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Dall’Italia all’India: mamme unite contro i Pfas
È stata una settimana davvero intensa quella che il collettivo delle Mamme NoPfas ha vissuto, ben oltre i confini dell’area vicentina in cui si sono sempre mosse. Instancabili nella denuncia del disastro ambientale provocato dalla Miteni nei loro territori, attivissime nel documentare l’incurabile nocività di quei composti chimici comunemente noti come “inquinanti eterni”, solo una settimana fa erano a Bruxelles, per una tre giorni (dal 3 al 6 marzo) fittissima di appuntamenti, organizzata dall’European Environmental Bureau (EEB).   E solo due giorni dopo, 8 marzo, per la Giornata Internazionale della Donna, eccole protagoniste di un “fraterno incontro” con la numerosa comunità Sikh di Lonigo, uomini e donne insieme, per sollecitare la loro attenzione sulla catastrofe che sta per succedere laggiù in India, Stato del Maharashtra, dove la Miteni si è trasferita o meglio è stata acquisita dall’indiana Laxmi Organic Industries: con prospettive di disastro ambientale ancor più esteso di quello già esploso nel vicentino. Ma andiamo con ordine e vediamo di ricostruire gli antefatti di questi ultimi eventi, all’interno di una storia di cui ci eravamo già occupati per questo sito in passato, luglio 2021, in coincidenza con l’inizio del processo contro la Miteni. Dopo anni di manifestazioni, incartamenti, approfondimenti, dopo consulenze legali sempre più specialistiche e autorevoli, ecco che sul banco degli imputati venivano convocati i quindici manager che nell’arco degli anni si erano avvicendati ai vertici del colosso della chimica di Trissino, nato nella metà degli anni ’60 come polo di ricerca (quando si chiamava RiMar) per le industrie tessili dei Conti Marzotto, poi acquisita nel 1988 da ENIChem in joint venture con la giapponese MITusbishi (da cui appunto il nome Miteni), per poi essere ceduta all’olandese ICIG con sede in Lussemburgo… Tanto per avere un’idea delle “forze” contro cui si stava mobilitando quella prima Class Action degna di questo nome in Italia, con oltre 300 soggetti tra cittadini e rappresentanti delle istituzioni (da Medicina Democratica a Lega Ambiente, dalle USL di Vicenza, Padova e Verona alle amministrazioni di varie province e Comuni) che si erano costituiti parte civile. Causa prevedibilmente lunga, resa ancor più difficile dall’indisponibilità degli imputati, il più delle volte latitanti. Fino alla sentenza di fine giugno scorso, che ha riconosciuto le responsabilità di 11 manager (rispetto ai 15 inizialmente accusati) per un totale di 141 anni di carcere, oltre ai risarcimenti per milioni di euro alla cittadinanza. Una sentenza da tutti definita “storica”, benché di primo grado (e chissà quanto tempo dovrà passare per quella definitiva), ma estremamente precisa nel documentare la consapevolezza (e quindi responsabilità) dei vertici Miteni circa la nocività di quegli scarichi industriali, che sversati per decenni nei terreni e corsi d’acqua adiacenti gli impianti, avevano contaminato la seconda falda acquifera più estesa d’Europa: una zona rossa di 150 km2 con decine di Comuni e una popolazione di 350.000 abitanti, il peggior disastro ambientale in Italia e tra i più gravi del mondo, per estensione territoriale e conseguenze nel tempo. Non contente di questa indubbia (benché non conclusiva) vittoria, le Mamme NoPfas non si sono messe in panchina, anzi! Perché l’obiettivo, chiarissimo da sempre, è la totale messa al bando della produzione di Pfas nell’Universo Mondo. E non appena hanno saputo dell’ubicazione del nuovo stabilimento Miteni nello Stato del Maharashtra, località Lote Pershuram a 200 km da Mumbai, eccole determinate a entrare in contatto con le comunità sicuramente soggette a una produzione di veleni persino più grave che in Italia, data la carenza di una legislazione a protezione dell’ambiente e l’informalità delle condizioni di lavoro in India. Ottima idea, ma come fare? L’occasione di qualche primo contatto è coincisa con il Vertice dei Popoli COP30 