Dominio e ingiustizia. La deriva dell’UE. A proposito del Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo del 18 e 19 giugno 2026
Tutti gli esseri umani nascono
liberi e uguali in dignità e diritti.
(Dichiarazione universale dei diritti umani, ONU, 1948)
Si tratta di una conferma inequivocabile. Con questo Consiglio del giugno 2026,
i leaders dell’UE continuano a perseguire una strategia di potere e
ingiustizia.
Perché i leaders dell’Unione Europea devono cambiare le loro strategie,
concepite e imposte già negli anni ’70-’90 e ancora oggi dominanti?
Due constatazioni
Prima constatazione: l’Europa del Mercato unico e della Moneta unica
Lungi dal contribuire alla costruzione di un’Europa politicamente e socialmente
integrata, il Trattato di Maastricht (1992) ha creato il mercato interno unico e
la moneta unica europea secondo le logiche dell’economia capitalista ldi
mercato, senza uno Stato politico europeo. In nome della crescita del PIL e
della competitività sui mercati globalizzati, è stata data priorità alla
liberalizzazione, alla deregolamentazione e alla privatizzazione dei beni e dei
servizi essenziali per la vita.
L’Europa come “comunità” federale sovranazionale è scomparsa dall’immaginario e
dalle narrazioni degli europei, sempre più dominati dagli imperativi del
commercio e dagli interessi a breve termine dell’euro e della Banca centrale
europea, politicamente indipendente dalle altre istituzioni dell’Unione europea.
L’UE ha mantenuto il principio della sovranità nazionale, conservando
essenzialmente un carattere intergovernativo (1). Si tratta di un sistema
piuttosto solido al servizio delle oligarchie dei gruppi sociali europei più
forti, come dimostra il clamoroso passo indietro della Commissione nel campo
della transizione energetica ed ecologica sotto la pressione dell’industria
chimica, dell’agricoltura industriale intensiva e dei mercati finanziari. Queste
forze hanno ottenuto la sostituzione del Piano Verde Europeo con un Piano
Industriale Europeo, in linea con la reindustrializzazione del mondo attraverso
l’Intelligenza Artificiale (2).
Questa Europa diseguale è tornata a combattere i poveri, cosiddetti «assistiti»,
smantellando i diritti sociali, e gli immigrati, cosiddetti «clandestini», con
le decisioni del Consiglio che confermano la direttiva europea sulla
riemigrazione, una direttiva indegna dei valori ipocritamente proclamati dai
nostri leaders.
L’Europa del mercato e dell’euro è una costruzione voluta e amata solo dagli
europei ricchi e potenti e dalle imprese dell’agroalimentare, della
petrochimica, del settore farmaceutico, del commercio, nonché dalle società
finanziarie e high-tech.
Seconda constatazione. Il riarmo, un’illusione pericolosa
Fedeli alleati degli Stati Uniti, in particolare nell’ambito della NATO, i
leaders europei del periodo successivo al 1989 (crollo dell’URSS) non hanno
voluto ascoltare il messaggio di Gorbaciov sull’Europa come «Casa Comune» (3).
Sono rimasti prigionieri delle strategie imperiali ed espansionistiche degli
Stati Uniti, che hanno generato un mondo in guerra permanente, in particolare
dopo l’invasione dell’Iraq nel 1993. Da allora, si sono dimostrati incapaci di
partecipare alla costruzione di un nuovo mondo multipolare. Sono rimasti
intrappolati nella loro sottomissione e si sono lasciati trascinare nella guerra
degli Stati Uniti contro la Russia attraverso l’Ucraina, senza alcuna autonomia.
Lo stesso vale per il loro vergognoso sostegno alla nuova guerra genocida dello
Stato di Israele contro i palestinesi, nonché alla guerra israelo-statunitense
contro l’Iran e, in questo contesto, per la loro debole opposizione
all’invasione del Libano da parte di Israele.
Il Consiglio europeo ha dimostrato chiaramente che l’Europa dell’UE non crede
nel proprio futuro al di fuori del proprio riarmo. Affida il proprio destino
alla potenza delle forze armate. Si tratta di una convinzione illusoria.
