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Petizione per bloccare l’appalto all’azienda coinvolta nel genocidio palestinese
Risulta in atto un procedimento amministrativo presso la Regione Toscana per la concessione dell’Autorizzazione Unica Energia (A.U.E.) alla ditta S.P.V. Energy 3 che da visure camerali risulta essere una società prestanome della israeliana Shikun & Binui Energy Europe, emanazione della Shikun & Binui L.t.d. La Shikun & Binui L.t.d. agli osservatori indipendenti internazionali risulta essere una delle imprese coinvolte nell’occupazione israeliana in Palestina: * opera in territori occupati della Cisgiordania e Gerusalemme Est costruendo e gestendo gli insediamenti illegali, * ha collaborato alla costruzione della barriera che circonda la Striscia di Gaza, * tramite società controllate si è aggiudicata la gestione di nuove basi militari, * detiene il 50% di Policy Ltd che fornisce strutture e servizi alla polizia israeliana. Basata sul Parere Consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024, la risoluzione ONU del 18 settembre 2024 obbliga i soggetti terzi a non sostenere la situazione in atto nei territori della Palestina occupata definendo illegale la presenza di Israele e specificando che ciò coinvolge anche le relazioni economiche commerciali e finanziarie. Invita inoltre ad astenersi da azioni che possano avvalorare la presenza illegale di Israele nei territori palestinesi occupati nonché ad impedire relazioni commerciali che contribuiscano al mantenimento di tale situazione. Esorta i Paesi ad adottare misure affinché le istituzioni, le imprese e le entità che ricadano sotto la loro giurisdizione non operino in maniera da prestare aiuto o assistenza legittimando l’occupazione. Gli Enti Territoriali italiani, quali gli Enti Locali e la Regione non possono ritenersi esentati da tali obblighi. Il Collettivo “Diritti in Palestina” chiede l’osservanza delle risoluzioni ONU e Corte Internazionale di Giustizia e rivolge alla Regione Toscana la richiesta di non autorizzare la S.P.V. Energy 3 in quanto soggetto economico direttamente collegato e responsabile della politica criminale che calpesta i Diritti e le vite umane in Palestina. PETIZIONE ONLINE: Opponiamoci al progetto agrifotovoltaico dell’azienda israeliana denominato “Ribolla” Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
August 18, 2026
Pressenza
In Libano, a Gaza e in Cisgiordania, in Iran… e in Italia, Germania, Marocco e Spagna
Oggi, 4 agosto, è l’anniversario della strage del porto di Beirut, avvenuta nel 2020. Ieri in Libano sono continuati i sorvoli di droni di spionaggio sulla capitale e gli attacchi su città e villaggi, mentre a Gaza sotto il fuoco incessante veniva conclamata la carestia e in Cisgiordania proseguivano le annessioni. Intanto sull’Iran incombe l’ultimatum di Trump e in Marocco e Spagna, e in Germania e in Italia… BEIRUT, 4 AGOSTO 2020 – L’esplosione nel porto ha ucciso più di 220 persone e ferito oltre 6˙000. Le autorità ne hanno attribuito le cause a un incendio di origine sconosciuta e allo stoccaggio non sicuro di ingenti quantità di nitrato di ammonio. In seguito dalle indagini condotte dalle autorità giudiziarie è emerso che politici e funzionari a vari livelli erano a conoscenza dei pericoli derivanti dallo stoccaggio della sostanza, ma non avevano preso alcun provvedimento. Ma nessuno di loro è stato citato in giudizio, i politici si sono rifiutati di presentarsi ai magistrati per essere interrogati e ben due giudici sono stati rimossi dagli incarichi perché avevano emesso ordini di comparizione rivolti al primo ministro di allora e ad alcuni alti responsabili della sicurezza. ITALIA / ROMA – Il negoziato tra Libano e Israele si aggira attorno ad un equivoco. L’accordo quadro in realtà non definisce nulla dei punti contesi. Il governo libanese spera in un processo di continui ritiri israeliani dalle città e villaggi occupati, ma il governo Netanyahu condiziona altri ritiri all’accertamento che l’esercito libanese abbia disamato Hezbollah. E pretende di aver un ruolo nel determinare questo giudizio. Ad ogni caso, i politici israeliani sostengono ripetutamente che non si ritireranno mai dal sud Libano e permarrà una fascia di separazione di 10 km, sotto il loro controllo. Cioè tutto il sud Libano. “Il doppio di Gaza”, si era vantato il ministro della guerra israeliano Katz. Quell’area è stata completamente rasa al suolo. GERMANIA – Antisionismo non è antisemitismo: lo certifica un’alta corte regionale tedesca. Un tribunale regionale tedesco ha assolto un’utente di una piattaforma social che aveva pubblicato contenuti che paragonavano le operazioni di genocidio israeliano nella Striscia di Gaza alle pratiche del regime nazista. L’alta corte regionale ha sottolineato nella sentenza che tali confronti rientrano nel quadro della libertà di opinione e di espressione e non sono considerati un crimine punibile dalla legge. L’alta corte regionale della città di Zweibrücken, nello stato tedesco della Renania-Palatinato, ha annullato una precedente sentenza del tribunale di primo grado di Ludwigshafen che aveva condannato l’imputata per aver utilizzato simboli di organizzazioni che violano la costituzione, e le aveva inflitto una multa pari a 2˙400 euro. Secondo il merito della sentenza, i post contestati includevano immagini e simboli nazisti, inclusa la svastica, nonché materiali che paragonavano le politiche e le operazioni militari israeliane alle pratiche della Germania nazista, accompagnati