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Il Rearm Eu e la vera transizione bellica
RIPORTIAMO DI SEGUITO LA RELAZIONE TENUTA DA ANTONIO MAZZEO AL CONVEGNO NAZIONALE «DALLA FINTA TRANSIZIONE ECOLOGICA ALLA VERA TRANSIZIONE BELLICA. L’OCCIDENTE DICHIARA GUERRA ALL’AMBIENTE», PROMOSSO DA ECORESISTENZE E TENUTOSI A BOLOGNA IL 20 GIUGNO 2026. Il conflitto russo-ucraino, il genocidio del popolo palestinese per mano di Israele, la campagna militare USA-israeliana contro l’Iran, l’escalation bellica in tutta l’area mediorientale, in Africa orientale e nella regione subsahariana del continente nero. È guerra totale, la terza guerra mondiale che genera immani tragedie umane, sociali ed economiche, alimentata dalla sconsiderata corsa al riarmo e alla militarizzazione dei territori, della produzione e della ricerca dei paesi membri della NATO e dell’Unione europea. L’UE, in particolare, sta convertendo buona parte del suo apparato industriale alla produzione di armi altamente distruttive: sistemi spaziali e satellitari; munizioni di artiglieria e missili da crociera, balistici e ipersonici; velivoli con e senza pilota; sistemi di difesa antimissile e anti-droni; navi di superficie e sottomarini; grandi aerei per il trasporto di equipaggiamenti o truppe; sofisticate attrezzature per la guerra elettronica e cyber, ecc. Allo stesso tempo, Bruxelles ha dato vita ad una serie di programmi finalizzati alla militarizzazione delle infrastrutture logistiche e trasportistiche, della ricerca, dell’istruzione e dell’informazione. Il libro bianco European Defence Readiness 2030, pubblicato il 19 marzo 2025 dalla Commissione UE, prevede un piano finanziario quadriennale da 800 miliardi di euro per “riarmare” l’Europa in linea con le nuove strategie della NATO, in vista di uno scontro diretto con i “nemici” dell’Occidente: la Russia di Putin, l’Iran, la Corea del Nord, la Cina1. Centocinquanta miliardi sono stati destinati ad un fondo per “la sicurezza dell’Europa”, il SAFE (Security Action for Europe), per finanziare – tramite prestiti a lunga scadenza ed il concorso di capitali privati – programmi di acquisto di armamenti e di ammodernamento delle forze armate dei Paesi UE. Al SAFE possono accedere pure l’Ucraina, la Norvegia, la Svizzera, l’Islanda e il Liechtenstein, i paesi in via di adesione e quelli che hanno sottoscritto con l’UE un partenariato in materia di sicurezza e difesa. ReArm Europe consente di avviare programmi di sviluppo militare anche con le industrie di Canada, Regno Unito e Turchia2. Il fondo SAFE può essere impiegato anche per finanziare l’acquisto di sistemi d’arma ed equipaggiamenti fabbricati al di fuori dell’Unione Europea, consentendo l’acquisto soprattutto negli Stati Uniti e in Israele, i principali Paesi extra UE le cui industrie della Difesa sono particolarmente attive sul mercato comunitario. Nel febbraio 2026 il direttorio di Bruxelles ha autorizzato otto paesi membri dell’Unione all’uso dei prestiti agevolati previsti dall’iniziativa SAFE: Italia, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia. Il Governo Italiano ha richiesto ed ottenuto un prestito complessivo di 14 miliardi e 900 milioni di euro in 5 anni al 3% fisso di interesse, con rimborsi che saranno attivati a partire dal 2035 e che si esauriranno nell’arco temporale massimo di 45 anni3. In verità l’accesso ai fondi SAFE ha generato più di un conflitto all’interno delle forze di governo, in particolare tra il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgietti (Lega) e il titolare del dicastero della Difesa, Guido Crosetto (Fratelli d’Italia). Il primo, sostenuto dallo stretto entourage della premier Giorgia Meloni, è propenso a chiedere solo 5 dei 14,9 miliardi di euro disponibili, ma ciò ha suscitato le ire di Crosetto che ha minacciato le proprie dimissioni nel caso in cui venisse concordato di “tagliare” il fondo SAFE. Per assicurare gli investimenti nella produzione e approvvigionamento di armi e munizioni necessari a coprire la quota restante di 650 miliardi di euro del piano ReArm Europe, la Commissione UE ha previsto l’attivazione della clausola di salvaguardia del Patto di Stabilità (l’accordo tra i Paesi dell’Unione che impone che il deficit pubblico non superi il 3% del Prodotto interno lordo e che il debito pubblico non superi il 60% del PIL). Esiste inoltre la possibilità di utilizzare per il mega piano di riarmo una parte di quei fondi europei già stanziati per altri fini, primi fra tutti i “Fondi di coesione”, destinati principalmente alle aree più arretrate del continente per ridurre le disuguaglianze territoriali4. L’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) ha calcolato che la cifra- obiettivo di 800 miliardi potrà essere raggiunta solo con una forte crescita del deficit pubblico degli Stati UE. Per quanto riguarda l’Italia, paese già pesantemente indebitato, l’adeguamento al piano di riarmo potrebbe comportare una spesa militare aggiuntiva di 95 miliardi di euro in quattro anni e il deficit pubblico, oggi al 4%, anziché ridursi gradualmente fino al 3% – secondo quanto richiesto da Bruxelles – rischia di crescere fino al 4,6%5. Le proposte riarmiste della Commissione europea comporteranno inoltre un’espansione delle spese militari dei paesi UE fino a 580 miliardi di euro circa entro il 2029. Le quote dei bilanci statali per la “difesa” degli Stati membri avevano già subito una crescita del 31% nel periodo 2021-2024, raggiungendo i 326 miliardi (1,9% del PIL), anche in conseguenza delle forniture militari all’Ucraina in guerra contro la Russia. Si tratta di cifre enormi, di per sé insostenibili, che hanno già prodotto ricadute catastrofiche in termini di accesso ai servizi sociali di base e al welfare da parte della maggioranza della popolazione europea. Aspetto meno analizzato ma altrettanto dirompente di ReArm Europe è l’ulteriore processo di militarizzazione dei territori che esso genererà in alcune aree, in particolare nei Paesi dell’Europa orientale. Nel Libro bianco si fa esplicito accenno alla creazione di uno Scudo orientale al confine con la Russia e la Bielorussia e di una Linea di difesa del Baltico “per promuovere la deterrenza e contrastare le minacce militari e ibride”. Il rafforzamento dei sistemi di protezione delle frontiere dell’Unione europea, sempre secondo Bruxelles, includerà un “mix completo di barriere fisiche e lo sviluppo delle infrastrutture e di moderni sistemi di sorveglianza”. Anche le reti trasportistiche e le infrastrutture logistiche sono sottoposte ai piani di intervento finanziario affinché siano rese idonee a svolgere funzioni di mobilità militare. «Sono necessari investimenti significativi per migliorare le capacità di trasporto aereo di merci e le capacità in quanto alle infrastrutture per i combustibili mediante depositi, porti, piattaforme di trasporto aereo, marittimo e ferroviario, linee ferroviarie, vie navigabili, strade, ponti e poli logistici, grazie all’elaborazione di un piano strategico per lo sviluppo della mobilità militare, in collaborazione con la NATO», spiega la UE. «La mobilità militare è un facilitatore essenziale della sicurezza e della difesa europea. Grazie ad essa cresce l’abilità delle forze armate degli Stati membri e degli alleati di spostare rapidamente truppe e attrezzature attraverso l’Unione europea in caso di conflitto o di guerra ibrida intensificata. Per questi trasferimenti, le forze armate hanno la necessità di accedere a infrastrutture critiche che devono essere idonee ad uno scopo duale»6. Il programma EU Military