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Piano inclinato verso le guerre permanenti
di Mario Sommella (*) L’ECONOMIA DELLA GUERRA: COME IL RIARMO STA RISCRIVENDO LA DEMOCRAZIA E APRENDO LA STRADA AL NUOVO AUTORITARISMO C’è un numero che dovrebbe gelare il sangue nelle vene di chiunque abbia a cuore la democrazia, la pace e la giustizia sociale: 2.887 miliardi di dollari. È la cifra record della spesa militare globale nel 2025, certificata dal Stockholm
Perché è importante parlare di spese militari nella Giornata della Terra
Il militarismo è profondamente connesso alla crisi climatica. Privilegiando la dominazione e l’estrazione di combustibili fossili, alimenta i conflitti e provoca danni ambientali. Le operazioni militari richiedono enormi quantità di energia, e le forze armate sono tra i maggiori consumatori istituzionali di combustibili fossili e tra i principali emettitori di gas serra a livello mondiale. Con il continuo aumento delle spese militari, non solo si alimentano le guerre e si incrementano le emissioni, ma si sottraggono anche risorse vitali alle soluzioni climatiche di cui abbiamo urgente bisogno. In questa Giornata della Terra (Earth Day) è importante rilanciare questi concetti nell’ambito delle Giornate Globali di Azione sulle Spese Militari, per chiedere ai Governi un cambiamento concreto e urgente. Questa giornata, coordinata dal Gruppo di Lavoro su Armi, Militarismo e Giustizia Climatica, riflette una crescente consapevolezza che pace e giustizia climatica sono strettamente interconnesse. Battiamoci per la riduzione delle spese militari e per il reindirizzamento delle risorse verso l’azione climatica, la cura e una transizione giusta.  Unisciti a noi durante la Giornata della Terra 2026 a sostegno della Campagna Globale contro le Spese militari e le sue giornate internazionali GDAMS: Smilitarizzare per la Giustizia Climatica! Militarismo e crisi climatica: i punti chiave Il militarismo e la crisi climatica sono profondamente interconnessi, in modi che spesso rimangono invisibili nel dibattito pubblico. Le forze armate sono tra i maggiori consumatori istituzionali di combustibili fossili al mondo, alimentando jet, navi da guerra, basi militari e catene di approvvigionamento globali che producono enormi emissioni di gas serra, in gran parte non rendicontate. Si stima che il settore militare globale sia responsabile di circa il 5,5% delle emissioni annue di gas serra: se fosse uno Stato, avrebbe il quarto impatto climatico più grande al mondo, dopo Cina, USA e India. Solo l’esercito statunitense è già il maggiore emettitore istituzionale di gas serra del pianeta. I numeri sono impressionanti. Ogni 100 miliardi di dollari aggiuntivi di spesa militare generano circa 32 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente — pari alle emissioni annue di circa 23 milioni di automobili. La spesa militare globale ha raggiunto almeno 2.700 miliardi di dollari nel 2024 e continua a crescere, con proiezioni che la portano a 6.600 miliardi entro il 2035. I primi venti Paesi per spesa militare hanno accumulato, solo nel primo quarto del XXI secolo, almeno 10 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente di emissioni legate alle attività militari, a fronte di 40.000 miliardi di dollari spesi per i propri arsenali dal 2001 ad oggi. Il legame tra militarismo e combustibili fossili non riguarda solo le emissioni dirette. Il controllo sulle riserve di petrolio e gas ha storicamente alimentato conflitti geopolitici: si stima che tra il 25 e il 50% dei conflitti interestatali dal 1973 sia stato collegato alle risorse petrolifere. L’estrazione di combustibili fossili è inoltre spesso militarizzata, con forze armate e contractor privati schierati a protezione dei siti estrattivi e per reprimere le resistenze locali. Tra il 2012 e il 2023, oltre 1.900 difensori dell’ambiente e del territorio sono stati uccisi a livello globale, con un impatto sproporzionato su popolazioni indigene e donne. I conflitti armati aggravano ulteriormente la crisi ambientale. La guerra di Israele a Gaza nei suoi primi 15 mesi ha generato emissioni stimate