Tag - bundibugyo

Rep. Dem. Congo: le comunità locali di fronte all’epidemia di Ebola
> Negli ultimi mesi, l’epidemia di Ebola si è diffusa nella Repubblica > Democratica del Congo. L’epidemia è causata dal virus Bundibugyo, contro il > quale non esiste ancora un vaccino. Il Paese ha ricevuto dosi limitate di un > vaccino sviluppato per un altro ceppo di Ebola, con scarsa efficacia contro > Bundibugyo. Come spiegato in un precedente articolo di Pressenza sulla crisi dell’Ebola, la Repubblica Democratica del Congo ha una notevole esperienza nella lotta contro questa malattia. Nel corso degli anni, le autorità sanitarie e i partner internazionali hanno sviluppato competenze importanti in materia di sorveglianza, laboratorio, vaccinazione, trattamento e mobilitazione della comunità. Allora, come si spiega questa nuova epidemia, con una diffusione che sembra fuori controllo? Come si evince da uno studio (1) recentemente pubblicato sulla rivista African Journal of Reproductive Health, la comprensione di questa epidemia, come delle precedenti, non può essere ridotta a una questione sanitaria: «Ci ricorda che le epidemie non sono causate solo da agenti patogeni biologici, ma anche da disuguaglianze sociali, sconvolgimenti ambientali, sistemi sanitari fragili e conflitti armati persistenti. Se Ebola fa notizia per i suoi terribili sintomi e la sua elevata mortalità, molto meno studiate sono le condizioni che ne favoriscono la diffusione.» Gli autori aggiungono: «Molte delle comunità colpite nella parte orientale della RDC soffrono di carenza cronica di acqua potabile, servizi igienico-sanitari, elettricità, trasporti e accesso all’assistenza sanitaria.» Ciò comporta ritardi nella diagnosi, e di fatto aumenta il rischio di trasmissione all’interno del nucleo familiare e della comunità. Un altro fattore di ritardo nella diagnosi può essere la povertà estrema del nucleo familiare, perché una diagnosi di infezione comporta l’interruzione di un’attività e la perdita di reddito. Concludono: «Una prevenzione sostenibile richiede che siano affrontate le condizioni sociali e ambientali che favoriscono la proliferazione degli agenti patogeni. Se l’origine dell’Ebola è un virus, le epidemie sono alla fine alimentate da vulnerabilità che le società non riescono a gestire.» I CONSIGLI DEGLI OPERATORI SANITARI SUL CAMPO Pressenza ha intervistato Byenigulu Deidei Pacifico, animatore comunitario della zona sanitaria di Uvira, in RD Congo, Sud Kivu. Pressenza: Quali sono i timori della popolazione riguardo alla malattia da virus Ebola? BDP: Da noi, a Uvira, siamo nella zona vicino al confine tra il Burundi e il Congo. La gente teme di essere contaminata nel passaggio fra Uvira e Bujumbura, visti questi movimenti della popolazione. Pressenza: Quali sono le difficoltà della popolazione ad andare in un centro sanitario per fare un test? BDP: Innanzitutto le persone hanno timore della diagnosi e anche di conoscere il loro stato di salute generale. Il secondo problema è la distanza, che impedisce alle persone di accedere al centro sanitario. E il terzo punto è la mancanza di informazioni: le persone non sanno dove sono i laboratori per lo screening del virus Ebola. Pressenza: Qual è il suo messaggio alla popolazione sulle misure preventive? BDP: La chiave è lavarsi le mani con acqua corrente e sapone. Se non c’è il sapone, allora una soluzione idroalcolica. Altrimenti la cenere, da noi spesso utilizzata. Se non ci sono questi tre elementi, allora si può usare l’acqua contenente cloro allo 0,05%. Secondo messaggio: chiedo alla popolazione di Uvira di non stigmatizzare le persone che hanno un contatto con questa malattia. Chiederei anche alla popolazione di Uvira di avere il coraggio di andare a farsi testare. Pressenza: Ha un messaggio per le organizzazioni partner? BDP: Sì, raccomando ai partner di aiutare la popolazione nell’accesso ai servizi di cura: poiché c’è la paura, la mancanza di informazioni e anche la distanza, chiederei ai partner di sostenere i centri sanitari in materia di test, di materiale, in modo che le persone possano sapere dove andare per essere testate e avere altre informazioni sulla prevenzione. TENERE CONTO DELLE NORME E DELLE PRATICHE SOCIALI E CULTURALI La lotta contro un virus deve essere globale. Lo abbiamo visto in tutto il mondo al tempo della crisi da Covid-19, ora lo vediamo nell’Africa centrale con Ebola: le popolazioni esitano a fidarsi dei governi e delle agenzie pubbliche. Nell’est della RDC, ci sono state troppe violenze dovute ai conflitti armati, troppa violenza economica con la povertà legata allo sfruttamento delle ricchezze minerarie. Di fronte a Ebola, la popolazione si sente ancora una volta abbandonata a se stessa. In un articolo (2) apparso sulla rivista medica The Lancet, gli autori insistono sul fatto che questa lotta non potrà essere efficace se non si fonda sulle comunità locali. > «Le misure di intervento devono tenere conto delle norme e delle pratiche > sociali e culturali delle comunità colpite”, ma riconoscono che nella pratica > il coinvolgimento della comunità viene generalmente considerato solo dopo le > decisioni tecniche. Riconoscono anche che le comunità sono fonti di > informazione, data la conoscenza che apportano circa le norme sociali e i temi > delicati.  > > «Pertanto, una risposta incentrata sulla comunità deve includere leader > autorevoli a livello locale e affrontare gli ostacoli concreti che determinano > se le persone segnalano i sintomi o nascondono la malattia: costi di > trasporto, timore dell’isolamento, perdita di salario, presa in carico dei > bambini, accesso a cure di supporto gratuite, trattamento rispettoso delle > famiglie e procedure trasparenti per sepolture sicure e dignitose.» > > Si fa anche notare l’importanza delle persone che sono state infettate dal > virus e ne sono sopravvissute. «I sopravvissuti sono tra le risorse > comunitarie più potenti in qualsiasi risposta a Ebola, fornendo un supporto > tra pari, dimostrando che la sopravvivenza è possibile e contribuendo a > ridurre la dissimulazione della malattia spinta dalla paura, che ne ritarda > l’individuazione e ne amplifica la diffusione.» Per la redazione francofona, Roger Seko Raphaël e Jean-Marc Dunet -------------------------------------------------------------------------------- NOTE: (1) Anne Baber Wallis e Friday Okonofua – Il ne s’agit pas seulement de virologie : l’épidémie d’Ebola de Bundibugyo, en RD Congo et en Ouganda, exige une réponse de santé publique plus large – African Journal of Reproductive Health, 2026, DOI 10.29063/ajrh2026/v30i13.1 (2) Placide Mbala-Kingebeni, Yap Boum, Mosoka P Fallah, Barthalomew Wilson, Marie-Roseline Belizaire, Nicole A Hoff, Armand Sprecher, Lisa E Hensley, Jason Kindrachuk, Anne W Rimoin – Bundibugyo Ebola in DR Congo and Uganda: community-centred response must be operational, not rhetorical – 23/06/2026 – https://doi.org/10.1016/S1473-3099(26)00322-1 -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL FRANCESE DI MARINELLA CORREGGIA. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Pressenza IPA
October 21, 2026
Pressenza
TORNA L’EBOLA NELL’EST DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO, TRA CONFLITTO PERMANENTE E CAOS POLITICO
Sono già novantuno i morti accertati e oltre trecento i casi sospetti addebitati ad un nuovo ceppo del virus Ebola che torna nella Repubblica Democratica del Congo per la diciassettesima volta dal 1976. “Non è pandemia, ma si diffonde in fretta” informano i vertici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che hanno lanciato l’allarme. Il direttore generale dell’organizzazione internazionale basata a Ginevra Tedros Adhanom Ghebreyesus ha puntualizzato che “esistono notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica”. Data la situazione potenzialmente esplosiva, le frontiere tra Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Ruanda, sono già state chiuse.  Il virus sarebbe partito dall’Uganda mietendo due vittime, per poi diffondersi nella provincia congolese dell’Ituri, epicentro attuale dei casi segnalati, in particolare nel capoluogo Bunia. Due morti sono stati registrati anche nelle province del Nord e Sud Kivu. Come raccontato ai nostri microfoni da Leopoldo Rebellato, attivo nell’est del paese dagli anni ottanta, si tratta di territori dove le comunicazioni sono complesse, dato che “la rete internet è scadente o inesistente” e in pochi dispongono di una radio. A questo si aggiunge una “guerra sempre in atto” per la gestione del potere e delle immense risorse naturali presenti nel sottosuolo. Ad esempio “a Kavumu, nel Sud Kivu, pochi giorni fa ci sono stati 460 militari uccisi”. Il problema della mancanza di strutture sanitarie adeguate per la gestione del virus e l’assenza di infrastrutture per i laboratori mobili che “sarebbero necessari” anche per registrare i contagi, confermano l’incertezza delle autorità sui dati. Autorità che nell’Ituri rispondono al potere centrale di Kinshasa, ma che in Nord e Sud Kivu sono rappresentate dai ribelli filoruandesi dell’M23, “uno stato nello stato, un bubbone”. Il virus in questione è il Bundibugyo, provoca sintomi quali febbre, dolori muscolari, affaticamento, mal di testa e mal di gola. Si diffonde attraverso gli scambi di fluidi corporei da persona a persona o con il contatto con il sangue di una persona infetta. Non esistono attualmente vaccini per far fronte a questo ceppo del virus. Negli ultimi cinquant’anni Ebola ha ucciso oltre 15 mila persone in tutto il continente. Il punto con Leopoldo Rebellato, presidente dell’associazione Incontro fra i Popoli. Ascolta o scarica  
May 18, 2026
Radio Onda d`Urto