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L’espulsione di Callune finisce in Parlamento
Il 12 ottobre scorso la deputata di AVS Elisabetta Piccolotti ha presentato al Ministro dell’Interno un’interrogazione a risposta scritta per sapere se sia a conoscenza dei fatti e quali iniziative di competenza intenda assumere in relazione al provvedimento di allontanamento dall’Italia, per motivi di ordine pubblico, di una cittadina francese, cioè di uno Stato aderente all’Unione europea, affinché si pervenga al superamento della suddetta misura. Le 24enne Callune è un’attivista francese di Ultima Generazione che vive e lavora in Toscana e a causa delle azioni nonviolente a cui ha partecipato nel 2022, il 21 agosto scorso ha ricevuto un decreto di allontanamento dall’Italia per motivi di ordine pubblico firmato dal Prefetto di Roma, con il divieto di rientrare nel Paese per cinque anni Ultima Generazione ha fatto ricorso al TAR e lancia una raccolta fondi per lo scudo legale di chi protesta. LA STORIA DI CALLUNE Artigiana tessile e bracciante agricola, Callune ha visto arrivare la polizia una prima volta il 19 agosto, di prima mattina, per un “controllo” di cui nessuno le ha spiegato il motivo. Due giorni dopo gli agenti sono tornati, sempre molto presto la mattina, per notificarle il decreto. Il provvedimento le dava 30 giorni per lasciare il territorio italiano. Se tornasse in Italia prima che siano passati cinque anni, rischierebbe fino a un anno di reclusione e un nuovo allontanamento con accompagnamento immediato alla frontiera. Tra le azioni contestate c’è quella del febbraio 2022, quando Callune ha partecipato al lancio di vernice sulla facciata del Ministero della Transizione Ecologica per protestare contro l’inazione dell’allora Governo Draghi di fronte al disastro climatico. Una protesta nonviolenta, arrivata dopo che ogni tentativo di aprire un dialogo con le istituzioni era caduto nel vuoto. Quattro anni e mezzo dopo, il decreto descrive Callune come “una minaccia concreta, effettiva e sufficientemente grave per la sicurezza pubblica” e afferma che la sua permanenza in Italia sarebbe “incompatibile con la civile e sicura convivenza”. Callune ha dichiarato: “Ho 24 anni, sono un’artigiana tessile e lavoro nei campi in Toscana. In quel foglio c’è scritto che sono una minaccia reale per la sicurezza pubblica, che il mio comportamento è incompatibile con la convivenza civile. Tremavo mentre mi dicevano che avevo trenta giorni per lasciare l’Italia, quando qui ci sono i miei amici, le persone a cui voglio bene, tutta la mia vita. Non sono mai stata condannata per le azioni fatte con Ultima Generazione: questa è una misura puramente politica per intimidirmi. Per questo ho deciso di fare ricorso e di non accettare una sanzione che mi è stata imposta in modo arbitrario.” UNA MISURA POLITICA Il decreto si fonda sul Decreto Legislativo 30/2007, la norma che recepisce la direttiva europea sulla libera circolazione dei cittadini dell’Unione. Proprio quella direttiva stabilisce che una misura di ordine pubblico deve basarsi su una minaccia attuale legata alla condotta personale, e che nemmeno una condanna penale basta da sola a giustificarla. Nel caso di Callune le condanne non ci sono, e i fatti risalgono a oltre quattro anni fa. Per questo Ultima Generazione ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. UNO SCUDO LEGALE PER CHI SI ESPONE Ultima Generazione continuerà a lottare per un mondo migliore, ma può farlo davvero solo se è in grado di difendere chi si espone più di tutti e tutte. Per sostenere le spese legali del ricorso di Callune e delle persone che verranno, Ultima Generazione lancia una raccolta fondi per il proprio scudo legale: [LINK DONAZIONE] Ultima Generazione
October 20, 2026
Pressenza
Agroecologia e comunità rigenerative: una giornata di confronto tra giovani, agricoltori, scuole e istituzioni
