Tag - bene comune

Dominio e ingiustizia. La deriva dell’UE. A proposito del Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo del 18 e 19 giugno 2026
Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. (Dichiarazione universale dei diritti umani, ONU, 1948)   Si tratta di una conferma inequivocabile. Con questo Consiglio del giugno 2026, i leaders  dell’UE continuano a perseguire una strategia di potere e ingiustizia. Perché i leaders dell’Unione Europea devono cambiare le loro strategie, concepite e imposte già negli anni ’70-’90 e ancora  oggi dominanti? Due constatazioni Prima constatazione: l’Europa del Mercato unico e della Moneta unica Lungi dal contribuire alla costruzione di un’Europa politicamente e socialmente integrata, il Trattato di Maastricht (1992) ha creato il mercato interno unico e la moneta unica europea secondo le logiche dell’economia capitalista ldi mercato, senza uno Stato politico europeo. In nome della crescita del PIL e della competitività sui mercati globalizzati, è stata data priorità alla liberalizzazione, alla deregolamentazione e alla privatizzazione dei beni e dei servizi essenziali per la vita. L’Europa come “comunità” federale sovranazionale è scomparsa dall’immaginario e dalle narrazioni degli europei, sempre più dominati dagli imperativi del commercio e dagli interessi a breve termine dell’euro e della Banca centrale europea, politicamente indipendente dalle altre istituzioni dell’Unione europea. L’UE ha mantenuto il principio della sovranità nazionale, conservando essenzialmente un carattere intergovernativo (1). Si tratta di un sistema piuttosto solido al servizio delle oligarchie dei gruppi sociali europei più forti, come dimostra il clamoroso passo indietro della Commissione nel campo della transizione energetica ed ecologica sotto la pressione dell’industria chimica, dell’agricoltura industriale intensiva e dei mercati finanziari. Queste forze hanno ottenuto la sostituzione del Piano Verde Europeo con un Piano Industriale Europeo, in linea con la reindustrializzazione del mondo attraverso l’Intelligenza Artificiale (2). Questa Europa diseguale è tornata a combattere i poveri, cosiddetti «assistiti», smantellando i diritti sociali, e gli immigrati, cosiddetti «clandestini», con le decisioni del Consiglio che confermano la direttiva europea sulla riemigrazione, una direttiva indegna dei valori ipocritamente proclamati dai nostri leaders. L’Europa del mercato e dell’euro è una costruzione voluta e amata solo dagli europei ricchi e potenti e dalle imprese dell’agroalimentare, della petrochimica, del settore farmaceutico, del commercio, nonché dalle società finanziarie e high-tech.   Seconda constatazione. Il riarmo, un’illusione pericolosa Fedeli alleati degli Stati Uniti, in particolare nell’ambito della NATO, i leaders europei del periodo successivo al 1989 (crollo dell’URSS) non hanno voluto ascoltare il messaggio di Gorbaciov sull’Europa come «Casa Comune» (3). Sono rimasti prigionieri delle strategie imperiali ed espansionistiche degli Stati Uniti, che hanno generato un mondo in guerra permanente, in particolare dopo l’invasione dell’Iraq nel 1993. Da allora, si sono dimostrati incapaci di partecipare alla costruzione di un nuovo mondo multipolare. Sono rimasti intrappolati nella loro sottomissione e si sono lasciati trascinare nella guerra degli Stati Uniti contro la Russia attraverso l’Ucraina, senza alcuna autonomia. Lo stesso vale per il loro vergognoso sostegno alla nuova guerra genocida dello Stato di Israele contro i palestinesi, nonché alla guerra israelo-statunitense contro l’Iran e, in questo contesto, per la loro debole opposizione all’invasione del Libano da parte di Israele. Il Consiglio europeo ha dimostrato chiaramente che l’Europa dell’UE non crede nel proprio futuro al di fuori del proprio riarmo. Affida il proprio destino alla potenza delle forze armate. Si tratta di una convinzione illusoria. Non si limita a preparare la guerra. Il Consiglio ha deciso di sostenere la prosecuzione del conflitto fino alla sconfitta della Russia, ritenendo che quest’ultima si trovi in condizioni sempre più difficili sul piano militare. Il riarmo Il riarmo come strategia prioritaria per garantire nuovamente autonomia e sicurezza all’Europa si basa su una trappola, quella delle logiche del potere e del dominio. L’azienda statunitense Palantir è uno dei giganti mondiali dell’intelligenza artificiale nel settore dell’IAi, in particolare per applicazioni di polizia e militari. I suoi cofondatori sono Peter Thiel e Alex Karp, rispettivamente presidente e amministratore delegato. Nella famosa saga di Tolkien Il Signore degli Anelli, Palantir è una pietra che permette di vedere lontano. Thiel e Karp, entrambi miliardari, fanno