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Per una fotografia delle relazioni
VIVIAMO IMMERSI IN UN FLUSSO ININTERROTTO DI IMMAGINI CHE ANESTETIZZA LA NOSTRA CAPACITÀ DI ATTENZIONE. MA LA FOTOGRAFIA È ANCHE IN GRADO DI DEVIARE QUESTO FLUSSO: ACCADE CON LA COSIDDETTA FOTOGRAFIA UMANISTA, QUELLA CHE MOSTRA LE PERSONE NELLA LORO VITA DI OGNI GIORNO, LE LORO RELAZIONI CON GLI ALTRI E CON IL MONDO, UNA FOTOGRAFIA CHE NON SI LIMITA A DOCUMENTARE UNA REALTÀ MA CERCA DI RESTITUIRNE LA DIMENSIONE UMANA. SCRIVE MASSIMO TENNENINI, ANTROPOLOGO, FOTOGRAFO E FILMAKER, CHE ACCOMPAGNA LA VITA DI COMUNE DA MOLTI ANNI: «IL FOTOGRAFO NON DOVREBBE CERCARE SEMPLICEMENTE DI “RUBARE” UN’ESPRESSIONE O DI CATTURARE UN VOLTO, MA COSTRUIRE LE CONDIZIONI PERCHÉ QUELLA PERSONA POSSA MOSTRARSI. LA FOTOGRAFIA NASCE ALLORA DA UNA FORMA DI ASCOLTO…» Messico – Chiapas, nella Selva Lacandona -------------------------------------------------------------------------------- La fotografia umanista può essere definita come una forma di fotografia che pone l’essere umano nella sua vita quotidiana, le sua relazioni con gli altri e con il mondo al centro dello sguardo fotografico. Non si limita a documentare una realtà, ma cerca di restituirne la dimensione umana. Un elemento fondamentale è quindi lo sguardo. La fotografia nasce da uno sguardo partecipe, attento e rispettoso, che non considera la persona fotografata come un semplice oggetto da rappresentare, ma come un soggetto portatore di una storia, di una memoria e di una propria dignità. Cerca di suscitare una relazione emotiva e una riflessione sulla condizione umana. La realtà viene interpretata attraverso la sensibilità del fotografo, attraverso la scelta dell’istante, dell’inquadratura, della luce e soprattutto attraverso la relazione che si stabilisce con il soggetto. Una fotografia fatta attraverso uno sguardo umano: uno sguardo capace di osservare, comprendere e restituire dignità alla persona e alla realtà che la circonda. Il rapporto tra fotografo e soggetto è forse il punto più delicato della fotografia. Nel ritratto, infatti, il fotografo non si trova semplicemente davanti a una persona: si trova davanti a un’altra soggettività. Fotografare significa quindi stabilire, anche se per poco tempo, una relazione. Ogni ritratto è dunque il risultato di un incontro tra due sguardi. Questo aspetto assume un’importanza particolare. Il fotografo non dovrebbe cercare semplicemente di “rubare” un’espressione o di catturare un volto, ma costruire le condizioni perché quella persona possa mostrarsi. La fotografia nasce allora da una forma di ascolto: prima ancora di premere il pulsante, occorre osservare, aspettare, comprendere. È particolarmente importante distinguere tra guardare e vedere. Guardare può essere un atto rapido e superficiale; vedere implica invece attenzione. Un volto non è soltanto una fisionomia: porta con sé segni, esperienze, appartenenze, emozioni, silenzi. Nel ritratto, il fotografo cerca di attraversare quella superficie senza pretendere di possederne il significato. Questo è ancora più evidente quando si fotografano persone appartenenti a culture lontane da quella del fotografo. Esiste sempre il rischio di trasformare l’altro in un’immagine esotica, in una rappresentazione stereotipata della diversità. La fotografia dovrebbe invece cercare di restituire al soggetto la sua individualità: non “un indigeno”, non “un contadino”, non “un povero”, ma quella precisa persona, con il proprio sguardo e la propria storia. Nel ritratto, quindi, l’etica e l’estetica finiscono per incontrarsi. Come fotografiamo qualcuno