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Amnesty International: “India-Israele, rischio di complicità in crimini internazionali”
Il rapporto di Amnesty International divulgato oggi, 30 luglio, rivela che armi, munizioni, parti di ricambio e componenti fabbricate in India sono state consegnate a grandi aziende israeliane fornitrici dell’esercito della propria nazione. Il rapporto “Made in India” descrive la stretta e vantaggiosa partnership tra il governo indiano e il settore della difesa israeliano: una collaborazione che ha reso lo stato asiatico un importante elemento della catena di forniture di armi e munizioni a sostegno delle operazioni militari dell’esercito di Israele. L’organizzazione per i diritti umani ha sottolineato che il continuo invio di materiale che potrebbe essere usato da Israele nel genocidio, tuttora in corso, contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza occupata, rischia di rendere le autorità indiane complici di tale genocidio. Attraverso l’uso di dati commerciali relativi alle spedizioni tra India e Israele, Amnesty International ha verificato che armi, munizioni, parti di ricambio e componenti made in India sono state spedite a grandi aziende israeliane che riforniscono l’esercito. Tra le aziende indiane figurano alcune che sono direttamente possedute e controllate dallo stato: “Non solo il governo indiano non ha controllato, come avrebbe dovuto ai sensi del diritto internazionale, le esportazioni di armi a Israele da parte di aziende private ma ha anche rafforzato la sua partnership in materia di difesa con lo stato israeliano”, ha dichiarato Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International. “Alla luce delle misure cautelari ordinate dalla Corte Internazionale di Giustizia, che ha riconosciuto il rischio di genocidio ai danni della popolazione palestinese della Striscia di Gaza, le autorità indiane non possono credibilmente affermare di ignorare che, continuando ad autorizzare e a facilitare i trasferimenti di armi a Israele, stanno assumendo il rischio concreto di contribuire a gravi violazioni dei diritti umani – ha aggiunto Callamard – Mentre l’esercito israeliano stava infliggendo morte, distruzione e sofferenza su scala massiccia alla popolazione palestinese, le aziende indiane hanno continuato a fare profitti fornendo componenti e munizioni al settore della difesa israeliano”. “Il governo indiano deve cessare immediatamente di autorizzare esportazioni di armi, munizioni, parti di ricambio e componenti a Israele e deve assicurare che le aziende che operano sotto la sua giurisdizione non contribuiscano a crimini di diritto internazionale – ha precisato Callamard – Tutte le aziende hanno la responsabilità di rispettare i diritti umani nelle loro attività globali, compresa quella di adottare misure preventive, rigide e commisurate al livello di rischio, per assicurare che i loro prodotti non siano coinvolti in violazioni del diritto internazionale”. Le ricerche di Amnesty International hanno analizzato 2596 spedizioni di armi, munizioni, parti di ricambio e componenti inviate dall’India a Israele a partire dal 7 ottobre 2023. Dai dati emerge che le aziende indiane hanno spedito ad aziende israeliane fornitrici dirette dell’esercito almeno 390.516 parti di ricambio per piccole armi a uso militare, 564.970 parti di ricambio per ordigni esplosivi (come testate per droni, involucri per proiettili d’artiglieria e altro ancora) e 298 componenti per veicoli militari. Amnesty International ha escluso sistematicamente dalla sua analisi i dati riguardanti spedizioni che potevano essere destinate a un uso civile e quelli relativi ad armi, munizioni e parti di ricambio probabilmente usate per la tecnologia difensiva antimissile, con cui spesso la popolazione civile israeliana viene protetta da attacchi indiscriminati. Dall’esame del quadro giuridico nazionale sui trasferimenti di armi in relazione alle norme e agli standard internazionali sono emerse importanti carenze, come l’inadeguata trasparenza delle procedure relative alle esportazioni e la mancanza di un esplicito riferimento