Riparare il mondo e cedere il potere: l’incontro con la Portentosa Cura Intergalattica
C’è un modo molto comune per interrompere la comunicazione tra le generazioni:
l’atteggiarsi a custodi della verità da parte dei più maturi.
È un atteggiamento spesso saccente, tipico di sempre, ma che oggi acquisisce un
peso particolarmente grave. Grazie all’inverno demografico, infatti, la gioventù
attuale si trova in una condizione di minoranza assoluta, cosa mai avvenuta per
i giovani del passato.
Mi riferisco ovviamente all’Occidente (ma a ovest di cosa?), ai Paesi ricchi (ma
ricchi per chi?), insomma agli USA, al Canada, al Giappone, all’Europa e – al
suo interno – al caso estremo dell’Italia.
Non sto a riportare i dati, li vediamo tutti. Calo delle nascite, allungamento
della speranza di vita e dinamiche migratorie fanno dell’Italia, insieme al
Giappone, un Paese per vecchi.
Tutto questo in un contesto di policrisi, ovvero di fratture che si intersecano
e si nutrono a vicenda: climatica, politica, migratoria, sociale, energetica,
logistica. Mao Zedong avrebbe detto: «Grande è la confusione sotto il cielo, la
situazione è eccellente». Un po’ la stessa logica del «Tanto peggio, tanto
meglio» dei massimalisti nostrani. Anche questo è un giudizio con parametri
vecchi, senza senso, che cerca solo di scaricare sui più giovani le nostre
responsabilità.
Mi vengono in mente le parole di Marco Rossi-Doria ascoltate anni fa a Biella:
noi adulti dobbiamo fare due cose essenziali, porci il problema di come riparare
il mondo e trovare il modo per cedere il potere alle generazioni successive.
Faccio questo preambolo perché sono stato a un incontro organizzato da persone
molto più giovani di me a Subiaco, vicino a Roma. Hanno scelto un nome non
canonico e provocatorio, specie come acronimo: PCI, Portentosa Cura
Intergalattica.
Naturalmente usano il femminile sovraesteso: invece di ricorrere al maschile
plurale, retaggio della società patriarcale, scelgono il femminile. È una delle
pratiche che mi hanno insegnato in questi anni le mie figlie, insieme al rifiuto
del binarismo di genere e ad altri elementi propri delle culture alternative
contemporanee.
Vedo già le smorfie dei lettori più maturi. Bene, vi dico una cosa: se avete
questa reazione verso il linguaggio sovraesteso è perché non volete cedere il
potere e, soprattutto, non vi interessa riparare il mondo.
Al contrario, ho trovato molta attenzione e una profonda disponibilità
all’ascolto nelle giornate trascorse con la Portentosa Cura Intergalattica.
Cosa possiamo fare noi adulti? Intanto porci in ascolto; dopodiché raccontare,
senza sovrabbondare, le nostre esperienze e lasciare che siano loro a scegliere
ciò che può servire per costruire un futuro diverso.
Così ho fatto, portando l’autocostruzione: una proposta nata dal design radicale
degli anni ’70 che arriva fino a noi attraversando i decenni del disimpegno
prima e dell’emergenza climatica poi.
Giudicate voi come è andata…
Ettore Macchieraldo