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‘Palestina 36’: dal 3 settembre al cinema
Diretto da Annemarie Jacir, una delle voci più importanti del cinema palestinese contemporaneo, il film racconta la Grande Rivolta contro il Mandato britannico iniziata nel 1936, un momento decisivo nella storia della regione e alle origini della resistenza palestinese moderna. In Italia viene proposto con il patrocinio di Assopace Palestina, Amnesty International Italia e Nazra Palestine Short Film Festival. Lo annuncia il team Wanted Cinema: PALESTINA 36 prova a riportare profondità storica e memoria dentro un dibattito che oggi spesso si concentra solo sul presente, senza il tempo necessario per comprendere le origini e la complessità degli eventi. Il suo protagonista è Yusuf, interpretato da Karim Dawud Inaya, che abita in un paese di campagna e lavora a Gerusalemme, dove mentre i villaggi rurali si ribellano al dominio coloniale britannico si respira grande irrequietudine. Lui aspira a un futuro tranquillo, ma la storia è inesorabile. All’aumentare di immigrati ebrei in fuga dalla persecuzione in Europa e al crescere della rivolta dei palestinesi contro l’impero inglese la situazione precipita, e lo trascina… La regista, Annemarie Jacir, da anni racconta memoria, identità, esilio e appartenenza con uno sguardo profondamente umano. I suoi film sono stati presentati nei principali festival internazionali e tutti i suoi lungometraggi sono stati selezionati come candidature ufficiali della Palestina agli Oscar®. Tra i personaggi di Palestina 36, spiccano le figure storiche dell’inglese Arthur Grenfell Wauchope, dal novembre 1931 al marzo 1938 l’Alto Commissario per la Palestina e la Transgiordania, e dell’irlandese Charles Tegart, ufficiale di polizia in servizio nelle colonie indiane e nel protettorato in Palestina, dove giunse nel dicembre 1937, rispettivamente interpretati da Jeremy Irons e Liam Cunningham. Il regista di NO OTHER LAND, il Basel Adra, ha evidenziato: «Questo film è fondamentale perché ci mostra le radici di ciò che sta accadendo oggi a Masafer Yatta. Ci ricorda che quello che vediamo non è un episodio isolato, ma parte di una storia che continua da decenni». Il 3 settembre a Bergamo, Esterno Notte, a Milano, Arianteo Citylife, a Padova, CUC Arena Estiva, e a Reggio Emilia, Ex Arena Stalloni. Successivamente, l’8 settembre, a Modena, Supercinema. E prossimamente a… https://www.wantedcinema.eu/en/article/palestina-36 > Abbiamo appena appreso che non saremo noi a distribuire in Italia il nuovo > film di Yuval Abraham e Rachel Szor, nonostante avessimo fortemente desiderato > proseguire il percorso iniziato insieme con No Other Land. È una notizia che > ci addolora, soprattutto perché, quando No Other Land è arrivato da noi, > nessuno era disposto a correre il rischio di distribuirlo. Noi ci abbiamo > creduto fin dall’inizio: nel film, nei suoi autori e nell’urgenza di ciò che > raccontava. Con passione, coraggio e un enorme lavoro abbiamo costruito, > insieme a voi, uno straordinario percorso culturale, umano e professionale. > > Ci amareggia constatare che tutto questo abbia finito per pesare > meno della forza economica di un’offerta. Sappiamo che il cinema è anche un > mercato, ma continuiamo a credere che non possa essere soltanto un mercato. > La fiducia, la continuità, le relazioni costruite nel tempo e la fedeltà a > certi temi e a un certo modo di fare cinema dovrebbero avere un valore che va > oltre il puro profitto. > > Noi, però, andiamo avanti, ancora più convinti di questa idea di cinema. > Dedicheremo anima e corpo a Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio, di cui > abbiamo deciso di anticipare l’uscita al 10 settembre. > > Un film che sentiamo oggi ancora più urgente e necessario, e che avrà > un’introduzione speciale di Basel Adra, premio Oscar per No Other Land. > > Vi chiediamo quindi, ancora una volta, di essere al nostro fianco e di > aiutarci a dare a Palestina 36 tutta la visibilità, l’attenzione e la forza > che un film così importante merita. > > Se volete aiutarci a promuovere il film nella vostra comunità, organizzare > iniziative o semplicemente diffondere l’invito, potete contattarci scrivendo > a eventi@wantedcinema.eu > > il team Wanted Cinema Redazione Italia
September 1, 2026
Pressenza
Carteinregola aderisce all’appello contro il DDL antisemitismo basato sulla definizione IHRA
