PROTESTE IN TUNISIA DOPO L’ENNESIMO NAUFRAGIO VERSO L’ITALIA. LA GEN Z CHIEDE POLITICHE PER FAR FRONTE A CRISI E DISOCCUPAZIONE
Scontri con la polizia a Ben Guerdane, nel sud-est della Tunisia, vicino al
confine con la Libia, dopo il naufragio di un’imbarcazione con a bordo 15
persone, 14 delle quali originarie della regione tunisina. Mostafa Abdelkebir,
presidente dell’Osservatorio Tunisino per i Diritti Umani, ha dichiarato che tra
le vittime figurano sette membri della stessa famiglia, e che un ospedale di Ben
Guerdane ha ricevuto negli ultimi giorni almeno 19 corpi di migranti recuperati
in mare.
Dopo lo stop delle operazioni di ricerca dei migranti a bordo dell’imbarcazione
naufragata a largo di Zarzis domenica 23 agosto mentre si dirigeva verso
l’Italia, sono scoppiate le proteste. Centinaia di giovani hanno bloccato le
strade e appiccato incendi a pneumatici a Ben Guerdane, mentre le forze di
polizia hanno risposto con lanci di lacrimogeni per disperdere la folla. Le
proteste sono proseguite anche i giorni successivi, con scontri tra la
popolazione e i militari.
I manifestanti, gran parte giovani e giovanissimi, chiedono migliori condizioni
di vita e investimenti per lo sviluppo economico della regione, sostenendo che
la mancanza di opportunità per le nuove generazioni, con la disoccupazione
crescente, anni di marginalizzazione e assenza di prospettive che stiano
spingendo i giovani a intraprendere pericolosi viaggi in mare verso l’Europa.
Diversi cortei hanno anche chiesto alle autorità di accelerare le operazioni di
ricerca e soccorso e di avviare un’inchiesta indipendente sulle cause del
naufragio.
Matteo Garavoglia, giornalista freelance che si occupa di Nord Africa e in
particolare di Tunisia con reportage sul campo. Ascolta o scarica.