in 33,2 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, equivalenti alle emissioni annue della Giordania. La guerra della Russia in Ucraina ha causato danni climatici stimati in 311 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. Tra il 1950 e il 2000, nove conflitti armati su dieci si sono svolti in aree ad altissima biodiversità, causando deforestazione e danni ambientali duraturi ben oltre la fine dei combattimenti. L’idea di “rendere verde” l’esercito è una falsa soluzione: non esistono prove concrete che le forze armate possano decarbonizzarsi in modo reale e su scala adeguata. I sistemi d’arma acquistati oggi (come ad ese,pio i cacciabombardieri F-35, previsti in servizio ben oltre il 2050) vincolano la dipendenza dai combustibili fossili per decenni. Le emissioni militari sono quasi sempre escluse dagli obiettivi nazionali di neutralità climatica, e gli impegni esistenti sono vaghi e privi di obiettivi concreti. Nel frattempo, i Paesi più ricchi spendono per i propri eserciti trenta volte di più di quanto destinano ai finanziamenti climatici per i Paesi più vulnerabili. Eppure, riallocare anche solo il 15% della spesa militare globale del 2024 (circa 387 miliardi di dollari) sarebbe sufficiente a coprire i costi annuali di adattamento climatico nei Paesi in via di sviluppo. Ridurre le spese militari e riorientarle verso la transizione ecologica non è solo possibile: è una delle leve più potenti a nostra disposizione per affrontare insieme la crisi climatica e costruire un mondo più giusto e pacifico.   Rete Italiana Pace e Disarmo
April 22, 2026
Pressenza
Utilizziamo il nostro potere per combattere la guerra
di Raffaele Barbiero (*) Due notizie molto preoccupanti. La Germania, dopo aver già approvato il ritorno alla leva semi-obbligatoria, oggi in virtù di quella legge impone ai giovani tedeschi dai 17 ai 45 anni di informare e chiedere l’autorizzazione dell’Esercito per allontanarsi dal Paese per più di tre mesi. Cinque Paesi dell’Europa, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Finlandia, vogliono togliersi
Al via le Giornate Globali di Azione contro le Spese Militari
Prenderanno il via da venerdì 10 aprile (anticipate da un evento di lancio online internazionale giovedì 9) le Giornate Globali di Azione contro le Spese Militari (GDAMS), giunte alla loro 15ª edizione: un mese di iniziative coordinate a livello planetario (dal 10 aprile al 9 maggio 2026) per chiedere ai governi tagli sostanziali alle spese militari e un radicale riorientamento delle risorse pubbliche verso i bisogni reali delle persone e del pianeta. Anche la Rete Italiana Pace Disarmo aderisce alla campagna, promossa dalla Global Campaign on Military Spending (GCOMS) dell’International Peace Bureau (IPB), e rinnova a tutte le organizzazioni della società civile, reti locali per la pace, associazioni, movimenti e gruppi attivi sul territorio l’appello ad organizzare iniziative pubbliche di rilancio nel weekend del 18-19 aprile e in occasione dell’Earth Day del 22 aprile. Tutte le iniziative che verranno segnalate alla Rete saranno raccolte nel calendario di mobilitazione della campagna globale. Il momento più urgente di sempre Il panorama della sicurezza globale si è deteriorato in modo massiccio negli ultimi anni. Il numero di guerre e conflitti armati violenti attivi oggi è il più alto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: da Gaza e dalla Cisgiordania (dove siamo ormai a due anni e mezzo dal primo genocidio trasmesso in diretta nella storia dell’umanità) al Sudan, alla Repubblica Democratica del Congo, all’Ucraina e oltre. Questa ondata di violenza non è né accidentale né inevitabile: riflette una più ampia ripresa dell’imperialismo e della militarizzazione, in cui la forza bruta e la potenza militare sono diventate gli strumenti dominanti delle relazioni internazionali. Gli Stati dotati di armi nucleari hanno ripreso una nuova e accelerata corsa agli armamenti. La proliferazione di droni, intelligenza artificiale e armamenti spaziali avanza senza accordi internazionali che ne limitino l’uso. I livelli record di spesa militare (superati