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Trentotto anni di tiro alla fune. Aung San Suu Kyi e i generali
Dal 6 all’8 maggio si è tenuto a Cebu nelle Filippine il 48º Summit ASEAN-l’associazione dei paesi del sud-est asiatico- e la questione Myanmar era inclusa nelle discussioni. Fin dall’apertura del Summit, l’inviata speciale dell’ASEAN per il Myanmar, la ministra degli esteri filippina Theresa Lazaro, ha chiesto di poter incontrare la leader birmana e che anche alla sua famiglia sia concesso di vederla. Una maggiore trasparenza sulle sue condizioni di detenzione rappresenterebbe un segnale concreto di impegno verso la riconciliazione nazionale. L’appello è finora stato ignorato dalla giunta. Questa richiesta, infatti, pone una sfida al presidente in carica, Min Aung Hlaing, il quale ha mandato in prigione Aung San Suu Kyi con delle accuse prefabbricate. Come può permettere a degli inviati speciali o ai ministri degli esteri, di incontrarla, lei che sa la verità? L’Assemblea ha evitato di riconoscere formalmente le ultime elezioni che si sono tenute a gennaio in Myanmar e a cui ha fatto seguito l’auto proclamazione come presidente di Min Aung Hlaing. Il paese continua a versare in condizioni terribili, è in corso una vera e propria crisi umanitaria. Il programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha avvertito che i livelli di fame nel paese hanno raggiunto livelli inaccettabili, dove bambini e madri sopravvivono con diete estremamente povere, spesso limitate a riso o zuppe acquose. Il rapporto tra la leader birmana e i generali Fin dal 1988, ricorda l’editorialista senior Kyaw Zwa Moe, i giornali internazionali avevano coniato l’espressione “La bella e la bestia” per descrivere il rapporto tra Aung San Suu Kyi e i generali che la perseguitavano, un rapporto che può essere descritto come un perenne tiro alla fune. Dietro l’espressione la Bella sicuramente c’è lei, ma per estensione, anche tutti i birmani che credono nella democrazia, i diritti umani e la giustizia. La “Bestia”, sono i generali che li hanno brutalmente e incessantemente oppressi in questa lunga lotta tra il popolo birmano e i militari, per portare la democrazia e far cadere la dittatura che imperversa da più di sessant’anni. Aung San Suu Kyi ha affrontato per 38 anni l’imprigionamento, le molestie, incessanti attacchi, attentati alla sua stessa vita, tuttavia è rimasta sempre salda. Nel frattempo, i generali perseguitavano studenti, attivisti e politici. Nel 1991 hanno addirittura costretto i leader del suo partito ad estrometterla dal partito (NLD), pena la chiusura definitiva del partito, e così fecero a malincuore i suoi compagni, con l’assenso della stessa leader. I generali hanno manipolato l’opinione pubblica internazionale all’infinito con i loro trucchi. Il loro ultimo inganno è datato 30 aprile 2026: proclamare il suo confinamento agli arresti domiciliari un atto di clemenza, quando invece si tratta di imprigionamento sotto mentite spoglie. Lo stesso annuncio è l’espressione della loro malizia politica: essere confinata agli arresti domiciliari vuol dire essere rinchiusa nella propria casa, invece lei è rinchiusa in una “residenza designata”, cioè imprigionata. Aung San Suu Kyi è da sempre una spina nel fianco dei generali: non potevano tenerla imprigionata all’infinito, ma non potevano nemmeno lasciarla libera. Ad un certo punto hanno pensato di liberarsene, cacciandola dal paese e nel 1999, quando il marito chiese ripetutamente di poter vedere la moglie glielo rifiutarono e invece offrirono a lei la possibilità di raggiungerlo in Inghilterra ad Oxford. Ma non avrebbe più potuto rientrare in Birmania. Lei rifiutò per rimanere accanto al suo paese, e il marito morì senza che si potessero vedere per un’ultima volta. Oggi come oggi è stata in prigione per un totale di 2000 giorni, trattata come una criminale, da cinque anni negate le visite agli avvocati e alla famiglia. È stata spesso paragonata al grande Nelson Mandela, ma in realtà il suo destino è diverso: Nelson Mandela venne liberato dopo 27 anni di prigione mentre lei fu arrestata tre volte, rilasciata tre volte solo per essere imprigionata di nuovo. Nelson Mandela dopo quattro anni dalla liberazione, divenne presidente del Sudafrica dimostrando che il paese era