In Libano, a Gaza e in Cisgiordania, in Iran… e in Italia, Germania, Marocco e SpagnaOggi, 4 agosto, è l’anniversario della strage del porto di Beirut, avvenuta nel
2020. Ieri in Libano sono continuati i sorvoli di droni di spionaggio sulla
capitale e gli attacchi su città e villaggi, mentre a Gaza sotto il fuoco
incessante veniva conclamata la carestia e in Cisgiordania proseguivano le
annessioni. Intanto sull’Iran incombe l’ultimatum di Trump e in Marocco e
Spagna, e in Germania e in Italia…
BEIRUT, 4 AGOSTO 2020 – L’esplosione nel porto ha ucciso più di 220 persone e
ferito oltre 6˙000. Le autorità ne hanno attribuito le cause a un incendio di
origine sconosciuta e allo stoccaggio non sicuro di ingenti quantità di nitrato
di ammonio. In seguito dalle indagini condotte dalle autorità giudiziarie è
emerso che politici e funzionari a vari livelli erano a conoscenza dei pericoli
derivanti dallo stoccaggio della sostanza, ma non avevano preso alcun
provvedimento. Ma nessuno di loro è stato citato in giudizio, i politici si sono
rifiutati di presentarsi ai magistrati per essere interrogati e ben due giudici
sono stati rimossi dagli incarichi perché avevano emesso ordini di comparizione
rivolti al primo ministro di allora e ad alcuni alti responsabili della
sicurezza.
ITALIA / ROMA – Il negoziato tra Libano e Israele si aggira attorno ad un
equivoco. L’accordo quadro in realtà non definisce nulla dei punti contesi. Il
governo libanese spera in un processo di continui ritiri israeliani dalle città
e villaggi occupati, ma il governo Netanyahu condiziona altri ritiri
all’accertamento che l’esercito libanese abbia disamato Hezbollah. E pretende di
aver un ruolo nel determinare questo giudizio. Ad ogni caso, i politici
israeliani sostengono ripetutamente che non si ritireranno mai dal sud Libano e
permarrà una fascia di separazione di 10 km, sotto il loro controllo. Cioè tutto
il sud Libano. “Il doppio di Gaza”, si era vantato il ministro della guerra
israeliano Katz. Quell’area è stata completamente rasa al suolo.
GERMANIA – Antisionismo non è antisemitismo: lo certifica un’alta corte
regionale tedesca. Un tribunale regionale tedesco ha assolto un’utente di una
piattaforma social che aveva pubblicato contenuti che paragonavano le operazioni
di genocidio israeliano nella Striscia di Gaza alle pratiche del regime nazista.
L’alta corte regionale ha sottolineato nella sentenza che tali confronti
rientrano nel quadro della libertà di opinione e di espressione e non sono
considerati un crimine punibile dalla legge. L’alta corte regionale della città
di Zweibrücken, nello stato tedesco della Renania-Palatinato, ha annullato una
precedente sentenza del tribunale di primo grado di Ludwigshafen che aveva
condannato l’imputata per aver utilizzato simboli di organizzazioni che violano
la costituzione, e le aveva inflitto una multa pari a 2˙400 euro. Secondo il
merito della sentenza, i post contestati includevano immagini e simboli nazisti,
inclusa la svastica, nonché materiali che paragonavano le politiche e le
operazioni militari israeliane alle pratiche della Germania nazista,
accompagnati da hashtag a sostegno dei palestinesi, tra cui #FREEPALESTINE e
#GAZAUNDERATTACK. La corte ha confermato che lo scopo della pubblicazione di
questi simboli non era quello di promuovere o far rivivere l’ideologia nazista,
ma piuttosto di utilizzarli nel contesto di un’aspra critica politica alle
azioni militari genocidarie israeliane, con una chiara e franca condanna del
nazismo e dei suoi crimini.
MAROCCO e SPAGNA – Oggi è il giorno del confronto online tra i ministri
dell’Interno dell’UE. Vedremo come Piantedosi spiegherà lo sciacallaggio del
governo Meloni, che ha cancellato gli accordi di Schengen, che non c’entrano
nulla con Ceuta, semplicemente non applicato già da prima. Adesso si scopre che
la polizia marocchina non solo ha chiuso un occhio sull’ondata di migranti in
corsa verso Ceuta e Melilla. Diversi migranti lo hanno dichiarato alla stampa di
Madrid. Non solo, i servizi spagnoli hanno rivelato che tra i migranti c’erano
degli agenti marocchini che guidavano e indirizzavano la sommossa, una manovra
politica che ha affiancato i trafficanti di esseri umani, che il governo di
Rabat accusa senza specificare che cosa ha fatto per ridurre il loro ruolo,
minimizzando sui numeri dei migranti e su quello delle vittime. Diventa sempre
più chiaro il ruolo della monarchia nel piano Trump-Netanyahu contro la Spagna e
il suo governo socialista, che ha sostenuto la causa palestinese e introdotto
leggi di sanatoria per i migranti senza permesso di soggiorno: propaganda
politica razzista sulla pelle delle vittime.
IRAN – Un’altra notte è trascorsa senza bombardamenti Usa. Trump però torna alle
minacce: “entro 24 ore, se non sarà aperto Hormuz, andremo a fare quello che
doveva essere fatto da tempo”. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano,
Esmail Baghaei, ha negato qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti, chiarendo che
il suo Paese al momento non ha intenzione di ricevere alcuna delegazione e non
sarà ospite di nessuno. Inoltre ha rivelato intensi contatti diplomatici con
partner regionali e internazionali, tra cui Pakistan, Arabia Saudita, Turchia,
Qatar e Oman, e che una proposta iraniano-omanita per l’apertura di una nuova
rotta marittima temporanea attraverso lo Stretto di Hormuz, a tutela degli
interessi e della sovranità nazionale di entrambe le parti, è giunta alle fasi
finali.
