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Rep. Dem. Congo: le comunità locali di fronte all’epidemia di Ebola
> Negli ultimi mesi, l’epidemia di Ebola si è diffusa nella Repubblica > Democratica del Congo. L’epidemia è causata dal virus Bundibugyo, contro il > quale non esiste ancora un vaccino. Il Paese ha ricevuto dosi limitate di un > vaccino sviluppato per un altro ceppo di Ebola, con scarsa efficacia contro > Bundibugyo. Come spiegato in un precedente articolo di Pressenza sulla crisi dell’Ebola, la Repubblica Democratica del Congo ha una notevole esperienza nella lotta contro questa malattia. Nel corso degli anni, le autorità sanitarie e i partner internazionali hanno sviluppato competenze importanti in materia di sorveglianza, laboratorio, vaccinazione, trattamento e mobilitazione della comunità. Allora, come si spiega questa nuova epidemia, con una diffusione che sembra fuori controllo? Come si evince da uno studio (1) recentemente pubblicato sulla rivista African Journal of Reproductive Health, la comprensione di questa epidemia, come delle precedenti, non può essere ridotta a una questione sanitaria: «Ci ricorda che le epidemie non sono causate solo da agenti patogeni biologici, ma anche da disuguaglianze sociali, sconvolgimenti ambientali, sistemi sanitari fragili e conflitti armati persistenti. Se Ebola fa notizia per i suoi terribili sintomi e la sua elevata mortalità, molto meno studiate sono le condizioni che ne favoriscono la diffusione.» Gli autori aggiungono: «Molte delle comunità colpite nella parte orientale della RDC soffrono di carenza cronica di acqua potabile, servizi igienico-sanitari, elettricità, trasporti e accesso all’assistenza sanitaria.» Ciò comporta ritardi nella diagnosi, e di fatto aumenta il rischio di trasmissione all’interno del nucleo familiare e della comunità. Un altro fattore di ritardo nella diagnosi può essere la povertà estrema del nucleo familiare, perché una diagnosi di infezione comporta l’interruzione di un’attività e la perdita di reddito. Concludono: «Una prevenzione sostenibile richiede che siano affrontate le condizioni sociali e ambientali che favoriscono la proliferazione degli agenti patogeni. Se l’origine dell’Ebola è un virus, le epidemie sono alla fine alimentate da vulnerabilità che le società non riescono a gestire.» I CONSIGLI DEGLI OPERATORI SANITARI SUL CAMPO Pressenza ha intervistato Byenigulu Deidei Pacifico, animatore comunitario della zona sanitaria di Uvira, in RD Congo, Sud Kivu. Pressenza: Quali sono i timori della popolazione riguardo alla malattia da virus Ebola? BDP: Da noi, a Uvira, siamo nella zona vicino al confine tra il Burundi e il Congo. La gente teme di essere contaminata nel passaggio fra Uvira e Bujumbura, visti questi movimenti della popolazione. Pressenza: Quali sono le difficoltà della popolazione ad andare in un centro sanitario per fare un test? BDP: Innanzitutto le persone hanno timore della diagnosi e anche di conoscere il loro stato di salute generale. Il secondo problema è la distanza, che impedisce alle persone di accedere al centro sanitario. E il terzo punto è la mancanza di informazioni: le persone non sanno dove sono i laboratori per lo screening del virus Ebola. Pressenza: Qual è il suo messaggio alla popolazione sulle misure preventive? BDP: La chiave è lavarsi le mani con acqua corrente e sapone. Se non c’è il sapone, allora una soluzione idroalcolica. Altrimenti la cenere, da noi spesso utilizzata. Se non ci sono questi tre elementi, allora si può usare l’acqua contenente cloro allo 0,05%. Secondo messaggio: chiedo alla popolazione di Uvira di non stigmatizzare le persone che hanno un contatto con questa malattia. Chiederei anche alla popolazione di Uvira di avere il coraggio di andare a farsi testare. Pressenza: Ha un messaggio per le organizzazioni partner? BDP: Sì, raccomando ai partner di aiutare la popolazione nell’accesso ai servizi di cura: poiché c’è la paura, la mancanza di informazioni e anche la distanza, chiederei ai partner di sostenere i centri sanitari in materia di test, di materiale, in modo che le persone possano sapere dove andare per essere testate e avere altre informazioni sulla prevenzione. TENERE CONTO DELLE NORME E DELLE PRATICHE