Mobility è stato lanciato nel 2018 per consentire le operazioni in ambito continentale e le missioni extra-area delle forze armate UE e dei paesi membri, ma anche per rispondere alle richieste NATO. A seguito del conflitto russo-ucraino, il 10 novembre 2022 è stato varato il Piano d’azione per la mobilità militare 2.0 per potenziare e/o convertire a fini bellici le infrastrutture trasportistiche UE e dei partner continentali (Ucraina, Moldavia e paesi dei Balcani occidentali) e per «integrare la rete di distribuzione del carburante a supporto della movimentazione delle truppe in tempi rapidi e su larga scala». Al Piano 2.0 sono state destinate risorse per un miliardo e 700 milioni di euro nel quinquennio 2022-20267. ReArm Europe ha previsto infine la conversione a fini bellici di ogni settore del sapere, della conoscenza e della ricerca scientifico-tecnologica, a partire ovviamente dal mondo universitario e dell’istruzione secondaria. Nella risoluzione sulla politica di sicurezza e di difesa comune approvata a larga maggioranza dal Parlamento europeo il 2 aprile 2025, nel capitolo su Difesa e società, preparazione e prontezza civile e militare, l’Unione Europea e i suoi Stati membri sono chiamati «a mettere a punto programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la difesa e l’importanza delle forze armate, e a rafforzare la resilienza e la preparazione delle società alle sfide in materia di sicurezza» (art. 164). Si chiede, inoltre, «di mettere a punto programmi di formazione dei formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri dell’UE, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili» (art. 167)8. Per sostenere la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo di nuove tecnologie belliche, la Commissione Europea ha istituito nel 2017 uno specifico “Fondo europeo per la difesa” (European Defence Fund – EDF). Scopo del fondo europeo è quello di «promuovere l’interoperabilità e la mobilità militare, nonché lo sviluppo di un complesso militare-industriale comunitario», sostenendo «l’innovazione e le tecnologie critiche che rispondono alla formula del dual use, ovvero di usi civili e militari». Nel periodo compreso tra il 2021 e il 2027 l’EDF ha previsto stanziamenti per 7,3 miliardi9. Il 16 aprile 2026 la Commissione europea ha reso noto che nel corso dell’ultimo anno erano stati promossi 57 progetti di collaborazione nel campo della ricerca e dello sviluppo con una spesa di 1,07 miliardi di euro, prioritariamente per produrre doni e loitering munitions (i cosiddetti droni kamikaze). Nello specifico 675 milioni di euro sono stati destinati a progetti di sviluppo, mentre i restanti 332 milioni per iniziative di ricerca. A questi finanziamenti vanno poi aggiunti quelli previsti dall’EDF Work Programme 2026 (1 miliardo di euro) e dall’European Defence Industry Programme (1,5 miliardi). Nel 2025, per la prima volta dalla loro istituzione, anche l’Ucraina ha potuto accedere ai fondi EDF, e «ciò ha segnato un passo significativo verso l’integrazione della base industriale e tecnologica del settore difesa ucraino nell’ecosistema europeo»10. Tra i maggiori beneficiari dei programmi di riarmo dell’Unione europea ci sono ovviamente le holding del vecchio continente produttrici di sistemi bellici. Esse stanno rivedendo i propri piani produttivi e stanno dando vita a nuove alleanze strategiche anche in vista della creazione di mega-concentrazioni finanziarie ed industriali. Nel marzo 2025 il gruppo italiano leader del comparto bellico, Leonardo S.p.A., ha presentato l’aggiornamento del proprio piano industriale per il 2025-2029. Nello specifico Leonardo punta ad aumentare le commesse nel quinquennio da 105 a 118 miliardi di euro, con ricavi complessivi per 106 miliardi (contro i 95 previsti nel periodo 2024-2028)11. Queste stime sarebbero frutto dei nuovi accordi di partenariato che il gruppo Leonardo ha sottoscritto con altre importanti aziende del comparto militare. Il 6 marzo 2025 è stato firmato un memorandum of understanding con Baykar Technologies (la società turca di proprietà di uno dei generi del presidente Erdogan che ha rilevato il gruppo Piaggio Aerospace con sede e stabilimenti in Liguria) per lo sviluppo, produzione e manutenzione di aerei senza pilota presso i siti di Leonardo di Ronchi dei Legionari (Gorizia), Grottaglie (Taranto), Torino, Roma Tiburtina e Nerviano (Milano). La società italiana spera di ricavare da questo accordo più di 600 milioni nel quinquennio 2025-2029. Il 24 febbraio 2025 è stata costituita invece una joint venture con il colosso tedesco Rheinmetall (Leonardo Rheinmetall Military Vehiche). La nuova società italo-tedesca è controllata pariteticamente al 50% da Leonardo e Rheinmetall, ha sede giuridica a Roma presso Rheinmetall Italia S.r.l. e sede operativa a La Spezia presso gli ex stabilimenti OTO Melara del gruppo Leonardo. Alla Leonardo Rheinmetall Military Vehiche è stata affidata dal governo Meloni-Crosetto, senza bando di gara, la produzione di 1.050 cingolati AICS/A2CS e 272 carri armati MBT da destinare all’Esercito italiano12. Stando all’accordo stipulato dai due gruppi industriali, solo il 60% della produzione dei nuovi sistemi da combattimento terrestri sarà effettuata in Italia. Anche il know how è nettamente a favore dei tedeschi: i cingolati AICS deriveranno dai Lynx Kf-41 progettati e realizzati da Rheinmetall, mentre i carri armati MBT deriveranno dal Panther Kf-51. Il costo dell’intero programma non è stato ancora determinato ma è prevedibile che esso supererà abbondantemente i 23,2 miliardi di euro nei prossimi 15 anni13. Sempre lo scorso anno, Leonardo ha acquisito il controllo di Iveco Defence Vehicles (IDV), già divisione dei veicoli militari del gruppo controllato da Exor presieduto da John Elkann, con sede centrale a Bolzano. Con l’acquisizione di Iveco Defence Vehicles, Leonardo punta a rafforzare il proprio ruolo in ambito europeo nel settore dei mezzi blindati e da trasporto militare. In particolare l’auspicato polo Leonardo Rheinmetall-IDV si è candidato a diventare fornitore unico per il nuovo programma plurimiliardario di trasporto blindato promosso dall’Unione Europea. Altrettanto dirompenti gli effetti dei programmi di riarmo europei e nazionali in termini di militarizzazione dell’intero territorio italiano. A Torino è in corso la realizzazione della Cittadella dell’Aerospazio, un mega-centro di ricerca, sviluppo e sperimentazione di nuovi sistemi aerospaziali a fini civili e militari, promosso dal Politecnico di Torino, UNITO e Leonardo S.p.A., con il supporto finanziario di Regione Piemonte ed enti locali. Le attività della Cittadella si intrecceranno con quelle dell’hub del programma “DIANA” (Defence Innovation Accelerator for the North Atlantic) che la NATO ha stabilito di collocare nel capoluogo piemontese, ma con “filiali” a La Spezia e Capua, Caserta. “DIANA” è un acceleratore globale per startup e piccole e medie imprese con lo scopo di sviluppare tecnologie “per la sicurezza e la difesa dell’Alleanza Atlantica”14. Sempre a Torino, presso l’aeroporto di Caselle, ancora Leonardo S.p.A. conta di realizzare gli stabilimenti per l’assemblaggio e i test dei cacciabombardieri di sesta generazione in via di progettazione con aziende militari del Regno Unito e del Giappone. Sempre in Piemonte, a Cameri (Novara), Leonardo sta assemblando per conto del colosso statunitense Lockheed Martin i caccia di quinta generazione F-35 “Lightining II” ordinati dalle forze armate italiane e da alcuni paesi europei. La Cittadella dell’Aerospazio