veramente in una via di riconciliazione nazionale. Aung San Suu Kyi quattro anni dopo essere stata eletta Consigliera di Stato, è stata nuovamente imprigionata interrompendo il processo democratico. La verità è che questo paese non ha mai avuto delle vere riforme, i generali, non sono mai veramente cambiati. La Birmania non ha vissuto un momento di vero cambiamento e riconciliazione come è accaduto in Sudafrica. Nemmeno nel 2016, quando la Lega nazionale per la democrazia (NLD) ha formato il primo governo, i generali hanno smesso di governare il paese, cosa che l’Occidente non ha capito e il suo aver girato le spalle alla Consigliera di Stato, l’ha esposta all’arresto e ha posto fine a quel poco di democrazia. “La battaglia per la democrazia è ancora molto lunga e il Myanmar è oggi in mano a un manipolo di generali spietati” sono le parole del direttore editoriale del Irrawaddy Kyaw Zwa Moe “Aung San Suu Kyi verrà liberata solo quando la giunta ne vedrà una convenienza”. Fiorella Carollo
May 15, 2026
Pressenza
Il protratto silenzio sulle condizioni della leader birmana
È notizia di oggi, 6 maggio, le Filippine, il paese a capo dell’assemblea dei paesi del sud-est asiatico ASEAN, ha fatto pressioni sul regime del Myanmar, estromesso dall’assemblea a causa delle continue violenze nel paese, per poter vedere Aung San Suu Kyi. Le Filippine, che attualmente detengono la presidenza a turno dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN), mercoledì 6 maggio hanno chiesto con urgenza al regime del Myanmar di permettere al loro inviato speciale per il Myanmar di incontrare la leader pro-democrazia, imprigionata. La leader, in prigione dal colpo militare del 2021 è da allora incommunicado (senza contatti con il mondo esterno). Le Filippine hanno fatto sapere che un incontro con Aung San Suu Kyi sarebbe in linea con il ruolo dell’inviato speciale dell’ASEAN che è quello di creare con tutti i partecipanti, un ambiente adatto ad un dialogo nazionale inclusivo. La richiesta delle Filippine arriva dopo la parziale riduzione della pena da parte del regime ad Aung San Suu Kyi e il suo trasferimento dalla prigione ad una residenza designata per passare il resto della pena. Il ministero degli Esteri filippino ha inoltre chiesto al regime di permettere alla leader birmana di comunicare con la sua famiglia per dimostrare un impegno sincero alla riconciliazione nazionale. Le Filippine hanno aggiunto che gli sviluppi recenti in Birmania potrebbero fornire un’opportunità per costruire un momento di riconciliazione e pace nazionale, sarebbe questa un’opportunità per la realizzazione dei “cinque punti” necessari affinché la Birmania possa rientrare nel consesso dell’ASEAN. La presa di posizione delle Filippine è in linea con quanto sta accadendo recentemente in Birmania. Giovani attivisti per i diritti civili hanno lanciato a fine aprile la campagna “Proof of Life”, chiedono vengano fornite prove che la Consigliera di Stato sia ancora viva. A questa campagna si è unito il figlio più giovane della Consigliera, Kim Aris che ha continuato a chiedere prove sulla salute della madre anche dopo i diversi annunci ufficiali che si sono susseguiti dopo il 30 aprile sul trasferimento della madre in un’abitazione in un quartiere residenziale della capitale Naypyidaw. Il 19 è giugno compirà 81 anni. Nei giorni scorsi, il ministro degli esteri thailandese, in visita all’autoeletto presidente birmano, ha dichiarato ufficialmente di avere incontrato la leader durante la sua visita di due giorni, il 25 aprile. Dopo il mancato rilascio di Aung San Suu Kyi il 17 aprile ci sono state sollecitazioni al governo militare del Myanmar da parte delle ambasciate americane, inglese, australiana, canadese e da ultimo, olandese. Anche se certamente questo interesse è tardivo e avrebbe dovuto essere espresso cinque anni fa al suo arresto, il fatto è di per sé la spia di come l’atteggiamento di questi governi nei confronti della leader birmana sia cambiato. Quello che non è cambiato invece è l’atteggiamento del popolo birmano nei confronti della leader di cui ancora ricorda il suo amore nei confronti del Myanmar, il suo sacrificio e soprattutto la sua grande dignità politica. Allo stesso modo, contrasta la mancanza di amore per il proprio paese del nuovo presidente