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Ddl antisemitismo, il 2/10 presidio a Montecitorio. In piazza la lettura collettiva di testimonianze da Naza
Da Moni Ovadia a Vauro Senesi, l’appello di artisti, intellettuali e oltre 300 associazioni: “No alla norma-bavaglio. Iniziative in decine di città italiane anche nei prossimi giorni. Domani, venerdì 2 ottobre, dalle 14 alle 16, Piazza Montecitorio ospiterà un nuovo presidio contro il cosiddetto Disegno di legge sull’Antisemitismo, in occasione della discussione del provvedimento alla Camera dei Deputati. Questa volta porteremo in piazza le testimonianze raccolte nel film Naza (accusato dal governo Netanyahu di essere un’opera dai contenuti “antisemiti”) attraverso letture pubbliche, che anche grazie alla partecipazione di artisti e intellettuali, daranno voce ai racconti di militari israeliani e a quanto denunciato nell’opera.” Lo dichiara il Coordinamento del Comitato Promotore #NoDdl10104. L’iniziativa si inserisce nella mobilitazione nazionale promossa in questi giorni a Roma e in decine di città d’Italia da oltre 300 sigle, tra realtà sociali, politiche, culturali e sindacali, che chiedono il ritiro di una norma lesiva della libertà di espressione e del diritto di critica politica. Naza, un reading per Gaza: gli interventi Tra gli artisti e gli ospiti che hanno annunciato la propria partecipazione figurano Francesca Fornario, Vauro Senesi, Moni Ovadia, Massimo Wertmüller, Daniela Giordano, Beatrice Simonetti, Edoardo Purgatori, Silvia Scola, Giorgina Levi, Blas Roca Rey, Tiziana Foschi, Valentina Martino Ghiglia, Fabrizio Apolloni, Cinzia Leone, Anna Ferruzzo, Daniela Scarlatti, Edy Angelillo, Loredana Cannata, Antonio Di Matteo, Tiziana Foschi, Geremia Longobardo, Giole Rotini, Tonino Tosto. Altri artisti e personalità del mondo della cultura sono in attesa di confermare la propria presenza. Previsti inoltre gli interventi di rappresentanti della Comunità palestinese, tra cui Maya Issa e Yousef Salman, oltre a esponenti del mondo giuridico impegnati nella difesa dei diritti civili e costituzionali. No alla norma-bavaglio: le ragioni della protesta “Questo disegno di legge, oltre a non essere necessario, visto che in Italia c’è già la Legge Mancino che punisce tutti i tipi di crimini d’odio, rischia di introdurre limitazioni alla denuncia delle politiche del governo israeliano nei confronti del popolo palestinese, con possibili ricadute sulla libertà di manifestazione del pensiero garantita dall’articolo 21 della Costituzione. Ribadiamo che la definizione dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) va eliminata, in quanto lesiva della libertà d’opinione e di critica politica. In alternativa all’approccio IHRA, richiamiamo la scelta già compiuta dall’Ordine dei Giornalisti, che ha indicato nella Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo un riferimento equilibrato e rigoroso”. “Con il reading per Gaza denunciamo inoltre il clima d’intimidazione (che già ora esiste, ma che potrebbe aggravarsi con l’entrata in vigore del Ddl Antisemitismo) che sta colpendo sempre più frequentemente il mondo della cultura e dell’arte. Ricorderemo in quella sede anche i casi di censura, repressione e criminalizzazione di artisti e attivisti che hanno espresso solidarietà al popolo palestinese”. “Il presidio del 2 ottobre s’inserisce in un percorso di iniziative diffuse in tutta Italia, da Milano a Catania, con decine di appuntamenti, che proseguiranno nei giorni successivi fino, e oltre, la Giornata mondiale di mobilitazione per la Palestina del 10 ottobre”. Redazione Italia
October 1, 2026
Pressenza
Ddl antisemitismo, lettera aperta a Liliana Segre