alla diligenza dovuta in materia di diritti umani per impedire che prodotti militari siano usati in violazioni del diritto internazionale dei diritti umani o del diritto internazionale umanitario. Nell’aprile 2013, in occasione dell’adozione del Trattato sul commercio di armi, l’India si astenne e da allora non l’ha mai firmato né ha depositato gli strumenti di accessione. Farlo sarebbe il primo passo per mettere sotto controllo le esportazioni di armi. Ai sensi dei loro obblighi di rispettare e far rispettare il diritto internazionale umanitario, a tutti gli stati è vietato trasferire o permettere ad aziende private di trasferire armi a una parte coinvolta in un conflitto armato – stato o attore non statale che sia – laddove vi sia il chiaro rischio che quel trasferimento possa contribuire alla commissione di violazioni del diritto internazionale umanitario. Quando le aziende e i loro dirigenti sono consapevoli della concreta possibilità che le armi da loro trasferite vengano usate per compiere crimini di diritto internazionale, può derivarne anche una responsabilità penale. A giugno e a luglio del 2026 Amnesty International ha scritto allo stato dell’India e a nove aziende menzionate nella sua ricerca, descrivendone le conclusioni. Al momento della pubblicazione, non aveva ricevuto alcuna risposta. Le armi identificate Dopo i crimini contro l’umanità commessi il 7 ottobre 2023 da Hamas e da altri gruppi armati palestinesi durante gli attacchi nel territorio israeliano, Israele ha avviato una campagna brutale e distruttiva nella Striscia di Gaza che è arrivata a costituire un genocidio, tuttora in corso, e ha proseguito le sue operazioni militari e prassi illegali nella Cisgiordania, compreso il sostegno alla crescente violenza dei coloni. Il tutto, nel contesto di una decennale occupazione illegale del Territorio palestinese e di un sistema di apartheid nei confronti delle persone palestinesi. Israele ha potuto compiere questi crimini di diritto internazionale grazie alla pressoché ininterrotta fornitura di armi e munizioni da un certo numero di stati di primo piano, come Stati Uniti d’America e Germania, e al transito di armi verso Israele da stati come la Slovenia e la Francia. Amnesty International ha identificato le esportazioni indiane di armi, munizioni, parti di ricambio e accessori verso Israele coi codici 93+ e 8710+ ai sensi del Sistema di armonizzazione dei codici riconosciuto a livello internazionale. Il codice 93+ indica un’ampia categoria di prodotti che comprende la maggior parte di armi e munizioni, così come parti di ricambio e accessori. Il codice 8710+ comprende veicoli da combattimento e veicoli cingolati articolati e relative parti di ricambio. Amnesty International ha identificato almeno 2596 spedizioni di armi, parti di ricambio e munizioni dall’India verso Israele tra il 7 ottobre 2023 e il 30 novembre 2025: componenti per armi automatiche usate dalle forze israeliane nella Striscia di Gaza; ordigni esplosivi inviati all’azienda israeliana Elbit Systems; testate esplosive per i “droni kamikaze” Skistricker simili a quelle identificate tra le macerie a Khan Younis, nella Striscia di Gaza; componenti per veicoli militari dirette ai principali fornitori dell’esercito israeliano. Amnesty International ritiene che alcune aziende indiane potrebbero rischiare di essere complici di crimini di diritto internazionale e di altre gravi violazioni dei diritti umani commesse da Israele. Tra le aziende esaminate figurano: PLR Systems Private Limited, che produce parti per armi automatiche ed è una joint venture tra Adani Defence & Aerospace e Israel Weapon Industries; Indo MIM Private Limited, che produce componenti per armi da fuoco; Kalyani Systems Private Limited, che produce ordigni esplosivi e loro involucri ed è una sussidiaria della Bharat Forge;  Munitions India Limited, di proprietà statale, che produce ordigni a elevata capacità esplosiva; e Alpha Elsec Defence & Aerospace Systems Private Limited, che produce testate esplosive ed è una joint venture tra Alpha Design Technologies ed Elbit Systems. Tra le aziende israeliane