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Rete Scuola Pubblica Genova: Educare all’identità italiana. La scuola in tempi di guerra
PUBBLICHIAMO IL DOCUMENTO DELLA RETE SCUOLA PUBBLICA DI GENOVA IN COLLABORAZIONE CON USB SCUOLA LIGURIA IN CUI SI CITA L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ IN RELAZIONE ALLA NECESSITÀ DI CONTINUARE A FARE RESISTENZA E A COSTITUIRE UNA RETE CAPILLARE DI CONTRASTO, DA ESERCITARSI ATTRAVERSO LA PROPOSTA DI MOZIONI, INCONTRI E ASSEMBLEE APERTE. Sabato 21 marzo la Rete per la Scuola Pubblica di Genova ha organizzato una giornata di autoformazione per discutere ed approfondire alcune tematiche urgenti implicate nelle ormai regolamentari Nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione. Questo resoconto presenta il dialogo intervenuto tra i partecipanti a uno dei tavoli di lavoro, formato da docenti di tutti gli ordini e genitori, che si è interrogato sul nesso tra l’esaltazione dell’identità nazionale, tema preminente nei recenti documenti  ministeriali, e la militarizzazione della scuola.  Sono state messe a disposizione alcune carte contenenti singole parole, immagini ed estratti tratti dalle Nuove Indicazioni Nazionali e da altri documenti. Ogni partecipante ha scelto alcune carte per poi condividere le riflessioni che queste stimolavano, disponendo i materiali su un grande foglio e creando collegamenti con nuovi concetti emersi dalla discussione.   IC Cuoco-Schipa, Napoli, 8 marzo 2026 Il primo spunto è stato la fotografia di un incontro avvenuto a Napoli tra una scolaresca e i Carabinieri, in cui si osservano, impegnati nel  saluto militare, proprio i bambini e le bambine, alcuni dei quali esibiscono cartelli con le parole “patria” e “onore”. A questa immagine è  stata associata quella di una bambina che impugna una pistola sotto la supervisione di un militare. L’uso delle armi, così come la cultura del conflitto e più in generale un clima di guerra, sembrano ormai legittimati, istituzionalizzati e normalizzati in un contesto scolastico che pare indirizzare il suo ruolo educante ai principi della protezione e della difesa anziché ispirarlo al valore della pace.  Nelle immagini in cui bambini e bambine incontrano le Forze Armate è evidente l’effetto di  fascinazione e ammirazione che divisa, armi e veicoli militari sono in grado di suscitare; si è osservato che tale leva emotiva è facilmente strumentalizzabile allo scopo di propagandare un’accettazione acritica delle iniziative belliche, così come sembra prescrivere la Relazione sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune votata dal Parlamento Europeo il 2 aprile 2025 che invita “l’UE e i suoi Stati membri a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle Forze Armate, e a rafforzare la resilienza e la preparazione delle società alle  sfide in materia di sicurezza, consentendo nel contempo un maggiore controllo e scrutinio pubblico e democratico del settore della difesa (art. 133).” Di questo scrutinio democratico in Italia non si osservano segni significativi. Al contrario, il Ministero dell’Istruzione e del Merito da tempo ha orientato con energia i propri documenti verso la valorizzazione dei temi della Patria e dell’identità nazionale, anche rilanciando altre iniziative, come la Festa del Tricolore e la Giornata dell’unità nazionale e delle Forze Armate[1], riportate in auge dall’attuale Governo.  Nelle nuove Linee guida per l’educazione civica pubblicate nell’estate del 2024, , per esempio, si sottolinea il ruolo centrale dell’insegnamento della Costituzione con evidente attenzione a questi temi, a detrimento di altri contenuti essenziali quali il rifiuto della guerra e i principi di giustizia sociale: “L’educazione civica può proficuamente contribuire a formare gli studenti al significato e al valore dell’appartenenza alla comunità nazionale che è comunemente definita Patria, concetto che è espressamente richiamato e valorizzato dalla Costituzione. Rafforzare il nesso tra il senso civico e l’idea di appartenenza alla comunità nazionale potrà restituire importanza, fra l’altro, al sentimento dei doveri verso la collettività, come prescritto dall’articolo 2 della Costituzione, nonché alla coscienza di una comune identità italiana come parte, peraltro, della civiltà europea ed occidentale e della sua storia, consapevolezza che favorisce un’autentica integrazione”. Le Nuove Indicazioni Nazionali sembrano confermare una concezione dell’educazione che infantilizza e fa leva su emotività e sulla fascinazione: nella sezione dedicata all’insegnamento della Storia si trova un’impostazione in completa discontinuità, quanto a impostazione metodologica, con le Indicazioni precedenti: “anziché mirare all’obiettivo, del tutto irrealistico, di formare ragazzi (o perfino bambini!) capaci di leggere e interpretare le fonti, per poi valutarle criticamente magari alla luce delle diverse interpretazioni storiografiche, è consigliabile percorrere una via diversa. E cioè un insegnamento/apprendimento della storia che metta al centro la sua