Il 9 settembre andrà in discussione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera il Disegno di legge n. 1004 “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo” che vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance) (1), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita. Il ddl o si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante. Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia. Carteinregola aderisce all’appello e alla manifestazione promossi dalla Rete #NoBavaglio e sottoscritto da decine di realtà, tra le quali Amnesty International Italia, Arci, Articolo 21, ANPI Roma, Assopace Palestina,  CGIL Roma e Lazio, FLC-CGIL e molti altri. Vai alla pagina del Senato con l’iter e i materiali del Disegno di legge n. 1004 scarica: * Testo DDL 1004 ( PDF) * Relazione 1004, 1575, 1627, 1722, 1757, 1762 e 1765-A ( PDF) * Testo approvato 1004 (Bozza provvisoria) ( PDF) * Fascicolo emendamenti n. 1 ( PDF) APPELLO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO BASATO SULLA DEFINIZIONE IHRA : IL 9/09 RIPRENDE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI (note di Carteinregola) PRESIDIO-MARATONA DAVANTI A MONTECITORIO PER CHIEDERE LO STOP DELLA NORMA LIBERTICIDA Il ddl Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance) (1), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita. Questo significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese – denunciato anche dall’Onu circa un anno fa – della pulizia etnica e dell’apartheid. Opporsi al DDL significa prendere sul serio l’antisemitismo e il suo riemergere nel presente in varie forme, anche violente, e credere che sia necessario contrastarlo con strumenti di lotta e solidarietà efficaci, proteggendo al contempo lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue politiche. Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante. Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia. L’Italia sarebbe quindi il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato. A questi si aggiungono, tra i primi ad averla adottata in Europa ma con provvedimenti non vincolanti, Austria (tramite delibera del Consiglio dei Ministri) e Regno Unito (dichiarazione politica del Primo Ministro e dichiarazione scritta ministeriale). Si costruisce così un quadro che legittima misure sempre più repressive che minaccia direttamente le organizzazioni e ong impegnate nella denuncia della violazione dei diritti umani, le associazioni, i movimenti che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese e in generale tutte/i le/gli attiviste/i, militanti, cittadine/i, studentesse e studenti e tutti i movimenti per la Palestina e le campagne di boicottaggio come BDS, che in questi mesi a milioni sono scese/i in piazza e si sono mobilitate/i e si mobilitano sempre più in difesa dei diritti umani, civili e politici in Palestina e della libertà di espressione, diritto di critica e la libera informazione. Il ddl Antisemitismo mette a rischio insegnanti, docenti universitari, ricercatori, giornalisti, operatori culturali e artisti, associazioni sportive e atleti, che potrebbero essere accusati di antisemitismo semplicemente per analizzare, raccontare o denunciare le politiche israeliane e il genocidio in corso o per azioni non violente di boicottaggio di Israele. La definizione IHRA inclusa nelle “Linee guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola” sta già esercitando forti pressioni contro insegnanti e docenti universitari che hanno subito provvedimenti e accuse di antisemitismo. Colpisce anche quei gruppi ebraici e internazionali che, proprio partendo dalla memoria dell’antisemitismo e dell’Olocausto, si oppongono apertamente al genocidio del popolo palestinese, alle politiche di apartheid (definite tali dalla Corte internazionale di giustizia) e alle politiche del governo Netanyahu. In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme (2), che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando  la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica. Serve una mobilitazione nazionale per fermare una norma che confonde deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le leggi già esistenti in modo  che combattano davvero ogni forma di razzismo senza diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane del governo israeliano. CHIAMIAMO IL MONDO DELLA CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ, RICERCA, INFORMAZIONE, ARTE, SPORT, TUTTE LE REALTÀ SOCIALI, CULTURALI, SINDACALI, POLITICHE DAVVERO DEMOCRATICHE A FARE FRONTE COMUNE Per una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma di odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni. A tal fine è bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl Antisemitismo. SERVE UNA PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA Una maratona di interventi davanti a Montecitorio il 9 settembre 2026, giorno in cui è prevista la votazione del ddl in Commissione Affari Costituzionali della Camera. Una pressione sul Parlamento per fermare una legge che minaccia la democrazia e la libertà di parola. 