Tag - genocidio palestinese

Le infografiche che illustrano l’inchiesta sulla hasbara nel quarto potere degli USA
LA SERIE DI ‘PANNELLI’ COMPOSTI DAI GRAFICI DEL TEAM VISUALIZING PALESTINA SINTETIZZA LE INFORMAZIONI ELABORATE DALLE REPORTER DI PRISM, MEDIA E MEDIA-SERVICE INDIPENDENTE FEMMINILE MULTIETNICO. Ogni infografica mostra – e dimostra – come negli USA le notizie sulla persecuzione dei palestinesi siano filtrate o manipolate: quelle divulgate da uffici e agenzie stampa filo-sionisti sono pubblicate e divulgate; quelle con materiali e dati che documentano vessazioni,  prevaricazioni,  apartheid e genocidio invece vengono ‘bloccate’ da un sistema di ostruzioni molto efficace… … una barriera che si può, e deve, riuscire ad abbattere, perciò serve sapere e capire come ‘funzioni’. LA HASBARA NEL MONDO DEI MEDIA ‘MADE IN USA’ Da sempre, ma recentemente di più e anche più esplicite, tante subdole pressioni e coercizioni impediscono a redattori, corrispondenti e collaboratori che lavorano in e con i quotidiani e periodici main-stream statunitensi di pubblicare reportage contenenti informazioni sulle violazioni dei diritti umani ordite e perpetrate dai coloni sionisti e dai governanti e militari israeliani e sui crimini di guerra pianificati e compiuti dalle forze armate dello stato israeliano. Così nell’opinione pubblica americana si sono formate idee e consolidate convinzioni basate su fake-news – cioè su delle versioni dei fatti mendaci e mistificatorie, plasmate ad arte per accreditare tesi e ideologie demagogiche – divulgate mediante la hasbara, una parola ebraica che letteralmente significa ‘spiegazione’ e recentemente usata per indicare il sistema di strategie e tattiche della propaganda dei sionisti israeliani. Ovviamente questa “sofisticata architettura narrativa” [Hasbara: l’arte della narrazione strategica israeliana – ISLA / 8 settembre 2025] ha uno scopo… il ‘fine’ perseguito in molti modi, anche mediante ogni media, con tanti ‘mezzi’, anche non leciti – che è: ‘giustificare’ l’efferatezza di interventi, azioni e operazioni delle forze armate e forze dell’ordine di Israele contro i palestinesi abitanti nella Striscia di Gaza, nei territori in Cisgiordania, a Gerusalemme… nelle terre dal fiume (Giordano) al mare (Mediterraneo). Nel 2011 sulla rivista scientifico-accademica Israel Studies edita dall’Indiana University Press e sponsorizzata dal Ben-Gurion Research Institute for the Study of Israel and Zionism della Ben-Gurion University di Negev e dal Schusterman Center for Israel Studies della Brandeis University, un ateneo privato del Massachusetts, è stata pubblicata la ricerca – intitolata “Palestine’s Best”: The Jewish Agency’s Press Relations, 1946-1947  – in cui l’autore – Giora Goodman, docente al e direttore del Dipartimento di studi multidisciplinari del Kinneret College sito sulle rive del Mar di Galilea – trattava per la prima volta nella storia un argomento oggi ‘scottante’… Questo pioneristico saggio storiografico esamina come sia stata costruita la Jewish Agency (Agenzia Ebraica), cioè la ‘macchina propagandistica’ dai sionisti “in Palestina e all’estero durante i due anni cruciali che hanno preceduto la fondazione dello Stato di Israele”, ovvero negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale e dell’olocausto. Fino al 2011 – l’anno della primavera araba e scandito da “mutamenti politici e culturali, da global revolution, da tragedie naturali sconfinate,… e da grandi eventi mediatici” [Fanpage, 30 dicembre 2011] – nessuno aveva mai affrontato questo argomento. Perché? Chi non è esperto di storia dei mass-media e sociologia della comunicazione non lo può sapere. Chi non conosce (bene) la storia di Israele e degli Stati Uniti non può capire (bene!!!) le dinamiche del presente nel mondo dei media della nazione mediorientale e della super-potenza americana e ‘occidentale’, e di riflesso di tutto il mondo. Chi invece è un giornalista – cronista, editorialista o redattore – o un pubblicista professionista, oppure un mediattivista, blogger o influencer… deve saperlo e capirlo. Chi lavora od opera nei media deve – e non può non avere – conoscenza di cosa siano e come agiscano le ‘agenzie’ di muckraking (giornalismo scandalistico), quali ‘trucchi’ retorici, ovvero sofismi e demagogie, usano per far ‘esplodere’ o attizzare scandali e polemiche che fomentano rabbia, odio e fanatismi, per convincere tante persone a pensare ciò che altrimenti ciascuna non concepirebbe (bias cognitivi), per far ‘credere, obbedire e combattere’ facendo sembrare verosimili le falsità e, così, ritenere false le verità,… per far propaganda politica. Chi lavora nelle stanze – reali o virtuali – del quarto potere deve conoscere e sempre ricordare gli studi, e ammonimenti, degli statunitensi John Dewey («la società è comunicazione») e Walter Lippmann (primo ad analizzare a fondo il fenomeno del giornalismo scandalistico e nel 1922 autore di L’opinione pubblica – «La creazione del consenso non è un’arte nuova… La persuasione è diventata un’arte… la conoscenza dei modi per creare il consenso altererà tutti i calcoli politici e modificherà tutte le premesse politiche»), dell’anglista e sociologo canadese Herbert Marshall McLuhan («il medium è il messaggio»), del cosmopolita – che si dichiarava un ‘marrano’ – Edgar Nahoum noto con lo pseudonimo ‘Morin‘ (vedi bibliografia) e, oltre a leggere (bene!!!) tutto il testo, rammentare quando, come e perché – ebrea tedesca, allora cittadina statunitense e in quel periodo inviata in Israele come reporter corrispondente del settimanale The New Yorker – Johanna ‘Hannah‘ Arendt scrisse La banalità del male (Eichmann in Jerusalem – A Report on the Banality of Evil), un libro oggi tanto attuale. Eppure finalità, caratteristiche e funzionamento dell’Agenzia Ebraica sono stati ignorati fino al 2011 e, sebbene il 7 ottobre 2023 la ‘macchina’ della propaganda sionista fosse già in moto, oggi – dopo tre anni dall’inizio dell’assedio della Striscia di Gaza, oltre che tanti – ma non tutti – israeliani e alcuni – non tutti – potenti, che cosa sia la hasbara lo sanno solo i palestinesi e chi si indigna delle atrocità a loro inferte e per la spietatezza dei loro carnefici e si erge in loro difesa ed oppone al loro sterminio, un genocidio. A chi vuole assolvere i responsabili o complici dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità di cui sono vittime i palestinesi… la hasbara fornisce tanti ‘strumenti’ e ‘attrezzi’ con cui fare in modo che la gente creda che “A Gaza non c’è la carestia. Le foto dei bambini denutriti sono manipolate o mostrano gli effetti di malattie