Riprendiamo dal blog su Facebook di Giuseppe Salamone. Cara senatrice Liliana Segre, ho appena letto che lei chiede di approvare il DDL antisemitismo all’unanimità. Si dice incredula per le divisioni ed esorta a superarle perché, a suo avviso, un Paese civile dovrebbe approvare questa legge senza se e senza ma. Questa legge non è una legge: è un bavaglio che fa a pezzi la Costituzione italiana. È come se, negli anni del nazismo, qualcuno avesse fatto una legge che reprimeva chiunque osasse criticare i nazisti, dicendo che si trattava di odio razziale verso tutti i tedeschi. Perché questa legge è esattamente questo: vietare le critiche nei confronti di Israele e di quei criminali che stanno al governo israeliano, estendendo quelle critiche a loro rivolte come fossero rivolte a tutti gli ebrei. E non perché lo dica io, ma perché è messo nero su bianco nella definizione dell’IHRA (esattamente negli esempi) cardine del DDL antisemitismo. Questa è una delle più grandi distorsioni e ingiustizie della storia. Ora lei dovrebbe sapere una cosa, importantissima: se i cosiddetti “propal”, quelli che oggi vengono accusati con estrema facilità di essere antisemiti, avessero vissuto negli anni del nazismo, lei sicuramente avrebbe potuto trovare una spalla su cui appoggiarsi in questa gente. E sa perché? Perché di sicuro avrebbero avversato il regime nazista esattamente come oggi avversano il terrorismo di Stato israeliano. Di sicuro avrebbero condannato quel genocidio, dove vennero sterminati ebrei, omosessuali, zingari, oppositori politici, dissidenti, rom, disabili, neri e testimoni di Geova, esattamente come avversano oggi il genocidio dei palestinesi. Ecco, cara Segre, in Italia non c’è alcun bisogno di approvare una legge esclusiva di questo tipo. Semplicemente perché ci sono già la Legge Mancino, l’articolo 604-bis del Codice penale e la Costituzione, esattamente l’articolo 3. A proposito, in questi giorni sono usciti dei bellissimi appelli firmati sia da centinaia di accademici sia da tantissimi ebrei. Le consiglio vivamente di leggerli. Approvare il DDL antisemitismo, che a mio avviso con l’antisemitismo non ha nulla a che vedere, oggi significa una sola cosa. E lo dico tirando in ballo un grande romanzo di George Orwell, La fattoria degli animali, dove nessun paragone di natura animale si vuole tirare in ballo: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Un caro saluto. Giuseppe Salamone Redazione Italia
October 1, 2026
Pressenza
Venezia, assemblea a Cà Foscari contro il ddl antisemitismo
Il 30 settembre si è svolta nel cortile dell’università di Cà Foscari un’assemblea del personale indetta da FLC CGIL Venezia e CUB SUR per la libertà di espressione e contro il DDL 1004 cosiddetto Ddl “Antisemitismo”. L’assemblea, aperta al contributo della società civile, ha rappresentato un momento importante di confronto non solo con tutte le componenti della comunità cafoscarina e dell’università IUAV, docenti, personale tecnico amministrativo, studentesse e studenti, ma anche con gli insegnanti delle scuole superiori e con le associazioni e i comitati attivi nel territorio su questi temi. È emersa la preoccupazione per un disegno di legge liberticida, che considera come antisemitismo la critica allo Stato di Israele e alla sua politica genocida nei confronti del popolo palestinese, minando alla base la libertà accademica e di espressione sancita dalla Costituzione. Siamo tutti convinti della necessità di combattere l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni forma di razzismo, ma tradurre in legge la definizione di antisemitismo coniata dall’IHRA non è il modo corretto di risolvere il problema. Da tutti gli interventi è emersa la necessità di trovare l’unità e fare fronte comune rispetto al tentativo di censura e di limitazione e criminalizzazione del dissenso di cui questo governo si è reso triste protagonista, del quale questo ddl rappresenta un tassello. FLC CGIL e CUB SUR hanno raccolto questo appello e si impegnano a ricreare altri momenti di confronto unitari come questo, rilanciando anche tutti gli altri temi di grande attualità: il salario, la casa, la necessità urgente di abbandonare il riarmo e di rifinanziare la scuola e la sanità PUBBLICHE. Ci aspettano tempi durissimi, ma al nostro posto ci troverete! FLC CGIL Venezia CUB SUR Redazione Italia
October 1, 2026
Pressenza
Appello: da italiani e da ebrei diciamo no al ddl antisemitismo
