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Argentina: gli incendi in Patagonia
Davanti ad una situazione di fuoco che sembra irrefrenabile oltre che devastante, in particolare nella regione di Chubut, analizziamo quali sono gli elementi fondamentali per leggere questa devastazione quasi volontaria del territorio che non sembra preoccupare affatto il governo argentino. 
Argentina: Mendoza in piazza per l’acqua
Approvato lo scorso dicembre un progetto che apre all’estrattivismo minerario. La popolazione locale non è stata consultata e cresce la preoccupazione per i rischi di contaminazione delle risorse idriche. Esultano le lobby minerarie e le multinazionali. di David Lifodi Foto: https://labulla.org/ Lo scorso 9 dicembre, con ventinove voti favorevoli, sei contrari e un’astensione, il Senato di Mendoza ha approvato il
Anna’s Archive: Robin Hood ruba, Meta incassa
di jolek78 256 milioni di canzoni Ore 03:00. Era una (un’altra…) di quelle notti, una di quelle in cui il cervello decide che dormire è un argomento sopravvalutato. Dopo la solita passeggiata notturno/mattutina per le strade di una remota cittadina scozzese – dove anche un volpino mi ha osservato con l’aria di “gli umani son tutti strani” – mi son
Cittadinanza iure sanguinis a discendenti di cittadino italiano nato nel 1895
Il Tribunale di Potenza accoglie il ricorso presentato da cittadini argentini, discendenti da avo italiano, nato nel 1895, prima dell’avvento della Costituzione. Il Giudice, in primis ha riconosciuto il corretto deposito delle allegazioni comprovanti l’albero genealogico, ritenendo validamente accertati i passaggi generazionali e la linea di discendenza italiana dal loro capostipite. In seguito, pur non ritendo i termini di 730 giorni per la durata dei procedimenti in materia di cittadinanza come condizione di procedibilità della domanda, ha statuito che, tuttavia: “quand’anche i ricorrenti non abbiano in concreto provato (sebbene abbiano allegato) di aver agito in via amministrativa proponendo la domanda dinanzi al competente consolato di appartenenza, la lesione dell’interesse vantato può ritenersi provata dal fatto notorio che gli uffici amministrativi del consolato del paese di residenza dei richiedenti istruiscono ed evadono le richieste di cittadinanza con ritardi ingiustificabili superiori ai 5/10 anni. Ne consegue, pertanto, che deve ritenersi sussistente l’interesse e la legittimazione ad agire dei ricorrenti.” Nel merito, richiamando le SS.UU. della S.C. che con le cd. “sentenze gemelle” nn. 25317 e 25318/22 hanno fissato i principi grazie ai quali ha risolto la controversa questione del riconoscimento della cittadinanza italiana a persone destinatarie della “grande naturalizzazione brasiliana”, consistenti: * Nel fatto che a chi richiede il riconoscimento della cittadinanza spetta provare solo il fatto acquisitivo e la linea di trasmissione, mentre incombe alla controparte la prova dell’eventuale fattispecie interruttiva; * Che i principi costituzionali, sopravvenuti alla l’istituto della perdita della cittadinanza italiana, disciplinato dal codice civile del 1865 e dalla legge n. 555 del 1912, applicati al concetto di cittadinanza italiana persa da colui che abbia “ottenuto la cittadinanza in paese estero”, sottintendono, “per gli effetti sulla linea di trasmissione iure sanguinis ai discendenti, che si accerti il compimento, da parte della persona all’epoca emigrata, di un atto spontaneo e volontario finalizzato all’acquisto della cittadinanza straniera [.. ]senza che l’aver stabilito all’estero la residenza, o anche l’aver stabilizzato all’estero la propria condizione di vita, possa considerarsi bastevole [..]a