PIANO ENERGETICO ITALIANO: IL RITORNO AL CARBONE
E’ ormai chiaro che gli obiettivi fissati dal PNIEC, il Piano Nazionale per
l’Energia e il Clima, con scadenza 2025, per rispettare gli obiettivi europei di
decabonizzazione, verranno disattesi.
Già da marzo un emendamento del “decreto bollette” suggellava l’estensione della
vita delle centrali a carbone italiane fino al 2038. Come testimonia Recommon,
in Italia le centrali sul territorio sono ancora molte: Civitavecchia, Brindisi
e Portovesme, tutte di proprietà di Enel, e Fiume Santo, della filiale italiana
EP Produzione, della società ceca EPH.
In nome della sicurezza energetica si varano politiche che servono a mantenere
la dipendenza italiana dai combustibili fossili: un paradosso, come sottolinea
Simone Ogno, visto che è proprio questa dipendenza la causa della crisi
energetica attuale, con le conseguenze in termini di crisi economica, pagate
dalle fasce più fragili della popolazione. Di fatto, la dipendenza italiana da
materie prime fossili come carbone, petrolio e, ancora di più, gas, importati
dall’estero, la pone al centro delle tensioni geopolitiche globali.
Le recenti dichiarazioni di Descalzi mostrano la vera faccia delle politiche
energetiche attuali: “Sul gas penso che sia necessario sospendere il bando che
scatterà il 1 gennaio 2027 sui 20 miliardi di metri cubi che vengono dalla
Russia”. Il rischio è che, come avvenne nel 2022 con l’invasione russa
dell’ucraina, semplicemente si passi da una dipendenza ad un’altra, sia in
termini di paesi importatori che di materiale importato, spingendo inoltre verso
nuove missioni estrattiviste di approvvigionamento e costruzione di impianti.
In conclusione, il mantenimento delle centrali a carbone attive lascia
intravedere l’intenzione di riconvertirle nella direzione del gas, come nel caso
della centrale di Fiume Santo in Sardegna.
Ne parliamo con Simone Ogno, campaigner di Recommon:
Per continuare ad approfondire la questione energetica, rimandiamo
all’intervista svolta con Daniela Finamore di Recommon “Venture Global: il
marcio dietro il business del gas americano”