Sabato 24 ottobre, dalle 9:30 alle 19, presso il Chiostro degli Agostiniani di Bracciano (RM), l’incontro promosso da Navdanya International coinvolgerà esperti di agroecologia, rappresentanti istituzionali, associazioni, organizzazioni giovanili e realtà agricole si confronteranno sulle sfide della transizione ecologica, tra esperienze locali e prospettive internazionali. Come si costruiscono comunità capaci di affrontare le crisi ambientali, climatiche e sociali? Quale ruolo possono svolgere l’agroecologia, la tutela della biodiversità, l’educazione ecologica e la partecipazione dei cittadini nella rigenerazione dei territori? E come trasformare le esperienze di rigenerazione ecologica e sociale in processi collettivi, capaci di incidere sulle politiche pubbliche e sulle scelte che riguardano il futuro dei territori? Le risposte a queste domande già esistono e da tempo si sono trasformate in buone pratiche che attendono ora di essere tradotte in politiche concrete. In un contesto internazionale segnato dall’aggravarsi della crisi climatica, dalla perdita di biodiversità e dalla crescente vulnerabilità dei sistemi alimentari, l’agroecologia rappresenta non soltanto un insieme di pratiche agricole sostenibili, ma anche una prospettiva di trasformazione ecologica, culturale e sociale. Un approccio che riconosce nella diversità biologica e culturale, nell’autonomia delle comunità e nella condivisione delle conoscenze le condizioni fondamentali per costruire sistemi alimentari e territori più resilienti. Dalle esperienze locali alle politiche nazionali e internazionali L’incontro nasce dalle esperienze che Navdanya International sviluppa attraverso il programma Terrae Vivae, i percorsi di educazione ecologica e Formazione Scuola Lavoro, il progetto “RiGenerAzione Ecologica – Cittadinanza e Partecipazione”, cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, e Officine Municipali, realizzato in collaborazione con il Comune di Bracciano e cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del PR Lazio FSE 2021–2027. Esperienze che mettono in relazione scuole, nuove generazioni, produttori agricoli e istituzioni, sperimentando forme di apprendimento, cooperazione e partecipazione attiva alla vita dei territori. L’iniziativa, che gode del patrocinio del Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano, intende andare oltre la presentazione delle singole progettualità, aprendo uno spazio di confronto sulle condizioni necessarie per rafforzare le reti territoriali e collegare le esperienze locali alle strategie nazionali e ai processi internazionali per la sostenibilità e la sicurezza alimentare come conferma la direttrice di Navdanya International, Ruchi Shroff: “Le buone pratiche che provengono dai territori sono di fatto laboratori da dove escono le proposte per la democraticizzazione e la sostenibilità dei sistemi alimentari anche a livello internazionale”. Giovani, biodiversità e partecipazione: il programma della giornata La mattinata, dalle 10.00 alle 12.30, sarà dedicata a “Giovani e territori”, uno spazio di confronto tra organizzazioni giovanili sul ruolo delle nuove generazioni nei processi di rigenerazione, nel quadro della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. Nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 18.00, il programma entrerà nel vivo con due conversazioni pubbliche dedicate alla resilienza dei territori e alla costruzione collettiva del cambiamento. Particolare attenzione sarà riservata alla biodiversità agricola e alla sovranità dei semi, con l’intervento di Salvatore Ceccarelli, genetista agrario di fama internazionale, che approfondirà il rapporto tra diversità genetica, adattamento ai cambiamenti climatici e autonomia degli agricoltori. Al confronto parteciperanno, tra gli altri, Caterina Batello presidente dell’Associazione Italiana di Agroecologia, Mara Cossu e Tiziana Occhino del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Silvia Canali del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Silvia Francescon dell’Unione Buddhista Italiana, il sindaco di Bracciano Marco Crocicchi, rappresentanti delle aziende agricole del territorio (Fattoria biologica Le Bricchiette, Fattoria Faraoni, Azienda Agricola La Argentina), del mondo della scuola (Istituto Agrario Salvo D’Acquisto, Liceo Artistico dell’IIS Luca Paciolo) e delle organizzazioni giovanili (Rete delle Associazioni giovanili dalla mappatura