dipende anche da come lo consideriamo. Una persona fotografata con rispetto può conservare nella fotografia una presenza, una dignità e una complessità che vanno oltre l’immagine stessa. In questa prospettiva, il ritratto non è semplicemente la fotografia di qualcuno, ma la fotografia di un incontro. Il volto che appare nell’immagine appartiene al soggetto, ma l’immagine appartiene anche alla relazione che si è stabilita tra chi ha fotografato e chi ha accettato di essere fotografato. Anche quando fotografa persone appartenenti a realtà lontane dalla propria, dovrebbe cercare di riconoscere nel soggetto una persona con una propria individualità, una propria storia e una propria dignità. Si crea così una relazione reciproca perché io guardo te e tu guardi me mentre ti guardo. In quel breve istante entrambi partecipano alla costruzione dell’immagine. Ciò che conta è la capacità del fotografo di cogliere qualcosa che vada oltre la superficie del volto: uno sguardo, una tensione, una fragilità, una fierezza. Non quando il fotografo riesce semplicemente a “rubare” un’espressione, ma quando riesce a creare le condizioni perché l’altro possa mostrarsi, anche solo per un istante, nella propria irriducibile individualità. Forse è proprio questo che rende il ritratto così affascinante: fotografare il volto dell’altro significa confrontarsi con ciò che dell’altro non potremo mai possedere completamente. L’immagine ce ne restituisce una traccia, un frammento, una presenza; tutto il resto rimane al di là della fotografia. In questo tipo di fotografia lo sguardo non dovrebbe essere soltanto curioso, ma attento e partecipe. Guardare l’altro significa cercare di avvicinarsi alla sua realtà senza pretendere di possederla o di comprenderla completamente. È uno sguardo che riconosce una distanza che può essere culturale, sociale, geografica, talvolta anche emotiva, ma cerca di trasformarla in una possibilità di incontro. Qui entra in gioco l’empatia. Essere empatici non significa necessariamente identificarsi con la persona fotografata, significa piuttosto riconoscere che davanti all’obiettivo c’è un individuo portatore di una propria storia, di una memoria, di emozioni e di una propria visione del mondo. Significa anche che a volte il gesto più rispettoso può essere quello di non scattare -------------------------------------------------------------------------------- Articolo scritto in occasione della Giornata mondiale della fotografia si celebra ogni anno il 19 agosto per ricordare l’invenzione del dagherrotipo nel 1839. Massimo Tennenini, antropologo, fotografo e filmaker, si occupa da molti anni dei popoli nativi dell’America Latina e in particolare delle popolazioni Maya del Guatemala e del Sud-Est messicano. Ha collaborato con la cattedra di Antropologia Economica e con quella di Antropologia Culturale presso la facoltà di “Scienze della comunicazione” dell’Università La Sapienza di Roma. Aiuto regista e autore dei testi, ha lavorato, tra l’altro, per la Rai (nella realizzazione di alcune inchieste), il ministero dell’Ambiente, la Cgil e alcune Ong (ha collaborato, tra l’altro, con organizzazioni indigene del Chiapas per la creazione di diverse “Case di salute”). Ha realizzato numerose mostre fotografiche e diversi audiovisivi. Il suo sito è www.tennenini.it. Un anno fa abbiamo scelto una fotografia di Massimo Tennenini per la copertina del libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi (ed. Eleuthera), che raccogli testi di Marco Calabria. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Per una fotografia delle relazioni proviene da Comune-info.