Da italiani e da ebrei, da nemici di tutte le forme di razzismo, esprimiamo la nostra contrarietà al disegno di legge 1004 in discussione alla Camera dei Deputati che contrabbanda per lotta all’antisemitismo la delegittimazione e criminalizzazione di ogni posizione pubblica più o meno radicalmente antisraeliana. Siamo contrari a questo disegno di legge perché il testo adotta la definizione di antisemitismo della International Holocaust Remembrance Alliance, che soprattutto negli esempi che l’accompagnano confonde il rifiuto di ogni espressione di odio antiebraico con giudizi certamente opinabili ma che non costituiscono necessariamente antisemitismo. Siamo contrari perché la lotta all’antisemitismo, tra le forme più antiche e odiose di razzismo, è una questione troppo seria per essere affidata a forze politiche che ne fanno il pretesto per legittimare le politiche e i crimini di Israele. Ciò è tanto più grave poiché alcune di quelle stesse forze che dichiarano amicizia verso gli ebrei, fanno del razzismo una scelta politica, arrivando perfino a mettere in discussione il diritto costituzionale allo studio di bambine e bambini. Siamo contrari perché questo disegno di legge non solo non aiuta ma rischia di complicare la lotta all’odio antiebraico. Mescolando impropriamente l’antisemitismo con qualunque posizione di contrapposizione alle politiche criminali di Israele, lo separa, lo isola dalle altre forme di razzismo, rendendo più fragili le basi etiche per contrastarlo. L’antisemitismo sta rialzando la testa, persino a sinistra, innegabilmente favorito dall’agire di uno Stato che si qualifica come “ebraico” e alimentato dagli stereotipi di sempre, cui se ne aggiungono di nuovi, primo fra tutti l’identificazione tra governo israeliano ed ebrei. L’antisemitismo è una forma di sopraffazione «dell’uomo sull’uomo»: per combatterlo non servono nuove norme che confondono la critica a Israele con l’odio antiebraico. Invece è necessario rafforzare la lotta contro ogni forma di razzismo, senza eccezioni e senza strumentalizzazioni: questo è stato fino a oggi e questo resterà il nostro impegno. Firmatari:  Lea-Laboratorio ebraico antirazzista Mai Indifferenti-Voci ebraiche per la pace Tikkun-Diaspora ebraica decoloniale Nora Aghion, Deborah Arbib Guido Bassano, David Calef Giorgio Canarutto Paola Canarutto Raya Cohen Renata Colorni Andrea Damascelli Lucio Damascelli Roberto Della Seta Deborah Di Cave Micol di Nepi Anna Foa Saby Fresko Bice Fubini Nicoletta Gandus Shmuel Gertel Siegmund Ginzberg Lisa Ginzburg Bella Gubbay Sveva Haertter Joan Haim Francesca Incardona Helena Janeczek Amy Kabat Irene Kajon Yael Laibel, Gad Lerner Daniel Levi Giorgina Levi Stefano Levi Della Torre Bruno Montesano Giacomo Ortona Olga Dalia Padoa Martina Piperno Valentina Pisanty Matteo Pucciarelli Annalisa Ravenna Annalisa Salerno Renata Sarfati Stefano Sarfati Gadi Schoenheit Eva Schwarzwald Susanna Sinigaglia Alessandro Soria Widad Tamimi Jardena Tedeschi Claudio Treves Adriana Valabrega Maya Vetri Marco Vigevani   Redazione Italia
September 27, 2026
Pressenza
DDL antisemitismo, oltre 200 partecipanti all’assemblea con giuristi, parlamentari, attivisti e associazioni. Mobilitazione nazionale a settembre
Costruire una vasta rete tra società civile, mondo dell’informazione, università, scuola e associazioni per contrastare il DDL antisemitismo, promuovere una campagna nazionale di sensibilizzazione e preparare iniziative pubbliche già a partire da settembre. Sono queste le principali indicazioni emerse dall’assemblea online dello scorso 30 luglio, che ha riunito oltre 200 partecipanti tra parlamentari, giuristi, giornalisti, con rappresentanti di Rete #NOBAVAGLIO, BDS, GIURISTI DEMOCRATICI, AMNESTY INTERNATIONAL Italia, Un ponte per, Anbamed, Rete dei Presidii per Gaza, Transform Italia e numerose realtà impegnate nella solidarietà con la Palestina e nella difesa delle libertà civili. A moderare l’incontro è stato Olivier Turquet, coordinatore dell’edizione italiana dell’agenzia stampa internazionale Pressenza, che ha coordinato il confronto tra i relatori e sottolineato