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Imperialismo digitale: dibattito con l’autore al Blackout Fest / Sabato 13 giugno ore 17.30
Il libro di Dario Guarascio verrà presentato al Blackout fest 2026, ne parliamo con Dario di Conzo esperto di Cina e politiche economiche che modererà l’incontro di sabato 13 giugno. Il libro affronta il tema della transizione digitale e tecnologica come paradigma di questa fase storica, partendo da alcuni eventi che segnano lo spirito del tempo in ambito tecnologico e geopolitico. Il rapporto tra economia, tecnologia e guerra è ciò che viene analizzato nel libro, approfondendo quali sono le conseguenze della militarizzazione del paradigma tecnologico dominante. Qui tutto il programma del Fest 26! Qui una lunga intervista all’autore a cura de I saperi maledetti
Imperialismo digitale: dibattito con l’autore al Blackout Fest / Sabato 13 giugno ore 17.30
Il libro di Dario Guarascio verrà presentato al Blackout fest 2026, ne parliamo con Dario di Conzo esperto di Cina e politiche economiche che modererà l’incontro di sabato 13 giugno. Il libro affronta il tema della transizione digitale e tecnologica come paradigma di questa fase storica, partendo da alcuni eventi che segnano lo spirito del tempo in ambito tecnologico e geopolitico. Il rapporto tra economia, tecnologia e guerra è ciò che viene analizzato nel libro, approfondendo quali sono le conseguenze della militarizzazione del paradigma tecnologico dominante. Qui tutto il programma del Fest 26! Qui una lunga intervista all’autore a cura de I saperi maledetti
June 11, 2026
Radio Blackout
Guerra all’Iran: gli USA bombardano mentre Netanyahu prepara il piano per la guerra permanente a Gaza e in Libano
Nella notte gli Stati Uniti hanno ricominciato a bombardare l’Iran utilizzando come casus belli l’abbattimento dell’aeroplano Apache di qualche giorno fa mentre sorvolava le acque di Hormuz. Secondo Washington la responsabilità è iraniana, dunque, ad aver fatto saltare il banco negoziale, su cui venivano riposte ben poche speranze da entrambe le parti. Sono stati colpiti quindi 20 siti iraniani nell’isola di Qeshm, nella città di Sirik e nel porto di Jask sul Golfo di Oman. Sono stati colpiti anche due serbatoi di acqua potabile tagliandone l’accesso a circa 20 mila persone. L’Iran ha contrattaccato colpendo basi americane nel Golfo in Barhain, Giordania e Kuwait. Il tutto avviene con Israele che continua a violare il “cessate il fuoco” in Libano e prepara l’IDF per una nuova offensiva su larga scala a Gaza, perpetuando violenze e massacri in Cisgiordania e lanciando annunci contro Hezbollah seguendo il copione narrativo già utilizzato contro Hamas. Che sia una opzione per rilanciare sulla sua vittoria alle prossime elezioni o per farle rimandare causa guerra aperta poco cambia, il punto è che l’interesse di Netanyahu continua ad essere quello di una guerra permanente per estendere il suo progetto coloniale e di occupazione, estrarre risorse e sgomberare il campo da altre opzioni politiche nella Regione. Così come la guerra all’Iran ha probabilmente seguito un corso non completamente prevedibile anche il Libano meridionale e la periferia Sud di Beirut confermano una resistenza sul territorio che non è scontata e non va sottovalutata anche da parte degli eserciti più potenti al mondo. Facciamo il punto con Eliana Riva, giornalista per Il Manifesto e PagineEsteri
Guerra all’Iran: gli USA bombardano mentre Netanyahu prepara il piano per la guerra permanente a Gaza e in Libano