SOCIALI E CULTURALI La lotta contro un virus deve essere globale. Lo abbiamo visto in tutto il mondo al tempo della crisi da Covid-19, ora lo vediamo nell’Africa centrale con Ebola: le popolazioni esitano a fidarsi dei governi e delle agenzie pubbliche. Nell’est della RDC, ci sono state troppe violenze dovute ai conflitti armati, troppa violenza economica con la povertà legata allo sfruttamento delle ricchezze minerarie. Di fronte a Ebola, la popolazione si sente ancora una volta abbandonata a se stessa. In un articolo (2) apparso sulla rivista medica The Lancet, gli autori insistono sul fatto che questa lotta non potrà essere efficace se non si fonda sulle comunità locali. > «Le misure di intervento devono tenere conto delle norme e delle pratiche > sociali e culturali delle comunità colpite”, ma riconoscono che nella pratica > il coinvolgimento della comunità viene generalmente considerato solo dopo le > decisioni tecniche. Riconoscono anche che le comunità sono fonti di > informazione, data la conoscenza che apportano circa le norme sociali e i temi > delicati.  > > «Pertanto, una risposta incentrata sulla comunità deve includere leader > autorevoli a livello locale e affrontare gli ostacoli concreti che determinano > se le persone segnalano i sintomi o nascondono la malattia: costi di > trasporto, timore dell’isolamento, perdita di salario, presa in carico dei > bambini, accesso a cure di supporto gratuite, trattamento rispettoso delle > famiglie e procedure trasparenti per sepolture sicure e dignitose.» > > Si fa anche notare l’importanza delle persone che sono state infettate dal > virus e ne sono sopravvissute. «I sopravvissuti sono tra le risorse > comunitarie più potenti in qualsiasi risposta a Ebola, fornendo un supporto > tra pari, dimostrando che la sopravvivenza è possibile e contribuendo a > ridurre la dissimulazione della malattia spinta dalla paura, che ne ritarda > l’individuazione e ne amplifica la diffusione.» Per la redazione francofona, Roger Seko Raphaël e Jean-Marc Dunet -------------------------------------------------------------------------------- NOTE: (1) Anne Baber Wallis e Friday Okonofua – Il ne s’agit pas seulement de virologie : l’épidémie d’Ebola de Bundibugyo, en RD Congo et en Ouganda, exige une réponse de santé publique plus large – African Journal of Reproductive Health, 2026, DOI 10.29063/ajrh2026/v30i13.1 (2) Placide Mbala-Kingebeni, Yap Boum, Mosoka P Fallah, Barthalomew Wilson, Marie-Roseline Belizaire, Nicole A Hoff, Armand Sprecher, Lisa E Hensley, Jason Kindrachuk, Anne W Rimoin – Bundibugyo Ebola in DR Congo and Uganda: community-centred response must be operational, not rhetorical – 23/06/2026 – https://doi.org/10.1016/S1473-3099(26)00322-1 -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL FRANCESE DI MARINELLA CORREGGIA. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Pressenza IPA
October 21, 2026
Pressenza
RADIO AFRICA: REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO TRA EBOLA E GUERRA INFINITA NELL’EST, IL PRESIDENTE VOLA IN ISRAELE
In questa puntata sono diversi gli argomenti che ci porteranno nella Repubblica Democratica del Congo, cuore del continente africano. Inizieremo con un articolo della nostra collaboratrice Cornelia Toelgyes di Africa Express, che riassume i temi di questa puntata. Partiremo dal virus ebola, la cui diffusione non si arresta: nonostante siano già morte oltre 3 mila persone, l’Organizzazione Mondiale della Sanità sembra dimostrare ottimismo, affermando che le sperimentazioni di due potenziali vaccini dovrebbero iniziare entro ottobre o novembre. Sempre l’OMS, ha fatto sapere che che 1.407 persone sarebbero guarite dopo aver contratto il virus. Parleremo poi, con Leila Belhadj Mohamed, attivista e giornalista esperta di questioni internazionali, della visita del presidente della Repubblica Democratica del Congo Félix Tshisekedi in Israele, dove è stato ricevuto anche dal premier Benjamin Netanyahu. I due leader hanno ribadito il loro impegno comune, cioè la volontà di voler rafforzare le relazioni diplomatiche tra i loro Paesi. Chiuderemo la puntata con l’importante testimonianza che abbiamo registrato da Bukavu, nel Sud Kivu. Con noi Padre Franco Bordignon, missionario Saveriano che vive da oltre 50 anni nella regione. Ci parlerà delle continue violenze nell’est del paese opera dei ribelli filo ruandesi dell’M23, che hanno instaurato una nuova amministrazione, coprendo il buco lasciato dallo stato centrale. Nonostante i colloqui di fine agosto in Svizzera, tra governo di Kinshasa e ribelli di M23, la situazione resta grave, anche a causa del considerevole aumento dei prezzi dovuto alle tensioni internazionali. La puntata di Radio Africa, in onda giovedì 17 settembre alle ore 18.45 e in replica venerdì 18 settembre, alle ore 6.30. Ascolta o scarica