la necessità di costruire una risposta ampia e unitaria a quello che molti partecipanti hanno definito un possibile restringimento degli spazi di dissenso e di libera espressione. L’assemblea è stata aperta da Marino Bisso, che ha ringraziato le organizzazioni promotrici e i numerosi partecipanti collegati da tutta Italia. A delineare il quadro politico e culturale dell’iniziativa è stato poi Luciano Cerasa, che ha ricordato le origini della Rete No Bavaglio, nata nel 2015 su impulso di Stefano Rodotà e ha richiamato l’articolo 3 della Costituzione come riferimento centrale del dibattito. Secondo Cerasa, il contrasto all’antisemitismo deve procedere insieme alla tutela delle libertà democratiche e non può trasformarsi in una limitazione del diritto di critica o della libertà di informazione. L’analisi condivisa da gran parte dei relatori è che il disegno di legge rappresenti un passaggio significativo nel rapporto tra libertà di espressione e contrasto alle discriminazioni. Al centro delle preoccupazioni vi è l’inserimento della definizione di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), che secondo molti degli intervenuti rischierebbe di sovrapporre la lotta all’antisemitismo alla critica politica delle scelte del governo israeliano. Il deputato del Movimento 5 Stelle Alfonso Colucci ha illustrato lo stato dell’iter parlamentare e gli emendamenti presentati dalle opposizioni, ricordando la proposta di sostituire la definizione IHRA con la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo, ritenuta maggiormente in grado di distinguere tra antisemitismo e critica politica legittima. Sulla stessa linea è intervenuta Laura Boldrini, che ha espresso forte contrarietà all’inserimento della definizione IHRA in una legge dello Stato e ha invitato la società civile a esercitare una costante pressione sul Parlamento affinché il provvedimento venga modificato o respinto. Tra gli interventi più approfonditi sul piano giuridico, quello dell’avvocato Ugo Giannangeli, che ha definito il nuovo impianto normativo un passaggio “dalla repressione alla propaganda”. Secondo Giannangeli, l’eliminazione delle disposizioni più apertamente restrittive presenti nelle precedenti versioni del testo non avrebbe cancellato le criticità di fondo. Il giurista ha inoltre espresso preoccupazione per l’istituzione di organismi di monitoraggio all’interno di università e pubbliche amministrazioni e ha richiamato le circolari del ministro Valditara, considerate da lui parte di un più ampio processo di contenimento del dissenso. Analoga preoccupazione è stata espressa da Giordana De Vito Devendictis, che ha salutato positivamente la cancellazione delle norme più controverse ma ha sostenuto che il mantenimento della definizione IHRA rischierebbe di produrre una dilatazione artificiale del concetto di antisemitismo fino a comprendere la critica allo Stato di Israele. Il costituzionalista Antonello Ciervo ha evidenziato il rischio di un “chilling effect”, cioè di un effetto intimidatorio capace di scoraggiare giornalisti, attivisti, ricercatori e intellettuali dall’esprimere posizioni pubbliche per timore di conseguenze giudiziarie o amministrative. Ciervo ha inoltre criticato la previsione di meccanismi di monitoraggio nelle università e nelle scuole e ha avanzato la proposta di una campagna di disobbedienza civile non violenta. Sul fronte dei diritti umani, Ilaria Masinara di Amnesty International Italia ha richiamato esperienze registrate in altri Paesi europei, sostenendo che l’utilizzo della definizione IHRA abbia prodotto limitazioni alle campagne di solidarietà con la Palestina e difficoltà per organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch. Per Masinara la risposta deve essere una convergenza ampia tra mondo accademico, informazione e società civile. Molto critico anche l’intervento di Livia Colvin di BDS Italia, che ha definito contraddittorio trasformare in norma una definizione nata come strumento non vincolante. Colvin ha ricordato le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che tutelano il