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Libano, Siria e Iran: le guerre continuano, incessantemente…
Ieri, lunedì 10 agosto, in continua violazione dell’accordo di cessate il fuoco, l’esercito israeliano ha condotto operazioni di bombardamento e cannoneggiamento nel Libano meridionale. Intanto ha presentato il “Nuovo Oriente”, il progetto per annettere territori siriani, mentre il rientro dei curdi siriani a Ras al-Ayn veniva sospeso e il primo gruppo di rimpatriati veniva attaccato da miliziani filo turchi. E adesso Trump… LIBANO – L’Agenzia Nazionale di Stampa Libanese ha riferito che droni hanno sorvolato Beirut e i suoi sobborghi meridionali. Ha confermato che l’artiglieria israeliana ha bombardato posizioni a Wadi al-Salouqi e alla periferia di Nabatieh al-Fawqa, all’alba, e ha anche bombardato la città di Mansouri durante la notte. Secondo l’agenzia libanese, le forze israeliane hanno anche effettuato bombardamenti questa mattina nelle città di Zawtar al-Sharqiyah e Kfar Tebnit. Inoltre riporta che le azioni militari israeliane hanno provocato un incendio in una zona boschiva vicino a Kfar Shouba, che si è poi propagato verso Halta, mentre le squadre della protezione civile libanese non sono riuscite a raggiungere alcune parti dell’area, a causa delle sparatorie dell’esercito di occupazione. Una mappa pubblicata dagli account ufficiali del Ministero degli Esteri israeliano sulla piattaforma X ha incluso parti del Libano meridionale nel territorio assegnato allo Stato occupante, in un momento in cui le violazioni israeliane nella regione continuano. La mappa è stata pubblicata su account tra cui quello del Ministero degli Esteri israeliano, così come su account come “Israel in Arabic” e “Stand With Us”, come parte di un post statistico che confrontava i tassi manipolati di malnutrizione in Medio Oriente. Era un tentativo israeliano di smentire le notizie di carestia nella Striscia di Gaza. Un funzionario del Dipartimento di Stato USA ha dichiarato che i colloqui tra Libano e Israele, mediati dagli Stati Uniti, riprenderanno a Roma all’inizio del prossimo mese, senza indicare una data. I media israeliani scrivono che il ritardo nella definizione della data per il prossimo round di negoziati con il Libano è dovuto alle tensioni tra le due parti. SIRIA / Israele – Un quotidiano israeliano ha rivelato che l’esercito di occupazione ha completato l’80% dei lavori di scavo delle trincee nell’ambito del progetto “Nuovo Oriente” lungo la zona cuscinetto che va da Majdal Shams al bacino di Yarmouk, nella campagna di Daraa, nel sud della Siria. Un corrispondente militare del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, che ha visitato le alture del Golan siriane con un alto ufficiale israeliano del Comando Nord, ha spiegato che i lavori di scavo delle trincee hanno subito un ritardo maggiore del previsto, due anni dopo l’inizio del progetto “Nuovo Est”. Ha aggiunto che il progetto “mira a fortificare l’intera area di confine israelo-siriana con trincee profonde e larghe quattro metri e alti terrapieni”. Inoltre ha osservato che si stanno utilizzando attrezzature di scavo pesanti per completare le infrastrutture fortificate nel territorio libanese adiacente, sottolineando che “il nuovo paesaggio che accompagna la recinzione è visibile: un sistema di profonde trincee fortificate”. SIRIA / Curdi – Ieri, lunedì 10 agosto, circa 2.500 sfollati originari dalla zona di Ras al-Ayn sono tornati alle proprie case, in base a un accordo raggiunto all’inizio di quest’anno tra le Forze Democratiche Siriane (SDF), a maggioranza curda, e le nuove autorità di Damasco. L’accordo prevede la graduale integrazione delle istituzioni militari e civili create dai curdi durante gli anni del conflitto nelle istituzioni statali siriane. In conformità con l’accordo, un gran numero di sfollati è recentemente tornato anche nella regione di Afrin, a maggioranza curda, nella provincia di Aleppo, dopo essere fuggiti nel 2018 a seguito dell’offensiva turca. IRAN – Al vertice dello Stato c’è stato un terremoto di nuove nomine che hanno modificato il precedente assetto e le nuove figure indicano un gioco di