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Remigrazione: la colossale truffa politica bipartisan
La “remigrazione” ha un grande vantaggio: sembra una parola seria, una proposta politica, una soluzione. In realtà funziona soprattutto perché permette di fare una cosa molto comoda: indicare un colpevole semplice per problemi che semplici non sono. Criminalità, degrado, disagio sociale, povertà, insicurezza, rabbia, paura. Tutto viene compresso dentro una […] L'articolo Remigrazione: la colossale truffa politica bipartisan su Contropiano.
July 3, 2026
Contropiano
Organizzare la speranza: la nuova fase della sinistra tedesca
L’EFFETTO PALESTINA E UNA CRESCITA SENZA PRECEDENTI «Le persone sono dannatamente arrabbiate» (Die Menschen sind verdammt noch mal wütend). È questo il messaggio che Luigi Pantisano ha messo al centro del suo discorso dopo l’elezione alla co-presidenza di Die Linke. Un risultato ottenuto con appena il 53,3% dei voti a testimonianza di un congresso attraversato da molte tensioni. Più solida, invece, la riconferma dell’altra co-presidente, Ines Schwerdtner, che ottiene l’85,7% delle preferenze e rafforza ulteriormente la propria leadership. Entrambe le figure incarnano bene la trasformazione attraversata dalla sinistra tedesca negli ultimi anni. Da un lato Ines Schwerdtner, 37 anni, giornalista ed ex-caporedattrice di Jacobin Deutschland; dall’altro Luigi Pantisano, 46 anni, figlio di Gastarbeiter italiani, nato a Waiblingen, nel Baden-Württemberg. È attorno a questa nuova leadership che Die Linke si è riunita a Potsdam per un congresso largamente atteso, lanciato dallo slogan “Organizzare la speranza” e convocato a pochi mesi da una fase di crescita senza precedenti. > Dopo un boom di iscrizioni straordinario – dai 50.251 membri del 2023 agli > attuali 123.126 – e l’exploit elettorale dello scorso anno, il partito > socialista tedesco si è presentato all’appuntamento congressuale profondamente > trasformato. I cambiamenti sono visibili a tutti i livelli: oltre il 53% dei > delegati erano donne, mentre l’età media degli iscritti è scesa fino a circa > 37 anni. Numeri che riflettono in larga misura quello che potremmo definire l’«effetto Palestina», un fenomeno che in Germania, come in altri paesi europei, ha contribuito a ridefinire gli equilibri della sinistra radicale e, più in generale, del panorama politico. Quel mutamento di sensibilità che da mesi attraversa la società tedesca e le mobilitazioni per la Palestina è riuscito a imporsi anche nelle posizioni ufficiali della Linke. Non senza contraddizioni. La mozione sul Medio Oriente approvata a Potsdam porta infatti il segno di un compromesso difficile: da un lato riconosce che, secondo numerose organizzazioni per i diritti umani ed esperti di diritto internazionale, quanto avviene a Gaza può configurare «gravissime violazioni del diritto internazionale, fino ad arrivare al genocidio»; dall’altro prende atto che, per la maggioranza degli iscritti del partito, quei crimini costituiscono già un genocidio. Il testo porta i segni evidenti di una mediazione difficile. Da un lato recepisce una sensibilità ormai largamente diffusa nella base del partito e nelle mobilitazioni degli ultimi mesi; dall’altro evita di assumere alcune delle formulazioni più radicali sostenute dagli ambienti filopalestinesi. Non sorprende quindi che il compromesso non abbia chiuso la discussione. Una parte dei delegati ha infatti scelto di sostenere una mozione alternativa promossa dal gruppo di lavoro sulla solidarietà con la Palestina, che ha raccolto quasi un terzo dei voti congressuali. Un risultato che restituisce la misura di quanto la questione mediorientale continui a rappresentare uno dei principali terreni di confronto all’interno della nuova Linke. IL DIRITTO CONTRO LA FORZA Più agevole è apparsa, invece, la conferma di una linea comune sulla guerra in Ucraina. La condanna dell’aggressione russa non è stata oggetto di particolari controversie, così come il riconoscimento del diritto del popolo ucraino a difendersi e il richiamo alla violazione del diritto internazionale operata da Mosca. Ciò che emerge da Potsdam è piuttosto il tentativo di