da hashtag a sostegno dei palestinesi, tra cui #FREEPALESTINE e #GAZAUNDERATTACK. La corte ha confermato che lo scopo della pubblicazione di questi simboli non era quello di promuovere o far rivivere l’ideologia nazista, ma piuttosto di utilizzarli nel contesto di un’aspra critica politica alle azioni militari genocidarie israeliane, con una chiara e franca condanna del nazismo e dei suoi crimini. MAROCCO e SPAGNA – Oggi è il giorno del confronto online tra i ministri dell’Interno dell’UE. Vedremo come Piantedosi spiegherà lo sciacallaggio del governo Meloni, che ha cancellato gli accordi di Schengen, che non c’entrano nulla con Ceuta, semplicemente non applicato già da prima. Adesso si scopre che la polizia marocchina non solo ha chiuso un occhio sull’ondata di migranti in corsa verso Ceuta e Melilla. Diversi migranti lo hanno dichiarato alla stampa di Madrid. Non solo, i servizi spagnoli hanno rivelato che tra i migranti c’erano degli agenti marocchini che guidavano e indirizzavano la sommossa, una manovra politica che ha affiancato i trafficanti di esseri umani, che il governo di Rabat accusa senza specificare che cosa ha fatto per ridurre il loro ruolo, minimizzando sui numeri dei migranti e su quello delle vittime. Diventa sempre più chiaro il ruolo della monarchia nel piano Trump-Netanyahu contro la Spagna e il suo governo socialista, che ha sostenuto la causa palestinese e introdotto leggi di sanatoria per i migranti senza permesso di soggiorno: propaganda politica razzista sulla pelle delle vittime. IRAN – Un’altra notte è trascorsa senza bombardamenti Usa. Trump però torna alle minacce: “entro 24 ore, se non sarà aperto Hormuz, andremo a fare quello che doveva essere fatto da tempo”. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha negato qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti, chiarendo che il suo Paese al momento non ha intenzione di ricevere alcuna delegazione e non sarà ospite di nessuno. Inoltre ha rivelato intensi contatti diplomatici con partner regionali e internazionali, tra cui Pakistan, Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Oman, e che una proposta iraniano-omanita per l’apertura di una nuova rotta marittima temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz, a tutela degli interessi e della sovranità nazionale di entrambe le parti, è giunta alle fasi finali. GAZA – Fonti mediche hanno annunciato che il numero delle vittime dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza iniziata nel 2023 è salito a 73˙375 morti e 174˙220 feriti. Ieri sera, due palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un raid aereo israeliano a sud-ovest di Gaza City. Nostri contatti in loco hanno riferito che un drone israeliano ha lanciato un missile contro un veicolo civile sulla strada costiera nel quartiere di Sheikh Ajlin, a sud-ovest di Gaza City, uccidendo due palestinesi e ferendone diversi altri, che sono stati trasportati all’ospedale al-Shifa. Intanto, lunedì 3 agosto Justin Brady, capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) nei territori palestinesi, ha avvertito che Gaza sta affrontando un’emergenza alimentare che rischia di raggiungere la Fase 5 dell’Indice Internazionale di Sicurezza Alimentare (FISI), la fase che dichiara ufficialmente la carestia. Ha sottolineato che il 67% della popolazione della Striscia di Gaza soffre di insicurezza alimentare, mentre il 10% è sull’orlo della carestia. Durante una conferenza stampa a Ramallah, dove ha presentato i risultati dell’ultima valutazione della situazione alimentare nella Striscia di Gaza, Brady ha affermato che lo studio si basa su un lavoro tecnico che ha coinvolto oltre 60 esperti di 20 diverse organizzazioni. Ha incluso una valutazione scientifica del contesto circostante, insieme a indagini sul campo specificamente incentrate sulla sicurezza alimentare. Ha descritto i risultati come basati su una rigorosa metodologia scientifica. CISGIORDANIA – Fonti locali hanno riferito che gruppi organizzati di coloni, sotto la protezione dei soldati israeliani, hanno attaccato la città di Beita e appiccato il fuoco a terreni di proprietà palestinese nella zona di “Al-Hara’iq”, bruciando diversi alberi. In un altro attacco, i coloni hanno lanciato pietre e sparato proiettili contro veicoli palestinesi sulla strada di circonvallazione vicino al villaggio di Burin, a sud di Nablus, mettendo in pericolo la vita dei residenti palestinesi. I dati di fonte palestinese indicano un’escalation quantitativa e qualitativa nella portata delle violazioni israeliane in Cisgiordania, in particolare quelle perpetrate dai coloni, nell’ambito di un sistema unitario volto a smantellare la capacità dei palestinesi di rimanere sulle proprie terre. Intanto tre rapporti ufficiali e un quarto rapporto di un ente per la difesa dei diritti umani, pubblicati dalla Commissione per la Resistenza al Muro, dal Ministero dei Beni Religiosi, dal Governatorato di Gerusalemme e dal Centro di Informazione Palestinese (un’organizzazione non governativa), documentano l’intera gamma delle violazioni, tra cui uccisioni, sfollamenti, molestie, distruzioni, espansione degli insediamenti e attacchi a luoghi sacri. Secondo il Centro d’Informazione Palestinese, nel mese di luglio 16 palestinesi sono stati uccisi e altri 237 feriti da colpi d’arma da fuoco e attacchi perpetrati dai coloni e dall’esercito israeliano in Cisgiordania. Un rapporto del Governatorato di Gerusalemme ha indicato che tre palestinesi sono stati uccisi in città, mentre 15 