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Diritto al gioco…di guerra? Forze Armate all’iniziativa ASL e UNICEF Avellino
PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO DEL MIR (MOVIMENTO INTERNAZIONALE PER LA RICONCILIAZIONE), ADERENTE ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, CHE STIGMATIZZA L’INIZIATIVA MILITARISTICA CON BAMBINI E BAMBINE AD AVELLINO CON UNICEF. Si è svolta domenica 24 maggio ad Avellino l’iniziativa sul “diritto di giocare e crescere insieme”, promossa dal locale Comitato provinciale dell’UNICEF e dall’ASL territoriale. Insieme a varie iniziative ricreative, però, in quella occasione erano presenti anche postazioni di ben tre forze armate: Esercito Italiano, Carabinieri e Guardia di Finanza, mescolando impropriamente al concetto di “gioco” esercitazioni al tiro col fucile, di lotta e di altre pratiche militari che nulla hanno a che vedere con un’attività ludica rivolta a bambini e ragazzi. «A nome del Movimento Internazionale della Riconciliazione, storica organizzazione italiana per la pace e il disarmo, esprimo sconcerto e riprovazione per questo subdolo tentativo di militarizzare ancora una volta non solo la cultura e la scuola, ma anche lo sport e le attività ricreative per l’infanzia – ha dichiarato Ermete Ferraro, presidente nazionale e coordinatore locale del MIR – Ancora una volta colpisce che a prestarsi a questa pericolosa commistione di gioco e attività di ambito militare sia l’organizzazione internazionale che, per statuto, più dovrebbe tutelare il diritto dei minori alla pace ed al benessere. Purtroppo, però, già in altri casi l’UNICEF regionale ha promosso iniziative che vedevano la partecipazione delle forze armate, contraddicendo alla missione della Fondazione che “ispira la sua attività al principio che tutti i bambini abbiano il diritto di sopravvivere, crescere e realizzare le proprie potenzialità per il beneficio di un mondo migliore per ogni bambino ovunque». Alcune sconcertanti immagini allegate – ricavate da un video sulla manifestazione ( http://youtube.com/watch?is=MRNF41DbY7afx8xv… ) mostrano infatti bambini che impugnano e puntano fucili più grandi di loro, esercitazioni alla lotta ed al pugilato ed un’inutile esibizione di uniformi, armi e attrezzature militari. «Che UNICEF, ASL e Consorzio Servizi Sociali A5 promuovano il diritto al gioco, alla salute ed alla socialità con una manifestazione dove si esibiscono strumenti di guerra è davvero intollerabile. Il MIR disapprova questa scelta ed invita invece a lanciare messaggi ben diversi, di educazione alla pace, a relazioni solidali ed a soluzioni dei conflitti prive di violenza» ha concluso Ferraro. Fonte del comunicato: clicca qui. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La Campania accoglie e chiede verità
Un appello aperto alle realtà antirazziste, ai collettivi, alle associazioni e alle persone attive nei territori della Campania per costruire un momento di confronto e coordinamento contro la detenzione amministrativa, il razzismo istituzionale e la precarizzazione delle vite migranti. È questo il senso della lettera aperta diffusa in vista dell’incontro-assemblea regionale convocato per il prossimo 26 maggio 2026 dalle 10:30 presso l’Università di Salerno, nel campus di Fisciano 1. L’iniziativa nasce in un contesto segnato da un progressivo irrigidimento delle politiche migratorie e di accoglienza, a livello sia nazionale che europeo. Le organizzazioni promotrici denunciano una fase caratterizzata dal rafforzamento dell’approccio emergenziale e repressivo alla gestione delle migrazioni, con conseguenze sempre più pesanti sul piano dei diritti, dell’accesso all’accoglienza e delle condizioni materiali di vita delle persone migranti e rifugiate. Al centro della mobilitazione