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Veglia di preghiera per la pace e la giustizia in Terra Santa
Martedì 12 agosto, sulle pendici di Monte Sole, Marzabotto, si è tenuta una veglia di preghiera per la fine delle violenze in Palestina dal titolo “Per la pace e la giustizia in Terra Santa”. L’evento ha avuto luogo nella cornice dei ruderi della chiesa di Casaglia, distrutta durante l’efferata strage nazifascista, ed è stata organizzata dalla comunità monastica dossettiana della Piccola Famiglia dell’Annunziata, con la guida del cardinale Zuppi, arcivescovo di Bologna. La comunità dossettiana è particolarmente sensibile alle vicende che si svolgono in quei luoghi, perché ha da molti anni un monastero nella località di Ain Arik, presso Ramallah, ed è testimone di ciò che accade. L’incontro è iniziato con la recita di alcuni salmi e la lettura di un passo dal Vangelo. Sono seguite diverse testimonianze. La prima, registrata in video, è stata quella del parroco cattolico di Gaza, che ha ricordato la tragedia di quel territorio con oltre 72 mila vittime, tra cui si calcolano almeno 20 mila bambini, a cui si aggiungono i feriti; non c’è alcuna casa dove non si pianga un morto. Il parroco ha comunque detto di sperare ancora nella prevalenza delle tante persone che in Palestina e in Israele vogliono la pace, la giustizia e la riconciliazione. A seguire vi è stata una lettura che riepilogava le traversie cui ogni giorno sono sottoposti i palestinesi in Cisgiordania: gli agricoltori ogni mattina escono di casa senza sapere se troveranno la loro terra intatta, se verranno attaccati dai coloni, se questi gli ruberanno il gregge, distruggeranno la loro casa e incendieranno il raccolto. Chi vive in Cisgiordania e lavora in Israele, non è mai sicuro di arrivare perché attraversare i check point può essere molto difficoltoso. Le mogli vivono nella paura che il marito sia arrestato e che la sua detenzione possa durare mesi o anni, senza un’accusa formale. Le donne incinte pregano che la strada verso l’ospedale rimanga aperta, che non venga allestito un check point improvvisato e che chi ha il potere di fermarle abbia misericordia e decida di farle passare. I profughi non sanno se i soldati entreranno nel loro campo, se faranno irruzione nella loro casa, se arresteranno qualcuno della loro famiglia, se una persona che amano verrà ferita o uccisa. Quando succede qualcosa per mano dei soldati o dei coloni, non c’è nessuno a cui rivolgersi, non c’è un’autorità capace di proteggere. In Cisgiordania è difficile pensare alla propria vita, ciò che altrove sembra normale, come andare a scuola, lavorare, progettare il futuro dei propri figli, vivere senza paura, è un privilegio. Nessuna pace può nascere se il dolore di un popolo viene dimenticato. Abbiamo poi assistito all’intervento video registrato del parroco latino di Ain Arik, che ha illustrato quali sono, nonostante le difficoltà, le iniziative portate avanti dalla parrocchia, sia dal punto di vista pastorale, che sociale. Una delle conseguenze più immediate del conflitto è quella economica: molti palestinesi che prima lavoravano in Israele oggi non possono più farlo, perché non ricevono il necessario permesso dalle autorità ebraiche. Ma il problema economico riguarda un po’ tutti, perché se una parte della popolazione perde il proprio reddito diminuisce anche il denaro che circola nell’economia locale, creando una catena che coinvolge progressivamente tutta la società. A ciò si aggiunge la crisi del turismo, religioso e non, che costituiva una importante fonte di valuta. In conseguenza di ciò, anche i palestinesi che non hanno legami col conflitto o con la politica si trovano in difficoltà. In questo contesto la parrocchia cerca di intervenire, sostenendo, ad esempio, alcune famiglie nel pagamento dei costi d’istruzione dei figli, degli affitti, delle bollette e di altre necessità essenziali, come la salute. La parrocchia cerca anche di creare qualche