equilibrio tra le Guardie Rivoluzionarie e il governo. Le nuove nomine sono state indicate dalla guida suprema Khaminei dopo un incontro durato 7 ore con il presidente Pezeshkian. Il nuovo riassetto denota un equilibrio all’interno del vertice iraniano, in smentita delle informazioni provenienti da Washington e Tel Aviv che vorrebbero Khaminei ferito e gravemente malato e che la spaccatura tra le due correnti, riformatrice e conservatrice, fosse arrivata ad un livello insanabile. I messaggi pubblici a Teheran vorrebbero smentire queste versioni e l’equilibrio nelle nomine conferma l’immagine di compattezza della direzione politica e militare nel paese, da cui adesso Trump pretende risarcimenti per i danni della guerra… provocata  inflitta all’Iran da USA e Israele. ANBAMED
August 11, 2026
Pressenza
In Libano, a Gaza e in Cisgiordania, in Iran… e in Italia, Germania, Marocco e Spagna
Oggi, 4 agosto, è l’anniversario della strage del porto di Beirut, avvenuta nel 2020. Ieri in Libano sono continuati i sorvoli di droni di spionaggio sulla capitale e gli attacchi su città e villaggi, mentre a Gaza sotto il fuoco incessante veniva conclamata la carestia e in Cisgiordania proseguivano le annessioni. Intanto sull’Iran incombe l’ultimatum di Trump e in Marocco e Spagna, e in Germania e in Italia… BEIRUT, 4 AGOSTO 2020 – L’esplosione nel porto ha ucciso più di 220 persone e ferito oltre 6˙000. Le autorità ne hanno attribuito le cause a un incendio di origine sconosciuta e allo stoccaggio non sicuro di ingenti quantità di nitrato di ammonio. In seguito dalle indagini condotte dalle autorità giudiziarie è emerso che politici e funzionari a vari livelli erano a conoscenza dei pericoli derivanti dallo stoccaggio della sostanza, ma non avevano preso alcun provvedimento. Ma nessuno di loro è stato citato in giudizio, i politici si sono rifiutati di presentarsi ai magistrati per essere interrogati e ben due giudici sono stati rimossi dagli incarichi perché avevano emesso ordini di comparizione rivolti al primo ministro di allora e ad alcuni alti responsabili della sicurezza. ITALIA / ROMA – Il negoziato tra Libano e Israele si aggira attorno ad un equivoco. L’accordo quadro in realtà non definisce nulla dei punti contesi. Il governo libanese spera in un processo di continui ritiri israeliani dalle città e villaggi occupati, ma il governo Netanyahu condiziona altri ritiri all’accertamento che l’esercito libanese abbia disamato Hezbollah. E pretende di aver un ruolo nel determinare questo giudizio. Ad ogni caso, i politici israeliani sostengono ripetutamente che non si ritireranno mai dal sud Libano e permarrà una fascia di separazione di 10 km, sotto il loro controllo. Cioè tutto il sud Libano. “Il doppio di Gaza”, si era vantato il ministro della guerra israeliano Katz. Quell’area è stata completamente rasa al suolo. GERMANIA – Antisionismo non è antisemitismo: lo certifica un’alta corte regionale tedesca. Un tribunale regionale tedesco ha assolto un’utente di una piattaforma social che aveva pubblicato contenuti che paragonavano le operazioni di genocidio israeliano nella Striscia di Gaza alle pratiche del regime nazista. L’alta corte regionale ha sottolineato nella sentenza che tali confronti rientrano nel quadro della libertà di opinione e di espressione e non sono considerati un crimine punibile dalla legge. L’alta corte regionale della città di Zweibrücken, nello stato tedesco della Renania-Palatinato, ha annullato una precedente sentenza del tribunale di primo grado di Ludwigshafen che aveva condannato l’imputata per aver utilizzato simboli di organizzazioni che violano la costituzione, e le aveva inflitto una multa pari a 2˙400 euro. Secondo il merito della sentenza, i post contestati includevano immagini e simboli nazisti, inclusa la svastica, nonché materiali che paragonavano le politiche e le operazioni militari israeliane alle pratiche della Germania nazista, accompagnati da hashtag a sostegno dei palestinesi, tra cui #FREEPALESTINE e #GAZAUNDERATTACK. La corte ha confermato che lo scopo della pubblicazione di questi simboli non era quello di promuovere o far rivivere l’ideologia nazista, ma