Battiati? I due Comuni hanno
provato a redigere un progetto condiviso, che non è stato mai portato avanti,
anche perché non c’è ancora una strategia precisa.
L’idea iniziale era quella di farne un parco urbano intercomunale, un’ipotesi
che comporterebbe espropri e risarcimenti troppo gravosi per Comuni in
difficoltà finanziarie. Ma c’è di più. Mettere quest’area così delicata a
disposizione di un pubblico numeroso significherebbe mettere a repentaglio
proprio le forme di vita, vegetale e animale, che la rendono unica. Per
tutelarne l’intero ecosistema sarebbe di gran lunga preferibile farne una
riserva naturale o un sito di importanza comunitaria.
Qualche giorno fa è arrivato l’incendio, ed è arrivato pochi giorni dopo quello,
di sicura origine dolosa, scoppiato negli Orti della Susanna a Cibali. “Ancora
incendi in alcune delle aree ambientalmente più delicate e urbanisticamente più
controverse della città. Francamente, le coincidenze iniziano a essere troppe”
dichiarano i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, Graziano Bonaccorsi e
Gianina Ciancio. E proseguono “E’ difficile non notare come gli incendi
colpiscano sempre le aree più sensibili dal punto di vista ambientale e
urbanistico”.
Ancora più grave il fatto che, alla Timpa, “per realizzare alcune delle recenti
edificazioni nella zona sud è stata persino distrutta una strada comunale, metà
ricadente nel territorio di Catania e metà in quello di Sant’Agata Li Battiati.
Una strada che ieri avrebbe potuto consentire un accesso più rapido ai mezzi di
soccorso e ai Vigili del Fuoco”.
In questo contesto, per evitare che la città continui a perdere pezzi, tra
incendi, cemento e silenzi istituzionali, i due consiglieri propongono
la costituzione di un Osservatorio permanente di monitoraggio e difesa della
Timpa di Leucatia.
Redazione Sicilia