sono rimasti feriti e 115 sono stati arrestati. Sono stati emessi diciassette ordini di espulsione, 11 dei quali vietavano ai palestinesi l’accesso al complesso della moschea di Al-Aqsa, mentre i restanti vietavano loro l’accesso ad altre zone di Gerusalemme. Secondo la Commissione per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti, l’esercito israeliano e i coloni hanno compiuto 2˙256 attacchi contro cittadini palestinesi, le loro terre e le loro proprietà nel corso dell’ultimo mese, “a testimonianza della persistenza della violenza coloniale come politica sistematica quotidiana volta a colpire la presenza palestinese e la sua capacità di rimanere sulla propria terra”. ITALIA / BOLOGNA – È nato il gruppo PD Bologna per Gaza, costituito “per promuovere iniziative di solidarietà concreta, informazione e mobilitazione politica a sostegno della popolazione civile di Gaza e per contribuire, anche dal territorio bolognese, alla richiesta di pace, giustizia, tutela dei diritti umani e rispetto del diritto internazionale” e che, divulgando le notizie online, raccoglie informazioni su “i progetti, le iniziative pubbliche, i materiali informativi e i canali attraverso cui cittadine, cittadini, circoli e realtà associative possono partecipare e dare il proprio contributo”. Tra i progetti elencati c’è il sostegno ai bambini di Gaza tramite l’associazione Al-Najdah, a cui ANBAMED ha trasferito le donazioni raccolte da gennaio a maggio: 39˙291 € e cominciato a inviare per email le schede delle adozioni a distanza, a affidatari e affidatarie, secondo l’ordine di prenotazione, di cui presto fornirà la documentazione (una foto + un certificato di nascita in arabo e una breve scheda sociale in italiano), scusandosi per il ritardo che è causato dalle difficoltà di trasferire i documenti da Gaza e dalla mole di lavoro di traduzioni. ANBAMED
August 4, 2026
Pressenza
“Per restare umani…” nel 1030° giorno di incessante genocidio a Gaza
In occasione del consueto presidio mensile, in svolgimento venerdì prossimo, la Rete Cuneese per la Palestina ricorda che: > “Nella striscia di Gaza e nei territori della Cisgiordania continuano > l’occupazione e le violenze sistematiche contro i civili, in particolare i > bambini, da parte di Israele. > > Agli oltre 73˙000 civili di cui almeno 20˙000 bambini! uccisi da ottobre 2023, > si aggiungono le morti avvenute dall’inizio della finta “tregua”, otto mesi > fa, almeno 270 bambini: in media un bambino al giorno! continua ad essere > ucciso, mentre si trova nella sua casa, a scuola, mentre gioca a calcio o > pesca, in un paese sotto assedio e ridotto a fame e sete, senza alcuna > protezione. > > Il Governo italiano e gran parte dei governi europei sono complici sia perché > continuano ad intrattenere attività commerciali con Israele sia perché > ignorano le continue e gravi violazioni del diritto internazionale di questa > nazione. > > Il rispetto della vita umana è punto cardine della nostra Costituzione e del > Diritto Internazionale. > > Se accettiamo Gaza in silenzio, non vi saranno più regole per nessuno, e la > disumanità e la violenza impunita che avviene a Gaza avverrà in Europa, in > Italia, a casa nostra“. Affermando “Non smetteremo di mobilitarci finché non prevarrà l’umanità ed invitiamo tutta la cittadinanza ad unirsi alla nostra protesta”, la Rete Cuneese per la Palestina fornisce le indicazioni per la prossima iniziativa, venerdì 7 agosto a Bra, in via Cavour, dalle 18 alle 19. Redazione Italia
August 3, 2026
Pressenza
“Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio”: il 20 agosto a Torre Pellice
“Il titolo dell’iniziativa che si svolgerà nell’ambito del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi – riferisce  DallapartediAbele – è tratto dal secondo documento di Kairos Palestine, elaborato dal movimento ecumenico non violento dei cristiani palestinesi, che nell’occasione rinnova l’appello alla giustizia e chiede una urgente risposta cristiana globale interrogando anche le chiese occidentali sulle questioni di fede poste dal presente, che rischia di tradursi nella scomparsa effettiva delle comunità cristiane dalla Palestina”. L’incontro pubblico è organizzato da DallapartediAbele insieme agli Ambasciatori e Ambasciatrici di Pace (UCEBI), alla Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e al Centro Interconfessionale della Pace (CIPAX), con il patrocinio della locale Chiesa Valdese, del Comune di Torre Pellice e della Fondazione-Centro Culturale Valdese e in collaborazione con Radio Beckwith, che trasmetterà la diretta radiofonica. I promotori spiegano che al centro dell’incontro saranno “le richieste e l’appello dei cristiani palestinesi che ascolteremo dalla viva voce di Munther Isaac, uno dei principali co-autori del documento Kairos II, pastore luterano, teologo e rettore del Betlehem Institute, che ha accettato con piacere il nostro invito a presiedere la serata come ospite d’onore e che sarà accompagnato dalla moglie”. A interloquire con lui e a moderare il dibattito che seguirà sarà la giornalista RSI e caporedattrice di Voce Evangelica, Gaëlle Courtens, esperta e profonda conoscitrice del mondo evangelico italiano ed europeo. “La serata fa idealmente seguito ai due incontri online da noi organizzati “Perché non ci ascoltate?” e “Come rispondiamo” – precisa il gruppo DallapartediAbele nel comunicato stampa – Ci piace inoltre segnalare che nei giorni scorsi diverse importanti organizzazioni protestanti e accademiche hanno preso significative posizioni in