August 28, 2026
Comune-info
[2026-07-12] AperiFuoco, l'aperitivo fotografico di FuoriFuoco @ Casale Alba 2
APERIFUOCO, L'APERITIVO FOTOGRAFICO DI FUORIFUOCO Casale Alba 2 - Via Gina Mazza 1 (Parco di Aguzzano) (domenica, 12 luglio 19:00) ➡️ Domenica 12 luglio Dalle 19 🌯🍹Aperitivo a cura del gruppo del laboratorio di fotografia FuoriFuoco Ore 21 📽️ Proiezione del documentario "Ferdinando Scianna, fotografo nell'ombra" (Italia, 1h 26m, 2025) ✨ Domenica 12 luglio torna l'aperitivo del Laboratorio di fotografia FuoriFuoco, venite a rinfrescarvi con noi tra un cocktail e tante riflessioni fotografiche! A seguire, approfondiremo l'ultimo documentario sul fotografo Ferdinando Scianna. 🔶 La fotografia non è certezza, ma domanda. L’immagine non svela, custodisce ciò che resta inattingibile. Il bianco e nero è una scelta etica prima che estetica: una grammatica che epura il superfluo e restituisce l’essenziale. È in questa prospettiva che si inserisce la fotografia di Ferdinando Scianna. Nel documentario di Roberto Andò, Scianna attraversa la memoria come un viandante che legge la luce e custodisce le ombre. Dalla Sicilia degli anni Sessanta alla Magnum, il suo sguardo trasforma la vita in racconto: ogni immagine è una domanda, un frammento di verità fragile. Tra Sciascia, Cartier‑Bresson e Borges, Scianna rivela che fotografare non è catturare, ma interrogare il mondo. Un ritratto poetico di un artista che ha fatto dell’ombra la sua dimora. Vi aspettiamo! 📷✨🍹📽️ #casalealba2 #rebibbia #FuoriFuoco #ferdinandoscianna #roma
July 9, 2026
Gancio de Roma
Cattive Acque / Dark Waters: il volto umano della crisi climatica
L’inchiesta fotografica di Giuditta Pellegrini, Ekpali Saint e Vittoria Torsello per la Carovana Ecologista di maggio. Comunicato Stampa Inaugura il 19 maggio alle ore 18, presso la Galleria Dis-Ordine dei Cavalieri della Malta e di Tutti i Colori di Ravenna (Via Massimo D’Azeglio, 42), la mostra fotografica Cattive Acque / Dark Waters. Al centro dell’esposizione, l’impatto del colosso Eni sull’accesso alle risorse idriche e sulle comunità locali. L’evento vedrà la partecipazione del duo musicale Cessate il Fuoco. Dal 20 al 23 maggio la mostra potrà essere visitata dalle ore 17 alle 19. L’esposizione è inserita nel programma della Carovana Emilia Romagna-Diritti e Rovesci, un’iniziativa organizzata da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) e AMAS-ER (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia-Romagna). Il percorso, che ha preso avvio in aprile e si concluderà in giugno, tocca luoghi simbolo, tra cui Ravenna il 23 maggio, per denunciare gli impatti del sistema fossile, e promuovere la giustizia climatica. La mostra Cattive Acque / Dark Waters è un’inchiesta visiva realizzata da Giuditta Pellegrini, Ekpali Saint e Vittoria Torsello. Il progetto, frutto di una ricerca internazionale finanziata dal Journalismfund Europe, documenta attraverso immagini il confronto impari tra le popolazioni locali ed ENI, il gigante energetico a partecipazione statale, mettendo in luce le drammatiche conseguenze ambientali e sociali delle attività estrattive in questi territori. In Basilicata, regione che fornisce il 25% dell’acqua sorgiva del Sud Italia, oltre 140.000 residenti hanno subito pesanti razionamenti idrici tra il 2024 e il 2025. Al centro delle denunce di cittadini ed esperti c’è la diga del fiume Camastra, al tempo prosciugata: l’indice viene puntato contro le trivellazioni petrolifere e la deviazione di risorse idriche operata da Eni, che avrebbero aggravato una crisi già resa critica dal cambiamento climatico. A migliaia di chilometri di distanza, ad Aggah, nel Delta del Niger, la situazione è speculare. Qui l’acqua non