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MIL€X: la partecipazione dei parlamentari alla presentazione dell’Annuario 2026
Giovedì prossimo, 23 luglio, l’Osservatorio sulle spese militari italiane presenterà il proprio strumento di analisi indipendente che ricostruisce la reale dimensione della spesa militare italiana, ne individua le tendenze, ne valuta le prospettive future e ne mette in luce gli impatti economici, politici e sociali. In una fase storica segnata da un deciso riarmo e da una crescita senza precedenti delle risorse destinate agli eserciti, l’Annuario MIL€X offre un quadro documentato che va oltre i numeri ufficiali, per consentire a cittadini, ricercatori, giornalisti e decisori pubblici di orientarsi in un ambito spesso opaco e complesso. Tra i suoi contenuti: la stima complessiva e dettagliata della spesa militare italiana per il 2026 e il suo andamento pluriennale; l’analisi del procurement e dei principali programmi d’armamento in corso; le missioni militari all’estero; e focus specifici sulla presenza di armi nucleari in Italia, sul controllo democratico degli acquisti di armamenti e sull’influenza dell’industria militare nelle decisioni politiche. La conferenza stampa di presentazione è organizzata in collaborazione con l’onorevole Laura Boldrini. A seguito della diffusione del primo invito hanno annunciato la propria presenza i deputati Nicola Fratoianni e Arnaldo Lomuti e il senatore Ettore Licheri. Uno degli obiettivi principali del lavoro di trasparenza del nostro Osservatorio è mettere a disposizione dei parlamentari informazioni e dati aggiornati e affidabili sulla spesa militare: su un tema di questa rilevanza, il controllo democratico passa anzitutto dalla possibilità, per chi è chiamato a decidere e a esercitare funzioni di indirizzo e vigilanza, di disporre di un quadro documentato e indipendente. L’interesse manifestato da questi parlamentari va in tale direzione. MIL€X - Osservatorio sulle spese militari italiane
July 21, 2026
Pressenza
Democrazia residuale
L’aspetto più pericoloso dell’emendamento Bignami non è l’invenzione di un nuovo trucco, ma il tentativo di legalizzare e rendere permanente una patologia che sta già divorando la democrazia italiana da oltre vent’anni. Il Parlamento attuale è un’assemblea di nominati, un corpo estraneo al Paese reale, alla rappresentatività, plasmato dal cinismo del Rosatellum e dei suoi disastrosi predecessori. Ma mentre l’opinione pubblica percepisce giustamente questo declino come una stortura da correggere, la proposta di Fratelli d’Italia puntava a trasformare la patologia in sistema, istituzionalizzando l’esproprio della sovranità popolare, invece di restituire ai cittadini il diritto costituzionale di scegliere i propri rappresentanti. Avrebbe legalmente blindato e istituzionalizzato l’esistenza di una stirpe (già) “eletta”. L’introduzione delle preferenze solo “dal secondo nome in giù” non sarebbe stata una concessione alla democrazia, ma una foglia di fico per poter dire: “Il popolo ora sceglie”, mentre i seggi sicuri restavano di proprietà delle segreterie. Questo meccanismo avrebbe spaccato il Parlamento in due: da una parte l’aristocrazia dei nominati, dall’altra la manovalanza, i numeri. I primi avrebbero esercitato il mandato nel nome del capo, mentre gli altri, agognando conferme, li avrebbero solo stupidamente seguiti. Normalizzare tale sistema avrebbe significato cancellare la possibilità  stessa di invertire la tendenza al sacrificio della rappresentanza. La bocciatura alla Camera, anche se per un solo voto, ha per ora fermato la mano bieca di chi voleva codificare la sottomissione degli eletti e l’inutilità degli elettori, ma il pericolo resta ed è il tentativo di trasformare un abuso consolidato nella regola definitiva della Repubblica.     Gregorio De Falco
July 15, 2026
Pressenza
Femminicidio: mercoledì 15 e giovedì 16 luglio le audizioni alla Camera dei Deputati
La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere svolge le seguenti audizioni, che si terranno a Palazzo San Macuto di Roma, via del Seminario 76: – mercoledì 15 luglio, presso l’Aula del II piano, * ore 8:30 – Gaya Spolverato, professoressa associata di chirurgia presso il Dipartimento di scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche e primaria di chirurgia generale dell’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova, nell’ambito del filone di inchiesta sul rapporto tra violenza di genere e salute; * ore 9 – Barbara Funari, assessora alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma Capitale, nell’ambito del filone d’inchiesta sulla vittimizzazione secondaria. – giovedì 16 luglio, presso l’Aula del IV piano, * ore 08:30 – Antonella Bellutti, docente sportiva e già campionessa olimpica di ciclismo, nell’ambito del filone di inchiesta sulla violenza di genere nel mondo dello sport; * ore 9 : Tommasa Maio, medico di medicina generale e segretaria nazionale dell’Esecutivo Nazionale Continuità assistenziale della FIMMG (Federazione italiana medici di medicina generale), nell’ambito del filone di inchiesta sul rapporto tra violenza di genere e salute. Gli incontri vengono anche trasmessi in diretta webtv sul canale della Camera dei Deputati Redazione Italia