parte della dozzina dei più potenti miliardari statunitensi che hanno sostenuto Donald Trump sin dall’inizio. Thiel è anche il fondatore di PayPal. Il 18 aprile 2026 Palantir ha pubblicato ufficialmente su X una versione sintetica, un vero e proprio manifesto in 22 punti, del libro The Technological Republic scritto da Alex Karp e Nicholas Zamiska (rispettivamente amministratore delegato e alto dirigente di Palantir) e pubblicato nell’aprile 2025 (4). Le tesi sono limpide, radicali, un’apologia della potenza, della violenza, dell’autocrazia, della guerra. Partono dal postulato che, oggi, la fonte della potenza/potere  sulla realtà sia la conoscenza, poiché è essa a creare le nuove realtà. Questo potenza creativa conferisce una forte legittimità al potere di dominio dei creatori dell’IA. Potere e dominio sono, a loro dire, le figlie legittime della conoscenza creata dai “signori dell’IA”. Questi ultimi sono considerati i veri leaders, gli «eroi» della nuova rivoluzione. Il vecchio concetto secondo cui il più forte ha ragione ed è lui a stabilire le regole pubbliche rinasce a nuova vita.  Lo Stato non è più il soggetto sovrano del potere nel nome del popolo. La sovranità appartiene ai signori dell’IA e ai loro alleati, i signori della finanza. La funzione dello Stato rimane molto importante, ma si esercita al servizio degli interessi e del potere dei nuovi signori.  Queste tesi rappresentano un’accentuazione sistemica delle concezioni sul «meno Stato» diventate dominanti in Occidente dalla fine degli anni ’60, incentrate sulla spoliazione dello Stato, sullo smantellamento dello Stato sociale e, quindi, sulla privatizzazione dell’economia e dei settori pubblici di importanza strategica per la vita, il potere e il dominio.  (5) Secondo il manifesto di Palantir, ammettere il dominio significa riconoscere la necessità per i nuovi padroni di difendere la propria supremazia dagli attacchi dei rivali nemici. Il dominio genera necessariamente conflitti e guerra. Ciò spiega, secondo Karp e Zamiska, perché sia giusto da parte dei dominanti fare appello al sentimento «patriottico» dei cittadini affinché sostengano i propri dominanti. I popoli, secondo loro, non hanno bisogno della democrazia. La democrazia è inutile, inefficace. I cittadini hanno l’obbligo morale di sostenere le loro imprese dominanti che garantiscono loro sicurezza e benessere. I nuovi signori non vengono eletti. Nascono e si affermano sui mercati grazie alla loro creatività, alla forza delle loro innovazioni in termini di prodotti e applicazioni, alla loro competitività, alla loro lotta e  ambizione. l dominio attraverso la conoscenza è totalitario,  autoritario, bellicoso. Il «riarmo» è uno stato permanente delle società potenti. Nel nostro mondo non esistono dominatori senza armi e senza guerra. La violenza ha bisogno di popoli armati e di poteri oligarchici autoritari. La militarizzazione del mondo è una necessità.  Il principio che ha legalizzato e legittimato questo potere e questo dominio è stata la brevettabilità del vivente a titolo privato e a scopo di lucro, approvata nel 1980 da una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. Il riarmo non è sinonimo di sicurezza e benessere per tutti i popoli e i cittadini, ma solo per le minoranze potenti. La guerra in Ucraina uccide centinaia di migliaia di persone tra il popolo ucraino e quello russo e distrugge i loro habitat e i loro territori, ma arricchisce le oligarchie ucraine, russe e, soprattutto, gli azionisti delle grandi aziende high-tech e militari degli Stati Uniti e dell’UE. Le tesi della Repubblica tecnologica non sono semplici farneticazioni di alcuni potenti miliardari nostalgici di regimi fascisti e dittatoriali. Non sono solo le convinzioni profonde di personaggi autocratici, violenti e cinici come Trump, Musk, Milei, … Queste tesi sono parte integrante delle convinzioni della maggioranza delle oligarchie occidentali e di altri continenti. Inoltre, riescono a suscitare l’adesione di buona parte della popolazione (si veda l’ascesa dell’estrema destra nel mondo). Come si può pensare di inserire il futuro dell’Europa nel quadro di una concezione così tragica della vita e del mondo e di una visione politica e sociale così inegualitaria e cinica?   