29 agosto 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com IN CALCE l’lelenco delle ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (In aggiornamento) NOTE (1) La definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance) vedi Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/International_Holocaust_Remembrance_Alliance (2) La Dichiarazione di Gerusalemme sull’Antisemitismo (da assopacepalestina 1 Aprile 2021) ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (in aggiornamento) ADIF(Associazione Diritti e Frontiere) Agorà  Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese Alkemia aps Artists for Gaza ANPI Roma ANPI sezione Don Pappagallo Rioni Esquilino, Monti, Celio (Roma) ANPI Milano Stadera Gratosoglio Amnesty International Italia Arci Arci Roma Articolo 21 Artisti #NoBavaglio  Associazione Inclusiv3 APS ETS Associazione I.t.a.c.a. Associazione culturale Liguria-Palestina Associazione Memorie & Progetti di Pieve Ligure Assopace Palestina  Associazione Stampa Romana Attac Italia AVS – Alleanza Verdi e Sinistra BDS Italia  Campagna “Ponti e non muri” Pax Christi Italia Carovane Migranti  CarteinRegola Catanesi solidali col popolo palestinese Catania NoFrontex  CdR La Repubblica  Centro Studi Sereno Regis (Torino) CNADU – Camera Nazionale Avvocati dei Diritti Umani Cobas Roma Cobas Scuola Terni Comitato di solidarietà con la Palestina in terzo Comitato Monteverde per la Pace Comitato un Aiuto per la Palestina  Comitato Pace Alto Canavese Comitato per la Palestina di Pordenone Confederazione Cobas Firenze Confederazione Cobas Umbria ControCorrente Lazio Coordinamento Scuole per la Palestina – Pistoia Coordinamento per l’Unità dei Comunisti  Coordinamento CNR contro la guerra CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione e per la Democrazia) CRS (Centro per la Riforma dello Stato) CGIL Roma e Lazio FLC-CGIL Cambiare Rotta Disability Pride Network  Disarma EPR4Palestine (Enti Pubblici di Ricerca per la Palestina) FNSI – Federazione Stampa Italiana  Fondazione Pangea Forum Pace e disarmo Sinistra italiana Lazio Gaza Last Day – Ultimo giorno di Gaza Giovani Democratici Roma Giuristi Democratici Global Sumud Flotilla Global Sumud Flotilla – Lazio Gruppo Pensionati Vanchiglietta APS (Torino) IOCISTO-illustrAZIONI Kairos Kritica La carovana dei pacifici La Scuola per la Palestina L3A (Laboratorio Ebraico Antirazzista) Libere Cittadine per la Palestina Mai indifferenti – voci ebraiche per la pace Mamme Narranti MoveOn Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente Movimento Omosessuale Sardo ODV Movimento Studenti Palestinesi Newrg (New Weapons Research Group) Genova Network Giovani M5S Operatori dell’Informazione per Gaza OSA Osservatorio contro la Militarizzazione nelle scuole Parliamo di Socialismo PCI – Partito Comunista Italiano Partito della Rifondazione Comunista Per non dimenticare – OdV Potere al Popolo Pressenza – Agenzia stampa per la Pace e la Nonviolenza Presidio Palestina Montecitorio  Procida per una Palestina libera Radio Bullets Rete della Conoscenza Roma Rete #digiunogaza Rete del Dissenso Rete Giornalisti per la Costituzione  Rete Italiana Pace e Disarmo  Rete Italia-Palestina gemellaggi scuole  Rete #NoBavaglio Rete NoWar Rete dei Numeri Pari Rete Pistoia Palestiina Rete Radiè Resch Rete dei Preti contro il genocidio Rete RUP – Ricerca e Università per la Palestina Roma sa da che parte stare Roma Tre Etica Rossosispera Associazione Culturale Sanitari per Gaza Roma Saptejah (Associazione Culturale)  Scuola per la Pace Torino e Piemonte Sinistra Anticapitalista  Sinistra Anticapitalista Roma Sinistra Italiana Roma e Provincia Stop Rearm Italia Tetes de Bois Tikkun – Diaspora Ebraica Decoloniale Transform Italia Uds Roma UISP Un’altra idea di mondo Un Ponte Per Unione degli universitari  Unione Sindacale di Base Valsesia per la Palestina Venice4Palestine Voci per la Palestina 100 porti 100 città Torino – GL in supporto alla Freedom Flotilla Italia
August 29, 2026
carteinregola
DDL ANTISEMITISMO: un rischio per libertà di critica e d’espressione. Che fare…
All’incontro online in svolgimento stasera, 30 luglio alle 21, intervengono rappresentanti di BDS, Giuristi Democratici, Amnesty International Italia, Un ponte per, Rete dei Presidii per Gaza e Transform Italia. Saranno presenti alcuni dei parlamentari che stanno seguendo l’iter legislativo e parteciperanno operatori dell’informazione, della scuola, delle associazioni e delle ong. Un’iniziativa di carattere informativo e operativo, promossa dalla Rete No Bavaglio insieme a Pressenza e con Anbamed per comprendere le conseguenze del ddl antisemitismo sulle varie attività e realtà della vita democratica in Italia: “La Rete No Bavaglio esprime forte preoccupazione e contrarietà rispetto al disegno di legge sul contrasto all’antisemitismo, alle ultime battute dell’iter in Commissione Affari Costituzionale alla Camera, che rischia di essere approvato nel silenzio generale senza alcuna possibilità d’intervento rispetto al testo licenziato dal Senato lo scorso marzo – spiega il comunicato divulgato il 23 luglio scorso – Un ‘golpe estivo’ che restringerà ancora di più lo spazio civico in Italia e comprometterà la libertà d’espressione e di dissenso. Ci appelliamo a tutte le forze democratiche affinché intervengano per scongiurare l’ennesima legge bavaglio e un’ulteriore deriva autoritaria nel nostro Paese…”. DDL ANTISEMITISMO: perché è un rischio per libertà di critica e d’espressione. E cosa fare: appuntamento stasera, giovedì, 30 luglio alle h 21 su https://meet.google.com/qci-znzd-soc Insieme a Luciano Cerasa della Rete No Bavaglio, Olivier Turquet per Pressenza e Farid Adly per Anbamed, intervengono i giuristi Antonello Ciervo, Giordana De Vendictis e Ugo Giannangeli di Giuristi Democratici, Ilaria Masinara di Amnesty International Italia (Dissenso sotto attacco: cambiare la Legge 54/2026), Livia di BDS Italia; Roberta Parrovano di La scuola per la Palestina, Ada Montellanico di Voci per la Palestina e Luca Gabrielli di Un Ponte per e partecipano i deputati Filiberto Zaratti (Avs) e Alfonso Colucci (M5S). Redazione Italia