merito al documento Kairos II, invitando le proprie chiese a leggerlo e ad ascoltare la voce dei palestinesi”. In specifico, il gruppo DallapartediAbele riferisce che > Martedì 30 giugno la più grande organizzazione delle chiese presbiteriane, > PCUSA, ha votato a stragrande maggioranza a favore del riconoscimento come > genocidio della guerra di Israele a Gaza. Inoltre, l’assemblea generale > riunita a Milwaukee (Wisconsin) dal 22 giugno al 2 luglio ha invitato i > presbiteriani a esercitare pressioni sul Congresso USA affinché imponga un > embargo sulle armi destinate a Israele e a boicottare i prodotti israeliani > che contribuiscono alla guerra. > > La scorsa settimana anche l’American Academy of Religion ha adottato una > risoluzione di solidarietà con Gaza che condanna il governo israeliano per il > conflitto in corso, definendolo un genocidio. L’associazione di studiosi di > scienze religiose, che vanta 6.000 membri in tutto il mondo, ha fatto > riferimento alla guerra durante la sua assemblea annuale ad Atlanta, > definendola uno “scolasticidio”, ovvero un “tentativo deliberato di > distruggere completamente il sistema educativo palestinese”. La mozione è > stata approvata dal 98% dei membri, secondo quanto riferisce The New Arab. > > Lo scorso 2 luglio la Conferenza della Chiesa Metodista di Gran Bretagna ha > ascoltato le voci dei cristiani di Palestina e ha invitato le chiese a > riflettere su Kairos II. La mozione chiedeva inoltre al Presidente della > Conferenza di scrivere al Primo Ministro e al Ministro degli Esteri del Regno > Unito e agli organi di governo delle altre giurisdizioni in cui la Chiesa > Metodista di Gran Bretagna è presente, esortandoli a rispettare il diritto > internazionale e ad adottare le misure delineate nella dichiarazione Time to > Act che recita “Together with others, I hear the call of Palestinian > Christians and stand alongside all those living and working for a just peace > in Palestine and Israel. I will listen, learn, live, and act in ways that > support justice, human dignity, and freedom for all who call the Holy Land > home. > > Infine, il 12 luglio, dopo un intenso e prolungato dibattito e malgrado le > forti pressioni contrarie ricevute, il Sinodo Generale della Chiesa di > Inghilterra ha approvato a stragrande maggioranza e in tutti e tre i suoi > ordini (laici, clero e vescovi) una mozione che impegna alla solidarietà e > all’ascolto dei cristiani palestinesi, a favore della verità, del diritto > internazionale e di una revisione delle politiche di investimento della Chiesa > (https://riforma.it/2026/07/14/chiesa-dinghilterra-storico-dibattito-sul-medio-oriente/) Redazione Italia
July 16, 2026
Pressenza
“Se la solidarietà è un crimine, siamo incriminabili”: documento aperto alla condivisione
«È una dichiarazione di solidarietà e corresponsabilità nell’impegno civile al fianco del martoriato popolo palestinese e della sua resistenza – spiegano i suoi estensori, Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale – È inoltre una lettera aperta rivolta ai responsabili del genocidio palestinese e a tutti quei governanti e forze economiche e tecnologiche, etnico-religiose e razziste, complici, che sostengono lo Stato d’Israele. È anche un atto di autodenuncia sottoposto all’attenzione della magistratura». > “SE LA SOLIDARIETÀ È UN CRIMINE… SIAMO INCRIMINABILI” > > Noi cittadine e cittadini, noi persone impegnate nel denunciare e nel > contrastare, per fermarlo, il genocidio del popolo palestinese, siamo > profondamente colpite nella nostra umanità e inorridite di fronte alla lucida > e spietata determinazione genocidaria del governo e dell’esercito israeliani. > > Siamo altresì colpiti nella nostra personale dignità quando vengono messe in > prigione persone che operano in soccorso delle vittime palestinesi con aiuti > materiali ed economici, in particolare rivolti ai bambini e alle bambine. > > Siamo allarmati e fortemente preoccupati quando si criminalizzano, anche da > parte della magistratura italiana, associazioni di beneficenza della diaspora > palestinese e si mettono sotto accusa i loro rappresentanti in quanto > sarebbero responsabili di destinare i fondi raccolti ad Hamas, ritenuta > organizzazione terroristica. > > — > > Essendo cittadine/i informati e consapevoli, sentiamo il dovere di precisare: > > 1 . Secondo la Convenzione internazionale per la soppressione delle attività > di finanziamento al terrorismo del 1999 è terroristico “ogni atto finalizzato > a causare la morte o lesioni personali gravi a un civile o ad ogni altra > persona che non prende attivamente parte alle ostilità in una situazione di > conflitto armato quando lo scopo di questo atto […] è quello di intimidire una > popolazione oppure di costringere un governo o un’organizzazione > internazionale a compiere o ad astenersi dal compiere un determinato atto”. > > 2 . Alla luce di questa definizione si può affermare che Israele ha sempre > praticato il terrorismo, alle origini con Irgun e Banda Stern, successivamente > con esercito e coloni. > > Basti pensare, per esempio, al cecchinaggio durante la Grande marcia del > ritorno nel 2018-2019 e agli ordigni esplosivi usati indiscriminatamente in > Libano contro la popolazione civile nel settembre 2024, con centinaia di morti > e migliaia di feriti, tutti disarmati e inermi, che manifestavano, nel primo > caso, per il diritto al ritorno (Risoluzione ONU 194/48); nel secondo caso > tutti civili che si recavano al lavoro o a scuola, passeggiavano o