rare. Tutti i giornalisti di Gaza (solo palestinesi, poiché Israele vieta l’ingresso alla stampa) sono al soldo di Hamas. I terroristi fanno incetta del cibo e banchettano nei tunnel. I tredicimila dipendenti dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (UNRWA) sono tutti membri di Hamas. Negli ospedali di Gaza si nascondono i terroristi. I medici sono terroristi. Gli infermieri sono terroristi. Il numero delle vittime civili a Gaza, in proporzione ai combattenti uccisi, è inferiore a quello di altre guerre” [Anna Maria Brogi – Cos’è la “hasbara” e come Israele sta combattendo una guerra parallela sul web / Avvenire, 7 settembre 2025]. «I’M SO DEHUMANIZED» Il titolo della pagina online dal 9 settembre scorso in cui Prism presenta il reportage e le infografiche elaborate da Visualizing Palestine che lo illustrano cita la frase detta da Nadia, una giornalista specializzata in cronaca locale. In specifico, Nadia si occupa di vicende e questioni inerenti alla vita quotidiana delle comunità etniche che popolano il Northeast, la macro-zona che si estende negli stati del cosiddetto New England – primi insediamenti coloniali inglesi (Connecticut, Maine, Massachusetts, New Hampshire, Rhode Island e Vermont) e altre ex-colonie sulla ‘costa orientale’, o atlantica (New Jersey, New York e Pennsylvania, inoltre Delaware, Maryland e Virginia del Nord) – e nell’area metropolitana di Washington, il District of Columbia. Nadia quindi conosce bene la realtà dei territori abitati, oltre che dai nativi delle etnie, o tribù, Wampanoag, Mohegan (moichani), Pequot, Narragansett e Penobscot e delle Six Nations della Iroquois Confederacy (irochesi) che popolano soprattutto le Woodlands (territori boschivi), da molti immigrati e tanti esuli di varie origini e ‘generazioni’, tra cui numerosi ebrei fuggiti dall’Europa soggiogata al nazifascismo e palestinesi scappati da Israele… Le testimonianze della giornalista che vive e lavora in questa realtà e dei 5 suoi colleghi di altre testate intervistati dalle reporter di Prism e l’indagine sui 44 casi di retaliation (repressione) rilevati e riscontrati dall’associazione sindacale di giornalisti, cronisti, editorialisti e pubblicisti – National Writers Union (NWA) – dal 7 ottobre 2023 fino al febbraio 2024 [Retaliation in the media industry during the war on Gaza], documentano tanti fatti inconfutabili, alcuni eclatanti, apparentemente singolari o eccezionali, invece non straordinari, bensì consueti, nell’insieme tutti collegati l’uno all’altro e ciascuno una tattica connessa a una strategia, la hasbara. * PRISM – ‘I’m so dehumanized’: Journalists say U.S. newsrooms treat Palestine with fear and contempt * VISUALIZING PALESTINE – What Happens to Stories About Palestine in U.S. Newsrooms     Maddalena Brunasti
October 22, 2026
Pressenza
Nandino Capovilla: “Non il permesso di poter denunciare, bensì il dovere di farlo”
Oggi a Marghera tre palestinesi appena arrivate  dai villaggi devastati dai coloni e dall’esercito israeliani presenziano al ‘memoriale del genocidio’, il presidio svolto ogni mese in una piazza della città. In procinto di partecipare all’iniziativa, don Nandino Capovilla ha proclamato: > Non avevo bisogno di vedere Naza per convincermi non solo che è giusto poter > criticare lo stato d’Israele, ma che è sempre più necessario denunciare chi > sta portando avanti il piano di cancellazione del popolo palestinese. > > Se venisse approvato questo decreto bavaglio, il previsto organo di controllo > sul territorio sappia che dovrà interrogare più di 60.000 cittadini ritenuti > antisemiti per decreto, che in un solo giorno hanno riempito i cinema di tutta > Italia, uscendo muti e sconvolti dalle sale. Le loro lacrime erano esaurite ma > la loro coscienza era ancora più convinta: non possiamo tacere. > > Non avevo bisogno di tornare in Israele per constatare quello che l’ebreo > israeliano Gideon Levy ha denunciato in questi giorni, cioè che: “Israele è > lanciato verso il baratro e si fermerà solo se costretto. Spetta alla comunità > internazionale imporre sanzioni per fermare il delirio criminale di Israele”. > > Se approveranno la legge antidissenso chiederò ai miei numerosi amici e amiche > ebree israeliani che da anni frequento, di denunciare con più forza il loro > Paese, visto che in Italia verrebbe scambiato per antisemita chi, come lo > stesso Levy, dichiara che “è impossibile sfuggire alla responsabilità del > Genocidio. Chiedetelo ai turchi. Questo senso di colpa non ci darà mai pace. > Sarà per noi israeliani una vergogna eterna”. > > Non avevo bisogno di andare a vedere il documentario, proibito in Israele, The > Bibi Files, impressionante prova del sistema di corruzione che dal primo > ministro si allarga alla famiglia e a mezzo paese. È la descrizione di uno dei > principali motori delle sanguinarie scelte politiche che Netanyahu ha fatto > per rimanere al potere ed evitare la prigione al prezzo di un genocidio. > > Se approveranno il famigerato Decreto 1004, riposterò le foto delle > manifestazioni che ho scattato, attonito, nell’estate del 2024 lungo le strade > strapiene di Tel Aviv. Evidentemente, nella logica di questa legge, quei > milioni di israeliani sarebbero tutti antisemiti e se fossimo in Italia > andrebbero denunciati e fermati tutti. > > Non avevo bisogno di leggere tanti articoli e approfondimenti per comprendere > che il progetto sionista di “eliminazione del popolo palestinese” – come > definito dall’Ong israeliana B’TSelem – non può più essere confuso con > l’ebraismo. Sono qui perché sono persone che conosco da tempo, a chiedermi di > non tacere. > > Amina, Bassima e Daneen sono arrivate proprio ieri a Venezia dai villaggi > palestinesi devastati da coloni ed esercito israeliani. Al memoriale del > genocidio che ogni mese porta in una piazza di Marghera il dolore del mondo le > loro parole rimbomberanno in città come un drammatico SOS. > > Se questa legge passerà, con il divieto di usare le parole ‘apartheid’, > ‘pulizia etnica’ e ‘genocidio’, diffonderò con i megafoni i racconti di > Daneen, Bassima e Amina, che il significato racchiuso in quei termini portano > inciso nella loro carne e sui volti dei familiari feriti e uccisi. > > Non avevo bisogno di guardare le mappe aggiornate di Google Earth, che danno a > chiunque la prova tangibile della desertificazione realizzata da Israele a > Gaza, per avere le prove della responsabilità del governo israeliano in questa > alterazione definitiva della topografia della Striscia, che riduce in macerie > un popolo. > > Se approveranno la censura di stato del DDL 1004, rispolvereremo il dovere di > obiezione di coscienza, visto che chi riesce perfino ad oscurare la legittima, > democratica protesta, non riuscirà mai ad oscurare la coscienza di un > cittadino e di un cristiano. A proposito, > > Non avevo bisogno di rileggere tutti i testi ecclesiali composti da decenni > nelle comunità palestinesi, da battezzati, preti e vescovi che, dal giorno in > cui sono nati, subiscono uno dei più crudeli e longevi sistemi di apartheid e > controllo totale della vita. Le loro limpide accuse ed esplicite denunce non > potranno certo essere censurate come antisemite. > > Se la legge tenterà di cancellare perfino la voce dei cristiani di terra > santa, quelle riflessioni e preghiere che riceviamo da Gerusalemme ogni > giorno, noi faremo nuove pubblicazioni, le diffonderemo nei foglietti > parrocchiali, senza cambiare una sola parola di quelle suppliche che nascono > sul baratro del genocidio in atto. Diffonderemo i loro pronunciamenti > ufficiali perché dopo la pulizia etnica dell’intera Palestina, non vengano > fatti sparire dalla faccia della terra. > > Per questo dò lettura del recente appello dei cristiani palestinesi (Kairos > Palestina, Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio, 3 agosto > 2025): > > Condanniamo tutti coloro che sfruttano e sostengono l’accusa di antisemitismo > per mettere a tacere la voce palestinese della verità. > Respingiamo ogni tentativo di confondere l’antisemitismo con l’opposizione > all’apartheid e con la pressione esercitata affinché Israele sia chiamato a > rispondere delle proprie responsabilità ai sensi del diritto internazionale, > in particolare, attraverso l’uso di definizioni e documenti concepiti per > servire le ideologie e gli interessi sionisti con il pretesto di combattere > l’antisemitismo. > L’uso improprio del termine antisemitismo distorce e oscura la realtà del vero > antisemitismo che ancora esiste nel nostro mondo e che condanniamo con forza > insieme a tutte le forme di razzismo, esclusione e pregiudizio, compresa > l’islamofobia. > L’ideologia sionista sostiene di rappresentare e proteggere il popolo ebraico, > ma così facendo ha confuso “ebreo” e “sionista” come se fossero la stessa > cosa. > > Per questo non chiediamo il permesso di poter criticare lo stato di Israele, > ma sentiamo di doverlo fare, nelle scuole e nelle chiese, nelle università, > nei media e ovunque, come un dovere di umanità, usando il virgolettato delle > centinaia di rapporti delle Nazioni Unite, delle sentenze della Corte > internazionale di giustizia, della Corte penale internazionale e di tutti quei > baluardi di democrazia che, secondo questo mostruoso DDL sarebbero tutti da > condannare come antisemiti. Maddalena Brunasti
October 2, 2026
Pressenza
I ‘Preti contro il genocidio’ in Vaticano e davanti ai palazzi e alla sede di Leonardo
AL CORTEO CHE MARTEDÌ 22 SETTEMBRE HA ATTRAVERSATO IL CENTRO DI ROMA C’ERA ANCHE DON NANDINO CAPOVILLA, CHE NEL SUO POST DIVULGATO SUI SOCIAL MEDIA RIFERISCE: > STAVOLTA SE NE SONO ACCORTI tutti i media, anche perché siamo un fiume di > gente (e quasi tutti preti!) per le strade di Roma e più di cento tra > sacerdoti e vescovi che non capita tutti i giorni di vederli insieme. > Soprattutto colpisce l’inequivocabile chiarezza della posizione “contro il > genocidio”, e la trasparenza delle motivazioni, dalla preghiera alla denuncia. > Lo evidenzia da Gerusalemme Michel Sabbah, il patriarca emerito, scrivendoci > un messaggio: «Cari sacerdoti di Cristo, che avete avuto il coraggio di > chiamarvi Preti contro il genocidio, pregate per Gaza, dove quel genocidio, > che voi non volete dimenticare ogni volta che vi collegate come preti, non si > potrà più cancellare dalla storia. E non dimenticate la West Bank, dove la > pulizia etnica sta giorno dopo giorno sottraendo tutto a noi palestinesi». > IN UNA SOSTA SOTTO L’AMBASCIATA DELLA PALESTINA presso la Santa sede – il > Vaticano ha riconosciuto ufficialmente lo Stato palestinese – viene intonata > una canzone dedicata a Taybeh, sottoposto a incursioni da parte dei coloni > israeliani. > Io faccio un video e lo mando al parroco che due minuti dopo, dalla > Cisgiordania, mi risponde con un commosso emoji su WhatsApp! > QUANDO IL CORTEO arriva a piazza Monte Grappa, sotto la sede di Leonardo, > principale azienda armiera italiana di solidi rapporti commerciali con > Israele, è ormai evidente il coraggio di questi ‘Preti contro il genocidio’. > «Siamo qui per chiedere lo stop alla vendita di armi a Israele», spiega don > Rito Maresca di Sorrento. > «Dentro quel palazzo ci sono intelligenze messe a servizio della guerra», > incalza il vescovo Giovanni Ricchiuti. > Ancora più esplicito il vescovo di Manfredonia Franco Moscone: «La Corte > penale internazionale dovrebbe spiccare mandati di cattura per tutti coloro > che siedono nei Consigli di amministrazione di Leonardo e di tutte le aziende > che fabbricano e vendono armi per le guerre». > https://www.facebook.com/nandinocapovilla Maddalena Brunasti
September 23, 2026
Pressenza
La 1268ª ‘ora’ di Genova. Il 25° anniversario dell’iniziativa in una data emblematica
La settimanale “Ora in silenzio per la pace” praticata il 16 settembre ha ricordato che la manifestazione viene svolta sui gradini di Palazzo Ducale ogni mercoledì pomeriggio dal settembre 2001. Nel luglio di 25 anni fa il capoluogo ligure era stata la città italiana al centro del mondo perché dove la violenta repressione della protesta di migliaia di giovani italiani ed europei contro il summit dei G8 aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale, che l’11 settembre aveva assistito sgomenta alla serie di attentati negli USA e al crollo delle torri gemelle di New York [Percorsi. L’11 settembre 2001, per chi in quei giorni ancora non c’era / Il BOlive – Università di Padova, 11-09-2026]. Quest’anno il gruppo che da allora manifesta contro la guerra ogni settimana rammenta che in quel frangente si era espresso affermando “Non faremo distinzioni tra i terroristi che hanno commesso questi attacchi e quelli che li hanno aiutati...” e che la reazione degli USA e i loro alleati “alimentò immediatamente la certezza che la risposta sarebbe stata di guerra indiscriminata”. Ai pacifisti liguri era palese l’evidenza della realtà malcelata nei discorsi dell’autunno 2001 sulla difesa di sicurezza, libertà e valori del mondo occidentale: “la guerra, che dopo la fine della guerra mondiale non era mai cessata in varie parti del mondo, stava per entrare in una nuova fase: più larga, più diretta, più vicina. Ma rimaneva quello che ogni guerra è sempre stata: fonte di lutti e distruzioni, assassina