Tratta: ripensare il principio di non punibilità
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Alma Mater Studiorum Università di Bologna
Dipartimento di Scienze giuridiche
Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
LA NON CRIMINALIZZAZIONE DELLA VITTIMA DI TRATTA: COME RIPENSARE IL RAPPORTO
AUTORE-VITTIMA ALLA LUCE DEL PRINCIPIO DI NON PUNIBILITÀ
Tesi di laurea magistrale in immigrazione: profili di diritto penale sostanziale
e
processuale
Tesi di laurea di Caterina Mazzullo
(2024-2025)
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INTRODUZIONE
È quando il mondo dorme che si generano i mostri. Di mostri ne abbiamo già
parecchi, tra noi. Prima di tutto, la nostra indifferenza.
Quando sono in gioco vite umane, l’imparzialità diventa un dovere
che ci costringe a metterci dalla parte del diritto, della giustizia e delle
vittime.
Francesca Albanese
Nel corso degli ultimi decenni, la disciplina dell’immigrazione è stata
progressivamente riorientata alla luce di esigenze di controllo dei confini,
sicurezza pubblica e contrasto dell’irregolarità. Tale evoluzione ha favorito
una sempre più stretta integrazione tra politiche migratorie e diritto penale,
con l’effetto di attribuire rilevanza sanzionatoria a condotte che, in origine,
erano perlopiù ricondotte a mere violazioni amministrative.
In questa prospettiva, l’ordinamento italiano mostra un orientamento sempre più
marcato verso la criminalizzazione della condizione di straniero irregolare, con
particolare riguardo alle fattispecie che prescindono dalla commissione di
ulteriori reati e che assumono quale elemento centrale la sola irregolarità
della presenza sul territorio.
All’interno di questo quadro si collocano alcune disposizioni del Testo unico
sull’immigrazione che, nel tempo, hanno contribuito a delineare un impianto
repressivo particolarmente incisivo.
L’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale, l’inasprimento delle
sanzioni per l’inosservanza dell’ordine di allontanamento, la disciplina
relativa all’uso di documenti falsi, alla mancata esibizione dei titoli di
soggiorno, alla cessione di immobili a stranieri irregolari e alle ipotesi di
favoreggiamento dell’immigrazione clandestina compongono un sistema nel quale la
dimensione penale assume un ruolo centrale nella gestione del fenomeno
migratorio.
Ne deriva una tensione costante tra l’esigenza di tutela dell’ordine pubblico e
la salvaguardia dei diritti fondamentali della persona, tensione che impone di
interrogarsi sulla compatibilità di tali scelte normative con i principi
costituzionali di uguaglianza, ragionevolezza, colpevolezza e proporzionalità
della pena.
In quale modo, dunque, può essere collocato lo straniero all’interno di questo
sistema e in quale chiave va interpretata la sua posizione?
Lo straniero viene spesso ricondotto alla sola figura dell’autore di un
illecito, secondo una logica che attribuisce alla sua irregolarità un autonomo
criterio di rilevanza penale. Tuttavia, l’esperienza dei fenomeni migratori
evidenzia come la medesima persona possa trovarsi, in numerose circostanze, in
una condizione di marcata vulnerabilità, esposta a forme di sfruttamento,
coercizione e abuso.
Da ciò deriva l’esigenza di affiancare alla prospettiva repressiva una lettura
attenta alla dimensione vittimologica, capace di mettere in evidenza il duplice
ruolo che lo straniero può assumere nel contesto delle migrazioni irregolari: da
un lato, soggetto destinatario dell’intervento sanzionatorio penale; dall’altro,
persona in condizione di vulnerabilità e, in quanto tale, meritevole di adeguata
protezione.
In tale quadro si collocano le questioni relative alla tratta di esseri umani,
al traffico di migranti e alle forme di sfruttamento connesse ai flussi
irregolari.
La distinzione tra trafficking e smuggling, pur nella frequente sovrapposizione
pratica, resta essenziale per comprendere la diversa natura delle condotte, il
ruolo dei soggetti coinvolti e le modalità attraverso cui l’ordinamento tenta di
rispondere a fenomeni che, oltre al profilo criminale, implicano condizioni di
particolare esposizione al rischio e allo sfruttamento. Lo status di straniero
diviene il fulcro delle dinamiche di crimmigration ed espone il soggetto a una
condizione di vulnerabilità giuridica.
L’analisi di tali profili consente di porre in luce il delicato intreccio tra
crimmigration e victimmigration, evidenziando il passaggio da una logica
centrata quasi esclusivamente sulla repressione a un approccio che dovrebbe
valorizzare maggiormente la protezione della vittima e la tutela effettiva dei
diritti inviolabili.
In questo senso, lo straniero può trovarsi al tempo stesso oggetto di
incriminazione e vittima di sfruttamento, coercizione o tratta, rendendo
necessario interrogarsi sulla tenuta di un modello che, nel perseguire finalità
di controllo e deterrenza, rischia di comprimere le garanzie sostanziali e di
oscurare la dimensione umana dei fenomeni migratori.