Pensare e attuare le alternative. Quali dovrebbero essere le nuove strategie dell’Europa? La nostra proposta è quella di passare da una strategia di riarmo e di guerra per il  dominio a una strategia di rigenerazione della vita sulla Terra e di sicurezza collettiva solidale. Non si tratta dell’ennesima proposta irrealistica. Anche il Rapporto 2026 sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che l’ONU ha appena pubblicato il 23 giugno, afferma con semplicità ma anche con fermezza: «Il rapporto identifica otto priorità per la prossima era dello sviluppo sostenibile. La prima è porre fine alle guerre in corso e reindirizzare le spese militari verso la pace e lo sviluppo umano » (6). La nostra proposta comprende: – innanzitutto, un’azione prioritaria da intraprendere, senza la cui realizzazione qualsiasi strategia alternativa risulterà difficilmente attuabile, incentrata sulla ridefinizione del sistema mondiale della proprietà intellettuale con l’obiettivo di modificare i principi fondanti del sistema attuale, basato sul diritto di proprietà privata e a scopo di lucro dei brevetti sul vivente e sulla conoscenza, e – in stretta connessione con l’azione prioritaria, promuovere la strategia di rigenerazione della vita incentrata su una politica integrata dei beni e dei servizi comuni pubblici globali essenziali per la vita, dalle comunità locali alla comunità planetaria, articolata su  tre versanti : Il versante della lotta contro i fattori antropici all’origine dell’enorme quantità di gas a effetto serra e, di conseguenza, del riscaldamento medio dell’atmosfera terrestre che supera l’aumento di 1,5 °C rispetto alla temperatura misurata all’inizio dell’era industriale, verso la fine del XVIII secolo. Ormai tutti conoscono le possibili soluzioni. Ciò che manca è la reale volontà e responsabilità dei gruppi dominanti di riorientare la finanza, la tecnologia e le istituzioni di governo a favore della rigenerazione della vita. Questa non fa parte delle  loro agenda politica prioritaria. Per loro contano la strategia della mitigazione dei danni e la strategia dell’adattamento alle nuove condizioni di vita critiche del Pianeta.   Il versante della mobilitazione per liberare la vita sulla Terra (suolo, acqua, aria) dall’inquinamento chimico generalizzato.  Nessuno può negare il crescente avvelenamento della vita, documentato e denunciato fin dagli anni ’50, ma ciò non ha impedito l’aumento in termini di densità e portata dell’inquinamento chimico. Si è persino scoperto che  la famiglia di inquinanti chimici più diffusa al mondo, i PFAS – PFOA, è  composta da «inquinanti eterni» ! Eppure i settori responsabili di questo inquinamento eterno hanno ottenuto, anche in Europa, nuove misure di deregolamentazione! (7). Il versante dell’istituzionalizzazione su scala planetaria dei poteri di governo pubblico da parte dell’umanità. Questi rimangono importanti ma limitati, marginali rispetto ai poteri dei grandi gruppi economici, tecnologici e finanziari privati mondiali. Se non si garantiscono all’umanità questi poteri di agire in qualità di soggetto politico responsabile dei beni e dei servizi comuni mondiali essenziali per la vita nell’interesse di tutti e in modo solido, giusto ed efficace, la costruzione di una comunità mondiale giusta e solidale rimarrà al livello dei pii desideri. In tutti i settori della vita sui tre versanti, si constata che un numero significativo di fattori sistemici svolge un ruolo chiave e determinante, in particolare di blocco. Per avere successo, la strategia di rigenerazione deve identificare e cercare di eliminare i fattori di blocco. Tra questi, il regime dei brevetti privati a scopo di lucro figura in modo preponderante. Si tratta di uno dei blocchi chiave che occorre abbattere. Riservando a un secondo intervento l’analisi dettagliata delle iniziative da intraprendere nell’ambito dei tre versanti,  il resto di questo articolo sarà dedicato alle ragioni che giustificano la priorità che proponiamo di attribuire alla questione dei brevetti privati a scopo di lucro sul vivente e sulla conoscenza.   Modificare i principi fondanti dell’attuale sistema in materia di diritto di proprietà intellettuale, basato sul diritto di proprietà privata e a scopo di lucro dei brevetti sul vivente e sulla conoscenza Come accennato, fu nel 1980 che la Corte Suprema degli Stati Uniti si pronunciò a favore della legalità della brevettabilità del vivente. Una decisione unilaterale, senza previa concertazione con le Corti Supreme degli altri Stati, in radicale rottura con la saggezza comune mondiale plurisecolare che aveva considerato inaccettabile ed eticamente impossibile la privatizzazione degli organismi viventi e della conoscenza a scopo di lucro. Fatto importante da sottolineare: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha spiegato le ragioni che l’hanno spinta a legalizzare la brevettabilità privata degli organismi viventi. Secondo la Corte, le nuove tecnologie che si stavano affermando alla fine degli anni ’60 nei settori della biotecnologia, dell’informatica, robotica, telecomunicazioni, energia atomica e nuovi materiali, avrebbero profondamente modificato l’economia mondiale nei settori in cui gli Stati Uniti avevano acquisito una netta supremazia mondiale. Ansiosa di garantire e difendere gli interessi degli Stati Uniti contro tale pericolo, la Corte ha ritenuto suo dovere introdurre i brevetti privati e a scopo di lucro al fine di proteggere la potenza dell’economia statunitense e il suo futuro (8). Pur apprezzando la chiarezza e l’onestà con cui la Corte ha giustificato la propria decisione, non si può non denunciare con forza la natura arrogante e indifendibile sotto ogni punto di vista di tale decisione, che ha sconvolto in modo ingiusto e iniquo il corso della storia mondiale negli ultimi 45 anni (9).   