Non si limita a preparare la guerra. Il Consiglio ha deciso di sostenere la
prosecuzione del conflitto fino alla sconfitta della Russia, ritenendo che
quest’ultima si trovi in condizioni sempre più difficili sul piano militare.
Il riarmo
Il riarmo come strategia prioritaria per garantire nuovamente autonomia e
sicurezza all’Europa si basa su una trappola, quella delle logiche del potere e
del dominio.
L’azienda statunitense Palantir è uno dei giganti mondiali dell’intelligenza
artificiale nel settore dell’IAi, in particolare per applicazioni di polizia e
militari. I suoi cofondatori sono Peter Thiel e Alex Karp, rispettivamente
presidente e amministratore delegato. Nella famosa saga di Tolkien Il Signore
degli Anelli, Palantir è una pietra che permette di vedere lontano. Thiel e
Karp, entrambi miliardari, fanno parte della dozzina dei più potenti miliardari
statunitensi che hanno sostenuto Donald Trump sin dall’inizio. Thiel è anche il
fondatore di PayPal.
Il 18 aprile 2026 Palantir ha pubblicato ufficialmente su X una versione
sintetica, un vero e proprio manifesto in 22 punti, del libro The Technological
Republic scritto da Alex Karp e Nicholas Zamiska (rispettivamente amministratore
delegato e alto dirigente di Palantir) e pubblicato nell’aprile 2025 (4). Le
tesi sono limpide, radicali, un’apologia della potenza, della violenza,
dell’autocrazia, della guerra. Partono dal postulato che, oggi, la fonte della
potenza/potere sulla realtà sia la conoscenza, poiché è essa a creare le nuove
realtà.
Questo potenza creativa conferisce una forte legittimità al potere di dominio
dei creatori dell’IA. Potere e dominio sono, a loro dire, le figlie legittime
della conoscenza creata dai “signori dell’IA”. Questi ultimi sono considerati i
veri leaders, gli «eroi» della nuova rivoluzione. Il vecchio concetto secondo
cui il più forte ha ragione ed è lui a stabilire le regole pubbliche rinasce a
nuova vita.
Lo Stato non è più il soggetto sovrano del potere nel nome del popolo. La
sovranità appartiene ai signori dell’IA e ai loro alleati, i signori della
finanza. La funzione dello Stato rimane molto importante, ma si esercita al
servizio degli interessi e del potere dei nuovi signori.
Queste tesi rappresentano un’accentuazione sistemica delle concezioni sul «meno
Stato» diventate dominanti in Occidente dalla fine degli anni ’60, incentrate
sulla spoliazione dello Stato, sullo smantellamento dello Stato sociale e,
quindi, sulla privatizzazione dell’economia e dei settori pubblici di importanza
strategica per la vita, il potere e il dominio. (5)
Secondo il manifesto di Palantir, ammettere il dominio significa riconoscere la
necessità per i nuovi padroni di difendere la propria supremazia dagli attacchi
dei rivali nemici. Il dominio genera necessariamente conflitti e guerra. Ciò
spiega, secondo Karp e Zamiska, perché sia giusto da parte dei dominanti fare
appello al sentimento «patriottico» dei cittadini affinché sostengano i propri
dominanti. I popoli, secondo loro, non hanno bisogno della democrazia. La
democrazia è inutile, inefficace. I cittadini hanno l’obbligo morale di
sostenere le loro imprese dominanti che garantiscono loro sicurezza e benessere.
I nuovi signori non vengono eletti. Nascono e si affermano sui mercati grazie
alla loro creatività, alla forza delle loro innovazioni in termini di prodotti e
applicazioni, alla loro competitività, alla loro lotta e ambizione.
l dominio attraverso la conoscenza è totalitario, autoritario, bellicoso. Il
«riarmo» è uno stato permanente delle società potenti. Nel nostro mondo non
esistono dominatori senza armi e senza guerra. La violenza ha bisogno di popoli
armati e di poteri oligarchici autoritari. La militarizzazione del mondo è una
necessità. Il principio che ha legalizzato e legittimato questo potere e questo
dominio è stata la brevettabilità del vivente a titolo privato e a scopo di
lucro, approvata nel 1980 da una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti.