guidavano > taxi. > > 3 . Con la Legge fondamentale del 19 luglio 2018, Israele si definisce “Stato > nazionale del popolo ebraico”, cioè a sovranità etnico-religiosa, e, > dichiarando “lo sviluppo dell’insediamento ebraico come un valore nazionale”, > ha proclamato di intendere agire “per incoraggiarne e promuoverne la creazione > e il consolidamento”. > > “Insediamento ebraico” sta per colonizzazione, cioè un crimine che con questa > legge assurge a valore nazionale. Israele quindi è uno Stato occupante che > promuove il colonialismo di insediamento. > > Per il diritto internazionale la resistenza contro l’occupazione, anche > armata, è legittima e anche secondo il protocollo aggiuntivo, adottato nel > 1977, alle Convenzioni di Ginevra del 1949 relative alla protezione delle > vittime dei conflitti armati internazionali, la popolazione di un Paese > occupato da una potenza straniera ha il pieno diritto di lottare per la > propria liberazione. > > Tali norme sono applicabili “nei conflitti armati in cui i popoli lottano > contro la dominazione coloniale e l’occupazione straniera e contro i regimi > razzisti nell’esercizio del diritto dei popoli di disporre di sé stessi > consacrato nella Carta (Statuto) delle Nazioni Unite”. > > In specifico per il popolo palestinese la risoluzione ONU 37/43 del 1982 > afferma: “Considerando che la negazione dei diritti inalienabili del popolo > palestinese all’autodeterminazione, alla sovranità, all’indipendenza e al > ritorno in Palestina e i ripetuti atti di aggressione da parte di Israele > contro i popoli della Regione costituiscono una grave minaccia alla pace e > alla sicurezza internazionale riafferma la legittimità della lotta dei popoli > per l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la > liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dall’occupazione > straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata”. > > 4 . Nel corso del 2024 i massimi organi giudiziari internazionali e l’ONU > hanno emesso decisioni fondamentali contro Israele. > > La Corte Internazionale di Giustizia a gennaio ha ritenuto che quello in corso > a Gaza fosse un “plausibile genocidio” e a luglio ha emesso un parere > consultivo che ha ribadito l’illegalità dell’occupazione, ha condannato > l’apartheid e ordinata la rimozione delle colonie; a marzo il Consiglio di > sicurezza dell’ONU ha ordinato un immediato cessate il fuoco, come sempre > disatteso; a settembre l’Assemblea Generale dell’ONU ha recepito il parere, > dato un termine di 12 mesi per il ritiro dei coloni e ha ordinato agli Stati > di interrompere ogni rapporto con Israele pena la complicità nel genocidio; a > novembre la Corte Penale Internazionale ha emanato gli ordini di arresto di > Netanyahu e Gallant. > > 5 . Il 23 giugno 2026 la Commissione indipendente internazionale del Consiglio > dei diritti umani ha depositato un rapporto, il secondo, ancora più analitico > del precedente. > > Vi si legge che sono stati uccisi 20.179 bambini e ne sono stati feriti 44.143 > e queste sono solo le vittime note, poi ci sono gli scomparsi sotto le macerie > ma anche nelle carceri. Inoltre che “è compromessa la salute riproduttiva e > neonatale” e che “è in atto una strategia per distruggere la continuità > biologica”. E che, come dimostra anche un rapporto dell’organizzazione per i > diritti umani B’Tselem, in Cisgiordania è da tempo in corso una feroce > offensiva tendente a espropriare e a cacciare i palestinesi, e a ripetere la > “soluzione finale” colpendo deliberatamente i bambini, come a Gaza. > > 6 . In questa situazione drammatica, che disumanizza il mondo e lo porta sul > bordo del baratro della terza guerra mondiale e nucleare, che scuote > profondamente le coscienze, cosa fa il governo italiano nonostante l’articolo > 11 della Costituzione italiana? > > Introduce il DDL che di fatto assimila antisionismo e antisemitismo; promulga > i decreti sicurezza volti alla repressione del diritto di espressione e di > manifestazione; non firma, con l’Ungheria, un documento di 79 Paesi in difesa > della Corte penale internazionale sotto sanzioni; blocca, con la Germania, la > sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele nonostante la palese > violazione della clausola del rispetto dei diritti umani; rinnova il > memorandum di intesa Italia- Israele. > > Una scelta di campo ben precisa che si traduce in una complicità nel genocidio > tanto che pende avanti alla Corte penale internazionale una denuncia di 51 > giuristi perché sia accertata la responsabilità del governo italiano. > > — > > In questo contesto di diffusa complicità anche il singolo individuo – a > maggior ragione se palestinese – ha il diritto/dovere di chiamarsi fuori, > solidarizzando e sostenendo il popolo palestinese nella sua sofferta > resistenza quotidiana, contribuendo concretamente a ridurre le conseguenze del > genocidio in corso. > > Per queste inoppugnabili ragioni, siamo inoltre a denunciare le condizioni > disumane in cui sono tenuti nelle carceri israeliane decine di migliaia di > prigionieri e detenuti palestinesi, sottoposti a torture e a stupri e lasciati > morire semplicemente perché hanno fatto il loro dovere, come il medico > pediatra Hussam Abu Safiya, ridotto in fin di vita, o come il leader Marwan > Barghouti. > > Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra piena solidarietà ai > detenuti palestinesi in Italia, incriminati per la loro attività di aiuto e > sostegno alle famiglie palestinesi a Gaza e Cisgiordania, cui