del progetto RiGenerAzione Ecologica: Cittadinanza e Partecipazione) e della società civile (GASP – Gruppo di Assistenza e Solidarietà Popolare). Interverranno inoltre Magdalena Ackermann, della società civile presso il Comitato ONU per la Sicurezza Alimentare Mondiale, e Ruchi Shroff di Navdanya International. Una specifica sessione, “Territori in relazione: Bracciano–Tubas”, sarà infine dedicata alla cooperazione internazionale in agroecologia e alle prospettive di resilienza delle comunità, attraverso il collegamento tra il territorio di Bracciano e quello palestinese di Tubas. Un incontro aperto alla cittadinanza Durante l’intera giornata il Chiostro degli Agostiniani ospiterà esposizioni dei progetti educativi realizzati dalle scuole, la mostra artistica “Ars non dat Panem” del Liceo Artistico dell’IIS Luca Paciolo, il contest fotografico organizzato da Terrae Vivae Youth, produttori locali, iniziative di scambio dei semi, giochi agroecologici e laboratori creativi per bambini e adulti. Nel chiostro del convento saranno allestiti degli stand da parte dei produttori, delle associazioni e del CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Riserva Lago di Vico. L’iniziativa intende valorizzare la conoscenza e la partecipazione come strumenti concreti di trasformazione, favorendo nuove alleanze tra chi coltiva la terra, chi educa, chi studia, chi amministra e chi si impegna quotidianamente nella tutela dei beni comuni. Un’occasione per mettere in relazione pratiche, saperi e politiche, nella convinzione che la rigenerazione dei territori non possa essere affidata esclusivamente a soluzioni tecniche, ma richieda processi democratici, cooperazione e comunità capaci di decidere insieme il proprio futuro. Programma e modulo di adesione: https://navdanyainternational.org/it/save-the-date-agroecologia-e-comunita-rigenerative/ CONTATTI: info@navdanyainternational.org Navdanya International
October 20, 2026
Pressenza
Asse Parigi-Berlino per il made in Europe e salvare i motori termici al posto dell’ambiente
Privi di qualsiasi legittimità interna, pronti a consegnare il testimone alle relative estreme destre (AfD e Rassemblement National), Merz e Macron provano a mettere a segno qualche vittoria rispetto agli indirizzi che la UE dovrà seguire nei prossimi anni, a prescindere da chi governerà, e nella speranza di recuperare l’approvazione […] L'articolo Asse Parigi-Berlino per il made in Europe e salvare i motori termici al posto dell’ambiente su Contropiano.
October 18, 2026
Contropiano
Stretta UE sul greenwashing, ma silenzio sull’ipoteca ambientale posta dal riarmo
A partire da ieri, 27 settembre, entrano in vigore in Italia i cambiamenti che la UE ha deciso di introdurre per i prodotti sugli scaffali dei supermercati e anche sulle pagine dell’e-commerce. Si tratta di una stretta sull’utilizzo di alcune formule (“green“, “ecologico”, “amico dell’ambiente”, “climate friendly“) che non possono […] L'articolo Stretta UE sul greenwashing, ma silenzio sull’ipoteca ambientale posta dal riarmo su Contropiano.
September 28, 2026
Contropiano
Nucleare e guerra fuori dal pareggio di bilancio: la UE promuove morte e devastazione
La Commissione Europea ha emesso una nota sui criteri di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale del Patto di Stabilità, stabilendo una serie di deroghe ai vincoli. Dopo gli investimenti in difesa, vengono svincolati quelli energetici – in particolare per la prima volta gli investimenti nel nucleare figurano tra le […] L'articolo Nucleare e guerra fuori dal pareggio di bilancio: la UE promuove morte e devastazione su Contropiano.
August 20, 2026
Contropiano
Guerra e nucleare: fermiamo la transizione ecocida di Meloni e UE!
Andiamo incontro ad uno degli eventi climatici più allarmanti della storia, secondo le ultime previsioni del servizio Copernicus: il El Niño – fenomeno oceanico responsabile di variazioni climatiche in tutto il pianeta – sarà responsabile di enormi anomalie climatiche nel periodo 2026-2027 che (secondo il JRC) metteranno in pericolo centinaia […] L'articolo Guerra e nucleare: fermiamo la transizione ecocida di Meloni e UE! su Contropiano.
