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Contrabbando di armi verso Israele denunciato in Belgio
RTL Info, telegiornale quotidiano belga, ha riportato ieri una caso di vero e proprio contrabbando di armi che ha interessato un carico proveniente dal Regno Unito e diretto verso Israele, attraverso una compagnia civile che ha sede a Malta e opera con un suo ramo direttamente nel paese europeo. Il […] L'articolo Contrabbando di armi verso Israele denunciato in Belgio su Contropiano.
April 11, 2026
Contropiano
Pisa: bloccato il treno carico di armi
Seduti sulle rotaie del binario 3 della stazione di Pisa, ieri – giovedì 12 marzo, un centinaio di manifestanti hanno impedito il passaggio del convoglio di 32 vagoni che trasportavano mezzi militari e container pieni di armamenti a Palmanova, in provincia di Udine. Grazie all’iniziativa, indetta e coordinata dal gruppo mobilitato contro la base militare di Coltano nel Parco di San Rossore, dopo 12 ore di trattative con gli attivisti, fermi su binari e circondati dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, alle 23 il treno ha fatto dietrofront ed è tornato a Livorno, dove all’appello “Fermiamo il treno della morte” lanciato nel pomeriggio dall’Unione Sindacale di Base, si era svolto un presidio alla stazione di Calambrone. Contestualmente, l’USB aveva proclamato lo sciopero di protesta contro le operazioni di carico, scarico e trasporto degli armamenti che coinvolge i lavoratori dipendenti della Jsw Steel Italy Piombino, il gruppo siderurgico dove, secondo il sindacato, una parte del materiale è transitata prima di essere caricata sul treno, e ai macchinisti di Mercitalia Rail, società cargo del gruppo FS. “Il carico è destinato al porto di Monfalcone, dove sarà probabilmente imbarcato verso qualche teatro di guerra – spiega USB – Questi mezzi militari e i container contenenti armamenti, e ipotizziamo anche materiale esplosivo, sono arrivati mercoledì 11 marzo al porto di Piombino a bordo di una nave del ministero della Difesa”. Secondo il sindacato, una parte del materiale sarebbe stata trasferita all’interno dello stabilimento siderurgico di Piombino prima di essere caricata su rotaia. A movimentare gli armamenti sul convoglio, sono stati lavoratori della Jsw Steel Italy Piombino e della società Piombino Logistics, malgrado lo sciopero immediato proclamato dalla stessa sigla sindacale di base per permettere ai macchinisti di rifiutarsi di movimentare il carico di morte”. STOP AI TRENI DI MORTE, STOP AL RIARMO. I LAVORATORI E LAVORATRICI NON VOGLIONO PAGARE IL PREZZO DELLA GUERRA! LA MANIFESTAZIONE PER IL NO SOCIALE CENTRALE PER OPPORSI AI TRAFFICI BELLICI Redazione Italia
March 13, 2026
Pressenza
Le armi ‘made in Italy’ impiegate nella guerra all’Iran
La Federazione Anarchica Livornese oggi interviene esprimendosi contro la guerra e per il ritiro delle missioni militari italiane all’estero e la chiusura delle basi Usa in Italia e segnalando che WASS Fincantieri che ha sede a Trieste e numerosi stabilimenti i Italia e nel mondo, uno anche a Livorno, fabbrica i siluri leggeri MU90 che, con un accordo da 200 milioni di euro appena stipulato con il governo italiano, il Belapese fornirà alla Marina Reale Saudita. L’attacco degli USA e di Israele all’Iran del 28 febbraio scorso ha aperto ad una nuova fase di guerra estesa dal Golfo Persico al Mediterraneo. La propaganda ha parlato di bombardamenti per liberare la popolazione dell’Iran dal regime che governa il paese, ma sappiamo bene che non sono mai interventi militari di potenze straniere a poter favorire processi di emancipazione e liberazione. Negli ultimi mesi diverse tendenze rivoluzionarie iraniane, in lotta contro il proprio governo, ci avevano messo in guardia, indicando proprio un intervento militare imperialista tra i più grandi rischi per le aspirazioni di libertà delle classi sfruttate e oppresse in Iran. L’intervento militare di USA e Israele mira a bloccare la crisi rivoluzionaria in Iran, che era esplosa con il movimento insurrezionale del dicembre e gennaio scorsi. La guerra spazza via dalla scena le masse in rivolta, già colpite duramente dalla terrificante repressione degli scorsi mesi, e rafforza invece la Repubblica Islamica che può fare appello all’unità nazionale e alla difesa del paese contro l’aggressione straniera. Anche un eventuale collasso della Repubblica Islamica, nel contesto della guerra rischierebbe di lasciare spazio ad un “cambio di regime” gestito da forze reazionarie, magari supportate da potenze globali e regionali. Le ripercussioni della reazione iraniana all’attacco statunitense e israeliano svelano un altro scenario, in cui gli USA impongono un disciplinamento degli stati della penisola arabica. Negli ultimi mesi avevamo assistito ad un avvicinamento della Arabia Saudita ai BRICS e ad un’alleanza militare dell’Arabia con il Pakistan (potenza nucleare) in funzione antiisraeliana; mentre il Qatar si era proposto come mediatore tra Israele ed Hamas e l’Oman fra Iran e USA. La guerra impone ora un riallineamento