July 14, 2026
Pressenza
La pericolosa riforma portuale della destra
di Pietro Spirito* L’ordinamento portuale italiano è stato capace lungamente di sprigionare energie positive rilanciando la competitività del nostro Paese. Veniamo dunque da una esperienza positiva. La legge 84/94 [1] era riuscita a mantenere saldi i principi della proprietà e dell’indirizzo pubblico nei porti nazionali, riuscendo anche a coinvolgere le forze del mercato. Dopo poco piu’ di venti anni si era avvertita la necessità di operare una manutenzione straordinaria dell’impianto normativo sui porti. L’intervento legislativo del 2016 non raggiunse gli obiettivi auspicati. Il coordinamento nazionale mediante la Conferenza con il Ministro non ha funzionato, l’accorpamento delle autorità portuali in sedici piattaforme territoriali è stata una riorganizzazione a metà strada: le esigenze provinciali dei territori sono state tradite, ma in modo non sufficiente per approdare alle sei articolazioni territoriali che i tecnici dei trasporti consideravano necessarie. Come tutti i tentativi di riformare senza scegliere, la riforma della riforma portuale non ha raggiunto l’obiettivo di rilanciare i porti italiani nella complessità di una globalizzazione che si gioca molto negli snodi marittimi e portuali. Tra centralismo e regionalismo, i porti sono rimasti tra coloro che sono sospesi. Ora, passati altri dieci anni, la destra governativa sta affrontando il percorso della riforma portuale. La proposta è stata finalmente resa nota [2] . Invece di scegliere, la destra decide di parlare d’altro. Le finalità sono ben precise ma non riguardano assolutamente la competitività dei sistemi portuali italiani. L’Europa mette in evidenza due modelli di governance portuale. Francia e Spagna rappresentano l’opzione centralista, con istituzioni che mettono al centro la missione nazionale. I porti del Nord Europa invece hanno scelto l’approccio della identità territoriale. Sono le città a guidare l’indirizzo strategico delle singole realtà portuali. Entrambi questi approcci sono legittimi: presentano vantaggi e svantaggi che vanno misurati e ricondotti alle specifiche realtà territoriali. Si potrebbe dire: tertium non datur. Ed invece no: la proposta della destra frattura gli investimenti dalla gestione portuale. Non si è mai visto nel mondo un modello concepito con questa dicotomia. In questi casi non mi viene mai di pensare che scegliere una strada completamente eterodossa sia una grandissima trovata da coltivare con l’acutezza del solista. Penso sempre che le soluzioni istituzionali stravaganti siano pericolose. Gli investimenti saranno affidati ad una società per azioni nazionale, Porti d’Italia, mentre le autorità di sistema portuale resteranno enti pubblici non economici, tosati in parte delle proprie risorse per consentire di generare il finanziamento gestionale della società per gli investimenti. Non solo per i porti, separare gestione da investimenti non è mai stato fatto. In nessun settore dell’economia capitalistica, socialista o corporativa è stato mai nemmeno ipotizzato un cervellotico meccanismo di questa natura. La scelta degli investimenti è l’atto più strategico che deriva dalla gestione. Pensare di costruire un modello di riforma partendo da una dicotomia ingestibile segnala che gli obiettivi devono essere altri. Il controllo degli appalti è sempre nel cuore della destra di governo. Un economista potrebbe dire che sono affezionati al governo dell’economia dell’offerta. Per altro verso l’indebolimento delle autorità di sistema portuale sarà funzionale ad una strisciante privatizzazione delle banchine. Ricordiamo che è ancora in corso il tentativo di dare via libera al progetto di porto delle crociere a Fiumicino. Creare concorrenza al porto pubblico di Civitavecchia concedendo semaforo verde ad una delle multinazionali del mare è la materialità della riforma portuale che non si scrive ma si realizza. Pietro Spirito 20 giugno 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com (*) Note a cura di Carteinregola [1] LEGGE 28 gennaio 1994, n. 84 Riordino della legislazione in materia portuale. note: Entrata in vigore della legge: 19-2-1994 (Ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 12/08/2025) (GU n.28 del 04-02-1994 – Suppl. Ordinario n. 21) [2] Vedi Atto Camera: 2925 “Riordino della legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generale” (2925) Scarica il testo Vai alla relativa sezione sul sito della Camera
June 20, 2026
carteinregola
1954: basta salari da fame!