Dopo 45 anni, il mondo creato e imposto dagli Stati Uniti e dai loro «alleati» è inaccettabile e intollerabile. La vita è stata ridotta a un insieme di merci. Quasi ogni organismo vivente è in vendita, e il suo valore è definito dal suo prezzo di mercato. La sacralità della vita è stata gettata alle ortiche. Un’aberrazione. La storia degli esseri viventi, delle piante, dei pesci, degli animali terrestri e degli uccelli, degli esseri umani, delle foreste, dei laghi, dei fiumi… non è stata dettata dall’idea di trasformarli in oggetti economici da vendere e consumare per produrre profitto a vantaggio dei loro proprietari privati. Che perversione! Da una ventina d’anni, il sistema dei brevetti ha permesso al materialismo mercantile e tecnocratico, alla cultura del possesso e alla cinica avidità dei fondi di investimento speculativi alla BlackRock di trasformare tutti gli elementi del mondo naturale in «capitali naturali» e, in ultima analisi, in averi  finanziari. Ridurre la natura a una sottocategoria economica – quella degli attivi finanziari – dell’economia capitalista di mercato è assurdo. La vita sulla Terra costituisce un inno senza fine alla sua creatività, alla sua ricchezza e alla sua diversità. Ritenere che investire nell’intelligenza artificiale militare abbia più valore in termini di valutazione economica rispetto a investire nella salute dei bambini senza passare per la Borsa, rappresenta una terribile caduta dello spirito di :molli dirigenti economici, politici e culturali nell’abisso dell’assurdità. Infatti, la salute viene trattata come un universo di prodotti e servizi commerciali e finanziari la cui gestione non obbedisce ai diritti universali alla vita, ma ai valori finanziari che i mercati azionari attribuiscono loro. È il capovolgimento del senso della vita. I brevetti espellono i beni e i servizi comuni pubblici mondiali dal campo della vita e della giustizia. Tutto ciò che è essenziale alla vita è accessibile su basi cosiddette «eque» (non secondo la giustizia) e dietro pagamento di un prezzo di mercato accessibile. Ad esempio, nel caso dell’acqua potabile e dei servizi igienico-sanitari, i cittadini hanno accesso al «diritto» all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari (50 litri al giorno a persona) se pagano in base al loro consumo. Dato che tutti i processi tecnici (dalla captazione al trattamento delle acque reflue e al loro riciclaggio, passando per la potabilizzazione e i controlli di qualità) sono coperti da brevetti privati a scopo di lucro, i potenti sostengono che spetti ai consumatori (che non sono più «cittadini») l’obbligo individuale di pagare un prezzo che consenta ai produttori/distributori di acqua, ormai prevalentemente privati ovunque, di recuperare i propri costi, compreso il profitto! Inaccettabile. L’economia dei diritti umani può fondarsi solo sul principio della responsabilità finanziaria collettiva attraverso una fiscalità equa e ridistributiva e/o il cooperativismo solidale. Gli attuali brevetti sono i becchini dei beni comuni pubblici e della socialità. I poteri pubblici hanno perso il controllo della politica della vita a vantaggio delle grandi imprese e dei gruppi finanziari. Lo Stato non possiede più la sovranità/responsabilità effettiva in materia. La sovranità/dominio è diventata appannaggio dei soggetti economici e high-tech mondiali, globali, privati. Emblematico è il caso della gestione della pandemia di COVID-19. Forti dei loro brevetti sui vaccini, le aziende farmaceutiche hanno fatto il bello e il cattivo tempo, con disprezzo per la salute e la vita di centinaia di milioni di esseri umani, attraverso il loro ostinato e vergognoso rifiuto di accettare una sospensione temporanea dell’applicazione delle norme sui brevetti relativi agli organismi viventi,. Ciò, ” nonostante le richieste di paesi come l’India, il Brasile, l’Africa e altri paesi rappresentanti oltre 3 miliardi di persone! Una violenza cinica. I brevetti hanno notevolmente ridotto a brandelli gli spazi di libertà e di giustizia e hanno svuotato di significato lo spazio della democrazia. Per due secoli, gli Stati Uniti si sono considerati un paese