vi è innanzitutto il progetto di apertura di un CPR a Castel Volturno 2, considerato dalle realtà aderenti un ulteriore passo verso la normalizzazione della detenzione amministrativa delle persone straniere 3. Notizie/CPR, Hotspot, CPA CPR A CASTEL VOLTURNO: ASSOCIAZIONISMO, CHIESA E REGIONE DICONO NO Il Viminale ha individuato un'area naturalistica con una spesa preventivata di oltre 43 milioni di euro Redazione 27 Aprile 2026 Una prospettiva che, secondo la lettera, contraddice radicalmente qualsiasi idea di accoglienza e convivenza, rafforzando invece dispositivi di controllo, esclusione e segregazione. L’appello richiama anche l’impatto imminente del nuovo Patto europeo su asilo e migrazione, che entrerà progressivamente in vigore nei prossimi mesi e che viene descritto come un ulteriore consolidamento delle politiche di esternalizzazione delle frontiere, limitazione dell’accesso alla protezione internazionale e ampliamento dei meccanismi di trattenimento. Accanto al tema dei CPR, la lettera pone l’attenzione sulla crisi dei percorsi di accoglienza in Campania. Molte persone inserite nel sistema SAI stanno infatti uscendo dai progetti senza soluzioni abitative o strumenti di supporto adeguati. Una situazione che riguarda anche persone provenienti da contesti di guerra, come la Striscia di Gaza, e che rende evidente – denunciano le realtà promotrici – l’assenza di politiche strutturali sul diritto all’abitare. Particolarmente duro è poi il passaggio dedicato al Decreto flussi, definito un meccanismo che continua a produrre irregolarità amministrativa anziché garantire canali di ingresso regolari e accessibili. I dati citati dalla campagna Ero Straniero mostrano come in Campania il sistema presenti livelli di inefficacia ancora più elevati rispetto alla media nazionale: nel 2025, a fronte di 6.295 quote previste, sarebbero stati richiesti soltanto 118 permessi di soggiorno, con un tasso di successo dell’1,9%. La lettera dedica inoltre ampio spazio alla situazione nella provincia di Salerno, dove tra il 2025 e il 2026 si sono registrate diverse morti di persone immigrate rimaste, secondo i promotori, senza verità e giustizia. Viene ricordato in particolare il caso dell’uomo di nazionalità indiana morto il 24 aprile 2026 all’ospedale di Salerno dopo essere arrivato con una grave cancrena alle gambe, probabilmente causata dall’esposizione a sostanze chimiche. Secondo le realtà firmatarie, questi episodi non possono essere letti separatamente, ma fanno parte di un quadro più ampio di negazione dei diritti e di produzione sistemica di vulnerabilità. Allo stesso tempo, l’appello rivendica l’esistenza di una rete diffusa di solidarietà e resistenza già attiva sul territorio campano: associazioni, collettivi, sportelli, comunità e singole persone che continuano a costruire pratiche di accoglienza e mutualismo. L’obiettivo dell’assemblea del 26 maggio è proprio quello di mettere in connessione queste esperienze, favorire il confronto tra realtà che operano in territori differenti e costruire percorsi comuni di mobilitazione contro CPR, razzismo istituzionale e politiche di esclusione. Per aderire e partecipare all’assemblea è possibile scrivere all’indirizzo: gavallone@unisa.it. Tra le prime adesioni figurano: SOS Cpr, LasciatiCIEntrare, Comunità Accogliente, Metis Fest, Centro sociale ex Canapificio di Caserta, Associazione senegalesi di Salerno, Rete vesuviana solidale, CSC Credito Senza Confini, Frontiera Sud e CIDIS Impresa Sociale. 1. Il CPR di Castelvolturno: un progetto contro un territorio, Vie di fuga (7 maggio 2026) ↩︎ 2. Il Ministero dell’Interno vuole costruire un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) da 120 posti nel Parco umido La Piana di Castel Volturno, A fine aprile l’agenzia Invitalia ha pubblicato su incarico del Viminale l’appalto da 41,2 milioni ↩︎ 3. Interpellanza in merito alla realizzazione di un nuovo CPR a Castel Volturno (Caserta), con particolare riferimento all’impatto sociale e ambientale sul territorio, Ministero dell’Interno (8 maggio 2026) ↩︎