dimensione narrativa. La dimensione narrativa della storia è di per sé affascinante e tale deve restare nell’insegnamento, svincolato da qualsiasi nozionismo”. Riteniamo che privilegiare un approccio narrativo crei l’inevitabile rischio di un insegnamento basato su percezioni arbitrarie; per far fronte alla complessità della società odierna e ai pericoli dell’infosfera, sarebbe opportuno puntare sull’educazione al metodo storico, all’uso delle fonti e sul pensiero critico. Una didattica della storia descritta come sopra dovrebbe, secondo gli autori delle Nuove Indicazioni, veicolare principalmente gli eventi della storia occidentale, e in particolar modo nazionale, su cui viene posta grande enfasi; oltre a ricordare l’ormai tristemente noto incipit del paragrafo dedicato a questo insegnamento, che si serve di una citazione  decontestualizzata dall’Apologia della storia di Marc Bloch (“Solo l’Occidente conosce la storia…”), abbiamo riflettuto sulle implicazioni di questa prospettiva, ribadite e rivendicate in tutto il documento: “La storia, cioè la conoscenza e il giudizio sul passato, sono divenuti […] fonte decisiva per il pensiero e l’educazione politica dei popoli del mondo occidentale e in seguito di tutti i Paesi della terra. In particolare, anche grazie alla storia e alla politica, i popoli – dapprima quelli dell’Occidente poi quelli del mondo intero – hanno potuto prendere coscienza di sé, abituarsi a considerare la propria esistenza collegata a quella di milioni di propri simili, sono divenuti consapevoli di ciò che li univa – ad esempio una lingua o un passato comuni, una condizione sociale comune – e maturare così la volontà di acquisire un più ampio e organico protagonismo”. L’intento di focalizzare l’insegnamento su identità e cultura nazionali appare del tutto discutibile sul piano dell’inclusione di studenti e studentesse provenienti da altri Paesi. In una società che spinge costantemente a una condivisione di contenuti multimediali a livello globale, che alimenta mercati e profitti in tutte le parti del mondo e le cui classi scolastiche sono ormai composte da alunne e alunni con vicende migratorie di diverso tipo con storie e culture proprie,, sostenere che l’unica narrazione possibile, o meglio la principale, sia quella italiana ed europea significa favorire l’integrazione solo se avviene un processo di omologazione di tutte le culture esistenti all’interno della scuola: “Nella scuola primaria sembra poi necessario che l’insegnamento abbia al centro le origini della civiltà occidentale su cui si fonda anche la nostra storia nazionale e la nostra identità, sia al fine di far maturare nell’alunno la consapevolezza della propria identità di persona e di cittadino, sia – vista la sempre maggiore presenza di giovani provenienti da altre culture – al fine di favorire l’integrazione di questi ultimi, integrazione che dipende anche, in modo determinante, dalla conoscenza dell’identità storico-culturale del paese in cui ci si trova a vivere”. Ci chiediamo se l’integrazione menzionata nelle Nuove Indicazioni non sia divisiva, invece che inclusiva, quando fomenta il discorso nazionale (che può facilmente  diventare nazionalista) e ribadisce insistentemente la necessità universale di aggregarsi a un’identità italiana che si riconosce come unica e data, dimenticando decenni di riflessione sociologica e storica sulla pericolosità e presunzione di  simili assunti. D’altra parte le istituzioni manifestano il chiaro intento di sviluppare e accrescere un forte senso di appartenenza allo Stato e di valorizzazione dei suoi difensori, favorendo progetti e attività che consolidino il mito del soldato amico dei bambini e della carriera militare come opportunità di lavoro per i più grandi, in un momento storico in cui i conflitti internazionali vedono un’accelerazione e le politiche dell’Unione Europea e dei singoli Stati aderenti sembrano ineluttabilmente indirizzate al riarmo.  Emerge una connessione evidente al dibattito in corso in merito alla reintroduzione della leva, già formalizzata in altri Paesi europei: anche se in forme diverse dal passato (forse con “obbligo volontario” o durata breve), sarà riproposta per rispondere una trasformazione in corso dei conflitti in essere, sempre più vicini alla forma della guerra simmetrica, che richiede l’impiego di contingenti più consistenti di soldati.