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Manifestazioni per la Palestina in Abruzzo
L’Abruzzo ha risposto con determinazione all’appello della Global Alliance for Palestine per una mobilitazione internazionale che si è tenuta il 10 ottobre 2026, dopo 1.099 giorni di genocidio a Gaza. La protesta si inserisce in un contesto internazionale sempre più allarmante. Gli ultimi tre anni per i palestinesi a Gaza hanno significato milioni di vite umane distrutte. In assenza di un cessate il fuoco, in questo bagno di sangue i bambini ammazzati sono circa 300, e dall’inizio del genocidio più di 21.700, a cui bisogna aggiungere i 240 minori ammazzati in Cisgiordania. Ci sono 59.000 orfani oggi in Palestina. Questi dati provengono da fonti accreditate quali UNICEF, Save the Children, Euro-Med Human Rights Monitor e UN OCHA. L’accanimento organizzato contro i bambini rappresenta una delle forme di violenza più abominevoli: colpire l’infanzia significa tentare di compromettere il futuro stesso di un intero popolo. Di fronte a questo scenario, cosa hanno fatto i governi occidentali? In Palestina si muore ancora, silenziosamente. Intanto si cerca di contrastare la critica a tali immani violenze, anche con il DDL 1004, che assume la definizione di antisemitismo dell’IHRA. L’autore di tale definizione, Kenneth Stern, in un’intervista rilasciata a Federica D’Alessio ha dichiarato: “E’ pericoloso che possa entrare in una legge, alimenterà il maccartismo”. Sabato mattina, a partire dalle 10:30, la storica cornice di Piazza G.B. Vico a Chieti ha ospitato un seminario di approfondimento pubblico promosso dal movimento per l’ecologia sociale Chieti Bene Comune. L’incontro si è articolato in un percorso in quattro tempi volto a sviscerare le complessità storiche e politiche della questione palestinese. Ad aprire la discussione è stata Rita De Petra con una relazione su “Le radici culturali e religiose del sionismo”, seguita dall’intervento di Gianni Scarsi intitolato “Palestina: una spartizione mai nata”. Spazio poi all’analisi storica con Roberto Leombroni, che ha ripercorso “I movimenti contro la guerra e l’imperialismo dal ’68 in poi”, prima della chiusura affidata a Elsa Flacco con un focus drammaticamente attuale: “Ottobre ’23 – ottobre ’26: tre anni di genocidio”. Nel pomeriggio, presso il circolo Arci Statt di Città Sant’Angelo, si sono tenuti laboratori per grandi e piccini, con aquiloni e un’introduzione alla lingua araba. Alle 18:00 c’è stata la proiezione di un documentario con successivo dibattito. Per finire, si è tenuta una cena sociale. Il ricavato della giornata è stato devoluto a Gazzella Onlus, presente all’iniziativa con una propria delegazione. È stato inoltre possibile sostenere i produttori palestinesi attraverso l’acquisto di datteri coltivati in Palestina e Gaza Cola. Nel pomeriggio si sono tenuti anche due presidi molto partecipati, uno a L’Aquila e l’altro a Villa Rosa di Martinsicuro. La mobilitazione si è accesa in serata in Piazza Muzii a Pescara, dove è andata in scena una forte azione simbolica organizzata dall’assemblea Disarmare la pace, disertare la guerra: i manifestanti hanno abbattuto un enorme muro di scatoloni su cui erano scritte le parole che denunciano la complicità dei governi occidentali. Il crollo del muro ha scosso la piazza, lasciando il posto a un imponente striscione di 10 metri con la scritta “STOP AL GENOCIDIO”. Il messaggio emerso dalla piazza è chiaro: la città chiede l’interruzione di ogni forma di complicità con lo Stato d’Israele e un cambio radicale della linea politica del nostro governo rispetto all’impunità di Tel Aviv. Davanti a una platea di circa 700 partecipanti, l’unico intervento è stato quello di uno studente palestinese, il quale ha testimoniato ancora una volta la totale distruzione di Gaza, lanciando un accorato appello all’azione concreta. Un primo passo, suggerisce, potrebbe essere quello di prendere spunto dai Verdi inglesi, che hanno recentemente approvato una mozione in cui il sionismo viene equiparato a una forma di razzismo. “Non ci sono più parole, bisogna agire” è stato il coro unanime dei manifestanti, che hanno rilanciato con forza l’invito a sostenere le campagne di boicottaggio e si sono trattenuti in piazza oltre l’orario previsto, dando vita ad un presidio spontaneo, allietato anche da musica dal vivo. Redazione Abruzzo
October 11, 2026
Pressenza
10 ottobre: mobilitazione nazionale per la Palestina (1/5: Corrispondenza con Milano)
