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A Gaza la “impasse diplomatica” è in realtà guerra contro i bambini
Il Guardian la definisce “impasse diplomatica” e parla di mancanza di progressi sul campo a Gaza: lo stallo renderebbe i Paesi aderenti al Board of Peace “reluctant to pay”, riluttanti a pagare: “Così, mentre la diplomazia latita e i leader mondiali disertano il tavolo negoziale di Gaza, l’esercito israeliano si accanisce con maggior virulenza contro i bambini“. Nelle ultime 48 ore ne ha uccisi con chirurgica precisione almeno tre su una decina di civili: lunedì un bambino di otto anni, Jad Suleiman è stato ammazzato (assieme ad altre tre persone), mentre tornava da scuola verso il campo per sfollati di Jabalia, ed è morto allo Shifa Hospital. > Nei video strazianti è il padre che gli dà l’ultimo addio gridando e dicendo > che stava solo tornando a casa dopo le lezioni. Altre immagini mostrano invece bambini mutilati e sofferenti in ospedale: non ancora uccisi ma destinati all’agonia. Secondo i negoziatori del trumpiano Board of Peace sarebbe il rifiuto di Hamas di cedere le armi ad ostacolare il processo di pace, mentre di fatto, sul campo, è l’aviazione Israeliana che sgancia bombe e droni a distruggere la vita dei palestinesi superstiti. E non solo a Gaza: la Cisgiordania, soprattutto l’area di Hebron è diventata intoccabile. Le persone a Gaza muoiono nei loro stessi accampamenti di fortuna, senza protezione e senza ragione. > Nei villaggi della West Bank vengono invece colpiti “per errore”, così dice > l’esercito. Che si è giustificato nel caso di Sam, un bambino sette mesi ammazzato mentre era in auto con la madre e il padre. Impossibile oramai negarlo: i bambini sono stati in questi tre anni (e continuano ad esserlo) un target privilegiato per Israele. Il reportage del de Volkskrant What the wounds are telling us, Cosa ci dicono le ferite, premiato all’European Press Prize 2026, documenta il targeting deliberato di bambini a Gaza. Dall’inchiesta emerge che le ferite parlano: di colpi mirasti alla testa, di volontà precisa di mirare ai più piccoli, non solo per uccidere ma per mutilare. Il reportage combina raccolta di dati e ritratti di medici: quindici su diciassette hanno dichiarato di aver trattato bambini di quindici anni o meno con singole ferite da arma da fuoco alla testa o al petto, con il resto del corpo intatto. Si tratta di almeno 114 bambini, la maggior parte dei quali non è sopravvissuta. «Una singola pallottola alla testa o al petto di un bambino è, sul piano della medicina legale, un indicatore forte di targeting deliberato: un colpo mirato, sparato da un cecchino o da un drone armato, da lunga distanza», spiega Francesco Russo. E’ con questi crimini non denunciati e non sanzionati che avremo a che fare in futuro, come Paesi europei sovrani: a scendere in piazza al momento sono sparuti gruppi di attivisti e di società civile che sa e non tace. > Gli altri si lamentano in silenzio o guardano altrove. Ma il rimosso e la negazione torneranno presto a galla condannandoci alla colpa perpetua. Questo è il momento di dissociarsi: “non in mio nome”, in ogni piazza e in ogni luogo, pena la complicità totale consegnata alla Storia. Redazione Italia
June 9, 2026
Pressenza
Un Tribunale Penale svizzero riconosce il genocidio a Gaza e assolve 5 attivisti
Ginevra, 4 giugno 2026 – Una decisione di portata storica che farà giurisprudenza in Europa: 1. riconosce che un genocidio è in corso; 2. giudica che nessun motivo giustifica la sanzione di militanti pacifici; 3. ricorda che la libertà di espressione protegge la disobbedienza civile non violenta e che reprimere queste mobilitazioni è incompatibile con la democrazia. Una vittoria cruciale: difendere i diritti umani non è un crimine. Il Tribunale Penale di Ginevra ha assolto cinque membri del Collectif Urgence Palestine che erano stati processati per aver partecipato a diverse manifestazioni pacifiche denunciando il genocidio a Gaza. Gli imputati hanno contestato sedici multe