[2] Come hanno osservato studiosi di questo fenomeno in ambito statunitense e nordeuropeo, la leva viene recentemente presentata come un’opzione di orientamento, con incentivi e peculiarità proprie, ma idealmente affine ad altre possibilità di riscatto e collocazione all’interno della società neoliberale: “Dal 2017 la Svezia ha modificato il modo in cui presenta la coscrizione, passando da una concezione tradizionale a una concezione più individualista. I potenziali coscritti non sono più visti come soggetti obbligati a servire, ma come individui autonomi e responsabili che possono trarre vantaggio dal servizio militare”[3], Il tema dell’orientamento al lavoro è oggi particolarmente attuale e urgente nella scuola secondaria di secondo grado: il sistema formativo è sempre più modellato sulle richieste del mercato e gli studenti vengono spinti a formarsi in funzione di esigenze esterne, interiorizzando uno stress competitivo crescente. Ne consegue che il tempo dedicato alle discipline si riduce progressivamente, poiché viene assorbito da attività di percorsi scuola‑lavoro e costruzione del curriculum. Questo processo rappresenta un’erosione del diritto a una formazione universale e disinteressata, che costituisce il fondamento della scuola pubblica. Il precoce avvicinamento degli studenti al mondo aziendale introduce però un elemento di rischio aggiuntivo: l’esposizione dei più giovani a settori produttivi legati, direttamente o indirettamente, all’economia della guerra. Questa opzione professionale viene proposta come un’alternativa neutra, talvolta persino nobile, senza considerare le implicazioni etiche che inevitabilmente porta con sé, soprattutto quando a esservi esposti sono i minori. A questo proposito vengono inserite all’interno della mappa immagini che rappresentano giovani in visita alla Fiera delle armi di Verona, invitati ad impugnare fucili e pistole all’interno di progetti di Orientamento scolastico, e un articolo de La Stampa che riporta la notizia di un incontro della Polizia locale in una scuola dell’infanzia di Palermo, dove gli agenti hanno sparato a salve per simulare un arresto, con tanto di cani aizzati contro il finto ladro, e i bambini hanno reagito impauriti con urla e pianti.[4] I collegamenti suggeriscono ulteriori suggestioni: siamo spettatori di un processo di desensibilizzazione per i più piccoli e di addestramento per i più grandi? L’infanzia, che nel suo passato recente ha subito traumi e vittimizzazione durante i conflitti sul territorio nazionale, aspetto indagato da specialisti e storici, viene oggi invitata a “giocare alla guerra” all’interno di padiglioni allestiti in tema “campo di battaglia” o “attentato sventato in diretta”, come riportato in un’immagine degli School Days al parco divertimenti di Magicland a Valmontone. Questo avviene oggi, mentre prendiamo parte a conflitti lontani, come un tempo si educava alla guerra: l’infanzia continua a subire le conseguenze di interventi bellici, sia direttamente sotto i bombardamenti, sia indirettamente affacciandosi a un futuro di scuole e territori distrutti, laddove popoli e le loro culture vengono annientati.  La discussione ha approfondito anche quanto il concetto di Patria implicato dalle Linee guida per l’educazione civica e latente nella sottolineata dimensione nazionale delle Nuove Indicazioni si presenti controverso, se decontestualizzato, dal momento che il suo uso non può essere, in nessun caso, disgiunto dal percorso storico che ha portato alla nascita dello Stato e alla sua caratterizzazione. All’interno della sua definizione, esisterebbe un destino condiviso legato alla appartenenza a un contesto che unirebbe le aspirazioni di parti molto diverse della popolazione.  Per la sua peculiarità, in alcuni luoghi tale concetto può essere considerato ascrivibile direttamente al campo progressista, laddove come in America Latina, ma anche in Africa e in Asia, la lotta per la Patria si è legata a quella contro il dominio coloniale. Le lotte anticoloniali del secolo scorso sono state condotte con lo scopo di liberare uno Stato dal dominio delle forze occupanti: in tale senso è stata considerata come essenziale l’unità di tutto il popolo al di là delle differenze sociali ed economiche, rimandando la lotta per l’uguaglianza sociale a un futuro da costruire successivamente. Anche all’interno delle lotte anticoloniali, considerare la Patria come un tutto unico ha influito notevolmente sul processo stesso di decolonizzazione e di conquista della sovranità statale, pagando un prezzo con il fallimento parziale di molti progetti di emancipazione, in alcuni casi degenerati o incompiuti. Nei Paesi colonialisti, come il nostro, tale concetto è invece privo di tale valore di emancipazione; ha avuto, infatti, il compito di accompagnare le lotte per la conquista e il  dominio su altri popoli, considerati come inferiori. Nel percorso storico italiano, l’esperienza risorgimentale e quella resistenziale hanno sollevato questo ideale in un’ottica di liberazione da potenze straniere, tuttavia non esaurendone le contraddizioni. Dobbiamo aver chiaro che l’idea di patria che si vorrebbe veicolare in ambitscolastico non ha nulla di neutro. Inoltre l’idea di una indifferenziata unità del popolo è stato il principale alimento del fascismo, esattamente come lo è stato del nazismo in Germania. Le due dittature, infatti, si costituivano sulla mitografia della patria tradita dopo la Prima Guerra Mondiale. L’unità del popolo si realizzava attraverso la negazione del concetto di classe sociale e trovava un nemico nell’ebreo, nello straniero (slavo, zingaro, africano), nel bolscevico. Che tali astrazioni possano tornare di moda, all’interno di una profonda crisi sistemica