riaffermare una concezione della politica internazionale fondata sul primato del diritto rispetto ai rapporti di forza, sintetizzata dalla formula Recht vor Macht – il diritto prima della forza – che ricorre in diversi documenti congressuali. In un contesto segnato dalla crisi dell’ordine internazionale e dal ritorno della guerra come strumento ordinario della competizione geopolitica, la Linke continua così a individuare nel diritto internazionale non un semplice orizzonte normativo, ma una risorsa politica da difendere e rafforzare. > Qui, le tensioni emergono semmai sul terreno dell’antimilitarismo, elemento > costitutivo della tradizione politica del partito e oggi oggetto di una > rinnovata pressione da parte della sua componente giovanile. La crescita straordinaria registrata negli ultimi mesi ha infatti rafforzato il peso della Linksjugend Solid, che guarda con grande preoccupazione al riarmo tedesco ed europeo e tende a leggere le proposte per una difesa autonoma come il riflesso di una più generale trasformazione autoritaria e militaristica delle democrazie contemporanee. La stessa organizzazione che che nelle settimane precedenti al congresso è stata travolta dalle polemiche dopo un’inchiesta della Bayerischer Rundfunk, secondo cui in alcune chat di suoi militanti sarebbero circolati slogan antisemiti, messaggi di esaltazione dello stalinismo in quelle che sembrano essere classiche dinamiche da alt-left. RICONQUISTARE LA CLASSE LAVORATRICE Ma non è soltanto la politica internazionale a mettere a confronto le diverse anime della sinistra tedesca. Il congresso ha affrontato numerosi altri temi: dal taglio delle indennità parlamentari della Linke – che dalla prossima legislatura saranno equiparate allo stipendio medio di un dipendente pubblico federale, circa 5.300 euro lordi al mese – fino al delicato nodo delle alleanze politiche alle prossime elezioni. Gli occhi sono infatti già puntati sul voto in Sassonia-Anhalt, dove i sondaggi accreditano l’AfD di oltre il 40% dei consensi. Uno scenario che potrebbe costringere le forze democratiche a valutare formule di governo inedite, compresi eventuali governi di minoranza. Ed è proprio su questo terreno che si è manifestata una delle principali linee di frattura interne al partito. Se una parte della dirigenza ritiene necessario mantenere aperta la possibilità di accordi tattici anche con la CDU, in nome del Brandmauer – il cordone sanitario contro l’estrema destra –, la componente più giovane e movimentista continua a escludere qualsiasi forma di collaborazione con il partito del cancelliere Friedrich Merz. Lo stesso Luigi Pantisano, pochi giorni prima del congresso, aveva suscitato forti polemiche definendo la CDU un partito fascista e giudicando impossibile ogni forma di accordo. Dichiarazioni che hanno provocato un acceso dibattito interno e che lo stesso neo-presidente ha successivamente ridimensionato. Certo, il governo Merz appare sempre più apertamente spostato a destra, quasi ad inseguire le parole d’ordine dell’AfD: dai tagli allo Stato sociale alle politiche migratorie sempre più restrittive, fino a frequenti dichiarazioni razziste contro migranti e minoranze. Tuttavia, il congresso non ha prodotto indicazioni definitive sul tema delle future alleanze. La questione è stata rinviata alle urne, nella speranza che la Linke riesca a confermare, o addirittura superare, il sorprendente risultato ottenuto alle elezioni federali dello scorso anno. Per riuscirci sarà necessario dare seguito alle promesse avanzate dal nuovo co-presidente Luigi Pantisano e, nelle sue parole, «riconquistare la classe lavoratrice alla Linke». > Gran parte della scommessa politica della nuova dirigenza ruota infatti > attorno alla capacità di tenere insieme la radicalizzazione di una generazione > mobilitata dalla guerra a Gaza e il ritorno a una politica di radicamento nei > luoghi di lavoro, nei quartieri popolari e nei conflitti sociali. In altre > parole, tornare a essere un partito di classe senza rinunciare alle nuove > sensibilità che ne hanno accompagnato la crescita. In questa prospettiva, alcune delle esperienze maturate nel Baden-Württemberg – dalle mobilitazioni