inesorabilmente ogni anni) aumentano il rischio di conflitti senza alcuna considerazione per le vere sfide globali: il collasso climatico, le disuguaglianze crescenti, i servizi pubblici cronicamente sottofinanziati. Mentre le comunità umane in tutto il ondo affrontano la crisi del costo della vita, l’escalation militare sottrae risorse allo sviluppo pacifico che offre alle persone occupazione, dignità e sicurezza reale. La guerra non porta sicurezza, né all’estero né in patria: al contrario le sue conseguenze si ripercuotono all’interno dei Paesi più militarizzati in autoritarismo, repressione, sorveglianza, erosione delle libertà democratiche e tagli ai servizi essenziali. In Italia, le pressioni per portare la spesa per la difesa al 5% del PIL si sono già tradotte e si tradurranno in decine di miliardi aggiuntivi ogni anno per le armi. Fondi preziosi che vengono sottratti a sanità, scuola, welfare, transizione ecologica e cooperazione internazionale. Una scelta che Rete Italiana Pace Disarmo (attiva nelle campagne “Ferma il riarmo” e “Stop Rearm Europe”) rifiuta e contrasta. Le nostre richieste Insieme alle centinaia di organizzazioni che in tutto il mondo sostengono l’Appello GDAMS 2026, chiediamo: * Ai governi di operare riduzioni sostanziali delle spese militari e riorientare quei fondi verso i settori sociali e ambientali, finanziando la sicurezza umana; * Un urgente disarmo globale, la riduzione degli arsenali nucleari, l’arresto del commercio di armi e la cessazione delle forniture di armamenti a nazioni coinvolte in conflitti o che violano sistematicamente i diritti umani e il diritto internazionale; * Lo sviluppo di nuovi quadri di sicurezza internazionale fondati sulla sicurezza comune, il disarmo e la giustizia globale, con un impegno rinnovato per la diplomazia, il multilateralismo e la riforma delle Nazioni Unite — inclusa la convocazione di una Quarta Sessione Speciale sul Disarmo all’ONU, come concordato all’unanimità nel Patto per il Futuro. Insieme ai partner globali della GCOMS, incoraggiamo la società civile a livello locale, nazionale, regionale e internazionale a unire le forze e a sfidare la tendenza crescente alla spesa militare, a rafforzare il movimento globale per la pace e la giustizia, e a confrontarsi con i decisori politici che tentano di giustificare il militarismo incessante sotto le mentite spoglie della sicurezza. __________________________________ Il calendario delle GDAMS 2026 * 9 aprile — Evento di lancio online della campagna internazionale (vedi qui) * 18-19 aprile — Weekend di mobilitazione: Rete Pace Disarmo invita le realtà italiane a organizzare iniziative pubbliche e visibili * 22 aprile — Earth Day / Giornata della Terra: il legame tra riarmo e crisi climatica è al cuore del messaggio della campagna * 27 aprile — Pubblicazione dei nuovi dati SIPRI sulle spese militari mondiali relativi al 2025: social media storm globale * 9 maggio — Giornata europea della pace Come partecipare Le organizzazioni sono invitate ad aderire all’Appello GDAMS 2026 (leggilo qui) e a segnalare le proprie iniziative per il weekend del 18-19 aprile e l’Earth Day: verranno inserite e rilanciate sui canali nazionali e globali della campagna GCOMS Rete Italiana Pace e Disarmo
April 8, 2026
Pressenza
“Le guerre e noi. I conflitti in corso e la pace possibile”, dall’8 aprile al 22 giugno
Il ciclo di incontri coordinato dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso insieme al Dipartimento di storia, antropologia, religioni, arte, spettacolo della Sapienza (Università di Roma) nell’ambito del Progetto di Terza missione e in collaborazione con la campagna Sbilanciamoci!, l’Associazione Salviamo la Costituzione, il Centro Riforma dello Stato, la Rete Italiana Pace e Disarmo e Greenpeace Italia propone di analizzare le controversie del presente nella prospettiva di una soluzione pacifica. Il programma, intitolato Le guerre e noi. I conflitti in corso e la pace possibile, verrà presentato da Alessandro Saggioro, docente di Storia delle religioni alla Sapienza Università di Roma, e dal presidente della Fondazione Basso, Franco Ippolito, durante il primo della serie di incontri, che si terrà mercoledì prossimo, 8 aprile, con inizio alle 17:30, a Roma, nella sala conferenze della Fondazione Basso (via Dogana Vecchia 5) e trasmesso in streaming sul canale YouTube della Fondazione Basso. Sul tema Le guerre, l’Iran, l’Europa, trattato da Francesco Strazzari, docente di relazioni internazionali della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, interverranno Marina Sapia, inviata speciale per la RAI, e Marina Forti, docente della Scuola di giornalismo Lelio Basso.   