opportunità occupazionale, senza tuttavia riuscire a soddisfare l’enorme necessità. Cerca infine di mantenere una comunità solida, offrendo spazi in cui gli abitanti possano incontrarsi in sicurezza, non solo per le celebrazioni religiose o per la scuola, ma anche per le attività sociali nel villaggio. Tanti luoghi in cui un tempo le famiglie potevano incontrarsi liberamente oggi vengono invece evitati, per ragioni di sicurezza. La mobilità dei palestinesi è assai limitata, sia verso Israele, che all’interno della Cisgiordania, a causa dei check point e del pericolo di attacchi dei coloni. In conseguenza di ciò, tutti i villaggi palestinesi vivono un crescente isolamento. Il video ha mostrato alcune delle consuete sequenze di attacchi da parte dei coloni o delle IDF, nei confronti dei palestinesi inermi, immagini che straziano e indignano e a cui non dobbiamo assuefarci. Gli attacchi dei coloni e l’espansione degli insediamenti incidono sulla percezione che le persone hanno del proprio futuro: si pensi ad esempio al venir meno dei progetti di investimento immobiliare o produttivo, che finiscono per favorire l’emigrazione. Molto pericoloso è infine l’aumento della polarizzazione religiosa e la crescita di settori di radicalismo e intolleranza. A seguire abbiamo ascoltato la testimonianza di Milad Jubran Basir cittadino italo palestinese, che ha ricordato cosa accade a Taybeh, ultima cittadina interamente cristiana della Palestina. Anche in quella città vi sono state aggressioni dei coloni, che hanno bruciato chiese antiche, macchine e prodotti agricoli, per costringere i residenti all’esodo. Molto apprezzata è stata infine l’intensa testimonianza di Giorgio Canarutto, ebreo torinese membro di Mai Indifferenti e di Lea (Laboratorio Ebraico Antirazzista), associazioni di ebrei italiani fortemente critici con le politiche del governo Natanyahu. Giorgio ha visitato due volte uno dei villaggi del complesso di Massafer Yatta, nel 2024 e nello scorso mese di luglio. La situazione è molto peggiorata, le IDF e i coloni hanno ucciso due capi del villaggio e le aggressioni si sono assai intensificate. Nell’ultimo soggiorno Giorgio è stato testimone di alcune di queste aggressioni, con i coloni che cercavano di abbattere le recisioni palestinesi, al fine di occupare spazio, mentre le IDF dichiaravano le aree contese zona militare preclusa a tutti, quale prodromo alla successiva assegnazione ai coloni stessi. Durante l’ultima incursione Giorgio è stato fermato dalla polizia e accusato di aver aggredito un colono, cosa totalmente falsa. Come esito del fermo gli è stato sequestrato il cellulare, mai restituito, e gli è stato intimato di non tornare nell’area. (Di ciò ci siamo già occupati in un articolo precedente). Giorgio ha ricordato l’importanza della presenza di attivisti internazionali in Palestina, al fine non solo dell’interposizione davanti agli attacchi dei coloni, ma anche della testimonianza. In conclusione della veglia il Cardinale Zuppi ha ricordato le ragioni della presenza a Monte Sole della Piccola Famiglia dell’Annunziata: favorire la concordia dei popoli, mettere da parte ciò che divide e cercare ciò che unisce. Questo l’obiettivo da perseguire, anche se è un cammino arduo, perché la polarizzazione enfatizza la diversità e l’odio, scavando fossati che paiono insuperabili. Citando Papa Leone, il cardinale ha sottolineato l’importanza di mettere al centro la persona, come avvio della pace, evitando la tentazione di guadagnare popolarità, soffiando sul fuoco delle contrapposizioni. Al Dio della pace si chiede di piegare l’orgoglio degli uomini, percorrendo la via del dialogo per risolvere i problemi. I figli di Abramo devono essere uniti nel condannare la violenza da qualunque parte provenga, liberandosi da ideologie o visioni che non hanno niente a che fare con la fede. Certo in Terra Santa c’è una storia di violenza, ma proprio per questo dobbiamo liberarcene. Non c’è pace senza giustizia, ma non c’è giustizia se l’altro non viene riconosciuto come persona. Enrico Campolmi
