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Giuli silura alcuni collaboratori e mostra lo scontro interno al governo
Il Ministero della Cultura continua a essere nell’occhio del ciclone. Il ministro Alessandro Giuli ha deciso di usare il pugno di ferro, revocando con effetto immediato gli incarichi a due figure chiave del suo staff: Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica, ed Elena Proietti, a capo della segreteria personale. Il […] L'articolo Giuli silura alcuni collaboratori e mostra lo scontro interno al governo su Contropiano.
May 12, 2026
Contropiano
Decine di padiglioni chiusi e cortei contro Israele. Inizia la Biennale di Venezia
Padiglioni chiusi e migliaia di persone in corteo hanno segnato la giornata di mobilitazione contro la presenza di Israele alla Biennale di Venezia, durante il terzo giorno di pre-apertura. Mentre lo sciopero dei lavoratori della cultura lasciava con la serranda abbassata 27 stand nazionali — Italia esclusa — da via Garibaldi si muovevano tremila persone, in direzione Arsenale. L’obiettivo dei manifestanti era il padiglione israeliano, per denunciare i crimini internazionali commessi da Tel Aviv, dal genocidio in Palestina ai recenti assalti alla Flotilla diretta a Gaza. A impedire la contestazione democratica è stato il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, che con scudi e manganelli ha bloccato il corteo nei pressi di Campo della Tana. Collettivi dei lavoratori della cultura, come Art not genocide alliance (ANGA), e sigle sindacali, tra cui l’Unione Sindacale di Base (USB) avevano indetto per ieri una giornata di mobilitazione contro precarietà, guerra e genocidio in Palestina. I promotori hanno denunciato i continui tagli al settore, che rendono incerta la vita di migliaia di operatori, mentre la spesa pubblica in armi continua a crescere e lo farà anche negli anni a venire. Il governo Meloni, su ordine di Donald Trump, ha infatti deciso di destinare il 5% del PIL alla spesa militare. Mentre Israele e Stati Uniti disseminano il caos — tra Palestina, Libano, Iran, Venezuela — le multinazionali del settore, tra cui l’italiana Leonardo, si arricchiscono, realizzando profitti da record. «A pochi giorni dall’apertura della Biennale, ci appelliamo a chiunque creda che l’arte non possa diventare strumento di normalizzazione del genocidio». Con queste parole l’Art not genocide alliance aveva rilanciato la contestazione verso Israele, che proprio ieri ha inaugurato il suo padiglione alla Biennale di Venezia. Chi invece oggi, dopo tre giorni di pre-apertura, non parteciperà all’inaugurazione ufficiale è la Russia, cacciata dalla presidenza della Biennale su pressione dell’Unione Europea che dopo gli inviti era passata alle minacce. Si tratta della stessa organizzazione sovranazionale che non ha invece mosso un dito contro la presenza israeliana, scrivendo l’ennesima pagina di doppiopesismo europeo. Sul piano economico, in due anni e mezzo l’UE non ha varato alcun pacchetto di sanzioni nei confronti di Israele, come fatto invece 20 volte per la Russia, alla luce dell’invasione dell’Ucraina. Pochi giorni fa, a Bruxelles, è stata respinta la sospensione dell’accordo di associazione tra UE e Israele. Spagna, Slovenia e Irlanda avevano chiesto di sanzionare Tel Aviv per i suoi crimini, dalla colonizzazione della Palestina al genocidio del suo popolo, passando per la recente invasione del Libano e gli attacchi alla Flotilla diretta a Gaza. Nel silenzio delle istituzioni i popoli continuano ad agire. L’appello lanciato dai lavoratori della cultura è stato accolto a Venezia: 27 padiglioni della Biennale sono rimasti chiusi durante l’evento di pre-apertura, con gli artisti che hanno spiegato le proprie ragioni ai visitatori incuriositi. Anche se l’Italia ha deciso di non aderire all’iniziativa, garantendo il massimo supporto all’alleato israeliano, ci hanno pensato migliaia di cittadini a dare continuità allo spirito solidale mostrato negli anni verso il popolo palestinese, prendendosi le strade veneziane.   L'Indipendente
May 9, 2026
Pressenza
VENEZIA: IN CENTINAIA PROTESTANO CONTRO ISRAELE ALLA BIENNALE, VENERDÌ CORTEO PER CHIEDERE LA LIBERAZIONE DI THIAGO E SAIF