manca, ma è imbevibile e mortale, contaminata da decenni di sversamenti di greggio e attività estrattive che hanno distrutto l’ecosistema e la salute degli abitanti. L’appuntamento di Ravenna rappresenta una tappa fondamentale della “Carovana” in Emilia-Romagna con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla giustizia climatica. Il passaggio della mostra a Ravenna assume un valore simbolico particolare: la città, cuore del comparto energetico romagnolo, è oggi al centro del dibattito per progetti come il rigassificatore e lo stoccaggio di CO2. Il percorso della Carovana diventerà inoltre un docufilm finanziato dal basso per narrare le vertenze di un territorio che chiede a gran voce una transizione ecologica reale.   Coordinamento ravennate “Per il Clima– Fuori dal Fossile” Ravenna, 10 maggio 2026 Redazione Romagna
May 11, 2026
Pressenza
Dentro la fabbrica con l’occhio di Uliano Lucas
Sino al 5 giugno è possibile visitare a Milano, presso la Fondazione Mudima (Via Tadino,26, ore 11-13 e 15-19 dal lunedì al venerdì), la mostra fotografica Dentro la fabbrica. Il racconto visivo della modernità nelle fotografie di Uliano Lucas. Sono oltre centocinquanta le immagini esposte, tutte in bianco e nero, […] L'articolo Dentro la fabbrica con l’occhio di Uliano Lucas su Contropiano.
May 8, 2026
Contropiano
Visioni Urbane: Barra entra nel rosso del Maggio dei Monumenti
NEL CHIOSTRO DEL MONASTERO DI SANTA MARIA DELLA SANITÀ UNA MOSTRA FOTOGRAFICA COLLETTIVA RACCONTA IL QUARTIERE ATTRAVERSO MEMORIA, DEVOZIONE POPOLARE E VITA QUOTIDIANA Nel programma del Maggio dei Monumenti 2026 trova spazio “Visioni Urbane – I colori del rosso e il folclore nel casale della Barra”, mostra fotografica collettiva ospitata nel chiostro del Monastero di Santa Maria della Sanità, nel quartiere Barra di Napoli. La presenza di un progetto dedicato a Barra all’interno del Maggio dei Monumenti assume un significato particolare: ricordare che la cultura urbana della città non si esaurisce nei suoi luoghi più celebrati, ma continua a vivere anche nelle aree spesso considerate marginali. In questo caso il patrimonio non è soltanto quello architettonico, ma anche quello umano, sociale e simbolico custodito nelle strade, nelle relazioni e nella memoria del territorio. L’edizione 2026 del Maggio dei Monumenti, promossa dal Comune di Napoli, è dedicata ai colori della città e porta il titolo “Ebbra di luce, folle di colori”, ispirato a un celebre verso di Matilde Serao. Un’espressione che sembra attraversare anche il progetto dedicato a Barra, dove il rosso diventa segno di devozione popolare, memoria collettiva, vitalità urbana e presenza umana. Non è casuale che il percorso dedicato alla zona orientale della città si leghi proprio al rosso. Nel programma ufficiale del Maggio dei Monumenti, infatti, il progetto della Municipalità 6 porta il titolo “Visioni Urbane – I colori del rosso e il folclore nel casale della Barra” : un’immagine che richiama la forza simbolica di un territorio attraversato da spiritualità popolare, trasformazioni urbane, memoria storica e quotidianità. La mostra nasce da un reportage collettivo ideato dal prof. Luca Sorbo e coordinato da Carmine Schiavo, con la collaborazione della storica dell’arte Lucia Improta, della sociologa Mariarosaria De Matteo e del gruppo laico cristiano Barra R-Esiste. Avviato nel maggio 2025 e ancora in corso, il progetto raccoglie circa cinquanta fotografie realizzate da nove autori che hanno scelto di raccontare Barra attraverso sensibilità e linguaggi differenti. Espongono Pino Barreca, Ludovico Brancaccio, Pasquale Mazzeo, Luigi Montefoschi, Rossella Mutone, Gaetano Napolitano, Carmine Schiavo, Alda Spano e Carolina Tuozzi. Le