di Torino, gli stabilimenti di Leonardo a Caselle e Cameri sono solo gli aspetti più eclatanti del piano di sviluppo di veri e propri distretti e/o poli militari, aerospaziali, terrestri e navali-sottomarini che sta interessando in particolare Piemonte, Lombardia e Liguria, grazie al contributo finanziario statale e regionale. A ciò si accompagna il sempre maggiore rafforzamento della presenza militare NATO in queste aree territoriali, a partire dal comando dell’Alleanza di Solbiate Olona (Varese) “NRDC-ITA (NATO Rapid Deployable Corps – Italy)” per la gestione di operazioni di pronto intervento terrestri principalmente sul Fronte Sud. Sempre in Lombardia, a Ghedi (Brescia), sorge una delle due installazioni aeroportuali italiane dove sono state stoccate da US Air Force armi nucleari tattiche di ultima generazione, le B61-12, che possono essere impiegate anche da alcuni reparti specializzati dell’Aeronautica Militare italiana. Il secondo scalo è quello di Aviano (Pordenone), ampiamente utilizzato per le operazioni di rifornimento di sistemi d’arma e carburante dei reparti di volo impiegati dagli Stati Uniti d’America nelle operazioni di attacco all’Iran a partire del 28 febbraio 202615. Un ruolo di eccellenza nei piani di guerra USA in Europa orientale, Medio Oriente e continente africano è riservato alle basi militari “ospitate” nella città e nella provincia di Vicenza, a partire da Camp Ederle, dall’ex aeroscalo “Dal Molin” (oggi “Del Din”) e dalla ex base nucleare di Longare. In particolare a Vicenza è stato insediata la 173a Brigata Aviotrasportata di US Army, reparto impiegato dalla seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso in tutti i conflitti che hanno visto impegnati gli Stati Uniti d’America (Vietnam, Iraq, Afghanistan, Ucraina, ecc.). Vicenza è pure sede dell’U.S. Army Southern European Task Force, Africa (SETAF-AF), la struttura dell’esercito statunitense per le operazioni nel Sud Europa e nel continente africano. Pericolosi scenari di guerra sono stati prefigurati dal governo italiano e da alcuni alleati NATO anche per il porto di Trieste: in vista del rafforzamento degli “aiuti” economici e militari all’Ucraina in guerra contro la Russia e della “ricostruzione” del Paese dopo l’auspicata fine del conflitto, Trieste potrebbe essere convertita in “Polo logistico portuale internazionale” pro Kiev16. L’intera regione della Toscana si sta trasformando in un vero e proprio hub strategico per le forze armate italiane, statunitensi e NATO: è in atto il potenziamento dello scalo militare di Pisa San Giusto; la costruzione di una nuova megabase a Pisa e Pontedera per ospitare i corpi d’élite dell’Arma dei Carabinieri; l’istituzione a Firenze (Caserma “Predieri”) di un nuovo Comando per le operazioni della forza di pronto intervento terrestre della NATO (Multinational Division South, MND-S); il sempre maggiore utilizzo della base di US Army di Camp Darby (tra Pisa e Livorno) per il trasferimento di armi e mezzi da guerra nelle aree di conflitto in Medio Oriente. In Puglia si assiste purtroppo al crescente ruolo strategico e operativo delle principali installazioni militari aeree e navali (gli scali di Amendola, Gioia del Colle, Galatina, Grottaglie e i porti di Taranto e Brindisi), in ambito nazionale, NATO ed extra NATO, nonché al sempre più asfissiante intreccio tra forze armate, aziende del comparto militare industriale (Leonardo, Avio, Boeing, ecc.) e i centri di ricerca universitari della regione. Il conflitto in corso in Iran e nel Golfo Persico ha reso ancora più evidente la centralità di due grandi infrastrutture militari ospitate in Campania, il Joint Force Command Naples (JFC), il Comando NATO di Napoli-Lago di Patria (Giugliano) e la Naval Support Activity Naples della Marina Militare USA con quartier generale presso l’aeroporto di Napoli Capodichino. L’area di intervento del Comando NATO JFCricopre l’Atlantico orientale fino al Mediterraneo, i Balcani e l’Europa orientale e l’intero Medio Oriente. NSA Naples è il Comando delle forze navali degli Stati Uniti d’America per l’Europa e l’Africa (NAVEUR-NAVAF) a cui spetta il compito di pianificare e coordinare le attività delle unità di superficie, dei sottomarini e degli aerei in un’area geostrategica ancora più estesa: metà Atlantico, Baltico, Mediterraneo, Caspio, Mar Nero e aree costiere africane17. Più noti al grande pubblico i soffocanti processi di militarizzazione che hanno investito le due grandi isole italiane, la Sardegna con i suoi grandi poligoni di Capo Teulada e Salto di Quirra e l’aeroporto di Decimomannu (Cagliari) impiegato per la formazione dei piloti dei paesi membri della NATO e di alcuni stati mediorientali; e la Sicilia con la grande stazione aeronavale di Sigonella (in prima linea nelle operazioni di intelligence USA e NATO a sostegno dell’Ucraina contro la Russia, di Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza e degli Stati Uniti d’America contro l’Iran), il terminale terrestre a Niscemi, Caltanissetta del MUOS (il nuovo sistema di telecomunicazione satellitare della Marina militare USA), gli scali NATO di Trapani Birgi e Pantelleria. In Sicilia, tra l’altro, è stato avviato il potenziamento infrastrutturale dell’aeroporto di Trapani in vista dell’insediamento della “scuola di formazione” delle forze aeree internazionali che hanno acquistato i cacciabombardieri F-35 e delle basi navali di Augusta (Sicilia) e Messina, onde consentire l’approdo delle nuove unità da guerra italiane e dei paesi partner dell’Alleanza Atlantica. La rilevanza geostrategica delle principali basi militari USA e NATO esistenti in Italia spiega il motivo per cui nessuna di queste sarà smantellata o ridimensionata nei prossimi anni, nonostante l’establishment di Donald Trump spinga verso una riduzione delle forze armate statunitensi schierate nel continente europeo. L’Italia ha fatto e farà ancora da piattaforma di proiezione avanzata statunitense in quelle aree ricche di fonti energetiche fossili (gas e petrolio), uranio, terre rare, principalmente nel Golfo Persico e nel continente africano18. Oggi il Mediterraneo centrale con il Canale di Sicilia è forse ancora più rilevante per gli interessi del capitale finanziario USA e occidentale dello Stretto di Hormuz. Oltre ad essere attraversato dalle rotte delle petroliere e dei mercantili che dal Medio Oriente e dall’Africa raggiungono i grandi terminal dell’Europa settentrionale, il Canale di Sicilia è lo stretto marittimo da cui passano le principali reti di cablaggio intercontinentali, dall’Estremo oriente e dalla Cina fino all’Europa e, attraverso l’Atlantico, fino al Continente americano. Ancora il Canale di Sicilia è attraversato dai grandi oleodotti e gasdotti che trasferiscono in Italia le fonti di energia fossile dall’Algeria e Tunisia. Ad essi potrebbe presto aggiungersi un nuovo gasdotto di 3.300 chilometri di lunghezza (il South2 Corridor) che dal Nord Africa dovrebbe trasportare idrogeno all’Italia, all’Austria e alla Germania. Si tratta di un progetto ritenuto “strategico” dalla Commissione europea per garantire l’approvvigionamento del 20% dell’idrogeno che l’UE prevede di utilizzare a fini energetici entro il 203019. L’importanza della dimensione marittima e soprattutto subacquea del Mediterraneo centrale per il transito delle fonti energetiche e del cablaggio internet o di accesso alle materie prime strategiche è sempre più enfatizzata dagli analisti militari. «A livello globale, il 70% del cibo, dei minerali, del gas e del petrolio per un valore stimato in 