dell’Occidente neoliberista, non stupisce affatto; che questo debba essere considerato molto pericoloso non crediamo sia necessario specificarlo. Le Nuove Indicazioni Nazionali cercano di evocare, attraverso l’insistenza sulla dimensione identitaria, un’idea di coesione nazionale dal sapore cameratesco, apparentemente in contraddizione con le logiche individualiste neoliberali che permeano la scuola a ogni livello. Da decenni il mondo dell’istruzione riflette le dinamiche di una società competitiva, dominata dalla logica del profitto individuale. È sufficiente soffermarsi su alcune parole chiave come orientamento, curriculum, formazione scuola lavoro, ormai ricorrenti in particolare nella scuola secondaria di secondo grado, per osservare come gli studenti siano portati a percepirsi non come cittadini membri di una collettività, ma come individui impegnati ad affermarsi (o talvolta semplicemente a sopravvivere) nel mercato del lavoro che li aspetta. In questo contesto di forte frammentazione sociale, l’idea di un esercito in cui arruolarsi, o di una Patria per la quale sacrificarsi, appare profondamente contraddittoria, ma può sembrare anche un modo per reagire alle logiche in un sistema.  È importante non cadere in questa falsa dicotomia, in questo gioco di opposti che suggerisce che una risposta sia la soluzione all’altra, quando in realtà sono due facce della stessa medaglia: si possono respingere sia l’isolamento e l’individualismo competitivo, sia il cameratismo nazionalista e guerrafondaio. Per farlo, però, è necessario ricostruire una coesione sociale autentica, riattivando forme di aggregazione collettiva e un reale senso di solidarietà.   La scuola può e deve essere uno dei luoghi in cui questo processo prende forma, a partire dalla costruzione di un’opposizione consapevole alla deriva bellicista, in aperta solidarietà con i popoli vittime della guerra. Prima della condivisione in plenaria con gli altri gruppi impegnati nei tavoli di autoformazione, il laboratorio si è chiuso con la definizione di alcune proposte: * una risposta del mondo della scuola, da declinarsi per via associativa o il più possibile strutturale, alle descritte derive identitarie e individualiste attraverso la valorizzazione di una dimensione collettiva, solidale, di emancipazione democratica; * la vigilanza attiva dei comitati genitori e dei collegi dei docenti, da condividere con l’intera cittadinanza, rispetto all’ingresso nella scuola delle Forze Armate e alla loro integrazione spinta nei processi di orientamento; occorre, infatti, che sui processi ben documentati dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si continui a fare resistenza e costituire una rete capillare di contrasto, da esercitarsi attraverso la proposta di mozioni, incontri e assemblee aperte come quella che ha permesso l’elaborazione di questo documento. Questa vigilanza deve essere estesa anche agli inviti a eventi che, sotto un’apparenza di festa o incontro istituzionale, nascondono un intento di propaganda e fascinazione militarista.  * il coinvolgimento critico dei docenti universitari responsabili della formazione dei nuovi docenti, nell’auspicio che non si adottino e veicolino in modo indiscriminato i nuovi documenti, ma si pongano in maniera dialettica a confronto con il nostro presente, con la realtà scolastica che viviamo e con il mondo diverso che, attraverso la scuola, vogliamo costruire.  -------------------------------------------------------------------------------- [1] Legge 1 marzo 2024, n. 27. Art 2, 1 “Per celebrare la Giornata [dell’Unità nazionale e delle Forze armate] di cui all’articolo 1, le istituzioni nazionali, regionali e locali e gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, nel rispetto dell’autonomia scolastica, possono promuovere e organizzare cerimonie, eventi, incontri, conferenze storiche, mostre fotografiche e testimonianze sui temi dell’Unità nazionale, della difesa della Patria, nonché sul ruolo delle Forze armate nell’ordinamento della Repubblica, anche con riferimento alle specificità storiche e territoriali.” [2] Si veda in merito Serena Tusini, La forma della guerra e l’anello che non tiene. L’ideologia della difesa e la militarizzazione delle scuole e della società, in https://www.dallapartedeltorto.it/2026/03/07/la-forma-della-guerra-e-lanello-che-non-tiene-lideologia-della-difesa-e-la -militarizzazione-delle-scuole-e-della-societa-di-serena-tusini [3] Sanna Strand, Reimmaginare la leva, in “La Ricerca Loescher”, n. 27, p. 36. Si vedano anche, nello stesso numero, gli articoli di Francesca Nicola, Il marketing militare negli USA (pp. 24-29) e di Maria Stern e Sanna Strand, Qual è la tua chiamata? (pp. 30-34), disponibili anche online all’indirizzo  <https://laricerca.loescher.it/la-ricerca-27/> [4] La Stampa, edizione online, 15 novembre 2024, https://www.lastampa.it/cronaca/2024/11/15/news/palermo_simulazione_arresto_spari_scuola-14809279 -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Continua la costruzione di una Rete per la Scuola Pubblica – Romagna: il 16 maggio la prossima assemblea pubblica