sindacali alle vertenze nelle fabbriche minacciate dalla chiusura o dalla riconversione produttiva – potrebbero offrire indicazioni preziose per il futuro del partito. La lotta contro l’avanzata dell’estrema destra in Europa passa anche da qui: dalla capacità di elaborare strategie efficaci contro la crescente polarizzazione delle nostre società e di rilanciare una pratica democratica capace di ricostruire consenso e partecipazione. In definitiva, quello di Potsdam è stato un congresso attraversato da tensioni e conflitti, ma anche da una ritrovata vitalità politica. Lo ha sintetizzato efficacemente Jan van Aken nel suo discorso di commiato: «Eine Partei, die wächst, die wird bunter.Das ist wunderbar. Aber dazu gehört, dass man auch mal eine andere Sichtweise aushalten muss.» («Un partito che cresce diventa più vario, più plurale. È una cosa meravigliosa. Ma questo significa anche imparare a convivere, talvolta, con punti di vista diversi dai propri»). Una frase che forse descrive meglio di qualsiasi altra la nuova Linke emersa dal congresso di Potsdam: più giovane, più ampia, più conflittuale e, proprio per questo, chiamata a confrontarsi con sfide politiche che andranno ben oltre i confini del partito e che vedrà nelle elezioni berlinesi di settembre il primo decisivo banco di prova. L’immagine di copertina è un corteo berlinese dell’ottobre 2025, collettivo From the River to the sea, Magdalena Vassilleva Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Organizzare la speranza: la nuova fase della sinistra tedesca proviene da DINAMOpress.
June 25, 2026
DINAMOpress
GERMANIA: “DIE LINKE” ESCE DAL CONGRESSO CON NUOVI VERTICI E UNA LINEA POLITICA PIU’ RADICALE GRAZIE ALLA NUOVA GENERAZIONE DI ISCRITTE-I
Germania; Die Linke, lo storico partito della sinistra, a congresso lo scorso fine settimana a Potsdam. 126mila le persone iscritte al partito, dato quasi per spacciato fino a pochi anni fa, arrivato invece nelle elezioni 2025 a quasi il 9% e ora dato, nei sondaggi, tra il 10% e il 12%. Il tutto grazie all’ingresso in massa nel partito di una nuova generazione, che ha dato battaglia pure dentro l’assise su diverse questioni politiche di fondo, dal tema della Palestina a quello di un’opposizione sempre più radicale, in senso antifascista e anche antirazzista, non solo all’Afd ma pure alla Cdu di Merz, accusato da diversi cartelli di “Stare sempre con i ricchi”; per questo, ribadita una politica di maggiori tassazioni verso i grandi capitali. Stessa linea, radicale, anche contro il riarmo, con il sostegno al movimento dei giovani tedeschi contro la reintroduzione in Germania della leva obbligatoria. Il congresso ha eletto come co-leader Ines Schwerdtner e Luigi Pantisano. Classe 1979, architetto e urbanista, Pantisano è metà svevo e metà calabrese; la famiglia paterna è infatti originaria di Cariati Marina, emigrata poi negli anni ’60 per lavoro nel Baden-Württemberg. Sempre al congresso di Die Linke, con il voto favorevole di due terzi degli iscritti e dopo anche qui dopo un dibattito acceso, via libera alla mozione che parifica gli stipendi degli eletti al “salario medio” di un lavoratore di analgoej mansioni: 3.300 euro per i single, poco più di 5mila per chi ha famigliari a carico, rispetto ai quasi 12mila euro di deputati ed eurodeputati. Il resto andrà a “Die Linke Hilft”, l’associazione del partito di consulenze sociali, pratiche e politiche, alle persone che si trovano in situazioni di difficoltà Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza con Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, presente nei giorni scorsi in Germania al congresso di Die Linke. Ascolta o scarica
June 25, 2026
Radio Onda d`Urto
La sinistra e la conquista della fortezza digitale del capitalismo
La battaglia per la liberazione socialista nel XXI secolo non può essere combattuta con le armi del secolo scorso. In un’era in cui gli algoritmi dominano, in cui l’influenza dell’intelligenza artificiale sui media, la cultura, l’istruzione e il lavoro continua ad espandersi, e in cui le politiche e le strategie […] L'articolo La sinistra e la conquista della fortezza digitale del capitalismo su Contropiano.