June 30, 2026
Contropiano
Le prospettive per lo sviluppo di comunità energetiche in Campania
L’incontro pubblico con esperti del settore energetico, professionisti e rappresentanti istituzionali in svolgimento il 26 giugno a Giugliano è promosso da Francesco Macillo e dall’APS Amicitia. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di approfondire il ruolo strategico delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) nel nuovo scenario europeo, alla luce della risoluzione dell’11 marzo 2026 che riconosce la centralità degli investimenti destinati alla transizione ecologica, aprendo nuove prospettive rispetto ai vincoli di bilancio per le spese considerate strategiche per il futuro dell’Unione. Le Comunità Energetiche infatti rappresentano uno degli strumenti più concreti per trasformare gli obiettivi europei in azioni locali: produzione condivisa di energia rinnovabile, riduzione dei costi energetici, maggiore autonomia e benefici ambientali per cittadini, imprese ed enti locali. “Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono una grande opportunità per i territori, perché consentono di costruire un modello nel quale sostenibilità, innovazione e comunità diventano elementi di crescita- dichiarano gli organizzatori dell’incontro, Francesco Macillo e il presidente dell’APS Amicitia, Lelio Mancino – La transizione ecologica deve essere accompagnata da progetti concreti e partecipati. Questo appuntamento vuole essere un momento di confronto operativo tra istituzioni, professionisti e cittadini per comprendere come le Comunità Energetiche possano diventare uno dei pilastri della transizione ecologica e della crescita sostenibile del futuro. Un percorso già avviato anche sul territorio regionale grazie all’attenzione del vicepresidente della Regione Campania, Mario Casillo, che ha sostenuto il precedente confronto dedicato alle Comunità Energetiche, confermando l’importanza di una strategia orientata alla sostenibilità, all’innovazione e allo sviluppo dei territori campani”. A sottolineare il valore strategico dell’iniziativa è Maria C. Biglietto, ESG Manager – Sostenibilità ambientale, che evidenzia: “La diffusione delle Comunità Energetiche rappresenti un passaggio fondamentale per accompagnare cittadini, imprese e istituzioni verso un nuovo modello energetico basato su consapevolezza, responsabilità e sostenibilità concreta. La sfida non è soltanto produrre energia pulita, ma creare valore condiviso per i territori”. Nel corso dell’incontro interverrà l’europarlamentare Raffaele Topo, che porterà il contributo del Parlamento europeo sul tema degli investimenti per la transizione ecologica e sulle opportunità offerte dal nuovo quadro comunitario. Saranno presenti inoltre Antonio Zanesco, europrogettista che approfondirà gli strumenti europei a sostegno dei progetti energetici territoriali, e Valentina Russo, Esperta in Gestione dell’Energia (EGE) che analizzerà gli aspetti tecnici e operativi delle Comunità Energetiche. I lavori saranno moderati da Lelio Mancino, presidente dell’APS Amicitia. Redazione Napoli
June 23, 2026
Pressenza
Convegno di Ecoresistenze: l’ambientalismo si organizza contro la guerra dell’Occidente all’ambiente
Si è svolto sabato 20 giugno a Bologna il Convegno Nazionale di Ecoresistenze. Una fitta giornata di dibattito che ha svelato il volto ecocida europeo tra speculazione finanziaria e economia di guerra. Mentre i palazzi della politica e i media mainstream continuano a propinare la narrazione rassicurante e mistificatoria della […] L'articolo Convegno di Ecoresistenze: l’ambientalismo si organizza contro la guerra dell’Occidente all’ambiente su Contropiano.
June 22, 2026
Contropiano
La profezia dei fiumi. Intervista a Bertha Zúñiga Cáceres
INCONTRO CON LA COORDINATRICE DEL CONSIGLIO CIVICO DELLE ORGANIZZAZIONI POPOLARI E INDIGENE DELL’HONDURAS (COPINH), BERTHA ZÚÑIGA CÁCERES, SPESSO CHIAMATA AFFETTUOSAMENTE BERTITA, FIGLIA DI BERTA CÁCERES. LA DIFESA DEL POPOLO LENCA, LA MEMORIA DELLA MADRE, IL COLONIALISMO VERDE, LA RESPONSABILITÀ DELLE BANCHE EUROPEE E LA NECESSITÀ DI PASSARE OVUNQUE DALLA RESISTENZA ALLA COSTRUZIONE DI ALTERNATIVE. L’AVVERTIMENTO DEI POPOLI INDIGENI AL MONDO Bertha Zúñiga Cáceres è coordinatrice generale del COPINH, il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras. È figlia di Berta Cáceres, indigena Lenca, femminista, ambientalista, fondatrice del COPINH, assassinata il 2 marzo 2016 per la sua opposizione al progetto idroelettrico Agua Zarca sul fiume Gualcarque, sacro per il popolo Lenca. In questa intervista, Bertha