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GAZA, CISGIORDANIA OCCUPATA, LIBANO: L’AGGRESSIONE ISRAELIANA NON SI FERMA
Pesante aggressione israeliana, dal cielo e con l’artiglieria di terra, contro Gaza. Sono almeno 8 le persone uccise dalla mezzanotte, a cui si aggiungono 10 pescatori, lievemente feriti e poi rapiti in mare per aver cercato di fare il proprio lavoro: pescare nelle acque della Striscia. Si segnalano anche scontri sul terreno: Hamas ha individuato nella parte occidentale di Gaza City un gruppo di miliziani palestinesi al soldo di Tel Aviv. A sostegno dei propri mercenari – reclutati tra gang e clan locali – sono poi intervenuti droni e caccia israeliani. Quando manca un mese al terzo anniversario dall’inizio del genocidio israeliano, le vittime palestinesi accertate sono ormai quasi 73.500, con circa 175mila feriti mentre l’intera popolazione di Gaza, circa 2 milioni di persone, è costretta a vivere in tende logore, quando non completamente distrutte, senza servizi essenziali e senza un accesso stabile agli aiuti. Da Gaza alla Cisgiordania Occupata: almeno 3 i feriti, tra cui un bambino di 10 anni, negli attacchi dei coloni israeliani avvenuti tra Ramallah e Nablus. A Beita, nella zona di Nablus, gli stessi coloni hanno tentato di dare fuoco a una moschea. Dopo non essere riusciti a sfondare le porte della moschea Nur al-Din Zanki, hanno incendiato alcuni locali adiacenti e lasciato sui muri slogan razzisti. Il tutto, a poca distanza, sotto la protezione dell’esercito di occupazione israeliano. Un esercito che, nel frattempo, ha sequestrato altri 40 ettari circa di terra palestinese nei pressi di Gerusalemme, dichiarandoli “proprietà statale” e procedendo così di fatto all’esproprio, senza alcun diritto né compensazione per la popolazione palestinese. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica. Intanto, sul tema dei coloni e delle violenze in Cisgiordania, interviene timidamente anche l’Unione europea: “I video che provengono dalla Cisgiordania sono inquietanti, tutti gli Stati membri li hanno condannati. Ci sono Paesi che hanno chiesto il blocco del commercio con i territori occupati, ma non abbiamo ancora una proposta dalla Commissione e non tutti i Paesi sono d’accordo”. Sono le parole dell’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, Kaja Kallas, arrivando al Consiglio Difesa, chiamato ancora una volta a discutere della violenza dei coloni. Dalla Palestina al Libano: il terzo round di colloqui tra i due governi, senza Hezbollah, previsto inizialmente per l’inizio di settembre a Roma, è stato rinviato a metà mese. A imporre il rinvio, l’opposizione di Tel Aviv, che punta sostanzialmente non a un accordo, ma alla resa totale del fragile governo di Beirut. Intanto, fino a venerdì 4 settembre, in Libano c’è una delegazione di Alleanza Verdi e Sinistra e AssoPace Palestina, guidata dall’eurodeputata Benedetta Scuderi e da Luisa Morgantini, per la missione “Occhi in Libano”. Previsti incontri in diverse aree del Paese, mentre la guerra imposta da Netanyahu e Trump non dà tregua e i raid israeliani, soprattutto nel sud del Libano, continuano praticamente ogni giorno. Dalla missione in Libano, sentiamo l’europarlamentare di Avs Benedetta Scuderi. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Gli USA hanno scoperto la (finta) indignazione per i coloni israeliani in Palestina