hanno concorso > organizzazioni di volontariato e persone singole, tra le quali molte che > firmano questa lettera. > > Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra vicinanza fraterna e la > nostra solidarietà ai rappresentanti dell’Associazione dei Palestinesi in > Italia (A.P.I.) e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo > Palestinese (A.B.S.P.P.): Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly (di > quest’ultimo in condizioni di salute precaria non si hanno più notizie nel > trasferimento dalla Calabria in un carcere della Sardegna), Ryiad Albustanji, > nonché Anan Yaeesh e Ahmad Salem. > > Benemeriti quali sono, non possono e non debbono essere incriminati e sbattuti > in carcere. > > È come vivere in un mondo alla rovescia: sono trattate da criminali le persone > solidali col proprio popolo, le persone che si battono per la difesa, il > rispetto e l’attuazione dei diritti umani e del diritto internazionale, > sistematicamente violati da Israele e dagli Stati suoi alleati e sostenitori. > > Noi, questo mondo alla rovescia lo ripudiamo e affermiamo che se la > solidarietà e la resistenza per l’autodeterminazione e la libertà dei popoli, > e del popolo palestinese in particolare, diventano un crimine anche noi siamo > incriminabili e ci sottoponiamo al giudizio, per la verità e la giustizia. Il testo della dichiarazione Se la solidarietà è un crimine siamo incriminabili è qui disponibile in file pdf. «Chi firma la dichiarazione – precisano i promotori dell’iniziativa – può integrarla con un suo pensiero, una sua opinione e una sua proposta finalizzate a rafforzare, nel nostro Paese e nel mondo, le resistenze di “restare umani”, per il disarmo e la pace, per i diritti umani e il diritto internazionale, per la giustizia sociale e ambientale». Le firme vengono raccolte da oggi, 15 luglio 2026. Si sono già aggiunte quelle di centinaia persone e, in risposta alla sollecitazione di Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale, è stata presentata la richiesta di integrare il documento con la denuncia dell’ingiusto trattamento inflitto a 5 giovani tra i 16 e i 18 anni partecipanti a una manifestazione svolta nell’ambito della mobilitazione nazionale in solidarietà con il popolo palestinese. A settembre il documento e le osservazioni, le analisi e le proposte nel frattempo pervenute verranno presentati in iniziative che saranno coordinate insieme ai promotori. Le adesioni (nome, cognome, comune di residenza e/o domicilio) vanno inviate a: 80moliberazpropalestinapropace@gmail.com Redazione Italia
July 15, 2026
Pressenza
Come, e perché, nel luglio 2026 a Firenze si parla di pace
Martedì 14 si riunirà per la prima volta il Tavolo della Pace che aggrega, con il Comune, molteplici associazioni, enti, fondazioni e realtà cittadine. Prima, da venerdì 10 a domenica 12, il Re-Imagine Peace Festival raduna cantanti, musicisti, scrittori, attori e attivisti palestinesi e israeliani a testimoniare insieme le proprie esperienze e il comune impegno per la convivenza pacifica tra i rispettivi popoli. Il Tavolo della Pace cittadino si insedierà nel Municipio, cioè a Palazzo Vecchio, uno degli edifici civici più antichi e celebri del mondo, e nella sua Sala dei Dugento, che è adornata con arazzi raffiguranti le Storie di Giuseppe ebreo narrate nel Libro della Genesi, in particolare vicende ai tempi della schiavitù degli israeliti in Egitto e la profezia del loro ritorno nella Terra Promessa. Gli spettacoli ed eventi di cui sono protagonisti esponenti della cultura e della società civile palestinesi e israeliane vanno in scena in teatri, chiese e piazze della città. In ogni epoca poeti, romanzieri, pittori e scultori sono nati, si sono stabiliti o hanno soggiornato a Firenze, una città d’arte e una capitale mondiale della cultura. Il centro storico della città, le cui architetture sono opere di celebri artisti di Medioevo e Rinascimento, è un Patrimonio dell’Umanità dal 1982. Nella cornice e sui palcoscenici di cotale ‘regno della bellezza’, le iniziative sulla pace in svolgimento in questo luglio infondono e diffondono fiducia nella capacità degli esseri umani di reagire all’orrore di guerre, carneficine e persecuzioni senza farsi sopraffare dal rancore che istiga alla vendetta, fomenta l’odio e scatena la violenza e di agire per debellare la guerra, disarmare la violenza e costruire la pace. All’incontro cittadino e nella rassegna di spettacoli ed eventi hanno importanza fondamentale le parole che danno forma a ricordi, sentimenti, idee e ideali. Firenze è una sede emblematica del loro pronunciamento perché è la ‘madre-patria’ della lingua nazionale italiana, un lessico in cui i vocaboli che plasmano le concezioni della pace e della nonviolenza hanno significati indissolubilmente correlati alle loro valenze etiche espresse in opere che tramandano un ‘bagaglio’ di patrimoni culturali ed eredità spirituali, o morali. Ad esempio, le parole ‘sofferenza’, ‘perdono’ e ‘pace’ enunciate nel Cantico delle Creature (o Laudato Si’) composto nel 1224 da Francesco d’Assisi e i sostantivi ‘brutalità’ e ‘umanità’, la cui definizione è indelebilmente incisa nel celebre verso (“fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”) contenuto nella Divina Commedia scritta tra il 1304 e il 1321 dal fiorentino Dante Alighieri. Quest’anno a luglio i fiorentini si radunano al Tavolo della Pace e incontrano esponenti della cultura e della società civile palestinese e israeliana in giornate prossime e coincidenti con una data