boicottaggio come forma di libertà di espressione e ha espresso preoccupazione per possibili limitazioni ai boicottaggi accademici, sportivi e culturali. Particolare attenzione è stata dedicata alla scuola. Roberta Parravano ha denunciato il rischio di autocensura tra insegnanti e studenti, mentre Terry Silvestrini, intervenendo a nome della rete “La scuola per la pace” e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università, ha analizzato la struttura del provvedimento, criticando il ruolo attribuito alla task force nazionale prevista dal testo e i possibili effetti sul pluralismo educativo. Nel corso del dibattito sono intervenuti anche Stefano Galieni, che ha proposto di rafforzare i rapporti con le reti della sinistra europea; Ada Montellanico, che ha sottolineato il ruolo della cultura e degli artisti nella mobilitazione; Luca Gabrielli, che ha invitato a coinvolgere anche organizzazioni ebraiche critiche verso il sionismo; Farid Adly, che ha esortato a non arretrare sul terreno dell’informazione e della solidarietà con la Palestina; Khader Tamimi, che ha richiamato l’attenzione sulle condizioni dei palestinesi evacuati in Italia; Lorenzo Rocca, che ha sollevato dubbi di costituzionalità sul testo; Patrizio e Marco, che hanno raccontato le proprie esperienze giudiziarie durante manifestazioni pro Palestina; Maria Luisa, che ha illustrato iniziative analoghe sviluppate in Francia e Belgio e Raffaella Polverino, che ha lanciato un appello all’unità delle diverse realtà impegnate sul tema. Dall’assemblea è emersa la volontà di costruire una mobilitazione articolata che comprende campagne di sensibilizzazione, iniziative territoriali, interlocuzioni con il Parlamento europeo, il coinvolgimento della diaspora palestinese e il rafforzamento delle reti tra associazioni, scuole, università e mezzi di informazione. Tra le proposte discusse anche possibili forme di disobbedienza civile non violenta e una mobilitazione nazionale da organizzare nelle prossime settimane. In chiusura Olivier Turquet ha raccolto proposte emerse durante oltre tre ore di confronto, ribadendo la necessità di trasformare il dibattito in un percorso permanente di coordinamento. Per i partecipanti, la difesa della libertà di espressione, del diritto all’informazione e del dissenso democratico rappresenta oggi una questione che riguarda l’intera società civile e non soltanto i movimenti impegnati sulla questione palestinese. Rete #NOBAVAGLIO
August 27, 2026
Pressenza
I pericoli del disegno di legge sull’antisemitismo. Intervista all’avvocato Ugo Giannangeli
C’è chi lo ha ribattezzato “Legge bavaglio” o “Ddl anticritiche”. È il cosiddetto disegno di legge “Antisemitismo”, approvato il 4 marzo scorso al Senato con 105 voti a favore, 24 contrari e 21 astenuti. Hanno votato No il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, mentre i senatori del Partito democratico si sono divisi: 21 astenuti e 6 favorevoli (Valter Verini, Sandra Zampa, Pierferdinando Casini, Graziano Del Rio, Alfredo Bazoli e Filippo Sensi); a favore il centrodestra, Italia Viva, un senatore di Azione e 5 delle Autonomie. La questione al centro delle polemiche si concentra sulla definizione di antisemitismo, ossia quella dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), secondo cui “per antisemitismo si intende una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici”. Ne parliamo con Ugo Giannangeli, avvocato penalista e grande esperto di “questione mediorientale.” Perché questa definizione viene considerata da molti pericolosa per la democrazia e incostituzionale? La definizione elaborata dall’Ihra è una definizione meramente operativa, lavorativa, provvisoria, priva di valore legale. Lo afferma lo stesso estensore, l’avvocato Kenneth Stern, che si autodefinisce sionista. Stern sostiene che la definizione, nelle sue intenzioni, doveva servire solo a facilitare la catalogazione degli episodi di antisemitismo. La legge che la recepisce diventa pericolosa per la democrazia in quanto si configura come una legge ad hoc a tutela di un gruppo