September 17, 2026
Radio Onda d`Urto
MSF: “Ricerca su cure e prevenzione non lasci indietro i bambini”
IN UN COMMENTO PUBBLICATO OGGI SU THE LANCET, MSF DIMOSTRA CHE L’ATTUALE EPIDEMIA DI EBOLA CAUSATA DAL VIRUS BUNDIBUGYO NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO STA COLPENDO I BAMBINI IN MODO SPROPORZIONATO. MSF inoltre chiede a tutti gli attori coinvolti nella ricerca su trattamenti e strumenti di prevenzione contro il virus Bundibugyo di garantire una reale inclusione dei bambini negli studi previsti sulle contromisure mediche e un accesso tempestivo a formulazioni pediatriche dei farmaci attualmente in studio, in particolare per la profilassi post-esposizione orale (PEP). Al 4 agosto 2026, tra i casi confermati con malattia di Ebola da virus Bundibugyo per i quali era disponibile l’età, la percentuale di bambini sotto i 5 anni che, dopo la diagnosi, sono morti era significativamente più alta rispetto a quella degli adulti. Il ritardo nell’inclusione dei bambini negli studi clinici, la mancanza di indicazioni sul dosaggio pediatrico e i dubbi sulla sicurezza sono ostacoli già noti nell’accesso alle contromisure mediche per bambini, donne e ragazze in gravidanza o allattamento. Attualmente, lo studio EBO-PEP, avviato il 14 luglio 2026, sta valutando l’antivirale orale obeldesivir per prevenire il contagio dopo un’esposizione ad alto rischio al virus Ebola Bundibugyo. Se si dimostrasse efficace, potrebbe rappresentare uno strumento pratico e utilizzabile su larga scala per proteggere le persone che hanno avuto un contatto recente con un caso di Ebola. “Troppo spesso l’inclusione dei bambini nello sviluppo delle contromisure mediche durante le emergenze di salute pubblica viene relegata alle note a margine. Ma oggi, con i bambini esposti a un rischio sproporzionatamente elevato di morire se contagiati nell’attuale epidemia in RDC, la loro inclusione è fondamentale” afferma il dottor Neal Russell, consulente pediatrico di MSF. Sebbene i bambini di peso inferiore a 30 kg (di età pari o inferiore a circa 12 anni) siano esclusi dallo studio nella sua progettazione originale, è probabile che venga presto approvata una modifica al protocollo volta a includere i bambini di peso superiore a 20 kg. Rimangono però esclusi i bambini sotto i 20 kg, indicativamente di 6 anni o meno, a causa della mancanza di una formulazione pediatrica disponibile di obeldesivir e dell’assenza di dati pubblicati che supportino la frantumazione o la dissoluzione delle compresse. Per chi resta escluso, lo studio prevede un sotto-protocollo con remdesivir per via endovenosa. Tuttavia, un trattamento endovenoso quotidiano per 10 giorni è molto difficile da gestire operativamente durante un’epidemia, soprattutto nei bambini più piccoli. Gilead, l’azienda farmaceutica che produce obeldesivir, ha recentemente espresso la disponibilità a fornire formulazioni pediatriche del farmaco. Resta però da capire quando potranno iniziare gli studi con le formulazioni orali pediatriche. “Ricercatori, finanziatori e altri attori devono sostenere con urgenza un sotto-studio pediatrico sull’obeldesivir, a partire dalle indicazioni di dosaggio già disponibili, e accelerare la valutazione di altri antivirali orali e anticorpi monoclonali come profilassi post-esposizione. Dobbiamo produrre ora le evidenze necessarie affinché i bambini possano accedere a trattamenti preventivi efficaci insieme a tutti gli altri, non quando l’epidemia sarà finita – conclude Russell di MSF – Gilead si è impegnata a produrre obeldesivir in formulazione pediatrica. Auspichiamo che fornisca una tempistica chiara e accelerata e che gli attori coinvolti possano organizzare al più presto studi pediatrici con questa formulazione, o con compresse per adulti opportunamente adattate, affinché tutti i bambini a rischio possano essere inclusi negli studi che valuteranno quali opzioni di profilassi post-esposizione siano più pratiche, tempestive ed efficaci”. * MSF – Ebola : une nouvelle étude démontre l’efficacité du vaccin dans le cas d’une épidémie * THE LANCET – An urgent opportunity to ensure children’s access to oral post-exposure prophylaxis trials for Bundibugyo virus disease Redazione Italia