rilevante per una ragione molto particolare: il motivo per cui Firenze a Pasqua celebra un peculiare rituale rievocativo di un fatto avvenuto a Gerusalemme 927 anni fa… Oltre agli avvenimenti storici la cui memoria è tramandata nei testi biblici ed evangelici, la tradizione fiorentina rammenta che, e come, il 15 luglio 1099 i crociati conquistarono la Città Santa. Le cronache dell’epoca riferiscono che l’esercito di cavalieri e truppe dei regni cristiani partito da Costantinopoli all’inizio del 1097 giunse alla meta nel giugno 1099, dopo aver combattuto molte battaglie in Turchia, Siria e Libano, di cui aveva espugnato tante città. A Gerusalemme la difesa fatimide respinse il primo attacco e soccombette al successivo, sferrato con torri d’assalto costruite usando alberi e scafi della flotta genovese nel frattempo approdata a Giaffa. Poi i crociati ‘suggellarono’ la vittoria militare sterminando i soldati della guarnigione, che erano arabi e sudanesi, e gli abitanti della città, prevalentemente ebrei e musulmani perché in previsione dell’assedio i cristiani erano stati o si erano allontanati. Secondo le diverse fonti, le vittime del massacro furono oltre 10 o circa 70 mila. Il primo a scalare le mura e aprire un varco da cui, dopo un mese di assedio e due giornate di cruenta battaglia, i crociati irruppero nella Città Santa, era stato il fiorentino Pazzino de’ Pazzi. A riconoscimento del suo merito, Goffredo di Buglione, che il 22 luglio 1099 era stato incoronato sovrano del Regno di Gerusalemme e poco dopo fondò l’Ordine dei cavalieri del Santo Sepolcro, lo ricompensò con il dono di tre schegge delle tre pietre focaie del Santo Sepolcro da tempo immemore conservate dalle generazioni di custodi dell’enorme basilica nel IV secolo edificata nell’area in cui erano siti il masso del Calvario e la tomba di Gesù.   Tornato a Firenze due anni dopo, il 15 luglio 1101, Pazzino de’ Pazzi consegnò le reliquie ai propri concittadini e dalla Pasqua successiva, nel 2026 per 925 anni, con le sacre pietre del Santo Sepolcro nel Duomo di Firenze viene acceso il fuoco santo che illumina le cerimonie religiose e in passato attizzava i focolai domestici fiorentini. Come in ogni tradizione pasquale, anche nel rituale fiorentino la pace è simboleggiata da una colomba bianca: la colombina che sagoma un marchingegno con cui la sacra fiamma viene trasportata in volo dall’interno all’esterno del duomo per appiccare la miccia che fa esplodere i fuochi artificiali disposti sul Brindellone, il monumentale carro decorato costruito nel XIV secolo dai discendenti di Pazzino de’ Pazzi, una stirpe di commercianti e banchieri che dal XII al XVIII secolo fu tra le più ricche e potenti a Firenze, e non solo, anche in tutta Europa e specialmente in Vaticano, di cui per un lungo periodo gestì le finanze. Il suggestivo spettacolo pirotecnico rammenta ai fiorentini che il proprio concittadino ebbe un ruolo decisivo nella battaglia finale di una guerra, a quel tempo mondiale, tra i regni cristiani e i califfati islamici. Invece, il fragore con cui il 4 luglio negli USA viene celebrata la festa nazionale spaventa l’americano Claude AnShin Thomas, un monaco buddista zen e attivista per la nonviolenza che da ragazzo aveva combattuto la guerra in Vietnam: le esplosioni dei fuochi artificiali gli ricordano quelle delle battaglie in cui ha visto morire molti commilitoni e ucciso tante persone. Sicuramente, come il veterano statunitense e come tutti i reduci di ogni guerra, anche Pazzino de’ Pazzi non dimenticò mai le sofferenze che aveva patito e inflitto in Terra Santa e, in particolare, durante l’assedio e la conquista di Gerusalemme. La battaglia combattuta alla Citta Santa nel 1099 fu conclusiva della crociata iniziata nel 1097, però non del conflitto bellico epocale, incessante dall’XI al XVIII secolo e le cui ripercussioni hanno innescato molte altre guerre successivamente deflagrate in Medio Oriente e che nel presente coinvolgono molte nazioni e ‘infiammano’ tutto il mondo. Come Gerusalemme nel 1099, la Striscia di Gaza è assediata dall’ottobre 2023… … e in molte dichiarazioni dell’ONU e sentenze della Corte Internazionale di Giustizia è documentato lo sterminio della popolazione palestinese. La Corte Penale Internazionale si è pronunciata condannando gli esponenti del governo e dell’esercito di Israele responsabili delle violazioni dei diritti umani e dei crimini di guerra e crimini contro l’umanità, in specifico il genocidio, che dal 2023 in poi vengono inflitti ai palestinesi, sia musulmani sia cristiani, che abitano in zone e città sottoposte alla giurisdizione dello stato israeliano, tra cui Gerusalemme. Un’80ina di anni fa l’umanità aveva reagito all’orrore delle guerre e persecuzioni nazifasciste e, proclamando ‘mai più!’, si è impegnata a non dimenticare nessuna delle vittime di stragi, massacri, stermini e genocidi e a impedire che tali atrocità fossero nuovamente compiute. A Gerusalemme nel 1961 alle udienze del processo in cui un generale nazista, Adolf Eichmann, era accusato colpevole della morte di milioni di ebrei, una reporter notò che l’imputato era conscio delle proprie responsabilità e spiegava di aver “obbedito agli ordini” e “fatto quel che facevano tutti”. La giornalista inoltre osservò che, come in altre inchieste sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi dai nazifascisti, numerosi testimoni, persino ebrei, avevano ammesso di non aver voluto impedire le deportazioni nei campi di concentramento e di sterminio e di sapere che a