parla della propria formazione politica, del rapporto con la madre, delle lotte del COPINH per il riconoscimento dei territori indigeni, della difesa dei fiumi e dei boschi, ma anche della costruzione di esperienze comunitarie alternative. Al centro dell’intervista c’è una critica netta alla cosiddetta transizione ecologica quando diventa una nuova forma di estrattivismo: una transizione “verde” solo nel linguaggio, ma fondata ancora su colonialismo, razzismo e violenza contro le comunità indigene. Sei cresciuta dentro una lotta. In un certo senso non sei diventata difensora dei diritti umani con il tempo ma sei nata in quel mondo, dentro l’esperienza del COPINH, accanto a tua madre. Ti sei mai chiesta se fosse una scelta? Hai mai pensato: “Non voglio più lottare”? Credo che siano vere entrambe le cose. Da una parte non è una scelta, o almeno non la si vive subito come una scelta. È come se fossi nata lì, come se quella fosse la maniera in cui ho imparato a vivere. Quando ero bambina, però, vedevo le situazioni di pericolo che affrontavano le persone del COPINH. A un certo punto ho chiesto a mia madre e alle persone della mia famiglia perché continuassero a fare tutto questo, perché non facessero qualcosa che io allora consideravo più “normale”. Ricordo che mia madre fu molto ferma. Mi disse: “Tu adesso non lo capisci, ma questa è una responsabilità per noi. Le mie figlie non saranno indifferenti alla mia lotta”. Lei aveva conosciuto persone con ruoli di leadership sociale in altri luoghi i cui figli e figlie non volevano sapere nulla di quella lotta. E per questo ci interpellava continuamente. Ci diceva che avremmo dovuto fare ciò che volevamo della nostra vita, ma contribuendo alla libertà del nostro popolo. Lei parlava dell’emancipazione del popolo dalle sue radici. Diceva: “Lavorerete con il vostro popolo”. Era molto forte nel ricordarcelo. Poi la vita stessa ti ritrova, ti riporta sempre al tuo territorio, alla tua lotta. Per me, a un certo punto, questa lotta è diventata anche qualcosa di mio. Fa parte della mia storia, della storia del mio popolo, di ciò che ho imparato da altre persone della mia famiglia, dai compagni e dalle compagne. A un certo punto senti una responsabilità così grande che non hai più davvero la possibilità di scegliere. Diventa anche una necessità personale: essere parte di una storia. Ci sono molte generazioni prima di noi e ce ne saranno altre che continueranno questo cammino. Nelle interviste ti chiedono spesso di tua madre. È inevitabile, ed è giusto, ma tu oggi hai una tua posizione, una tua visione, una tua responsabilità politica. Come vivi questo ritorno continuo alla figura di Berta Cáceres? Quando ero bambina sono cresciuta molto dentro i movimenti sociali. C’erano molti riferimenti alle lotte rivoluzionarie. Per esempio, noi giocavamo a fare le guerrigliere: prendevamo uno zaino, un bastone, e dicevamo che eravamo guerrigliere. Era qualcosa di quotidiano… Nella mia famiglia, soprattutto mia nonna ammirava molto Fidel Castro. Una volta mia madre mi disse: “Non bisogna idealizzare le persone. Tutte le persone hanno molte cose buone, ma hanno anche difetti”. Io le chiesi: “Anche Fidel Castro?”. E lei mi rispose: “Sì, anche Fidel Castro”. Io non riuscivo a crederci… Mia madre mi ha insegnato anche questo: ogni persona ha il proprio modo di lottare. Ogni persona è insostituibile. Lei, per esempio, è una persona insostituibile nella nostra organizzazione. Noi diciamo sempre che è presente, che è viva, ed è così. Però la sua assenza ha lasciato un vuoto enorme. La forma di lotta che aveva lei non è qualcosa che qualcuno possa semplicemente riprodurre. Nessuno è arrivato a fare la stessa cosa. E certamente non io. A un certo punto ho avuto molte insicurezze. Anche se sono sempre stata parte del COPINH, non avevo mai avuto un incarico direttivo. Accettare il coordinamento del COPINH è stato molto difficile per me. Io volevo lottare, ma non volevo avere un incarico dentro l’organizzazione. Era una responsabilità enorme, un peso psicologico molto forte che sento ancora. Però so anche, e lei me lo diceva sempre, che ogni persona è unica, che ognuno avrà il proprio modo di lottare. Io non cercherò mai di rimpiazzarla, né di sostituirla, né di paragonarmi a lei. Lei è stata una persona immensa, con una grande esperienza, una grande intelligenza, una grande saggezza. Io so molto chiaramente di essere una persona diversa da lei. So che ciò che vivrò sarà simile, ma anche molto diverso. E allo stesso tempo mi sentirò sempre molto orgogliosa di lei. Il rapporto che ho