che si è svolto a Belèm in Brasile nel novembre scorso (dal 6 al 12) con 250 delegazioni da ogni parte del mondo e la Mamma NoPfas Michela Piccoli in rappresentanza della Rete Zero Pfas Italia, che riunisce oltre cento associazioni, tra comitati civici, gruppi di cittadini, medici e singoli attivisti. Con il suo limitatissimo inglese, aiutandosi con il traduttore automatico, Michela se l’è cavata benissimo e ha persino inviato delle corrispondenze. “Non mi sono persa un incontro, più di una volta mi sono sentita privilegiata anzi a disagio nel raccontare la nostra storia, nel confronto con situazioni ancora più disperanti. E tra un incontro e l’altro, anche grazie ai volantini, ai cartelli, alle magliette che mi ero portata, sono entrata in contatto con alcuni attivisti indiani, con cui ho continuato a dialogare anche dopo la COP30. Ma la svolta è arrivata quando a un certo punto siamo state contattate da un documentarista/attivista indiano, Varrun Sukraj, con cui ormai si sta delineando una vera e propria campagna. Lui vive e lavora tra Goa e Mumbai, ma è nato proprio in quel territorio lì, Lote Pershuram, e non sapeva che pesci pigliare, mentre cresceva la protesta delle popolazioni dei villaggi, spaventatissime dalle pessime notizie circa il neo-insediato stabilimento chimico, e ancor più allarmate dalla totale inerzia delle amministrazioni locali.” Solo poco prima della COP30 era uscito infatti un importante articolo su The Guardian, dall’eloquente titolo Dove va a finire uno stabilimento chimico reo della peggior contaminazione idrica? In India, che stava provocando non poche reazioni sui social indiani, con presidi sempre più frequenti nei pressi della Miteni, i media sempre più in allarme, gli amministratori incapaci di dare risposta. Nell’arco di poche settimane questo fronte italo/indiano contro i Pfas è ormai diventato una realtà: via chat, social, chiamate su zoom, brevi clip, un flusso costante di sollecitazioni dall’Italia all’India e ritorno. Come appunto si è visto durante il NoPfas Forum della settimana scorsa a Bruxelles: con la delegazione delle Mamme NoPfas che alla sessione inaugurale, insieme a Varrun Sukraj, hanno parlato anche a nome delle madri (e padri) dell’India, reiterando il concetto che di fronte a quel veleno che attenta alla vita dei figli non possono esserci distinzioni di nazionalità. “Ciò che è successo ai nostri figli non può succedere ai vostri, restiamo unit3, insieme dobbiamo impedire la produzione di Pfas in qualsiasi parte del mondo, soprattutto laddove i costi di produzione sono più vantaggiosi, con la conseguenza di ritrovarci ancor più invasi di nocività a prezzi stracciati. Molte piccole persone, in piccoli posti, che fanno piccole cose, possono cambiare il mondo.” A Bruxellex le Mamme No Pfas hanno chiesto un incontro con Ursula von Der Leyen, mamma anche lei, di sette figli. “Mamma Ursula, le mamme europee vorrebbero parlare con te, ci dedichi 5 minuti del tuo tempo?” hanno scritto sui cartelli e striscioni con cui hanno stazionato per un po’ di fronte al Palazzo dell’Unione Europea… nessuna risposta. In compenso hanno avuto incontri positivi con vari europarlamentari con cui avevano preso appuntamento e anche senza appuntamento hanno bussato alle porte di tutti gli altri, che non hanno potuto fare a meno di riceverle. “Non ci siamo risparmiate nessuna chance di contatto personale, a tutti abbiamo detto che non lasceremo che altre popolazioni vengano danneggiate da questi delinquenti, perché questo è il nome che si meritano e c’è una sentenza che lo dice…”. E subito dopo il ritorno da Bruxelles eccole di nuovo in pista domenica mattina, 8 marzo, insieme alla folta comunità Sikh di Lonigo, che già in passato era stata partecipe delle manifestazioni NoPfas, a cominciare da quel primo partecipatissimo corteo che nell’autunno del 2017 segnalò l’inizio del movimento: con la colonna sonora di Lucio Battisti (Acqua azzurra… Acqua chiara…) e il Vescovo di Vicenza che recitava versi dal Cantico delle Creature di San Francesco: “La richiesta di acqua