di civili, fonte di immensi profitti per chi fabbrica e vende armamenti”. Da qui la decisione: “In giorni di così grande sgomento, decidemmo di riprendere una forma di protesta che avevamo attuato nel passato durante le guerre del Golfo [Desert Shield e Desert Storm, 1990-1991]: l’ora in silenzio“. E, a distanza di un quarto di secolo dalla prima, la manifestazione settimanale del 16 settembre scorso li ha coinvolti a protestare contro altri conflitti bellici le cui cause sono, ancora, le stesse avversioni e ostilità che allora infiammavano il mondo e i cui deflagranti effetti diretti e ‘collaterali’ incombono sul futuro dell’umanità. La 1268ª Ora in silenzio per la pace di Genova ha ricordato che in tutte le guerre combattute nel passato recente, in particolare nei conflitti armati combattuti in Medio Oriente con il coinvolgimento di molte altre e poi tutte le nazioni, sono avvenute vicende le cui conseguenze gravano nelle crisi globali del presente. IL 16 SETTEMBRE NEL 2026 E DI 4 E DI 44 ANNI FA Al mercoledì di quest’anno ricorrevano anche due anniversari di rilevanza internazionale. Nelle indagini da Amnesty International divulgate in questa data del 2026 sono documentate le responsabilità di 87 iraniani – 62 comandanti delle forze dell’ordine e 25 funzionari del ministero dell’Interno – pianificatori e artefici di ‘operazioni’ condotte in tanti anni, dal 2017 al gennaio 2026, e in particolare nel 2022, quando il 16 settembre moriva la 22enne curda Mahsa Amini, arrestata e seviziata perché non indossava il velo nel modo imposto dalla leggi in vigore dal 1981, e iniziava la rivolta Donna Vita Libertà. Nell’occasione, l’associazione ha evidenziato che oggi dissidenti e minoranze etniche in Iran sono oppressi, e vengono massacrati, in una micidiale ‘morsa’ letale: le persone “da un lato, sono esposte a violazioni del diritto internazionale umanitario da quando, il 28 febbraio 2026, Stati Uniti e Israele hanno attaccato illegalmente l’Iran in violazione della Carta delle Nazioni Unite” e “dall’altro, rischiano di essere vittime di ulteriori crimini contro l’umanità nel contesto della repressione delle proteste”. Nel 1982 dal 16 al 18 settembre le milizie falangiste insieme alle truppe libanesi e con il supporto delle forze armate israeliane dislocate nella capitale libanese assaltarono Sabra, il quartiere di Beirut abitato da sciiti, e Chatila, il campo profughi dove erano rifugiati gli esuli palestinesi. Quante furono le vittime del massacro non è mai stato stabilito: il ‘bollettino’ ufficiale riporta che nelle macerie vennero recuperati 762 cadaveri, ma nei registri della Croce Rossa c’è riscontro di circa 2˙400 salme e i resoconti di istituzioni ed enti palestinesi riferiscono di sicuramente 2˙000 e plausibilmente 3˙500 morti e dispersi. Oltre che per la analogia del pretesto addotto nelle circostanze – la vendetta, nel 1982 a rivalsa dell’assassinio di Bashir Gemayel, leader falangista neoeletto presidente del Libano, e nel 2023 in reazione alla strage del 7 ottobre in Israele – il ricordo del massacro a Sabra e Chatila oggi riverbera nella protesta contro l’assedio della Striscia di Gaza e contro il genocidio dei palestinesi. In base ai dati forniti dalle autorità palestinesi – oltre ai 73˙786 morti accertati, di cui 1˙372 dopo l’11 ottobre 2025, data dell’entrata in vigore del cessate il fuoco (dati aggiornati il 15 settembre scorso) – risultano disperse circa 8˙000 vittime dei bombardamenti. Martedì 15 settembre scorso l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha formalmente chiesto che “agli investigatori internazionali sia consentito l’accesso a tutte le zone di Gaza”. Denunciando che nella Striscia di Gaza gli edifici in rovina, da cui dal novembre 2025 a oggi sono stati recuperati 630 corpi, “continuano a venir rasi al suolo dai bulldozer senza alcun rispetto per i morti sepolti sotto le macerie”, Volker Türk ha dichiarato che tale ‘bonifica’ – effettuata dalle truppe israeliane per ‘sgomberare’ i terreni su cui, come pianificato dai governanti e imprenditori di USA e altre nazioni ‘consociati’ nel Board of Peace, costruire lussureggianti e lucrosi palazzi, centri commerciali e resort turistici – impedisce di “documentare e identificare queste vittime” e di “preservare le prove forensi e i campioni biologici”, ovvero di raccogliere prove sulla scena del crimine e, così, di accertare con evidenze inconfutabili il compimento dei crimini di guerra commessi dall’ottobre 2023 in poi. Il giorno dopo, mercoledì 16, un praticante l’ora in silenzio per la pace a Genova ha evidenziato la rilevanza dell’anniversario del massacro a Sabra e Chatila in relazione alla realtà odierna e, in particolare, all’attuale situazione in Italia: «In questi giorni la Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati sta deliberando in merito al disegno di legge sull’antisemitismo, già approvato il 4 marzo scorso dal Senato, che condanna il dissenso nei confronti del genocidio dei palestinesi». La precedente Ora di silenzio per la pace a Genova si era svolta in concomitanza e nell’ambito della mobilitazione nazionale del 9 settembre contro l’approvazione di tale decreto. Nella stessa data della 1268ª Ora in silenzio per la pace, in Vaticano veniva annunciata la divulgazione della Nota “Un cammino di speranza“ che esprime la posizione della Chiesa cattolica sulla strumentalizzazione dell’antisemitismo come ‘scudo’ dei fanatismi religiosi e delle ideologie razziste e come pretesto che fomenta i conflitti bellici combattuti in Medio Oriente. UN’ORA ALLA SETTIMANA, OGNI VOLTA PER TANTE RAGIONI Da ormai già tre anni i pacifisti genovesi manifestano insieme ai Sanitari per Gaza e altri gruppi e comitati cittadini per chiedere la liberazione del dottor Hussam Abu Safya e dei medici e infermieri e, come il Mandela palestinese Marwan Barghouti, di tutti i palestinesi illegalmente detenuti nelle carceri israeliani. Inoltre, il gruppo protesta contro l’arresto, e dal 27 dicembre 2025 la prigionia, dei dirigenti dell’associazione filopalestinese fondata in Italia nel 1994 (ABSPP Odv): Ryad Albunstanji, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Mohammad Hannoun, anche un rinomato architetto e noto attivista residente a Genova. Nelle giornate di venerdì e mercoledì 14-19 novembre 2025 il collettivo ha partecipato alle manifestazioni contro il riarmo e contro gli investimenti nell’industria bellica svolte in tutta Italia davanti alle sedi locali della Leonardo SpA e venerdì 8 maggio scorso ha svolto alcune attività “E io faccio scuola lo stesso. Ed educo alla pace, non alla guerra” organizzate nella