Cremaschi in campo per De Felice sindaco, tre incontri a Salerno
Giorgio Cremaschi a Salerno. Lo storico sindacalista, ex Portavoce Nazionale di Potere al Popolo! e componente dell’Esecutivo Nazionale, sarà presente in città a sostegno della candidatura a sindaco di Pio De Felice, con un triplo appuntamento venerdì 8 maggio. Alle ore 11.00 avrà luogo, presso la sede dell’Unione Sindacale di […] L'articolo Cremaschi in campo per De Felice sindaco, tre incontri a Salerno su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano
Caserta. “Si scrive CPR, si legge lager”. Il no di Potere al Popolo al nuovo CPR
Il Governo Meloni vuole costruire un lager in ogni Regione. La guerra contro i migranti serve a questo esecutivo – ma anche ai precedenti – per costruire consenso, per distrarre dai veri nemici e, perché no, per far fare un po’ di soldini facili a pezzi di imprenditoria nostrana. Sulla […] L'articolo Caserta. “Si scrive CPR, si legge lager”. Il no di Potere al Popolo al nuovo CPR su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano
La “Giornata del Mare” a Napoli: quando la cultura marinara viene militarizzata
Nel sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo avuto modo più volte di occuparci di Marina Militare e delle iniziative ad essa collegate a cura delle scuole. L’attività segnalata da Napoli ha però alcune caratteristiche che la rendono molto interessante e ricca di suggestioni (clicca qui) Come si legge nella circolare interna, l’Istituto di Istruzione Superiore “Duca degli Abruzzi” di Napoli ha organizzato, in questi giorni, le consuete visite, gite, incontri con i militari (attività normali inserite nel Piano dell’Offerta Formativa), questa volta nella cornice della Giornata del mare e della cultura marinara. Ogni anno, dal 2017, il Dicastero della Protezione Civile e delle Politiche del Mare, oggi retto dal ministro Nello Musumeci (in quota Fratelli d’Italia), promuove la celebrazione della cultura marinara e disloca gli eventi delle giornate (da fine marzo alla prima decade di aprile, a seconda dell’evento) in varie località delle nostre coste, la cui economia, struttura del territorio, cultura dipendono – in diverse modalità – dal mare (clicca qui). Quest’anno è stata scelta l’Isola di Favignana, la maggiore delle tre Egadi (Trapani). Ma, gli eventi del giorno dedicato al mare si spalmano anche in occasioni create in altre città e cittadine, in base a protocolli siglati dalla Marina Militare con le scuole. È il caso dell’istituto scolastico in questione che forma i suoi studenti alle competenze legate ai trasporti, soprattutto nel campo della logistica navale. Nei giorni fra marzo e aprile, 19 classi hanno onorato il nostro mare e la sua cultura presso il Comando Logistico della Marina Militare, di stanza a Napoli. Nulla di nuovo, sia per il tipo di indirizzo della scuola sia per la consuetudine di affidare alunni e docenti alla saggezza e ai saperi dei militari. Per cui, vorrei dedicare attenzione alle giornate svoltesi alle isole Egadi e al loro impianto tematico. Levanzo e Marettimo compongono con Favignana l’arcipelago. Minuscole per estensione, ospitano pochi residenti, soprattutto in inverno, con picchi estivi legati al turismo, decisamente insostenibili in rapporto alla capacità ricettiva: il profitto di un paio di mesi si paga in costi ambientali. Nella stagione invernale il mare è spesso inclemente. Soprattutto per raggiungere Marettimo, una sorta di rocciosa montagna in mezzo al mare, in uno dei punti