con mia madre è un rapporto amoroso. Quando la ricordo, la ricordo con molto affetto. La sento soprattutto dentro quella relazione personale. Certo, per me è difficile dover parlare tanto di lei, vederla in video, vederla in foto, e allo stesso tempo custodire i miei ricordi personali, naturali, quotidiani. Però quello che dico sempre è che lei era la stessa come leader sociale e come madre. Così come chiedeva alla gente di lottare, lo chiedeva anche a noi. Aveva un carattere molto forte, ma era anche molto allegra. Godeva della lotta, rideva molto, faceva battute. Ricordo un episodio del 20 febbraio 2016. Il COPINH fece un’azione forte dentro l’area dell’impresa costruttrice del progetto idroelettrico. Fu una situazione durissima, molto tesa. C’erano poliziotti, militari. Fecero camminare le persone per circa otto ore, con bambini, neonati, anziani, perché non lasciarono passare gli autobus del COPINH. Io stavo monitorando quello che le stava accadendo. A un certo punto lei perse il segnale del telefono e io non seppi più nulla. Quando riprese la linea mi disse: “No, va tutto bene, ci stiamo riportando qui. Sono qui con il comandante Rosquilla”. Era un compagno, e lei lo chiamava così, “comandante Rosquilla”. Stava scherzando. Io pensavo: come si può, in una situazione così tremenda, ridere e raccontare barzellette? Ma era anche questo il mio rapporto con lei. Ed è una delle cose che ho imparato. -------------------------------------------------------------------------------- pixabay.com -------------------------------------------------------------------------------- Nel mondo Berta Cáceres è spesso ricordata come martire dell’ecologismo. Ma la sua lotta era anche indigena, femminista, politica. Metteva al centro il popolo Lenca, i diritti collettivi, il ruolo delle donne nei movimenti sociali. Come recuperi oggi questa complessità? Una cosa molto presente nel pensiero del COPINH, e in buona parte questa visione è stata elaborata dalla nostra compagna Berta Cáceres, è che le lotte non si possono fare a pezzi. Non possono essere monotematiche. Non possiamo lottare solo per la terra. Non possiamo lottare solo per il nostro popolo. Nel momento stesso in cui lottiamo per la nostra terra, dobbiamo lottare anche per la Palestina, per il popolo curdo, per le comunità K’iche’ in Guatemala, per tanti altri popoli. Berta diceva sempre, ed è parte dell’analisi dei movimenti in America Latina, che quello che abbiamo davanti è un sistema che ci domina in molti modi. E quindi bisogna combatterlo nel modo più integrale possibile. Parlava del capitalismo, del patriarcato, del razzismo come strutture di dominazione. Per noi questa è anche la maniera di continuare la lotta. Che cosa sta accadendo oggi in Honduras? Quali sono le lotte principali del COPINH? Una lotta molto importante per noi, dentro l’eredità del COPINH, è una lotta che dura da più di trent’anni: il riconoscimento, da parte dello Stato honduregno, della proprietà della terra del popolo indigeno Lenca. Storicamente, da quando esiste come Stato, l’Honduras non ha fatto nulla per avanzare davvero nel riconoscimento dei territori dei popoli indigeni. Parliamo di terre che appartengono storicamente al popolo Lenca, anche se il suo territorio è stato ridotto. Una delle nostre lotte ancora aperte riguarda diverse comunità che chiedono allo Stato l’emissione di titoli comunitari, nei quali venga riconosciuto il possesso collettivo della terra. Questo è l’origine di molte altre violazioni dei diritti umani nei nostri territori. Allo stesso tempo, naturalmente, si è rafforzata la lotta in difesa dei fiumi, dei boschi, del territorio in generale e anche del sottosuolo, minacciato da alcuni progetti minerari. Ma c’è anche un altro elemento su cui riflettiamo molto e che fa parte della visione del COPINH: migliorare la qualità della vita del popolo Lenca. Noi viviamo una contraddizione. I popoli originari, e il popolo Lenca come parte di questi popoli, hanno vissuto un abbandono da parte dello Stato honduregno rispetto al compimento dei loro diritti. Lo Stato c’è quando si tratta di privatizzare le terre, quando si tratta di provare a cancellare la nostra identità come popolo Lenca. In quel caso lo Stato c’è. Ma non c’è per l’educazione, non c’è per la salute, non c’è per le strade, non c’è per i bisogni fondamentali delle comunità… Per questo anche noi ci siamo chieste come migliorare la qualità della vita a partire dalla situazione che abbiamo. Rivendichiamo la costruzione di un modello di vita che permetta di vivere in condizioni di maggiore giustizia e