identitario, in palese contrasto con l’articolo 3 della nostra Costituzione. Vede il rischio di un’equiparazione sostanziale tra antisemitismo e antisionismo (condiviso quest’ultimo da molti ebrei israeliani e della diaspora)? Ci può spiegare la differenza tra questi due concetti? L’antisionismo è l’opposizione a un disegno di colonialismo di insediamento che prevede l’espulsione dei nativi con ogni mezzo. Si vedano le molteplici ed esplicite dichiarazioni dei cosiddetti padri fondatori dello Stato di Israele. L’antisemitismo altro non è che una forma di razzismo. Peraltro sarebbe più corretto parlare di anti-ebraismo o antigiudaismo, essendo semiti anche i palestinesi. La modifica accolta in Senato parla di “ripudio di ogni forma di antisemitismo”. Spero quindi che si riferisca anche alla diffusa islamofobia. Temo però che questa mia speranza possa essere vista solo come una battuta. Quando si parla di “istituzioni della comunità” si può intendere anche il governo: ciò significa che sarà vietato dalla legge criticare per esempio l’esecutivo guidato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, su cui pende un mandato d’arresto della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità e un’indagine per genocidio della Corte di Giustizia Internazionale? In Senato sono state introdotte formule tipo ‘ferme restando la libertà di critica politica e di espressione del pensiero e la libertà di riunione e associazione’ o anche ‘nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche’. Sembrano però formulette di cautela per ridurre gli evidenti rischi di incostituzionalità della legge per palese contrasto con gli articoli 17, 21 e 33 della Costituzione. È il caso anche di ricordare che la Corte Internazionale di Giustizia nel suo parere consultivo del luglio 2024 ha affermato che è imputabile di complicità con i crimini di Israele non solo chi fornisce concretamente aiuti, ma anche chi non si attiva per – quanto meno – attenuare le conseguenze dei crimini. Il genocidio infatti si deve prevenire prima che reprimere. Vede rischi per le campagne di boicottaggio di alcuni prodotti e servizi israeliani connessi o complici nella strage dei palestinesi? Già ora i sionisti assimilano le campagne di boicottaggio dei prodotti e dei servizi israeliani a quelle nazifasciste degli anni ‘30 contro le attività commerciali degli ebrei. A maggior ragione lo faranno dopo l’entrata in vigore della legge. In Germania il 7 novembre 2024 il Bundestag ha inserito tra le manifestazioni di odio anche l’appello al boicottaggio e alle sanzioni contro Israele. Eppure la Corte Europea dei Diritti Umani l’11 giugno 2020 ha sentenziato che l’appello al boicottaggio dei prodotti israeliani è un diritto civile tutelato dall’articolo 10 della Convenzione Europea. Un altro articolo molto controverso della legge recita così: “Prevedere apposite misure per contrastare la diffusione del linguaggio d’odio antisemita sulla rete Internet, anche attraverso l’aggiornamento delle regole di accesso alle piattaforme di social media, nonché mediante sistemi di segnalazione e rimozione, uniformi ed efficienti, dei relativi contenuti”. Anche in questo caso, vista la definizione iniziale di antisemitismo, così ampia e generica, il rischio è che venga considerata ‘odio antisemita’ dagli algoritmi che regolano i social qualsiasi critica al governo israeliano? Particolare attenzione è riservata alle espressioni di odio sui social. È questo il terreno più minato, dove più è evidente il privilegio inserito a favore dei crimini israeliani. Un esempio banale: se commento con “assassini criminali” la foto di bambini palestinesi uccisi a Gaza rischio di essere definito antisemita; se metto lo stesso commento sotto le foto delle 165 bambine iraniane uccise dagli statunitensi a Minab non corro alcun rischio. L’articolo 2 propone di “elaborare apposite linee guida sul contrasto all’antisemitismo, come definito ai sensi dell’articolo 1, comma 2, destinate ai docenti e al personale delle scuole di ogni ordine e grado”: non violerebbe la libertà d’insegnamento