Da giorni un gruppo di coloni israeliani cinge d’assedio le abitazioni di due famiglie palestinesi, impedendo a chiunque di entrare o uscire. Solo ieri  l’altro l’esercito israeliano ha annunciato che sarebbe intervenuto e gli Stati Uniti paiono essersi accorti della vicenda: «Le azioni di coloro che hanno compiuto questo orribile atto di terrorismo, volto a intimidire e molestare questa famiglia, sono disgustose», ha dichiarato l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee. La presa di posizione americana appare più cosmetica che politica: tra le famiglie coinvolte vi sarebbero infatti cittadini statunitensi, dettaglio che suggerisce che Washington stia cercando di contenere le ricadute interne della vicenda, più che di esercitare una reale pressione su Israele. In una delle abitazioni erano presenti anche cinque cittadini italiani, che tuttavia, come confermano fonti della Farnesina a L’Indipendente, sono riusciti ad allontanarsi dal posto. La vicenda finita al centro dell’attenzione degli Stati Uniti va avanti da domenica 9 agosto e coinvolge due famiglie palestinesi di Qusra, piccolo paese vicino a Nablus, in Cisgiordania. Mesi fa, proprio a Qusra, un gruppo di coloni israeliani si è insediato in un’abitazione, iniziando a saccheggiare le case e le coltivazioni degli abitanti e ad attaccarli anche con armi da fuoco. Domenica, gli stessi coloni hanno eretto un accampamento fuori dalle abitazioni delle famiglie palestinesi Hassan e Abu Ridi, interrompendo le loro forniture di elettricità e acqua e impedendo a chiunque di entrare o uscire dall’area. Per giorni hanno continuato a lanciare sassi contro le abitazioni, presumibilmente con l’obiettivo di spingere i residenti ad abbandonarle per poi occuparle, una pratica comune tra i coloni. L’altro ieri, quattro giorni dopo l’inizio dell’assedio, l’esercito israeliano ha annunciato di aver mobilitato alcuni soldati per fermare le aggressioni dei coloni. Parallelamente, Huckabee ha respinto le accuse circolate sui social secondo cui gli Stati Uniti non starebbero facendo abbastanza per garantire la sicurezza dei residenti, affermando che «l’ambasciata statunitense è stata molto coinvolta» e che le Forze di difesa israeliane e la polizia israeliana erano intervenute su richiesta di Washington per allontanare «i terroristi israeliani» responsabili dell’assedio. Le sue dichiarazioni sono state poi riprese dalla stampa internazionale. Dietro questa apparente presa di posizione, tuttavia, si nasconde un elemento tutt’altro che secondario: una delle famiglie coinvolte è palestinese-americana. L’agenzia di stampa Associated Press ha contattato telefonicamente Lou Ridi, proprietario di una delle abitazioni e residente in Ohio. Ridi ha confermato che suo fratello e suo nipote si trovavano nella casa al momento dell’assalto e che erano rimasti chiusi all’interno per giorni, prima di essere evacuati dall’esercito. Del resto, una presa di posizione da parte di Huckabee stonerebbe con il personaggio. Noto in Israele come un «grande eroe del movimento degli insediamenti in Cisgiordania», nel 2017 dichiarava: «Non esiste alcun insediamento. Sono comunità, quartieri, città. Non esiste alcuna occupazione». Più recentemente, in occasione della sua nomina ad ambasciatore statunitense in Israele, ha risposto a una domanda sulla possibilità di un’annessione israeliana della Cisgiordania con un netto «certamente». Alla luce di tutto, le dichiarazioni di Huckabee sembrano avere l’obiettivo di contenere l’ondata di contestazioni interne mostrando un apparente pugno di ferro degli Stati Uniti di fronte a palesi violazioni dei diritti umani, specie quando perpetrate ai danni dei propri cittadini. Effettivamente, Huckabee ha corretto il tono della propria dichiarazione celermente: «I “coloni” non sono il problema in Giudea/Samaria [ndr: il nome utilizzato da Israele per la Cisgiordania]. Lo sono i “non-coloni”». Il termine inglese che Huckabee utilizza per riferirsi ai coloni che stanno assediando le case dei palestinesi è «unsettler», derivato dall’aggiunta del prefisso “un-” (corrispondente ai nostri in-/im- o de-/di-) alla parola “settler”, che significa appunto “colono”. Huckabee suggerisce, insomma, che  gli «unsettler» non siano «veri coloni», ma rappresentanti di una minoranza di «coloni violenti» È la medesima retorica utilizzata dall’Unione Europea, che parla proprio