July 30, 2026
Pressenza
La 29ª edizione di “Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty”
Il programma che unisce musica e diritti umani, quest’anno all’insegna dello slogan “Fai sentire la tua voce” e in svolgimento dal 23 al 26 luglio nel centro storico di Rovigo, presentato insieme alla madrina della rassegna, la sociologa Barbara Moussier, docente all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e autrice del libro “Il valore sociale dei festival. La creatività comunicativa”. «La musica non è mai stata neutrale – ha evidenziato il direttore artistico del festival, Michele Lionello, alla conferenza stampa – Storicamente ha anticipato i cambiamenti sociali, ha abbattuto muri e ha dato voce a chi non l’aveva. Nel progettare questo programma, abbiamo scelto di mettere al centro due forze rivoluzionarie spesso confinate ai margini dell’industria mainstream: le giovani generazioni e le donne. Non si tratta di una quota da rispettare, ma di una scelta artistica radicale. Le artiste che saliranno sul nostro palco portano visioni del mondo inedite, linguaggi dirompenti e una capacità unica di decodificare il presente. Dare spazio ai giovani talenti significa investire sul futuro della cultura, garantendo che le storie di domani siano plurali, inclusive e libere da vecchi stereotipi». Accanto alle esibizioni dei big e degli otto semifinalisti della sezione emergenti, l’evento trasformerà la città in uno spazio di consapevolezza attraverso dibattiti, mostre e performance. I temi di quest’anno spazieranno dalla condizione carceraria italiana al gender gap, dal ruolo del giornalismo nei conflitti alla criminalizzazione della solidarietà, fino ai genocidi e al people power. Inizia giovedì 23 luglio alle 11 con le inaugurazioni delle mostre e degli allestimenti: * Polarights – Il glossario dei diritti umani – un’installazione collettiva concepita e progettata dal corso Design per i diritti umani del Politecnico di Milano * Geometrie di speranza: colori oltre il conflitto – collettiva di pittura di artisti del territorio: Martina Siviero, Giancarlo Gulmini, Christian Bergantin, Giacomo Ditano, Luigi Milani, Orianna Astolfi, Marym Amir, Carla Berneccoli, Claudio Tiberto, Fatmira Bardetti * Essere popolo senza confini – Nostra patria è il mondo intero? – mostra fotografica Prosegue con lo svolgimento del ciclo di eventi e incontri sul tema Il carcere in piazza, la piazza in carcere: – alle 17:30  il dibattito Arte oltre le mura: Esperienze creative in carcere con Roberta Ghidelli, Michele De Lucia, Marco Venturoli e Milena Gammaitoni, coordina Giorgia Brandolese – alle 19 il concerto della Magicaboola Brass Band riservato ai ragazzi detenuti La giornata si conclude la travolgente parata musicale itinerante della Magicaboola Brass Band. Venerdì 24 giugno – alle 11 è presentato il progetto “Horizon – percorsi creativi del territorio” dedicato ai summer camp per i giovani detenuti. – alle 17:30 è proposto il dibattito sul tema Colmare il divario: strategie, diritti e prospettive per la parità di genere, con Cristina Sciacca, Roberta Giallo, Alessandra Sguotti, Clara Stella, Carolina Bertolaso e Roberta Cusin. Alle 19 va in scena Love Bombing – I Mille Volti della Manipolazione Psicologica, il concerto-reading con Roberta Giallo e Cristina Sciacca. Alle 21:30 inizia la prima semifinale del Premio Amnesty Emergenti, in cui concorrono e si esibiscono Capabrò (Lavorare fa schifo), Tizio Bononcini (Uomo macho), Pellegatta (Stella lontana) ed Elisabetta Gagliardi (Toc Toc chi bussa), Vincenzo Fasano presenta un estratto dallo spettacolo Padre Terra – L’ego non è sostenibile e partecipa Dente, uno dei cantautori più apprezzati della scena indie italiana. Sabato 25 luglio sono proposti – alle 11:30 la presentazione del libro Siria, il giorno dopo, con l’autrice Asmae Dachan e Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia – alle 17:30 il dibattito sul tema Testimone di verità: il ruolo del giornalismo nel racconto delle violazioni dei diritti umani, con le giornaliste Asmae Dachan, Aya Ashour, Jainina Cesar e Stefania Battistini insieme a Riccardo Noury – alle 19 l’aperitivo musicale con Giovanni Segreti Bruno, vincitore del Premio Amnesty International Italia Emergenti 2025 – partire dalle 21.30 la seconda semifinale del concorso, in cui si sfidano Sue (Non ti volevo fare male), I Marilyn (Arca di Noè), Esdra (Destà) e Diletta Fosso (Bruciate tutto), Giovanni Segreti Bruno presenta il nuovo singolo (Scacciapensieri) e si esibisce