Min Aung Hlaing. I bombardamenti indiscriminati contro i civili da parte dei generali al potere non si erano quasi mai visti storicamente, indice di una grande crudeltà e disinteresse di questa giunta verso il loro popolo. I militari ne sono consapevoli e non sono propensi a liberare una leader politica così amata dal suo popolo. Inoltre, liberare la leader significa anche darle la possibilità di raccontare la sua storia, contrapporre la verità alle bugie che il regime ha raccontato in questi cinque anni e sicuramente per loro è una fonte di preoccupazione. Questo è quanto va affermando il governo democratico (NUG), ricordiamo che la leader birmana è stata arrestata con accuse di corruzione, frode elettorale e tradimento. Secondo i dati aggiornati dell’associazione per l’assistenza ai prigionieri politici (AAPP) in Birmania nelle prigioni languono 22.000 prigionieri ed è risaputo che i governi autoritari liberano i prigionieri politici quando hanno bisogno di allentare la pressione internazionale. In questa logica i prigionieri politici diventano pedine nel loro gioco politico a scacchi: arrestati quando il regime ha bisogno di stringere la presa, rilasciati quando ha bisogno di ammorbidire la sua immagine. Il recente rilascio di massa rientra pienamente in questo modello. Secondo il direttore del quotidiano birmano Irrawaddy, la liberazione del presidente eletto I Win Mint il 17 aprile, è un tentativo calcolato di guadagnare legittimità, alleviare la pressione internazionale e incoraggiare i governi esteri a intrattenere rapporti con questo regime illegittimo; oltre a questo non c’è nessun segno di vere concessioni politiche. Per quanto riguarda Aung San Suu Kyi, secondo il quotidiano birmano, verrà rilasciata solo quando la giunta ne vedrà un vantaggio. Sembra quindi che questo vantaggio si stia materializzato, ora che il presidente autonominato, Min Aung Hlaing, ha chiesto espressamente di rientrare nella compagine dell’ASEAN (Association of Southeast Asian Nations), di fronte alla reticenza degli altri paesi vuole usare la carta di Aung San Suu Kyi. Fiorella Carollo
May 6, 2026
Pressenza
Verdure invece di mitragliatrici: costruire la pace con l’agricoltura biologica
Laddove prima infuriava una guerra civile, ora non c’è più fame, poca povertà e praticamente nessuna criminalità. Ciò che un sindaco filippino ha realizzato con il suo programma “Arms to Farms” nella città di Kauswagan, che conta 27.000 abitanti e 13 villaggi (barangay), non ha eguali. È la storia di successo di un comune dell’isola di Mindanao, nel sud delle Filippine, che si propone come modello a livello mondiale per la risoluzione delle sfide sociali. Dimostra inoltre che le cause dei conflitti bellici spesso risiedono in tutt’altro rispetto a quanto sembri a prima vista. L’iniziatore e la mente dietro questo successo ispiratore è il sindaco Rommel C. Arnado. L’uomo d’affari di successo si è rivelato un grande visionario e un pragmatico uomo d’azione. Aveva vissuto con la sua famiglia negli Stati Uniti per 28 anni, finché durante una visita nella sua terra d’origine non trovò condizioni desolate: una guerra civile decennale tra ribelli islamici e truppe governative aveva il suo epicentro nella provincia di Lanao del Norte e in particolare nella sua città natale. Quando i ribelli del Moro-Islamic Liberation Front (MILF) occuparono la città e presero 300 ostaggi, il presidente filippino si recò personalmente a Kauswagan e dichiarò letteralmente al MILF la «guerra totale». Ciò non portò alla pace, ma solo al protrarsi del conflitto violento e delle uccisioni. Rommel Arnado, invece, aveva una visione di «pace totale». Sebbene non avesse alcuna esperienza politica, decise di assumersi delle responsabilità. Nel 2010 si candidò a sindaco. Secondo le sue parole, la motivazione principale era un profondo senso di giustizia e responsabilità politica per il benessere delle persone – ma soprattutto la sua fede cristiana. Mentre tutti vedevano nella guerra civile principalmente un conflitto tra religione cristiana e islamica, Arnado giunse a una diversa conclusione, ovvero che le cause effettive degli scontri sanguinosi erano la grave povertà, la fame estrema e la corruzione dilagante. Ha così avviato l’audace e ambizioso progetto “From Arms to Farms”, che può