Nella notte gli Stati Uniti hanno ricominciato a bombardare l’Iran utilizzando come casus belli l’abbattimento dell’aeroplano Apache di qualche giorno fa mentre sorvolava le acque di Hormuz. Secondo Washington la responsabilità è iraniana, dunque, ad aver fatto saltare il banco negoziale, su cui venivano riposte ben poche speranze da entrambe le parti. Sono stati colpiti quindi 20 siti iraniani nell’isola di Qeshm, nella città di Sirik e nel porto di Jask sul Golfo di Oman. Sono stati colpiti anche due serbatoi di acqua potabile tagliandone l’accesso a circa 20 mila persone. L’Iran ha contrattaccato colpendo basi americane nel Golfo in Barhain, Giordania e Kuwait. Il tutto avviene con Israele che continua a violare il “cessate il fuoco” in Libano e prepara l’IDF per una nuova offensiva su larga scala a Gaza, perpetuando violenze e massacri in Cisgiordania e lanciando annunci contro Hezbollah seguendo il copione narrativo già utilizzato contro Hamas. Che sia una opzione per rilanciare sulla sua vittoria alle prossime elezioni o per farle rimandare causa guerra aperta poco cambia, il punto è che l’interesse di Netanyahu continua ad essere quello di una guerra permanente per estendere il suo progetto coloniale e di occupazione, estrarre risorse e sgomberare il campo da altre opzioni politiche nella Regione. Così come la guerra all’Iran ha probabilmente seguito un corso non completamente prevedibile anche il Libano meridionale e la periferia Sud di Beirut confermano una resistenza sul territorio che non è scontata e non va sottovalutata anche da parte degli eserciti più potenti al mondo. Facciamo il punto con Eliana Riva, giornalista per Il Manifesto e PagineEsteri
June 11, 2026
Radio Blackout
Solidarietà contro il 41bis: ricorso contro il rinnovo del regime duro per Alfredo Cospito
Il 30 Aprile con un documento di circa 75 pagine redatto da ministero della giustizia, DNAA e altre forze di polizia, è stato rinnovato il regime di 41bis per il prigioniero anarchico Alfredo Cospito. A sostenere il rinnovo una serie di motivazioni che vanno dalle iniziative di solidarietà, anche internazionali, e per ultimo l’episodio dell’esplosione nel parco degli Acquedotti a Roma in cui hanno perso la vita Sara e Sandro: l’obiettivo è costruire strutture gerarchiche e ruoli apicali all’interno delle realtà anarchiche, mettendo al vertice la figura di Alfredo. Venerdì 12 Giugno è stata fissata, con tempistiche eccezionali, l’udienza per il ricorso della difesa contro questo nuovo atto di tortura che ambisce ad estendere i confini del carcere duro. Si tratta dell’ultima possibilità sul piano giuridico per contrastare il rinnovo del 41bis ad Alfredo. La decisione è rimessa al tribunale di sorveglianza di Roma, con udienza a porte chiuse. Numerose sono state le restrizioni, che andando ben oltre le esigenze imposte dal regime speciale hanno gravato sulla vita di Alfredo: censura, limitazioni agli acquisti e un bavaglio durato oltre un anno e mezzo. Il 18 Maggio, però, dal tribunale di Bologna è stato possibile attraverso una testimonianza risentire la voce di Alfredo che con una lunga dichiarazione ha avuto modo di ricostruire l’esperienza del 41bis, dello sciopero della fame e le condizioni a cui tante persone sottoposte al regime speciale vivono. Insieme ad un compagno della Cassa Anti Repressione delle Alpi occidentali rilanciamo l’iniziativa davanti alla sede del nuovo tribunale di sorveglianza di Torino e la necessità di continuare ad organizzarsi contro il 41bis e la tortura di Stato.