per un totale di 6.400 CHF, oltre a considerevoli costi legali e giudiziari. Gli attivisti erano rappresentati dagli avvocati Olivier Peter ed Emma Lidén (Peter & Moreau), insieme a Jan Fermon, un avvocato belga specializzato in diritto internazionale. Nella sentenza, che rappresenta una prima in Svizzera, il Tribunale ha stabilito che un genocidio era in corso a Gaza. Nel giungere a questa conclusione, si è basato in particolare sui rapporti internazionali presentati come prova e sulla testimonianza di Raji Sourani, Direttore del Centro Palestinese per i Diritti Umani. Durante la sua testimonianza, il signor Sourani ha sottolineato che “i movimenti di solidarietà possono rompere la cospirazione del silenzio e dare voce a chi non ne ha; senza di essi, la situazione potrebbe essere cento volte peggiore.” La Corte ha inoltre stabilito che le sanzioni imposte ai manifestanti costituivano un ingiustificato intervento nel diritto di riunione pacifica protetto dall’articolo 11 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Ritenendo che l’interferenza non perseguisse alcun obiettivo legittimo né fosse necessaria in una società democratica, la Corte ha assolto tutti gli imputati. Questa decisione rappresenta una potente affermazione di solidarietà internazionale con il popolo palestinese e la necessità di proteggere la protesta pacifica di fronte a un genocidio in corso. InfoPal
June 5, 2026
Pressenza
La Repubblica in armi
La Costituzione ripudia la guerra, la politica celebra gli eserciti. Tra guerre, riarmo e genocidi, il 2 giugno viene piegato a celebrazione della forza militare. La Repubblica nata dalla Resistenza …
Palestina: l’insostenibile pesantezza della realtà
Un dossier ricco di articoli e voci. Articoli, voci e link– fra gli altri – di Leonarda Alberizia, Anbamed, BDS, Antonella Bundu, Damiano Censi, Duccio Facchini, Rula Jebreal, Yitzhak Laor, Radio Onda d’urto, David Ruggini, Dario Salvetti, Agnese Stracquadanio, Amina Tridente…   Genocidio a Gaza 30 – 05 Ieri pomeriggio, tre palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un
Venga il tuo regno: distopia religiosa tra filosofia e politica.
Estratti da un libro di Martina Guerrini. Una riflessione ma soprattutto «un segnalatore di incendi». [il testo è interamente scaricabile qui: https://martinaguerrini.wordpress.com/saggi/venga-il-tuo-regno/] “II teologico-politico è un’impostura. Non aggiunge niente alla rifessione sulle cose politiche. Non permette di analizzare meglio quella noia mista a rabbia che caratterizza molte democrazie contemporanee” (nota 1); è una nozione “che si fonda sull’ affermazione che
La Nakba, fondamento della memoria palestinese
In studio, con due giornalisti palestinesi, uno di Gaza e l'altro della Cisgiordania,  nell'approssimarsi del 15 maggio parliamo della Nakba e della situazione attuale in Palestina. La Nakba, infatti, non è solo una vicenda che risale al 1948 ma costituisce il fondamento stesso della memoria collettiva della popolazione palestinese, a cui ogni giorno continuano a mancare terra, case e persone perdute. Attualmente, nei territori occupati, le persone vivono quotidianamente una vita fatta di dolore, violenza, evacuazioni forzate e morte: la presenza dei coloni è in continua crescita, con il sostegno e la collaborazione dell'esercito sionista: i dati statistici non sono sufficienti a rendere ragione dell'entità e della violenza delle forme di espropriazione. Gaza, invece, si trova sotto l'assedio israeliano da oltre 20 anni. Attualmente, non vi è nessun cessate il fuoco: tutti i valichi sono chiusi; non esistono più case; l'acqua è inquinata; non sono ammessi aiuti umanitari; l'occupazione sionista sta ancora usando la fame come arma di guerra. Quanto è accaduto a partire dal 2023, per Gaza, è stato una Nakba peggiore di quella del 1948. Nonostante tutto questo, la popolazione palestinese non vuole essere vista come vittima ma è fortemente determinata a continuare a lottare per una Palestina libera.  
May 13, 2026
Radio Onda Rossa