integrare la fattispecie estintiva dello status per accettazione tacita degli effetti di quel provvedimento”; * Che il diritto alla cittadinanza, pur potendosi perdere per rinuncia, essa dovrà sempre essere “volontaria ed esplicita, in ossequio alla libertà individuale, e quindi mai per rinunzia tacita”. Sulla base di tanto, il Tribunale di Potenza riconosceva cittadini italiani iure sanguinis dalla nascita i due ricorrenti ed i tre figli minori, condannando alle spese l’amministrazione contumace. Tribunale di Potenza, sentenza del 19 novembre 2025 Si ringrazia l’Avv. Armando Maria De Nicola per la segnalazione e il commento. * Consulta altre decisioni sul riconoscimento della cittadinanza italiana
Genocidio antinegro, quello che il potere non vuole nominare
Federico Pita Il massacro di Río de Janeiro ha rivelato una verità che il mondo si rifiuta di nominare: il genocidio antinegro. Dal Sudan fino al Chocó, dal Congo fino all’Argentina, il razzismo strutturale continua ad organizzare coloro che possono vivere e coloro che devono morire. Non sono tragedie isolate, sono capitoli di un medesimo […]
Militarizzazione e arroganza coloniale: il Regno Unito sfida nuovamente la pace nelle Falkland
> Alla fine di ottobre 2025, il Regno Unito ha condotto l’operazione Ex Cape > Sword, una nuova esercitazione militare nelle Isole Falkland (Isole Malvine in > spagnolo, Ndt.) che ha incluso prove con munizioni vere, simulazioni di difesa > aerea e dispiegamento di truppe in zone vicine a Puerto Argentino (in inglese > Stanley, capoluogo e unica città delle Isole, Ndt.). Con il pretesto dell’addestramento, Londra consolida una presenza militare permanente che sfida le risoluzioni delle Nazioni Unite, le quali esortano le parti a evitare atti unilaterali che alterino la situazione nell’Atlantico meridionale o approfondiscano le ferite aperte durante la guerra delle Malvinas nel 1982. Lungi dall’essere semplici manovre di routine, queste operazioni riflettono una strategia di potere coloniale che cerca di riaffermare il controllo britannico su un territorio che continua ad essere oggetto di dispute di sovranità tra il Regno Unito e la Repubblica Argentina. Durante le esercitazioni è stato nuovamente testato il sistema antiaereo Sky Sabre, una delle armi più moderne dell’arsenale militare britannico, in grado di intercettare più obiettivi contemporaneamente. L’uso di questo sistema nel territorio occupato non è casuale: le isole fungono da piattaforma strategica di proiezione militare nell’Atlantico meridionale, un punto chiave nella sorveglianza delle rotte marittime e nella presenza della NATO nell’emisfero sud. A questo quadro si aggiunge il costante e storico sostegno degli Stati Uniti a Londra, sia nella guerra del 1982 che nell’attuale architettura di sicurezza atlantica. Tale sostegno – logistico, politico e tecnologico – viene mantenuto in un contesto in cui Washington, la NATO e il Regno Unito cercano di riaffermare la loro influenza militare di fronte a un continente che tenta di costruire un’autonomia regionale. In questo contesto, desta preoccupazione anche l’avvicinamento politico e militare tra Cile e Regno Unito, che si è manifestato in accordi di cooperazione e recenti visite ufficiali. Tale alleanza non solo mette a disagio l’Argentina, ma solleva interrogativi sul ruolo del Cile in uno scenario in cui il militarismo britannico si normalizza e la sovranità latinoamericana viene relativizzata. A questo si aggiunga che il giornalista argentino Horacio Verbitsky ha rivelato nel programma radio El Cohete a la Luna  del 2 novembre che in ambienti vicini al governo di Javier Milei si sarebbe discusso di una possibile negoziazione