June 25, 2026
Contropiano
Un programma, per svuotare i divani
C’è questa sublime scenetta di Massimo Troisi che fissa un secchio, concentrato, sperando che si muova con la sola forza del pensiero: “Vieni qui.. dai, che ti costa, così io divento ricco”. Fa ridere, certo. Ma la cosa davvero straordinaria è che oggi, interi salotti di progressisti illuminati (quelli indaffarati […] L'articolo Un programma, per svuotare i divani su Contropiano.
June 24, 2026
Contropiano
Il Perù e i suoi possibili «scenari» di governo
Il Perù è ancora in parità tecnica, ma ora con la candidata Keiko Fujimori (Fuerza Popular) in testa con appena 1.027 voti di vantaggio sul candidato Roberto Sánchez (Juntos por el Perú) alla chiusura di questa edizione. La possibilità che uno dei due candidati vada al governo ci porta a chiederci: quale sarà il probabile scenario se vincesse una delle due proposte? DESTRA: INSTABILITÀ, REPRESSIONE E SPALLE VOLTATE ALLE MAGGIORANZE La proposta della destra di Keiko Fujimori è già stata sperimentata dal Paese negli ultimi 10 anni – e forse per questo, a marzo di quest’anno, registrava il 43,2% di rifiuto elettorale. Il suo gruppo parlamentare Fuerza Popular aveva la maggioranza in Congresso (73 seggi su 130) durante il governo di Martín Vizcarra (2018-2020), con il quale ha avuto un confronto permanente, limitando l’operato dell’Esecutivo. Oggi l’ex presidente ha procedimenti penali in corso ed è ineleggibile. L’instabilità politica ha fatto sì che durante il mandato di Pedro Pablo Kuczynski (2016-2021) il Perù avesse quattro (04) presidenti (Kuczynski, Vizcarra, Manuel Merino e Francisco Sagasti). E con l’ascesa al potere di Pedro Castillo (2021) si è configurato il reato di cospirazione per ribellione, dando nuovamente origine all’instabilità politica con i governi di Dina Boluarte (quasi tre anni), José Jerí (130 giorni) e José María Balcazar (113 giorni fino ad oggi). In questo periodo, Fuerza Popular ha partecipato in alleanza con altre forze politiche per l’accaparramento istituzionale dei poteri dello Stato, per eludere la giustizia nei procedimenti aperti a carico della leader, per riformare la Costituzione al fine di ripristinare il sistema bicamerale del Congresso della Repubblica (nonostante la popolazione abbia votato NO al referendum), regolamentazioni sul referendum e la promulgazione di leggi a favore della criminalità che hanno fatto sprofondare il Paese nell’insicurezza dei cittadini. Va sottolineato che queste riforme sono state attuate con il totale rifiuto della popolazione; tuttavia, le richieste sono state ignorate (con una forte repressione che ha gettato il Paese nel lutto). Ci sarà intenzione di correggere il tiro? Tutto fa pensare di no. SINISTRA: CAMBIO DI ROTTA E DEBOLEZZA ISTITUZIONALE La proposta della sinistra di Roberto Sánchez è di lunga data ed è già stata tentata in diversi periodi della storia recente del Perù. A partire dal governo di Alejandro Toledo (2001-2006), quando ebbe luogo la cosiddetta “Marcia dei 4 Suyos” che riunì le tre regioni (costa, sierra e selva) del Paese; tuttavia, il suo mandato non riuscì a rispondere alle richieste sociali