August 14, 2026
Pressenza
In cammino per la pace e la memoria
Oggi si è svolta la prima giornata della sedicesima edizione della Camminata per la Pace e il Disarmo che porterà un gruppo di camminatori pacifisti nelle zone degli eccidi nazifascisti della zona di Marzabotto Monte Sole e di Sant’Anna di Stazzema. I primi tre giorni sono iniziati oggi al Sacrario di Marzabotto, da dove i camminanti sono saliti a Monte Sole, uno dei luoghi dell’eccidio, attraverso il cosiddetto sentiero del postino. A Monte Sole hanno assistito alla ricostruzione storica curata da Daniele Degli Esposti, coadiuvata dalla lettura di testimonianze di Federico Benuzzi. L’iniziativa proseguirà domani mattina con un incontro presso la Scuola della Pace di Monte Sole, mentre nel pomeriggio ci sarà un ulteriore incontro con uno dei religiosi della Comunità Dossettiana della Piccola Famiglia dell’Annunziata. La parte emiliana della Comminata si concluderà venerdì 7 con l’apposizione della targa in memoria di Marco Frigerio, uno degli organizzatori, tragicamente scomparso nel corso della Camminata dell’anno scorso. La targa verrà collocata lungo il sentiero che da Monte Sole conduce al Monte Salvaro, nel luogo del tragico evento. Questa edizione della camminata si concluderà in Versilia nei giorni dell’11 e 12 agosto. In particolare il giorno 11 è prevista la salita da Val di Castello verso Sant’Anna di Stazzema. Ai camminatori si uniranno, come negli altri anni, i partecipanti al Campo della Pace Italo-Tedesco. L’iniziativa si concluderà il 12 agosto durante le celebrazioni ufficiale della strage di Sant’Anna del 1944.   Foto Paolo Mazzinghi   Redazione Toscana
August 5, 2026
Pressenza
Nasce Cammino ’44: da Sant’Anna di Stazzema – Monte Sole
Si chiama Cammino ’44 Sant’Anna di Stazzema – Monte Sole ed è il cammino laico della memoria nato per collegare due luoghi-simbolo della storia del Novecento in Italia. L’obiettivo è semplice: fare memoria, passo dopo passo, camminando per 180 chilometri attraverso paesaggi montani, borghi e storia tra Alta Versilia, Media-Valle del Serchio, Montagna pistoiese e Appennino bolognese, in quello che diventerà anche il primo cammino ufficiale in Italia di Liberation Route Europe, itinerario culturale riconosciuto dal Consiglio d’Europa. Un vero e proprio percorso escursionistico, ideato e realizzato dall’Associazione Liberation Route Italia (sezione italiana della Fondazione europea LRE- Liberation Route Europe) in collaborazione e grazie al contributo di Regione Toscana e Regione Emilia-Romagna. Due quindi le regioni attraversate, la Toscana, con le province di Lucca e Pistoia, e l’Emilia-Romagna, con la provincia di Bologna; 16 comuni attraversati e 13 tappe complessive più 2 di entrata e uscita, dal mare all’Appennino tosco-emiliano. LA NASCITA DEL CAMMINO ’44. L’idea di sviluppare il Cammino ’44 nasce nel 2024, nell’anno dell’ottantesimo anniversario delle due stragi naziste e fasciste. Da subito, il progetto ha raccolto l’entusiasmo di entrambi gli enti regionali che hanno contribuito a finanziare prima lo studio di fattibilità, che ha permesso di comprendere a fondo il percorso che camminatori e camminatrici potranno compiere, e, ora, a realizzare concretamente il Cammino ‘44, che prenderà ufficialmente il via a giugno 2026. LA PRIMA MARCIA. I promotori sono impegnati a definire il Cammino ‘44 in ogni dettaglio, intanto però è già stata fissata la data di partenza della prima marcia, il 20 giugno 2026, con momento inaugurale a Pietrasanta (tappa 0). Nell’attesa Liberation Route Italia sta organizzando una serie di momenti pubblici per presentare a cittadini associazioni, operatori culturali e turistici, guide ambientali, istituzioni e comitati paesani i dettagli del Cammino ’44: il primo è stato venerdì 3 aprile a Camaiore (ore 17.30, Spazio 165, via Vittorio Emanuele, 165); poi a Borgo a Mozzano, venerdì 