September 1, 2026
Pressenza
Ebola, un'infermiera in RDCongo ci parla di situazione critica
Con un'infermiera che attualmente si trova a Goma, in RDCongo, con Medici senza Frontiere Olanda, torniamo a parlare dell'epidemia di Ebola che, per l'ennesima volta dal 1976, si è sviluppata all'interno del paese. I primi casi si sono registrati in una zona che si trova a Nord del Nord Kivu ma, attualmente, gli episodi confermati di "malattia a virus Ebola" sono in totale 837, compresi tra la zona dell'Ituri, del Nord e del Sud Kivu. In questo quadro, Medici senza Frontiere sta cercando di sostenere soprattutto gli ospedali e i centri di salute esistenti nel paese ma la situazione è drammatica anche a causa dell'ingente taglio di risorse ad USAid recentemente imposto dall'amministrazione Trump, che ha determinato ricadute negative sui programmi di vaccinazione e sull'assistenza alla popolazione più vulnerabile, ad esempio le donne e le persone appartenenti alla comunità LGBTQ. Molto importante è anche l'attività di sensibilizzazione delle comunità locali e di promozione della salute, con particolare riguardo alla diffusione di pratiche funerarie atte a garantire alle persone morte per Ebola una sepoltura dignitosa e sicura, al fine di limitare la diffusione del contagio. Va infine considerato che l'RDCongo è un paese ricchissimo di risorse, soprattutto minerarie, dove però la popolazione vive in condizioni di assoluta povertà e non ha diritto all'assistenza sanitaria gratuita.
June 17, 2026
Radio Onda Rossa
[radio africa] Radio Africa: RDCongo. Kenya, Somalia, Etiopia
Congo: questa epidemia di Ebola è la diciassettesima a colpire la Repubblica Democratica del Congo, a soli cinque mesi dalla fine della precedente. Le province della RDC dove si registrano gran parte dei casi, sono teatro di una guerra pluriennale da parte di decine di gruppi armati, milizie locali e movimenti ribelli per il controllo di immense ricchezze minerarie. La guerra ha provocato milioni di sfollati interni, costringendo la popolazione a continui spostamenti alla ricerca di sicurezza e cibo. In questo scenario, il monitoraggio epidemiologico diventa estremamente complicato. La fragilità delle infrastrutture sanitarie rappresenta un ulteriore elemento critico e si creano così le condizioni per lo sviluppo dell’epidemia. Anche le false notizie e le credenze fallaci a proposito dell’epidemia contribuiscono a creare un clima sfavorevole al lavoro dei sanitari, costretti spesso ad affrontare aggressioni ed attacchi. Kenya: Trump vuole esternalizzare la cura dell'Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, trasferendola in Kenya .In collaborazione con Nairobi, Washington ha pianificato di aprire un centro di quarantena in Kenya per i pazienti americani infetti da Ebola. Questo progetto è stato portato avanti , senza tenere conto della società civile e del sistema giudiziario del Paese dell'Africa orientale. È stato principalmente a causa di una fuga di notizie giornalistica che il popolo keniota ha appreso di questo progetto ,secondo il Wall Street Journal del 26 maggio, l'amministrazione americana ha annunciato l'imminente invio di 30 operatori sanitari e 50 posti letto ospedalieri. Il comprensibile panico scatenato dall'Ebola ha inevitabilmente spinto i kenioti in piazza, in particolare a Laikipia, 190 km a nord di Nairobi, la città dove doveva essere allestito il centro di quarantena,non a caso vicino a una base militare. Per diversi giorni, centinaia di manifestanti hanno contestato le autorità, chiaramente indignate anche dalla recente contrattazione degli aiuti americani al sistema sanitario keniota,Gli Stati Uniti hanno detto che contribuiranno con 13,5 milioni