Tag - coordinamento ravennate per il clima – fuori dal fossile

Inizia martedi pomeriggio la tappa ravennate della carovana ecologista
Promossa da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) ed AMAS-ER (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia Romagna), che sta facendo tappa nei luoghi più significativi di criticità ecologica. Dopo gli appuntamenti dell’11 aprile a Piacenza, del 18 a Parma, del 9 maggio a Modena e del 10 a Reggio Emilia, del 15 maggio a Faenza e del 16 ad Imola, MARTEDI 19 MAGGIO alle ore 18, a Ravenna, in via D’Azeglio 42, presso la Galleria Dis-Ordine sarà inaugurata la mostra fotografica “Cattive acque/Dark waters”, che illustra in maniera comparativa le devastazioni che ENI e l’estrattivismo fossile hanno inferto a due aree del mondo lontane ma accomunate da un analogo destino. La mostra resterà aperta tutti i pomeriggi dal 19 al 23 in orario 17-19. Nel momento inaugurale, avremo la presenza della curatrice Giuditta Pellegrini, giornalista e ricercatrice, nonché la performance musicale del duo “Cessate il Fuoco”. LA MATTINA DI SABATO 23 MAGGIO, dalle 10, saremo presenti con un presidio a Punta Marina, di fronte alla skyline del rigassificatore (Viale Cristoforo Colombo, all’altezza di Via della Sirte), e a mezzogiorno a Casalborsetti, davanti alla Centrale turbogas, che come noto è anche il terminale dell’impianto di cattura e stoccaggio della CO2. La recente convenzione internazionale che si è svolta a Santa Marta, in Colombia, ha segnato un momento fondamentale di convergenza fra i movimenti e numerose realtà scientifiche, politiche, sindacali e anche statuali, sulla consapevolezza che, nell’estrema criticità climatico-ambientale in cui ci troviamo, non sia più sufficiente cercare di agire sulla gestione delle emissioni inquinanti e climalteranti, ma si debba con decisione, intraprendere la strada della loro progressiva eliminazione. Bisogna iniziare da subito il processo di fuoriuscita dal sistema imperniato sulle fonti fossili. Tutta la comunità scientifica da decenni va sostenendo (e letteralmente implorando ad una politica fino ad ora pressoché sorda) che l’uscita dal fossile è la conditio sine qua non per tentare di porre rimedio alla situazione, già disastrosa. Noi siamo in buona compagnia con gli studiosi più competenti, nella convinzione che ovunque, anche a Ravenna, si debba produrre più energia da rinnovabili, e contemporaneamente iniziare a ridurre con decisione il ricorso alle fonti fossili, cioè sostituire stabilmente il fossile con l’energia rinnovabile. Ad ogni Kilowatt in più. Prodotto da rinnovabili deve corrispondere un Kilowatt in meno di derivazione fossile. Invece, purtroppo, si continua ad affidare al mercato (cioè al profitto) la gestione dell’intero settore. Anche i poteri locali, fino ad ora, non hanno brillato per impegno nella transizione. Abbiamo anche scritto al Sindaco Barattoni, chiedendo che il Comune di Ravenna si aggreghi al movimento che si è creato a Santa Marta, e in questo senso sollecitiamo: 1. Che tutti gli edifici pubblici di Ravenna raggiungano rapidamente la completa autosufficienza energetica tramite fonti rinnovabili; 2. Che i trasporti pubblici e i mezzi di mobilità di proprietà del Comune siano definitivamente e completamente elettrificati; 3. Che si studi in tempi brevi un complessivo intervento di riconversione sostenibile del porto; 4. Che si tracci un percorso chiaro di abbandono dell’uso del fossile a Ravenna e della sua sostituzione, puntando sulla progressiva autosufficienza energetica di quartieri e frazioni, favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche: 5. Che il Comune di Ravenna faccia pressione sulla Regione affinché in tempi rapidi vengano discusse e approvate le proposte di legge d’iniziativa popolare su questi temi, che giacciono da tre anni nei cassetti dell’Istituzione regionale; 6. Che assieme al mondo associativo e alla società civile si formulino le proposte più adeguate sulle le aree idonee ad ospitare gli impianti rinnovabili; 7. Che Eni e Snam cessino di essere interlocutori largamente privilegiati dell’Istituzione comunale, e divengano componenti della realtà sociale al pari di tutte le altre realtà imprenditoriali; 8. Che si dichiari la necessità che il settore dell’energia debba essere trasferito dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Aspettiamo tutte e tutti, MARTEDI 19 pomeriggio alla mostra alle 18, e SABATO 23 mattina al presidio a Punta Marina. Coordinamento ravennate Per il Clima- Fuori dal Fossile Info: fuoridalfossile.coordravenna@gmail.com Ravenna, 18 maggio 2026 Redazione Romagna