Il riarmo non è sinonimo di sicurezza e benessere per tutti i popoli e i
cittadini, ma solo per le minoranze potenti. La guerra in Ucraina uccide
centinaia di migliaia di persone tra il popolo ucraino e quello russo e
distrugge i loro habitat e i loro territori, ma arricchisce le oligarchie
ucraine, russe e, soprattutto, gli azionisti delle grandi aziende high-tech e
militari degli Stati Uniti e dell’UE.
Le tesi della Repubblica tecnologica non sono semplici farneticazioni di alcuni
potenti miliardari nostalgici di regimi fascisti e dittatoriali. Non sono solo
le convinzioni profonde di personaggi autocratici, violenti e cinici come Trump,
Musk, Milei, … Queste tesi sono parte integrante delle convinzioni della
maggioranza delle oligarchie occidentali e di altri continenti. Inoltre,
riescono a suscitare l’adesione di buona parte della popolazione (si veda
l’ascesa dell’estrema destra nel mondo).
Come si può pensare di inserire il futuro dell’Europa nel quadro di una
concezione così tragica della vita e del mondo e di una visione politica e
sociale così inegualitaria e cinica?
Pensare e attuare le alternative. Quali dovrebbero essere le nuove strategie
dell’Europa?
La nostra proposta è quella di passare da una strategia di riarmo e di guerra
per il dominio a una strategia di rigenerazione della vita sulla Terra e di
sicurezza collettiva solidale.
Non si tratta dell’ennesima proposta irrealistica. Anche il Rapporto 2026 sugli
Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che l’ONU ha appena pubblicato il 23 giugno,
afferma con semplicità ma anche con fermezza: «Il rapporto identifica otto
priorità per la prossima era dello sviluppo sostenibile. La prima è porre fine
alle guerre in corso e reindirizzare le spese militari verso la pace e lo
sviluppo umano » (6).
La nostra proposta comprende:
– innanzitutto, un’azione prioritaria da intraprendere, senza la cui
realizzazione qualsiasi strategia alternativa risulterà difficilmente attuabile,
incentrata sulla ridefinizione del sistema mondiale della proprietà
intellettuale con l’obiettivo di modificare i principi fondanti del sistema
attuale, basato sul diritto di proprietà privata e a scopo di lucro dei brevetti
sul vivente e sulla conoscenza, e
– in stretta connessione con l’azione prioritaria, promuovere la strategia di
rigenerazione della vita incentrata su una politica integrata dei beni e dei
servizi comuni pubblici globali essenziali per la vita, dalle comunità locali
alla comunità planetaria, articolata su tre versanti :
Il versante della lotta contro i fattori antropici all’origine dell’enorme
quantità di gas a effetto serra e, di conseguenza, del riscaldamento medio
dell’atmosfera terrestre che supera l’aumento di 1,5 °C rispetto alla
temperatura misurata all’inizio dell’era industriale, verso la fine del XVIII
secolo. Ormai tutti conoscono le possibili soluzioni. Ciò che manca è la reale
volontà e responsabilità dei gruppi dominanti di riorientare la finanza, la
tecnologia e le istituzioni di governo a favore della rigenerazione della vita.
Questa non fa parte delle loro agenda politica prioritaria. Per loro contano la
strategia della mitigazione dei danni e la strategia dell’adattamento alle nuove
condizioni di vita critiche del Pianeta.
Il versante della mobilitazione per liberare la vita sulla Terra (suolo, acqua,
aria) dall’inquinamento chimico generalizzato.
Nessuno può negare il crescente avvelenamento della vita, documentato e
denunciato fin dagli anni ’50, ma ciò non ha impedito l’aumento in termini di
densità e portata dell’inquinamento chimico. Si è persino scoperto che la
famiglia di inquinanti chimici più diffusa al mondo, i PFAS – PFOA, è composta
da «inquinanti eterni» ! Eppure i settori responsabili di questo inquinamento
eterno hanno ottenuto, anche in Europa, nuove misure di deregolamentazione! (7).