400 miliardi di euro si trovano sottacqua», scrive RID – Rivista Italiana Difesa. «Focalizzando l’attenzione sul nostro Paese, il 60% dei collegamenti internet italiani ha origine, o affiora, in sole tre città – Mazara del Vallo, Catania e Bari – e la rilevanza di queste infrastrutture può essere stimata con oltre il 90% dei Big Data passanti al loro interno, per un controvalore, in ambito nazionale, prossimo ai 2.500 miliardi di euro annui, valore in costante crescita. Nelle acque territoriali italiane passano circa 781 km di gasdotti (…) Allo stato attuale, circa il 49% del gas che entra in Italia transita attraverso gasdotti sottomarini, ripartiti rispettivamente al 32% dal TransMed (Algeria-Mazara) che trasporta circa 2,4 mld di m3, al 13% dal TAP (Azerbaijan-Melendugno), con un volume di circa 9,1 mld di m3 di gas annui ed al 4% dal GreenStream (Libia-Gela), con circa 2,8 mld di m3. Il 60% dei punti di affiori dei cavi di telecomunicazione, circa il 50% dei gasdotti sottomarini e il 100% degli elettrodotti transnazionali (operativi o in fase di implementazione) approda esclusivamente in Puglia e in Sicilia»20. Ecco dunque le vere ragioni per cui è stato dato un nuovo colpo di acceleratore ai processi di militarizzazione dei territori e delle infrastrutture logistiche, specie nel Mezzogiorno, e gli Stati Maggiori nazionali, UE e NATO pongono la “necessità” di esercitare un’attenta azione di vigilanza dei fondali marini e di difesa delle infrastrutture subacquee, definite quest’ultime come Critical Undersea Infrastructure “infrastrutture critiche sottomarine”21. Ad un Convegno nazionale sulla “rilevanza del dominio subacqueo” promosso dal CeSI – Centro Studi Internazionali, dalla Marina Militare e dal Ministero degli Affari Esteri (giugno 2024), l’allora Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Enrico Credendino ha auspicato «una corsa agli abissi che segua ciò che è stato fatto con la corsa allo spazio, tenuto conto delle enormi affinità tra i due domini in termini di competitività, congestionamento e contesa tra Paesi»22. Al summit NATO di Vilnius (luglio 2023) è stato creato il Maritime Centre for the Security of Critical Undersea Infrastructure all’interno del Comando marittimo dell’Alleanza “MARCOM”, con quartier generale a Northwood, Regno Unito. Il 26 febbraio 2024, la Commissione europea ha emesso la Raccomandazione UE 2024/779 sulle “infrastrutture di cavi sottomarini sicure e resilienti” in vista del rafforzamento dei dispositivi di sicurezza e difesa delle reti. In particolare, i Paesi membri dell’Unione sono stati invitati ad “adoperarsi per approfondire ulteriormente la cooperazione con la NATO per quanto riguarda le infrastrutture critiche di cavi sottomarini, in linea con la dichiarazione congiunta sulla cooperazione UE-NATO, promuovendo la complementarità degli sforzi”23. In ambito nazionale, la Marina Militare ha dato vita a fine 2022 all’Operazione Fondali Sicuri per la “tutela della Energy Security” e il “monitoraggio e sorveglianza delle infrastrutture critiche subacquee”, sotto il Comando centrale della Marina di Santa Rosa, Roma24. Inoltre è stato creato nel 2023 a La Spezia il Polo Nazionale della dimensione subacquea (PNS), che ha come obiettivo principale la valorizzazione del settore militare ed industriale in questo settore, «promuovendo sinergie pubblico-private», tramite la realizzazione di progetti di ricerca, sviluppo e sperimentazione tecnologica di nuovi sistemi d’arma navali e sottomarini25. Il nuovo Polo Nazionale della dimensione subacquea è forse l’emblema più evidente del processo di “israelizzazione” del comparto militare-industriale-accademico italiano, cioè di riproduzione di quel modello bellico inter-istituzionale che si è affermato nello Stato sionista, con le tragiche conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti a Gaza, in West Bank, in Libano, Siria, Yemen, Iran. Il PNS opera in stretta collaborazione con il CMRE (Centre for Maritime Research and Experimentation) di La Spezia, il Centro di ricerca e sperimentazione marittima della NATO in ambito marittimo e subacqueo; inoltre coopera con grandi, medie e piccole aziende del comparto industriale (in particolare Leonardo S.p.A. e Fincantieri S.p.A.), con start up e centri di ricerca accademici come l’Università di Genova. Dal 21 maggio 2025 il Centro militare è stato trasformato in Fondazione di diritto privato. Tra i soci fondatori compaiono il Ministero della Difesa, Difesa Servizi S.p.A., i ministeri dell’Economia e dell’Università, AIAD (Federazione delle aziende per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza), la Conferenza dei Rettori delle Università italiane, AID (Agenzia Italiana Difesa). Presidente è stata nominata Roberta Pinotti, ex ministra della difesa, Pd26. All’affaire plurimiliardario della produzione di sistemi da guerra underwater guarda con sempre più attenzione la holding della cantieristica a capitale statale, Fincantieri S.p.A.. «La minaccia ai cavi sottomarini e ad altre infrastrutture essenziali è destinata ad aumentare; per questo in Fincantieri stiamo investendo nella difesa e nella tecnologia subacquea, ampliando le nostre capacità industriali», ha dichiarato lo scorso anno l’amministratore delegato del gruppo, Pierroberto Folgiero. L’obiettivo è quello di raddoppiare le dimensioni del business subacqueo entro il 2027, con ricavi stimati a 820 milioni di euro27. Non è certamente casuale che solo qualche settimana fa l’assemblea degli azionisti di Orizzonte Sistemi Navali S.p.A., società partecipata da Fincantieri (51%) e Leonardo (49%), abbia nominato come presidente Enrico Credendino, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare fino al 28 ottobre 2025 e già Comandante in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) della Marina. Credendino, come abbiamo visto, è tra i sostenitori della corsa al riarmo subacqueo e delle future underwater war28. Orizzonte Sistemi Navali opera nel settore dell’ingegneria e della sistemistica navale, progettando e realizzando unità navali militari, in particolare corvette, fregate e portaerei. Con quartier generale a Genova, la società ha registrato un fatturato nel 2024 di 176 milioni di euro. La politica delle “porte girevoli”, cioè il repentino passaggio dalla divisa alla leadership aziendale, caratterizza il comparto militare-industriale-accademico degli Stati Uniti d’America ed Israele. Il sistema Italia prova a scimmiottare il modello pur di affermarsi globalmente nell’ignobile mercato dei produttori e dei mercanti di morte. 1 https://www.eeas.europa.eu/eeas/white-paper-for-european-defence-readiness-2030_en 2 https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/sv/statement_25_673 3 https://aresdifesa.it/via-libera-europeo-per-i-fondi-safe-allitalia/  4 A. Mazzeo, ReArm Europe. L’UE va alla guerra, in 800 miliardi di motivi per dire NO alla Fortezza Europa (a cura dell’Osservatorio Repressione), I libri di Left, Roma, maggio 2025. 5 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/rearm-europe-ambizione-o-illusione-202521 6 https://www.eeas.europa.eu/eeas/white-paper-for-european-defence-readiness-2030_en 7 https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2023/03/trasportare-la-guerra-mobilita-militare.html 8 https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2025-0034_IT.html 9 https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/RC-10-2025-0146_IT.html 10 https://www.defensenews.com/global/europe/2026/04/16/eu-pumps-over-1-billion-into-defense-rd-centered-around-ukraine-war-lessons/ 11 https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/11-03-2025-leonardo-industrial-plan-update 12 https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/05-11-2025-leonardo-and-rheinmetall-first-contract-to-supply-armoured-vehicles-for-the-italian-army 13 A. Mazzeo, ReArm Europe. NATO e UE si preparano alla Terza Guerra Mondiale, Lavoro e Salute, n. 6, giugno 2025. 