Tag - ricongiungimento e unità familiare

“Manifestamente illegittimo” il decreto di espulsione e non convalida del trattenimento: violati l’art. 19 T.U. 286/98 e l’art. 8 CEDU
Il Giudice di Pace di Roma non convalida il trattenimento del cittadino straniero: appena 18 enne, egli risiede in Italia con il padre e con la moglie di questo (titolari entrambi di permesso di soggiorno), dove studia informatica; ha chiesto il permesso di soggiorno di cui ha la ricevuta; è incensurato. La difesa ha eccepito così l’illegittimità del decreto espulsione presupposto per violazione dell’art. 19 T.U. 286/98 e del principio di proporzionalità; violazione dell’art. 8 CEDU e violazione della vita privata e familiare, avendo il trattenuto legami familiari in Italia, il padre e la moglie regolari sul territorio ed essendo lo stesso trattenuto incensurato. E’ interessante in primo luogo che l’ordinanza valuta come “manifestamente illegittimo” il decreto di espulsione, estendendo il sindacato della convalida all’atto che presuppone il trattenimento (Cass. Civ., n. 40516/2025). La stessa ordinanza, accogliendo le tesi difensive, ha valorizzato altresì l’integrazione sociale, i legami familiari e l’incensuratezza del giovanissimo trattenuto. Giudice di Pace di Roma, ordinanza del 27 marzo 2026 Si ringrazia l’Avv. Megna per la segnalazione e il commento. * Consulta altre decisioni relative al decreto di espulsione
Annullata l’espulsione per art. 8 CEDU: prevale l’interesse all’unità familiare, in assenza di una provata pericolosità sociale
Il caso riguarda un cittadino nigeriano giunto in Italia da minore e vissuto per 17 anni con madre e due fratelli in possesso di permesso di soggiorno e trattenuto presso il CPR di Bari – Palese. Nel 2008, all’età di 17 anni il cittadino nigeriano veniva soccorso in mare con altri connazionali e faceva ingresso sul territorio nazionale dalla frontiera di Lampedusa. A distanza di 17 anni dal suo ingresso Italia, il Prefetto di Roma adottava il decreto di espulsione previo trattenimento, richiamando l’art. 13 c. 2 lett. a) ritenendo erroneamente, che lo straniero al momento del suo ingresso si sottraeva ai controlli di frontiera e che non veniva respinto ai sensi dell’art. 10 del T.U.I. e s.s.m. Il cittadino nigeriano veniva presentato innanzi al giudice della convalida di Bari ed ivi dichiarava alcune circostanze importanti e rilevanti, ossia riferiva di essere entrato in Italia nell’anno 2008, anziché nel 2000, come erroneamente indicato nel provvedimento prefettizio, ma comunque sempre da minore, di aver beneficiato di un permesso di soggiorno di sei mesi in Sicilia e di non averlo potuto rinnovare, manifestando il timore di tornare in Nigeria a causa della sua omosessualità, dichiarando di avere la madre e due fratelli in Italia con regolare permesso di soggiorno. Il decreto di espulsione veniva impugnato per violazione e falsa applicazione dell’art. 13, comma 2 Lett. a del D.Lgs. 286/98. L’unica ragione dell’espulsione espressa dal Prefetto di Roma si rinviene nella violazione dell’art. 13 comma 2 lett. a), ovvero, perché, asseritamente, il cittadino nigeriano sarebbe entrato sul territorio nazionale dalla frontiera di Lampedusa sottraendosi ai controlli di frontiera. Orbene già da una lettura iniziale di detto provvedimento, nel quale si riporta la data di ingresso 06.08.2000, lo stesso apparirebbe immediatamente illegittimo, poiché lo straniero, stando ai dati riportati, sarebbe entrato all’età di 9 anni circostanza che effettivamente e legalmente ne impediva il suo respingimento. Ma quand’anche si dovesse ritenere quanto dichiarato dal ricorrente all’udienza di convalida, lo stesso sarebbe entrato all’età di 17 anni, quindi comunque da minorenne, circostanza che esclude la sua responsabilità personale nelle modalità di ingresso e per le medesime ragioni già evidenziate non sarebbe stato respinto. L’ingresso, avvenuto in seguito a un soccorso in mare, è legittimato da norme internazionali (UNCLOS 1982, Convenzione SOLAS, Carta dei diritti fondamentali dell’UE) e nazionali (art. 1158 Codice della Navigazione, legge n. 130/2002), che impongono l’obbligo di soccorso indipendentemente dallo status giuridico. La giurisprudenza della Cassazione (sentenza 14/11/2023 e ordinanza 5402/2022) conferma che un ingresso seguito da soccorso non costituisce sottrazione ai controlli di frontiera. Il provvedimento è inoltre viziato da carenza di motivazione, poiché mancano elementi concreti sulla presunta elusione dei controlli. Il ricorso ha eccepito anche la violazione dell’art. 19 T.U. Imm. (rischio di persecuzione e trattamenti disumani in Nigeria per la sua omosessualità) e dell’art. 8 CEDU (violazione del diritto alla vita familiare e sociale dopo 17 anni di radicamento). Il Giudice di Pace di Roma ha accolto l’opposizione, dichiarando illegittimo il decreto prefettizio. Nonostante l’amministrazione avesse eccepito la tardività del ricorso e segnalato reati a carico, il giudice ha ritenuto prevalente l’interesse all’unità familiare, in assenza di una provata pericolosità sociale. Giudice di Pace di Roma, sentenza del 27 gennaio 2026 Si ringrazia l’Avv. Uljana Gazidede per la segnalazione e il commento. * Consulta altre decisioni relative all’annullamento del decreto di espulsione