Il versante dell’istituzionalizzazione su scala planetaria dei poteri di governo
pubblico da parte dell’umanità. Questi rimangono importanti ma limitati,
marginali rispetto ai poteri dei grandi gruppi economici, tecnologici e
finanziari privati mondiali.
Se non si garantiscono all’umanità questi poteri di agire in qualità di soggetto
politico responsabile dei beni e dei servizi comuni mondiali essenziali per la
vita nell’interesse di tutti e in modo solido, giusto ed efficace, la
costruzione di una comunità mondiale giusta e solidale rimarrà al livello dei
pii desideri.
In tutti i settori della vita sui tre versanti, si constata che un numero
significativo di fattori sistemici svolge un ruolo chiave e determinante, in
particolare di blocco. Per avere successo, la strategia di rigenerazione deve
identificare e cercare di eliminare i fattori di blocco. Tra questi, il regime
dei brevetti privati a scopo di lucro figura in modo preponderante. Si tratta di
uno dei blocchi chiave che occorre abbattere.
Riservando a un secondo intervento l’analisi dettagliata delle iniziative da
intraprendere nell’ambito dei tre versanti, il resto di questo articolo sarà
dedicato alle ragioni che giustificano la priorità che proponiamo di attribuire
alla questione dei brevetti privati a scopo di lucro sul vivente e sulla
conoscenza.
Modificare i principi fondanti dell’attuale sistema in materia di diritto di
proprietà intellettuale, basato sul diritto di proprietà privata e a scopo di
lucro dei brevetti sul vivente e sulla conoscenza
Come accennato, fu nel 1980 che la Corte Suprema degli Stati Uniti si pronunciò
a favore della legalità della brevettabilità del vivente. Una decisione
unilaterale, senza previa concertazione con le Corti Supreme degli altri Stati,
in radicale rottura con la saggezza comune mondiale plurisecolare che aveva
considerato inaccettabile ed eticamente impossibile la privatizzazione degli
organismi viventi e della conoscenza a scopo di lucro.
Fatto importante da sottolineare: la Corte Suprema degli Stati Uniti ha spiegato
le ragioni che l’hanno spinta a legalizzare la brevettabilità privata degli
organismi viventi. Secondo la Corte, le nuove tecnologie che si stavano
affermando alla fine degli anni ’60 nei settori della biotecnologia,
dell’informatica, robotica, telecomunicazioni, energia atomica e nuovi
materiali, avrebbero profondamente modificato l’economia mondiale nei settori in
cui gli Stati Uniti avevano acquisito una netta supremazia mondiale. Ansiosa di
garantire e difendere gli interessi degli Stati Uniti contro tale pericolo, la
Corte ha ritenuto suo dovere introdurre i brevetti privati e a scopo di lucro al
fine di proteggere la potenza dell’economia statunitense e il suo futuro (8).
Pur apprezzando la chiarezza e l’onestà con cui la Corte ha giustificato la
propria decisione, non si può non denunciare con forza la natura arrogante e
indifendibile sotto ogni punto di vista di tale decisione, che ha sconvolto in
modo ingiusto e iniquo il corso della storia mondiale negli ultimi 45 anni (9).
Dopo 45 anni, il mondo creato e imposto dagli Stati Uniti e dai loro «alleati» è
inaccettabile e intollerabile.
La vita è stata ridotta a un insieme di merci. Quasi ogni organismo vivente è in
vendita, e il suo valore è definito dal suo prezzo di mercato. La sacralità
della vita è stata gettata alle ortiche. Un’aberrazione.
La storia degli esseri viventi, delle piante, dei pesci, degli animali terrestri
e degli uccelli, degli esseri umani, delle foreste, dei laghi, dei fiumi… non è
stata dettata dall’idea di trasformarli in oggetti economici da vendere e
consumare per produrre profitto a vantaggio dei loro proprietari privati. Che
perversione!
