A processo per aver scritto “Life not war” su una vecchia ciminiera: Leonardo spa contro Extinction Rebellion
La principale azienda italiana del settore militare e dell’aerospazio, la
Leonardo spa, vuole portare a processo quattro attivisti di Extinction Rebellion
per una protesta realizzata a marzo del 2025 a Torino. L’azienda accusa il
movimento di “imbrattamento” (art. 639 cp) per aver raggiunto una ciminiera in
disuso all’interno del complesso industriale di corso Marche e avervi realizzato
la grande scritta “Life Not War”, la cui rimozione – disposta nel giro di poche
ore – sarebbe costata circa 10 mila euro. «Una delle aziende che più in questi
anni ha tratto profitti dall’escalation bellica globale, vuole portare a
processo 4 persone per aver scritto su un pilone di cemento abbandonato che
servono investimenti nella vita e non nella guerra», afferma Extinction
Rebellion. «Se c’è un messaggio che emerge da questa vicenda è che Leonardo ha
scelto ancora una volta la direzione contraria: War Not Life». Il prossimo 22
giugno, al Tribunale di Torino, è fissata la prima udienza pre-dibattimentale
tra i legali del movimento e quelli dell’azienda, che dovrà stabilire
l’eventuale avvio del processo.
Le ragioni della protesta
La protesta estremamente simbolica di Extinction Rebellion aveva avuto
l’obiettivo di denunciare pubblicamente le responsabilità di Leonardo e del
governo italiano nella vendita di armi impiegate in bombardamenti indiscriminati
in diverse aree del mondo. Il movimento punta il dito sulla fornitura di armi e
servizi bellici a Israele, come, ad esempio, materiali e servizi per i velivoli
M-346 su cui si esercitano i piloti dell’aeronautica militare israeliana che poi
guidano i caccia F-16 e F-35 utilizzati per i bombardamenti. Allo stesso tempo,
l’iniziativa del marzo scorso voleva portare l’attenzione sull’aumento dei fondi
destinati al riarmo, a scapito degli investimenti per la transizione ecologica e
la sicurezza sociale. L’azione arrivava infatti a pochi giorni dall’approvazione
al parlamento europeo della risoluzione per Riarmare l’Europa (Rearm Europe), un
progetto che mobiliterà fino a circa 800 miliardi per potenziare gli
investimenti dei singoli Stati membri nella Difesa. Più in generale, la spesa
militare globale è a livelli record, con aumenti che non si vedevano dalla
Guerra Fredda, e nell’ultimo decennio in Italia è aumentata di circa il 30%, con
ripercussioni dirette anche sul clima: il settore militare è infatti
responsabile del 5% delle emissioni climalteranti, come evidenziato in un
rapporto pubblicato in aprile. Contemporaneamente, gli impegni e gli
investimenti degli scorsi anni sulla decarbonizzazione vengono abbandonati, come
si evince dal rinvio delle chiusure delle centrali a carbone al 2038 e dagli
enormi investimenti in gas fossile.
Il ruolo di Torino nel settore della Difesa
In questo scenario, Torino occupa una posizione centrale in Italia. Il capoluogo
piemontese è infatti oggi uno dei principali poli dell’industria aerospaziale e
della difesa, grazie alla presenza in crescita di numerose aziende del comparto,
mentre l’automotive arretra e la crisi di Mirafiori ridisegna il tessuto
industriale. Proprio nell’area di corso Marche, dove ha sede Leonardo ed è stata
realizzata la scritta contestata, sorgerà la futura Città dell’Aerospazio: un
progetto da 1,3 miliardi di euro, con completamento previsto entro il 2028, che
punta a integrare ricerca universitaria, industria aerospaziale e della difesa e
piccole e medie imprese in un unico grande distretto dell’innovazione. «Negli
anni in cui sono state registrate le temperature medie più alte della storia e
migliaia di persone hanno perso la vita in guerre e genocidi, l’Europa, l’Italia
e le amministrazioni locali continuano ad aumentare le risorse destinate al
settore militare», sostiene il movimento. «Sono fondi che dovrebbero essere
impiegati per una transizione ecologica rapida, radicale e democratica, capace
di affrontare le cause profonde delle crisi che stiamo vivendo».
Torino laboratorio della repressione
Si apre così un nuovo fronte giudiziario a Torino, legato alle mobilitazioni
contro il riarmo e a sostegno della Palestina che negli ultimi due anni hanno
attraversato la città e il Paese. Solo nell’ultimo autunno si sono registrate
infatti decine di denunce, sanzioni da migliaia di euro, diverse misure
cautelari e richieste di sorveglianza speciale in seguito a cortei e
occupazioni. Questa volta, tuttavia, non è coinvolto soltanto l’apparato
statale: a muoversi per pretendere misure repressive è direttamente uno dei
principali colossi dell’industria della difesa. Una scelta che segna un
ulteriore salto di livello nel conflitto sociale. Intanto, dal movimento, la
posizione resta invariata: «Non sarà un’azienda accusata di crimini contro
l’umanità come Leonardo a fermare le migliaia di persone che in questi mesi
hanno chiesto giustizia. Lo abbiamo scritto sulla sua ciminiera e lo rifaremmo
ancora: Life Not War».
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Extinction Rebellion