Sabato 16 maggio la Rete per la Scuola Pubblica – Romagna, formata da realtà associative e sindacali del territorio romagnolo, si riunisce per il suo terzo incontro a Rimini presso Casa Madiba, in via Dario Campana 59/F. La Rete, nata da alcuni mesi, è un percorso aperto e in costruzione che ha l’obiettivo di mettere in relazione docenti, educatorə, studentə, personale ATA, famiglie, associazioni e realtà sindacali per difendere la scuola pubblica come presidio democratico ed inclusivo e per costruire strumenti concreti di tutela, consapevolezza e organizzazione dal basso. A fronte degli attacchi di questo governo sempre più espliciti alla scuola pubblica, all’autonomia e alla libertà di insegnamento abbiamo sentito l’esigenza di rompere l’isolamento, condividere strumenti e organizzarci per difendere la scuola come spazio di libertà, cultura e pensiero critico. Pertanto, nella giornata di sabato 16 maggio dalle ore 15 saranno affrontate in tavoli di discussione, che coinvolgeranno altre reti come Non Una di Meno Rimini, alcune tematiche sulle quali riteniamo urgente la costruzione di pratiche e obiettivi comuni: la riforma degli Istituti Tecnici, l’inclusione e l’educazione sessuo-affettiva. Saranno inoltre presentate le progettualità della Rete che sono emerse negli incontri di febbraio e aprile: un toolkit condiviso e una fanzine per mettere in rete risorse, percorsi formativi e materiali; un vademecum di autodifesa e mutuo aiuto su diritti sindacali, organi collegiali e forme di tutela contro repressione e abusi; un’inchiesta sulle condizioni di lavoro nella scuola. Invitiamo tutte le componenti della comunità scolastica e della cittadinanza attiva a partecipare alla giornata del 16 maggio alle 15 a Casa Madiba perché la difesa della scuola pubblica non riguarda solo chi ci lavora o la frequenta, ma l’intera società.   Rete per la Scuola Pubblica – Romagna Info e contatti: retescuolapubblicaromagna@gmail.com Instagram: @retescuolapubblica_romagna Redazione Romagna
May 12, 2026
Pressenza
[2026-04-15] Mostra "Scuole-Tenda luoghi di Resistenza" @ Tana dei Cuccioli
MOSTRA "SCUOLE-TENDA LUOGHI DI RESISTENZA" Tana dei Cuccioli - Via Gentile da Mogliano, 36, 00176 Roma RM (mercoledì, 15 aprile 09:00) GIORNI DI LIBERAZIONE Programma di avvicinamento al 25 Aprile del Pigneto a cura di Quell@ del 25 Aprile Dal 15 al 30 aprile - orario di apertura del parco ★ Mostra “Scuole-Tenda luoghi di Resistenza” Tana dei Cuccioli, via Gentile da Mogliano, 36 dal 15 aprile al 30 aprile – orario apertura parchetto
April 8, 2026
Gancio de Roma
[2026-04-08] VENTICINQUE ANNI DI “RIFORME”: QUALE #SCUOLA CI RESTA? @ Teatro Della Scala - Bracciano
VENTICINQUE ANNI DI “RIFORME”: QUALE #SCUOLA CI RESTA? Teatro Della Scala - Bracciano - via delle Ferriere, Bracciano (mercoledì, 8 aprile 09:00) Mercoledì 8 aprile dalle ore 9,00 alle 13,00 al Teatro Della Scala (Teatro del lago, ex Auditorium )- Bracciano - via delle Ferriere - CONVEGNO E PROIEZIONE DEL FILM D'ISTRUZIONE PUBBLICA [ORE 8. 45- REGISTRAZIONE PARTECIPANTI introduce e coordina Maria Strati si H Docente e presidente ass. ACACIA SCUOLA Ore 9,00 proiezione di D'ISTRUZIONE PUBBLICA] Di Federico Greco_e Mirko Melchiorre La scuola del punteruolo rosso: etologia, pedagagia e politica Anna Angelucci - Docente, presidente dell'ss. nazionale Perla Scuola ell Repubbiica IP Resistenze contro la scuola neoliberista Franco Coppoli - Docente, Cobas scuola È Contraddizioni e deficit democratico nel sistema scolastico Italiano: quattro filoni di riflessione ” Ronata Puleo ex dligente scolastica, dell'ass. nazionale per la scuola della Repubblica - ODV La miltarizzazione dell'istruzione Antonio Mazzeo prep Docente, giornalista, Osservatorio conto la militarizzazione delle scuole e delle università Dibattito con interventi dal pubblico
April 3, 2026
Gancio de Roma
[2026-03-11] Scuole con la Palestina - Assemblea metropolitana @ ALAS
SCUOLE CON LA PALESTINA - ASSEMBLEA METROPOLITANA ALAS - via Matteo Boiardo 10A - Roma (mercoledì, 11 marzo 17:00) Mercoledì 11 marzo, alle 17, Invito alle scuole di Roma e provincia – docenti, studenti, ATA e genitori – Per continuare a parlare di Palestina nelle nostre scuole, per continuare a sostenere i gemellaggi e gli scambi con le scuole-tenda di Gaza, per costruire il senso critico e per diffondere l’opposizione alla crescente cultura della guerra CONTRO: * il genocidio e l’occupazione in Palestina * il piano imperialista del Board of “Peace” * la repressione della libera espressione * l’autoritarismo nelle scuole * la militarizzazione delle scuole e della società PER UNA SCUOLA LAICA, LIBERA, CRITICA CHE COSA FACCIAMO Fin dalla nostra costituzione abbiamo seguito un doppio livello di azione: 1 all’interno delle assemblee scuole, dei suoi organi collegiali; delle assemblee e dei collettivi studenteschi; 2 Al di fuori dei plessi scolastici, restituendo valore politico alla scuola, organizzando e portando la comunità scolastica nelle pubbliche piazze.
