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Lo stretto di Hormuz tra commercio globale, infrastrutture e conflitti: un quadro tra geografia e storia dello sviluppo
Insieme a Fabio Cremaschini, geografo e ricercatore dell’Università degli Studi di Genova, abbiamo ricostruito la complessa mappa di attori e interessi che ruotano attorno allo stretto di Hormuz, snodo logistico cruciale per il commercio energetico globale. Come noto, lo stretto di Hormuz è oggi al centro della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. In questo approfondimento allarghiamo lo sguardo all’intera regione: un’area trasformata negli ultimi cinquant’anni da un’imponente infrastrutturazione portuale, che ne ha ridefinito profondamente il volto, accompagnando l’ascesa dei paesi del Golfo sulla scena internazionale e il crescente coinvolgimento americano. Oggi, oltre al rischio di blocco dello stretto, sono porti e terminal petroliferi a finire nel mirino del conflitto. Ascolta la diretta
March 30, 2026
Radio Blackout - Info
ENI rinuncia all’esplorazione di gas nelle acque palestinesi
Il 22 marzo 2026 il quotidiano economico israeliano Globes ha riportato che ENI non prenderà parte all’esplorazione né all’eventuale sfruttamento dei giacimenti di gas nelle acque palestinesi. Secondo le informazioni emerse, la società italiana sarebbe uscita dal consorzio che comprendeva anche Ratio Energies e Dana Petroleum. La notizia è stata poi confermata ufficialmente da ENI il 24 marzo. La vicenda affonda le sue radici nell’ottobre 2023, pochi giorni dopo l’inizio dei bombardamenti israeliani su Gaza, quando Israele ha avviato una gara per l’esplorazione e lo sfruttamento di giacimenti di gas nel tratto di mare antistante la Striscia, in un’area considerata appartenente ai palestinesi. Proprio per questo, nel febbraio 2024 diverse organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto alle aziende coinvolte di ritirarsi, sostenendo che il progetto viola il diritto internazionale, oltre a rappresentare un’ennesima forma di estrattivismo, colonialismo ed oppressione del popolo palestinese. Alla mobilitazione ha contribuito una campagna di pressione nazionale e internazionale promossa da ReCommon insieme a numerosi gruppi, collettivi e movimenti. Ne abbiamo parlato con Eva Pastorelli, campaigner di ReCommon.
March 30, 2026
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ENI rinuncia all’esplorazione di gas nelle acque palestinesi
Il 22 marzo 2026 il quotidiano economico israeliano Globes ha riportato che ENI non prenderà parte all’esplorazione né all’eventuale sfruttamento dei giacimenti di gas nelle acque palestinesi. Secondo le informazioni emerse, la società italiana sarebbe uscita dal consorzio che comprendeva anche Ratio Energies e Dana Petroleum. La notizia è stata poi confermata ufficialmente da ENI il 24 marzo. La vicenda affonda le sue radici nell’ottobre 2023, pochi giorni dopo l’inizio dei bombardamenti israeliani su Gaza, quando Israele ha avviato una gara per l’esplorazione e lo sfruttamento di giacimenti di gas nel tratto di mare antistante la Striscia, in un’area considerata appartenente ai palestinesi. Proprio per questo, nel febbraio 2024 diverse organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto alle aziende coinvolte di ritirarsi, sostenendo che il progetto viola il diritto internazionale, oltre a rappresentare un’ennesima forma di estrattivismo, colonialismo ed oppressione del popolo palestinese. Alla mobilitazione ha contribuito una campagna di pressione nazionale e internazionale promossa da ReCommon insieme a numerosi gruppi, collettivi e movimenti. Ne abbiamo parlato con Eva Pastorelli, campaigner di ReCommon.
March 30, 2026
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