minore disuguaglianza, senza dover cedere i nostri diritti fondamentali. Per noi è anche un dovere della lotta storica del COPINH lavorare sull’articolazione dei movimenti. Sappiamo che il COPINH ha un riconoscimento importante in Honduras e anche in altri luoghi del mondo, ma ci sono altre organizzazioni che affrontano situazioni simili, spesso con meno capacità. In questi trent’anni abbiamo sviluppato molti apprendimenti. Sono strumenti che ci hanno permesso, per esempio, di ottenere la carcerazione di otto persone vincolate all’assassinio di mia madre, tra cui il presidente dell’impresa. Ma altre comunità stanno vivendo enormi difficoltà, soprattutto comunità piccole, con grande impegno ma anche con molte fragilità organizzative. Per noi è molto importante condividere questi apprendimenti. Oggi in Honduras siamo in un momento difficile. Ha assunto un nuovo governo da gennaio. Per noi è un governo che prosegue la linea di Juan Orlando Hernández, il narco-presidente, un governo criminale che ha implementato politiche di sicurezza e di persecuzione. Sotto quel governo è stata assassinata mia madre, insieme a molte altre persone in Honduras. C’è stata anche una persecuzione molto forte contro la lotta del COPINH. Noi diciamo sempre che l’intenzione dell’assassinio di mia madre era porre fine alla lotta del popolo Lenca e, in modo specifico, alla lotta del COPINH. È un momento complicato. Ma vogliamo affrontare questa situazione, portare più coscienza in altri luoghi del paese, ad altre persone del popolo honduregno, e far emergere anche quella forza di articolazione che esiste in altri territori fuori dalle frontiere dell’Honduras. Il COPINH non è solo denuncia e resistenza. Costruisce radio comunitarie, fa formazione politica, agroecologia, crea spazi di cura… È attraversato da una ricerca del buen vivir comunitario. Come discutete internamente questo passaggio dalla resistenza alla costruzione di alternative? Questa discussione si è ampliata. Noi partecipiamo a uno spazio che si chiama Reencuentro Mesoamericano de Movimientos en Resistencia. Lì ci siamo sfidate a non limitarci a resistere. Molti popoli hanno mostrato la propria capacità di difendere i territori, di reagire davanti a un attacco, di ottenere alcune vittorie nonostante l’assedio. Però ci siamo anche sfidate a costruire. Diciamo: passiamo dalla resistenza anche alla costruzione. I governi e le imprese non vogliono che costruiamo. Per questo ci attaccano tanto e ci tolgono la possibilità di avere il tempo per pensare. Viviamo tra allarmi, emergenze, allerte permanenti. Questo non ci dà la possibilità di costruire. Eppure questa è parte della nostra consegna come movimento. Abbiamo fatto scambi molto belli per imparare, per esempio, sullo sviluppo delle energie comunitarie o delle ecotecnologie, e su come queste possano rispondere ai bisogni fondamentali delle comunità. Vogliamo costruirle noi, con le nostre risorse, nel modo che riteniamo giusto, senza aspettare che arrivi lo Stato, che spesso non arriva mai nelle comunità, o che arrivi un’impresa a ricattarci.La logica è sempre stata questa: volete una diga? Allora vi diamo salute, strade, ospedali. Però dovete approvare la diga. Questa è la logica dell’estrattivismo. I popoli originari, le comunità rurali, molte comunità contadine sono diventate la spazzatura del sistema capitalista. Siamo il luogo in cui il sistema getta i propri rifiuti. Siamo il luogo dove finisce tutto ciò che di peggio produce il capitalismo. Com’è possibile che in Europa si paghino crediti di carbonio, che ci siano imprese che fanno affari con l’ossigeno prodotto dai boschi delle nostre comunità, quando noi siamo quelli che hanno contaminato meno? In Honduras l’85 per cento dei boschi e delle montagne si trova in comunità indigene. Perché le pressioni dobbiamo pagarle noi, se siamo quelli che hanno contaminato meno? Mi sembra importante che le persone europee impegnate sulle questioni ambientali tengano questo dentro le proprie riflessioni. Altrimenti ci lasciamo avvolgere da cose apparentemente ecologiche o verdi, che in realtà sono affari e nuove forme di colonialismo. In Europa si parla di transizione energetica, energie rinnovabili, progetti per il clima. Ma spesso questi progetti, nei territori del Sud globale, si traducono in sfruttamento, imposizione e violazione dei beni comuni. Come denunciate questo meccanismo? Abbiamo iniziato questa visita nei Paesi Bassi, dove si trova la banca di sviluppo olandese FMO, una delle banche che finanziarono la diga Agua Zarca, che si voleva costruire nella comunità