città ligure. Quest’anno il gruppo di pacifisti genovesi è stato ‘capofila’ promotore delle l’iniziative svolte a Genova e anche a Milano, Sartirana Lomellina e Savona a gennaio in concomitanza con il “35° anniversario della Guerra del Golfo, alba del nuovo millennio” e nella settimana del 6 e 9 agosto, ricorrenze delle esplosioni a Hiroshima e Nagasaki, dai gruppi praticanti il silenzio per la pace in tante altre città, insieme coinvolti a commemorare le vittime delle bombe atomiche focalizzando la propria e altrui attenzione anche sugli ‘effetti collaterali’ delle devastazioni ambientali prodotte dai conflitti bellici. Alla 1268ª Ora in silenzio per la pace, Norma ha osservato: > Spesso è compito mio distribuire i volantini, che modifichiamo ogni settimana > per seguire l’attualità. Io ho l’aspetto di una innocua vecchina, e forse > questo condiziona le reazioni dei miei destinatari, ma il mio è un > osservatorio verso la categoria passanti davvero istruttivo. > Ad un gruppo numeroso appartengono quelli che mi avvistano da lontano, e fanno > lo slalom per evitarmi… > “Me l’ha già dato”… “Non mi interessa”… “Ma perché non vi occupate di…”… > Da qualche tempo è comparso anche il passante patriota, categoria assente nei > nostri primi anni. “Pensate all’Italia!”, ci esorta. E qui la tentazione > sarebbe quella di assumere la postura del gorilla pensoso e di informarlo “ci > sto pensando”. Oppure di canticchiargli “nostra patria è il mondo intero…”… O > di citargli Don Milani. Ma di solito il passante patriota non me ne dà il > tempo. Mi ordina di pensare all’Italia, e va via. > Non è solo così, non è sempre così. Per questo invitiamo tutti, ma proprio > tutti, e tutte, ma proprio tutte, ad unirsi a noi… E a osservare i passanti. > Senza deprimersi, però.   16 SETTEMBRE 2026 * A Genova per la 1268ª volta, come ogni settimana… da 25 anni! * Nel 4° anniversario della rivolta ‘Donna Vita Libertà’, presentata l’inchiesta “Architettura delle atrocità” * Sabra e Shatila: un massacro impunito. La denuncia di un genocidio che continua ancora oggi *   Maddalena Brunasti
September 18, 2026
Pressenza
La strategia militare-elettorale di Netanyahu e il ‘progetto’ coloniale
IL BILANCIO DELLE VITTIME NELLA STRISCIA DI GAZA È SALITO A 73˙786 PALESTINESI UCCISI E 174˙771 FERITI. UN’INCHIESTA DI B’TSELEM DIMOSTRA CHE ISRAELE STA ATTUANDO UN “PIANO DI ELIMINAZIONE” DEI PALESTINESI IN CISGIORDANIA. I dati divulgati oggi da fonti mediche riferiscono che le vittime dell’assedio cominciato il 7 ottobre 2023 sono stimate a 73˙786 morti e 174˙771 feriti e dall’entrata in vigore del falso cessate il fuoco (11 ottobre 2025), sono stati uccisi 1˙372 e feriti 4˙659 palestinesi. Ieri sera, lunedì, un palestinese è stato ucciso e altri sono stati feriti in un raid aereo israeliano nella zona di al-Safatawi, a nord di Gaza City. Un veicolo in movimento è stato preso di mira nei pressi di un supermercato. Nella Striscia di Gaza il primo ministro israeliano (ricercato a livello internazionale per crimini di guerra) sta attuando una “strategia fuori controllo”, continuando a bombardare e distruggere interi quartieri, al fine di presentare all’opinione pubblica israeliana un’immagine di “determinazione e vittoria schiacciante”. Questa escalation è uno strumento chiave nella propaganda elettorale: una tattica di pressione per placare i suoi sostenitori di estrema destra e garantire la coesione della coalizione al governo. E ieri, in coincidenza con le festività ebraiche, in Cisgiordania le aggressioni dei coloni hanno avuto un’impennata: oltre 54 attacchi alle proprietà palestinesi, con lancio di pietre contro le case di notte, incendio di raccolti, sradicamento di ulivi e alberi da frutta, occupazione di terre e insediamento di nuovi avamposti coloniali. Inoltre nella giornata di ieri sono state svolte 33 operazioni di invasione di città e villaggi palestinesi da parte dell’esercito, con rastrellamenti che hanno portato dietro le sbarre oltre 60 palestinesi. Il Ministero della Salute palestinese ha annunciato stamattina, martedì 15 settembre, l’uccisione di Ziad Muhammad Jaber (54 anni), colpito con colpi d’arma da fuoco dalle forze di occupazione israeliane nella zona di Umm al-Sharayet, nella città di Al-Bireh, e a un mese e 7 giorni dall’inizio dell’assedio, il sindaco di Qusra, Abdul-Azim Wadi, ha dichiarato che l’isolamento imposto alle 3 famiglie palestinesi e agli abitanti della zona rimane in vigore, sottolineando che le forze di occupazione impediscono anche il completamento della costruzione di 18 case attualmente in fase di realizzazione. Wadi ha spiegato che l’arrivo di cibo e beni di prima necessità alle famiglie è intermittente e richiede un preventivo coordinamento con le autorità di occupazione. Ottenere le autorizzazioni può richiedere fino a tre giorni, rendendo difficile garantire il sostentamento quotidiano dei residenti. Ha aggiunto che le misure di assedio hanno avuto un impatto negativo sulla vita dei membri delle famiglie, ostacolando il loro accesso a scuole e luoghi di lavoro, nonché impedendo loro di muoversi liberamente, di far visita ai parenti e di partecipare a eventi sociali. L’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha presentato il rapporto The Elimination Project in cui dimostra che Israele mira a consolidare la propria presenza e sovranità in Cisgiordania attraverso una serie di politiche e misure che minano la capacità dei palestinesi di mantenere la propria “esistenza come comunità nella loro patria”. L’inchiesta dimostra che questo piano coloniale viene attuato in Cisgiordania attraverso 5 meccanismi principali: “violenza e diffusione del terrore, imposizione di restrizioni alla libertà di movimento, impatto sui mezzi di sussistenza e sull’economia, indebolimento della vita sociale e politica e appropriazione indebita di terre”. L’organizzazione ha spiegato che “la cancellazione non si limita all’uccisione o allo sfollamento, ma include anche lo smantellamento delle condizioni che consentono ai palestinesi di vivere sulla propria terra, impedendo loro l’accesso alla terra e ai mezzi di sussistenza, limitando la loro libertà di movimento, indebolendo le loro istituzioni sociali e politiche e riducendo la loro capacità di pianificare il futuro”. Osservando che “dalla fine del 2022 è iniziata una nuova fase nella politica israeliana in Cisgiordania, una politica basata sul controllo, la violenza e l’espropriazione, che viene attuata apertamente, chiaramente e a un ritmo sempre più violento e accelerato”, rileva che “Le comunità palestinesi vengono sfollate, l’economia è sull’orlo del collasso e milioni di persone vivono nel costante timore della violenza dell’esercito israeliano o dei coloni”. ANBAMED