garantita dall’articolo 33 della Costituzione? Le linee guida destinate ai docenti violano sicuramente l’articolo 33 della Costituzione sulla libertà di insegnamento. Neppure la circolare Valditara di novembre 2025 recante istruzioni per i dibattiti all’interno delle strutture scolastiche si è spinta a tanto. La circolare richiede competenza dei relatori e la garanzia del contraddittorio. Le linee guida invece entrano nel merito e dettano contenuti. L’articolo 3, oggetto di emendamento al Senato, prevede addirittura il “diniego all’autorizzazione di una riunione o manifestazione pubblica per ragioni di moralità, di cui all’articolo 18 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, può essere motivato anche in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge”. Con buona pace dell’articolo 17 della nostra Costituzione che prevede il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi e dell’articolo 21 sulla libertà di espressione del pensiero. L’articolo 3 del testo originario, quello sulle manifestazioni, è stato cassato. Avevano pensato di mantenerlo modificando il concetto di ‘rischio potenziale’ con quello di ‘pericolo concreto’ di manifestazioni antisemite, ma poi hanno ritenuto preferibile escludere del tutto l’articolo. Non credo che lo abbiano fatto per una scelta di apertura democratica. Probabilmente riprenderanno il discorso in un disegno di legge che andrà a sostituire il decreto legge sulla sicurezza che è stato recentemente bocciato ma solo sulla forma, per mancanza dei requisiti di straordinaria necessità e urgenza. Come funzionerebbe in pratica la nuova legge? Il testo approvato in Senato ha introdotto due nuovi organismi non previsti dal precedente articolo 2, che rappresentava una sorta di norma in bianco delegando al governo o al Presidente del Consiglio il compito di emanare entro 60 giorni una serie di decreti su temi ben individuati. Col nuovo testo si creano il coordinatore nazionale che elabora una strategia nazionale sull’antisemitismo e un gruppo tecnico di lavoro designato dall’Ihra, dall’Unione delle comunità ebraiche italiane, dai giovani ebrei d’Italia, dal Centro di documentazione ebraica contemporanea e dal Museo della Shoah. Se mi è consentita una battuta osservo che manca solo l’Aipac (American Israel Public Affairs Committee), che però probabilmente provvederà al finanziamento dell’attività del gruppo di lavoro. Infatti l’ultimo articolo precisa che nessun onere economico è previsto per il funzionamento della legge. Il gruppo di lavoro dovrà adottare misure contro il linguaggio d’odio, le linee guida per le scuole e l’università, organizzare corsi di formazione per insegnanti e polizia, nonché campagne informative per la televisione e la stampa. Appare essere una vera e propria task force con la doppia funzione di reprimere da un lato e propagandare dall’altro. La Legge Mancino numero 205 del 1993 punisce “discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”, senza concentrarsi specificamente sugli ebrei ma includendoli. Tra l’altro nella legge si parla anche di slogan e simboli fascisti, che pure ben di rado vengono puniti. Cosa ne pensa? L’articolo 604 bis del Codice Penale (legge Mancino) era più che sufficiente: punisce la propaganda di istigazione all’odio razziale in generale, con una specifica aggravante per la Shoah in caso di sua minimizzazione o apologia. Appare evidente l’intenzione di introdurre nel nostro ordinamento gli undici indicatori dell’Ihra, come è dimostrato anche dal fatto che sono stati respinti gli emendamenti sulla loro esclusione e sull’adozione della ‘Dichiarazione di Gerusalemme’, nata proprio in contrapposizione alla definizione di Ihra, che contiene cinque esempi di critiche a Israele che non sono considerate antisemite. Non solo, ma esplicitamente riconosce che il movimento BDS svolge un legittimo intervento politico. Si può concludere affermando che la legge introduce una pervasiva attività di controllo e propaganda e sconfina in una militarizzazione culturale e politica. Claudia Cangemi
March 25, 2026
Pressenza