piuttosto di utilizzarli nel contesto di un’aspra critica politica alle azioni militari genocidarie israeliane, con una chiara e franca condanna del nazismo e dei suoi crimini. MAROCCO e SPAGNA – Oggi è il giorno del confronto online tra i ministri dell’Interno dell’UE. Vedremo come Piantedosi spiegherà lo sciacallaggio del governo Meloni, che ha cancellato gli accordi di Schengen, che non c’entrano nulla con Ceuta, semplicemente non applicato già da prima. Adesso si scopre che la polizia marocchina non solo ha chiuso un occhio sull’ondata di migranti in corsa verso Ceuta e Melilla. Diversi migranti lo hanno dichiarato alla stampa di Madrid. Non solo, i servizi spagnoli hanno rivelato che tra i migranti c’erano degli agenti marocchini che guidavano e indirizzavano la sommossa, una manovra politica che ha affiancato i trafficanti di esseri umani, che il governo di Rabat accusa senza specificare che cosa ha fatto per ridurre il loro ruolo, minimizzando sui numeri dei migranti e su quello delle vittime. Diventa sempre più chiaro il ruolo della monarchia nel piano Trump-Netanyahu contro la Spagna e il suo governo socialista, che ha sostenuto la causa palestinese e introdotto leggi di sanatoria per i migranti senza permesso di soggiorno: propaganda politica razzista sulla pelle delle vittime. IRAN – Un’altra notte è trascorsa senza bombardamenti Usa. Trump però torna alle minacce: “entro 24 ore, se non sarà aperto Hormuz, andremo a fare quello che doveva essere fatto da tempo”. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha negato qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti, chiarendo che il suo Paese al momento non ha intenzione di ricevere alcuna delegazione e non sarà ospite di nessuno. Inoltre ha rivelato intensi contatti diplomatici con partner regionali e internazionali, tra cui Pakistan, Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Oman, e che una proposta iraniano-omanita per l’apertura di una nuova rotta marittima temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz, a tutela degli interessi e della sovranità nazionale di entrambe le parti, è giunta alle fasi finali. GAZA – Fonti mediche hanno annunciato che il numero delle vittime dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza iniziata nel 2023 è salito a 73˙375 morti e 174˙220 feriti. Ieri sera, due palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un raid aereo israeliano a sud-ovest di Gaza City. Nostri contatti in loco hanno riferito che un drone israeliano ha lanciato un missile contro un veicolo civile sulla strada costiera nel quartiere di Sheikh Ajlin, a sud-ovest di Gaza City, uccidendo due palestinesi e ferendone diversi altri, che sono stati trasportati all’ospedale al-Shifa. Intanto, lunedì 3 agosto Justin Brady, capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) nei territori palestinesi, ha avvertito che Gaza sta affrontando un’emergenza alimentare che rischia di raggiungere la Fase 5 dell’Indice Internazionale di Sicurezza Alimentare (FISI), la fase che dichiara ufficialmente la carestia. Ha sottolineato che il 67% della popolazione della Striscia di Gaza soffre di insicurezza alimentare, mentre il 10% è sull’orlo della carestia. Durante una conferenza stampa a Ramallah, dove ha presentato i risultati dell’ultima valutazione della situazione alimentare nella Striscia di Gaza, Brady ha affermato che lo studio si basa su un lavoro tecnico che ha coinvolto oltre 60 esperti di 20 diverse organizzazioni. Ha incluso una valutazione scientifica del contesto circostante, insieme a indagini sul campo specificamente incentrate sulla sicurezza alimentare. Ha descritto i risultati come basati su una rigorosa metodologia scientifica. CISGIORDANIA – Fonti locali hanno riferito che gruppi organizzati di coloni, sotto la protezione dei soldati israeliani, hanno attaccato la città di Beita e appiccato il fuoco a terreni di proprietà palestinese nella zona di “Al-Hara’iq”, bruciando diversi alberi. In un altro attacco, i coloni hanno lanciato pietre e sparato proiettili contro veicoli palestinesi sulla strada di circonvallazione vicino al villaggio di Burin, a sud di Nablus, mettendo