di «coloni violenti» quando si tratta di approvare sanzioni contro lo Stato israeliano e gli insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati: una distinzione che attribuisce la responsabilità delle violazioni del diritto internazionale a un gruppo ristretto di coloni israeliani, finendo di fatto per legittimare le condotte degli altri. Eppure, il diritto internazionale non fa alcuna distinzione tra presunti “coloni pacifici” e “coloni violenti”. Posto che un atto di colonizzazione costituisce di per sé una condotta violenta, le innumerevoli risoluzioni dell’ONU e i diversi pareri dei tribunali internazionali chiedono a Israele di smantellare tutti gli insediamenti illegali nei territori palestinesi occupati, non soltanto quelli legati a un ristretto numero di persone. A tal proposito, vale la pena ricordare le ultime risoluzioni, come la A/RES/80/72 del 2025 e la A/ES-10/L.31 del 2024, o il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del medesimo anno; in generale, la richiesta di ritirarsi dai territori palestinesi occupati va avanti sin dal 1967, con la risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Va rimarcato che se gli Stati Uniti volessero davvero fare qualcosa per fermare le continue violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, lo avrebbero già fatto. Malgrado le sporadiche critiche, Washington continua a fornire armi allo Stato israeliano: nel 2025 gli aiuti militari statunitensi hanno raggiunto i 3,8 miliardi di dollari, mentre nel 2026 l’amministrazione ha continuato ad approvare nuove forniture di armamenti. Sul piano diplomatico, gli Stati Uniti hanno inoltre utilizzato più volte il proprio potere di veto al Consiglio di sicurezza per bloccare risoluzioni sgradite a Israele, come accaduto nel giugno 2025 con una proposta che chiedeva un cessate il fuoco permanente a Gaza e che aveva ottenuto il sostegno degli altri 14 membri del Consiglio. Nonostante la forte dipendenza di Tel Aviv da Washington, gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto le sue richieste sul piano diplomatico, arrivando persino a stravolgere – o permettere lo stravolgimento di – accordi che loro stessi avevano contribuito a sottoscrivere, come nel caso del piano del Board of Peace per Gaza. L'Indipendente
August 15, 2026
Pressenza
CISGIORDANIA OCCUPATA: “I COLONI NON SONO MELE MARCE, SEGUONO LA STRATEGIA DELLO STATO DI ISRAELE” IL PUNTO CON CHIARA CRUCIATI, VICEDIRETTRICE DE “IL MANIFESTO”
La violenza dell’occupazione israeliana in Cisgiordania continua a intensificarsi, un aggressione che vede agire fianco a fianco esercito e coloni. Nelle ultime settimane sono aumentati gli attacchi contro villaggi e comunità palestinesi, soprattutto nell’area di Nablus e Ramallah: incendi di abitazioni e terreni, furti di bestiame, distruzione di cisterne d’acqua, pestaggi, rapimenti e uccisioni si accompagnano ai raid militari e alla moltiplicazione dei posti di blocco, che limitano sempre più la libertà di movimento della popolazione. A questo quadro si aggiungono le operazioni dell’esercito di occupazione nei campi profughi della Cisgiordania: dopo Jenin, Tulkarem e Nur Shams, dove oltre 40 mila palestinesi restano sfollati in seguito alle operazioni militari israeliane, il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato nuovi piani per occupare e svuotare altri campi. La stessa logica si riflette anche su Gaza: nessun negoziato, ma solo violenza cieca e brutale, è quello di esercito occupante e coloni israeliani in Palestina. Nella Striscia di Gaza, rasa al suolo da 2 anni e 8 mesi di bombe israeliane, in 24 ore ammazzati 3 palestinesi e 14 feriti. Sono così almeno 73.333 le persone uccise nella Striscia dall’ottobre 2023. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il commento e l’analisi di Chiara Cruciati, vicedirettrice del quotidiano Il Manifesto. Ascolta o scarica.