Francamente, talentuosa artista torinese tra cantautorato ed elettronica, che mette al centro della sua musica queerness e attivismo. Domenica 26 luglio saranno svolti – alle 11 la presentazione del libro Genocidi con Antonio Marchesi e Riccardo Noury  – alle 17:30 il dibattito sul tema La criminalizzazione della solidarietà verso le persone migranti e la proiezione del cortometraggio La solidarietà non è un reato su Seán Binder, per la regia di Valeria Solarino – alle 19 l’aperitivo musicale con Agnese Valle, vincitrice del Premio della Critica 2020 Voci per la libertà che presenta l’album e spettacolo I miei uomini – alle 21:30 la finale del concorso con l’esibizione dei 5 migliori semifinalisti all’assegnazione del Premio Amnesty nelle sezione emergenti, del Premio della Critica e del Premio Giuria Popolare e di due dei finalisti del Premio Amnesty, sezione Big, Ibla in gara con il brano Rituale, che fonde folk siciliano ed elettronica in chiave politica, e Murubutu & Moon Jazz Band in gara con Minuscola, un progetto inedito in cui l’hip-hop incontra le origini rivoluzionarie del jazz. A presentare le tre serate saranno Savino Zaba (Conduttore RAI), Manola Borgato (Radio Kappa) e Carmen Formenton (Voci per la Libertà). Tutti gli eventi del festival sono ad ingresso libero e gratuito. Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty è un’iniziativa organizzata dall’Associazione Voci per la libertà APS, realizzata in collaborazione con i partner tecnici Tecnofire, ARS audio & light, Press4All, Birrificio Vojo, Gelateria Godot, Mei – Meeting degli Indipendenti, Rete dei Festival, Studioartax, IdeeGrafiche, Centro Documentazione Polesano, Musica nelle Aie, Premio la Mia Terra, Monferr’Autore Festival e con il sostegno di Amnesty International Italia, Circoscrizione VTAA di Amnesty International, Comune di Rovigo, CGIL Rovigo, SPI Cgil Veneto, CAF Cgil, CISL Padova e Rovigo, CAF CISL, IRSAP Foundation, Caritas Diocesana di Adria-Rovigo, Enaip Veneto, progetto “GET – Gender Equality Thinking”, progetto “Dentro e fuori”, sostenuta da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, finanziata tramite fondi dell’8×1000 della Chiesa Cattolica e promossa dai media partner OPS Group, FunnyVegan, ViaVaiNet, Noise Symphony, Indieffusione, Radio Popolare, Radio 41, Radio Elettrica, Radio BlueTu, Radio Kappa e Rovigoinfocittà. Redazione Italia
June 23, 2026
Pressenza
Amnesty International: il 18 giugno in piazza per gli attivisti GSLC detenuti in Libia
Amnesty International continua a chiedere alle Forze armate arabe libiche, le autorità de facto della Libia orientale e meridionale, di scarcerare le dieci persone appartenenti al Convoglio di terra Global Sumud dal 24 maggio detenute arbitrariamente in Libia esclusivamente per aver tentato di portare aiuti nella Striscia di Gaza durante il perdurante genocidio portato avanti da Israele. Dopo un periodo di sparizione forzata compreso tra due e nove giorni, le persone arrestate, tra le quali Leonarda Alberizia e Domenico Centrone sono state interrogate dalla procura e indagate per “assembramento non autorizzato”. Un’udienza che avrebbe dovuto svolgersi il 9 giugno è stata rinviata. Le preoccupazioni per il prolungamento delle indagini e per le condizioni di salute delle persone detenute in Libia hanno spinto Amnesty International Italia a proseguire la mobilitazione in loro favore. Giovedì 18 giugno i gruppi locali dell’organizzazione insieme alla Global Sumud Flottilla e ad altre organizzazioni (tra cui AOI, ARCS, CGIL, CISS, COSPE, Emergency, Rete Italiana Pace e Disarmo e Greenpeace), saranno in piazza per chiedere alle autorità libiche e ai governi di cui hanno la nazionalità la loro immediata scarcerazione. A Roma l’azione si svolgerà in piazza dei Cinquecento alle ore 18.30. Contemporaneamente, si svolgeranno iniziative a: * Bari, piazza Libertà alle 18:30 * Bisceglie, via Nazario Sauro alle 19  * Bologna, piazza Nettuno alle 18:30 * Forlì, piazza Ordelaffi alle 18:15 * Lecce, piazza S. Oronzo alle 18:30 * Milano, piazza Duomo alle 18:30 * Molfetta, corso Umberto I (altezza Sacro Cuore) alle 18:30 Inoltre nei giorni seguenti a Caserta – 19 giugno, ore 18:15 Lucca – 19 giugno, ore 17:30 in p.le Verdi (corteo 100 porti 100 città) Palermo – 22 giugno, ore 21 in p.za Giuseppe Verdi (davanti al cinema) Amnesty International
June 16, 2026
Pressenza
Alba Bonetti, presidente di Amnesty International Italia: “Le nuove normative europee sui migranti rappresentano una grave violazione dei diritti umani”