March 10, 2026
Gancio de Roma
Disabili a scuola. Un’esperienza positiva
“Ho trovato una scuola pubblica a misura di mio figlio, disabile grave, e voglio raccontarlo, per riconoscenza nei confronti di quegli insegnanti e dirigenti che si spendono senza risparmio, ma anche per dimostrare che far funzionare le cose è possibile; basta crederci e volerlo”. Parola di Daniela Centanni, madre di Alex, diciassettenne autistico. Per una volta la scuola non sale sul banco degli imputati… Esatto. Noi genitori di disabili gravi ci lamentiamo spesso, e a ragione, delle carenze del sistema scolastico. Io stessa l’ho fatto: ore insufficienti di sostegno, insegnanti formati poco e male, liste d’attesa per le poche strutture che funzionano. Troppo peso è lasciato sulle spalle della famiglia. Tutto vero, ma a maggior ragione è una fantastica sorpresa scoprire una scuola pubblica che trova modi creativi e molto efficaci per venire incontro alle esigenze dei ragazzi disabili. Raccontaci la vostra esperienza. Due anni fa ci siamo trovati in una delle situazioni più temute dalle famiglie di disabili gravi: trovare una scuola superiore per nostro figlio, che ha una forma di autismo severo con moderato ritardo cognitivo. La sua passione è cucinare e inizialmente ci siamo orientati su scuole alberghiere, ma nessuna sembrava fare al caso. Gli istituti professionali regionali, poi, offrono solo 10 ore di educativa la settimana, ma mio figlio non può stare a scuola senza avere accanto sempre qualcuno. Ho sentito parlare bene di un professionale statale vicino a casa e ho pensato: se non altro potrà imparare ad andare e tornare da solo, un passo importante sulla via dell’autonomia. Così abbiamo scelto quello, indirizzo servizi sociali, senza grandi aspettative. Invece abbiamo trovato dirigenti, docenti ed educatori che sono perle rare. Con loro si è creata quell’alleanza educativa che da sola è in grado di far progredire i nostri ragazzi. Che cos’hanno di speciale? Alex ha due insegnanti di sostegno e un’educatrice che si alternano coprendo il suo intero orario scolastico ridotto di venti ore settimanali. Antonio (nome di fantasia) è un insegnante di sostegno precario e ha capito subito come aiutare mio figlio. Alex ha problemi a livello cognitivo e relazionale, ma ha un gran fisico e il suo punto di forza è lo sport: nuota e si arrampica meglio di tanti altri coetanei ‘normotipici’. Ebbene, Antonio ha deciso di valorizzare questi suoi talenti. Lo porta spesso in palestra e ha iniziato a insegnargli a giocare anche a pallacanestro. Per farlo ha coinvolto altri due studenti di un altro indirizzo. Ha chiesto loro di aiutare Alex a migliorare nel basket e si è compiuto il miracolo. Sentendosi apprezzati e responsabilizzati, i due compagni si sono prodigati con una pazienza e una gentilezza inconsuete a quell’età e hanno preso Alex sotto la loro ala: guai a chi lo guarda storto. In una delle due palestre della scuola, poi, c’è una parete d’arrampicata che non veniva più usata da anni. Antonio ha invitato l’istruttore di Alex a fare una lezione dimostrativa per gli studenti dell’istituto e mio figlio si è arrampicato senza sforzo, mentre i compagni lo incitavano e l’applaudivano. Un’emozione davvero straordinaria per lui: per la prima volta nella sua vita ha provato l’orgoglio e la soddisfazione di sentirsi ammirato dagli altri ragazzi. E in classe come si trova? E’ l’unico maschio e le compagne gli si sono subito affezionate e se lo coccolano. La sua educatrice Caterina (nome di fantasia) si spende in prima persona: da un lato sostiene Alex nelle interazioni facendo da “ponte” tra lui e le compagne, dall’altro aiuta loro a capire il giusto approccio per entrare in contatto con Alex. Tra l’altro si tratta di un indirizzo di studio che forma educatori e il rapporto con una persona con autismo può essere molto formativo, una sorta di ‘compito in classe’ quotidiano. Ad Alex è stato anche dato l’incarico di guidare qualche volta la sedia a rotelle di una ragazza e lui svolge il suo compito con grande responsabilità e attenzione. Per quanto riguarda lo studio, mio figlio ha un Piano educativo individualizzato che delinea un percorso didattico personalizzato, diversificato in parte dal programma della classe perché basato sulle reali capacità del ragazzo, ma la sua insegnante di sostegno Gianna (nome di fantasia) si prodiga affinché abbia la possibilità di seguire il programma scolastico della classe in alcune materie (per esempio storia o scienze) semplificato ma in sostanza simile, per permettergli di sentirsi più “incluso” nel contesto classe. Antonio per parte sua si preoccupa di aiutarlo a conquistare spazi di autonomia, fondamentali per i disabili. Pensa che una volta la settimana lo porta al bar: là Alex ha imparato a parlare con il barista, ordinare caffè e brioche per sé e per l’insegnante, pagare il conto e prendere il resto. Può sembrare poco, ma è una grande conquista per un autistico grave e quasi non verbale. E Alex come reagisce? È contento? Entusiasta. Ogni mattina al risveglio corre a guardare l’agenda dove gli scrivo le attività della giornata e quando vede che quel giorno c’è scuola si mette a saltare dalla gioia. Il problema sono le vacanze…. Che riflessioni ti suscita questa esperienza? È la dimostrazione lampante che impegno, empatia e creatività possono fare miracoli nonostante i tagli e la ‘coperta corta’. Dobbiamo grande gratitudine a queste persone così capaci e ricche di intelligenza emotiva. Il loro lavoro è poco apprezzato e retribuito, troppo spesso criticato o dato per scontato da persone superficiali. Invece per me sono eroi del nostro tempo, esempi da imitare.     Claudia Cangemi