July 28, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: “LA SITUAZIONE È GRAVISSIMA” LA CORRISPONDENZA DA GAZA CON SAMI ABU OMAR
La scorsa notte, aerei da guerra dell’esercito di occupazione israeliano hanno effettuato un raid contro un’abitazione nei pressi dell’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, nella città di Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale. Gli ospedali e le cliniche rimasti parzialmente operativi sono ormai a corto di farmaci, bende e attrezzature specialistiche: “La situazione attuale evidenzia chiaramente una carenza generalizzata di materiali di consumo medico e strumenti chirurgici” afferma il dottor Hussam Dawoud, primario di oftalmologia e chirurgia oculare e direttore dell’ospedale “Attualmente riusciamo a fornire circa il 60% dei servizi che offrivamo prima della guerra. La ragione principale è che Israele impedisce l’ingresso di attrezzature mediche e strumenti chirurgici”. Nel territorio si registra inoltre il più alto numero di bambini amputati in rapporto alla popolazione rispetto a qualsiasi altra parte del mondo. Decine di migliaia di minori malati o feriti necessitano ancora di cure urgenti, mentre molti di coloro che avrebbero bisogno di assistenza specialistica all’esterno della Striscia non sono stati evacuati. Secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità sanitarie di Gaza, circa 4.000 bambini necessitano con urgenza di evacuazione per motivi medici. Oltre ai bombardamenti, Israele ha nuovamente emesso ordini di evacuazione per alcune aree del vicino campo profughi di Al-Maghazi. Gli ordini riguardano diverse zone del campo, tra cui centri di riabilitazione, un asilo, edifici comunali e altre aree nei pressi della rotonda di Sidqi. Radio Onda d’Urto si è collegata con Gaza per raccogliere la testimonianza di Sami Abu Omar, cooperante impegnato con diverse realtà attive nella Striscia e collaboratore dell’emittente. Ascolta o scarica. In Cisgiordania occupata, intanto, proseguono i raid e gli attacchi dei coloni, in tandem con l’esercito occupante: secondo Oxfam, nei primi cinque mesi del 2026 sono stati documentati 550 assalti. Dall’ottobre 2023 a oggi, il numero dei civili palestinesi uccisi in Cisgiordania ha superato quello registrato nei 17 anni precedenti: oltre 1.200 morti, di cui circa 300 bambini. Si contano inoltre quasi 50.000 sfollati e oltre 925 barriere che limitano la libertà di movimento di circa 3 milioni di persone, a vantaggio degli insediamenti dei coloni.
June 12, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: RAID DELL’ESERCITO DI OCCUPAZIONE ISRAELIANO SU GAZA E VIOLENZE DEI COLONI IN CISGIORDANIA OCCUPATA. NON SI FERMA IL GENOCIDIO
Israele continua a colpire duramente la Palestina. Nella Striscia di Gaza non si fermano i bombardamenti e gli sfollamenti forzati: ieri, martedì 26 maggio, i raid ucciso 7 palestinesi, mentre questa notte si sono registrate altre 4 vittime. Tra loro Muhammad Odeh, comandante dell’ala militare di Hamas. Odeh è il quindicesimo alto ufficiale dell’ala militare dell’organizzazione ucciso dall’ottobre 2023. Ad annunciarlo è stato il ministro Katz, che è tornato anche a minacciare la deportazione totale dei palestinesi di Gaza, la cosiddetta e farlocca “emigrazione volontaria” da Gaza che “sarà attuato, nei tempi e nei modi appropriati”. “La situazione è difficile e la tregua è finta. Dal cessate il fuoco sono state uccise circa 900 persone” racconta da Gaza Sami Abu Omar, cooperante di diverse realtà italiane attive nella Striscia di Gaza, denunciando anche la drammatica situazione umanitaria: “Non esiste più elettricità, si vive con i generatori e il carburante ha un costo impossibile”. Con l’arrivo del caldo si moltiplicano anche malattie e infezioni nei campi tenda, dove mancano acqua, igiene e raccolta dei rifiuti. Intanto migliaia di bambini palestinesi restano senza scuola, distrutte dai bombardamenti dell’esercito di occupazione: “Ci sono bambini che da tre anni non riescono ad andare a scuola”, spiega Abu Omar, “intere generazioni rischiano l’analfabetismo”. La corrispondenza da Gaza con Sami Abu Omar, cooperante di diverse realtà italiane attive