più profondi e ricchi di correnti del Mediterraneo, i collegamenti da Trapani non sono facili. Malgrado tutto leggo che – dagli anni Ottanta quando ci ho insegnato come maestra – ancora resiste la scuola primaria con il suo pugno di bambini raccolti in pluriclassi, mentre è stata chiusa tempo fa la scuola secondaria inferiore. Quando vi insegnavo io, i bambini erano affidati ai nonni ancora residenti, i genitori lavoravano in terraferma, gli uomini sulle navi commerciali. Oggi, la mancanza di scuole superiori di primo e secondo grado, rende tutto più complicato. Le famiglie devono organizzarsi, i trasferimenti verso i paesi della provincia di Trapani, diventano inevitabili. Nelle piccole isole, come nei tanti centri minori e borghi del nostro paese, la presenza della scuola è una forma di resistenza, di volontà degli abitanti di contrastare l’abbandono, lo sradicamento culturale, la trasformazione di siti di antichissimo insediamento in parchi turistici. A Pantelleria, altra isola della provincia, si è lungamente lottato per mantenere i reparti di ostetricia e di neonatologia nel locale ospedale: paradossale, straniante, nascere a Trapani, a Palermo, pur essendo “panteschi”. Una questione di attaccamento identitario, nel quadro della scomparsa della “biodiversità delle culture” nel conformismo attuale, a cui anche il turismo contribuisce. Gli altri temi della “Giornata del Mare” sono dedicati alle aree protette, ad argomenti di varia ecologia (di cui disconosco la profondità delle analisi), alle esercitazioni di salvataggio in mare(anche quelli di soccorso ai profughi operati dalle organizzazioni non governative e dalla guardia costiera?). Un certo protagonismo è appannaggio delle “tonnare” diventate siti di archeologia industriale. La famiglia Florio, gli ex “leoni di Sicilia” proprietari di tonnare e miniere, raccontati nella saga di Stefania Auci, da anni hanno trasferito i loro interessi: rimane il famoso vino, le distillerie, le cantine, a Marsala. I padroni restano padroni, sotto altre forme, carusi e tonnaroti appartengono a vecchie storie di brutale sfruttamento: i minori erano parte integrante la forza-lavoro. I sopravvissuti alla scomparsa dei tonni, all’inquinamento, alla caduta verticale delle attività produttive del Sud, possono ancora intonare la “cialoma”– il canto ritmato che accompagnava l’ingrato lavoro – deliziando il Prefetto, il Sindaco, tutti i più alti gradi della Marina Militare. I pescatori “eroi del mare” (sic), anche loro oggetto di celebrazione, sarebbero più propriamente da cercare a Mazara del Vallo. Qui faticano, sui pescherecci appartenenti a poche compagnie e famiglie, gli immigrati di vecchia e recente migrazione, soprattutto provenienti dal Nord Africa. E il pensiero va al Mare Nostrum diventato un immenso cimitero per quelli che non sono riusciti a guadagnare nemmeno il pane amaro del lavoro sfruttato. Ma quel che caratterizza i progetti di apertura alle attività produttive del territorio, alla conoscenza “mordi e fuggi” anche del mare, predisposti dalle scuole come Formazione Scuola Lavoro, è un frenetico attivismo acefalo. Non c’è né tempo né volontà di attivare un pensiero lento, critico, capace di una lettura profonda dei fenomeni che le celebrazioni nascondono. Chissà se qualche docente si è occupato di mostrare agli studenti del “Duca degli Abruzzi” l’intreccio di interessi che governa il porto di Napoli, la presenza costante dal secondo dopoguerra delle navi statunitensi. Come ricordava amaramente lo scrittore Ermanno Rea: Partenope non ha più un porto, è una città vassalla, che pure cerca di non vendere del tutto la sua anima. Ma l’anima si consegna da giovani al demone della guerra, anche, soprattutto, quando mostra le vesti bonarie dei marinai di carriera che spiegano quanto è bello navigare, come è glorioso il mestiere delle armi, a cui si può aspirare dopo essere stati orientati a dovere. Renata Puleo – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Richiedenti asilo in attesa della formalizzazione della protezione espulsi a Napoli