essere descritto in modo più appropriato con lo slogan del movimento per la pace della DDR “Trasformare le spade in aratri”. L’AGRICOLTURA BIOLOGICA PORTA PACE, SALUTE E BENESSERE Il sindaco riuscì inizialmente a instaurare un dialogo con i capi ribelli, estremamente diffidenti e delusi da accordi politici o promesse non mantenute, e a conquistarli poco a poco alla sua idea: portare pace e benessere a Kauswagan e nella regione circostante attraverso l’agricoltura e una politica responsabile. All’inizio era rischioso raggiungere i campi dei ribelli nella giungla. Probabilmente sarebbe stato ucciso già lungo il tragitto se non avesse conosciuto alcuni dei “kumander” dai tempi della scuola e dal campo da basket. Una consulente per l’agricoltura biologica accanto a un ribelle a Kauswagan. © Bernward Geier Per il sindaco Arnado era chiaro che il suo programma agricolo sarebbe stato sostenibile solo se basato sui metodi naturali dell’agricoltura biologica e non gravato dai costi elevati di fertilizzanti, sementi e pesticidi. I capi ribelli della regione e le loro truppe si sono quindi fatti formare all’agricoltura biologica e reintegrare nei loro villaggi. Alla fine, 15 “kumander” del MILF con le loro truppe aderirono al programma “From Arms to Farms”, grazie al quale circa 5.000 guerriglieri smisero di combattere e uccidere e si impegnarono per la pace. Il sindaco Rommel non ottenne il consenso con l’approccio pacifista «creare la pace senza armi», poiché non aveva chiesto ai combattenti di consegnare le armi. Al contrario, li esortò dicendo: «Non voglio che consegniate le vostre armi, ma che apriate i vostri cuori». Questo approccio si rivelò vincente. Quando si apre il proprio cuore al nemico, non si vuole più ucciderlo. E l’incredibile è avvenuto: oggi cristiani e musulmani vivono insieme nella regione di Kauswagan in modo pacifico, solidale e amichevole. “Non solo ha trasformato i guerriglieri in agricoltori biologici. Nel suo consiglio comunale, in una regione a maggioranza musulmana, un quarto dei membri sono donne e ha riservato un seggio nel consiglio a un giovane, che può essere eletto dai giovani a partire dai 15 anni”, così il leader ribelle “Kumander Bravos” descrive la sua visione dello sviluppo avviato da Arnado e da “Arms to Farms”. «Ogni villaggio è rappresentato nel consiglio comunale da un “capitano” eletto dagli abitanti», continua. Rommel ha anche avviato un ampio programma di formazione in cui giovani e adulti possono qualificarsi per diverse professioni. Le esperienze con l’agricoltura biologica hanno portato anche a una protezione sistematica della natura a Kauswagan. «Così, quasi tutta la costa è stata dichiarata riserva naturale». LA FIDUCIA È IL FONDAMENTO DELLA PACE La maggior parte dei ribelli è tornata alle proprie radici come agricoltori. Non solo hanno ricevuto una formazione sull’agricoltura biologica, ma hanno anche ottenuto assistenza tecnica da un consorzio di macchine agricole, oltre a prestiti per l’acquisto di sementi e fertilizzanti biologici. Ciò è stato possibile, tra l’altro, grazie al sostegno della Fondazione cattolica Francesco d’Assisi. Gli ex combattenti hanno così sperimentato per la prima volta nella loro vita che un politico mantiene le promesse. Grazie a questa base di fiducia, in un tempo straordinariamente breve è stato possibile convertire al 100% l’agricoltura di Kauswagan ai metodi biologici. L’organizzazione per l’agricoltura biologica di Kauswagan durante la distribuzione di piantine. © Comune di Kauswagan, Lanao del Norte, via FB Ciò ha portato a un aumento significativo della produzione alimentare, incrementando così del 40% il reddito degli agricoltori. Insieme ai programmi per circa 150 pescatori, ciò ha contribuito in modo significativo a far sì che oggi a Kauswagan non ci sia più fame. Tutto questo è stato reso possibile soprattutto grazie al potenziamento del dipartimento agricolo dell’amministrazione comunale. Dei 300 dipendenti del municipio, ben 50 concentrano le loro energie e il loro lavoro sul settore agricolo, compreso un liceo agrario con 120 studenti. Attualmente, in collaborazione con l’Università statale di Mindanao, è in fase di realizzazione un campus dedicato all’agricoltura. Ulteriore prosperità è derivata dall’insediamento di una centrale a