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Giorgio Parisi / Comprensione della realtà e intelligenza artificiale
Fisica e etica. Sembra di essere tornati ai tempi di Alamagordo, quando gli scienziati del primo Novecento, quelli che cambiarono per sempre la visione dell’universo e di come riusciamo a farcene un’idea, s’interrogavano sullo sfruttamento dell’energia atomica a scopi bellici – e sappiamo fin troppo bene com’era andata. E sappiamo come sta andando oggi, in ambito di intelligenza artificiale, nel caos in cui sta sprofondando l’umanità guidata da governi sempre più totalitari e sbeffeggianti i diritti (definiti fino a ieri) “universali”. Paul Dirac, uno dei grandi scienziati del XX secolo, aveva la ferma speranza di assistere all’arrivo di ulteriori Einstein e Heisenberg. Oggi il futuro raggiunto è diverso da quel che si immaginava. Ma grande è il movimento negli abissi speculativi della fisica attuale. Il libro di Giorgio Parisi è importante perché in ogni sua pagina, oltre a spiegare concetti difficili con una bella scrittura, analizza lo sviluppo e la gestione delle reti neurali sotto la lente dei problemi etici e pratici che riguardano l’avvento dell’intelligenza artificiale. Già oggi le menti migliori si confrontano col rischio concreto dei monopoli e ne indicano i rischi verso cui sta correndo il nostro futuro. Il funzionamento dei sistemi è al centro di questo studio, Parisi indaga a fondo gli stati di equilibrio e l’alternanza di complessità che quasi sempre in certi momenti compromette e danneggia il sistema. Sono tanti i problemi che l’IA pone ai fisici, e non sarà semplice risolverli. Il nostro premio Nobel ne è certo: avremo a che fare con domande che non si sanno ancora formulare. Le simmetrie nascoste utilizza gran parte delle sue pagine per spiegare i fenomeni complessi, parte da un universo composto da gas omogeneo con la stessa temperatura in ogni sua zona: niente di più monotono e uniforme, niente stelle e galassie, niente vita. Ma l’universo in cui stiamo per fortuna non è così. Non c’è omogeneità nella materia, e i fenomeni emergenti li possiamo vedere a partire da noi stessi. La fisica di cui si parla è quella dei sistemi complessi, e per Parisi “la complessità è l’essenza della vita”. Grande sviluppo della fisica c’è stato quando sono apparse descrizioni di equilibri multipli. E la statistica applicata alla termodinamica ha permesso nuove speculazioni sulla questione del Tempo. Rinfrescarsi le nostre nozioni, quelle imparate nelle aule scolastiche, alla luce del pensiero odierno su meccanica quantistica, richiede un certo sforzo, ma scienziati come Parisi (e Rovelli, Smolin, Feynman) senza dubbio ripagano ampiamente l’impegno richiesto. Il fine ultimo del fisico è dare spazio al nostro sentimento per mezzo di una vera e propria lezione etica sulle responsabilità che devono essere messe in campo quando ci troviamo di fronte all’intelligenza artificiale. I cittadini devono sapere come funziona, e la competizione tra le grandi potenze, governative e private, non può che generare inquietudine. Parisi lo scrive e dice ripetutamente: questo è un vaso di Pandora che se non regolamentato può mostrarci il volto più terribile della tecnologia: un mondo in cui l’IA decida cosa far passare di informazione e cosa no, è almeno “terrificante”. Se già ora abbiamo superato abbondantemente la distopia di 1984, l’attuale evoluzione politica (o meglio, “involuzione”) non dà molte speranze, e le nuove armi belliche non contengono di certo nei loro chip le positroniche leggi asimoviane. Parisi spiega ai propri lettori e alla comunità mondiale: «abbiamo costruito le reti neurali profonde, funzionano ma non abbiamo capito bene come predire analiticamente il loro comportamento: dobbiamo ancora costruire una teoria». La preoccupazione sua – e nostra – riguarda quello che succede oggi, e domani, non il gestire previsioni di un futuro lontano.   L'articolo Giorgio Parisi / Comprensione della realtà e intelligenza artificiale proviene da Pulp Magazine.