Una situazione allarmante si sta verificando sul territorio di Napoli nei confronti di cittadini stranieri richiedenti asilo a cui vengono notificati provvedimenti di espulsione, accompagnati alla frontiera e infine rimpatriati.  È quanto denuncia l’ASGI in una lettera inviata a diverse autorità lo scorso 24 aprile 2026 a seguito di una segnalazione della sezione ASGI Campania. Presso la Questura di Napoli, l’unica modalità consentita per manifestare la volontà di chiedere asilo è proprio l’invio della stessa a mezzo pec.  La ricevuta della missiva concretizza l’espressione della manifestazione di volontà e, nonostante l’art. 26, co.2-bis, d.lgs 25/2008 preveda che la domanda vada formalizzata entro un massimo di 3 (prorogabili a 10) giorni dalla sua manifestazione, la Questura di Napoli impiega ad oggi circa undici mesi per convocare il richiedente per effettuare il fotosegnalamento e la formalizzazione della domanda d’asilo.  Nel lasso di tempo che intercorre tra la manifestazione di volontà di chiedere protezione internazionale inviata a mezzo pec alla Questura e la convocazione presso l’Ufficio Immigrazione ai fini della formalizzazione della richiesta, c’è chi è stato destinatario di  provvedimenti espulsivi e di accompagnamento coattivo alla frontiera, convalidati dal Giudice di Napoli.  Tali situazioni si stanno fortemente incrementando e si pongono in grave contrasto con il quadro normativo nazionale e sovranazionale, producendo effetti altamente lesivi dei diritti fondamentali delle persone coinvolte, nonostante diverse pronunce emesse dal Tribunale ordinario che ha accertato l’illegittimità di tali rimpatri e per l’effetto ha ordinato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale il rilascio di un visto di reingresso in favore dei ricorrenti.  Nella lettera inviata il 24 aprile 2026, attraverso un ampio excursus della giurisprudenza più aggiornata e della normativa in vigore l’ASGI ha segnalato le espulsioni illegittime dei richiedenti asilo operate dalla Questura di Napoli. “Le predette criticità incidono in modo significativo sull’effettivo esercizio dei diritti fondamentali dei cittadini stranieri, a partire dall’accesso alla procedura di protezione internazionale e, come visto, alla violazione del principio di non espellibilità di soggetti che abbiano già manifestato la volontà di richiedere protezione internazionale e che non dispongono di strumenti ulteriori per procedere alla formalizzazione della domanda a causa di disservizi imputabili esclusivamente all’Ufficio Immigrazione” dichiara l’ASGI nella lettera segnalando alcuni dei casi seguiti sul territorio con il supporto del Progetto “InLimine” e chiedendo alle Autorità destinatarie della missiva “di intervenire urgentemente nell’ambito delle rispettive competenze al fine di evitare il perpetrarsi di tali gravi violazioni in danno dei richiedenti asilo che, come documentato dalle condanne alle spese inflitte dall’Autorità Giudiziaria, stanno comportando anche notevoli danni all’Erario”.  Leggi la lettera inviata
Caserta. Solidarietà ai lavoratori licenziati dalla TMA-Jabil
Il nome TMA dirà forse poco a tanti. È il nome della nuova azienda venuta fuori dalla cessione della Jabil, multinazionale statunitense dell’elettronica, a un imprenditore locale. Chi si è accorto del cambio di proprietà sono sicuramente i suoi dipendenti. Da quando è arrivata TMA (agosto 2025) sono già quattro […] L'articolo Caserta. Solidarietà ai lavoratori licenziati dalla TMA-Jabil su Contropiano.