altamente democratico in nome della libertà. Non c’è democrazia in un sistema che ha trasferito il potere politico a potenti oligarchie private. Alla luce di quanto sopra, è sorprendente e inaccettabile che la questione dei brevetti non sia tornata a essere una parte fondamentale dell’agenda politica mondiale, anche nell’era della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. La straordinaria e potente enciclica di Papa Leone XIV «Magnifica Humanitas» costituisce una formidabile e necessaria critica sistemica a livello etico e dei valori fondamentali delle civiltà umane delle  visioni e politiche dominanti attualmente nel campo dell’IA.  il Papa ha posto l’accento in primo luogo sulla dimensione delle credenze ontologiche e della responsabilità concreta. Si è schierato, a ragione, a favore dell’idea che la tecnologia non sia affatto neutra. Forse anche solo un breve accenno alla centralità politica e sociale dei brevetti sul vivente e sulla conoscenza avrebbe contribuito a riportare i dibattiti sull’IA sugli aspetti  economici e giuridici.  Il dibattito, nonostante tutto, esiste, grazie all’impegno di numerose associazioni contro le politiche dei poteri pubblici e, soprattutto, alle lotte dei popoli indigeni che rimangono i grandi difensori dei diritti umani e dei popoli, nonché della Madre Terra. Modificare l’attuale regime dei brevetti sarà difficile da realizzare in pochi anni. La storia dimostra che ogni trasformazione radicale nel senso della giustizia, della libertà collettiva, della democrazia, della solidarietà e della pace è stata difficile, ma che grazie alla perseveranza, alla pazienza e al coraggio, tali trasformazioni radicali sono state ottenute. P.S. Oso dedicare queste riflessioni alla memoria di Jean Ziegler, che ci ha lasciati proprio questo mese. Jean è stato uno dei critici più rigorosi, convinti e incisivi a livello mondiale del dominio, dell’ipocrisia e della perfidia dei potenti, a partire dal proprio Paese e dai suoi grandi gruppi economici e finanziari come Nestlé, il sistema bancario svizzero… Ha denunciato con coraggio, sulla base di una ricca documentazione dei fatti, i «padroni del mondo», sia privati che pubblici, che considerava i principali responsabili del massacro mondiale legato alla fame e alla malnutrizione. Possa la memoria viva della sua persona e delle sue opere attraversare le generazioni per molto tempo. Note (1) Certamente, la stragrande maggioranza della legislazione in vigore negli Stati membri è di origine europea, ma il potere di iniziativa legislativa spetta alla Commissione europea e non al Parlamento europeo. La Commissione non è paragonabile a un governo federale di uno Stato federale europeo. È un organo politico esecutivo soggetto alle decisioni degli Stati dell’Unione. Dal punto di vista istituzionale, la Commissione è, ad oggi, un’entità originale e complessa, che tende piuttosto verso una configurazione burocratica potente ed esecutiva, dotata di poteri considerevoli ma che rimane sotto il controllo politico degli Stati più forti. (2)https://www.pressenza.com/fr/2025/05/au-nom-de-qui-et-de-quoi-arreter-la-domination-et-linjustice/ (3) https://www.mitterrand.org/gorbatchev-et-la-maison-commune.html (4) « The Technological Republic, in brief », post sull’account X di Palantir, 18 aprile 2026. Il libro nella sua versione integrale è stato pubblicato nel 2025. Cfr. Alexander C. Karp, Nicholas W. Zamiska ka, The Technological Republic: Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West, febbraio 2025 (5) https://ecosociete.org/livres/letat-aux-orties, L’Etat aux orties. Mondialisation de l’économie et rôle de l’Etat, a cura di Sylvie Paquerot, prefazione di Riccardo Petrella, Editions Ecosociété, Montréal, 1996 (30 anni fa). (6) SNDS, Sustainable Development Report 2026, https://dashboards.sdgindex.org/ (7)https://www.pressenza.com/fr/2025/06/lalignement-la-nouvelle-strategie-europeenne-de-la-resilience-dans-le-domaine-de-leau/ (8) https://www.lemonde.fr/archives/article/1980/06/18/ la-cour-supreme-decide-de-breveter-une-bacxtérie-transformee_2805226_1819218.html?srsltid=AfmBOop3P4ReIFbbBymMEM_twU0E9eut9hL1e-E9aq_nzxjiXV975uDG. Articolo pubblicato il 18 giugno 1980 (9) https://supreme.justia.com/cases/federal/us/447/303/Diamond v. Chakrabarty, 447 U.S. 303 (1980)     Riccardo Petrella
June 27, 2026
Pressenza
Meloni: nucleare? Piatto ricco
di Olivier Turquet (*) FullSunburst over Earth   Giorgia Meloni ha annunciato la prossima proposta di legge per un ritorno al nucleare civile in Italia. In sé non è una novità: è parecchio tempo che si assiste a una campagna di propaganda a favore del ritorno al nucleare civile: campagna basata sulla bellezza e efficienza delle nuove centrali (più piccole