September 15, 2026
Pressenza
Come il sionismo ruba le elezioni (in video)…
… in America latina e in Europa di Marco Consolo (*) L’industria della disinformazione digitale e della manipolazione elettorale è relativamente nuova: un settore giovane e innovativo… dedito a distorcere la realtà e spargere propaganda on line. Una florida industria clandestina capace di interferire nelle elezioni e manipolare il dibattito pubblico, che ha trovato in America Latina un terreno particolarmente fertile. I
September 9, 2026
La Bottega del Barbieri
Petizione per bloccare l’appalto all’azienda coinvolta nel genocidio palestinese
Risulta in atto un procedimento amministrativo presso la Regione Toscana per la concessione dell’Autorizzazione Unica Energia (A.U.E.) alla ditta S.P.V. Energy 3 che da visure camerali risulta essere una società prestanome della israeliana Shikun & Binui Energy Europe, emanazione della Shikun & Binui L.t.d. La Shikun & Binui L.t.d. agli osservatori indipendenti internazionali risulta essere una delle imprese coinvolte nell’occupazione israeliana in Palestina: * opera in territori occupati della Cisgiordania e Gerusalemme Est costruendo e gestendo gli insediamenti illegali, * ha collaborato alla costruzione della barriera che circonda la Striscia di Gaza, * tramite società controllate si è aggiudicata la gestione di nuove basi militari, * detiene il 50% di Policy Ltd che fornisce strutture e servizi alla polizia israeliana. Basata sul Parere Consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024, la risoluzione ONU del 18 settembre 2024 obbliga i soggetti terzi a non sostenere la situazione in atto nei territori della Palestina occupata definendo illegale la presenza di Israele e specificando che ciò coinvolge anche le relazioni economiche commerciali e finanziarie. Invita inoltre ad astenersi da azioni che possano avvalorare la presenza illegale di Israele nei territori palestinesi occupati nonché ad impedire relazioni commerciali che contribuiscano al mantenimento di tale situazione. Esorta i Paesi ad adottare misure affinché le istituzioni, le imprese e le entità che ricadano sotto la loro giurisdizione non operino in maniera da prestare aiuto o assistenza legittimando l’occupazione. Gli Enti Territoriali italiani, quali gli Enti Locali e la Regione non possono ritenersi esentati da tali obblighi. Il Collettivo “Diritti in Palestina” chiede l’osservanza delle risoluzioni ONU e Corte Internazionale di Giustizia e rivolge alla Regione Toscana la richiesta di non autorizzare la S.P.V. Energy 3 in quanto soggetto economico direttamente collegato e responsabile della politica criminale che calpesta i Diritti e le vite umane in Palestina. PETIZIONE ONLINE: Opponiamoci al progetto agrifotovoltaico dell’azienda israeliana denominato “Ribolla” Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
August 18, 2026
Pressenza
In Libano, a Gaza e in Cisgiordania, in Iran… e in Italia, Germania, Marocco e Spagna
Oggi, 4 agosto, è l’anniversario della strage del porto di Beirut, avvenuta nel 2020. Ieri in Libano sono continuati i sorvoli di droni di spionaggio sulla capitale e gli attacchi su città e villaggi, mentre a Gaza sotto il fuoco incessante veniva conclamata la carestia e in Cisgiordania proseguivano le annessioni. Intanto sull’Iran incombe l’ultimatum di Trump e in Marocco e Spagna, e in Germania e in Italia… BEIRUT, 4 AGOSTO 2020 – L’esplosione nel porto ha ucciso più di 220 persone e ferito oltre 6˙000. Le autorità ne hanno attribuito le cause a un incendio di origine sconosciuta e allo stoccaggio non sicuro di ingenti quantità di nitrato di ammonio. In seguito dalle indagini condotte dalle autorità giudiziarie è emerso che politici e funzionari a vari livelli erano a conoscenza dei pericoli derivanti dallo stoccaggio della sostanza, ma non avevano preso alcun provvedimento. Ma nessuno di loro è stato citato in giudizio, i politici si sono rifiutati di presentarsi ai magistrati per essere interrogati e ben due giudici sono stati rimossi dagli incarichi perché avevano emesso ordini di comparizione rivolti al primo ministro di allora e ad alcuni alti responsabili della sicurezza. ITALIA / ROMA – Il negoziato tra Libano e Israele si aggira attorno ad un equivoco. L’accordo quadro in realtà non definisce nulla dei punti contesi. Il governo libanese spera in un processo di continui ritiri israeliani dalle città e villaggi occupati, ma il governo Netanyahu condiziona altri ritiri all’accertamento che l’esercito libanese abbia disamato Hezbollah. E pretende di aver un ruolo nel determinare questo giudizio. Ad ogni caso, i politici israeliani sostengono ripetutamente che non si ritireranno mai dal sud Libano e permarrà una fascia di separazione di 10 km, sotto il loro controllo. Cioè tutto il sud Libano. “Il doppio di Gaza”, si era vantato il ministro della guerra israeliano Katz. Quell’area è stata completamente rasa al suolo. GERMANIA – Antisionismo non è antisemitismo: lo certifica un’alta corte regionale tedesca. Un tribunale regionale tedesco ha assolto un’utente di una piattaforma social che aveva pubblicato contenuti che paragonavano le operazioni di genocidio israeliano nella Striscia di Gaza alle pratiche del regime nazista. L’alta corte regionale ha sottolineato nella sentenza che tali confronti rientrano nel quadro della libertà di opinione e di espressione e non sono considerati un crimine punibile dalla legge. L’alta corte regionale della città di Zweibrücken, nello stato tedesco della Renania-Palatinato, ha annullato una precedente sentenza del tribunale di primo grado di Ludwigshafen che aveva condannato l’imputata per aver utilizzato simboli di organizzazioni che violano la costituzione, e le aveva inflitto una multa pari a 2˙400 euro. Secondo il merito della sentenza, i post contestati includevano immagini e simboli nazisti, inclusa la svastica, nonché materiali che paragonavano le politiche e le operazioni militari israeliane alle pratiche della Germania nazista, accompagnati da hashtag a sostegno dei palestinesi, tra cui #FREEPALESTINE e #GAZAUNDERATTACK. La corte ha confermato che lo scopo della pubblicazione di questi simboli non era quello di promuovere o far rivivere l’ideologia nazista, ma piuttosto di utilizzarli nel contesto di un’aspra critica politica alle azioni militari genocidarie israeliane, con una chiara e franca condanna del nazismo e dei suoi crimini. MAROCCO e SPAGNA – Oggi è il giorno del confronto online tra i ministri dell’Interno dell’UE. Vedremo