a quei paesi che sembravano muoversi anche in autonomia rispetto alla secolare subordinazione all’imperialismo angloamericano. Intanto il governo italiano dichiara “non siamo in guerra”. Ma l’Italia è pienamente coinvolta in questa guerra. Oltre al supporto politico assicurato dal governo agli USA e ad Israele, c’è il coinvolgimento negli attacchi delle basi statunitensi in Italia, a partire da Sigonella e dal MUOS, ci sono missioni militari italiane nei paesi del Golfo: solo tra Iraq e Kuwait sono presenti mille soldati italiani, divisi tra la base di Erbil, in Iraq, e Ali-al-Salem in Kuwait. Militari italiani sono già presenti in Libano, a Cipro, in Palestina, in Egitto, oltre che nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa. Pertanto i soldati italiani nell’area sono molto più numerosi dei 2500 indicati dalla stampa ufficiale. Il governo ha già inviato aiuti a Cipro, dove la scorsa settimana sono state colpite le basi sovrane inglesi, da cui sono partiti attacchi allo Yemen e voli spia su Gaza. Nel quadro di un intervento europeo l’Italia ha annunciato di voler schierare a Cipro la fregata missilistica Federigo Martinengo, e di voler inviare sistemi anti-droni e sistemi di difesa anti-missilistica SAMP-T. Il governo è pronto ad intervenire direttamente nel Golfo Persico con l’invio di una o più fregate e ad inviare armi a Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, in particolare i sistemi contro droni e missili. SILURI WASS ALL’ARABIA SAUDITA: LE ARMI PER LA GUERRA ALL’IRAN PARTONO ANCHE DA LIVORNO Proprio qui, a Livorno, saranno prodotte alcune delle armi usate in questa guerra. La WASS Fincantieri, che ha qui la sua principale sede produttiva, ha appena stretto un accordo da 200 milioni di euro per una fornitura di siluri leggeri MU90 alla Marina Reale Saudita. Questo spiegherebbe secondo varie fonti giornalistiche il tanto discusso viaggio del ministro Crosetto a Dubai. È probabile che il governo Meloni sia venuto a conoscenza in anticipo dell’attacco all’Iran e abbia spedito il ministro Crosetto come commesso viaggiatore dell’industria bellica italiana. In ogni caso è chiaro che uno degli obiettivi del governo è modificare la legge 185/90 sull’esportazione di armi. Il governo Meloni ha fatto approvare in parlamento una risoluzione che prevede il rafforzamento delle missioni in Medio Oriente, la partecipazione a missioni UE in difesa di paesi dell’UE come Cipro, inoltre conferma l’autorizzazione all’uso delle basi statunitensi. Intanto il presidente Mattarella fa appello al senso di comunità. Bisogna fermare l’aggressione imperialista, in modo che le classi sfruttate iraniane possano davvero liberarsi dai loro oppressori. Scendiamo in piazza per il ritiro immediato delle truppe italiane dal Golfo Persico e dal Mar Rosso; per la chiusura delle basi militari italiane e delle potenze globali nel Golfo Persico nel Corno d’Africa e delle basi inglesi a Cipro; per il blocco di ogni missione in partenza da Sigonella verso il Medio Oriente e il blocco dell’attività del MUOS di Niscemi. Redazione Italia
March 7, 2026
Pressenza
BERGAMO: IL 5 MARZO PRESIDIO CONTRO LE ESPORTAZIONI MILITARI, “FERMIAMO LA BATTAGGION SPA”
Il 5 marzo alle ore 18, a Bergamo, si terrà un presidio promosso dall’Equipaggio di Terra della Global Sumud Flottilla. Al centro della mobilitazione il ruolo delle aziende italiane nel settore militare e il legame tra produzioni tecnologiche e conflitti internazionali, soprattutto in riferimento al genocidio in corso in Palestina. L’appuntamento è stato dato dagli organizzatori in viale Pirovano 6N, davanti alla Battaggion SpA. “Il luogo del presidio è altamente simbolico. Dallo stabilimento della Battaggion SpA partono tecnologie destinate al comparto militare, con esportazioni anche verso Israele. Il presidio intende chiedere con forza la sospensione di tali forniture e una riconversione verso produzioni esclusivamente civili.” Il presidio si inserisce in un quadro più ampio di iniziative che, in diverse città italiane, stanno denunciando il coinvolgimento dell’industria nazionale nei conflitti internazionali: “si terranno azioni pubbliche davanti ai luoghi legati al business militare, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui temi del disarmo e contro il ripristino della leva”, scrive l’Equipaggio di Terra della Global Sumud Flottilla. In collegamento con Radio Onda d’Urto Michele, dell’Equipaggio di Terra della Global Sumud FlottillaAscolta o scarica  
March 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Risposta cinese alla vendita di armi a Taiwan: sanzioni all’industria bellica USA
Il Ministero degli Esteri cinese ha annunciato venerdì 26 dicembre l’imposizione di severe sanzioni contro 20 aziende del settore della difesa statunitense e 10 alti dirigenti. La mossa è una rappresaglia diretta contro il recente pacchetto di vendita di armi a Taiwan del valore di 11,1 miliardi di dollari, il […] L'articolo Risposta cinese alla vendita di armi a Taiwan: sanzioni all’industria bellica USA su Contropiano.