di dollari alle spese di prevenzione del Kenya. Somalia: nella notte tra il 3 e il 4 giugno, a Mogadiscio sono scoppiati violenti scontri tra le forze governative somale e i gruppi di opposizione. Video, mostrano sparatorie nei pressi delle residenze di diverse figure dell'opposizione, tra cui l'ex Primo Ministro Hassan Ali Khaire. Khaire ha accusato il Presidente Hassan Sheikh Mohamud di aver ordinato un attacco alla sua abitazione. Queste violenze si inseriscono in un clima di forte tensione politica. A marzo scorso, il Parlamento ha approvato una riforma costituzionale che ha introdotto il suffragio universale diretto e ha esteso il mandato presidenziale da quattro a cinque anni. L'opposizione interpreta questa decisione come un tentativo di rimanere al potere. L’esplosione della violenza è il risultato inevitabile di una totale assenza di compromesso politico. In Somalia, le istituzioni statali faticano a imporsi come attori neutrali, l’esercito regolare risente pesantemente delle affiliazioni claniche. La mossa del presidente Mohamud ha accentuato ulteriormente queste linee di frattura. Etiopia: l'Etiopia si è recata alle urne lunedì 1° giugno per le sue settime elezioni generali. L'esclusione del Tigray, la persistenza del conflitto armato e la frammentazione dell'opposizione gettano dubbi sulla credibilità del voto. Diverse ombre incombono sui seggi elettorali. Il Partito della Prosperità (PP) si presenta alle elezioni come il favorito assoluto: il Primo Ministro Abiy Ahmed e il suo partito controllano già il governo federale e tutte le amministrazioni regionali, ad eccezione del Tigray. D'altro canto, i partiti di opposizione, dilaniati da divisioni interne, rimangono frammentati, indeboliti da arresti, pressioni da parte delle forze di sicurezza e una presenza disomogenea sul territorio nazionale.
June 10, 2026
Radio Onda Rossa
Kenya. Proteste contro il centro per cittadini USA esposti all’Ebola
Centinaia di manifestanti si sono radunati lunedì 1° giugno nella città di Nanyuki, nel centro del Kenya, per protestare contro la possibile realizzazione di una struttura di quarantena per l’Ebola all’interno di una base militare statunitense. Il centro, stando ai piani originari, avrebbe dovuto accogliere cittadini stelle-e-strisce potenzialmente esposti al virus ma […] L'articolo Kenya. Proteste contro il centro per cittadini USA esposti all’Ebola su Contropiano.
June 2, 2026
Contropiano
EBOLA: AUMENTANO I RISCHI DI DIFFUSIONE DELL’EPIDEMIA. OMS INNALZA IL LIVELLO DI ALLERTA
La nuova epidemia di ebola continua la corsa e non si ferma in Congo. Kinshasa denuncia la morte di 204 persone, i casi sospetti sono 900. L’Oms innalza il livello di allerta sanitaria da “elevato” a “molto elevato”. Dopo il Congo la vicina Uganda, che dopo i primi casi accertati ha deciso di chiudere i confini. Numerosi Paesi africani, compresi quelli mediterranei come la Tunisia, hanno rafforzato i controlli alle frontiere. Il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus ha affermato che mentre la Repubblica Democratica del Congo (RDC) aumenta la sorveglianza sanitaria nella sua risposta all’Ebola nella provincia di Ituri, epicentro dell’epidemia soggetta da anni a scontri armati tra opposte fazioni, quasi 5 milioni di persone vivono in mezzo a conflitti in corso, di cui un milione sfollati e ammassati in campi profughi. “La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Questo sta ostacolando gravemente gli sforzi per aumentare il tracciamento dei contatti con Ebola e identificare le infezioni abbastanza presto da fornire cure di supporto”, ha aggiunto, sottolineando che l’insicurezza e la paura in corso stanno anche alimentando la diffidenza all’interno delle comunità. Il capo dell’OMS ha affermato che l’OMS e i partner sanitari umanitari mantengono una presenza in tutta Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure, dove le comunità stanno affrontando non solo la minaccia di Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie. Tedros ha sottolineato che fornire un pacchetto completo di servizi sanitari è essenziale – non solo per soddisfare le esigenze sanitarie urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per un’efficace risposta a Ebola, ha riferito