Superiore interesse dei minori: autorizzata la permanenza in Italia della madre con una rete parentale radicata sul territorio
Il Tribunale per i Minorenni di Taranto ha autorizzato la permanenza in Italia di una donna georgiana, madre di due figli minori, in virtù del loro superiore interesse. I minori frequentano la scuola, hanno già stretto diverse amicizie con coetanei italiani e la loro madre svolge diverse mansioni presso vari ristoranti, in qualità di addetta alle pulizie. Il nucleo familiare beneficia inoltre di una solida rete di supporto: la donna aveva raggiunto in Italia la sorella, il fratello, la cognata e quattro nipoti, già stabilmente radicati sul territorio. La madre aveva vissuto nel paese d’origine in condizioni di grave indigenza, insieme ai figli, con difficoltà persino nel procurarsi il necessario per il sostentamento quotidiano. A ciò si aggiungevano le violenze subite dal secondo marito, dalla condotta particolarmente aggressiva e prevaricatoria. Secondo il Tribunale, il nucleo composto dalla madre e dai minori appare coeso e, sebbene si sia stabilito in Italia da soli sei mesi, risulta già adeguatamente inserito nel territorio nazionale, ove può contare sia sui proventi dell’attività lavorativa della madre sia su una rete familiare di sostegno, da tempo residente in Italia. L’improvviso rientro della madre nel paese d’origine costituirebbe un nocumento irreversibile per lo sviluppo psicofisico dei minori, i quali hanno sempre vissuto con lei anche a seguito della separazione dai genitori. Analogamente, il rimpatrio con la madre arrecherebbe un pregiudizio altrettanto grave agli stessi minori, i quali, oltre a essere allontanati dai parenti e dal contesto scolastico nel quale si sono inseriti, non potrebbero fare affidamento né sui proventi dell’attività lavorativa svolta dalla madre in Italia né sul sostegno economico degli zii. Scrive il Tribunale: “(…) è necessario partire dalla valutazione della situazione attuale del minore come primo termine di paragone per la prognosi da svolgere sia in relazione all’allontanamento di uno dei genitori sia in relazione al suo rimpatrio ove l’irregolarità del soggiorno riguardi entrambi. Per svolgere questa indagine è necessario tenere conto di tutte le emergenze probatorie esterne ai soggetti coinvolti oltre alle condizioni soggettive ed oggettive dei soggetti coinvolti così come allegate. Solo all’esito della valutazione di tutti questi elementi si può pervenire alla verifica della sussistenza o della mancanza del grave disagio psico fisico del minore, derivante dal rimpatrio del familiare o dal suo sradicamento” (Cass. civ. n. 22032/2023). Tribunale per i Minorenni di Taranto, decreto del 16 febbraio 2026 Si ringrazia l’Avv. Mariagrazia Stigliano per la segnalazione e il commento.
Autorizzazione alla permanenza dei genitori di una minore nata e cresciuta in Italia: non è ostativo il precedente penale del padre
Nel caso in questione, il Tribunale per i Minorenni di Roma aveva inizialmente rigettato la richiesta di autorizzazione alla permanenza in Italia dei genitori di una minore nata e cresciuta nel territorio italiano, motivando il diniego principalmente con riferimento alla presenza di un precedente penale recente a carico del padre. Nell’interesse della famiglia è stato proposto reclamo alla Corte d’Appello di Roma, evidenziando come il provvedimento di primo grado non avesse adeguatamente valutato l’interesse superiore della minore, il suo radicamento in Italia e la concreta assenza di una pericolosità attuale del genitore. Con il decreto depositato il 4 marzo 2026, la Corte d’Appello ha accolto il reclamo, autorizzando entrambi i genitori alla permanenza in Italia per due anni ai sensi dell’art. 31, comma 3, T.U. Immigrazione, ribadendo principi giurisprudenziali di grande rilievo. In particolare, la Corte ha affermato che: * la presenza di un precedente penale del genitore non può comportare automaticamente il rigetto dell’autorizzazione; * è necessario un bilanciamento concreto tra esigenze di ordine pubblico e tutela dello sviluppo psicofisico del minore; * l’interesse del minore e la continuità del nucleo familiare assumono valore prioritario nella valutazione giudiziaria. La decisione appare particolarmente significativa proprio perché interviene in un caso in cui il precedente penale del genitore era recente, ma la Corte ha ritenuto che non sussistesse una minaccia concreta e attuale per l’ordine pubblico e che l’allontanamento dei genitori avrebbe determinato un grave pregiudizio per la minore. Corte d’Appello di Roma, decreto del 4 marzo 2026 Si ringrazia l’Avv. Francesca Pia Testini per la segnalazione e il commento.