che hanno ordinato e ricevuto materiale vi sono Elbit Systems, Rafael Advanced Defense Systems Ltd e Israel Aerospace Industries Ltd, note per il loro contributo alle violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte di Israele. Nel 2025 Amnesty International ha chiesto a tutti gli stati e a tutte le aziende private di cessare ogni attività con quelle aziende o avrebbero “rischiato complicità nel crimine contro l’umanità di apartheid, nel genocidio e in altri crimini di diritto internazionale”. Amnesty International chiede da tempo un embargo totale sulle armi a Israele che comprenda la fornitura diretta o indiretta, la vendita o il trasferimento di armi e materiale militare, comprese tecnologia collegata, parti di ricambio e componenti, assistenza tecnica, formazione, assistenza finanziaria o di altro tipo fino a quando le aziende interessate non potranno dimostrare che non stanno contribuendo all’occupazione illegale israeliana o ai crimini di diritto internazionale israeliani. Lo stato dell’India e le aziende indiane che forniscono a Israele armi, munizioni, parti di ricambio e componenti dovranno cessare immediatamente ogni trasferimento: “Permettendo consapevolmente i trasferimenti di armi a Israele, l’India sta chiaramente violando i suoi obblighi di prevenire il genocidio ai sensi della Convenzione sul genocidio e di assicurare il rispetto delle Convenzioni di Ginevra – sottolinea Callamard – Se un’azienda stabilisce che prodotti che ha venduto possono aver contribuito a violazioni dei diritti umani ai danni della popolazione palestinese della Striscia di Gaza, dovrà fornire o collaborare a fornire rimedi a ogni persona danneggiata da tali vendite”. https://www.amnesty.org/en/documents/asa20/1327/2026/en/ Amnesty International
July 30, 2026
Pressenza
Segrate (MI), 7 giugno: incontro pubblico “Difendere il lavoro, fermare le armi”
DOMENICA 7 GIUGNO, H 18.00 CSA BARAONDA, VIA PACINOTTI 13, SEGRATE L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università partecipa all’incontro pubblico che si terrà domenica 7 giugno al CSA Baraonda di Segrate (MI), dal titolo “Difendere il lavoro, fermare le armi – risposte pratiche”. Ripubblichiamo il messaggio di presentazione dell’evento: Ci dicono che guerra e riarmo sono “normali” e “inevitabili”, mentendo senza vergogna. La pace non si compra con le armi: si costruisce con il lavoro, con i diritti, con le lotte di chi ogni giorno difende la dignità della vita. All’incontro pubblico “DIFENDERE IL LAVORO, FERMARE LE ARMI”, con la partecipazione di CUB, USB, CGIL e Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, si parlerà di sindacati, scuola e pratiche per fermare il riarmo e difendere il welfare Un confronto per individuare risposte pratiche da applicare nei luoghi di lavoro e nelle scuole. Come contrastare il sistema guerra dal basso? Come bloccare i finanziamenti al riarmo e liberare risorse per sanità, istruzione e servizi? Come costruire alleanze sul territorio per difendere il welfare? La pace si pratica, anche e soprattutto dove si produce, dove si insegna, dove si vive. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Berlino ha venduto armi a Israele durante la guerra in Iran
Nonostante l’escalation militare in Medio Oriente e le crescenti pressioni legali interne, la Germania ha autorizzato esportazioni di armi verso Israele per un valore di 7,8 milioni di dollari (6,6 milioni di euro) proprio nelle prime settimane dell’offensiva condotta dalle forze statunitensi e israeliane contro l’Iran. I dati, diffusi dal […] L'articolo Berlino ha venduto armi a Israele durante la guerra in Iran su Contropiano.
April 18, 2026
Contropiano
Contrabbando di armi verso Israele denunciato in Belgio
RTL Info, telegiornale quotidiano belga, ha riportato ieri una caso di vero e proprio contrabbando di armi che ha interessato un carico proveniente dal Regno Unito e diretto verso Israele, attraverso una compagnia civile che ha sede a Malta e opera con un suo ramo direttamente nel paese europeo. Il […] L'articolo Contrabbando di armi verso Israele denunciato in Belgio su Contropiano.