April 28, 2026
Contropiano
CPR a Castel Volturno: associazionismo, chiesa e regione dicono no
Sessantatré ettari di zona umida, due laghetti, sentieri naturalistici e capanni per il birdwatching. È il Parco umido La Piana, a Castel Volturno, in provincia di Caserta, che il Ministero dell’Interno vuole cementificare e trasformare in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio da 120 posti, con un bando Invitalia da oltre 43 milioni di euro.  Fonte: il manifesto L’ennesima scelta del governo, dopo quelle di Trento e Aulla (provincia di Massa-Carrara) in ordine di tempo, per implementare la mappa dei centri detentivi che nuovamente ha scatenato una reazione immediata e trasversale: associazioni, movimenti sociali, vescovi e istituzioni regionali si sono schierati compatti contro un lager di Stato nel territorio.  Tutto quell’associazionismo locale, che a Castel Volturno lavora da anni per supplire all’assenza dello Stato. Il Centro Fernandes, attivo dal 1996, il comitato don Diana, Libera, il Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta, il Centro Sociale ex Canapificio e la CGIL di Caserta: voci diverse che convergono sullo stesso punto. A Castel Volturno «da anni associazioni, movimenti e comitati locali denunciano la storica assenza dello Stato su diritti, casa, lavoro, servizi», mentre migliaia di persone vivono in condizioni di precarietà strutturale. In questo contesto, il governo sceglie di costruire un CPR. «Scegliere, proprio in una delle più complesse realtà caratterizzata da uno dei più fragili sistemi di convivenza d’Italia, di destinare fondi pubblici non per potenziare politiche sulla casa, servizi, scuole, sanità territoriale, bensì per politiche di segregazione, è una scelta politica inaccettabile». Nell’area vivono decine di migliaia di persone con background migratorio 1 che, come sottolineano i movimenti, «potrebbero essere sottratte al lavoro nero regolarizzandole e che invece vengono mantenute in gravi condizioni di marginalità e sfruttamento lavorativo». E ancora: «I CPR producono solo violenza, opacità, spreco di risorse e ulteriore marginalizzazione. Non c’è alcuna sicurezza con i CPR, ma solo abbandono istituzionalizzato e fallimento politico». Questa riflessione è la stessa di monsignor Pietro Lagnese, arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta che ha usato parole di netta contrarietà. il CPR, ha detto, rappresenta «un’offesa per il territorio del Litorale Domitio, molte volte mortificato a causa di scelte politiche sconsiderate, e già da tempo marchiato dallo stigma del pregiudizio negativo». Lagnese ha messo in discussione anche la logica stessa dello strumento: «La capienza effettivamente disponibile sui 10 CPR presenti sul territorio nazionale è di 672 posti, mentre le presenze effettive sono pari a 546 persone. Perché allora aprire, con dispendio di denaro pubblico, un nuovo CPR?». E ancora: «Perché aprirlo proprio a Castel Volturno, una città che da anni prova, grazie all’impegno di tanti, a sperimentarsi come laboratorio d’integrazione, riscattando un’immagine che la dipinge luogo di degrado sociale e ambientale?» Per il vescovo, il CPR non è solo inutile: è ideologicamente distorto. «Non posso che dare un giudizio critico e manifestare il mio dissenso nei confronti di una narrazione che, di fatto, assimila la condizione irregolare dei migranti alla criminalità. L’atto di privare della libertà persone che non hanno commesso reati e che hanno come unica colpa quella di aver lasciato la propria terra a causa di povertà estrema, insicurezza, sfruttamento, guerre e persecuzioni, ferisce la dignità di tutti noi». Poi l’annuncio, che suona come una promessa: «Non resteremo in silenzio». La presa di posizione di Lagnese è stata assunta dalla Conferenza episcopale regionale, presieduta da monsignor Antonio Di Donna, che ha fatto sentire la propria voce: i vescovi della Campania «si associano alle voci di quanti stanno in queste ore esprimendo le loro profonde preoccupazioni, e ribadiscono con forza che né