GAZA – Fonti mediche hanno annunciato che il numero delle vittime dell’offensiva
israeliana nella Striscia di Gaza iniziata nel 2023 è salito a 73˙375 morti e
174˙220 feriti. Ieri sera, due palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in
un raid aereo israeliano a sud-ovest di Gaza City. Nostri contatti in loco hanno
riferito che un drone israeliano ha lanciato un missile contro un veicolo civile
sulla strada costiera nel quartiere di Sheikh Ajlin, a sud-ovest di Gaza City,
uccidendo due palestinesi e ferendone diversi altri, che sono stati trasportati
all’ospedale al-Shifa. Intanto, lunedì 3 agosto Justin Brady, capo dell’Ufficio
delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) nei
territori palestinesi, ha avvertito che Gaza sta affrontando un’emergenza
alimentare che rischia di raggiungere la Fase 5 dell’Indice Internazionale di
Sicurezza Alimentare (FISI), la fase che dichiara ufficialmente la carestia. Ha
sottolineato che il 67% della popolazione della Striscia di Gaza soffre di
insicurezza alimentare, mentre il 10% è sull’orlo della carestia. Durante una
conferenza stampa a Ramallah, dove ha presentato i risultati dell’ultima
valutazione della situazione alimentare nella Striscia di Gaza, Brady ha
affermato che lo studio si basa su un lavoro tecnico che ha coinvolto oltre 60
esperti di 20 diverse organizzazioni. Ha incluso una valutazione scientifica del
contesto circostante, insieme a indagini sul campo specificamente incentrate
sulla sicurezza alimentare. Ha descritto i risultati come basati su una rigorosa
metodologia scientifica.
CISGIORDANIA – Fonti locali hanno riferito che gruppi organizzati di coloni,
sotto la protezione dei soldati israeliani, hanno attaccato la città di Beita e
appiccato il fuoco a terreni di proprietà palestinese nella zona di
“Al-Hara’iq”, bruciando diversi alberi. In un altro attacco, i coloni hanno
lanciato pietre e sparato proiettili contro veicoli palestinesi sulla strada di
circonvallazione vicino al villaggio di Burin, a sud di Nablus, mettendo in
pericolo la vita dei residenti palestinesi. I dati di fonte palestinese indicano
un’escalation quantitativa e qualitativa nella portata delle violazioni
israeliane in Cisgiordania, in particolare quelle perpetrate dai coloni,
nell’ambito di un sistema unitario volto a smantellare la capacità dei
palestinesi di rimanere sulle proprie terre. Intanto tre rapporti ufficiali e un
quarto rapporto di un ente per la difesa dei diritti umani, pubblicati dalla
Commissione per la Resistenza al Muro, dal Ministero dei Beni Religiosi, dal
Governatorato di Gerusalemme e dal Centro di Informazione Palestinese
(un’organizzazione non governativa), documentano l’intera gamma delle
violazioni, tra cui uccisioni, sfollamenti, molestie, distruzioni, espansione
degli insediamenti e attacchi a luoghi sacri. Secondo il Centro d’Informazione
Palestinese, nel mese di luglio 16 palestinesi sono stati uccisi e altri 237
feriti da colpi d’arma da fuoco e attacchi perpetrati dai coloni e dall’esercito
israeliano in Cisgiordania. Un rapporto del Governatorato di Gerusalemme ha
indicato che tre palestinesi sono stati uccisi in città, mentre 15 sono rimasti
feriti e 115 sono stati arrestati. Sono stati emessi diciassette ordini di
espulsione, 11 dei quali vietavano ai palestinesi l’accesso al complesso della
moschea di Al-Aqsa, mentre i restanti vietavano loro l’accesso ad altre zone di
Gerusalemme. Secondo la Commissione per la Resistenza al Muro e agli
Insediamenti, l’esercito israeliano e i coloni hanno compiuto 2˙256 attacchi
contro cittadini palestinesi, le loro terre e le loro proprietà nel corso
dell’ultimo mese, “a testimonianza della persistenza della violenza coloniale
come politica sistematica quotidiana volta a colpire la presenza palestinese e
la sua capacità di rimanere sulla propria terra”.
ITALIA / BOLOGNA – È nato il gruppo PD Bologna per Gaza, costituito “per
promuovere iniziative di solidarietà concreta, informazione e mobilitazione
politica a sostegno della popolazione civile di Gaza e per contribuire, anche
dal territorio bolognese, alla richiesta di pace, giustizia, tutela dei diritti
umani e rispetto del diritto internazionale” e che, divulgando le notizie
online, raccoglie informazioni su “i progetti, le iniziative pubbliche, i
materiali informativi e i canali attraverso cui cittadine, cittadini, circoli e
realtà associative possono partecipare e dare il proprio contributo”. Tra i
progetti elencati c’è il sostegno ai bambini di Gaza tramite l’associazione
Al-Najdah, a cui ANBAMED ha trasferito le donazioni raccolte da gennaio a
maggio: 39˙291 € e cominciato a inviare per email le schede delle adozioni a
distanza, a affidatari e affidatarie, secondo l’ordine di prenotazione, di cui
presto fornirà la documentazione (una foto + un certificato di nascita in arabo
e una breve scheda sociale in italiano), scusandosi per il ritardo che è causato
dalle difficoltà di trasferire i documenti da Gaza e dalla mole di lavoro di
traduzioni.
ANBAMED