pulita è anelito alla vita!” Questa volta però la manifestazione era programmata proprio nella sede del Gurudwara, che ogni domenica vede riunite le famiglie Sikh del circondario per la funzione religiosa, oltre che per il rito del langar, in cui si consuma lo stesso semplice cibo, tutti seduti per terra, una sorta di comunione. Non era così scontato che ci fosse una manifestazione NoPfas… e invece è successo. All’ora convenuta è intervenuto Varrun Sukraj dall’India, per spiegare la gravità della situazione in Maharashtra, benché distante migliaia di km dal Punjab, terra natìa di tutti i Sikh che vivono in Italia. E poco dopo, le mamme NoPfas, compresi i cartelli e gli striscioni, sono state ammesse dentro il tempio e alcune di loro (a telecamere spente) sono state accolte accanto all’officiante e con parole semplici hanno spiegato ai presenti perché erano lì e il pericolo che i loro lontani fratelli e sorelle in India stanno correndo, per via di quella stessa fabbrica di veleni che anni prima li aveva visti in corteo contro l’inquinamento delle acque. “Molte piccole persone, in piccoli posti, che fanno piccole cose, possono cambiare il mondo” hanno detto una volta di più Michela Piccoli e Giovanna Dal Lago. Fuori dal tempio c’erano le telecamere del TG e un bel po’ di giornalisti e la copertura mediatica non è mancata. E in ogni caso, anche senza la Miteni che si è trasferita in India, per quei territori offesi del vicentino resta da risolvere la questione delle bonifiche, con il rischio di aggiungere al problema delle acque inquinate le conseguenze inquinanti dell’inceneritore: con il camino della Chemviron, alle porte del Comune di Legnago, che dovrebbe rigenerare i cosiddetti filtri a carbone ma intanto sputa fumi neri nell’aria, con chissà quali conseguenze. Resta dunque vera, anzi impellente la richiesta che la Rete Zero Pfas ha presentato al NoPfas Forum di Bruxelles e che non mancherà di ribadire in qualsiasi altra sede in futuro: I Pfas in qualsiasi forma non si possono bonificare, vanno banditi!     Centro Sereno Regis
March 11, 2026
Pressenza
2 marzo 1949: muore Sarojini Chattopadhyay Naidu
di Bruno Lai. Dopo l’arresto di Gandhi nel 1930 guida il movimento nonviolento per l’indipendenza dell’India Attivista indiana, nel 1930 assume la guida del movimento non violento per l’indipendenza dell’India, dopo che Gandhi viene arrestato in seguito alla marcia del sale. Sarojini Chattopadhyay per Mahatma Gandhi è “Bharat Kokila” (hindi), “Nightingale of India”, l’Usignolo dell’India. Sarojini Chattopadhyay nasce nel 1879
India: 300 milioni in sciopero
di Abdul Rahman – da peoplesdispatch.org (*) Lo sciopero nazionale del 12 febbraio è stato indetto congiuntamente dai sindacati dei lavoratori e dai gruppi di agricoltori per chiedere il ritiro delle politiche antipopolari, come i quattro nuovi codici del lavoro e gli accordi commerciali recentemente firmati con gli Stati Uniti e l’Unione Europea. di Abdul Rahman Giovedì 12 febbraio, 300
February 22, 2026
La Bottega del Barbieri
L’India cresce di rango con l’accordo di libero scambio con la UE
Il 2026 appena iniziato vede il governo indiano protagonista per la tessitura di trame internazionali atte a ridisegnare nodi e tensioni nelle catene del valore globali. Con buona pace della retorica secondo cui si vedono i BRICS come blocco politico alter-occidentalista, il governo indiano presieduto da Narendra Modi e i gruppi finanziari-industriali cresciuti al fianco della sua compagine politica, si avvicinano a Unione Europea e si riavvicinano alla presidenza USA di Donald Trump con la stipula di due importanti accordi bilaterali di libero scambio. Se nelle trattative con l’Unione Europea c’è voluta una gestazione lunga 19 anni, con nel mezzo uno stallo intercorso dal 2013 al 2022. per vedere il compimento de “La madre di tutti gli accordi”, gli attriti tra governo indiano e USA iniziati sul fine estate sembrano ormai avviati a finire con l’annuncio del éresidente statunitense dell’abbassamento dei dazi sulle merci indiane al 18%. > In una finestra