In un mondo in cui quasi due miliardi di uomini, donne e bambini (un essere umano su quattro) vivono in situazioni di conflitto e di grave crisi e pericolo, l’Unione Europea e il governo italiano attraverso nuove normative “dichiarano guerra” ai migranti con un’inedita stretta che ne riduce drasticamente i diritti umani e civili, considerati pilastri dei valori condivisi nella Dichiarazione universale dei diritti umani, redatta dall’Onu all’indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale. Ne parliamo con Alba Bonetti, presidente di Amnesty International Italia. Il primo dato che salta agli occhi è il numero di europarlamentari che ha approvato il “giro di vite” contro i migranti: 389 voti a favore, 206 contrari e 32 astensioni. Un voto che segna un’alleanza tra Popolari e Destra su uno dei temi più sensibili. Un elemento che non fa ben sperare per la tutela dei diritti umani, a maggior ragione in una fase storica in cui il moltiplicarsi delle guerre crea altri milioni di profughi. Il voto sul cosiddetto “Regolamento rimpatri” è il segnale della crescente tendenza verso politiche escludenti e spietate in materia d’immigrazione, con ripercussioni preoccupanti per il giusto processo e per le procedure decisionali che devono essere basate sulle prove. Altro che ridurre le situazioni irregolari: queste proposte rischiano d’intrappolare un numero maggiore di persone in situazioni pericolose. Il Parlamento Europeo ha dato via libera all’aumento di requisiti sproporzionati, sanzioni e limitazioni nell’ambito delle decisioni sui ritorni delle persone e all’espansione del ricorso alla detenzione per periodi ancora più lunghi e in contrasto con gli standard internazionali sui diritti umani. Sicuramente l’instabilità politica e le crisi climatiche spingono milioni di persone nel mondo a spostarsi in cerca di condizioni di vita migliori. E spesso sono costrette a farlo in condizioni che mettono a rischio la loro vita e quella dei loro figli. Secondo l’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati (Unhcr)[1] a metà dal 2025, ultimo periodo di riferimento, 117,3 milioni di persone erano state costrette ad abbandonare le proprie case in tutto il mondo a causa di persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani o eventi che hanno gravemente turbato l’ordine pubblico. Tra queste vi erano quasi 42,5 milioni di rifugiati. Inoltre, vi erano 67,8 milioni di sfollati all’interno dei confini dei propri Paesi (sfollati interni) e 8,42 milioni di richiedenti asilo. Vi sono anche 4,4 milioni di apolidi, a cui è stata negata la cittadinanza e che non hanno accesso a diritti fondamentali quali l’istruzione, l’assistenza sanitaria, l’occupazione e la libertà di movimento. Un altro elemento critico riguarda l’aumento dei Paesi definiti “sicuri”. Può spiegarci cosa comporta per la persona migrante il fatto di provenire da Paesi considerati sicuri? Il 10 febbraio 2026 il Parlamento Europeo ha approvato le norme che modificano il concetto di “Paese terzo sicuro” e introducono una lista comune di “Paesi di origine sicuri”. Applicando il concetto di “Paese terzo sicuro”, gli Stati membri possono dichiarare inammissibili richieste di asilo senza esaminarle nel merito ed eseguire trasferimenti forzati delle persone richiedenti asilo verso Paesi coi quali non avranno alcun legame o attraverso i quali saranno meramente transitati. Viene cancellato anche l’effetto sospensivo dei ricorsi: le persone potranno essere sottoposte a trasferimento forzato ad appello in corso. Nella lista dei “Paesi di origine sicuri” sono compresi Bangladesh, Colombia, Egitto, Kosovo, India, Marocco e Tunisia. Le persone che hanno nazionalità di tali Paesi saranno ritenute non bisognose di protezione e subiranno procedure accelerate di asilo, venendo private in questo modo dell’esame individuale delle loro richieste. Il concetto di “Paese sicuro” è un’astrazione priva di qualsiasi base giuridica. Una richiesta d’asilo va analizzata alla luce della situazione specifica della persona richiedente, non valutando la sicurezza di un Paese in senso astratto. Come qualcuno ha fatto notare, con questo criterio la Germania degli anni ’30 avrebbe potuto essere considerata un “Paese sicuro” per i tedeschi “ariani”, ma non certo per gli ebrei tedeschi. Oggi ci sono Stati che puniscono l’omosessualità con il carcere o addirittura con la pena di morte: questi non sono “Paesi sicuri” per le persone omosessuali. Inoltre, sarebbe “sicuro” l’Egitto di Al Sisi, dove Giulio Regeni è stato sequestrato e ucciso e dove sono detenuti 60.000 prigionieri politici? Che fine fa il diritto d’asilo, dal momento che chi proviene da questi Paesi sarà sottoposto a procedure di rimpatrio accelerate? L’attacco al diritto d’asilo contenuto nelle norme votate a febbraio ha preceduto di poco le ulteriori misure punitive votate la settimana scorsa. Il Parlamento Europeo ha capitolato di fronte a decenni di campagne contrarie ai diritti umani, a partire da quelli delle persone migranti, richiedenti asilo e rifugiate. È un attacco al cuore dei principi fondamentali dell’Unione Europea, un’abdicazione all’impegno di proteggere i rifugiati e un incentivo agli Stati membri a concludere accordi con Paesi terzi per l’esternalizzazione della gestione delle domande d’asilo. La normativa votata nei giorni scorsi introduce pesanti novità per i migranti che “non collaborano” con gli ordini di espulsione. In particolare, il periodo di trattenimento passa da 18 a 24 mesi e si estende anche ai minori in genere e a quelli non accompagnati in