nella Striscia di Gaza e storico collaboratore di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica. In Cisgiordania Occupata Mediterranea Saving Humans denuncia un “sistema strutturale di pulizia etnica” nell’area di Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania. Nel rapporto “Masafer Yatta, un laboratorio di pulizia etnica”, l’organizzazione documenta quasi tremila violazioni nel solo 2025. Tra queste figurano 150 aggressioni fisiche, in cui i coloni, quasi sempre armati di bastoni e spranghe, hanno assaltato i villaggi palestinesi, per una media di un assalto ogni due giorni, spesso con il sostegno diretto dell’esercito israeliano. “I coloni hanno il compito di rendere impossibile la vita ai palestinesi finché non se ne vadano”, afferma ai microfoni di Radio Onda d’Urto Damiano Censi, coordinatore del progetto di Mediterranea in Palestina, parlando di un legame “sistematico e diretto” tra coloni armati, esercito e esecutivo di Netanyahu. Secondo il dossier, molti coloni coinvolti nelle violenze sarebbero oggi integrati formalmente nelle forze armate israeliane, mentre reti internazionali di finanziamento continuerebbero a sostenere economicamente le colonie illegali. Nella giornata di oggi, mercoledì 27 maggio, nella West Bank i coloni israeliani hanno incendiato veicoli e un’intera casa a Khirbet Masoud, sud di Jenin, vergando slogan razzisti, mentre vicino Hebron un 13enne è stato ferito da un raid dell’esercito occupante, nell’ambito dell’ennesimo rastrellamento: una dozzina i rapiti, tra loro anche un paio di giornalisti. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto anche Damiano Censi, coordinatore del progetto di Mediterranea in Palestina. Ascolta o scarica.
May 27, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: KHAN AL AHMAR, IL VILLAGGIO BEDUINO NEL MIRINO DELL’ESPANSIONE COLONIALE ISRAELIANA
Israele continua a bombardare Gaza e ad intensificare le operazioni militari in Cisgiordania. Nelle ultime ore un attacco aereo ha colpito la tendopoli di Al Mawasi, nel sud della Striscia, provocando almeno una dozzina di feriti, alcuni in gravi condizioni. Nella Cisgiordania Occupata, invece, raid dell’esercito israeliano a Nablus, mentre proseguono le violenze dei coloni contro la popolazione palestinese: ieri sera una donna è rimasta ferita con diverse fratture dopo un’aggressione. In questo quadro il governo Netanyahu ha approvato nuove confische di terre palestinesi con il pretesto di “ricerche archeologiche”. Nel mirino soprattutto l’area che collega Gerusalemme a Gerico, a forte presenza beduina, dove il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha rilanciato il piano di espansione coloniale nell’area E1, ordinando lo sgombero immediato di diversi villaggi palestinesi. Tra questi c’è Khan Al Ahmar, comunità beduina simbolo della resistenza palestinese in Cisgiordania Occupata. Qui sorge la “Scuola di gomme”, costruita nel 2009 con 2200 pneumatici riciclati anche grazie al supporto dell’ong Vento di Terra. La struttura, realizzata senza fondamenta per aggirare i divieti edilizi imposti da Israele nell’Area C, garantisce istruzione a circa 180 bambini e bambine dei villaggi beduini della zona. “Fin dalla sua costruzione la scuola è stata sotto minaccia di demolizione” racconta Barbara Archetti, vicepresidente dell’ong “è diventata un simbolo della resistenza palestinese e della difesa dei diritti delle comunità beduine. Khan Al Ahmar si trova esattamente nel corridoio E1 e la sua presenza ostacola il progetto israeliano di collegare tra loro le colonie attorno a Gerusalemme, separando definitivamente il nord e il sud della Cisgiordania”. In queste ore cresce anche la paura di un nuovo sgombero, mentre le violenze nei confronti della comunità beduina non si fermano: “I villaggi sono circondati dalle colonie e vivono senza servizi essenziali, sotto la costante minaccia di sgomberi e violenze. I coloni incendiano baracche, uccidono animali, aggrediscono le persone. E l’esercito interviene per proteggerli” sottolinea ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Barbara Archetti, vicepresidente dell’ong Vento di Terra. Ascolta o scarica.