l’agenzia di stampa Xinhua. Il ceppo che caratterizza la 17esima epidemia di ebola, dichiarata lo scorso 15 maggio nella Repubblica Democratica del Congo, è particolarmente aggressivo. Si tratta del Bundibugyo, che prende il nome dall’ omonimo distretto ugandese, dove è stato identificato per la prima volta nel 2007 e finora non esiste nessun vaccino per questa variante della patologia. Il 16 maggio, Tedros ha stabilito che la malattia di Ebola causata dal virus Bundibugyo nella RDC e in Uganda costituisce un’emergenza di salute pubblica di preoccupazione internazionale. La valutazione condotta da ActionAid nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, ha fatto emergere come l’83% delle scuole non dispone di postazioni per il lavaggio delle mani o per l’igiene specifiche per l’Ebola mentre l’81% non ha protocolli di risposta o di isolamento attivi e nel 78% non sono disponibili dispositivi di protezione individuale per insegnanti o studenti. Inoltre, il 74% degli insegnanti non ha ricevuto alcuna formazione sull’Ebola e il 67% delle scuole non ha ricevuto nemmeno una visita da parte delle autorità sanitarie in relazione all’epidemia. Dato estremamente preoccupante, il 29% delle scuole ha già registrato almeno un caso sospetto di Ebola o un contatto stretto. ActionAid chiede un intervento umanitario urgente e localizzato di fronte all’allarmante mancanza di preparazione alla malattia da virus Ebola nelle scuole e nelle comunità. Nel “Focus delle 12” in onda questa mattina sulle nostre frequenze Cornelia Isabel Toelgyes vice direttrice del quotidiano online Africa-express e Emanuele Crespi responsabile umanitario ActionAidAscolta o scarica 
May 25, 2026
Radio Onda d`Urto
TORNA L’EBOLA NELL’EST DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, TRA CONFLITTO PERMANENTE E CAOS POLITICO
Sono già novantuno i morti accertati e oltre trecento i casi sospetti addebitati ad un nuovo ceppo del virus Ebola che torna nella Repubblica Democratica del Congo per la diciassettesima volta dal 1976. “Non è pandemia, ma si diffonde in fretta” informano i vertici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che hanno lanciato l’allarme. Il direttore generale dell’organizzazione internazionale basata a Ginevra Tedros Adhanom Ghebreyesus ha puntualizzato che “esistono notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica”. Data la situazione potenzialmente esplosiva, le frontiere tra Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Ruanda, sono già state chiuse.  Il virus sarebbe partito dall’Uganda mietendo due vittime, per poi diffondersi nella provincia congolese dell’Ituri, epicentro attuale dei casi segnalati, in particolare nel capoluogo Bunia. Due morti sono stati registrati anche nelle province del Nord e Sud Kivu. Come raccontato ai nostri microfoni da Leopoldo Rebellato, attivo nell’est del paese dagli anni ottanta, si tratta di territori dove le comunicazioni sono complesse, dato che “la rete internet è scadente o inesistente” e in pochi dispongono di una radio. A questo si aggiunge una “guerra sempre in atto” per la gestione del potere e delle immense risorse naturali presenti nel sottosuolo. Ad esempio “a Kavumu, nel Sud Kivu, pochi giorni fa ci sono stati 460 militari uccisi”. Il problema della mancanza di strutture sanitarie adeguate per la gestione del virus e l’assenza di infrastrutture per i laboratori mobili che “sarebbero necessari” anche per registrare i contagi, confermano l’incertezza delle autorità sui dati. Autorità che nell’Ituri rispondono al potere centrale di Kinshasa, ma che in Nord e Sud Kivu sono rappresentate dai ribelli filoruandesi dell’M23, “uno stato nello stato, un bubbone”. Il virus in questione è il Bundibugyo, provoca sintomi quali febbre, dolori muscolari, affaticamento, mal di testa e mal di gola. Si diffonde attraverso gli scambi di fluidi corporei da persona a persona o con il contatto con il sangue di una persona infetta. Non esistono attualmente vaccini per far fronte a questo ceppo del virus. Negli ultimi cinquant’anni Ebola ha ucciso oltre 15 mila persone in tutto il continente. Il punto con Leopoldo Rebellato, presidente dell’associazione Incontro fra i Popoli. Ascolta o scarica  
May 18, 2026
Radio Onda d`Urto