Da una ventina d’anni, il sistema dei brevetti ha permesso al materialismo
mercantile e tecnocratico, alla cultura del possesso e alla cinica avidità dei
fondi di investimento speculativi alla BlackRock di trasformare tutti gli
elementi del mondo naturale in «capitali naturali» e, in ultima analisi, in
averi finanziari. Ridurre la natura a una sottocategoria economica – quella
degli attivi finanziari – dell’economia capitalista di mercato è assurdo. La
vita sulla Terra costituisce un inno senza fine alla sua creatività, alla sua
ricchezza e alla sua diversità. Ritenere che investire nell’intelligenza
artificiale militare abbia più valore in termini di valutazione economica
rispetto a investire nella salute dei bambini senza passare per la Borsa,
rappresenta una terribile caduta dello spirito di :molli dirigenti economici,
politici e culturali nell’abisso dell’assurdità.
Infatti, la salute viene trattata come un universo di prodotti e servizi
commerciali e finanziari la cui gestione non obbedisce ai diritti universali
alla vita, ma ai valori finanziari che i mercati azionari attribuiscono loro. È
il capovolgimento del senso della vita.
I brevetti espellono i beni e i servizi comuni pubblici mondiali dal campo della
vita e della giustizia. Tutto ciò che è essenziale alla vita è accessibile su
basi cosiddette «eque» (non secondo la giustizia) e dietro pagamento di un
prezzo di mercato accessibile. Ad esempio, nel caso dell’acqua potabile e dei
servizi igienico-sanitari, i cittadini hanno accesso al «diritto» all’acqua
potabile e ai servizi igienico-sanitari (50 litri al giorno a persona) se pagano
in base al loro consumo. Dato che tutti i processi tecnici (dalla captazione al
trattamento delle acque reflue e al loro riciclaggio, passando per la
potabilizzazione e i controlli di qualità) sono coperti da brevetti privati a
scopo di lucro, i potenti sostengono che spetti ai consumatori (che non sono più
«cittadini») l’obbligo individuale di pagare un prezzo che consenta ai
produttori/distributori di acqua, ormai prevalentemente privati ovunque, di
recuperare i propri costi, compreso il profitto! Inaccettabile. L’economia dei
diritti umani può fondarsi solo sul principio della responsabilità finanziaria
collettiva attraverso una fiscalità equa e ridistributiva e/o il cooperativismo
solidale. Gli attuali brevetti sono i becchini dei beni comuni pubblici e della
socialità.
I poteri pubblici hanno perso il controllo della politica della vita a vantaggio
delle grandi imprese e dei gruppi finanziari. Lo Stato non possiede più la
sovranità/responsabilità effettiva in materia. La sovranità/dominio è diventata
appannaggio dei soggetti economici e high-tech mondiali, globali, privati.
Emblematico è il caso della gestione della pandemia di COVID-19. Forti dei loro
brevetti sui vaccini, le aziende farmaceutiche hanno fatto il bello e il cattivo
tempo, con disprezzo per la salute e la vita di centinaia di milioni di esseri
umani, attraverso il loro ostinato e vergognoso rifiuto di accettare una
sospensione temporanea dell’applicazione delle norme sui brevetti relativi agli
organismi viventi,. Ciò, ” nonostante le richieste di paesi come l’India, il
Brasile, l’Africa e altri paesi rappresentanti oltre 3 miliardi di persone! Una
violenza cinica. I brevetti hanno notevolmente ridotto a brandelli gli spazi di
libertà e di giustizia e hanno svuotato di significato lo spazio della
democrazia. Per due secoli, gli Stati Uniti si sono considerati un paese
altamente democratico in nome della libertà. Non c’è democrazia in un sistema
che ha trasferito il potere politico a potenti oligarchie private.
Alla luce di quanto sopra, è sorprendente e inaccettabile che la questione dei
brevetti non sia tornata a essere una parte fondamentale dell’agenda politica
mondiale, anche nell’era della rivoluzione dell’intelligenza artificiale. La
straordinaria e potente enciclica di Papa Leone XIV «Magnifica Humanitas»
costituisce una formidabile e necessaria critica sistemica a livello etico e dei
valori fondamentali delle civiltà umane delle visioni e politiche dominanti
attualmente nel campo dell’IA. il Papa ha posto l’accento in primo luogo sulla
dimensione delle credenze ontologiche e della responsabilità concreta. Si è
schierato, a ragione, a favore dell’idea che la tecnologia non sia affatto
neutra. Forse anche solo un breve accenno alla centralità politica e sociale dei
brevetti sul vivente e sulla conoscenza avrebbe contribuito a riportare i
dibattiti sull’IA sugli aspetti economici e giuridici.