May 21, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: RAID, MORTI E CRISI UMANITARIA, NON SI FERMA IL GENOCIDIO. IL PUNTO CON IL GIORNALISTA MICHELE GIORGIO
A Gaza un palestinese è stato ucciso e altre quattro persone sono rimaste ferite in seguito a un attacco israeliano contro il campo profughi di Nuseirat, nella parte centrale della Striscia. Intanto, le condizioni di vita sotto le tende diventano ogni giorno più drammatiche: tra morsi di topi, carenza di cibo, acqua e farmaci, la situazione umanitaria continua a peggiorare. Procedono invece con il contagocce le evacuazioni sanitarie, nonostante le promesse israeliane, in una terra ormai occupata per il 60% da Tel Aviv e dove, secondo l’Oms, almeno 43mila persone convivono con lesioni gravi permanenti. Nella Cisgiordania Occupata, ad Al-Ram, a nord di Gerusalemme Est, un uomo di 44 anni è stato ucciso dalle forze di occupazione. Raid e attacchi si sono registrati anche nelle aree di Ramallah, Jenin e Nablus, dove migliaia di coloni israeliani, scortati dall’esercito, hanno invaso la Tomba di Giuseppe. Tutto questo mentre a Tel Aviv nasce un tribunale militare speciale per i fatti del 7 ottobre 2023, con la previsione anche della pena di morte. Sarebbero almeno 300 le persone a rischio tra gli 11mila prigionieri politici palestinesi. Tra loro c’è anche il dottor Hussan Abu Safya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nella Striscia di Gaza, arrestato 500 giorni fa. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica. Sul fronte della solidarietà internazionale: oggi pomeriggio, in Turchia, si terrà la conferenza stampa della Global Sumud Flotilla per annunciare le prossime mosse della cinquantina di imbarcazioni sopravvissute all’assalto israeliano in acque internazionali, al largo di Creta. Le barche intendono ripartire verso Gaza già nella giornata di domani. La Global Sumud Flotilla rende inoltre noto di non aver ancora ricevuto alcuna risposta dall’Unione Europea alla richiesta di una missione indipendente incaricata di verificare il carico delle imbarcazioni e certificare così la natura civile e umanitaria della missione, respingendo le accuse e le provocazioni israeliane.
May 13, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: NON SI FERMA IL GENOCIDIO PORTATO AVANTI PER MANO ISRAELIANA. IL PUNTO CON LA GIORNALISTA ELIANA RIVA
Ancora violenze e violazioni in Palestina: a Gaza in 24 ore sono 10 le persone uccise da Israele, impegnata sulla pelle dei palestinesi ad ampliare la zona illegale occupata, aggiungendo alla linea gialla rubata a ottobre un’altra linea, arancione, che ingloba il 63% della Striscia, costringendo a nuovi sfollamenti migliaia di persone. Oltre un milione e mezzo i palestinesi sotto le tende, sottoposti a una “deliberata restrizione di cibo e aiuti che ha portato a livelli allarmanti di malnutrizione a Gaza”. A denunciarlo Medici Senza Frontiere; a confermarlo, il Programma Alimentare Mondiale dell’Onu, per il quale “a Gaza la popolazione continua ad avere endemicamente fame. Una famiglia su cinque mangia solo una volta al giorno e per cucinare tutti bruciano i rifiuti”. Gli attacchi continuano anche nella Cisgiordania Occupata dove un 22enne è stato brutalmente picchiato dai soldati occupanti a Tulkarem finendo in ospedale. Stesso destino, stavolta per un colpo d’arma da fuoco, per un 18enne ad Al Ram, nei dintorni di Gerusalemme, dove decine di  coloni israeliani hanno fatto irruzione nel complesso della moschea di Al-Aqsa, sotto la protezione di agenti di polizia israeliani. A guidarli il suprematista ebraico ed ex deputato di destra Yehuda Glick, noto per sostenere l’ebraizzazione forzata di tutta la Spianata delle Moschee. Una sorta di antipasto di quanto potrebbe accadere venerdì prossimo, 15 maggio – il giorno della Nakba, per i palestinesi – quando le sedicenti “Organizzazioni del tempio” – ossia la galassia intera dei coloni israeliani – annuncia la volontà di entrare, in massa, sulla Spianata delle Moschee, per rivendicarla a sè. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuta Eliana Riva, caporedattice di Pagine Esteri e collaboratrice del quotidiano Il Manifesto. Ascolta o scarica.
