Viareggio commemora Ali Rashid e la Nakba
Il 14 maggio dello scorso anno veniva a mancare Ali Rashid: primo segretario
della delegazione palestinese in Italia, giornalista e scrittore, deputato,
palestinese naturalizzato in Italia dove ha studiato e vissuto, anima gentile
della causa del suo popolo. La sua famiglia fu vittima della Nakba (catastrofe)
del 1948 e nei suoi sogni c’è sempre stata la casa dì pietra bianca nei pressi
di Gerusalemme, luogo di origine dei suoi genitori.
Quella di Ali era una volontà di co-resistenza, ispirata a Edward Said e in
sintonia con il pensiero e azione di Moni Ovadia e Luisa Morgantini. Lui,
profondamente internazionalista, dialogava con quegli israeliani che vogliono
liberare Israele dal sionismo predatorio e violento per coesistere nella terra
comune nell’uguaglianza e giustizia per tutti. In particolare collaborava
strettamente con un’artista israeliana. Ersilia Raffaelli (Casa delle Donne) non
ha mancato di sottolinearlo, evidenziando che a fondare le Donne in Nero furono
proprio 8 coraggiose israeliane antisioniste, e ricordando come gestire i propri
sentimenti di odio, rabbia e vendetta sia la via maestra verso pace e
nonviolenza e anche verso il superamento del patriarcato, storicamente foriero
di guerra e violenze.
Così fu Ali, che anche nei momenti più tragici, dopo il 7 ottobre durante il
genocidio, non ha mai levato parole di odio, ma solo di condanna del governo
sionista e di ricerca ostinata di vie di pace. Giovedì è stato commemorato prima
a Massa e poi a Viareggio dal suo grande amico Giancarlo Albori (di Anpi, Cgil e
Gaza Fuori Fuoco) che sullo striscione della sua associazione ha voluto porre la
sua effigie. Le sue parole sono state toccanti.
Io, a Viareggio da poco, non ho direttamente conosciuto Ali ma l’ho visto una
sola volta la scorsa primavera durante un’iniziativa ricevendone un’impressione
di autorevolezza, mitezza e spiritualità. Di spiritualità ha parlato anche la
testimonianza del dottor Luisi del PCRF.
L’ ex sindaco di Viareggio Marcucci e l’ex assessora Cristina Boncompagni (si
risale a più di un ventennio fa) hanno ricordato le antiche iniziative nelle
scuole e il gemellaggio con Gerusalemme Est.
Michele Borgia di Freedom Flotilla Italia ha sottolineato come Ali avrebbe
seguito di cuore e condiviso da terra l’impresa delle Flotillas. Tutti hanno
riassunto la sua vita nelle parole di Vittorio Arrigoni: restiamo umani.
L’anniversario della Nakba, di cui come abbiamo detto fu vittima anche Ali, cade
proprio il giorno dopo, 15 maggio. Così le due commemorazioni si sono unite: nel
pomeriggio di ieri ci siamo trovati/e nel presidio organizzato a Viareggio dal
Collettivo Palestina unitamente al Coordinamento.
La Nakba dura da 78 anni, con ondate alterne di maggiore e minor virulenza e
punte di feroce sterminio negli ultimi anni: Nakba è ora come allora. Ricordarla
non è puro esercizio di memoria ma stare nel presente, affiancare le Flotillas,
non ammainare l’attenzione, l’empatia, la solidarietà. Il volantino distribuito
ai (pochi, causa maltempo) passanti traccia il quadro storico e sottolinea come
questo non sia un memoriale ma l’espressione del nostro sostegno a una
resistenza continua.
Nello stesso giorno e ora il movimento Combattenti per la Pace (palestinesi e
israeliani insieme per la liberazione collettiva) ha celebrato a Beit Jala in
Cisgiordania la cerimonia congiunta di commemorazione della Nakba, il cui tema è
Sumud in Humanity. Questo evento è stato seguito in diretta in alcuni luoghi a
cura degli amici italiani del movimento; uno di questi luoghi è Orentano nelle
colline pisane. Comunicazione dell’ evento è stata data nel corso del presidio
per significare l’unione di intenti con diversi strumenti.
Redazione Toscana