Il dibattito, nonostante tutto, esiste, grazie all’impegno di numerose
associazioni contro le politiche dei poteri pubblici e, soprattutto, alle lotte
dei popoli indigeni che rimangono i grandi difensori dei diritti umani e dei
popoli, nonché della Madre Terra.
Modificare l’attuale regime dei brevetti sarà difficile da realizzare in pochi
anni. La storia dimostra che ogni trasformazione radicale nel senso della
giustizia, della libertà collettiva, della democrazia, della solidarietà e della
pace è stata difficile, ma che grazie alla perseveranza, alla pazienza e al
coraggio, tali trasformazioni radicali sono state ottenute.
P.S. Oso dedicare queste riflessioni alla memoria di Jean Ziegler, che ci ha
lasciati proprio questo mese. Jean è stato uno dei critici più rigorosi,
convinti e incisivi a livello mondiale del dominio, dell’ipocrisia e della
perfidia dei potenti, a partire dal proprio Paese e dai suoi grandi gruppi
economici e finanziari come Nestlé, il sistema bancario svizzero… Ha denunciato
con coraggio, sulla base di una ricca documentazione dei fatti, i «padroni del
mondo», sia privati che pubblici, che considerava i principali responsabili del
massacro mondiale legato alla fame e alla malnutrizione. Possa la memoria viva
della sua persona e delle sue opere attraversare le generazioni per molto tempo.
Note
(1) Certamente, la stragrande maggioranza della legislazione in vigore negli
Stati membri è di origine europea, ma il potere di iniziativa legislativa spetta
alla Commissione europea e non al Parlamento europeo. La Commissione non è
paragonabile a un governo federale di uno Stato federale europeo. È un organo
politico esecutivo soggetto alle decisioni degli Stati dell’Unione. Dal punto di
vista istituzionale, la Commissione è, ad oggi, un’entità originale e complessa,
che tende piuttosto verso una configurazione burocratica potente ed esecutiva,
dotata di poteri considerevoli ma che rimane sotto il controllo politico degli
Stati più forti.
(2)https://www.pressenza.com/fr/2025/05/au-nom-de-qui-et-de-quoi-arreter-la-domination-et-linjustice/
(3) https://www.mitterrand.org/gorbatchev-et-la-maison-commune.html
(4) « The Technological Republic, in brief », post sull’account X di Palantir,
18 aprile 2026. Il libro nella sua versione integrale è stato pubblicato nel
2025. Cfr. Alexander C. Karp, Nicholas W. Zamiska ka, The Technological
Republic: Hard Power, Soft Belief, and the Future of the West, febbraio 2025
(5) https://ecosociete.org/livres/letat-aux-orties, L’Etat aux orties.
Mondialisation de l’économie et rôle de l’Etat, a cura di Sylvie Paquerot,
prefazione di Riccardo Petrella, Editions Ecosociété, Montréal, 1996 (30 anni
fa).
(6) SNDS, Sustainable Development Report 2026, https://dashboards.sdgindex.org/
(7)https://www.pressenza.com/fr/2025/06/lalignement-la-nouvelle-strategie-europeenne-de-la-resilience-dans-le-domaine-de-leau/
(8) https://www.lemonde.fr/archives/article/1980/06/18/
la-cour-supreme-decide-de-breveter-une-bacxtérie-transformee_2805226_1819218.html?srsltid=AfmBOop3P4ReIFbbBymMEM_twU0E9eut9hL1e-E9aq_nzxjiXV975uDG.
Articolo pubblicato il 18 giugno 1980
(9) https://supreme.justia.com/cases/federal/us/447/303/Diamond v. Chakrabarty,
447 U.S. 303 (1980)
Riccardo Petrella