14 https://www.diana.nato.int/ 15 A, Mazzeo, Basi aeree Usa in Italia: È guerra! C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria”, Umanità Nova, 22 aprile 2026. 16 https://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/nazioni/ucraina/2025/09/09/urso-porto-trieste-come-grande-porto-rinascita-ucraina_db68b588-92be-4217-a08d-1c821856e6a0.html 17 A. Mazzeo, Basi militari e Mezzogiorno. La militarizzazione del Sud Italia, in Su la testa. Argomenti per la Rifondazione comunista, n. 29, aprile 2026. 18 A. Mazzeo, La base di Sigonella negli odierni scenari di guerra internazionali, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, 2026. https://osservatorionomilscuola.com/wp-content/uploads/2026/01/Mazzeo-Sigonella-nello-scenario-internazionale-di-guerra.pdf 19 https://www.messinatoday.it/economia/maxi-corridoio-idrogeno-messina-germania-africa.html 20 https://www.rid.it/shownews/6633/cesi-e-marina-militare-stimolano-il-dibattito-sulla-rilevanza-del-quasi-dominio-subacqueo 21 https://www.analisidifesa.it/2024/01/il-contributo-italiano-alle-operazioni-della-nato-per-il-controllo-dei-fondali-nel-mediterraneo/ 22 https://www.rid.it/shownews/6633/cesi-e-marina-militare-stimolano-il-dibattito-sulla-rilevanza-del-quasi-dominio-subacqueo 23 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32024H0779 24 https://www.marina.difesa.it/cosa-facciamo/per-la-difesa-sicurezza/operazioni-in-corso/Pagine/Fondali_Sicuri.aspx 25 https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/433/339/Slides_PNS.pdf 26 https://www.difesaservizi.it/polo-nazionale-dimensione-subacquea-riunito-primo-cda 27 https://www.analisidifesa.it/2025/05/folgiero-a-ft-con-minacce-a-cavi-e-infrastrutture-necessario-potenziare-underwater/ 28 https://www.stampalibera.it/2026/06/14/da-super-ammiraglio-a-leader-di-azienda-di-guerra-la-rapida-carriera-di-enrico-credendino/ Antonio Mazzeo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Quando la scuola fa disimparare la pace. Intervista ad Antonio Mazzeo su Casa del Sole TV
«HANNO MILITARIZZATO L’INFANZIA» L’Italia ha smesso all’improvviso di difendere i principi della pace. Non parliamo di leggi, ma di pratica quotidiana: protocolli fra Istruzione e Difesa, visite di classe alle basi militari, aziende belliche accolte nell’orientamento scolastico, generali in cattedra. Se la guerra si insegna, la pace si può insegnare. Da questa convinzione nasce Handalino, la fiaba che Antonio Mazzeo ha portato ai bambini e alle bambine delle elementari insieme al pupazzo omonimo, maturata durante il suo viaggio verso Gaza con la Freedom Flotilla a bordo della nave Handala. Una storia sui diritti dell’infanzia negati, raccontata con le parole dei più piccoli. E la domanda nasce spontanea: il massacro di Gaza ha risvegliato le coscienze? Nelle scuole qualcosa si è mosso davvero, o resta un moto d’indignazione senza traduzione politica? Casa del Sole TV ne parla con Antonio Mazzeo, giornalista d’inchiesta e insegnante, promotore dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Intervista a cura di Jeff Hoffman. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Rogliano (CS): incontro-dibattito “Contro Guerra, Riarmo e Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso!”
SABATO 25 LUGLIO 2026, ORE 19 VILLA COMUNALE DI ROGLIANO (COSENZA) Contro Guerra, Riarmo e Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso! E’ il tema dell’incontro-dibattito che si terrà sabato 25 luglio (ore 19) a Rogliano (Cosenza), grazie all’organizzazione dell’ANPI Sezione di Savuto Cosentino “Donato Bendicenti”. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sarà presente con Antonio Mazzeo, insegnante e saggista. Parteciperanno come relatori inoltre Franco Adamo e Alessia Marasco (ANPI), Francesco Piobbichi (disegnatore sociale), Francesco De Simone (A.M.R. Controvento) Mimma Sprizzi e Chiara Ortano (Le Figlie di Ipazia). “L’incontro di sabato prossimo sarà un’occasione per riflettere insieme sulle sfide del nostro tempo e riaffermare i valori della pace, della giustizia sociale e della Costituzione”, scrivono i promotori. “Dalle 20,45 condivideremo la Pastasciutta Antifascista, accompagnata dalla Jam Session di artisti locali e dalla Mostra Madri Costituenti, a cura di Se Non Ora Quando Marzi”. La Pastasciutta Antifascista ricorda il gesto della famiglia Cervi, che il 25 luglio 1943, dopo la caduta del fascismo, offrì gratuitamente pasta ai contadini che vivevano nella bassa pianura reggiana, tra Gattatico e Campagine, per celebrare la speranza di un’Italia finalmente libera. Da allora quel gesto è diventato un simbolo di condivisione, libertà e antifascismo. «Oggi – spiega l’ANPI di Savuto Cosentino – Rogliano – in un mondo attraversato da guerre e tensioni internazionali, quella memoria ci richiama ancora una volta alla responsabilità di difendere la pace, la democrazia e i diritti». Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Intervista Radio Onda Rossa ad Antonio Mazzeo su esercitazioni militari con droni e sottomarini in Salento
Rilanciamo l’intervista che Antonio Mazzeo, docente, giornalista e promotore dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha rilasciato lo scorso 8 luglio 2026 a Radio Onda Rossa sull’enorme operazione di esercitazioni militari della NATO che interessa il Salento e il mar Adriatico di cui ha parlato anche in un articolo qui. Nell’audio viene anche approfondito come la militarizzazione sia portata avanti sempre più attraverso e per gli interessi dei grandi produttori di armi, così come dimostra il vertice NATO di Ankara, in cui sono presenti anche politici italiani del “campo largo”, che sembra una grande fiera del settore militare. Un chiaro segnale pacifista, antimilitarista e nonviolento dovrebbe consistere nel prendere le distanze dalla NATO, un’alleanza militare resa inutile dalla smantellamento del Patto di Varsavia e che, piuttosto, oggi viene brandita come minaccia per la sicurezza e l’instabilità in Europa e nel mondo intero. Del resto, come ricorda Antonio Mazzeo, i devastanti processi di riarmo e militarizzazione sono bipartisan, sostenuti sia dal centrosinistra sia dal centrodestra. Una vera forza politica alternativa dovrebbe farsi carico di questi temi e con responsabilità prendere posizione sulla presenza di forze militari straniere sul nostro territorio. Clicca qui per l’intervista su Radio Onda Rossa. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Salento e Adriatico centro della sperimentazione di droni navali e sottomarini NATO