particolare. Sarà quindi sovvertita completamente la tutela oggi garantita a bambini e ragazzi? Già oggi abbiamo casi di minori non adeguatamente tutelati. Gli adulti si spostano portando con sé i figli e nelle difficoltà che si incontrano sulle rotte terrestri e marittime, i minori e le donne sono i più vulnerabili. Molti sono anche quelli che si mettono in viaggio da soli. C’è il caso di tre persone detenute a Malta da sette anni, scappate dalla Libia nel 2019 su un gommone sovraffollato (all’epoca avevano 15, 16 e 19 anni). Quando l’imbarcazione iniziò a sgonfiarsi, furono soccorse da una nave cargo, intervenuta su richiesta dell’Unione Europea per assistere l’imbarcazione in difficoltà. Dopo il salvataggio, il comandante della nave tentò di riportare in Libia le persone soccorse, in violazione del diritto internazionale che impone di condurre le persone salvate in un luogo sicuro. Su richiesta disperata delle persone salvate, il comandante si diresse a Malta, dove le autorità accusarono i tre giovani di aver preso il controllo della nave con la forza. Sono stati quindi incriminati per reati gravi punibili con l’ergastolo secondo le leggi maltesi sul terrorismo e ancora oggi sono coinvolti in un procedimento giudiziario che non avrebbe mai dovuto essere avviato. Amnesty International esprime inoltre preoccupazione per le criticità procedurali e le lacune nelle indagini che hanno inciso sull’equità del processo, ad esempio la mancata convocazione di testimoni chiave, comprese altre persone soccorse. Nonostante l’assenza di prove di violenza, le autorità hanno continuato a sostenere accuse prive di fondamento legate al terrorismo. La gestione di questo caso da parte di Malta è segnata da una serie di gravi mancanze: a questi giovani (due dei quali minorenni al momento dell’arresto) è stato negato un processo equo e sono stati trattati come adulti, trascorrendo sette anni della loro vita in un limbo giudiziario, un periodo che avrebbero dovuto dedicare allo studio, al lavoro e semplicemente alla loro crescita, liberi dal peso di un procedimento penale. Questo è solo un esempio di violazione dei diritti dei minori migranti; l’inasprimento delle normative non può che peggiorare le condizioni di chi più dovrebbe essere tutelato. Un’altra novità importante riguarda la possibilità per i migranti di essere deportati in Paesi terzi anziché rimpatriati, anche in nazioni con cui la persona non ha mai avuto alcun legame. Cosa ne pensa? Con questo concetto di “Paese terzo sicuro” sarà più facile per gli Stati membri dichiarare inammissibili le domande di asilo, senza procedere a esami nel merito. Consentirà inoltre il trasferimento forzato di persone in cerca di protezione verso Paesi con cui non hanno alcun legame. È un modo vergognoso di aggirare gli obblighi previsti dal diritto internazionale, sposta ulteriormente la responsabilità della protezione dei rifugiati verso Paesi al di fuori dell’Europa ed è lontanissimo da una politica migratoria umana, in grado di assicurare il rispetto della dignità delle persone. Rappresenta una gravissima rinuncia agli impegni dell’Unione Europea in materia di protezione dei rifugiati e apre la strada a intese tra Stati membri e Paesi terzi per l’esternalizzazione dell’esame delle domande di asilo. Viste le ultime novità sulle politiche migratorie c’è chi paragona l’Unione Europea agli Stati Uniti: rischiamo di vedere “cacce al migrante” in stile ICE nelle nostre strade? Mi auguro di no! Sicuramente la retorica che equipara “migrante” a “minaccia” esaspera la contrapposizione “noi contro loro”, ignorando strumentalmente la realtà. Le persone migranti sono presenti e integrate in Italia, anche se il mancato riconoscimento dei loro diritti ne fa degli “Invisibili” [2] che con questo nome hanno sfilato nella manifestazione No Kings del 28 marzo scorso. Particolarmente preoccupante è il fatto che questa ideologia divisiva e violenta attecchisca nei giovanissimi, come mostra l’arresto avvenuto il 30 marzo di un 17enne di Pescara accusato di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, in procinto di organizzare un massacro nella sua scuola. Il ragazzo era in contatto tramite social media con gruppi che esaltano la superiorità “ariana” e autori di stragi di massa. Altri sette minorenni risultano indagati per gli stessi motivi[3]. Non abbiamo le “cacce al migrante”, ma ci sono segnali allarmanti sulla pervasività della propaganda razzista. Per Amnesty International è più mai necessario promuovere l’educazione ai diritti umani in ogni ordine di scuola. Come se non bastasse la stretta UE, in Italia la maggioranza sta proponendo un disegno di legge che prevede il “blocco navale” e l’interdizione alle acque territoriali in caso di “rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale, pressione migratoria eccezionale, tale da compromettere la gestione sicura dei confini”. Pare fatto apposta per respingere le navi delle Ong che salvano i migranti in mare. Che fine fanno le convenzioni internazionali che prevedono l’obbligo di