immagini attraversano architetture, feste religiose, scorci urbani, volti, dettagli e storie quotidiane, costruendo un racconto corale che prova a restituire la complessità del territorio senza semplificazioni. “Visioni Urbane” non cerca infatti di idealizzare Barra né di trasformarla in simbolo. Il progetto prova piuttosto a osservare il quartiere nella sua stratificazione storica, sociale e spirituale, lasciando emergere atmosfere, relazioni e frammenti di vita che spesso restano fuori dalle narrazioni più abituali sulle periferie urbane. Lo sguardo dei fotografi evita sia l’estetizzazione folkloristica sia la rappresentazione del disagio come unico linguaggio possibile della periferia. Ne emerge invece un racconto fatto di presenza umana, spiritualità, trasformazione urbana e memoria condivisa. La mostra trova collocazione nel chiostro del Monastero di Santa Maria della Sanità, edificio monumentale nato tra il 1584 e il 1588, luogo di grande valore storico e spirituale. Uno spazio che diventa parte integrante del progetto espositivo e del dialogo tra fotografia, territorio e identità collettiva. In una delle dichiarazioni istituzionali dedicate all’edizione 2026 del Maggio dei Monumenti, il coordinatore delle politiche culturali del Comune di Napoli Sergio Locoratolo definisce la manifestazione come “una partecipazione che va dal centro alle periferie”, capace di connettere luoghi, linguaggi e comunità differenti. Ed è proprio dentro questa idea di città plurale che il progetto Visioni Urbane trova la sua collocazione più naturale. Più che una semplice esposizione fotografica, la mostra appare così come un gesto di presenza culturale: un modo per attraversare Barra attraverso lo sguardo, riconoscendone la memoria, le trasformazioni e la vitalità quotidiana. Programma completo del Maggio dei Monumenti 2026 https://www.comune.napoli.it/vivere-il-comune/eventi/maggio-dei-monumenti-2026/ Lucia Montanaro
May 6, 2026
Pressenza
Laetitia Ki: segui la treccia!
La giovane artista ivoriana che usa i suoi capelli come forma d’arte e denuncia sociale Quando, nello scorso autunno, l’organizzatore e presentatore dell’edizione 2025 di Miss Universo, il tailandese Nawat Itsaragrisi, ha offeso in diretta televisiva la concorrente Miss Messico, il gesto ha avuto delle reazioni sdegnate, a cominciare dalla concorrente messicana, Fatima Bosch, che ha abbandonato il set, seguita
[2026-04-17] L'Urbanistica uccide Paradigma Palestina - Inaugurazione mostra a cura di quell* del 25 aprile @ Vivèro - luogo di quartiere
L'URBANISTICA UCCIDE PARADIGMA PALESTINA - INAUGURAZIONE MOSTRA A CURA DI QUELL* DEL 25 APRILE Vivèro - luogo di quartiere - Via Antonio Raimondi, 37 (venerdì, 17 aprile 18:00) Una riflessione su come urbanistica e architettura possano diventare strumenti di controllo e violenza, a partire dal paradigma palestinese. Attraverso mappe e immagini, la mostra racconta la trasformazione dello spazio in dispositivo politico che incide sulle possibilità di vita. Uno sguardo che aiuta a riconoscere queste dinamiche anche nei nostri territori, tra speculazione, esclusione e resistenza. Aperitivo a sostegno dello spazio. 🌹Iniziativa all'interno del programma di avvicinamento al 25 aprile del Pigneto "Giorni di liberazione"
April 11, 2026
Gancio de Roma
Il 78° Congresso Nazionale FIAF e la prima ‘tappa’ di Portfolio Italia 2026 a Garda, perché…