La guerra contro l’Iran: i fatti e gli effetti – Alcune questioni che verranno analizzate nel ciclo di incontri in svolgimento fino al 22 giugno sono state affrontate il 24 marzo scorso nelle relazioni * I fronti della guerra – di Alberto Negri, giornalista, inviato di guerra, corrispondente per Il Corriere della Sera, Il Giornale, Italia Oggi e Il Sole 24 Ore e attualmente collaboratore de Il Manifesto * Come cambiano i conflitti – di Daniela Musina, ricercatrice alla Scuola Normale Superiore di Pisa e all’Università di Palermo * L’economia e il disordine internazionale – di Mario Pianta, docente alla Scuola Normale Superiore di Pisa * L’aumento dei prezzi dell’energia – di Leopoldo Nascia, referente della campagna Sbilanciamoci! * Fonti fossili e missioni militari – di Sofia Basso, referente di Greenpeace Italia presentate dal presidente della Fondazione Basso, Franco Ippolito, focalizzando l’attenzione sul ruolo dei giovani nel determinare l’esito del referendum costituzionale votato in Italia nei giorni precedenti. «I giovani italiani hanno risposto sulla base della propria esperienza, cioè delle manganellate che hanno preso a Pisa, delle norme repressive dei rave party e del dissenso e, la goccia che fatto traboccare il vaso, dell’oltraggiosa reazione della classe dirigente italiana ed europea verso le manifestazioni di protesta contro il genocidio dei palestinesi – ha osservato Franco Ippolito – Il nesso tra il voto al referendum italiano e la guerra in Iran è la risposta dei giovani al colonialismo più becero, non nuovo bensì in continuità con ciò che ha contrassegnato il dominio dell’Occidente sul mondo. Al di là delle analisi sulle crisi politiche internazionali, della crisi del diritto internazionale e del ruolo degli stati e delle potenze egemoniche, bisogna mettere meglio a fuoco le dinamiche economiche, palesi in queste guerre di prepotenza militare che a mio parere sono la reazione ‘disperata’ al declino egemonico culturale ed economico». Maddalena Brunasti
April 2, 2026
Pressenza
Depositata in Cassazione la proposta di legge per la “Difesa civile, non armata e nonviolenta”. Parte ora la nuova raccolta firme
di Rete Italiana Pace e Disarmo,  20 marzo 2026.   La campagna “Un’altra difesa è possibile” rilancia la proposta di iniziativa popolare per istituire il “Dipartimento della Difesa Civile, non armata e nonviolenta” presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il 16 marzo a Roma, una delegazione delle tre Reti promotrici della campagna “Un’altra difesa è possibile” (CNESC – Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!) ha depositato presso la Corte di Cassazione il testo della proposta di legge di iniziativa popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta”. All’atto del deposito hanno preso parte rappresentanti di numerose associazioni e organizzazioni aderenti alle tre Reti promotrici, a testimonianza della vitalità e della profondità del movimento civile che sostiene questa iniziativa. Un percorso lungo e tenace Nel luglio 2014 venne depositato per la prima volta in Cassazione il testo della proposta, ora aggiornata, e nel maggio 2015, dopo sei mesi di raccolta in tutta Italia, vennero consegnate alla Camera dei Deputati oltre 53.000 firme. Nel luglio 2017 poi la proposta venne incardinata e calendarizzata in sede di discussione congiunta delle Commissioni Affari Costituzionali e Difesa della Camera (risultato definibile come storico) ma senza mai giungere all’approvazione definitiva. La Campagna non si è mai fermata: petizioni al Parlamento, incontri istituzionali, mobilitazioni