Nucleare: a volte ritornano… Una questione di prospettiva
Giorgia Meloni ha annunciato ieri la prossima proposta di legge per un ritorno al nucleare civile in Italia. In sé non è una novità: è parecchio tempo che si assiste a una campagna di propaganda a favore del ritorno al nucleare civile: campagna basata sulla bellezza e efficienza delle nuove centrali (più piccole e più sicure), sulle rassicurazioni riguardo allo stoccaggio delle scorie, sulla necessità di aumentare la produzione di energia. La verità è che un serio dibattito sul tema dell’energia è assente dalla pubblica piazza. Come direbbero in coro tutti i movimenti ecologisti: businness as usual, ciò che conta è fare soldi. Il sistema di produzione e distribuzione dell’energia è basato sul concetto che l’energia sia un bene da vendere; l’energia in sé e i metodi per produrla; la sostanziale sopravvivenza delle fonti fossili, nonostante tutti i conclamati “effetti collaterali” (CO2, malattie, inquinamento di terreni e falde acquifere ecc.), è dovuta al tremendo businness che c’è intorno alla medesima: estrazione, trasporto, trasformazione, consumo e smaltimento: tutte attività altamente lucrative e, in gran parte, nelle mani delle lobbies finaziarie. Questo circuito malefico produce ricchezza per ogni attore del medesimo. Per questo il sistema si basa su centri di produzione e su un sistema di distribuzione: che il produttore sia fossile, nucleare o perfino centrali elettriche basate su fonti rinnovabili (grandi estensioni fotovoltaiche o parchi eolici giganteschi perfino off shore) non cambia la visione: l’obiettivo è vendere. E in questa visione vediamo cascare perfino amici che si definiscono “ecologisti”. Le cose sarebbero diverse se cominciassimo a considerare l’energia come un bene comune collegato con il bene comune più grande che abbiamo a disposizione: il pianeta. E, conseguentemente, considerare che il pianeta ha risorse limitate e che, come attestano ogni anno gli studi dell’Overshoot Day, noi ne stiamo abusando. Se consideriamo l’energia e la sua produzione come bene comune la prima cosa da fare sarebbe curarne l’efficienza: le reti elettriche hanno un livello di dispersione variabile che può superare il 10% e che è proporzionale alla distanza percorsa. Le reti elettriche sono state utili a portare, molti anni fa, la corrente elettrica in ogni casa; sono ancora utili per portare grandi quantità a una fabbrica energivora. Ma la tecnologia attuale consente perfettamente a tutti gli edifici pubblici di essere trasformati in una casa passiva, cioè in un edificio che produce l’energia che consuma; a Bolzano, per esempio,  l’hanno fatto molti anni fa, perché altrove no? Perché nel fare una casa passiva non si compra più energia da nessuno, finisce l’affare Il famoso criticatissimo superbonus ma molto di più la Legge sulle Comunità Energetiche sono stati tentativi di andare nella direzione del bene comune. Ma della legge sulle Comunità Energetiche non si parla e già alcune holding di profitto stanno provando a vedere se si può lucrare anche lì e stravolgere l’idea che il risparmio, la localizzazione e la condivisione siano la soluzione al problema. Alla politica bisognerebbe chiedere di pensare, finanziare ed implementare sistemi di liberazione dell’energia dal profitto, cominciando da tutto quello che si può fare direttamente con le proprietà dello Stato. Sarebbe un investimento che, tra l’altro, comporterebbe nel giro di poco tempo un guadagno da parte delle amministrazioni locali e nazionali, così come possono testimoniare coloro che l’hanno fatto, sia nel pubblico che nel privato. Una questione pratica di buon senso. Ma, come al solito, il tema di fondo è che dovremmo cambiare paradigma e prospettiva e mettere al centro il Bene Comune, l’Essere Umano e la sua casetta blu, velata dalle nubi. Olivier Turquet
May 14, 2026
Pressenza
Voto, sorteggio o dinamite?
La “sorte” della politica: da Atene e Marte a Roma. E ritorno. di Saverio Pipitone «Sono stato presidente di Atene per 24 ore, ma non di più» affermava nel V-IV secolo a.C. il cittadino che, a turno per un giorno, era sorteggiato a presiedere l’assemblea popolare e il consiglio del governo per la gestione degli affari pubblici. Nell’antica democrazia greca,
Riflessioni a partire da “l’università critica come nemico interno” di Gennaro Avallone – di Francesco Maria Pezzulli
Il testo di Gennaro Avallone pubblicato recentemente su Effimera è importante per più motivi, mi limito con queste libere riflessioni a sottolinearne soltanto alcuni, augurandomi che la discussione possa estendersi e approfondirsi. Un motivo è quello di aver ribadito il nesso tra protagonismo studentesco (e giovanile) e movimento in solidarietà con la resistenza palestinese, [...]