LE ACQUE DEL SUD DELLA PUGLIA OSPITERANNO FINO AL 10 LUGLIO LE ATTIVITÀ DELLA PRIMA FASE DELLA TASK FORCE X – CENTRAL MEDITERRANEAN. Il sud della Puglia e le acque limitrofe ospitano dal 22 giugno scorso le attività della prima fase della Task Force X – Central Mediterranean (TFX CentMed), che proseguiranno fino al 10 luglio. L’esercitazione militare, promossa dal NATO Allied Command Transformation (ACT), il Comando alleato alla guida dei programmi di sviluppo strategico e tecnologico dell’Alleanza Atlantica con quartier generale a Norfolk (Virginia) e dallo Stato Maggiore della Difesa italiano, viene descritta come uno “dei test operativi più avanzati” della NATO, per “testare, integrare e adottare nuove tecnologie e capacità”. In occasione della TFX CentMed saranno sperimentate «per la prima volta e in modo simultaneo, capacità nei cinque domini – terrestre, marittimo, aereo, cyber e spaziale – con l’ulteriore integrazione di dati provenienti dall’ambiente underwater e dallo spettro elettromagnetico». All’esercitazione in terra salentina partecipano unità militari di Italia, Croazia, Lettonia, Slovenia e Stati Uniti d’America. «L’obiettivo – spiega lo Stato Maggiore della Difesa – è la validazione di un sistema di sistemi capace di integrare, interconnettere e rendere interoperabili piattaforme, sensori, sistemi pilotati e non pilotati». Più di un centinaio di droni aerei, terrestri, navali e sottomarini impiegati nei war games, più alcuni aerei radar e velivoli di intelligence, riconoscimento e sorveglianza in dotazione alle forze armate dei paesi partecipanti. Come sempre più accade in occasione di esercitazioni militari nazionali e internazionali, a Task Force X – Central Mediterranean è prevista la presenza di non meglio specificate «realtà industriali del settore della difesa nell’ambito delle attività di sperimentazione operativa», in vista di collaborazioni future  e “potenziali sinergie” a livello nazionale e in ambito NATO. «Task Force X conferma il ruolo dell’Italia come attore di riferimento nella trasformazione e nell’innovazione dell’Alleanza», enfatizza lo Stato Maggiore della Difesa. «L’esercitazione rappresenta una risposta strategica e innovativa alle sfide emergenti, contribuendo al rafforzamento della difesa multidominio e della deterrenza sul Fianco Sud della NATO, area sempre più centrale per la sicurezza alleata. TFX CentMed promuove il processo di integrazione, complementarietà, ridondanza e resilienza della NATO, rafforzandone l’efficacia operativa». È tuttavia il NATO Allied Command Transformation (ACT) a spiegare le ragioni per cui è stato deciso di svolgere l’esercitazione in territorio e nelle acque pugliesi. «Il Mediterraneo centrale è strategicamente importante perché incrocia l’Europa, il Nord Africa e il Medio Oriente, dove le vulnerabilità delle infrastrutture critiche e le sfide alla sicurezza sempre più complesse richiedono una consapevolezza costante e un coordinamento effettivo», riporta l’ufficio stampa del comando NATO di stanza in Virginia. «Task Force X Central Mediterranean dimostrerà come le forze tradizionali e i sistemi senza pilota possono operare insieme all’interno di una singola cornice operativa (…) Per la prima volta, noi stiamo sperimentando il modello Task Force X nel Fianco Sud della NATO, con la guida dell’Italia e il contributo degli Alleati. Ciò è come la NATO apprende e si adatta: testando tecnologie emergenti in condizioni operative realistiche, integrando sistemi con equipaggi e senza pilota, trasformando ciò in capacità che l’Alleanza può adottare e scalare rapidamente». Buona parte delle esercitazioni in ambito terrestre e navale si tengono presso il poligono di Torre Veneri (comune di Lecce), compreso fra le località di Frigole Mare, San Cataldo e la strada provinciale 133 “Litoranea Salentina” e nello specchio di mare antistante l’area addestrativa. Si tratta di un’area di impareggiabile bellezza ambientale e paesaggistica utilizzata periodicamente per esercitazioni a fuoco e test di mezzi di guerra, sotto la giurisdizione della Scuola di Cavalleria dell’Esercito italiano, con sede a Lecce. Antonio Mazzeo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pubblicato su www.pagineesteri.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Da Al-Dhafra a Sigonella: la rotta dei Triton
Il ruolo della stazione aeronavale siciliana di Sigonella si è rivelato cruciale sin dalle fasi calde che hanno preceduto l’attacco statunitense e israeliano. Da quel momento, i droni MQ-4C Triton della Marina USA hanno solcato quotidianamente i cieli dell’isola per dirigersi verso lo scacchiere mediorientale. Sviluppati dall’industria statunitense Northrop Grumman specificamente per la US Navy, questi velivoli senza pilota operano in pianta stabile dal territorio catanese, trasformando la base di Sigonella in una vera e propria piattaforma di lancio per missioni di intelligence nel Mediterraneo. Quanti abitanti dell’isola sono a conoscenza della pericolosità di questa base? Quanti siciliani hanno consapevolezza del fatto che la Sicilia è un bersaglio militare? Inaspettatamente, domenica 10 maggio un grande drone MQ-4C “Triton” in dotazione alla Marina militare degli Stati Uniti d’America è atterrato a Sigonella proveniente dalla base aerea di Al Dhafra, Emirati Arabi Uniti, da dove operava da mesi a supporto dei bombardamenti USA e israeliani contro l’Iran. Il velivolo senza pilota è giunto in Sicilia dopo aver attraversato il Mar Rosso e il Mediterraneo. A partire dall’inizio del 2026, il “Triton” di US Navy (codice di registrazione 169660 / VVPE660) era impiegato per svolgere dagli Emirati operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza delle acque del Golfo Persico, propedeutiche all’individuazione di alcuni obiettivi militari e civili iraniani che sono stati colpiti dai bombardieri e dai sistemi missilistici di Washington e Tel Aviv dopo il 24 febbraio. Gli MQ-4C “Triton” sono tra i droni più avanzati e sofisticati delle forze armate USA per lo svolgimento di lunghe e complesse missioni di sorveglianza dei corridoi marittimi strategici e per la raccolta di dati d’intelligence sulle forze “nemiche”. I droni sono basati sulla piattaforma dell’RQ-4 “Global Hawk” prodotto dall’industria aerospaziale statunitense Nortrop Grumman. In particolare, rispetto alla versione “madre” entrata in funzione con l’US Air Force, questi velivoli montano una struttura alare rinforzata per operare in condizioni meteorologiche avverse e resistere maggiormente alla grandine, all’impatto con i volatili, ai fulmini e al ghiaccio. Lunghi 14,5 metri e con un’apertura alare di 39,9, i “Triton” possono operare entro un raggio di 2.000 miglia nautiche dalla base di decollo, a un’altitudine massima di 18.288 metri e una velocità di crociera di 575 km/h. I velivoli godono di un’autonomia di volo tra le 24 e le 30 ore consecutive. Nel corso di una sola missione i sofisticati sensori di bordo rilevano, classificano e tracciano obiettivi marittimi operanti in profondità monitorando fino ad una superficie di quattro milioni di miglia nautiche. Quello giunto a Sigonella dallo scalo emiratino di Al Dhafra non è però l’unico “Triton” utilizzato per la campagna bellica contro Teheran. Fin dalla vigilia dell’attacco USA ed israeliano, non c’è stato giorno che dalla stazione aeronavale siciliana non siano decollati verso il Medio Oriente droni MQ-4C di US Navy. Sigonella ha assunto un ruolo chiave per l’individuazione di potenziali obiettivi da colpire in Iran. “Questi velivoli tracciano i movimenti navali militari e il traffico commerciale e svolgono un’efficace allerta preventiva contro potenziali minacce asimmetriche”, spiegano gli analisti del sito ItaMilRadar che monitorizza i voli militari nel Mediterraneo. Le attività dei “Triton” sono poi propedeutiche alle operazioni di attacco vero e proprio. L’esempio più eclatante risale all’8 marzo 2026, quando un MQ-4C partito da Sigonella ha condotto una lunga missione in prossimità delle coste nordorientali iraniane, presso il distretto di Bushehr che ospita una delle maggiori infrastrutture della Marina militare iraniana ed un impianto per l’arricchimento