April 11, 2026
Contropiano
Pisa: bloccato il treno carico di armi
Seduti sulle rotaie del binario 3 della stazione di Pisa, ieri – giovedì 12 marzo, un centinaio di manifestanti hanno impedito il passaggio del convoglio di 32 vagoni che trasportavano mezzi militari e container pieni di armamenti a Palmanova, in provincia di Udine. Grazie all’iniziativa, indetta e coordinata dal gruppo mobilitato contro la base militare di Coltano nel Parco di San Rossore, dopo 12 ore di trattative con gli attivisti, fermi su binari e circondati dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, alle 23 il treno ha fatto dietrofront ed è tornato a Livorno, dove all’appello “Fermiamo il treno della morte” lanciato nel pomeriggio dall’Unione Sindacale di Base, si era svolto un presidio alla stazione di Calambrone. Contestualmente, l’USB aveva proclamato lo sciopero di protesta contro le operazioni di carico, scarico e trasporto degli armamenti che coinvolge i lavoratori dipendenti della Jsw Steel Italy Piombino, il gruppo siderurgico dove, secondo il sindacato, una parte del materiale è transitata prima di essere caricata sul treno, e ai macchinisti di Mercitalia Rail, società cargo del gruppo FS. “Il carico è destinato al porto di Monfalcone, dove sarà probabilmente imbarcato verso qualche teatro di guerra – spiega USB – Questi mezzi militari e i container contenenti armamenti, e ipotizziamo anche materiale esplosivo, sono arrivati mercoledì 11 marzo al porto di Piombino a bordo di una nave del ministero della Difesa”. Secondo il sindacato, una parte del materiale sarebbe stata trasferita all’interno dello stabilimento siderurgico di Piombino prima di essere caricata su rotaia. A movimentare gli armamenti sul convoglio, sono stati lavoratori della Jsw Steel Italy Piombino e della società Piombino Logistics, malgrado lo sciopero immediato proclamato dalla stessa sigla sindacale di base per permettere ai macchinisti di rifiutarsi di movimentare il carico di morte”. STOP AI TRENI DI MORTE, STOP AL RIARMO. I LAVORATORI E LAVORATRICI NON VOGLIONO PAGARE IL PREZZO DELLA GUERRA! LA MANIFESTAZIONE PER IL NO SOCIALE CENTRALE PER OPPORSI AI TRAFFICI BELLICI Redazione Italia
March 13, 2026
Pressenza
Le armi ‘made in Italy’ impiegate nella guerra all’Iran
La Federazione Anarchica Livornese oggi interviene esprimendosi contro la guerra e per il ritiro delle missioni militari italiane all’estero e la chiusura delle basi Usa in Italia e segnalando che WASS Fincantieri che ha sede a Trieste e numerosi stabilimenti i Italia e nel mondo, uno anche a Livorno, fabbrica i siluri leggeri MU90 che, con un accordo da 200 milioni di euro appena stipulato con il governo italiano, il Belapese fornirà alla Marina Reale Saudita. L’attacco degli USA e di Israele all’Iran del 28 febbraio scorso ha aperto ad una nuova fase di guerra estesa dal Golfo Persico al Mediterraneo. La propaganda ha parlato di bombardamenti per liberare la popolazione dell’Iran dal regime che governa il paese, ma sappiamo bene che non sono mai interventi militari di potenze straniere a poter favorire processi di emancipazione e liberazione. Negli ultimi mesi diverse tendenze rivoluzionarie iraniane, in lotta contro il proprio governo, ci avevano messo in guardia, indicando proprio un intervento militare imperialista tra i più grandi rischi per le aspirazioni di libertà delle classi sfruttate e oppresse in Iran. L’intervento militare di USA e Israele mira a bloccare la crisi rivoluzionaria in Iran, che era esplosa con il movimento insurrezionale del dicembre e gennaio scorsi. La guerra spazza via dalla scena le masse in rivolta, già colpite duramente dalla terrificante repressione degli scorsi mesi, e rafforza invece la Repubblica Islamica che può fare appello all’unità nazionale e alla difesa del paese contro l’aggressione straniera. Anche un eventuale collasso della Repubblica Islamica, nel contesto della guerra rischierebbe di lasciare spazio ad un “cambio di regime” gestito da forze reazionarie, magari supportate da potenze globali e regionali. Le