carbone, che oggi dà lavoro a 500 persone, nonché dalla rinascita del turismo, che si era arrestato durante la guerra civile. Sulla scia della ripresa sono sorte molte piccole imprese e attività commerciali nei settori più disparati, che a loro volta garantiscono posti di lavoro sicuri e un reddito agli abitanti. Di conseguenza, dal suo primo mandato nel 2010 (nel frattempo è stato rieletto quattro volte), il sindaco ha aumentato in modo significativo il gettito fiscale della città, che era praticamente pari a zero, consentendo oggi numerosi investimenti nell’ulteriore sviluppo di Kauswagan. L’ISTRUZIONE È LA BASE DELLO SVILUPPO Per gli enormi progressi nel campo dell’alfabetizzazione, Kauswagan è stata insignita per quattro volte del premio nazionale per l’istruzione. Il sindaco è riuscito a tenere sotto controllo anche il problema della tossicodipendenza, grave anche nelle Filippine. Da un lato, il consumo di droga è strettamente legato alla povertà e, dall’altro, con il “Balay Silangan Center” ha creato un centro di riabilitazione noto ben oltre i confini di Kauswagan, dove anche persone provenienti da altre città e province possono seguire una terapia di disintossicazione gratuita. Ormai in città non c’è praticamente più criminalità. Campagna pubblicitaria del Comune di Kauswagan contro il consumo di droga. © Comune di Kauswagan, Lanao del Norte, via FB «Il sindaco Arnado è un dono del cielo», afferma con entusiasmo l’ex tesoriere comunale Laudacio Lacang descrivendo i cambiamenti avvenuti nell’ex città fantasma. «Ha trasformato questo comune dalle ceneri in un paradiso. È un modello di eccellenza, un pacificatore e un promotore dello sviluppo economico». Il sindaco Arnado è sinonimo di lungimiranza, coraggio, saggezza e umanesimo vissuto. Egli stesso, tuttavia, non lascia dubbi sul fatto che tutto ciò sia stato possibile solo perché si sono riunite persone accomunate da un sogno di pace. La storia di successo di Kauswagan ha quindi un padre e molti genitori. In primo luogo i leader ribelli e i capi di quartiere (Barangay Captains), nonché il consiglio comunale e i dipendenti dell’amministrazione comunale. Il processo di pace e lo sviluppo sostenibile esemplare di Kauswagan hanno ormai raggiunto un alto grado di notorietà nelle Filippine e in Asia. L’anno scorso Kauswagan ha vinto (tra quasi 1.500 candidati) il concorso nazionale per il comune più innovativo e sostenibile del Paese. A dicembre, a Ginevra, Rommel Arnado ha ricevuto l’International Policy Award del World Future Council, noto anche come «Oscar della politica». Questo evento è un chiaro segnale che il mondo può trarre ispirazione e motivazione dall’iniziativa «Arms to Farms». INTERVISTA A ROMMEL ARNADO Bernward Geier: Signor Arnado, quando nel 2010 è diventato sindaco di Kauswagan, si è trovato di fronte a una sfida enorme. Qual era? Arnado: All’inizio ero un vero e proprio novellino in politica. La gente viveva in uno stato di paura costante e spesso scappava letteralmente per salvarsi la vita, perché la nostra regione era l’epicentro di una guerra civile. Non c’era alcuna fiducia nel governo locale e regionale. La sfida principale era ristabilire la pace e l’ordine e organizzare la ricostruzione. Qual era la causa della violenza e della distruzione? Il motivo principale era la situazione disperata della popolazione a causa della grande povertà. Il fallimento totale della politica e dell’amministrazione aveva portato addirittura a una carestia e questa, a sua volta, alla guerra civile. Nel suo piano per la pace e la ricostruzione, l’agricoltura biologica ha svolto un ruolo centrale. Perché? Dovevo ricostruire la fiducia nella politica e restituire dignità alle persone. Volevamo che Kauswagan diventasse non solo una regione di pace, ma anche un centro per la produzione di alimenti sicuri e sani. La visione del programma «From Arms to Farms» si basa su due pilastri: la pace e lo sviluppo sostenibile. Era chiaro per noi che l’agricoltura biologica fosse una chiave per combattere la fame. Grazie all’agricoltura biologica siamo riusciti a evitare la dipendenza, i costi e il degrado ambientale causati dai metodi di coltivazione industriali, aumentando così in modo significativo il reddito delle famiglie contadine. Ciò ha portato sicurezza alimentare e progresso