come Piantedosi spiegherà lo sciacallaggio del governo Meloni, che ha cancellato gli accordi di Schengen, che non c’entrano nulla con Ceuta, semplicemente non applicato già da prima. Adesso si scopre che la polizia marocchina non solo ha chiuso un occhio sull’ondata di migranti in corsa verso Ceuta e Melilla. Diversi migranti lo hanno dichiarato alla stampa di Madrid. Non solo, i servizi spagnoli hanno rivelato che tra i migranti c’erano degli agenti marocchini che guidavano e indirizzavano la sommossa, una manovra politica che ha affiancato i trafficanti di esseri umani, che il governo di Rabat accusa senza specificare che cosa ha fatto per ridurre il loro ruolo, minimizzando sui numeri dei migranti e su quello delle vittime. Diventa sempre più chiaro il ruolo della monarchia nel piano Trump-Netanyahu contro la Spagna e il suo governo socialista, che ha sostenuto la causa palestinese e introdotto leggi di sanatoria per i migranti senza permesso di soggiorno: propaganda politica razzista sulla pelle delle vittime. IRAN – Un’altra notte è trascorsa senza bombardamenti Usa. Trump però torna alle minacce: “entro 24 ore, se non sarà aperto Hormuz, andremo a fare quello che doveva essere fatto da tempo”. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha negato qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti, chiarendo che il suo Paese al momento non ha intenzione di ricevere alcuna delegazione e non sarà ospite di nessuno. Inoltre ha rivelato intensi contatti diplomatici con partner regionali e internazionali, tra cui Pakistan, Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Oman, e che una proposta iraniano-omanita per l’apertura di una nuova rotta marittima temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz, a tutela degli interessi e della sovranità nazionale di entrambe le parti, è giunta alle fasi finali. GAZA – Fonti mediche hanno annunciato che il numero delle vittime dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza iniziata nel 2023 è salito a 73˙375 morti e 174˙220 feriti. Ieri sera, due palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un raid aereo israeliano a sud-ovest di Gaza City. Nostri contatti in loco hanno riferito che un drone israeliano ha lanciato un missile contro un veicolo civile sulla strada costiera nel quartiere di Sheikh Ajlin, a sud-ovest di Gaza City, uccidendo due palestinesi e ferendone diversi altri, che sono stati trasportati all’ospedale al-Shifa. Intanto, lunedì 3 agosto Justin Brady, capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) nei territori palestinesi, ha avvertito che Gaza sta affrontando un’emergenza alimentare che rischia di raggiungere la Fase 5 dell’Indice Internazionale di Sicurezza Alimentare (FISI), la fase che dichiara ufficialmente la carestia. Ha sottolineato che il 67% della popolazione della Striscia di Gaza soffre di insicurezza alimentare, mentre il 10% è sull’orlo della carestia. Durante una conferenza stampa a Ramallah, dove ha presentato i risultati dell’ultima valutazione della situazione alimentare nella Striscia di Gaza, Brady ha affermato che lo studio si basa su un lavoro tecnico che ha coinvolto oltre 60 esperti di 20 diverse organizzazioni. Ha incluso una valutazione scientifica del contesto circostante, insieme a indagini sul campo specificamente incentrate sulla sicurezza alimentare. Ha descritto i risultati come basati su una rigorosa metodologia scientifica. CISGIORDANIA – Fonti locali hanno riferito che gruppi organizzati di coloni, sotto la protezione dei soldati israeliani, hanno attaccato la città di Beita e appiccato il fuoco a terreni di proprietà palestinese nella zona di “Al-Hara’iq”, bruciando diversi alberi. In un altro attacco, i coloni hanno lanciato pietre e sparato proiettili contro veicoli palestinesi sulla strada di circonvallazione vicino al villaggio di Burin, a sud di Nablus, mettendo in pericolo la vita dei residenti palestinesi. I dati di fonte palestinese indicano un’escalation quantitativa e qualitativa nella portata delle violazioni israeliane in Cisgiordania, in particolare quelle perpetrate dai coloni, nell’ambito di un sistema unitario volto a smantellare la capacità dei palestinesi di rimanere sulle proprie terre. Intanto tre rapporti ufficiali e un quarto rapporto di un ente per la difesa dei diritti umani, pubblicati dalla Commissione per la Resistenza al Muro, dal Ministero dei Beni Religiosi, dal Governatorato di Gerusalemme e dal Centro di Informazione Palestinese (un’organizzazione non governativa), documentano l’intera gamma delle violazioni, tra cui uccisioni, sfollamenti, molestie, distruzioni, espansione degli insediamenti e attacchi a luoghi sacri. Secondo il Centro d’Informazione Palestinese, nel mese di luglio 16 palestinesi sono stati uccisi e altri 237 feriti da colpi d’arma da fuoco e attacchi perpetrati dai coloni e dall’esercito israeliano in Cisgiordania. Un rapporto del Governatorato di Gerusalemme ha indicato che tre palestinesi sono stati uccisi in città, mentre 15 sono rimasti feriti e 115 sono stati arrestati. Sono stati emessi diciassette ordini di espulsione, 11 dei quali vietavano ai palestinesi l’accesso al complesso della moschea di Al-Aqsa, mentre i restanti vietavano loro l’accesso ad altre zone di Gerusalemme. Secondo la Commissione per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti, l’esercito israeliano e i coloni hanno compiuto 2˙256 attacchi contro cittadini palestinesi, le loro terre e le loro proprietà nel corso dell’ultimo mese, “a testimonianza della persistenza della violenza coloniale come politica sistematica quotidiana volta a colpire la presenza palestinese e la sua capacità di rimanere sulla propria terra”. ITALIA / BOLOGNA – È nato il gruppo PD Bologna per Gaza, costituito “per promuovere iniziative di solidarietà concreta, informazione e mobilitazione politica a sostegno della popolazione civile di Gaza e per contribuire, anche dal territorio bolognese, alla richiesta di pace, giustizia, tutela dei diritti umani e rispetto del diritto internazionale” e che, divulgando le notizie online, raccoglie informazioni su “i progetti, le iniziative pubbliche, i materiali informativi e i canali attraverso cui cittadine, cittadini, circoli e realtà associative possono partecipare e dare il proprio contributo”. Tra i progetti elencati c’è il sostegno ai bambini di Gaza tramite l’associazione Al-Najdah, a cui ANBAMED ha trasferito le donazioni raccolte da gennaio a maggio: 39˙291 € e cominciato a inviare per email le schede delle adozioni a distanza, a affidatari e affidatarie, secondo l’ordine di prenotazione, di cui presto fornirà la documentazione (una foto + un certificato di nascita in arabo e una breve scheda sociale in italiano), scusandosi per il ritardo che è causato dalle difficoltà di trasferire i documenti da Gaza e dalla mole di lavoro di traduzioni. ANBAMED