con gli Stati Uniti e Donald Trump affinché il Regno Unito trasferisca la sovranità delle Isole Malvinas all’Argentina, in cambio della possibilità di installare una base militare statunitense a Port Stanley (Puerto Argentino). Secondo Verbitsky, questa operazione sarebbe stata presentata come un “recupero della sovranità”, anche se in pratica avrebbe comportato una nuova forma di dipendenza strategica da Washington. Ripetere esercitazioni militari in un territorio conteso non contribuisce né alla sicurezza né alla pace. Al contrario, costituisce una dimostrazione di potere coloniale – che non è mai finito – un messaggio di dominio nel pieno XXI secolo. Le Malvinas continuano a essere una ferita aperta nella storia latinoamericana, e ogni missile testato sul loro suolo lo ricorda nuovamente. Normalizzare le manovre militari nell’arcipelago significa accettare l’occupazione come un fatto compiuto. Per questo motivo, la comunità internazionale deve condannare con fermezza e urgenza questo nuovo atto di militarizzazione britannica, che non solo offende l’Argentina, ma minaccia la pace e la sovranità di tutta l’America Latina. FONTI: https://agendamalvinas.com.ar/noticia/milei-negociaria-la-recuperacion-de-malvinas-a-cambio-de-una-base-de-eeuu-en-las-propias-islas https://www.cronista.com/informacion-gral/tension-en-malvinas-como-es-el-polemico-ejercicio-militar-que-reino-unido-hara-en-las-islas/ https://www.escenariomundial.com/2025/11/03/documentos-secretos-confirman-el-apoyo-militar-de-estados-unidos-al-reino-unido-durante-la-guerra-de-malvinas/ https://www.defensa.com/otan-y-europa/reino-unido-prueba-malvinas-sistema-defensa-antiaerea-sky-sabre https://www.elobservador.com.uy/60-anos-la-resolucion-naciones-unidas-las-malvinas-el-rol-clave-que-tuvo-un-diplomatico-uruguayo-el-apoyo-argentina-n6023423 https://www.bbc.com/mundo/articles/ce37pr2pg62o https://www.canal26.com/internacionales/2025/10/01/reino-unido-y-chile-socios-cada-vez-mas-cercanos-la-alianza-que-incomoda-a-la-argentina-por-las-islas-malvinas/ https://www.cronista.com/internacionales/reino-unido-destaco-la-relacion-con-argentina-pero-advirtio-por-malvinas-la-soberania-no-esta-para-ser-discutida/ https://www.escenariomundial.com/2025/10/01/reino-unido-y-chile-la-alianza-estrategica-en-torno-a-malvinas-y-el-atlantico-sur/#google_vignette -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Thomas Schmid con l’ausilio di traduttore automatico. Félix Madariaga Leiva
La motosega avanza
La domenica 26 ottobre si sono svolte in Argentina le elezioni parlamentari che hanno visto la vittoria, con più dei 40% dei voti, di La Libertad Avanza, il partito del presidente Javier Milei, trionfando in 15 dei 24 distretti eletorali e ottenendo un 90% in più dei seggi parlamentari rispetto a quanti ne aveva prima. Questa vittoria si da in un contesto di crisi economica, accuse di corruzione, candidati con rapporti con il narcotraffico e l'incidenza degli Stati Uniti. Nonostante questi fattori, e la vittoria del peronismo a settembre durante le elezioni parlamentari della provincia di Buenos Aires -il principale distretto eletorale-, Milei è riuscito a consolidare un blocco parlamentare proprio che gli può assicurare capacità di veto nella camera. In questo redazionale abbiamo provato a dare degli elementi di annalisi per capire un risultato del genere. In questo tentativo ci ha aiutato Belén Tenaglia, giornalista di FM En Trànsito (radio cooperativa della città di Castelar nella provincia di Buenos Aires) con alcuni audio che ci ha mandato annalizando il contesto, i numeri dell'elezione, i perché del voto e cosa si può aspettare con la conformazione del nuovo parlamento.  
