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Piazze e diritti costituzionali negati
50 piazze italiane hanno manifestato ieri contro il genocidio ancora in corso, la guerra e l’occupazione sionista della Palestina. A Torino la manifestazione più partecipata con almeno 20.000 persone, provenienti da tutta la regione, che hanno attraversato la città con slogan, cori e interventi di spessore. Sono 65 le realtà che hanno aderito tra associazioni, comitati, partiti e movimenti piemontesi. “Tensioni con la polizia all’inizio della manifestazione” registrano tutti i Tg della sera. Nessuno si stupisce, Torino è una piazza “calda”, nessuno sembra interessato alle motivazioni di quei momenti di tensione che invece affondano in un attacco sempre più pervasivo al diritto di manifestare sancito dall’art. 17 della Costituzione. E’ infatti con l’ultima delle scellerate Leggi Sicurezza, quella emanata con decreto a febbraio e trasformata in legge il 24 aprile di quest’anno, che si innesta un attacco senza precedenti al diritto di manifestare: da una parte abbiamo la Costituzione che sancisce il diritto alla manifestazione e ne regola le modalità tramite l’obbligo del PREAVVISO alla questura, dall’altra l’inasprimento delle pene pecuniarie, le multe amministrative, sancite dalla Legge Sicurezza, per tutti coloro che non si attengono alle PRESCRIZIONI della questura che possono (possono!) indicare limitazioni rispetto agli itinerari indicati, sempre e solo per motivi di sicurezza pubblica. Quello che gli articoli di legge non raccontano sono le recenti indicazioni ministeriali che in pochi mesi si sono evidenziate a chiunque organizzi una manifestazione, un corteo o un presidio: le questure prescrivono sempre pesanti limitazioni agli eventi comunicati, non va bene il giorno, non va bene l’orario, non va bene l’itinerario …  quella via è troppo stretta, l’altra è trafficata. Gli organizzatori, o chi è pensato come tale, vengono richiamati più e più volte a discutere allo sfinimento di vie, piazze e angoli di città. Il risultato è la limitazione stessa dell’impatto che una manifestazione vuole significare per una città: essere visibile, comunicativa, portare al centro dell’agorà i temi politici e sociali del momento. Se limiti l’agorà limiti la democrazia. E’ questo quello che sta succedendo nella realtà: un’agorà preclusa per soffocare ogni espressione di dissenso e denuncia. E laddove le organizzazioni non si attengono alle pesanti limitazioni delle questure fioccano le multe per chi è stato individuato come organizzatore, multe pesanti che prima o poi verranno riscosse con gravi conseguenze sulle vite reali delle persone. In pochissimi mesi sono stati già multate una quarantina di persone a Torino e altrettanto a Bologna, Pisa, Firenze … Nella giornata di ieri le deboli motivazioni della questura: “E’ sabato pomeriggio, c’è lo shopping, c’è il rischio di scritte sui muri …”  volevano impedire l’agorà a 20.000 persone che protestano contro un genocidio. Le 20.000 persone non ci sono state e quella piazza se la sono ripresa per portare nel cuore della città l’enorme questione politica di questa epoca storica: “No alla guerra, alle armi, al genocidio, all’impoverimento di tutti per il profitto di pochi”. Riprendere la piazza è stato un atto politico. Loro risponderanno con multe e denunce Torino, 10 ottobre 2026. Corteo per Gaza. Foto: M.BARIONA Torino, 10 ottobre 2026. Corteo per Gaza. Foto: M.BARIONA Torino, 10 ottobre 2026. Corteo per Gaza. Foto: M.BARIONA Torino, 10 ottobre 2026. Corteo per Gaza. Foto: M.BARIONA Torino, 10 ottobre 2026. Corteo per Gaza. Foto: M.BARIONA Torino, 10 ottobre 2026. Corteo per Gaza. Foto: M.BARIONA Torino, 10 ottobre 2026. Corteo per Gaza. Foto: M.BARIONA Mamme in piazza per la libertà di dissenso
October 11, 2026
Pressenza
Ddl Antisemitismo: le foto dell’assemblea torinese a Palazzo Nuovo
Anche Torino ha risposto all’appello nazionale contro il Ddl Antisemitismo in discussione ieri a Montecitorio: la protesta locale si è strutturata in forma assembleare presso Palazzo Nuovo, una delle sedi universitarie della città, a partire dalle 18. L’appuntamento, inizialmente previsto in piazza Castello, è stato spostato al coperto a causa della pioggia; all’assemblea hanno partecipato un centinaio di persone. In città è attivo da alcuni mesi un comitato no DLL antisemitismo, rappresentato per l’occasione da Valentina Pazé, professoressa ed autrice, che ha introdotto l’assemblea. Maria Teresa Silvestrini di Scuola per la pace di Torino e Piemonte ha esplicitato le criticità del disegno di legge soprattutto dal punto di vista delle limitazioni alla libertà di insegnamento, come è stato già approfondito su Pressenza nell’articolo Israelizzazione politico culturale e repressione. Il disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo. Nei diversi interventi la questione è stata esaminata dal punto di vista dei movimenti locali, dal punto di vista sindacale e da quello politico; tutti d’accordo con la proposta di mantenere viva l’attenzione sulla questione e più in generale di rivitalizzare il movimento di supporto a Gaza ed alla Palestina. Giorgio Mancuso