dell’uranio. Il velivolo si è poi diretto verso l’isola di Kharg, terminal petrolifero da cui viene esportato quasi il 90% del greggio di produzione iraniana. Sia il distretto di Bushehr che l’isola di Kharg sono stati oggetto di un massiccio bombardamento USA, la notte del 14 marzo. E’ indubbio che senza il monitoraggio dell’area e l’individuazione dei potenziali target da parte del “Triton” di Sigonella, non sarebbe stato possibile effettuare con successo gli strike. L’installazione di Sigonella ha svolto un ruolo chiave anche durante i bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. Poche ore dopo l’attacco ai siti nucleari di Fordow, Natanz ed Esfahan, un drone MQ-4C “Triton” ha effettuato una lunga missione nello spazio aereo del Golfo Persico, sorvolando lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata del 22 giugno, probabilmente per spiare le reazioni dell’Iran all’attacco dei bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accadeva alle forze navali USA presenti nell’area. Dal 18 aprile un “Triton” è stato trasferito dalla base di Sigonella a quella di Muwaffaq Salti, nel distretto di Zarqa, Giordania; da lì, dopo il 21 aprile, ha svolto numerose attività di intelligence top secret nell’area mediorientale. “Dallo scalo militare giordano, il drone statunitense può monitorare attivamente l’Iraq, la Siria, il corridoio del Mar Rosso, lo Stretto di Hormuz e parti della Penisola arabica, mantenendo inoltre una flessibilità operativa in tutto il Golfo”, spiegano gli analisti di ItaMilRadar. “La decisione di riposizionare il Triton presso la base aerea “Al Hussein” sembra rispondere a considerazioni di tipo operativo e politico. Il trasferimento in un’area prossima al Golfo consente alla Marina statunitense di ridurre i tempi di spostamento e di accrescere la presenza in orbita sulle aree critiche come lo Stretto di Hormuz (…) Operando dalla Giordania, l’MQ-4C riduce l’esposizione politica come invece è accaduto con un hub tradizionale come quello di Sigonella”. Il trasferimento del drone da Sigonella alla Giordania ha accresciuto le potenzialità operativa dell’assetto bellico, ma è probabile che abbiano pesato sulla scelta di Washington le preoccupazioni espresse dall’opinione pubblica italiana sul progressivo coinvolgimento del nostro paese nell’escalation del conflitto contro l’Iran, dopo che sono stati documentati i voli spia di droni e pattugliatori dalla Sicilia e il via vai dallo scalo di Aviano (Pordenone) di aerei tanker per il rifornimento in volo. La Giordania non ha portato fortuna ai droni “Triton” di Sigonella. La mattina di giovedì 7 maggio, l’MQ-4C registrato con il codice 169804-Overlord02, dopo la partenza dalla base “Al Hussein” è sparito ai radar mentre sorvolava lo spazio aereo a nord dell’Arabia Saudita. Il velivolo aveva trasmesso qualche minuto prima il codice di emergenza internazionale. Un altro incidente era avvenuto il 9 aprile ad un analogo velivolo senza pilota di US Navy. In quell’occasione il “Triton” era decollato però da Sigonella per poi sparire in volo mentre sorvolava il Golfo Persico. Ad oggi restano ancora ignote le cause della “scomparsa”: abbattuto dalla controaerea iraniana o precipitato in mare per un guasto tecnico? Quel che è certo è che il 16 aprile è stato trasferito a Sigonella dalla Naval Air Station di Jacksonville, Florida, un velivolo gemello. ItaMilRadar ha tracciato il volo sull’Atlantico di un Northrop Grumman MQ-4C “Triton” (codice VVPE602), dagli Stati Uniti alla Sicilia. “Questa nuova dislocazione si è resa prontamente necessaria per rimpiazzare il velivolo perduto lo scorso 9 aprile nel Golfo Persico”, hanno spiegato gli analisti. “Il nuovo arrivo consentirà alla Marina militare statunitense di mantenere inalterate le proprie capacità di intelligence a lungo raggio nel teatro operativo”. Come abbiamo visto, due giorni dopo il drone d’intelligence ha raggiunto la base aerea giordana. I “Triton” operano dalla base siciliana dal 2024. In quell’anno furono registrati quattro arrivi di droni dagli Stati Uniti d’America. Il primo velivolo giunse il 30 marzo; il secondo il 19 aprile; il terzo il 18 luglio e il quarto il 7 settembre. Da allora i droni sono stati impiegati operativamente in missioni di intelligence e riconoscimento nel Mediterraneo centrale ed orientale (fino a Gaza e alle coste di Israele, Siria e Libano), in nord Africa (principalmente a largo delle coste libiche) e in est Europa (a supporto delle attività belliche ucraine contro la Russia). Immancabilmente Sigonella e la Sicilia intera vanno in ogni guerra… Antonio Mazzeo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Articolo pubblicato in Le Siciliane-Casablanca, n. 91, maggio 2026- Pubblicato anche su www.antoniomazzeoblog.blogspot.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Visite scolastiche alla base aeronavale di Sigonella: avanti con l’educazione militare
La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico, continua ad essere l’ambita meta per le gite fuori porta degli istituti scolastici e dei centri di formazione professionale dell’Isola. L’ultimo tour ai principali sistemi di morte ospitati nella grande base che sorge a pochi chilometri dall’area metropolitana di Catania ha visto protagonisti gli studenti del Centro di Formazione ARS di Paternò: «Si è trattata di una giornata intensa, ricca di emozioni e di esperienze formative, una visita esclusiva presso la Naval Air Station (NAS) Sigonella della Marina degli Stati Uniti e il 41° Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana», riportano con enfasi gli organizzatori alla testata online Etnanews24. «L’iniziativa ha offerto ai giovani partecipanti un’opportunità unica per conoscere da vicino il complesso mondo delle operazioni aeronautiche e della sicurezza militare, attraverso un percorso che ha consentito loro di entrare in contatto con professionalità altamente specializzate e tecnologie d’avanguardia». Gli studenti del Centro ARS di Paternò sono stati ospiti prima del Fire Department di US Navy per “osservare da vicino” i mezzi e le procedure utilizzate dai Vigili del Fuoco statunitensi per la gestione delle emergenze aeronautiche e degli interventi operativi all’interno dell’installazione militare. Poi l’“affascinante percorso” alla scoperta dei principali assetti bellici in dotazione alle forze armate USA di stanza a NAS Sigonella: i velivoli antisommergibile P-8 “Poseidon”, utilizzato dal reparto VP-16 di US Air Force, proveniente da Jacksonville in Florida e già protagonista di innumerevoli incursioni nel Mar Nero e nel Golfo Persico, dove ha contribuito alla raccolta delle informazioni di intelligence propedeutiche agli strike contro le unità navali russe o le infrastrutture strategiche iraniane. «La visita è poi proseguita con il C-26 Metroliner, impiegato per missioni di trasporto leggero e collegamento logistico, e con il più imponente C-130 Hercules, uno dei velivoli da trasporto più versatili e utilizzati al mondo», riporta Etnanews24. «Grande curiosità ha inoltre suscitato il Global Hawk, sofisticato drone strategico della U.S. Air Force capace di operare ad altissime quote per lunghi periodi, svolgendo missioni di Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione (ISR)». Dulcis in fundo, gli studenti e le studentesse sono stati allietati con una dimostrazione delle unità cinofile K-9 della Polizia Militare (Security) statunitensi, impiegate in tecniche di ricerca, «prove di obbedienza e procedure utilizzate per l’individuazione e il fermo di soggetti sospetti». «Dopo