in pericolo la vita dei residenti palestinesi. I dati di fonte palestinese indicano un’escalation quantitativa e qualitativa nella portata delle violazioni israeliane in Cisgiordania, in particolare quelle perpetrate dai coloni, nell’ambito di un sistema unitario volto a smantellare la capacità dei palestinesi di rimanere sulle proprie terre. Intanto tre rapporti ufficiali e un quarto rapporto di un ente per la difesa dei diritti umani, pubblicati dalla Commissione per la Resistenza al Muro, dal Ministero dei Beni Religiosi, dal Governatorato di Gerusalemme e dal Centro di Informazione Palestinese (un’organizzazione non governativa), documentano l’intera gamma delle violazioni, tra cui uccisioni, sfollamenti, molestie, distruzioni, espansione degli insediamenti e attacchi a luoghi sacri. Secondo il Centro d’Informazione Palestinese, nel mese di luglio 16 palestinesi sono stati uccisi e altri 237 feriti da colpi d’arma da fuoco e attacchi perpetrati dai coloni e dall’esercito israeliano in Cisgiordania. Un rapporto del Governatorato di Gerusalemme ha indicato che tre palestinesi sono stati uccisi in città, mentre 15 sono rimasti feriti e 115 sono stati arrestati. Sono stati emessi diciassette ordini di espulsione, 11 dei quali vietavano ai palestinesi l’accesso al complesso della moschea di Al-Aqsa, mentre i restanti vietavano loro l’accesso ad altre zone di Gerusalemme. Secondo la Commissione per la Resistenza al Muro e agli Insediamenti, l’esercito israeliano e i coloni hanno compiuto 2˙256 attacchi contro cittadini palestinesi, le loro terre e le loro proprietà nel corso dell’ultimo mese, “a testimonianza della persistenza della violenza coloniale come politica sistematica quotidiana volta a colpire la presenza palestinese e la sua capacità di rimanere sulla propria terra”. ITALIA / BOLOGNA – È nato il gruppo PD Bologna per Gaza, costituito “per promuovere iniziative di solidarietà concreta, informazione e mobilitazione politica a sostegno della popolazione civile di Gaza e per contribuire, anche dal territorio bolognese, alla richiesta di pace, giustizia, tutela dei diritti umani e rispetto del diritto internazionale” e che, divulgando le notizie online, raccoglie informazioni su “i progetti, le iniziative pubbliche, i materiali informativi e i canali attraverso cui cittadine, cittadini, circoli e realtà associative possono partecipare e dare il proprio contributo”. Tra i progetti elencati c’è il sostegno ai bambini di Gaza tramite l’associazione Al-Najdah, a cui ANBAMED ha trasferito le donazioni raccolte da gennaio a maggio: 39˙291 € e cominciato a inviare per email le schede delle adozioni a distanza, a affidatari e affidatarie, secondo l’ordine di prenotazione, di cui presto fornirà la documentazione (una foto + un certificato di nascita in arabo e una breve scheda sociale in italiano), scusandosi per il ritardo che è causato dalle difficoltà di trasferire i documenti da Gaza e dalla mole di lavoro di traduzioni. ANBAMED
August 4, 2026
Pressenza
Libano: 370.000 bambini sfollati in tre settimane
Libano: 370.000 bambini sfollati in tre settimane, in media 19.000 al giorno. Ad oggi 121 bambini sono stati uccisi e 395 feriti. In tutto il Paese, oltre 1 milione di persone si trovano ora sfollate, molte delle quali per la seconda, terza o addirittura quarta volta. Ad oggi, almeno 121 bambini sono stati uccisi e 395 sono rimasti feriti. Con circa 435 scuole pubbliche che ora fungono da centri di accoglienza, l’istruzione di oltre 115.000 studenti è stata bruscamente interrotta. “In sole tre settimane, più di 370.000 bambini sono stati costretti a lasciare le proprie case in Libano, in media almeno 19.000 ragazze e ragazzi sono sfollati ogni giorno. Per rendersi conto della portata del fenomeno, è come se ogni 24 ore centinaia di scuolabus pieni di bambini scappassero per salvarsi la vita. In meno di un mese, circa il 20% della popolazione del Libano è stata sfollata. La rapidità e la portata di questo fenomeno sono sconcertanti. In tutto il Paese, oltre 1 milione di persone si trovano ora sfollate, molte delle quali per la seconda, terza o addirittura quarta volta. Si tratta di uno