September 10, 2026
Pressenza
La Scuola per la Pace di Torino – Piemonte alla mobilitazione popolare nazionale
La rete di docenti e cittadini impegnati nella diffusione della cultura della pace partecipa alle iniziative in svolgimento nel capoluogo durante la giornata di sciopero contro la guerra e contro il genocidio del popolo palestinese indetto da sindacati di base e associazioni e, anche insieme all’Assemblea Studentesca di Torino, alla fiaccolata promossa dal Coordinamento Torino x Gaza. La Scuola per la Pace dichiara: > Venerdì 29 maggio, come studenti e docenti, aderiremo allo sciopero generale > contro la guerra. > > Nelle scuole viviamo direttamente l’impatto della guerra e percepiamo in > maniera sempre più evidente la militarizzazione del mondo dell’istruzione e > dell’intera società. > > Il genocidio di Gaza, con la distruzione di scuole, università, musei, chiese > e monumenti storici, e la guerra in Iran, iniziata con l’assassinio di 180 > allieve di una scuola, ci spingono a opporci con forza alla ristrutturazione > della scuola per la guerra, che va dai tagli all’istruzione alla riforma dei > tecnici e del 4+2, ai PCTO con le aziende belliche e allo svuotamento dei > programmi di filosofia e storia. > > Come studenti e docenti contrastiamo fermamente il tentativo di piegare la > scuola alla cultura e alla propaganda di guerra, perché dove c’è guerra la > scuola muore. Nell’occasione la Scuola per la Pace e la rete Scuola per la Palestina segnalano che recentemente la piattaforma HUB Scuola delle case editrici specializzate in didattica Mondadori Education, Rizzoli Education e D Scuola ha avviato con Leonardo SpA una collaborazione “per la diffusione della cultura e dell’educazione delle materie STEM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica)” e divulga “due serie di 30 video-lezioni online pensate per supportare gli insegnanti nella didattica e coinvolgere gli studenti dalla scuola primaria alla secondaria di secondo grado” realizzate con il progetto A scuola di STEM sviluppato dalla Fondazione Leonardo. Inoltre, sulle correlazioni tra crisi economica e investimenti nell’industria bellica che, parallelamente alla produzione di armamenti, nell’area metropolitana piemontese incentivano la militarizzazione di scuole, università e società, la Scuola per la Pace di Torino e Piemonte suggerisce la visione della conferenza, organizzata con il Gruppo Città e Territorio dell’Unione Culturale al Polo del Novecento il 25 maggio scorso, in cui i relatori – Nicole Larotonda, Francesco Chiodelli e Raffaella Sesana – sono intervenuti rispettivamente sui temi Un’analisi della filiera bellica torinese, La città nello scenario bellico contemporaneo e Ricerca e guerra. Redazione Torino
May 27, 2026
Pressenza
Sciopero generale contro la guerra e il genocidio del popolo palestinese
Torino – Venerdì 29 maggio Ore 8:00 – Piazza Massaua Ore 18:00 – Piazza Castello Ciò che sta accadendo a livello mondiale preoccupa tuttɜ. La politica istituzionale si dimostra non solo inadeguata ma completamente incapace di interrompere l’aggravarsi della guerra e di migliorare le condizioni di vita di ciascunɜ di noi. Non è più una questione di opinione, la guerra è un fatto materiale che miete centinaia di migliaia di vite umane, genera un incremento spaventoso dei prezzi del gasolio su cui gli Stati Uniti fanno affari miliardari e di conseguenza anche dei beni di prima necessità. Il governo italiano, in linea con gli altri governi europei, taglia fondi ai servizi sociali come sanità, scuola e università, per investire nei settori necessari alla produzione delle armi o nelle infrastrutture utili alla filiera bellica. Mentre noi dobbiamo aspettare un anno e mezzo per ottenere una visita sotto il Servizio Sanitario Pubblico, aziende come Leonardo ricevono miliardi di euro in investimenti per la produzione delle loro armi di morte. Questa condizione sociale sta causando un diffuso disagio sociale e, per fortuna, anche una risposta popolare contro queste scelte politiche folli. Da anni sono attive forti proteste che sono riuscite a mettere in difficoltà chi governa ma la risposta da parte delle istituzioni raramente riesce ad essere quella di affrontare i problemi che vengono sottoposti in maniera politica, preferiscono criminalizzare, creare leggi contro chi vuole alzare la propria voce contro le ingiustizie o lottare per le proprie condizioni di lavoro, militarizzare i quartieri, creare reati d’opinione. Lo sciopero è uno strumento essenziale perchè solo colpendo i guadagni dei criminali che fanno affari sulla guerra e sul genocidio, possiamo contare qualcosa. La Resistenza della Palestina continua a rappresentare l’unica alternativa al sistema marcio che governa il mondo, alla guerra globale bisogna rispondere con la Resistenza globale. Non arrendiamoci alla devastazione, continuiamo a lottare contro guerra e genocidio. TorinoPerGaza Redazione Torino
May 27, 2026
Pressenza