temporale di meno di venti giorni l’India, oggi quarta potenza > economica mondiale, porta a casa due pesanti accordi economico-programmatici > attraverso i quali rinforza il suo potere politico nello scacchiere > internazionale. Questa volontà di potenza è sorretta internamente da un regime > autoritario verso forza-lavoro e minoranze religiose, linguistiche, o > nazionali, e colluso con gruppi industriali essenziali per il mantenimento di > potere ed egemonia politica dell’attuale classe governativa indiana > hindu-nazionalista. Politica interna e internazionale, così come riforme economiche interne e accreditamento estero, sono strettamente interdipendenti: da rapporti di classe oppressivi verso i subalterni derivano rapporti di cortesia tra governi e padronato. Per queste ragioni, hanno un pur tenue impatto sulla diplomazia economica le riforme sulla legislazione sul lavoro sbilanciate in favore della parte padronale appena approvate e le facilitazioni fiscali-legali per gli imprenditori varate nella nuova legge di bilancio dal governo Modi. Letto nel suo insieme, lo schematismo su cui si regge l’elevazione dell’India da medio-potenza a super-potenza globale è quello di un neoliberismo autoritario interno accompagnato da un’autonomia strategica – come definita dal ministro degli esteri S Jaishankar – in cui si stringe la mano al miglior offerente purché non sia leso l’onore della nazione e dei suoi governanti. Capisaldi di questo protagonismo la crescita economica del paese, i mutati equilibri in politica internazionale e nelle catene globali del valore e la crescita in settori cruciali come difesa, siderurgia e tecnologie critiche – AI, data-center, semiconduttori, ecc. UN ACCORDO QUASI VENTENNALE Annunciata con grande risalto dal governo Modi, la presenza dei vertici europei Costa e von der Leyen come ospiti d’onore alle celebrazioni del 26 gennaio ha rivestito un’importanza cruciale. Oltre al forte peso simbolico, la visita si è rivelata il palcoscenico perfetto per la conclusione delle trattative sull’accordo di libero scambio tra India e UE. Nella parata le forze armate indiane hanno fatto sfoggio di armamenti utilizzati nel conflitto indo-pakistano come missili BrahMos, sistemi di difesa Akash e Suryastra, seguiti da rappresentanze di appartenenti a corpi militari europei impegnati nelle operazioni di difesa marittime Atalanta e Aspides. Un messaggio simbolico e politico, premonitore della finalizzazione dell’accordo di difesa tra UE e India, il nono firmato a livello internazionale dall’UE e terzo in Asia – dopo Giappone e Corea del Sud –, nel quale i due partner consolidano lo status di cooperazione privilegiata in materia di difesa militare e condivisione delle informazioni in ambito di sicurezza. Davanti all’accordo passano in sordina le sanzioni europee agli intermediari indiani dei petrolieri russi, così come la partecipazione delle forze armate indiane all’esercitazione militare Zapad effettuata nel 2025 con i rispettivi russi e bielorussi, a riprova del fatto che la diplomazia internazionale è innanzitutto una questione economica e militare. Finita la parata ricominciano i negoziati che hanno portato alla finalizzazione di un corposo accordo economico commerciale sorretto da un’architettura legale di governance condivisa su sostenibilità ambientale, infrastruttura legale su cui implementare la cooperazione economico-commerciale e protocolli comuni su industria digitale e cybersicurezza. A facilitare la finalizzazione le frequenti visite di diplomatici e capi di governo europei in India, tre nell’ultimo anno per il ministro degli esteri Tajani. Tra questi, il cancelliere tedesco Mertz che ha visitato l’India a inizio gennaio per limare dettagli su inquinamento, industria siderurgica e automobilistica, presenti nell’accordo quadro tra le due aree economiche. Resta fuori dall’accordo il settore agricolo, spinoso tanto per l’UE a causa le proteste sull’accordo Mercosur, quanto per l’India, dove le proteste dei lavoratori del settore agricolo restano di difficile gestione per