May 18, 2026
Pressenza
Cattive Acque / Dark Waters: il volto umano della crisi climatica
L’inchiesta fotografica di Giuditta Pellegrini, Ekpali Saint e Vittoria Torsello per la Carovana Ecologista di maggio. Comunicato Stampa Inaugura il 19 maggio alle ore 18, presso la Galleria Dis-Ordine dei Cavalieri della Malta e di Tutti i Colori di Ravenna (Via Massimo D’Azeglio, 42), la mostra fotografica Cattive Acque / Dark Waters. Al centro dell’esposizione, l’impatto del colosso Eni sull’accesso alle risorse idriche e sulle comunità locali. L’evento vedrà la partecipazione del duo musicale Cessate il Fuoco. Dal 20 al 23 maggio la mostra potrà essere visitata dalle ore 17 alle 19. L’esposizione è inserita nel programma della Carovana Emilia Romagna-Diritti e Rovesci, un’iniziativa organizzata da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) e AMAS-ER (Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia-Romagna). Il percorso, che ha preso avvio in aprile e si concluderà in giugno, tocca luoghi simbolo, tra cui Ravenna il 23 maggio, per denunciare gli impatti del sistema fossile, e promuovere la giustizia climatica. La mostra Cattive Acque / Dark Waters è un’inchiesta visiva realizzata da Giuditta Pellegrini, Ekpali Saint e Vittoria Torsello. Il progetto, frutto di una ricerca internazionale finanziata dal Journalismfund Europe, documenta attraverso immagini il confronto impari tra le popolazioni locali ed ENI, il gigante energetico a partecipazione statale, mettendo in luce le drammatiche conseguenze ambientali e sociali delle attività estrattive in questi territori. In Basilicata, regione che fornisce il 25% dell’acqua sorgiva del Sud Italia, oltre 140.000 residenti hanno subito pesanti razionamenti idrici tra il 2024 e il 2025. Al centro delle denunce di cittadini ed esperti c’è la diga del fiume Camastra, al tempo prosciugata: l’indice viene puntato contro le trivellazioni petrolifere e la deviazione di risorse idriche operata da Eni, che avrebbero aggravato una crisi già resa critica dal cambiamento climatico. A migliaia di chilometri di distanza, ad Aggah, nel Delta del Niger, la situazione è speculare. Qui l’acqua non manca, ma è imbevibile e mortale, contaminata da decenni di sversamenti di greggio e attività estrattive che hanno distrutto l’ecosistema e la salute degli abitanti. L’appuntamento di Ravenna rappresenta una tappa fondamentale della “Carovana” in Emilia-Romagna con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla giustizia climatica. Il passaggio della mostra a Ravenna assume un valore simbolico particolare: la città, cuore del comparto energetico romagnolo, è oggi al centro del dibattito per progetti come il rigassificatore e lo stoccaggio di CO2. Il percorso della Carovana diventerà inoltre un docufilm finanziato dal basso per narrare le vertenze di un territorio che chiede a gran voce una transizione ecologica reale.   Coordinamento ravennate “Per il Clima– Fuori dal Fossile” Ravenna, 10 maggio 2026 Redazione Romagna
May 11, 2026
Pressenza
Accelerare l’ eolico offshore in Adriatico
È indispensabile una vera pianificazione per portare avanti la transizione Comunicato stampa Non siamo mai stati teneri verso le politiche ambientali delle istituzioni locali, abbiamo criticato spesso De Pascale quando era Sindaco di Ravenna, e continuiamo a farlo oggi nel suo ruolo di Presidente della Regione. Ma oggi ci sentiamo di sostenere la sua presa di posizione, di cui hanno dato conto le testate locali, a proposito della scelta governativa di frapporre un ulteriore ostacolo alla realizzazione del parco eolico al largo della nostra costa. Il dibattito sul tema delle aree idonee al posizionamento di impianti di energia da fonti rinnovabili è attualissimo e vivace, e va  approfondito in maniera attenta. Le obiezioni poste da comitati locali e  alcune associazioni evidenziano