March 8, 2026
Pulp Magazine
Lombardia si candida a ospitare una centrale nucleare: firmato accordo con l’AIEA
La Lombardia si mette in prima fila nella corsa al ritorno dell’energia nucleare in Italia. Con la firma di un Protocollo d’intesa tra il presidente della Regione Attilio Fontana e il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) Rafael Mariano Grossi, avvenuta oggi a Palazzo Lombardia, la regione apre ufficialmente alla possibilità di ospitare una centrale nucleare e promuovere l’uso civile e scientifico di questa tecnologia. Il Protocollo, che avrà durata triennale, prevede azioni in vari settori: condivisione di conoscenze e buone pratiche per lo sviluppo di infrastrutture nucleari sicure; percorsi di formazione e assistenza tecnica in ambito di sicurezza nucleare; sostegno alla carriera femminile nel nucleare, anche tramite programmi come Marie Sklodowska-Curie e Lise Meitner; uso dei reattori di ricerca per scopi sanitari, ambientali e industriali; iniziative nei campi della salute pubblica, della sicurezza alimentare e della gestione delle risorse naturali, con particolare attenzione ai Paesi in via di sviluppo. L’accordo nasce da un percorso avviato nel gennaio scorso con un incontro a Vienna tra Fontana e Grossi e rappresenta un tassello fondamentale nel rilancio del nucleare in Italia, all’interno di un quadro internazionale orientato a innovazione e sostenibilità. La Lombardia, con questa mossa, si propone come laboratorio avanzato per l’applicazione pacifica dell’energia atomica e come prima candidata per ospitare una nuova infrastruttura nucleare nel Paese. Rafael Mariano Grossi ha definito la giornata “un momento di progresso” e ha elogiato le competenze scientifiche e tecnologiche della Lombardia. “Questo memorandum – ha spiegato – è il primo che l’AIEA sottoscrive con un’entità regionale, segno della fiducia che nutriamo verso le potenzialità di questa regione. La collaborazione con l’Italia, e in particolare con la Lombardia, è estremamente positiva e può offrire risultati significativi in termini di sviluppo sostenibile e innovazione”. Una grande operazione di greenwashing che vuole spacciare a tutti i costi il nucleare come “energia green”. Non è un caso che tra le motivazioni ci sono “il supporto alla transizione ecologica, l’applicazione delle tecnologie nucleari nei settori della medicina, dell’agricoltura e della sostenibilità ambientale, e la partecipazione a programmi internazionali per la formazione e la valorizzazione delle competenze“. “Con questo accordo – ha dichiarato Fontana – la Lombardia si conferma protagonista nel promuovere tecnologie all’avanguardia a favore dello sviluppo sostenibile. Il nucleare di nuova generazione rappresenta una risorsa concreta per superare la dipendenza da fonti energetiche instabili, sia sul piano geopolitico che economico”. Il governatore ha sottolineato come le tecnologie attuali offrano elevati standard di sicurezza, superando le paure del passato. “I nuovi reattori – ha aggiunto – sono progettati per garantire la massima sicurezza. È fondamentale spiegare ai cittadini che oggi esistono soluzioni molto più evolute e affidabili rispetto a quanto si conosceva decenni fa”. Peccato che queste siano delle falsità belle e buone. Ad oggi sappiamo che l’energia nucleare è l’energia nucleare e che tutti gli slogan che parlano di “nucleare di quarta generazione” o di “nucleare di quinta generazione” sono in realtà dei lanci commerciali che poco hanno di scientifico: si tratta di strategie di rebranding per rilanciare industrialmente la produzione di energia nucleare. Se il parere di un Premio Nobel per la Fisica può essere considerato sufficientemente autorevole e rappresentativo del pensiero scientifico, allora l’audizione di Giorgio Parisi alla Camera sul nucleare dovrebbe essere la pietra tombale dell’atomo come soluzione energetica a breve e medio termine. Il 19 febbraio, intervenendo dinanzi le commissioni riunite VIII e X, l’ex presidente dell’Accademia nazionale dei lincei ha chiarito quale dovrebbe essere la strategia migliore per l’Italia, in cui reattori di IV generazione e fusione nucleare non dovrebbero trovare spazio per le caratteristiche intrinseche del nostro Paese e per questioni tecniche ed economiche. “Al momento i costi dell’energia solare sono decisamente inferiori rispetto a quelli del nucleare. Ci sono enormi spazi liberi nelle città dove si può installare” o “nelle campagne con l’agrivoltaico”. Di contro, “in passato i costi del nucleare sono aumentati, anche a causa della necessità di regolamentazioni sulla sicurezza”. Senza dimenticare che in Italia persistono “problemi come il deposito di rifiuti, di cui si parla da anni”. Nella sua analisi Parisi non smentisce il valore scientifico di fissione e fusione, sottolineando l’importanza di portare avanti la conoscenza in questi come in tutti i campi del sapere, ma ne critica l’applicazione pratica e immediata nel contesto nazionale, caratterizzato da altre potenzialità energetiche da sfruttare prima e meglio. “La IV generazione potrebbe essere importante, ma ricordiamo che non c’è nessuno prototipo funzionante su larga scala e che è l’evoluzione del reattore Superphenix francese, che ha avuto incidenti per svariati anni e poi è stato chiuso”. Anche se i problemi tecnici interni a una centrale venissero risolti, però, resterebbe un’incongruenza a livello di sistema: “Qualcuno pensa che il nucleare possa essere una fonte alternativa” alla non programmabilità delle rinnovabili, al pari di quanto fanno oggi i cicli combinati a gas. “Sfortunatamente no! Il nucleare, adesso e penso nel futuro, ha una flessibilità estremamente bassa” perché una volta avviato deve generare in continuo, giorno e notte, per essere conveniente. https://www.qualenergia.it/articoli/ritorno-al-nucleare-no-nobel-fisica/ Speriamo vivamente che gli appelli di scienziati come Giorgio Parisi vengano ascoltati dai decisori politici. https://www.fanpage.it/milano/matteo-salvini-nel-2030-potremmo-avere-la-prima-centrale-nucleare-in-lombardia/ https://europaverde.it/2023/10/24/nucleare-6/     Redazione Sebino Franciacorta
May 23, 2025
Pressenza