PALESTINA: NON SI FERMANO LE VIOLENZE DI ESERCITO E COLONI ISRAELIANI. ALMENO QUATTRO MORTI E DECINE DI FERITI IN UN GIORNO
Esercito israeliano e coloni scatenati in Palestina. A Beit Imrin, nella Cisgiordania Occupata settentrionale, diverse abitazioni palestinesi sono state incendiate, causando otto feriti. Un rapproto del West Bank Protection Consortium denuncia come i soldati e coloni israeliani starebbero utilizzando violenze sessuali e molestie per spingere i palestinesi ad abbandonare le loro case in Cisgiordania. Nella mattinata, decine di coloni hanno preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa, sotto la stretta protezione delle forze israeliane, che contemporaneamente hanno intensificato posti di blocco, chiusure stradali e restrizioni all’accesso alla moschea, ma solo per i palestinesi. Tra questi, alcuni dipendenti dei servizi della Spianata sono stati arrestati dopo aver protestato. Tutto ciò avviene poche ore dopo i massacri di ieri, che hanno ucciso almeno persone: tra le vittime, il 16enne Muhammad al-Ja’bari, investito da un veicolo di un colono a Hebron mentre andava a scuola in bicicletta. Il veicolo apparteneva alla scorta di un ministro israeliano residente in un insediamento abusivo e illegale. Altri due palestinesi sono stati uccisi e cinque feriti da colpi d’arma da fuoco sparati dai coloni ad al-Mughayyir, a est di Ramallah: lo studente quattordicenne Aws Hamdi al-Naasan e il 32enne Marzouq Abu Naim. Infine, un morto anche a Jenin, il 49enne Raja’ Fadl Bitawi. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Fabian Odeh, nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
April 22, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: APPELLO ALLA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE E ALLA PRESENZA SUL TERRITORIO DELL’INTERNATIONAL SOLIDARIETY MOVEMENT
Non si ferma l’aggressione israeliana in Palestina: nella Striscia di Gaza prosegue il genocidio e la devastazione sistematica, mentre nella Cisgiordania Occupata continuano le politiche di espansione coloniale. In West Bank si registrano violenze quotidiane da parte dell’esercito di occupazione e di coloni, con la distruzione di raccolti e demolizioni di abitazioni. Nel frattempo, il complesso della moschea di Al-Aqsa resta chiuso e militarizzato da oltre un mese, per falsi motivi di sicurezza legati al conflitto regionale. Secondo il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, nuovi piani urbanistici come il progetto “Shami Neighborhood” mirano a intanto a rafforzare il controllo israeliano su Gerusalemme. Ed è in questo contesto che dalla Cisgiordania Occupata arriva un nuovo appello alla comunità internazionale: presenza, ascolto e solidarietà concreta. A rilanciarlo sono attiviste e attivisti palestinesi insieme all’International Solidarity Movement (ISM), rete di volontari internazionali che affianca le comunità locali nei territori occupati. L’ISM ha lanciato una sessione informativa online (http://bit.ly/4uZGarf) per il 16 aprile (ore 20 italiane), con l’obiettivo di condividere testimonianze dirette e spiegare le modalità di partecipazione al movimento. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto ne parliamo con Linda, dell’International Soldarity Movement. Ascolta o scarica.
April 4, 2026
Radio Onda d`Urto