preoccupazioni di fondo, soprattutto sul consumo di suolo agricolo; d’altra parte però non si può sminuire la necessità di accelerare il processo di riconversione energetica. In generale, riteniamo che la riconversione non vada affidata ai meccanismi di mercato, in una logica iperliberista, ma si debba costruire una vera pianificazione, che tenga in considerazione l’interesse dei territori e l’obiettivo di sostituire  più rapidamente possibile l’utilizzo oppressivo delle fonti fossili. L’energia proveniente dall’eolico va considerata una componente indispensabile, ma dato che si pongono vari problemi quando si parli di impianti a terra (soprattutto nei crinali appenninici), la proposta dei Parchi eolici marini rappresenta una strada da percorrere con determinazione. Gli ostacoli da parte governativa sarebbero suggeriti dalla preferenza per il cosiddetto eolico galleggiante rispetto alle strutture fisse, con il rischio di rallentare ulteriormente la realizzazione dell’impianto, senza comportare alcun beneficio. Infatti, se nei mari che presentano fondali molto profondi, l’eolico galleggiante può presentare reali vantaggi, permettendo di realizzare le strutture molto al largo, dove la ventosità è maggiore e l’impatto paesaggistico è annullato, nel mare Adriatico, così come – per esempio – nei mari del Nord, dove i fondali sono bassi e la ventosità non è molto diversa a venti o a trenta chilometri di distanza, la proposta delle strutture galleggianti non trova giustificazione. Va chiarito che l’impianto galleggiante necessita comunque di strutture di ancoraggio, che colleghino la piattaforma al fondo marino, utilizzando sistemi di cavi, catene pesanti o fibre sintetiche, ed ancore ad alta capacità. Pertanto l’impatto ambientale nelle fasi della costruzione e della manutenzione è pressoché il medesimo, mentre i costi sono nettamente più elevati nel caso delle strutture galleggianti. L’impianto di Ravenna si collocherebbe fra i più potenti, fornirebbe energia elettrica a cinquecentomila famiglie, e costituirebbe una proposta concreta di avvio della dismissione delle fonti fossili in Romagna. La posizione governativa è ancora una volta dettata prevalentemente dalla volontà (già manifestata e teorizzata in molte occasioni) di non disturbare i colossi del fossile e i loro profitti. Noi sosteniamo che lo stop al progetto del parco eolico di Ravenna non avrà altro effetto che quello di prolungare il dominio fossile e aggravare ulteriormente gli alti costi delle bollette e la povertà energetica. L’opzione per il galleggiante è una motivazione pretestuosa.  Noi crediamo che il settore dell’energia vada “trasferito” dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni. Per cui al Presidente De Pascale, alla Regione e alle Istituzioni locali,  chiediamo di compiere  più decisamente una scelta di campo, e di pronunciarsi senza mezzi termini su tre punti fondamentali: * La riconversione non deve essere nell’interesse del profitto, ma del clima, dell’ambiente e delle popolazioni; pertanto non può essere affidata ai meccanismi di mercato e a una logica di liberismo selvaggio. * La produzione di energia da fonti rinnovabili deve essere sostitutiva di quella da fonti fossili. Quindi deve essere varato un piano che preveda – contestualmente all’aumento dell’eolico e del fotovoltaico – la progressiva riduzione della dipendenza dal gas. * E’ necessario un ragionamento complessivo sull’energia, che metta a pieno titolo il risparmio, l’efficientamento, il decentramento e la revisione dei consumi accanto a alle scelte sulle strutture produttive.                                                         Coordinamento ravennate Per il Clima Fuori dal Fossile     Ravenna 5 maggio 2026 Redazione Romagna
May 5, 2026
Pressenza
“Fuori dal fossile e dalle guerre”. Le Red Rebel di Extinction Rebellion sfilano sul lungomare di Ravenna contro i combustibili fossili