il governo Modi. Per la ratifica finale dell’accordo bisognerà attendere la ratifica da parte degli Stati membri dell’UE, del Parlamento europeo e del consiglio dei ministri indiano. L’accordo ha le sembianze di una rivoluzione copernicana per le due parti che vedono scomparire i dazi su oltre il 96% delle merci, comportando un risparmio di oltre quattro miliardi di euro in dazi per le industrie europee. Con la finalizzazione dell’accordo si vuole espandere l’interscambio tra le due aree, che oggi ammonta a $190 miliardi – dati sul 2024-2925 –, creando un’area economica resiliente alla ristrutturazione delle catene del valore globale. Ha certamente giovato al raggiungimento dell’accordo tra India e UE l’imposizione di ulteriori dazi dagli USA dello scorso anno, così come l’apertura delle trattative diplomatiche sul corridoio commerciale IMEC – corridoio economico-commerciale tra India, paesi dell’Asia occidentale e del Sud del mediterraneo – che dà all’accordo un’infrastruttura supplementare su cui poggiarsi. L’India che cresce con proiezioni superiori al 7.3% del Pil per il 2026 incassa tariffe azzerate per l’import di macchinari industriali, prodotti dell’industria chimica, siderurgica e metalmeccanica, sul comparto medico e farmaceutico e soprattutto nel settore aerospaziale – ovvero del settore della difesa. Scendono i dazi per vino, la cui tassazione scenderà progressivamente dal 150% al 20-30% entro il 2030, olio d’oliva, dal 45% a zero, pasta e panificati, dal 50% a zero, e per i distillati saranno più che dimezzati, fino al raggiungimento del 40-50%. > La svolta copernicana effettiva arriva nel settore dell’automotive dove i dazi > indiani scendono di più del 70%, con grossi sconti per i mezzi di fascia alta. > La mossa prevede la riduzione dei dazi al 10% per auto fino ai €15mila, del > 35% per auto tra i €15 e i €35mila, del 30% nella fascia tra €35 e €50mila, e > del 30% per mezzi sopra i €50mila; per un totale previsto di centomila auto > l’anno. Chiudono il quadro la riduzione di dazi per ventimila auto elettriche > prodotte in Europa l’anno al 30%-35%. Il quadro delineato è molto favorevole all’industria automobilistica di lusso, in cui fanno la voce grossa i marchi tedeschi; mentre l’apertura all’industria automobilistica indiana nel mercato UE potrebbe avere più che qualche dolorosa conseguenza sull’industria europea a fronte del ruolo di aziende come Bajaj – proprietario del marchio austriaco KTM – e del ruolo giocato da Tata motors nell’industria europea – già proprietaria dell’ormai dismesso marchio spagnolo Hispano Carrocera e nuovo proprietario di Iveco e FPT. Unici a esultare in Europa i produttori tedeschi, la cui associazione di categoria ha rilasciato una nota stampa «Questo è un passo importante per entrambe le regioni, e in particolare per la Germania in quanto nazione esportatrice e per le aziende dell’industria automobilistica tedesca. Realizza un miglioramento dell’accesso al mercato, di cui c’era urgente bisogno, in un contesto globale sempre più protezionistico, sebbene non tutti gli ostacoli siano stati rimossi»- Inoltre, i massicci investimenti di marchi giapponesi come Honda, Maruti-Suzuki, Toyota e Nissan nella produzione di veicoli elettrici in India per circa $11 miliardi nei prossimi anni, potrebbero far dell’India l’hub di produzione e poi esportazione di auto dall’Asia all’Europa. > In un contesto di ridefinizione delle catene del valore globale, dalla > progressiva dismissione dell’industria metalmeccanica europea alla centralità > qualitativo-quantitativa dei mercati asiatici nel settore, la notizia ha forte > valore: il capitale si sposta dove sono più forti gli incentivi pubblici > economici, legali e ambientali, e dov’è più forte il potere degli imprenditori > rispetto alla classe operaia. È inoltre critica la gestione del settore siderurgico, di cui l’India è seconda produttrice globale dietro la Cina, con una produzione di 123,9 milioni di tonnellate nel 2025. La stipula di questo accordo, con la maggioranza governativa indiana che ha tra le