December 31, 2025
Pressenza
Le occupazioni delle scuole: da Firenze alle province limitrofe alla ricerca dell’elemento sfuggente
Le scuole occupate a Firenze non fanno notizia. Ma alcune docenti, orgogliose, pubblicano sui social i comunicati delle occupazione dei loro student*. Sono sparse per la città, senza arrivare nelle province vicine. “Non hanno risonanza, forse, perché durano poco”, … Leggi tutto L'articolo Le occupazioni delle scuole: da Firenze alle province limitrofe alla ricerca dell’elemento sfuggente sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
In Brasile la scuola statale Parque dos Sonhos, ispirata all’umanesimo, riconosciuta come migliore scuola al mondo 2025
La scuola statale Parque dos Sonhos, situata nel Bolsão 9 di Cubatão, sulla costa di San Paolo, ha appena ricevuto il Premio Internazionale per la Migliore Scuola del Mondo 2025, nella categoria “Superare le avversità”, assegnato da una giuria globale di esperti in materia di istruzione. Questo risultato non solo rappresenta il riconoscimento di un’istituzione pubblica della periferia brasiliana, ma simboleggia anche la forza dell’educazione popolare umanista, ispirata agli insegnamenti di Paulo Freire e del filosofo argentino Mario Rodríguez Cobos (Silo), il cui lascito a difesa della nonviolenza ispira pratiche pedagogiche in diverse parti del mondo. UNA SCUOLA CHE FIORISCE NONOSTANTE LE AVVERSITÀ La scuola Parque dos Sonhos è oggi un punto di riferimento internazionale nell’ambito dell’istruzione trasformativa, fondata sui pilastri della cultura della pace, della solidarietà e della partecipazione attiva degli studenti. Situata in una regione storicamente segnata dall’esclusione sociale, la scuola ha trasformato la sua quotidianità in uno spazio di dialogo, empatia e azione collettiva. Tra i progetti che hanno contraddistinto il premio assegnato alla scuola: ● Programmi di sport, arte e cultura, con la partecipazione attiva degli studenti. ● Settimana della nonviolenza, celebrata ogni anno in occasione dell’anniversario di Mahatma Gandhi, che mobilita studenti, famiglie e la comunità locale. ● Pedagogia del Nuovo Umanesimo, corrente che valorizza lo sviluppo integrale dell’essere umano, riconoscendone la dignità, la libertà e la capacità di trasformazione. ● Iniziative di mediazione dei conflitti e di ascolto attivo, che hanno ridotto significativamente i tassi di violenza scolastica nella comunità. La scuola si è distinta anche per aver unito l’istruzione formale ad attività extrascolastiche che rafforzano l’autostima dei giovani. Lo sport, in particolare il pattinaggio e la pallavolo, è diventato uno dei pilastri dell’inclusione e della convivenza sana, avvicinando gli studenti a pratiche collettive che sviluppano disciplina, solidarietà e fiducia reciproca. Questi progetti sportivi, svolti in dialogo con la comunità, hanno contribuito direttamente al senso di appartenenza e hanno ridotto i casi di abbandono scolastico. IL PERCORSO UMANISTA DEL DIRETTORE RÉGIS MARQUES RIBEIRO A capo dell’istituzione c’è il professore di storia Régis Marques Ribeiro, educatore popolare, attivista umanista e difensore dei diritti umani. Laureato in Storia presso l’Unesp di Assis e con un master in Educazione alla nonviolenza, Régis ha alle spalle 20 anni di dedizione all’istruzione pubblica. La sua carriera è iniziata nel movimento studentesco, coordinando corsi preuniversitari umanisti con insegnanti volontari nei quartieri periferici di San Paolo e nella città di Assis, esperienze fondamentali per migliaia di giovani della prima generazione delle loro famiglie ad accedere all’istruzione superiore. Questi corsi, collegati all’Istituto della Nonviolenza, sono diventati un vero e proprio laboratorio di pratiche pedagogiche umaniste, basate sul dialogo e sulla cooperazione, in contrasto con il tradizionale modello competitivo. Membro del Movimento Umanista Internazionale, Régis è anche uno dei fondatori di QuatroV, un mezzo di comunicazione indipendente creato per dare voce ai movimenti sociali invisibili ai media tradizionali. È stato coautore del Manuale di Difesa contro la Censura nelle Scuole, un riferimento per gli educatori in tempi di attacchi alla libertà di insegnare. La sua attività non si limita al Brasile. Nel 2013, dopo aver viaggiato per l’inaugurazione del Parco di Studio e Riflessione Marracuene in Mozambico, Régis ha condotto una ricerca sul campo a Johannesburg, esplorando i percorsi compiuti da Nelson Mandela nella lotta contro l’apartheid. Queste esperienze hanno rafforzato la sua convinzione che l’istruzione sia, prima di tutto, un atto di liberazione. UN PREMIO CHE RISUONA OLTRE I CONFINI DELLA SCUOLA Il riconoscimento internazionale ottenuto dalla Scuola Statale Parque dos Sonhos non è solo una