di Río Blanco. Già prima di essere assassinata, mia madre aveva comunicato con questa banca e le aveva detto di non coinvolgersi nel finanziamento del progetto, perché era un progetto che violava i diritti delle comunità. Nel momento in cui la banca si coinvolse, era già stato assassinato il compagno Tomás García, presidente del Consiglio indigeno. Furono persino contrattate imprese per realizzare una specie di audit, o relazioni, sulla situazione nella comunità. Alla fine, in una di queste relazioni si concluse che il 67 per cento dei fondi erogati per la costruzione del progetto era stato deviato per commettere attività illecite. Attività che, sostanzialmente, servivano ad attaccare e neutralizzare la lotta del COPINH, compresa la lotta di mia madre in difesa del sacro fiume Gualcarque. Per noi è chiaro che esiste una nuova offensiva: ciò che viene chiamato colonialismo verde. Le imprese stanno esercitando pressione. Quando parliamo di FMO, non parliamo solo del denaro dato per quel progetto. Mia madre ci disse, prima di morire: “Credo che sarà difficile fermare questo progetto. O si attiva una lotta molto forte a livello comunitario, che renda impossibile la costruzione, oppure l’altra strategia è impedire che il denaro proveniente da quei fondi arrivi all’impresa”. Loro diedero il denaro, ma diedero anche appoggio politico. Per esempio, la banca diceva che lì non c’erano comunità indigene. E noi dicevamo: chi è una banca olandese per dire se esiste o non esiste un popolo originario? La banca ha sempre sostenuto l’impresa. La prima volta che venimmo in Europa, proprio nei Paesi Bassi, fu dieci anni fa. Parlammo con il direttore della banca. Lui disse: “È molto triste tutto quello che mi avete raccontato, però datemi le prove, perché io non vi credo”. Questa è un’attitudine razzista, discriminatoria. Esiste un pregiudizio: siamo noi a dover provare che un’impresa ha esercitato violenza sistematica e che ha assassinato persone. Eppure, fino a poco tempo fa, la banca continuava a dire che il COPINH era un’organizzazione violenta, come se questo giustificasse la violenza vissuta da parte dello Stato e dell’impresa. È una situazione preoccupante. Il 51 per cento delle azioni di FMO appartiene allo Stato olandese, e il 95 per cento delle azioni di Finnfund appartiene allo Stato finlandese. Non c’è soltanto la responsabilità di una banca: c’è anche la responsabilità di Stati che usano denaro del popolo olandese e del popolo finlandese per finanziare violenza. Quali alleanze sono possibili con i movimenti europei? In questi dieci anni di lotta per la giustizia, la solidarietà internazionale è stata decisiva, in molti modi. Una forma importante è stata l’alleanza per fare ricerca. In Honduras, e più in generale in America Latina, il tema della trasparenza diventa sempre più complesso, soprattutto man mano che avanzano governi più autoritari e meno democratici. Indagare su chi c’è dietro lo sviluppo di un progetto che viola i diritti umani è una parte molto importante. È anche grazie a ricerche realizzate da qui che abbiamo scoperto il coinvolgimento di una banca olandese nel progetto. Un’altra parte è la possibilità di realizzare azioni concrete di solidarietà: abbiamo creato brigate per andare in Honduras, osservatori, scambi di comunicazione, abbiamo ricevuto sostegno per le traduzioni, per condividere notizie, perché viviamo anche molti blocchi mediatici. Abbiamo ancora alleanze molto importanti, che ci hanno permesso, per esempio, di avere una rappresentanza legale nei Paesi Bassi e di denunciare la banca FMO, una delle banche coinvolte. Per noi, che veniamo da comunità dove già in Honduras è difficile avere avvocati, avere un avvocato o un’équipe di avvocati a livello internazionale sarebbe quasi impossibile senza gesti di solidarietà e senza la reazione di altri movimenti. -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La profezia dei fiumi. Intervista a Bertha Zúñiga Cáceres proviene da Comune-info.
June 19, 2026
Comune-info
Il 20 giugno il convegno di Ecoresistenze per discutere della guerra dell’Occidente all’ambiente
Il prossimo 20 giugno si terrà a Bologna un convegno significativo, organizzato da Ecoresistenze. Al centro del dibattito ci sarà il passaggio che, quasi “naturalmente”, ha fatto l’Unione Europea – e non solo – dalla transizione ecologica a quella bellica: un processo che viene interpretato come una vera e propria […] L'articolo Il 20 giugno il convegno di Ecoresistenze per discutere della guerra dell’Occidente all’ambiente su Contropiano.
June 17, 2026
Contropiano