sue fila membri delle famiglie industriali Jindal e Mittal, rispettivamente proprietaria delle acciaierie di Piombino e già proprietari dell’ex-ILVA di Taranto, dovrebbe far suonare più di un campanello d’allarme a queste latitudini. CHI CI GUADAGNA? Escono sicuramente vincitrici da questo round di trattative le industrie militari europee e indiane, entrambe in forte crescita grazie ai cospicui finanziamenti statali e alla corsa al riarmo generale, che nel giorno successivo alla stipula dell’accordo vedono le proprie azioni rialzarsi del 7%, con punte dell’8,9% per Bharat Electronics. Lo scenario che si apre può contare oggi su un’India certamente dipendente dalle forniture estere – stando al report dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma seconda importatrice mondiale, con 8.9% dell’import globale – ma con produzioni in ascesa grazie a espansione industriale, domanda interna, e joint-venture con produttori occidentali. Lo scenario aperto dal nuovo trattato di libero scambio spalanca le porte a ulteriori esportazioni e produzioni in joint-venture di armamenti per le maggiori aziende europee, dando allo stesso tempo un’exit strategy all’India dalla dipendenza storica dalla Russia – ora meno affidabile nell’esportazione d’armi a causa dell’impegno militare in Ucraina. Le numerose visite di diplomatici italiani e funzionari di controllate statali hanno ottenuto condizioni di mercato progressivamente vantaggiose per le aziende italiane, espulse per lungo tempo dal mercato indiano in seguito allo scandalo sulla corruzione di funzionari indiani da parte di Augusta Westland nel 2014, con commesse per la fornitura di equipaggiamenti per le controllate dei gruppi Leonardo-FinMeccanica e FinCantieri, e protocolli di interoperabilità di armamenti. L’industria indiana guadagna molto nel settore delle tecnologie critiche che comprendono  semiconduttori, data center, assemblaggio e produzione, acquisendo know-how senza tariffe dall’UE e offrendo un ambiente produttivo vantaggioso in termini di costo della forza lavoro qualificata, regolamentazione ambientale e incentivi pubblici. A muovere i primi passi grandi aziende del settore tecnologico, come Alphabet-Google che ha annunciato investimenti per $15 miliardi per la costruzione di un hub AI a Visakhapatnam in Andhra Pradesh e la firma della stessa azienda di un accordo quadro nello Stato dell’Assam. Investimenti in espansione anche grazie alla partecipazione a numerose iniziative del forum mondiale dell’economia di Davos di esponenti di primo piano del governo indiano e dei governatori di sei Stati indiani, corsi in Svizzera per accaparrarsi investimenti da gruppi finanziari-industriali alla ricerca di nuovi spazi di mercato. Di questi vale la pena citare l’accordo siglato dal governatore dell’Uttar Pradesh all’ultimo forum mondiale dell’economia con l’olandese AM Green per la costruzione di un data center a Noida – alla periferia di Delhi – con un investimento previsto di $25,.3 miliardi entro il 2028. Gli investimenti in centri di calcolo avanzati si accompagnano a quelli dell’industria ad alto valore aggiunto, in forte sviluppo anche grazie alla filiera corta favorevole sia all’assemblaggio di componenti tecnologici avanzati, che alla produzione di prodotti finiti. Una filiera disegnata su misura da grandi marchi come Samsung e Apple, che negli ultimi anni hanno individuato nell’India un paese sicuro in cui produrre per tenersi al riparo dalla guerra dei dazi contro le aziende cinesi portando con sé grandi fornitori del calibro di Foxconn e trovandone di nuovi e competitivi all’interno degli hub industriali indiani. In questo sistema fortemente viziato da schemi di incentivi pubblici per l’industria estera varati dal 2020 e dalla noncuranza delle istituzioni verso le condizioni dei lavoratori della filiera, l’India diventa territorio di conquista per finanza e industria di settore. > Incassa un altro successo il governo Modi, accreditatosi sullo scenario > internazionale come interlocutore di primo livello e portavoce della “più > grande democrazia del mondo”. Restano molti i dubbi sulle clausole etiche > dell’Unione Europea, conscia delle ripetute violazioni dei diritti delle > minoranze nel subcontinente, e l’attenzione alle convenzioni > dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro che ha più volte denunciato le > condizioni di sfruttamento strutturale della forza-lavoro nel subcontinente > indiano. Alla fine dei conti in Europa tutti brindano al successo, dalla commissaria europea agli esteri Kaja Kallas alla premier italiana Meloni, da tempo molto vicina al governo Modi. Che questo sia anche un successo del ministro degli esteri Tajani che partecipò alla sessione dell’UNESCO di Delhi in cui si è iscritta la cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità fa più ridere che piangere, data la residualità dell’industria italiana – fatta eccezione per i settore farmaceutico e difesa – nell’economia internazionale; che questo accordo si festeggi con così tanta enfasi senza proferire parola sull’acquisizione da parte di Tata Motors di Iveco e di FPT da parte del governo italiano è senz’altro farsesco; che si faccia al cospetto di una maggioranza governativa composta tra gli altri da membri delle famiglie industriali Jindal e Mittal – protagonisti della deindustrializzazione nociva delle acciaierie di Piombino e Taranto – è senz’altro tragico. La copertina è di MEAphotography (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo L’India cresce di rango con l’accordo di libero scambio con la UE proviene da DINAMOpress.
February 13, 2026
DINAMOpress
Le macchinazioni di Trump intorno al petrolio, tra Cuba, Venezuela e Brics
Giovedì scorso, con un ordine esecutivo, il presidente USA Donald Trump ha dichiarato Cuba una minaccia per la sicurezza nazionale e l’agenda di politica esterna del paese, in particolare perché L’Avana, si legge nel testo del provvedimento, è allineata e fornisce “supporto a numerosi paesi ostili, gruppi terroristici transnazionali e […] L'articolo Le macchinazioni di Trump intorno al petrolio, tra Cuba, Venezuela e Brics su Contropiano.
February 3, 2026
Contropiano
India: quando il bambù si abbatte sui maschi violenti
A seguire intervista a «Lucha y Siesta»: articoli di Alessandro Chiti e Lucrezia Agliani, ripresi da «ultimavoce» L’onda rosa in India: la Gulabi Gang   Il movimento femminista che combatte la corruzione e le violenze delle istituzioni indiane. Il peso delle parole Quando parliamo di femminismo ci vengono subito in mente le voci di attrici e attori che negli ultimi
January 31, 2026
La Bottega del Barbieri
Nuovo accordo tra Emirati Arabi Uniti e India. Un messaggio alla “NATO islamica”
Il primo ministro indiano Narendra Modi e il Presidente degli Emirati Arabi Uniti (EAU), lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, si sono incontrati a Nuova Delhi il 19 gennaio. Durante questa breve visita, durata solo poche ore, hanno firmato un accordo per raggiungere importanti obiettivi economici, ma che è […] L'articolo Nuovo accordo tra Emirati Arabi Uniti e India. Un messaggio alla “NATO islamica” su Contropiano.
January 27, 2026
Contropiano
Anna’s Archive: Robin Hood ruba, Meta incassa
di jolek78 256 milioni di canzoni Ore 03:00. Era una (un’altra…) di quelle notti, una di quelle in cui il cervello decide che dormire è un argomento sopravvalutato. Dopo la solita passeggiata notturno/mattutina per le strade di una remota cittadina scozzese – dove anche un volpino mi ha osservato con l’aria di “gli umani son tutti strani” – mi son
L’altra versione della Strategia statunitense. Il “C5” al posto del “G7”
La strategia di Sicurezza Nazionale statunitense della seconda amministrazione Trump ha creato molto scalpore. Alcuni hanno provato a ridimensionare il contenuto, ma la maggior parte dei commentatori, che fossero analisti, giornalisti o politici, non hanno potuto fare a meno di constatare ciò di cui i primi accenni erano già arrivati […] L'articolo L’altra versione della Strategia statunitense. Il “C5” al posto del “G7” su Contropiano.
December 15, 2025
Contropiano