August 4, 2026
Pressenza
“Per restare umani…” nel 1030° giorno di incessante genocidio a Gaza
In occasione del consueto presidio mensile, in svolgimento venerdì prossimo, la Rete Cuneese per la Palestina ricorda che: > “Nella striscia di Gaza e nei territori della Cisgiordania continuano > l’occupazione e le violenze sistematiche contro i civili, in particolare i > bambini, da parte di Israele. > > Agli oltre 73˙000 civili di cui almeno 20˙000 bambini! uccisi da ottobre 2023, > si aggiungono le morti avvenute dall’inizio della finta “tregua”, otto mesi > fa, almeno 270 bambini: in media un bambino al giorno! continua ad essere > ucciso, mentre si trova nella sua casa, a scuola, mentre gioca a calcio o > pesca, in un paese sotto assedio e ridotto a fame e sete, senza alcuna > protezione. > > Il Governo italiano e gran parte dei governi europei sono complici sia perché > continuano ad intrattenere attività commerciali con Israele sia perché > ignorano le continue e gravi violazioni del diritto internazionale di questa > nazione. > > Il rispetto della vita umana è punto cardine della nostra Costituzione e del > Diritto Internazionale. > > Se accettiamo Gaza in silenzio, non vi saranno più regole per nessuno, e la > disumanità e la violenza impunita che avviene a Gaza avverrà in Europa, in > Italia, a casa nostra“. Affermando “Non smetteremo di mobilitarci finché non prevarrà l’umanità ed invitiamo tutta la cittadinanza ad unirsi alla nostra protesta”, la Rete Cuneese per la Palestina fornisce le indicazioni per la prossima iniziativa, venerdì 7 agosto a Bra, in via Cavour, dalle 18 alle 19. Redazione Italia
August 3, 2026
Pressenza
“Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio”: il 20 agosto a Torre Pellice
“Il titolo dell’iniziativa che si svolgerà nell’ambito del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi – riferisce  DallapartediAbele – è tratto dal secondo documento di Kairos Palestine, elaborato dal movimento ecumenico non violento dei cristiani palestinesi, che nell’occasione rinnova l’appello alla giustizia e chiede una urgente risposta cristiana globale interrogando anche le chiese occidentali sulle questioni di fede poste dal presente, che rischia di tradursi nella scomparsa effettiva delle comunità cristiane dalla Palestina”. L’incontro pubblico è organizzato da DallapartediAbele insieme agli Ambasciatori e Ambasciatrici di Pace (UCEBI), alla Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e al Centro Interconfessionale della Pace (CIPAX), con il patrocinio della locale Chiesa Valdese, del Comune di Torre Pellice e della Fondazione-Centro Culturale Valdese e in collaborazione con Radio Beckwith, che trasmetterà la diretta radiofonica. I promotori spiegano che al centro dell’incontro saranno “le richieste e l’appello dei cristiani palestinesi che ascolteremo dalla viva voce di Munther Isaac, uno dei principali co-autori del documento Kairos II, pastore luterano, teologo e rettore del Betlehem Institute, che ha accettato con piacere il nostro invito a presiedere la serata come ospite d’onore e che sarà accompagnato dalla moglie”. A interloquire con lui e a moderare il dibattito che seguirà sarà la giornalista RSI e caporedattrice di Voce Evangelica, Gaëlle Courtens, esperta e profonda conoscitrice del mondo evangelico italiano ed europeo. “La serata fa idealmente seguito ai due incontri online da noi organizzati “Perché non ci ascoltate?” e “Come rispondiamo” – precisa il gruppo DallapartediAbele nel comunicato stampa – Ci piace inoltre segnalare che nei giorni scorsi diverse importanti organizzazioni protestanti e accademiche hanno preso significative posizioni in merito al documento Kairos II, invitando le proprie chiese a leggerlo e ad ascoltare la voce dei palestinesi”. In specifico, il gruppo DallapartediAbele riferisce che > Martedì 30 giugno la più grande organizzazione delle chiese presbiteriane, > PCUSA, ha votato a stragrande maggioranza a favore del riconoscimento come > genocidio della guerra di Israele a Gaza. Inoltre, l’assemblea generale > riunita a Milwaukee (Wisconsin) dal 22 giugno al 2 luglio ha invitato i > presbiteriani a esercitare pressioni sul Congresso USA affinché imponga un > embargo sulle armi destinate a Israele e a boicottare i prodotti israeliani > che contribuiscono alla guerra. > > La scorsa settimana anche l’American Academy of Religion ha adottato una > risoluzione di solidarietà con Gaza che condanna il governo israeliano per il > conflitto in corso, definendolo un genocidio. L’associazione di studiosi di > scienze religiose, che vanta 6.000 membri in tutto il mondo, ha fatto > riferimento alla guerra durante la sua assemblea annuale ad Atlanta, > definendola uno “scolasticidio”, ovvero un “tentativo deliberato di > distruggere completamente il sistema educativo palestinese”. La mozione è > stata approvata dal 98% dei membri, secondo quanto riferisce The New Arab. > > Lo scorso 2 luglio la Conferenza della Chiesa Metodista di Gran Bretagna ha > ascoltato le voci dei cristiani di Palestina e ha invitato le chiese a > riflettere su Kairos II. La mozione chiedeva inoltre al Presidente della > Conferenza di scrivere al Primo Ministro e al Ministro degli Esteri del Regno > Unito e agli organi di governo delle altre giurisdizioni in cui la Chiesa > Metodista di Gran Bretagna è presente, esortandoli a rispettare il diritto > internazionale e ad adottare le misure delineate nella dichiarazione Time to > Act che recita “Together with others, I hear the call of Palestinian > Christians and stand alongside all those living and working for a just peace > in Palestine and Israel. I will listen, learn, live, and act in ways that > support justice, human dignity, and freedom for all who call the Holy Land > home. > > Infine, il 12 luglio, dopo un intenso e prolungato dibattito e malgrado le > forti pressioni contrarie ricevute, il Sinodo Generale della Chiesa di > Inghilterra ha approvato a stragrande maggioranza e in tutti e tre i suoi > ordini (laici, clero e vescovi) una mozione che impegna alla solidarietà e > all’ascolto dei cristiani palestinesi, a favore della verità, del diritto > internazionale e di una revisione delle politiche di investimento della Chiesa > (https://riforma.it/2026/07/14/chiesa-dinghilterra-storico-dibattito-sul-medio-oriente/) Redazione Italia
July 16, 2026
Pressenza