Solidarietà contro il 41bis: ricorso contro il rinnovo del regime duro per Alfredo Cospito
Il 30 Aprile con un documento di circa 75 pagine redatto da ministero della giustizia, DNAA e altre forze di polizia, è stato rinnovato il regime di 41bis per il prigioniero anarchico Alfredo Cospito. A sostenere il rinnovo una serie di motivazioni che vanno dalle iniziative di solidarietà, anche internazionali, e per ultimo l’episodio dell’esplosione nel parco degli Acquedotti a Roma in cui hanno perso la vita Sara e Sandro: l’obiettivo è costruire strutture gerarchiche e ruoli apicali all’interno delle realtà anarchiche, mettendo al vertice la figura di Alfredo. Venerdì 12 Giugno è stata fissata, con tempistiche eccezionali, l’udienza per il ricorso della difesa contro questo nuovo atto di tortura che ambisce ad estendere i confini del carcere duro. Si tratta dell’ultima possibilità sul piano giuridico per contrastare il rinnovo del 41bis ad Alfredo. La decisione è rimessa al tribunale di sorveglianza di Roma, con udienza a porte chiuse. Numerose sono state le restrizioni, che andando ben oltre le esigenze imposte dal regime speciale hanno gravato sulla vita di Alfredo: censura, limitazioni agli acquisti e un bavaglio durato oltre un anno e mezzo. Il 18 Maggio, però, dal tribunale di Bologna è stato possibile attraverso una testimonianza risentire la voce di Alfredo che con una lunga dichiarazione ha avuto modo di ricostruire l’esperienza del 41bis, dello sciopero della fame e le condizioni a cui tante persone sottoposte al regime speciale vivono. Insieme ad un compagno della Cassa Anti Repressione delle Alpi occidentali rilanciamo l’iniziativa davanti alla sede del nuovo tribunale di sorveglianza di Torino e la necessità di continuare ad organizzarsi contro il 41bis e la tortura di Stato.
June 10, 2026
Radio Blackout
In Albania si allarga il fronte della protesta che coinvolge anche la diaspora all’estero
In Albania si allarga la protesta contro il governo ,decine di migliaia di albanesi sono scesi in piazza per il sesto giorno consecutivo per protestare contro la costruzione di un resort di lusso da parte del genero di Trump e imprenditore immobiliare statunitense Jared Kushner. L’area del potenziale progetto comprende l’isola disabitata di Sazan, nell’Adriatico, e diverse centinaia di ettari dell’area protetta di Vjosa-Narta, una delicata zona umida costiera che ospita foche, siti di nidificazione delle tartarughe marine e fenicotteri. Sta diventando una protesta simbolica contro l’onnipotenza dei nuovi oligarchi e la complicità della politica, ed è confluita anche nelle proteste contro Israele in occasione dell’amichevole di calcio il 4 giugno scorso con l’Albania. Israele che, assieme ai Paesi de Golfo, è anche uno dei principali mercati dell’Affinity Partners, la società dei Trump che sta investendo su questo scempio a cielo aperto. Il caso di Zvërnec (uno dei territori interessati dalle proteste) è la scintilla. Le persone manifestano perché esasperate da una classe politica corrotta che utilizza il patrimonio pubblico come una risorsa privata ,ma questa esasperazione è un onda lunga in Albania che viene dalle truffe piramidali del 1997 di Berisha ,il movimento di protesta ormai identifica i partiti tradizionali come complici di questa svendita del territorio. Il modello di sviluppo basato sul turismo d’eccellenza è un aspetto della voracità del capitalismo d’assalto e speculativo che sta sfigurando il paese ,frutto anche della complicità della classe politica con elementi criminali ,le proteste di questi giorni rappresentano istanze più profonde che vengono sopratutto dalle nuove generazioni che non hanno futuro in Albania e sono costrette ad emigrare . Anche la diaspora partecipa alle mobilitazioni a conferma di un sommovimento che coinvolge ampi strati della società albanese. E’ un movimento che si mobilita attraverso i social ,senza una leadership e attraversato da un sentimento di rifiuto di un sistema predatorio e corrotto che ha governato il paese dalla fine del regime di Hoxha ,si puo’ forse paragonare al movimento serbo che nasce da un evento particolare, il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel novembre del 2024 che provoco’ 16 morti, per poi reclamare le dimissioni di Vucic . Ne parliamo con Alfred Bushi esponente di Lëvizja Bashkë ,partito della sinistra albanese.