quella terra né l’intera regione possono essere continuamente mortificati per trovare soluzione ai problemi». Secondo la Chiesa campana, «si tratta di una decisione che rischia di aggravare la situazione di territori già fragili dal punto di vista economico e sociale, minando la stessa dignità dei migranti». Il rischio denunciato è preciso: «Dentro la logica dello scarto crescono inevitabilmente la marginalità e il pericolo di nuovi luoghi di esclusione». Anche il cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, ha preso posizione: il progetto «non è la risposta di cui questo territorio ha bisogno. È una scelta che rischia di aggravare fragilità già evidenti, concentrando marginalità proprio dove, invece, servono investimenti, servizi, lavoro e prospettive concrete di futuro». Il Forum per cambiare l’ordine delle Cose, prova anche a fare due conti: quarantuno milioni di euro – secondo altre stime 43 – per rinchiudere 120 persone in condizione di irregolarità amministrativa. Fanno circa 340.000 euro a persona. Una cifra che viene messe a confronto con tutto ciò che manca: trasporti, bonifica della costa, infrastrutture, centri di accoglienza. Fondi invece usati, prosegue il Forum «per inseguire finalità di propaganda politica e non già una migliore politica che tuteli i diritti e la dignità delle persone in movimento», con la certezza che «in larga parte non saranno mai rimpatriati». Il rapporto “CPR d’Italia. Istituzioni totali“, curato dal Tavolo Asilo e Immigrazione, è richiamato dal Forum come conferma che «tutti i centri per il rimpatrio si caratterizzano per essere luoghi di estremo degrado, violenza e sperpero di denaro pubblico». Anche sul piano istituzionale il progetto ha suscitato parole di opposizione. Roberto Fico, presidente della giunta campana, ha dichiarato: «Ci opporremo perché è una scelta che penalizza un territorio già complesso. Servono interventi che mettano insieme sicurezza e diritti, senza creare nuovi luoghi di esclusione ed emarginazione sociale».  Come già avviene in altri territori, il fronte del no al CPR è ampio e trasversale, e questa sarà la vera sfida per affrontare una nuova battaglia. A dare la cifra dello spirito con cui si affronta questa lotta sono i movimenti che ogni giorno si sporcano le mani sul campo: «Castel Volturno non è una nuova zona da sacrificare. È un territorio a cui garantire giustizia». E le proposte alternative sono già in campo: «Bisogna abbandonare la fallimentare scelta di costruire nuovi CPR e destinare i 41-43 milioni ipotizzati a politiche pubbliche di sostegno alla crescita economica e culturale del territorio. I CPR vanno chiusi!». 1. Secondo i dati e le analisi del progetto InCas, la popolazione straniera regolare residente al 1° gennaio 2023 risulta pari a 4.824 (circa il 17-18% della popolazione). A questa si aggiungono persone prive di permesso di soggiorno, stimate tra le 15.000 e le 20.000. ↩︎
Salerno. Potere al Popolo presenta la sua lista per le prossime comunali
Dopo settimane intense di banchetti e raccolta firme, abbiamo presentato la nostra lista indipendente, Potere al Popolo, con Pio De Felice candidato sindaco, alle elezioni comunali di Salerno. Abbiamo incontrato tantissime persone nelle piazze e nelle strade, il cui sostegno ed entusiasmo ci conferma che ora più che mai è […] L'articolo Salerno. Potere al Popolo presenta la sua lista per le prossime comunali su Contropiano.
April 26, 2026
Contropiano
Napoli Est. Riprendere la denuncia contro le mistificazioni dell’amministrazione comunale
In data 22 aprile 2026 il Sindaco di Napoli ha emanato un’ordinanza avente per oggetto: «Delimitazione delle acque non adibite alla balneazione e delle acque di balneazione permanentemente vietate…». Per quanto riguarda San Giovanni a Teduccio, il provvedimento ricalca integralmente quelli degli anni precedenti, senza alcun segnale di miglioramento. Già […] L'articolo Napoli Est. Riprendere la denuncia contro le mistificazioni dell’amministrazione comunale su Contropiano.
April 26, 2026
Contropiano