14 maggio 1954: proposta di legge (Di Vittorio, Noce, Foa) per l’introduzione del salario minimo. di Bruno Lai     Un’interessante progetto legislativo: «La proposta di legge trova essenzialmente il suo fondamento nelle gravissime condizioni in cui versano centinaia di migliaia di lavoratori che sono regolarmente occupati. La presente proposta di legge, che stabilisce la fissazione di un minimo salariale,
Il “Museo della Pace” che si sta concretizzando in Puglia
Il progetto avrebbe dovuto venire presentato mercoledì 29 aprile alle 11:30 nella Sala Matteotti di Palazzo Theodoli-Bianchelli (Roma, via del Corso 380). Il programma invece è stato annullato. Dopo i saluti istituzionali porti dall’onorevole Sergio Costa, Vice Presidente Camera dei Deputati, erano previsti numerosi interventi, moderati da Franco Giuliano, giornalista e presidente onorario dell’Associazione culturale “L’Isola che non c’è”, sulla cui pagina Facebook è spiegato che la realizzazione di un “Museo della Pace”, proposta “dopo la proposta di candidatura al Nobel per la Pace ai bambini di Gaza”, consiste in un progetto “destinato a divenire nel tempo un contenitore culturale itinerante di rilevanza nazionale e internazionale, con cadenza biennale e con il coinvolgimento progressivo delle altre Regioni italiane e di istituzioni estere”: > La Puglia, per vocazione geografica e storia, rappresenta un naturale ponte > verso i Balcani e il Mediterraneo, terra di dialogo, accoglienza e > cooperazione tra i popoli. In tale contesto, la realizzazione di un “Museo > della Pace”assumerebbe un alto valore simbolico, educativo e culturale, > configurandosi come spazio permanente di riflessione sui temi della > convivenza, dei diritti umani, della solidarietà internazionale e della > prevenzione dei conflitti. > Obiettivi e contenuti del progetto > L’iniziativa prevede: > – il coinvolgimento iniziale delle principali istituzioni del territorio, tra > cui Università pugliesi, Accademie, Enti locali, ONG, organizzazioni non > governative e organismi umanitari attivi nelle aree di crisi; > – la costituzione di un Comitato Scientifico, promosso dalla Regione Puglia e > dall’Associazione proponente, con la partecipazione dei Rettori delle > Università pugliesi e dei Sindaci delle città aderenti; > – ⁠la raccolta di opere d’arte donate da artisti, italiani e stranieri > privati, gallerie e musei pubblici e privati, sul tema della pace e della > fratellanza tra i popoli; > – ⁠la realizzazione di una sezione speciale dedicata ai bambini provenienti da > Paesi coinvolti in conflitti, con esposizione di elaborati artistici (disegni > e materiali creativi), quale testimonianza autentica e universale del valore > della pace; > – ⁠l’individuazione della prima sede pugliese che ospiterà il Museo in forma > provvisoria, secondo modalità che saranno definite dal Comitato Scientifico; > – ⁠l’organizzazione della custodia e valorizzazione temporanea delle opere, > tutte donate a titolo gratuito, in una location idonea in attesa della > realizzazione della sede provvisoria; > – ⁠la successiva evoluzione del progetto in evento biennale itinerante, da > realizzare nelle diverse città italiane e, progressivamente, in ambito > internazionale, con il coinvolgimento delle altre Regioni e di istituzioni > culturali europee e mediterranee. > Valore e dimensione internazionale dell’iniziativa. > LE PRECEDENTI INIZIATIVE DELLA ASSOCIAZIONE – l’Associazione “L’Isola che non > c’è” è già attiva in ambito internazionale, attraverso: > – la proposta di candidatura al “Premio Nobel per la Pace ai Bambini di Gaza”; > – le missioni di pace realizzate a Kiev, Mosca (2023) e in Terra Santa (2025). > Il “Museo della Pace” si inserisce in questo percorso come strumento culturale > permanente di diplomazia dei popoli, capace di coinvolgere Istituzioni, > Scuole, Università, operatori sanitari, Associazioni e cittadini in un grande > progetto collettivo di educazione alla pace. Redazione Italia
April 28, 2026
Pressenza