sfollamento di massa improvviso e caotico, che sta separando le famiglie e svuotando intere comunità, con conseguenze che si faranno sentire a lungo anche dopo che la violenza si sarà placata. L’esaurimento mentale ed emotivo che grava sui bambini del Libano è devastante. Senza aver avuto nemmeno un attimo per riprendersi dal trauma dell’ultima escalation, avvenuta appena 15 mesi fa, (i bambini) vengono nuovamente sradicati con la forza. Questo ciclo senza sosta di bombardamenti e sfollamenti sta aggravando gravemente le loro ferite psicologiche, radicando una paura profonda e minacciando di causare danni emotivi gravi e duraturi. Oggi, oltre 135.000 sfollati interni – molti dei quali sono bambini –  hanno trovato rifugio in più di 660 centri di accoglienza collettivi. Le condizioni di vita sono sempre più difficili. Molte famiglie sfollate vivono in contesti informali, sovraffollati e insicuri, tra cui edifici in costruzione, spazi pubblici e veicoli. La crisi economica del Libano e l’infrastruttura ormai logora limitavano già la capacità del Paese di soddisfare i bisogni primari; oggi, quell’infrastruttura sta cedendo sotto la pressione. I servizi essenziali di cui i bambini hanno bisogno per la loro sopravvivenza e il loro futuro stanno subendo gravi interruzioni. In zone come la Bekaa e Baalbek, i bombardamenti hanno distrutto serbatoi idrici e stazioni di pompaggio fondamentali, privando decine di migliaia di persone dell’accesso all’acqua potabile. Inoltre, con circa 435 scuole pubbliche che ora fungono da centri di accoglienza, l’istruzione di oltre 115.000 studenti è stata bruscamente interrotta. Il costo umano di questa escalation è sconvolgente. Ad oggi, almeno 121 bambini sono stati uccisi e 395 sono rimasti feriti*. Coloro che sopravvivono ai bombardamenti si ritrovano ad affrontare una realtà umanitaria drammatica. Assistiamo a famiglie in fuga con solo i vestiti che indossano, costrette a spostarsi più volte nel giro di pochi giorni a causa dei ripetuti ordini di sfollamento. Nel frattempo, le infrastrutture civili essenziali – tra cui ospedali, scuole, ponti e sistemi idrici e fognari – da cui i bambini dipendono per andare avanti con la loro vita, sono state costantemente attaccate, danneggiate o distrutte. L’UNICEF è sul campo e lavora senza sosta insieme ai nostri partner e alle istituzioni nazionali per sostenere i bambini sfollati, nei centri di accoglienza e nelle zone difficili da raggiungere. Solo nelle ultime settimane, il nostro Meccanismo di risposta rapida ha fornito a oltre 167.000 sfollati beni di prima necessità non alimentari e kit per l’inverno. Abbiamo consegnato più di 140 tonnellate di materiali sanitari essenziali agli ospedali e attivato 40 Unità Satellite di Assistenza Sanitaria di Base per garantire che i bambini e le famiglie nei centri di accoglienza abbiano accesso alle cure. Stiamo fornendo assistenza d’emergenza per l’acqua e i servizi igienico-sanitari a quasi 190 rifugi e stiamo lavorando per proteggere il futuro dei bambini, sostenendo il Ministero dell’Istruzione nella creazione di un accesso all’apprendimento online e nella pianificazione di Spazi di Apprendimento Temporanei. Tuttavia, l’assistenza umanitaria da sola non può risolvere questa crisi. La nostra capacità di risposta alle emergenze è gravemente compromessa dai ripetuti attacchi contro paramedici e operatori sanitari, e migliaia di famiglie rimangono isolate in zone difficili da raggiungere a causa dei rischi per la sicurezza e della mancanza di mezzi di trasporto. I bambini stanno pagando il prezzo più alto per questo conflitto. Chiediamo con urgenza che sia garantito un accesso umanitario senza ostacoli a tutti coloro che ne hanno bisogno. Chiediamo la cessazione immediata degli attacchi alle infrastrutture civili, comprese scuole, ospedali e sistemi idrici. Soprattutto, i 370.000 bambini sfollati hanno un disperato bisogno di un cessate il fuoco immediato. Devono smettere di fuggire e ricominciare a vivere come dovrebbero vivere i bambini.” *dato aggiornato al 27/3 FOTO E VIDEO: https://weshare.unicef.org/Share/7we68nn7f2d7mbs3lf526pb532tqvq2s   UNICEF
March 28, 2026
Pressenza