Centinaia di persone in presidio, poi trasformatosi in corteo, chiamato da Art Not Genocide Alliance contro la presenza del padiglione israeliano alla Biennale. Al contempo si teneva la conferenza stampa ufficiale di presentazione della Biennale Arte 2026, che apre al pubblico il 9 maggio, al Teatro Piccolo dell’Arsenale . Oltre alla manifestazione di Art Not Genocide Alliance, una seconda iniziativa del collettivo punk rock russo delle Pussy Riot insieme al collettivo Femen: hanno protestato con una ventina di attiviste davanti al padiglione della Russia. Art Not Genocide Alliance ha rilanciato con la manifestazione in programma venerdì 8 maggio, che partirà in via Garibaldi a Venezia alle ore 16.30. Stella, del centro sociale Morion, ci racconta la mobilitazione della mattinata a Venezia e le ragioni della protesta contro la presenza di Israele alla biennale. Ascolta o scarica Sempre oggi conferenza stampa, a Padova, in presenza di due attivisti sequestrati di Israele e rilasciati a Creta, Anna Ghedina e Luca Cuzzato. Anche qui è stato dato appuntamento a Venezia per venerdì, ponendo l’accento sull’importanza di chiedere la liberazione di Thiago e Saif. Ai nostri microfoni le testimonianze di Anna Ghedina e Luca Cuzzato dei centri sociali del nord-est e di Ya Basta! Êdî bese! Ascolta o scarica  
VENEZIA: VENERDI 8 MAGGIO MOBILITAZIONE CONTRO IL PADIGLIONE ISRAELIANO ALLA BIENNALE
Appello di “Art Not Genocide Alliance” per una mobilitazione venerdì 8 maggio a Venezia contro il padiglione israeliano alla Biennale. Appuntamento alle 16.30 in Via Garibaldi. “Il genocidio non è finito. A Gaza, dopo la distruzione sistematica di infrastrutture e servizi essenziali, Israele mantiene il controllo su gran parte della Striscia, mentre in Cisgiordania la violenza dei coloni si intensifica attraverso espropri ed esecuzioni sommarie. Nonostante ciò, la Biennale di Venezia continua a sostenere il governo Netanyahu, non solo rifiutandosi di esprimere solidarietà con il popolo palestinese, ma addiritttura concedendo uno spazio esclusivo a Israele. Lo storico padiglione biancoblu risulta infatti fuori servizio da due anni ma, nell’edizione Arte del 2026, troverà una nuova ubicazione in Arsenale in qualità di “ospite” della fondazione stessa. Le dimissioni della giuria internazionale della 61ª edizione della Biennale di Venezia testimoniano, ancora una volta, la difficoltà che fin troppe istituzioni culturali hanno nel fare i conti con il genocidio del popolo palestinese – tutt’ora in corso. Nelle stesse settimane in cui si consumava la schermaglia istituzionale sul padiglione russo, con tanto di ispettori governativi, il Ministero della Cultura italiano è intervenuto per fornire ulteriore sostegno alla partecipazione israeliana alla Biennale. Mercoledì scorso, infatti, in una telefonata con Belu Simion Făinaru – che rappresenta Israele a questa edizione della Biennale di Venezia – il ministro Alessandro Giuli ha «espresso la sua totale solidarietà», assicurandogli che «il suo lavoro sarà valorizzato in Italia attraverso un’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura». Quello adottato dal governo italiano e dalla Commissione Europea è chiaramente un doppio standard – sostengono attivisi e attiviste di “Art Not Genocide Alliance”. “Mentre si condanna la presenza della Russia alla Biennale, ci si affretta a rassicurare gli alleati israeliani. Se è una questione di violazioni dei diritti umani, dobbiamo concludere che, anche per la Commissione Europea e per il governo di Giorgia Meloni, questi medesimi diritti non s applicano alla popolazione palestinese”. Per questo viene lanciata la mobilitazione, anche “dalla parte di lavoratrici e lavoratori del settore culturale in sciopero, contro la presenza del padiglione di Israele e per la dignità del lavoro culturale” e in solidarieta’ “con chi si è imbarcato con la Global Sumud Flotilla, che abbiamo salutato in migliaia sulla riva della Zattere e che, ancora una volta, vuole rompere l’assedio dello stato genocida di Israele. Siamo con Saif Abukeshek e Thiago Ávila, ancora nelle mani dell’esercito israeliano, chiedendone l’immediata liberazione. Siamo al fianco del popolo palestinese, che da più di settant’anni lotta per resistere l’occupazione, e che da due anni subisce un genocidio, alimentato dall’economia di guerra e dalla complicità degli stati occidentali. Venezia lo sa da che parte stare”. Appuntamento quindi venerdì 8 maggio alle 16.30 in Via Garibaldi a Venezia. La presentazione con un ‘attivista di  “Art Not Genocide Alliance” Ascolta o scarica