ripercussioni della reazione iraniana all’attacco statunitense e israeliano svelano un altro scenario, in cui gli USA impongono un disciplinamento degli stati della penisola arabica. Negli ultimi mesi avevamo assistito ad un avvicinamento della Arabia Saudita ai BRICS e ad un’alleanza militare dell’Arabia con il Pakistan (potenza nucleare) in funzione antiisraeliana; mentre il Qatar si era proposto come mediatore tra Israele ed Hamas e l’Oman fra Iran e USA. La guerra impone ora un riallineamento a quei paesi che sembravano muoversi anche in autonomia rispetto alla secolare subordinazione all’imperialismo angloamericano. Intanto il governo italiano dichiara “non siamo in guerra”. Ma l’Italia è pienamente coinvolta in questa guerra. Oltre al supporto politico assicurato dal governo agli USA e ad Israele, c’è il coinvolgimento negli attacchi delle basi statunitensi in Italia, a partire da Sigonella e dal MUOS, ci sono missioni militari italiane nei paesi del Golfo: solo tra Iraq e Kuwait sono presenti mille soldati italiani, divisi tra la base di Erbil, in Iraq, e Ali-al-Salem in Kuwait. Militari italiani sono già presenti in Libano, a Cipro, in Palestina, in Egitto, oltre che nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa. Pertanto i soldati italiani nell’area sono molto più numerosi dei 2500 indicati dalla stampa ufficiale. Il governo ha già inviato aiuti a Cipro, dove la scorsa settimana sono state colpite le basi sovrane inglesi, da cui sono partiti attacchi allo Yemen e voli spia su Gaza. Nel quadro di un intervento europeo l’Italia ha annunciato di voler schierare a Cipro la fregata missilistica Federigo Martinengo, e di voler inviare sistemi anti-droni e sistemi di difesa anti-missilistica SAMP-T. Il governo è pronto ad intervenire direttamente nel Golfo Persico con l’invio di una o più fregate e ad inviare armi a Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, in particolare i sistemi contro droni e missili. SILURI WASS ALL’ARABIA SAUDITA: LE ARMI PER LA GUERRA ALL’IRAN PARTONO ANCHE DA LIVORNO Proprio qui, a Livorno, saranno prodotte alcune delle armi usate in questa guerra. La WASS Fincantieri, che ha qui la sua principale sede produttiva, ha appena stretto un accordo da 200 milioni di euro per una fornitura di siluri leggeri MU90 alla Marina Reale Saudita. Questo spiegherebbe secondo varie fonti giornalistiche il tanto discusso viaggio del ministro Crosetto a Dubai. È probabile che il governo Meloni sia venuto a conoscenza in anticipo dell’attacco all’Iran e abbia spedito il ministro Crosetto come commesso viaggiatore dell’industria bellica italiana. In ogni caso è chiaro che uno degli obiettivi del governo è modificare la legge 185/90 sull’esportazione di armi. Il governo Meloni ha fatto approvare in parlamento una risoluzione che prevede il rafforzamento delle missioni in Medio Oriente, la partecipazione a missioni UE in difesa di paesi dell’UE come Cipro, inoltre conferma l’autorizzazione all’uso delle basi statunitensi. Intanto il presidente Mattarella fa appello al senso di comunità. Bisogna fermare l’aggressione imperialista, in modo che le classi sfruttate iraniane possano davvero liberarsi dai loro oppressori. Scendiamo in piazza per il ritiro immediato delle truppe italiane dal Golfo Persico e dal Mar Rosso; per la chiusura delle basi militari italiane e delle potenze globali nel Golfo Persico nel Corno d’Africa e delle basi inglesi a Cipro; per il blocco di ogni missione in partenza da Sigonella verso il Medio Oriente e il blocco dell’attività del MUOS di Niscemi. Redazione Italia
March 7, 2026
Pressenza
BERGAMO: IL 5 MARZO PRESIDIO CONTRO LE ESPORTAZIONI MILITARI, “FERMIAMO LA BATTAGGION SPA”