10 aprile (sempre alle 17.30, nel Salone delle Feste, in piazza degli Alpini, 3); quindi a San Marcello Piteglio il 15 aprile (ore 17.30, presso il Consorzio MO.TO.R.E., via Caterina Bueno edificio G, Campo Tizzoro – San Marcello Piteglio). Il percorso di accompagnamento raggiungerà Porretta Terme (l’8 maggio, ore 17.30 al Teatro Testoni, via Ranuzzi, 3) e poi il 21 maggio, ore 18.30, a Marzabotto alla Casa della cultura e della memoria (in via Aldo Moro, 2) IL NOME. Sant’Anna di Stazzema e Monte Sole sono stati teatri di vicende drammatiche, due stragi con oltre 1300 vittime civili compiute dalla stessa divisione tedesca, la XVI SS, con la connivenza delle squadre fasciste, nell’estate del 1944: 12 agosto Sant’Anna di Stazzema e 29 settembre – 5 ottobre Monte Sole. Cammino ’44, quindi, come l’anno in cui gli eccidi sono stati compiuti. Ma anche gli altri territori attraversati dal Cammino hanno assistito alla violenza nazi-fascista, come Bagni di Lucca (luglio 1944, 16 vittime), Piteglio (settembre 1944, 22 vittime), Grizzana Morandi (luglio 1944, 39 vittime) e Savignano, (settembre 1944, 9 vittime). Tutti luoghi che, non a caso, corrono lungo la Linea Gotica, attorno alla quale la guerra effettivamente si fermò in una lunga fase di stasi e assunse il suo volto più totale e drammatico: battaglie partigiane, rastrellamenti fascisti, bombardamenti alleati e il passaggio di truppe di diverse nazionalità extraeuropee. Un nome, quindi, che vuole essere un tributo e che racchiude in sé il senso di un cammino che parla di pace e di dialogo.   LE TAPPE. Il Cammino ‘44 è un percorso trekking lungo circa 180 chilometri diviso in 11 tappe con partenza da Pietrasanta (tappa 0), in direzione Sant’Anna di Stazzema e poi Camaiore (LU). Da qui si passerà a Fiano, nel comune di Pescaglia (LU), e a Borgo a Mozzano per arrivare a Bagni di Lucca e Vico Pancellorum (LU). Il percorso prosegue quindi in direzione Appennino pistoiese, San Marcello Piteglio, Sambuca Pistoiese e Pracchia (PT), per entrare in Emilia-Romagna da Porretta Terme, Riola, Grizzana Morandi e infine Monte Sole e Marzabotto e Vado (Comune di Monzuno) nella provincia di Bologna. Le tappe sono pensate per essere accessibili e ben distribuite, con servizi di accoglienza e ristoro lungo il percorso. L’itinerario, sul quale sarà installata apposita segnaletica in entrata e in uscita di tappa, non presenta particolari criticità: può essere affrontato anche da camminatori non esperti. È inoltre pensato per essere vissuto come una traversata continuativa (di circa 12 giorni) oppure a tappe singole. L’esercizio della memoria diventa così un’esperienza attiva, viva e condivisa: percorrere l’itinerario del Cammino ’44 significa compiere un gesto che unisce turismo lento, cultura, natura e storia, attraverso la conoscenza diretta di vicende e luoghi che fanno parte del patrimonio storico, civile e umano di tutta Italia. I PROMOTORI. L’associazione Liberation Route Italia (LRE Italia), costituita nel maggio del 2019, ha sede a Lucca, in Toscana e, a oggi, conta più di 30 soci in tutta Italia. Si propone di promuovere il rispetto e la diffusione dei valori universali di pace, libertà e democrazia. L’obiettivo principale è creare ed espandere una rotta di storia e memoria che colleghi i luoghi in cui si è svolta la Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista, nel periodo 1943-1945. LRE Italia è la sezione italiana dalla Fondazione europea LRE, una rete internazionale che unisce persone e organizzazioni dedicate a promuovere e valorizzare il patrimonio culturale immateriale e materiale relativo alla Seconda guerra mondiale, la sua memoria e il suo significato. Per maggiori informazioni: LRE-Foundation.org; lre-italy.org. Ecco, dunque, che in questo modo il Cammino ’44 Sant’Anna di Stazzema – Monte Sole entra a far parte del più ampio contesto di Liberation Route Europe – Sentieri della Liberazione, itinerario culturale riconosciuto dal Consiglio d’Europa, che collega i principali luoghi attraversati dalle forze alleate tra il 1943 e il 1945. Un lavoro portato avanti a livello europeo e italiano – con Liberation Route Italia – che punta a cambiare il modo di vivere e conoscere la storia. Per approfondire e scoprire di più sul Cammino ’44 sono attivi i canali social (@Cammino44). È inoltre in corso di realizzazione il sito ufficiale, contenente tappe, mappe, dettagli logistici e organizzativi e approfondimenti: www.cammino44.it. Comunicato di Cammino 44, Liberation Route Europe Redazione Italia
