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Sulla chiusura del centro islamico di Borgo Marina a Rimini
La chiusura del Centro islamico di Borgo Marina non è una vittoria delle regole, ma il fallimento discriminatorio di una politica che cancella i diritti fondamentali. Gridare al trionfo per la sospensione delle attività del centro culturale Al Tawhid svela la natura reazionaria e securitaria della destra riminese, incarnata da Gioenzo Renzi. Per 22 anni l’unica “battaglia” portata avanti da Fratelli d’Italia non è stata quella per garantire spazi dignitosi e sicuri a migliaia di cittadini di fede musulmana, ma una persecuzione burocratica e ideologica volta a escluderli dal tessuto sociale. Parlare di “incompatibilità” e sventolare controlli igienico-sanitari e verifiche dei Vigili del Fuoco è pura ipocrisia. Se una struttura di 130 metri quadrati era insufficiente a contenere centinaia di fedeli, il dovere di una politica inclusiva e civile era trovare una soluzione alternativa, non esultare per la sua scomparsa. La libertà di culto è un diritto garantito dalla Costituzione, ma a Rimini la destra preferisce calpestarlo pur di racimolare consenso elettorale, trasformando un problema di spazi in una caccia alle streghe contro la comunità bengalese. La “rigenerazione” e il “recupero dell’identità riminese” auspicati da Renzi sono sinonimi di gentrificazione ed epurazione culturale. Borgo Marina non tornerà alla “normale vivibilità”, ma diventerà un quartiere più povero, privato di un punto di riferimento sociale e spirituale che per anni ha garantito aggregazione. Questa non è la fine di una battaglia legittima: è una vergogna politica che priva la città della sua anima multiculturale e accogliente, lasciando spazio solo all’intolleranza. Ufficio stampa-Rimini EcoSocialista Redazione Romagna
August 7, 2026
Pressenza
BRESCIA: GRAVE INTIMIDAZIONE ISLAMOFOBA ALLA FUTURA MOSCHEA DI VIA CAMOZZI
Una testa di maiale è stata lasciata appesa al portone d’ingresso dello stabile di via Camozzi, che dovrebbe ospitare un nuovo centro islamico, come richiesto dall’associazione Al Ummah, presente in città dagli anni ’80 e oggi in via Croce. Da mesi la zona è infestata da azioni analoghe, come le scritte lasciate nei giorni di Natale: «No moschea» e «Remigrazione». Il commento di Iqbal Mazar,  storico rappresentante della comunità pakistana di Brescia, che parla di atto compiuto da una sparuta minoranza spinta anche dalle campagne d’odio della Lega, in particolare, dell’europarlamentare Silvia Sardone. Ascolta o scarica Il commento di Haroon, parte della comunità islamica locale e uno dei migranti che, nel 2010, resistettero per 17 giorni in cima alla gru Ascolta o scarica
July 8, 2026
Radio Onda d`Urto
VERONA: MOUSSA TORNA IN MALI DOPO 19 MESI, DOPPIO APPUNTAMENTO PER RICORDARLO
Domenica 17 maggio dalle ore 10.00 alle 14.00 presso la Stazione Porta Nuova di Verona, la Comunità Maliana e il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra invitano ad un momento di ricordo e di saluto per Moussa che, dopo pochi giorni, tornerà dalla sua famiglia in Mali. Sarà possibile partecipare ad un momento di saluto e di preghiera anche martedì 19 maggio, alle ore 10.30, quando Moussa farà sosta alla Moschea di via Biondani, sempre a Verona, prima di partire. A diciannove mesi dall’omicidio compiuto da un agente della polizia ferroviaria alla stazione Porta Nuova, la salma verrà caricata su un aereo diretto a Bamako, per poi viaggiare fino al villaggio natale di Moussa, Djidian. Accompagneranno il feretro il fratello Djemagan e il rappresentante della Comunità maliana di Verona Ousmane Ibrahim Diallo. A Djidian li aspettano la madre, il fratello e le sorelle, che desiderano seppellirlo da troppo tempo. La battaglia legale invece continuerà ancora per molto tempo. Sono tante infatti le contraddizioni sollevate dalla GIP Livia Magri, che nella sua relazione ha rigettato la richiesta di archiviazione. Il Comitato verità e giustizia si impegna a “proseguire insieme al team legale il percorso di verità e giustizia che possa restituire almeno una parte di quella dignità che a Moussa è stata negata anche in vita”. Nello speciale che abbiamo realizzato, Daniele Todesco, del Comitato, ribadisce nuovamente come “l’indagine sia stata frettolosa e inconsueta e quanto tentativi più o meno goffi di depistaggio insieme ad una narrazione strumentale, abbiano tentato di chiudere questa vicenda nel giro di poche ore”. Il rappresentante della Comunità maliana di Verona Ousmane Ibrahim Diallo racconta successivamente come è stato organizzato il viaggio di ritorno in Mali e i rischi che questo comporta, anche data la situazione securitaria sempre più precaria. Abbiamo anche chiesto un commento sul ritorno della salma di Moussa a Mahamoud Idrissà Bouné, Presidente dell’Alto Consiglio del Mali in Italia. Il focus delle dodici in onda su Radio Onda d’Urto giovedì 14 maggio dedicato al ritorno di Moussa in Mali – 30 minuti. Ascolta o scarica
May 14, 2026
Radio Onda d`Urto