Porto Vecchio, ICS: «Stop ai trasferimenti e procedure irregolari hanno riportato le persone in strada»
Il piccolo sgombero effettuato nell’area del Porto Vecchio il 3 settembre 2026 è
conseguenza della decisione irrazionale di sospendere, dalla fine di giugno,
tutti i trasferimenti periodici da Trieste verso il resto del territorio
nazionale che avevano caratterizzato l’ultimo biennio: circa 60 persone a
settimana, in media, nel corso dell’ultima annualità. Parallelamente, sono state
lasciate in strada le persone in attesa della registrazione della domanda di
asilo presso la Questura, con tempi di attesa che hanno superato anche i due
mesi, mentre quasi tutti i richiedenti asilo sono stati sottoposti alla
procedura accelerata di frontiera.
Questa strategia era probabilmente fondata sull’idea che, applicando procedure
sommarie e velocissime di esame delle domande di asilo e confidando
nell’impossibilità per le persone ricorrenti di impugnare i provvedimenti di
rigetto entro i brevissimi termini previsti dalle nuove normative (5 giorni), si
sarebbe prodotto una sorta di eliminazione dell’utenza. Dopo essere passate
rapidamente attraverso un sistema di confinamento presso l’ex caserma di
Fernetti, le persone la cui domanda veniva respinta sarebbero tornate in strada,
ma senza più alcun diritto di soggiornare in Italia, finendo così per
disperdersi.
Eppure, l’applicazione della procedura accelerata di frontiera è possibile,
secondo il diritto dell’Ue, solo in caso di domande di asilo presentate alla
frontiera esterna, tra cui gli sbarchi, e non a una frontiera interna come
quella italo-slovena. Si è così prodotto, alla vigilia della stagione autunnale
e delle problematiche che essa inevitabilmente porrà, l’ennesimo corto circuito
derivante dal mancato rispetto delle normative e dalla caparbia volontà di non
strutturare un sistema di protezione capace di riconoscere l’esistenza della
realtà degli arrivi di persone rifugiate lungo la rotta balcanica.
Il (non) sistema istituzionale di gestione delle domande di asilo e della prima
accoglienza rimane dunque sempre a zero: genera enormi disagi sociali, aumenta
l’insicurezza sul territorio e dissipa risorse pubbliche. È inderogabile
riprendere un regolare sistema di trasferimenti da Trieste verso tutto il
territorio italiano e attuare con rigore, senza forzature e nel rispetto dei
diritti fondamentali delle persone, le normative vigenti.
Redazione Friuli Venezia Giulia