April 7, 2026
Effimera
La perdita del bene comune “acqua”
Tra i principali «beni comuni» essenziali per la vita, un ruolo cruciale spetta all’acqua. L’acqua è una fonte di vita insostituibile per il funzionamento «sostenibile» del clima terrestre e, di conseguenza, dell’insieme delle attività umane e delle forme di vita sulla Terra. Negli ultimi tempi, abbiamo perso il bene comune acqua. Ci è stata rubato e noi stessi l’abbiamo trasformato in qualcosa di diverso, esterno a noi. Francesco, il santo di Assisi, non potrebbe più chiamare l’acqua  «sorella». La prima forma significativa di perdita del «bene comune pubblico » acqua è iniziata non appena l’acqua è stata trattata come «oro blu», in confronto al petrolio considerato fin dal XIX secolo «oro nero». Pensare all’acqua come «oro» significa capovolgere la concezione dell’acqua come «fonte di vita». L’oro è materialità, ricchezza, avidità, conquista, conflitti, violenza. E più l’oro è raro, più è appropriabile solo dai più forti. La sacralità dell’acqua cessa di essere espressa in riferimento alla vita. La perdita dell’acqua come bene comune è stata sancita a livello internazionale circa 50 anni fa con l’avvio delle politiche di adeguamento strutturale da parte del FMI e della Banca Mondiale, dopo la crisi del sistema finanziario internazionale tra il 1971 e il 1973, accompagnate da condizioni, una delle quali era la sottomissione della concessione dei prestiti alla privatizzazione del settore pubblico, in particolare l’acqua. Aver costretto i paesi del Sud ad affidare la gestione di beni essenziali per la vita alle «forze internazionali del mercato» ha avuto conseguenze nefaste, la più importante delle quali è stata l’accentuazione delle disuguaglianze tra Nord e Sud. (1) La grande svolta riguardante l’acqua è, tuttavia, avvenuta nel 1992-94 a partire dal Primo Vertice della Terra convocato dall’ONU nel 1992 a Rio de Janeiro. In occasione della Conferenza internazionale dell’ONU sull’acqua e l’ambiente tenutasi a Dublino nel marzo 1992 in preparazione del Vertice , la comunità internazionale ha approvato I quattro principi di Dublino sull’acqua, il cui 4° principio, il più concreto e politicamente influente, recita: «L’acqua, utilizzata per molteplici scopi, ha un valore economico e dovrebbe quindi essere riconosciuta come bene economico». (2 ) La Dichiarazione di Dublino precisa: « In virtù di questo principio è fondamentale riconoscere il diritto fondamentale dell’uomo all’acqua potabile e a un’igiene adeguata a un prezzo accessibile» Ciò significa che l’accesso all’acqua, anche se riconosciuto come un diritto, deve essere a pagamento! Basta con la gratuità dei diritti universali .(3) E poi continua: «Il valore economico dell’acqua è stato a lungo ignorato(…). Considerare l’acqua come un bene economico e gestirla di conseguenza, significa aprire la strada a un uso efficiente e a un’equa distribuzione di questa risorsa, alla sua conservazione e alla sua protezione». Ora,  secondo la concezione economica dominante, la gestione di un «bene economico» deve essere assicurata secondo i principi e i meccanismi del sistema economico capitalista di mercato. Da qui la diffusione in tutto il mondo dei processi di mercificazione, deregolamentazione, liberalizzazione, privatizzazione… Infine, la finanziarizzazione della natura completa l’opera di capovolgimento. Il principio della monetizzazione della natura è stato approvato dal Secondo Vertice della Terra (Rio+10) a Johannesburg nel 2002. Vent’anni dopo, a Montréal nel dicembre 2022, la COP15-Biodiversità dell’ONU ha ufficialmente sancito la finanziarizzazione della natura fondata sul principio che ogni elemento della natura debba essere considerato un «capitale naturale» e, quindi, un «bene finanziario», gestito secondo i principi e le logiche dei mercati finanziari globali. (4) Il percorso è stato lungo ma, nonostante l’opposizione di milioni di cittadini e di interi popoli, non solo indigeni (penso all’Italia dove, nel giugno 2011, il 97% dei votanti ha detto no alla privatizzazione dell’acqua, tramite referendum nazionale), (5) i «signori» del denaro sono riusciti finora a gettare alle ortiche il principio dell’acqua come bene comune pubblico, uno dei pilastri su cui era stata costruita «una buona società». È possibile rigenerare il bene comune pubblico