Nel 2026 l’annuale convegno organizzato dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche si terrà in maggio, da mercoledì 7 a domenica 10. Nella ‘cornice’ del raduno si svolgerà la 26ª edizione di Spazio Portfolio, il primo della serie di eventi Portfolio Italia – Circuito di Incontri di lettura portfolio a calendario da maggio a ottobre. Istituita nel 1948 aggregando le associazioni e i club e circoli di fotografi amatoriali, a riconoscimento del ruolo che ha svolto durante la pandemia nel 2021 FIAF è stata insignita dell’Art for Peace Award conferito alla 13ª Conferenza Mondiale Science for Peace and Health promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi. Sede del congresso annuale della FIAF nel 2026 è Garda, il borgo che denomina il Benaco, il lago con sponde nelle province di Verona, Brescia e Trento, e una ‘capitale della fotografia’ perché nel 2003 e nel 2012 ha ospitato il 55° e il 64° convegno della federazione a cui sono affiliati il Foto Club di Costermano e il Gruppo Fotografico Lo Scatto BFI di Garda, descritto da Fulvio Merlak citando Nadar, Josef Koudelka ed Henri Cartier-Bresson e osservando: > LE FOTOGRAFIE SI FANNO CON GLI OCCHI – … il toponimo Garda non è nient’altro > che l’evoluzione della voce longobarda “warda”, ovvero guardia, postazione > difensiva di osservazione e di vedetta militare. Da “warda” deriva poi il > verbo dialettale “vardàr”, ossia guardare, mirare, osservare. “Garda – warda – > varda / guarda” e il cerchio è chiuso; il nesso fra la città di Garda e la > passione per la fotografia potrebbe stare proprio nel vincolo inscindibile che > c’è tra la visione e l’evento fotografico, tra l’atto percettivo e l’azione, > tra lo sguardo e lo scatto … > > … il Circolo Lo Scatto ha al suo attivo l’organizzazione d’innumerevoli, > rinomate manifestazioni … la creazione, nel 2013, della splendida Galleria > FIAF presso il Palazzo Pincini Carlotti di Garda [l’edificio con la scalinata > illustrato nella foto di copertina] … > > … Due sono i Presidenti che si sono avvicendati nella conduzione dello Scatto: > dal 1998 al 2003 Adolfo Vallazza, e dal 2004 a oggi Massimo Felisi … > > … “factotum” del Circolo è sempre stato l’infaticabile Ivano Maffezzoli, uno > straordinario organizzatore, sempre disponibile e altruista. A lui si devono > le molteplici iniziative del Club, iniziative sempre orientate verso una > crescita qualitativa, sia fotografica sia umana, perché, come asseriva Nadar, > “Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno > vedere e altre che non sanno nemmeno guardare”. Chi vive o ha soggiornato a Garda sa quanto siano suggestivi i suoi scorci e panorami, in particolare i tramonti… ogni sera stupendi e ogni volta diversi, con differenti sfumature ed ‘effetti’ cromatici. Chi, come me, ricorda… non dimentica che a Garda, prima che all’interno di Palazzo Rudinì Carlotti venisse allestita la Galleria FIAF, le mostre fotografiche venivano esposte da Massimo Felisi nel Bar Riviera che lui gestiva, e che con questa sua iniziativa lui ha permesso a tante persone, gardesani e turisti, di ammirare moltissimi ‘scatti’ e vedere il mondo da molteplici prospettive. Chi, come me, conosce Ivano Maffezzoli può confermare ogni parola scritta nel suo ‘ritratto’ dipinto da Fulvio Merlak. Qualche giorno fa mentre ero a Garda all’ora del tramonto l’ho incontrato sul lungolago mentre, come me, si avvicinava a un gabbiano ‘in posa’ e, come il gabbiano, lui si è lasciato fotografare:         Maddalena Brunasti
April 1, 2026
Pressenza
[2026-03-30] Laboratori aperti Strike @ Strike s.p.a.
LABORATORI APERTI STRIKE Strike s.p.a. - via Umberto Partini 21 (lunedì, 30 marzo 15:00) Continuano i laboratori aperti a strike, giornate per usare i laboratori, condividere progetti, imparare tecniche nuove, sperimentare e aggiustare cose animando e prendendoci cura insieme degli spazi Puoi portare con te del materiale per rifornire i laboratori e qualcosa di vegan da condividere per una merenda insieme :)
March 27, 2026
Gancio de Roma