In Albania si allarga il fronte della protesta che coinvolge anche la diaspora all’estero
In Albania si allarga la protesta contro il governo ,decine di migliaia di albanesi sono scesi in piazza per il sesto giorno consecutivo per protestare contro la costruzione di un resort di lusso da parte del genero di Trump e imprenditore immobiliare statunitense Jared Kushner. L’area del potenziale progetto comprende l’isola disabitata di Sazan, nell’Adriatico, e diverse centinaia di ettari dell’area protetta di Vjosa-Narta, una delicata zona umida costiera che ospita foche, siti di nidificazione delle tartarughe marine e fenicotteri. Sta diventando una protesta simbolica contro l’onnipotenza dei nuovi oligarchi e la complicità della politica, ed è confluita anche nelle proteste contro Israele in occasione dell’amichevole di calcio il 4 giugno scorso con l’Albania. Israele che, assieme ai Paesi de Golfo, è anche uno dei principali mercati dell’Affinity Partners, la società dei Trump che sta investendo su questo scempio a cielo aperto. Il caso di Zvërnec (uno dei territori interessati dalle proteste) è la scintilla. Le persone manifestano perché esasperate da una classe politica corrotta che utilizza il patrimonio pubblico come una risorsa privata ,ma questa esasperazione è un onda lunga in Albania che viene dalle truffe piramidali del 1997 di Berisha ,il movimento di protesta ormai identifica i partiti tradizionali come complici di questa svendita del territorio. Il modello di sviluppo basato sul turismo d’eccellenza è un aspetto della voracità del capitalismo d’assalto e speculativo che sta sfigurando il paese ,frutto anche della complicità della classe politica con elementi criminali ,le proteste di questi giorni rappresentano istanze più profonde che vengono sopratutto dalle nuove generazioni che non hanno futuro in Albania e sono costrette ad emigrare . Anche la diaspora partecipa alle mobilitazioni a conferma di un sommovimento che coinvolge ampi strati della società albanese. E’ un movimento che si mobilita attraverso i social ,senza una leadership e attraversato da un sentimento di rifiuto di un sistema predatorio e corrotto che ha governato il paese dalla fine del regime di Hoxha ,si puo’ forse paragonare al movimento serbo che nasce da un evento particolare, il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad nel novembre del 2024 che provoco’ 16 morti, per poi reclamare le dimissioni di Vucic . Ne parliamo con Alfred Bushi esponente di Lëvizja Bashkë ,partito della sinistra albanese.
June 8, 2026
Radio Blackout
Presidio musicale per Maja il 12 giugno a Milano davanti al consolato ungherese.
Le autorità tedesche hanno estradato Maja in Ungheria nel giugno del 2024 ,da allora è stata sottoposta ad isolamento ,sorveglianza totale, umilianti perquisizioni corporali . Maja ,che ha intrapreso anche un lungo sciopero della fame per protestare contro le condizioni inumane di carcerazione ,è stata condannata a Budapest in un processo farsa ad otto anni di reclusione. Le è stato contestato di aver partecipato ,nel febbraio del 2023 alla mobilitazione antifascista contro la cosidetta “Giornata dell’onore” a Budapest . In questo giorno i neonazisti celebrano le SS e la Wehrmacht ,sconfitte nel febbraio del 1945 dall’Armata Rossa ,in una manifestazione revanscista tollerata dal governo ungherese che invece criminalizza gli antifascisti. Per sostenere Maja e glia altri antifascisti minacciati di estradizione si terrà a Milano il 12 giugno di fronte al consolato ungherese un presidio sonoro . Ne parliamo con un compagno del comitato antirep di Milano su instagram: @comitato_antirep_milano
Presidio musicale per Maja il 12 giugno a Milano davanti al consolato ungherese.
Le autorità tedesche hanno estradato Maja in Ungheria nel giugno del 2024 ,da allora è stata sottoposta ad isolamento ,sorveglianza totale, umilianti perquisizioni corporali . Maja ,che ha intrapreso anche un lungo sciopero della fame per protestare contro le condizioni inumane di carcerazione ,è stata condannata a Budapest in un processo farsa ad otto anni di reclusione. Le è stato contestato di aver partecipato ,nel febbraio del 2023 alla mobilitazione antifascista contro la cosidetta “Giornata dell’onore” a Budapest . In questo giorno i neonazisti celebrano le SS e la Wehrmacht ,sconfitte nel febbraio del 1945 dall’Armata Rossa ,in una manifestazione revanscista tollerata dal governo ungherese che invece criminalizza gli antifascisti. Per sostenere Maja e glia altri antifascisti minacciati di estradizione si terrà a Milano il 12 giugno di fronte al consolato ungherese un presidio sonoro . Ne parliamo con un compagno del comitato antirep di Milano su instagram: @comitato_antirep_milano
June 8, 2026
Radio Blackout