territoriali hanno tenuto viva l’istanza fino ad oggi. Il testo di Legge depositato il 16 marzo ne preserva l’impianto originario, aggiornandolo al mutato contesto normativo e internazionale. Cosa prevede la proposta La proposta istituisce presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un “Dipartimento dedicato alla difesa civile, non armata e nonviolenta”, riconosciuta quale componente a pieno titolo del sistema nazionale di difesa e di sicurezza della Repubblica, in attuazione degli Articoli 2, 11 e 52 della Costituzione e nel solco della sentenza della Corte Costituzionale n. 164 del 1985 che ha riconosciuto l’esistenza di forme “civili” di difesa della Patria. Il Dipartimento andrebbe a coordinare i Corpi Civili di Pace, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, operando in sinergia con il sistema di protezione civile e il Servizio Civile universale. Nel quadro della proposta formulata dalle organizzazioni della società civile, il finanziamento del Dipartimento sarà garantito da un Fondo nazionale alimentato dalla Legge di Bilancio e da uno strumento fiscale innovativo e di grande valore simbolico: la facoltà, per ogni contribuente, di destinare il 6 per mille della propria IRPEF al Fondo stesso, senza alcun onere aggiuntivo. Si tratta di una vera e propria opzione fiscale tra due modelli di difesa. In piena analogia con chi in passato, chiamato al servizio militare, aveva potuto scegliere di non imbracciare un’arma grazie all’obiezione di coscienza, se la Legge verrà approvata ciascun cittadino e ciascuna cittadina potrà scegliere anche dove indirizzare la propria quota di spesa pubblica per la sicurezza. Verso la difesa militare o verso quella civile e nonviolenta. Una risposta civile alla corsa al riarmo Il deposito della proposta avviene in un momento in cui il dibattito pubblico europeo e italiano sembra aver ceduto definitivamente a una logica pericolosa e fallace: quella secondo cui la sicurezza si garantisce con più armi, più spesa militare, più deterrenza. La Campagna “Un’altra difesa è possibile” ribadisce con chiarezza una prospettiva opposta: la sicurezza reale si costruisce con la prevenzione dei conflitti, la mediazione, l’educazione alla pace, la coesione sociale e la cooperazione internazionale. Questa proposta è figlia diretta della Campagna lanciata nel 2014, ma affonda le radici ben più in profondità: è l’erede di decenni di azioni per l’obiezione di coscienza al servizio militare e delle lotte di quanti hanno pagato di persona il rifiuto delle armi, aprendo la strada al riconoscimento giuridico dell’obiezione e poi del Servizio Civile. Quella stessa tradizione di resistenza nonviolenta chiede oggi di compiere un passo ulteriore: non limitarsi a obiettare individualmente, ma dotare la Repubblica di una struttura pubblica, stabile e finanziata, capace di praticare e promuovere la difesa della Patria con strumenti civili e non armati. QUI i dettagli sulla struttura e le funzioni del Dipartimento proposto Ora servono almeno 50.000 firme A seguito del deposito del Testo di Legge di iniziativa popolare, e dopo la prevista pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ha preso ufficialmente avvio la raccolta delle firme necessarie a portare la proposta in Parlamento. L’obiettivo è raggiungere almeno 50.000 firme. Rispetto alla precedente fase di Campagna i cittadini hanno a disposizione uno strumento in più: è possibile firmare comodamente da casa attraverso il portale online apposito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, autenticandosi con SPID o CIE. Nessuna necessità di recarsi fisicamente a un banchetto o a uno sportello: con pochi semplici passaggi e tramite la propria identità digitale la sottoscrizione sarà immediatamente valida.  PER FIRMARE: Cliccare innanzitutto QUI e poi sulla pagina che si apre, cliccare ancora in alto a destra su “ACCEDI” Procedere infine con SPID o CIE RETE ITALIANA PACE DISARMO                                           Segreteria Nazionale c/o Casa per la Nonviolenza via Spagna 8 – 37123 – Verona  www.retepacedisarmo.org
March 22, 2026
Assopace Palestina