vittoria per la comunità scolastica di Cubatão, ma anche un simbolo di speranza per le scuole pubbliche di tutto il mondo. In tempi di crisi sociale ed educativa, il premio ribadisce che è possibile superare le avversità quando l’istruzione si basa sulla dignità umana, sulla solidarietà e sulla nonviolenza. Il premio riconosce anche l’impegno di tutto il corpo docente e degli studenti che credono nel potere trasformativo dell’istruzione. Progetti collettivi di sport, comunicazione studentesca e pratiche comunitarie sono prove concrete del fatto che una scuola pubblica, quando è guidata da valori umanisti, può essere il cuore pulsante della trasformazione sociale. > “Crediamo in un’istruzione che non solo trasmetta conoscenze, ma risvegli la > coscienza, rafforzi i legami comunitari e promuova la pace. Questo premio > appartiene a ogni studente, insegnante e famiglia che ogni giorno contribuisce > alla costruzione del Parque dos Sonhos. È anche un omaggio a Silo, la cui > filosofia umanista ispira il nostro cammino”. – Régis Marques Ribeiro, > Direttore della Scuola Parque dos Sonhos LE PORTE CHE PARLANO: GRAFFITI NELLA SCUOLA STATALE PARQUE DOS SONHOS Uno dei simboli più significativi dell’identità della Scuola Statale Parque dos Sonhos è la galleria di graffiti che occupa le porte di ogni aula. Più che arte, questi murales sono un invito quotidiano al dialogo tra generazioni e culture. Ogni porta rende omaggio a una figura umanista, un attivista sociale o un difensore della libertà, creando un percorso di ispirazione per gli studenti: * Malala Yousafzai – Simbolo globale della lotta per il diritto all’istruzione delle bambine. ● Silo (Mario Rodríguez Cobos) – Filosofo argentino, fondatore del Nuovo Umanesimo e ispiratore della pedagogia della scuola. ● Marielle Franco – Sociologa, consigliera comunale di Rio de Janeiro e difenditrice dei diritti umani, messa a tacere dalla violenza politica. ● Paulo Freire – Educatore e patrono dell’Educazione Brasiliana, noto per la sua pedagogia umanizzante e per il libro Pedagogia degli Oppressi. Difendeva un’educazione critica, dialogica e incentrata sull’autonomia dello studente. ● Lev Tolstoj – Scrittore e pensatore cristiano pacifista russo, autore di opere come Guerra e pace e Anna Karenina. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò alla letteratura, all’educazione popolare e alla nonviolenza. ● José “Pepe” Mujica – Ex presidente dell’Uruguay, riferimento mondiale di semplicità, solidarietà e democrazia partecipativa. * Mahatma Gandhi – Ispiratore della resistenza nonviolenta contro il colonialismo britannico e contro il sistema delle caste indiano. ● Nelson Mandela – Leader della lotta contro l’apartheid, simbolo della riconciliazione e della giustizia razziale. ● Martin Luther King Jr. – Voce dell’uguaglianza razziale e della lotta per i diritti civili negli Stati Uniti. ● Rosa Parks – Icona della resistenza pacifica contro la segregazione razziale. ● Carmen Hertz – Avvocatessa cilena e punto di riferimento nella difesa dei diritti umani durante e dopo la dittatura. ● Milagro Sala – Attivista sociale argentina, difenditrice dei popoli indigeni e delle cooperative popolari. ● Aung San Suu Kyi – Premio Nobel per la Pace e simbolo della resistenza democratica in Myanmar. Questi graffiti fanno parte del progetto pedagogico volto a trasformare i corridoi scolastici in spazi di memoria attiva, dove ogni studente è invitato quotidianamente a dialogare con le storie di coloro che, in tempi e luoghi diversi, hanno lottato per la dignità, la giustizia sociale e la nonviolenza. UN’EREDITÀ COLLETTIVA: RINGRAZIAMENTO A SILO, GANDHI E LUTHER KING JR. Il premio ricevuto dalla Scuola Parque dos Sonhos è dedicato a tutti coloro che, quotidianamente, costruiscono la possibilità di un’educazione liberatrice in mezzo alle difficoltà. Ma, soprattutto, è un gesto di profonda gratitudine al pensatore umanista Silo, il “Saggio delle Ande”, la cui visione di un mondo nonviolento continua a illuminare le pratiche pedagogiche e sociali in diverse culture. Secondo la concezione del Nuovo Umanesimo, uno studente non è una formica né un semplice pezzo modellato per il lavoro. Al contrario, ogni studentessa e ogni studente rappresenta il futuro dell’umanità e porta dentro di sé un intero universo, fatto di storie, sogni e canzoni. Spetta all’istruzione creare spazi pedagogici vivaci e accoglienti, in grado di permettere a quell’universo di fiorire, affinché ogni essere umano possa realizzare la sua vocazione più profonda. Silo, Gandhi e Luther King hanno insegnato che “la vera rivoluzione è quella della coscienza”, ed è proprio questa convinzione che guida il lavoro della scuola di Cubatão. Dallo sport al giornale studentesco, dalle lezioni regolari alle settimane di riflessione sulla pace e la nonviolenza attiva, ogni iniziativa cerca di incarnare il principio secondo cui l’istruzione è completa solo quando rispetta la dignità dell’essere umano, lavorando in modo integrale sull’intelletto, le emozioni e le capacità motorie dello studente, riconoscendo in lui la sua infinita capacità di trasformazione.           -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Redação São Paulo
October 22, 2025
Pressenza