Ravenna, 19/04/26 – Le Red Rebels di Extinction Rebellion hanno percorso il lungomare di Ravenna per lanciare un grido di allarme nella città simbolo della dipendenza dai combustibili fossili e dal traffico di armi. Con una camminata silenziosa, vestiti rossi e trucco bianco, il movimento denuncia il ruolo del territorio negli investimenti legati al gas fossile e nel traffico di armi usate a Gaza. “Fuori Ravenna da fossile e guerre”.   Nel pomeriggio di domenica 19 aprile, delle figure vestite di rosso, avvolte in lunghi abiti scarlatti e con il volto dipinto di bianco, hanno sfilato da Punta Marina lungo viale dei Navigatori, fino a entrare lentamente in mare. Si tratta della Red Rebel Brigade, collettivo performativo apparso durante le prime manifestazioni del movimento Extinction Rebellion a Londra nel 2018. Le Red Rebel utilizzano la teatralità della loro lenta e silenziosa processione per richiamare l’attenzione sulle crisi legate all’emergenza eco-climatica, all’ingiustizia sociale e alle guerre.  Il luogo scelto non è casuale: Ravenna è infatti una città simbolo della dipendenza dai combustibili fossili e dal traffico di armi. A pochi chilometri dalla costa di Ravenna si trova il rigassificatore che permetterà di lavorare il gas e distribuirlo attraverso a una massiccia rete di tubature, ma la Valutazione di Impatto Ambientale è stata fatta in soli 180 giorni, tempi pericolosamente rapidi  per un progetto così grande. Inoltre, sottolinea Extinction Rebellion, il gas viene raccontato come alternativa “più sostenibile” al petrolio o ad altri combustibili fossili, ma la stessa Agenzia Internazionale dell’Energia sottolinea come sia composto principalmente da metano, un gas serra molto potente che, in 20 anni, riscalda l’atmosfera circa 80 volte più della CO₂. Se si verificano perdite durante estrazione, liquefazione, trasporto o rigassificazione, anche solo del 3%, il vantaggio climatico del gas rispetto al carbone può ridursi molto o annullarsi. Sempre a Ravenna, i colossi energetici ENI e SNAM stanno realizzando un pericoloso progetto di cattura e stoccaggio della Co2 nei fondali marini. Una falsa soluzione, secondo un rapporto di  ReCommon, e una tecnologia “più rischiosa che utile” per il WWF. L’avvio delle attività è stato annunciato a ottobre 2024 senza alcuna consultazione con la cittadinanza, nonostante i rischi di sismicità indotta, di tossicità in caso di perdite, e a quelli legati al processo di cattura (dato l’uso di solventi e reagenti).  I combustibili fossili, come il gas e il petrolio, hanno però un ruolo centrale anche nelle guerre che continuano a scoppiare nel mondo. In questo contesto, il porto di Ravenna rappresenta anche uno snodo per il traffico di armi verso diversi Paesi in guerra, in particolare verso Israele, che secondo la Corte Penale Internazionale sta commettendo crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Secondo un dossier di Altreconomia, nel porto di Ravenna i precursori di esplosivi sono aumentati di 17 volte confrontando i primi 8 mesi del 2023 con i primi 8 mesi del 2024, in concomitanza con inizio del genocidio a Gaza, e le munizioni sono aumentate del doppio. La situazione non è passata inosservata sotto gli occhi degli e delle abitanti di Ravenna, che negli ultimi anni attraverso il “Coordinamento ravennate Per il Clima – Fuori dal Fossile” e “Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna” hanno portato avanti diverse proteste, e che sono stati presenti anche questo pomeriggio a supporto della manifestazione.  L’iniziativa di oggi arriva proprio nei giorni in cui la Climate Justice Flotilla sta navigando verso santa Marta (Colombia), dove dal 24 al 29 aprile si terrà la prima “Conferenza globale per una transizione giusta fuori dai combustibili fossili”, per progettare una gestione coordinata dell’uscita dai combustibili fossili e affrontare le sue implicazioni economiche e sociali. In vista di questo appuntamento, ONG, movimenti e sindacati hanno inviato un appello a deputati, senatori ed europarlamentari italiani chiedendo un impegno chiaro e coerente dell’Italia e dell’Unione Europea nel rafforzare l’ambizione climatica internazionale. La mobilitazione della società civile proseguirà nelle prossime settimane, culminando nella settimana di mobilitazione del 2 giugno lanciata da Extinction Rebellion nella capitale, “La PrimaVera Democrazia”, con l’obiettivo di intensificare la pressione politica e sociale per accelerare l’uscita dai combustibili fossili, a Ravenna e in tutta Italia. Redazione Romagna
April 20, 2026
Pressenza