Dopo tre anni di genocidio a Gaza, il popolo palestinese continua ad affrontare assedio, carestia massacri e pulizia etnica, mentre in Cisgiordania si intensificano i raid militari e sono continue le violenze dei coloni. Nonostante il calo dell'attenzione mediatica e le false pacificazioni, i crimini e l'oppressione non si sono fermati. Il nostro dovere è riportare la centralità della lotta palestinese al centro del movimento politico e popolare in Italia. La causa palestinese non può essere liquidata come mera emergenza umanitaria, è una lotta politica per la liberazione. Il 10 ottobre scendiamo in piazza in tutte le città italiane per la fine immediata del genocidio, lo sblocco degli aiuti e il ritiro dell'esercito di occupazione. Saremo in piazza al fianco di tutti i popoli della regione che resistono. Proponiamo una serie di corrispondenze dalle principali piazze italiane del 10 ottobre 2026: Milano, Cagliari, Terni, Potenza, Cosenza                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                
October 7, 2026
Radio Onda Rossa
Freedom Flotilla Italia: Lettera aperta a Sua Santità Papa Leone XIV
Alla cortese attenzione di Sua Santità Papa Leone XIV c/o Prefettura della Casa Pontificia 00120 Città del Vaticano STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO Santità, Lei conosce senz’altro l’impegno della Freedom Flotilla Coalition, che da molti anni si adopera a favore del popolo palestinese, in particolare per contrastare le violenze a cui sono sottoposti gli abitanti della Striscia di Gaza. Orrori denunciati dalle agenzie delle Nazioni Unite e da molteplici ONG: decine di migliaia di vittime civili, la distruzione della quasi totalità delle abitazioni, una crisi alimentare arrivata più volte alla soglia della carestia, il collasso del sistema sanitario. Recentemente, soprattutto lo scorso anno e ancora quest’anno, abbiamo avuto il supporto di altre organizzazioni: la Thousand Madleens to Gaza e la Global Sumud Flotilla; le nostre imbarcazioni sono diventate, agli occhi del mondo intero, il simbolo della volontà umana di porre un argine all’orrore. Al di là di quanto le nostre missioni abbiano potuto incidere sulle dinamiche effettive degli eventi in corso, Lei sa bene che i simboli hanno una forza immensa, capace di smuovere le coscienze nel senso più profondo. Su quelle fragili imbarcazioni, attraverso persone di ogni nazione, cultura e fede religiosa, ha viaggiato la speranza umana di un mondo nuovo. Un mondo che vogliamo credere stia nascendo, per quanto la follia di oggi sembri negarlo. Santità, sappiamo bene che la Chiesa Cattolica, come altre confessioni, cerca sinceramente di alleviare le sofferenze del popolo palestinese. Un popolo vittima di una grave ingiustizia, da tempo minacciato nell’esistenza stessa sulla terra che abita da secoli — al punto che le Nazioni Unite e diverse organizzazioni per i diritti umani hanno parlato apertamente di genocidio. Dire questo non è antisemitismo. Niente di quello che facciamo è mai dettato da ostilità verso la religione e la cultura ebraica, nelle quali riconosciamo il valore irrinunciabile della dignità umana universale. È piuttosto quello che oggi vediamo — il senso cieco di superiorità di chi ritiene che tutto gli sia concesso e la vessazione senza più remore verso chi è più debole — a tradire ignobilmente quel valore. Tra noi ci sono ebrei e ci sono particolarmente cari per la sofferenza specifica che avvertiamo in loro. Santità, non sappiamo se, per ragioni che possiamo comprendere, potrà risponderci. Tra coloro che sinceramente cercano la pace, è giusto che ciascuno agisca con i propri mezzi. Quanto ai nostri, non abbia dubbi: sono quelli della più schietta nonviolenza gandhiana. Mettiamo in gioco le nostre vite senza ledere quelle altrui e non alimentiamo sentimenti ostili nemmeno verso chi ci considera nemici. Crediamo sia un bene anche per loro — abituati a vedere in chi opprimono solo un pericolo — uscire da questa follia, che può essere solo foriera di sventura. Questo è il pensiero che vogliamo coltivare: un pensiero di pace per tutti, che possa un giorno consentire la riconciliazione. Sarà al centro di ogni spedizione futura, finché questo nodo, soffocante e insidioso per il mondo intero, non sarà sciolto. Siamo esseri umani, con ogni difetto e contraddizione. Ma La preghiamo, in cuor Suo, di vedere la buona volontà. E confidiamo nella Sua benedizione. https://freedomflotilla.info freedomflotillaitalia@gmail.com Redazione Italia
September 24, 2026
Pressenza