Il 5 marzo alle ore 18, a Bergamo, si terrà un presidio promosso dall’Equipaggio di Terra della Global Sumud Flottilla. Al centro della mobilitazione il ruolo delle aziende italiane nel settore militare e il legame tra produzioni tecnologiche e conflitti internazionali, soprattutto in riferimento al genocidio in corso in Palestina. L’appuntamento è stato dato dagli organizzatori in viale Pirovano 6N, davanti alla Battaggion SpA. “Il luogo del presidio è altamente simbolico. Dallo stabilimento della Battaggion SpA partono tecnologie destinate al comparto militare, con esportazioni anche verso Israele. Il presidio intende chiedere con forza la sospensione di tali forniture e una riconversione verso produzioni esclusivamente civili.” Il presidio si inserisce in un quadro più ampio di iniziative che, in diverse città italiane, stanno denunciando il coinvolgimento dell’industria nazionale nei conflitti internazionali: “si terranno azioni pubbliche davanti ai luoghi legati al business militare, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui temi del disarmo e contro il ripristino della leva”, scrive l’Equipaggio di Terra della Global Sumud Flottilla. In collegamento con Radio Onda d’Urto Michele, dell’Equipaggio di Terra della Global Sumud FlottillaAscolta o scarica  
March 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Risposta cinese alla vendita di armi a Taiwan: sanzioni all’industria bellica USA
Il Ministero degli Esteri cinese ha annunciato venerdì 26 dicembre l’imposizione di severe sanzioni contro 20 aziende del settore della difesa statunitense e 10 alti dirigenti. La mossa è una rappresaglia diretta contro il recente pacchetto di vendita di armi a Taiwan del valore di 11,1 miliardi di dollari, il […] L'articolo Risposta cinese alla vendita di armi a Taiwan: sanzioni all’industria bellica USA su Contropiano.
December 28, 2025
Contropiano
TRANSITO DI ARMI: SCIOPERO ALL’AEROPORTO DI MONTICHIARI (BS). L’USB DENUNCIA L’USO BELLICCO DELLA STRUTTURA CIVILE
Sciopero di lavoratori e lavoratrici dell’aeroporto civile D’Annunzio di Montichiari (BS) contro il transito di carichi di armi che transitano attraverso lo scalo. A lanciare la protesta è stato il sindacato USB, che denuncia come l’aeroporto venga utilizzato per operazioni logistiche legate alla guerra, nonostante si tratti di una struttura civile. Lo sciopero è stato proclamato dalle 10:00 alle 22:00 di oggi, con l’intento di fermare le operazioni di carico e di sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo crescente che l’aeroporto sta assumendo nel traffico di materiale bellicci.  Tuttavia, prima dell’inizio dello sciopero, l’azienda ha ordinato a lavoratori di procedere con il carico di un volo, portando così a un altro transito di merci belliche. Il sindacato ha ribadito che la lotta proseguirà e che i lavoratori che saranno chiamati a caricare ulteriori carichi durante la giornata avranno il diritto di rifiutarsi, aderendo allo sciopero. Su Radio Onda d’Urto il collegamento dal presidio che si è svolto in mattinata davanti all’aeroporto e che ha visto riunite diverse decine di persone, Dario Filippini, dell’Unione Sindacale di Base, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.
December 17, 2025
Radio Onda d`Urto
LA FLOTTA DEL GENOCIDIO: IL NUOVO DOSSIER DI LINDA MAGGIORI PER ALTRECONOMIA
“La flotta del genocidio – Sulle rotte delle armi dai porti italiani” è il dossier di Linda Maggiori pubblicato dai tipi di Altreconomia che spiega come il transito delle armi verso Israele possa continuare nei porti italiani, nonostante le leggi che lo impedirebbero a cominciare dalla legge 185 del 1990. Non solo il transito da parte di paesi esteri usando i porti italiani, ma anche merci a doppio utilizzo (civile e militare). I registri autorizzativi del ministero degli esteri sono vuoti, perché le compagnie straniere non sono tenute a dichiararsi all’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento UAMA; eppure “il ministero dell’Interno e le prefetture conoscono con anticipo i traffici di armi e predispongono misure ad hoc (tra cui le scorte armate)”, scrive Linda Maggiori. Insomma, “non solo questi carichi vengono lasciati passare ma vengono persino scortati”. Ne abbiamo parlato ai nostri microfoni con Linda Maggiori, giornalista freelance di Ravenna collaboratrice di diverse testate tra cui Altreconomia. Ascolta o scarica
December 3, 2025
Radio Onda d`Urto