soccorso in mare? Il Consiglio dei Ministri ha approvato l’11 febbraio scorso il disegno di legge in materia di immigrazione e protezione internazionale inasprendo prassi e normative nazionali, introducendo una stretta ulteriore e ancora una volta securitaria, sul piano delle politiche migratorie: blocco navale, restrizioni sull’accoglienza e sui ricongiungimenti familiari, procedure di rimpatrio accelerate che permettono l’allontanamento immediato di persone proveniente dai “Paesi sicuri”. Un impianto punitivo in cui l’immigrazione è ancora considerata una minaccia alla sicurezza nazionale, non un fenomeno da gestire. Il tutto in contrasto con gli obblighi di diritto internazionale, come quelli sul soccorso in mare o sull’accesso a un esame individuale delle domande d’asilo. Inoltre, in continuità con i governi precedenti, nel novembre 2025, il governo Meloni ha scelto di proseguire la cooperazione in materia di migrazione con la Libia, rinnovando il Memorandum d’intesa automaticamente fino al 2029. Il sostegno tecnico, logistico e finanziario alle istituzioni libiche incentiva il perpetuarsi di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini contro l’umanità.[4] Ci sono anche altri modi per fermare o disincentivare i soccorsi in mare: l’equipaggio della nave Iuventa, accusato di “favoreggiamento dell’immigrazione irregolare” per i salvataggi effettuati in mare, ha subito un processo lungo sette anni ed è stato sollevato dall’accusa perché “il fatto non sussiste”. Negli anni il processo Iuventa era diventato un simbolo della tendenza a criminalizzare i difensori dei diritti umani che si occupano di assistere persone rifugiate e migranti in pericolo in mare; nonostante l’assoluzione dell’equipaggio di Iuventa, purtroppo è proseguita la prassi governativa di assegnazione di porti di sbarco distanti dai luoghi dei soccorsi, in violazione del diritto marittimo e internazionale, così come il fermo amministrativo delle navi – misure strumentali volte a bloccare legittime e indispensabili attività di salvataggio in mare, associate a una più generica criminalizzazione delle persone impegnate in operazioni di ricerca e soccorso su imbarcazioni delle ONG. Amnesty International Italia ribadisce la richiesta al governo di porre urgentemente fine alla pratica dei “porti lontani” e di astenersi dall’adottare altre misure che ostacolino il lavoro delle ONG impegnate nei soccorsi in mare. Inoltre, chiede alle istituzioni italiane di attivarsi per garantire alle ONG Sar di poter operare senza timore di rappresaglie, in conformità con gli obblighi di diritto internazionale dell’Italia. Si parla molto di inverno demografico in Europa e i conti tra popolazione attiva e pensionati non tornano, ma invece di favorire l’arrivo e l’integrazione di giovani futuri genitori, prevale la volontà di arroccarsi nei nostri Paesi sempre più vecchi. Cosa ne pensa? Amnesty International ritiene che i diritti umani vadano difesi a prescindere dalle convenienze economiche e da qualsiasi altra valutazione geopolitica, come affermato dall’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Cosa si può fare per opporsi a questa deriva? Sul tema migrazione è difficile individuare motivi di speranza (dall’ICE di Trump alla remigrazione di Vannacci) se non l’investimento nella cultura, nella contro-narrazione e nell’educazione ai diritti umani. Le nostre battaglie, proprio perché innervate su trasformazioni culturali, richiedono tempi lunghi. Adesso siamo in una fase di pericoloso ripiegamento, o addirittura inversione rispetto alla traiettoria seguita nei decenni precedenti, almeno per quanto riguarda le politiche governative. È responsabilità di tuttə contrastare le correnti ispirate a teoria suprematiste e razziste. Però qualche spiraglio c’è: le manifestazioni “No kings” di sabato 28 marzo hanno portato in piazza milioni di persone in tutto il mondo e le nostre battaglie per la giustizia possono fare la differenza: il 16 gennaio, dopo otto anni di limbo,  la Corte d’Appello di Lesbo, in Grecia, ha emesso un verdetto di assoluzione [5] al termine del procedimento a carico di Seán Binder [6], volontario impegnato nelle operazioni di soccorso, e di altre 23 persone. Tra loro Sarah Mardini, la giovane siriana campionessa di nuoto che insieme alla sorella salvò decine di migranti trascinando a nuoto il barcone in avaria: la sua storia è raccontata nel film “Le nuotatrici”. Rischiavano 20 anni di carcere per accuse assurde. Amnesty è sempre rimasta al loro fianco. [1] https://www.unhcr.org/about-unhcr/overview/figures-glance [2] https://www.romatoday.it/attualita/marcia-invisibili-colosseo-cgil-flai-lavoratori-migranti-video.html [3] https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/30/strage-neonazista-17enne-arrestato-news/8339696/ [4] https://www.amnesty.it/tre-anni-di-governo-meloni-diritti-in-caduta-libera/ [5] Grecia: Seán Binder assolto da tutte le accuse – Amnesty International Italia [6] https://www.youtube.com/watch?v=BLGiEBdMffY Claudia Cangemi
April 3, 2026
Pressenza