organizzarle erano persone che loro conoscevano personalmente, propri colleghi, vicini di casa, amici o parenti… Rilevando che, come tante che l’avevano preceduta, la generazione vissuta quando nazismo e fascismo predominavano in Europa si era assuefatta a ingiustizie, violenze e atrocità disumane e all’orrore della realtà in cui vivevano molti avevano reagito negando o ignorando le terribili verità che assillavano le coscienze, Hannah Arendt avvertì l’umanità della minaccia incombente nelle società non immunizzate dalla subdola e insidiosa virulenza della banalità del male. Quest’anno nelle giornate dal 10 al 14 luglio a Firenze, dove la guerra combattuta nel 1099 a Gerusalemme è vividamente ricordata con la suggestiva rievocazione e tante opere pittoriche conservate nei celebri musei cittadini rappresentano delle battaglie storiche, molti fiorentini si raduneranno al Tavolo della Pace per concordare attività e iniziative e alcuni artisti e attivisti palestinesi e israeliani partecipano al Re-Imagine Peace Festival per testimoniare le rispettive esperienze e il proprio impegno. In questi avvenimenti ed eventi in svolgimento a luglio a Firenze si narrano molte ‘cose’… …e, anche rammentando l’ammonimento del Sommo Poeta fiorentino, “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, si esprime una volontà: non dimenticare nessuna delle vittime di guerre e carneficine sia del passato che del presente, onorare la loro memoria reagendo alla brutalità e all’abbrutimento e agire per consegnare ai posteri un mondo migliore, pacifico e nonviolento. Maddalena Brunasti
July 10, 2026
Pressenza
ONU: a Gaza “è in corso un genocidio”, bambini bersagliati deliberatamente
Rilanciando la notizia diffusa dall’ANSA, In Terris riferisce che “La Commissione indipendente d’inchiesta dell’Onu ha parlato di elementi che indicherebbero un intento genocida contro i bambini palestinesi. Israele ha respinto in passato accuse analoghe, definendole infondate. Un nuovo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sostiene che, a Gaza, vi siano prove di attacchi deliberati contro bambini palestinesi da parte delle forze israeliane, indicando tali elementi come rilevanti per valutare un possibile intento genocida. Accuse di estrema gravità che si inseriscono nel dibattito internazionale sul conflitto”. “Israele sta prendendo di mira deliberatamente i bambini palestinesi, un fattore chiave in quello che è diventato un genocidio in corso a Gaza – riporta il quotidiano del Vaticano – Lo hanno affermato oggi gli investigatori delle Nazioni Unite. La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha dichiarato di aver trovato prove che bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane. Questo, ha affermato, è un fattore chiave per stabilire l’intento genocida delle autorità e delle forze di sicurezza israeliane di distruggere la più ampia comunità palestinese a Gaza”. IN TERRIS – La voce degli ultimi : Gaza, l’allarme della Commissione Onu: “È in corso un genocidio ANSA: Commissione Onu, ‘bimbi Gaza presi di mira da Israele, è genocidio’ UN Human Rights Council: A/HRC/62/CRP.2 / 18 June 2026 – “The essence of childhood has been destroyed”: Israel’s deliberate targeting of Palestinian children in the Occupied Palestinian Territory since 7 October 2023 Redazione Italia
June 23, 2026
Pressenza
Un Tribunale Penale svizzero riconosce il genocidio a Gaza e assolve 5 attivisti
Ginevra, 4 giugno 2026 – Una decisione di portata storica che farà giurisprudenza in Europa: 1. riconosce che un genocidio è in corso; 2. giudica che nessun motivo giustifica la sanzione di militanti pacifici; 3. ricorda che la libertà di espressione protegge la disobbedienza civile non violenta e che reprimere queste mobilitazioni è incompatibile con la democrazia. Una vittoria cruciale: difendere i diritti umani non è un crimine. Il Tribunale Penale di Ginevra ha assolto cinque membri del Collectif Urgence Palestine che erano stati processati per aver partecipato a diverse manifestazioni pacifiche denunciando il genocidio a Gaza. Gli imputati hanno contestato sedici multe per un totale di 6.400 CHF, oltre a considerevoli costi legali e giudiziari. Gli attivisti erano rappresentati dagli avvocati Olivier Peter ed Emma Lidén (Peter & Moreau), insieme a Jan Fermon, un avvocato belga specializzato in diritto internazionale. Nella sentenza, che rappresenta una prima in Svizzera, il Tribunale ha stabilito che un genocidio era in corso a Gaza. Nel giungere a questa conclusione, si è basato in particolare sui rapporti internazionali presentati come prova e sulla testimonianza di Raji Sourani, Direttore del Centro Palestinese per i Diritti Umani. Durante la sua testimonianza, il signor Sourani ha sottolineato che “i movimenti di solidarietà possono rompere la cospirazione del silenzio e dare voce a chi non ne ha; senza di essi, la situazione potrebbe essere cento volte peggiore.” La Corte ha inoltre stabilito che le sanzioni imposte ai manifestanti costituivano un ingiustificato intervento nel diritto di riunione pacifica protetto dall’articolo 11 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Ritenendo che l’interferenza non perseguisse alcun obiettivo legittimo né fosse necessaria in una società democratica, la Corte ha assolto tutti gli imputati. Questa decisione rappresenta una potente affermazione di solidarietà internazionale con il popolo palestinese e la necessità di proteggere la protesta pacifica di fronte a un genocidio in corso. InfoPal
June 5, 2026
Pressenza