mondiale acqua? Contrariamente a quanto scritto nella Dichiarazione di Dublino, si deve constatare che, trentacinque anni dopo, l’assoggettamento della gestione dell’acqua alle concezioni capitalistiche dell’economia e alle visioni tecnocratiche ha condotto l’Umanità e la Terra. Verso una Apocalisse idrica (6) Un recente rapporto dell’Università delle Nazioni Unite (UNU) parla, in termini più moderati, di Bancarotta idrica globale. (7)  Conosciamo le cifre schiaccianti, di cui una sola, la principale, è sufficiente: 4,4 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile in modo regolare, sufficiente e sicuro (da considerare insieme ai 4,5 miliardi di persone che non dispongono di alcuna copertura sanitaria di base)!  Abbiamo appena appreso che ora in Medio Oriente si sono verificati bombardamenti reciproci di impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare tra l’Iran, Israele  e gli altri paesi della regione. Eppure, tutti questi paesi dipendono per il 60-80% dagli impianti di desalinizzazione per il loro approvvigionamento di acqua dolce. Una situazione del genere non può durare. L’Apocalisse non può essere il futuro dell’umanità e della Terra. Segni di resistenza, di rivolta contro questo mondo si manifestano un po’ ovunque. Sì, il mondo cambierà, perché il desiderio di giustizia e di uguaglianza nella dignità e la forza della solidarietà e della pace sono come i batteri: non muoiono mai.   PS: Una versione più ampia e dettagliata contenente ulteriori dati numerici e note di riferimento è disponibile sul sito agora-humanite.org dell’Agora degli Abitanti della Terra   Note (1) Nonostante alcune riforme, le condizioni rimangono in vigore. Vedi https://www.cetri.be/Economies-du-Sud-toujours-sous, 2022 (2)https://www.google.com/search?q=Les+Quatre+principes+de+Dublin+cocncernant+l%27eau&oq (3) Per gratuità del diritto all’acqua potabile si intende la copertura dei costi da parte della collettività tramite le finanze pubbliche, come avviene per le spese militari (4)https://www.pressenza.com/fr/2023/02/cop15-biodiversite-et-financiarisation-de-la-nature/ (5) https://altreconomia.it/inchiesta-acqua-pubblica/ (6) 17 anni fa, in un articolo pubblicato su La Libre Belgique, avevo già parlato di “Apocalisse idrica”. Vedi https://www.lalibre.be/debats/opinions/2009/04/22/comment-eviter-lapocalypse-hydrique-OSWDTBYUWZDH3GMLYC763DOFZM/ (7) https://unu.edu/inweh/collection/global-water-bankruptcy   Riccardo Petrella
March 22, 2026
Pressenza
𝐀𝐒𝐒𝐄𝐌𝐁𝐋𝐄𝐀 𝐏𝐋𝐄𝐍𝐀𝐑𝐈𝐀_1 MARZO🧩🧨✨
🏠𝐋’𝐀𝐒𝐒𝐄𝐌𝐁𝐋𝐄𝐀L’assemblea di Lab!Puzzle è libera, pubblica, democratica, antifascista, antisessista e antirazzista, prerogative che riteniamo indispensabili per il vivere civile ed un confronto sano. Si tiene ogni prima domenica del mese alle ore 17:00, salvo quando diversamente specificato. ✏️ 𝐎𝐑𝐃𝐈𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐆𝐈𝐎𝐑𝐍𝐎:L’odg si redige in mailing list ed è in continuo aggiornamento. Per iscriversi occorre partecipare […]
February 26, 2026
LABPUZZLE – Bene Comune
𝟏5 Anni di bene comune✨🧨🎈
Domenica 22 febbraio ci ritroviamo per mettere assieme e festeggiare un altro anno di progetti, autogestione e lavoro collettivo. Daremo voce alle lotte di ieri e di oggi, in un giorno speciale in cui la memoria di Valerio Verbano sarà messa al centro dal lavoro fatto con la @microstamperiaquarticciolo e dalla mostra della camera oscura. […]
February 18, 2026
LABPUZZLE – Bene Comune
India: quando il bambù si abbatte sui maschi violenti
A seguire intervista a «Lucha y Siesta»: articoli di Alessandro Chiti e Lucrezia Agliani, ripresi da «ultimavoce» L’onda rosa in India: la Gulabi Gang   Il movimento femminista che combatte la corruzione e le violenze delle istituzioni indiane. Il peso delle parole Quando parliamo di femminismo ci vengono subito in mente le voci di attrici e attori che negli ultimi
January 31, 2026
La Bottega del Barbieri
Askatasuna e il controllo violento della “violenza” – di Michele Lancione
Giovedì sera, al presidio di fronte ad Askatasuna, eravamo in tante persone. Pronte di fronte ai muri rossi di corso Regina Margherita 47; pronte a dire un primo no rispetto allo sgombero, alla chiusura, alla repressione. Davanti a noi, di lato, dietro: centinaia di forze cosiddette dell’ordine. Alcune in divisa, altre no. Con le [...]
December 21, 2025
Effimera