sostenibile. Cosa offriva il programma «From Arms to Farms»? Abbiamo offerto ai ribelli di deporre le armi in cambio di terra e formazione in agricoltura biologica. Inizialmente hanno accettato alcuni comandanti e 100 guerriglieri. Poi sono diventati 600 e alla fine migliaia di guerriglieri hanno deposto le armi. Al Global Forum for Food and Agriculture (GFFA) nel gennaio 2025, il sindaco Arnado ha parlato su invito del Ministero federale tedesco dell’economia. © GFFA Com’è oggi la situazione a Kauswagan? Qual è il tasso di povertà? I nostri programmi hanno cambiato radicalmente in meglio la situazione socio-economica della popolazione. Il tasso di povertà è sceso in nove anni da quasi l’80% al 9%. Ciò è stato possibile, tra l’altro, grazie al fatto che tutte le famiglie sono ora in grado di produrre autonomamente i propri generi alimentari. Con il nostro programma di formazione non abbiamo raggiunto solo gli ex ribelli, ma alla fine tutti gli abitanti della regione. Abbiamo creato orti comunitari nei villaggi e da cinque anni è obbligatorio per ogni famiglia aderirvi, se non è in grado di provvedere al proprio sostentamento con il proprio orto. In città non c’è più fame. Collaborate anche con Demeter, Naturland e Misereor. A quale scopo? Con Demeter International collaboriamo soprattutto per migliorare la nostra agricoltura biologica e stiamo passando gradualmente, insieme, alla coltivazione biodinamica. Stiamo inoltre sviluppando congiuntamente un sistema di certificazione. Con Naturland e Misereor abbiamo concluso un progetto per l’istituzione di un sistema di controllo partecipativo per la commercializzazione locale e regionale dei prodotti dei nostri agricoltori biologici. Attualmente stiamo valutando la possibilità di proseguire questa collaborazione significativa. La vostra storia di successo può servire da ispirazione per altre regioni? Molte città e regioni del nostro Paese stanno già adottando le nostre strategie. Attualmente, circa 500 sindaci fanno parte dell’Associazione Nazionale dei Sindaci Biologici. Inoltre, intratteniamo rapporti a livello mondiale con Paesi interessati come Colombia, Guatemala, Cina, Mongolia e Brasile. Siamo lieti di trasmettere le nostre conoscenze ed esperienze, in particolare nelle regioni in guerra, che purtroppo al momento sono più di 30 in tutto il mondo. Quali sono i vostri progetti per il futuro? Stiamo lavorando affinché Kauswagan diventi un centro nazionale e internazionale per l’apprendimento ecologico e sostenibile. A tal fine, stiamo anche creando un istituto per l’agricoltura biologica in collaborazione con l’università. In questo modo vogliamo aiutare molte regioni a intraprendere il percorso verso un’agricoltura biologica al 100%. Ha qualche consiglio da dare anche al Nord del mondo? Il mio consiglio ai politici è soprattutto quello di ascoltare le persone, ma anche di far seguire alle parole i fatti. È di fondamentale importanza garantire il soddisfacimento dei bisogni essenziali. Storicamente, il Nord del mondo ha sfruttato in modo estremo e brutale le risorse naturali e le persone del Sud attraverso il colonialismo, cosa che vale in modo particolare per il mio Paese. Purtroppo, in definitiva, questo accade ancora oggi e deve finire. Cosa dovrebbe cambiare? La maggior parte dei paesi del Sud del mondo desidera svilupparsi in modo ecologico e sostenibile. A tal fine, è necessario rafforzare in modo significativo il sostegno proveniente dal Nord. L’Europa, e in particolare la Germania, con la sua forte economia, dovrebbero sostenere maggiormente questo sviluppo sostenibile e la lotta contro la catastrofe climatica a livello mondiale. -------------------------------------------------------------------------------- L’autore: Bernward Geier è, fin da giovane, un pacifista impegnato, attivista ambientale e pioniere dell’agricoltura biologica, giornalista, autore di libri e regista. È stato per 18 anni direttore della Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agricoltura Biologica (IFOAM – Organics International) e vive in una fattoria biologica in Germania. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL TEDESCO DI THOMAS SCHMID CON L’AUSILIO DI TRADUTTORE AUTOMATICO. Pressenza Muenchen
March 29, 2026
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