e, peggio ancora, oggi l’ex presidente è stato condannato a più di 20 anni di carcere per reati di corruzione. Un altro tentativo di sinistra è stato fatto durante il governo di Ollanta Humala (2011-2016), quando l’ex presidente si è lanciato nella mischia con un programma di governo denominato “La Gran Transformación”, ma che al secondo turno ha trasformato nella “Hoja de Ruta” con un approccio più imprenditoriale, rimandando le richieste sociali del momento. E l’ultimo tentativo di un governo progressista è stato quello dell’ex presidente Pedro Castillo (2021-2022), che fin dall’inizio è stato ostacolato dalla classe politica dell’epoca, con evidenti manifestazioni di razzismo a causa delle sue origini rurali (e di quelle dei suoi sostenitori). Il suo governo è stato caratterizzato da una permanente instabilità (due tentativi di destituzione da parte del Congresso), fino a quando, nel dicembre 2022, ha annunciato lo scioglimento incostituzionale del Congresso e l’istituzione di un governo di emergenza che lo ha portato alla destituzione. Ora si sa che questo fatto è stato orchestrato dalle forze di opposizione, tra cui Fuerza Popular. I precedenti delle proposte politiche di destra e di sinistra che la storia peruviana mostra non offrono un panorama incoraggiante per il Paese, per nessuno dei settori di parte, anche se la disponibilità al consenso di Sánchez può essere un indicatore importante. E cosa vogliono i peruviani? In questo nuovo periodo, la popolazione spera  di mettere da parte gli antagonismi e di lavorare collettivamente per le riforme urgenti e a lungo termine; con trasparenza e senza corruzione, avendo come obiettivo il bene comune e lo sviluppo del Paese… Ma i nostri leader saranno all’altezza della sfida? Redacción Perú
June 12, 2026
Pressenza
Il modo sbagliato di criticare il fascismo di Vannacci
Ieri sera il generale Vannacci ha mostrato di essere un politico di infimo livello, senza argomenti, sconclusionato, del tutto privo di una lettura del paese e delle sue strutture sociali ed economiche. Dico questo non perché è un fascista. Certo, quello è il principale motivo per contestarlo. Dico che è […] L'articolo Il modo sbagliato di criticare il fascismo di Vannacci su Contropiano.
June 11, 2026
Contropiano
Difendere la magistratura?
La sinistra che difende la magistratura è la “sinistra” che non ha mai lottato. A marzo una parte larga della sinistra italiana è andata a difendere le toghe. Referendum sulla separazione delle carriere, vittoria del No, magistratura salutata come argine contro la deriva autoritaria del governo Meloni. Poche settimane dopo, […] L'articolo Difendere la magistratura? su Contropiano.
June 10, 2026
Contropiano
Guerra o no, questo è il confine
La guerra è un rasoio, lo ripetiamo. E’ la principale contraddizione del presente, separa nettamente e senza possibilità di mediazione chi ha interesse alla pace (con tutte le conseguenze sul possibile benessere dei popoli) e chi pensa solo al dominio suprematista su qualcun altro. “Destra” e “sinistra” si definiscono insomma […] L'articolo Guerra o no, questo è il confine su Contropiano.
June 9, 2026
Contropiano