December 28, 2025
Contropiano
TRANSITO DI ARMI: SCIOPERO ALL’AEROPORTO DI MONTICHIARI (BS). L’USB DENUNCIA L’USO BELLICCO DELLA STRUTTURA CIVILE
Sciopero di lavoratori e lavoratrici dell’aeroporto civile D’Annunzio di Montichiari (BS) contro il transito di carichi di armi che transitano attraverso lo scalo. A lanciare la protesta è stato il sindacato USB, che denuncia come l’aeroporto venga utilizzato per operazioni logistiche legate alla guerra, nonostante si tratti di una struttura civile. Lo sciopero è stato proclamato dalle 10:00 alle 22:00 di oggi, con l’intento di fermare le operazioni di carico e di sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo crescente che l’aeroporto sta assumendo nel traffico di materiale bellicci.  Tuttavia, prima dell’inizio dello sciopero, l’azienda ha ordinato a lavoratori di procedere con il carico di un volo, portando così a un altro transito di merci belliche. Il sindacato ha ribadito che la lotta proseguirà e che i lavoratori che saranno chiamati a caricare ulteriori carichi durante la giornata avranno il diritto di rifiutarsi, aderendo allo sciopero. Su Radio Onda d’Urto il collegamento dal presidio che si è svolto in mattinata davanti all’aeroporto e che ha visto riunite diverse decine di persone, Dario Filippini, dell’Unione Sindacale di Base, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.
December 17, 2025
Radio Onda d`Urto
LA FLOTTA DEL GENOCIDIO: IL NUOVO DOSSIER DI LINDA MAGGIORI PER ALTRECONOMIA
“La flotta del genocidio – Sulle rotte delle armi dai porti italiani” è il dossier di Linda Maggiori pubblicato dai tipi di Altreconomia che spiega come il transito delle armi verso Israele possa continuare nei porti italiani, nonostante le leggi che lo impedirebbero a cominciare dalla legge 185 del 1990. Non solo il transito da parte di paesi esteri usando i porti italiani, ma anche merci a doppio utilizzo (civile e militare). I registri autorizzativi del ministero degli esteri sono vuoti, perché le compagnie straniere non sono tenute a dichiararsi all’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento UAMA; eppure “il ministero dell’Interno e le prefetture conoscono con anticipo i traffici di armi e predispongono misure ad hoc (tra cui le scorte armate)”, scrive Linda Maggiori. Insomma, “non solo questi carichi vengono lasciati passare ma vengono persino scortati”. Ne abbiamo parlato ai nostri microfoni con Linda Maggiori, giornalista freelance di Ravenna collaboratrice di diverse testate tra cui Altreconomia. Ascolta o scarica
December 3, 2025
Radio Onda d`Urto
Leonardo citata in giudizio: dichiarare nulli i contratti con Israele
Il 20 novembre è stata lanciata la campagna “In nome della legge. Giù le armi, Leonardo”, costruita intorno alla citazione in giudizio della Leonardo S.p.A e dello Stato italiano davanti al Tribunale civile di Roma per chiedere la nullità dei contratti di fornitura di armi a Israele. Il procedimento è […] L'articolo Leonardo citata in giudizio: dichiarare nulli i contratti con Israele su Contropiano.
November 23, 2025
Contropiano
Ambasciatore del Sudan all’UE: “smettete di fornire armi che alimentano la guerra”
Il 17 novembre la testata statunitense Politico riporta le parole ottenute dall’ambasciatore del Sudan presso la UE, Abdelbagi Kabeir, il quale ha denunciato il contributo che, con le proprie armi, i paesi europei stanno dando alla continuazione della guerra civile in corso nel paese africano. Nemmeno due settimane fa i […] L'articolo Ambasciatore del Sudan all’UE: “smettete di fornire armi che alimentano la guerra” su Contropiano.
November 21, 2025
Contropiano
500 dipendenti degli Esteri chiedono al governo di non essere complice del genocidio
Mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani era a ballare alla festa di Forza Italia, qualcosa si era già mosso nel suo dicastero. Qualcosa che mostra come le contraddizioni di questo governo complice del genocidio che si intesta, nel contempo, il ruolo di difensore dei diritti stanno esplodendo. E, più […] L'articolo 500 dipendenti degli Esteri chiedono al governo di non essere complice del genocidio su Contropiano.
September 28, 2025
Contropiano