una pausa pranzo all’insegna della tradizione americana, con hamburger e patatine, il gruppo si è trasferito presso il settore italiano della base per proseguire il percorso formativo”, annotano i cronisti. “Particolarmente apprezzata è stata la visita al servizio meteorologico militare e agli enti del controllo del traffico aereo dell’Aeronautica Militare». L’ente A.R.S. è un Centro di Formazione professionale, accreditato dal 2021 presso la Regione Sicilia in materia di interventi di orientamento e/o formazione professionale. Vanta innumerevoli sedi nelle province di Catania, Enna e Siracusa, tra cui quella di Paternò che ha organizzato il tour agli assetti di guerra di Sigonella. «Con l’avvenuto avvio della sperimentazione nei Percorsi di Istruzione e Formazione Professionale nel triennio 2010-2013, in accordo con l’Istituto Statale d’Arte (ex Istituto d’Arte “A. Gagini” di Siracusa oggi Liceo Artistico), l’A.R.S. ha definito in modo chiaro la propria visione in materia di istruzione, mettendo al centro del proprio processo formativo la didattica e l’innovazione metodologica per facilitare il processo di apprendimento», riporta il sito istituzionale del Centro. «L’ARS ha tra gli scopi primari quello di favorire il pieno inserimento sociale dei giovani a rischio di dispersione. A tal fine promuove e realizza dei percorsi di formazione che mirano a facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro. Inoltre, collabora con soggetti istituzionali, enti pubblici e privati, enti locali, aziende, associazioni di categoria ed organizzazioni del privato sociale col fine di alimentare un proficuo dialogo sociale». Ad “avvicinare” il Centro di Formazione alla Naval Air Station di Sigonella è stata l’Associazione “Andiamo Avanti” di Belpasso (Catania), realtà che da diversi anni collabora con i vertici della base statunitense nella promozione di di iniziative sociali, educative e di volontariato specie in ambito scolastico. In particolare, nel corso dell’anno scolastico 2025-26, “Andiamo Avanti” ha organizzato un ciclo di eventi presso l’Istituto Comprensivo “Nino Martoglio” di Belpasso. Curiamo insieme i nostri spazi è lo slogan della campagna che ha visto in più occasioni intervenire i “volontari” delle forze armate USA di Sigonella per «tinteggiare le ringhiere e curare gli spazi esterni» della scuola. «Le attività rappresentano occasioni di partecipazione attiva e di educazione al rispetto e alla cura dei beni comuni, favorendo la collaborazione tra scuola, famiglie e territorio», scrive la dirigenza del “Nino Martoglio” che però non spiega il perché siano indispensabili e necessari i marines USA per queste mission educative. Alla giornata del 28 marzo scorso, a fianco dei militari di Sigonella ha operato un gruppo di giovani migranti proveniente dal continente africano ed appartenenti alla comunità “Integra” di Mascalucia (Catania). Il 20 febbraio 2025, le alunne e gli alunni delle terze classi della secondaria di primo grado erano stati “impegnati” in attività di conversazione in lingua inglese con una delegazione dei marines USA di Sigonella, nell’ambito del “programma di volontariato linguistico, culturale e civico Community Relations”, frutto di una “convenzione” tra l’istituto “Nino Martoglio” e il Comando a stelle e strisce della grande base di guerra siciliana. Le foto della scuola presso la base militare USA sono state prese dalla pagina Facebook di ARS. Antonio Mazzeo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Modica: mamme, soldati, scuole
Riprendiamo dal sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università il comunicato del Comitato delle mamme di Modica Modica, il Movimento delle mamme contrario all’addestramento militare nelle scuole Pubblichiamo il documento firmato dal Movimento delle mamme di Modica sul coinvolgimento di 180 alunni e alunne delle scuole superiori di Modica, Ragusa, Vittoria e Comiso in un corso di
Il cielo cupo di Sigonella
Due giorni dopo l’informativa “lacunosa” di Guido Crosetto sul coinvolgimento della base aerea di Sigonella nelle guerre in corso, riprendiamo da Comune-info.net questo documentato intervento di Antonio Mazzeo, proprio sui movimenti che hanno coinvolto la base negli ultimi anni. Il cielo cupo di Sigonella di Antonio Mazzeo L’analisi dei tracciati dei velivoli con e senza pilota delle forze armate Usa
BASI MILITARI IN ITALIA, “DAL 1949 CIECA OBBEDIENZA AGLI ACCORDI SECRETATI CON GLI USA”. ANTONIO MAZZEO COMMENTA LE PAROLE DEL MINISTRO CROSETTO
Informativa del ministro della Difesa Crosetto oggi pomeriggio alla Camera sull’uso delle basi militari statunitensi in Italia, dopo il presunto stop a Sigonella per i caccia bombardieri statunitensi diretti in Iran. Crosetto rassicura: “rispettare accordi non vuol dire essere coinvolti in una guerra. Noi siamo parte della Nato, non siamo in guerra con l’Iran”, ha detto, senza menzionare i costi del riarmo italiano, in una fase di forte accelerazione. Il costo supera i 73 miliardi di euro, superando di circa quattro volte l’ultima legge di bilancio come ha sottolineato l’osservatorio Milex. Nel suo discorso alla Camera, Crosetto ha ribadito più volte che il suo governo sta agendo in perfetta continuità con i precedenti: “l’applicazione degli accordi sull’uso delle basi militari americane in Italia è sempre stata caratterizzata da un’assoluta, coerente continuità da oltre 75 anni. Nessun governo, di nessun colore politico ha mai disatteso, messo in discussione o anche solo ventilato l’ipotesi di non attuare i trattati internazionali fra Italia e Stati Uniti. Nessun governo, giustamente, ha mai messo in discussione questi accordi. Ne ha preso atto e li ha applicati”. Sul fronte Politica di Palazzo, giovedì sarà il turno della premier Meloni, che – dopo settimane di assenze e silenzi assordanti – si presenterà in Parlamento a seguito della debacle del No al referendum e le dimissioni di Santanchè, Delmastro e Bartolozzi e ora il caso Piantedosi. Abbiamo commentato le parole del ministro Crosetto con Antonio Mazzeo, giornalista, insegnante e pacifista, autore del blog omonimo. Ascolta o scarica Nell’intervista abbiamo chiesto a Mazzeo una riflessione sulla presenza di basi militari statunitensi in Italia, ma anche di basi italiane in diverse zone del mondo. Una presenza che alcuni paesi ritengono ingombrante. Siamo anche ritornati sulla notizia del Ministro che aveva negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella ad alcuni bombardieri provenienti dalla Gran Bretagna. Il governo aveva rivendicato la decisione, sempre rimandando ai trattati semi segreti siglati con gli Stati Uniti a partire dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Secondo questi, l’attività bellica dovrebbe essere autorizzata dal Parlamento. Eppure in seguito all’aggressione militare israelo-statunitense all’Iran, il traffico aereo dalle parti della base di Sigonella è aumentato. A margine dell’intervista, Antonio Mazzeo ci anticipa gli argomenti che affronterà nei tre incontri di questo finesettimana dei quali sarà protagonista a Bolzano, Verona e Brescia. “Carne da Cannone. Riarmo, militarizzazione, guerre e genocidi” è il titolo del triplo appuntamento: a Bolzano giovedì 9 aprile presso lo spazio autogestito 77, via Dalmazia 77, alle ore 20. A Verona, venerdì 10 aprile presso la sala conferenze Erminio Lucchi, dietro lo stadio, in piazzale Olimpia 3, alle ore 20.30. A Brescia, sabato 11 aprile presso l’aula magna dell’istituto Mantegna, via Fura 96, alle ore 15.30.    
April 7, 2026
Radio Onda d`Urto