May 18, 2026
Pressenza
Monte Sole: sui sentieri della memoria
In occasione dell!80° anniversario della Liberazione, dal 25 al 27 aprile 2025, il Parco Storico di Monte Sole si animerà con iniziative dedicate alla memoria e all!attualità della Resistenza. Tra queste, la mostra fotografica Monte Sole: sui sentieri della Memoria di Giulio Di Meo — un percorso visivo che intreccia memoria e impegno civile — che sarà ospitata nella Yurta del Poggiolo “Irma Bandiera” e un!installazione diffusa nel paesaggio dal titolo Pillole di Resistenza. Monte Sole: sui sentieri della Memoria è un viaggio visivo che intreccia passato e presente, memoria storica e impegno civile. Attraverso una selezione di immagini scattate da Di Meo la mostra racconta come questo luogo simbolo della Resistenza continui a essere spazio vivo di incontro, riflessione e partecipazione. Le fotografie non si limitano a documentare: interrogano, commuovono, mobilitano. Offrono uno sguardo contemporaneo su un paesaggio segnato dalla tragedia del massacro nazifascista del 1944, trasformato oggi in un parco della memoria e della speranza. Parallelamente, il 25 aprile prende vita l’installazione Pillole di Resistenza, curata sempre da Giulio Di Meo. Un progetto partecipativo e diffuso, che include scatti realizzati anche dagli allievi del fotografo durante i workshop di fotografia sociale tenuti negli anni a Monte Sole: fotografie in formato cartolina (13×18 cm), corredate da brevi testi esplicativi, saranno appese con corde e mollette in diversi punti del Parco. Un invito diretto alla fruizione libera e personale: i visitatori potranno staccare l’immagine che più li ha colpiti, portando con sé un frammento di memoria. Un gesto semplice ma potente, che trasforma la visione in azione, l’immagine in impegno. Le due mostre si alimentano a vicenda: la prima invita alla riflessione collettiva; la seconda propone una memoria in movimento, che si fa oggetto da custodire, da rileggere, da condividere. Un’opera corale, frutto di sguardi diversi ma uniti dal desiderio comune di ricordare, raccontare, resistere. Nel cuore dell’Appennino bolognese, Monte Sole è oggi più che mai un luogo in cui la memoria si rinnova e guarda al futuro. Le fotografie in mostra ci ricordano che ricordare non è mai un gesto passivo: è un atto collettivo, un atto di resistenza. INFORMAZIONI Monte Sole: sui sentieri della Memoria Yurta del Poggiolo “Irma Bandiera” – Parco Storico di Monte Sole 25-27 aprile 2025 https://www.giuliodimeo.it/home/mostra-monte-sole-sui-sentieri-della-memoria/ Pillole di Resistenza Installazione diffusa nel Parco – 25 aprile 2025 https://www.giuliodimeo.it/home/mostra-pillole-di-resistenza-marzabotto-bo/ A cura di Giulio Di Meo. Con le fotografie di: Valeria Altavilla, Anna Alvoni, Stefano Amigoni, Concetta Balzotti, Laura Bertazzoni, Ilaria Bovina, Carloalberto Canobbi, Claudio Cantù, Antonio Caroli, Andrea Chierici, Giulio Di Meo, Sara Di Salvo, Majla Fornaro, Davide Gloria, Eva Krampen Kosloski, Maurizio Lolli, Manuela Mengoli, Aurelio Merlini, Rossana Messana, Tony Panuccio, Alessandro Pignatelli, Vittoria Sichi, Manuela Toselli, Peter Zullo. https://www.giuliodimeo.it/home/mostra-pillole-di-resistenza-marzabotto-bo/ Per ulteriori dettagli sul programma completo degli eventi: Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto Marzabotto Percorsi Antifascisti Redazione Italia
April 25, 2025
Pressenza