Argentina: Milei-Trump hanno vinto e si sono tenuti la colonia
Felipe Yapur Il governo libertario ha imposto la paura della debacle e ha vinto nelle elezioni legislative. La Libertad Avanza si è imposta in 16 distretti. Il Presidente ha promesso una riforma del lavoro, delle pensioni e dell’educazione. Il peronismo ha raccolto il 34,8 per cento. L’esperimento Province Unite è stato un totale fallimento. Nessuno […]
L’Argentina non si è stancata del liberismo: Milei vince le elezioni di metà mandato
«Oggi è una giornata storica»: così il presidente argentino Javier Milei ha celebrato la sorprendente vittoria alle elezioni legislative di metà mandato di domenica 26 ottobre. Con la promessa all’elettorato di proseguire con le riforme economiche intraprese, ha inoltre annunciato che l’Argentina avrà il parlamento «più riformista della storia». Si votava per rinnovare circa la metà dei seggi della Camera dei Deputati e un terzo di quelli del Senato: il partito di Milei, La Libertad Avanza (LLA), ha ottenuto quasi il 41% dei voti e ha vinto nelle sei più grandi province del Paese, tra cui quella di Buenos Aires, dove aveva subito una pesante sconfitta nelle elezioni provinciali del 7 settembre scorso. La principale forza di opposizione, la coalizione peronista di centrosinistra, si è fermata al 31%. L’affluenza è stata del 67,85%, un dato record dal ritorno della democrazia nel 1983, che conferma un calo della partecipazione degli elettori. La vittoria, che ribalta tutti i pronostici, è stata celebrata sui social dal presidente statunitense Donald Trump, che è intervenuto direttamente nella campagna elettorale con un piano di aiuti all’economia argentina e ha più volte minacciato di interromperlo nel caso in cui il suo alleato Milei fosse uscito sconfitto dalle urne. L’Argentina, invece di archiviare la stagione delle ricette ultraliberiste, sembra volerla rilanciare, come se il dolore economico fosse solo un effetto collaterale necessario della “cura Milei”. Una cura che molti economisti definiscono “tossica”, ma che l’elettorato ha deciso di confermare, scommettendo ancora una volta sul presidente argentino, nonostante il calo di popolarità. Alcuni scandali, infatti, lo hanno coinvolto personalmente, a partire dal caso del meme-coin “Libra”, una cripto-moneta che Milei aveva promosso sui social, poi tracollata in borsa rovinando centinaia di investitori. Negli ultimi sei mesi, era sembrato che La Libertad Avanza dovesse ridimensionare i suoi obiettivi in queste elezioni, abbandonando le speranze di cambiare radicalmente la situazione in parlamento, controllato dalle opposizioni. Nell’ultimo comizio che si è tenuto giovedì nella città di Rosario, Milei già non brandiva più l’iconica motosega e ha chiamato gli elettori a «non arrendersi» e a «cambiare l’Argentina sul serio», promettendo per la seconda parte del mandato «le riforme di cui il Paese ha bisogno». Dietro la narrazione trionfalista, l’Argentina resta un Paese lacerato. Dal suo insediamento nel dicembre 2023, Javier Milei ha promesso una “rivoluzione libertaria” fondata su drastici tagli allo Stato, deregolamentazione e più potere al mercato. Con il decreto urgente 70/2023 ha smantellato numerose leggi sociali e liberalizzato settori strategici come affitti, sanità, commercio estero e ambiente. In pochi mesi, l’inflazione – pur ridottasi rispetto ai picchi del 2023 – ha continuato a erodere i redditi, mentre i salari pubblici sono stati congelati e le sovvenzioni energetiche cancellate. Il deficit ha superato i tre miliardi di dollari nel secondo trimestre del 2025, aggravando la crisi sociale. Le classi medie si sono impoverite, i ceti popolari sono precipitati nella precarietà e le proteste sono tornate a moltiplicarsi nelle strade di Buenos Aires e nelle province. In questo scenario, gli Stati Uniti sono intervenuti con una linea di credito da 20 miliardi di dollari per sostenere le riserve della banca centrale argentina, un salvataggio politico che somiglia a un guinzaglio: l’Argentina, ancora una volta, si ritrova legata agli interessi geopolitici e finanziari degli Stati Uniti, che non regalano denaro, ma comprano influenza. Il prestito prevede nuove privatizzazioni, ulteriori tagli e un’apertura ancora più ampia al capitale straniero, accentuando la dipendenza del Paese da interessi esterni e riducendo la sua autonomia politica. L’appoggio plateale di Donald Trump alla campagna di Milei, culminato in un endorsement entusiasta, è il segnale più chiaro di questa convergenza: due populismi, due volti dello stesso capitalismo selvaggio. Eppure, molti argentini hanno visto in Milei l’unico uomo disposto a “fare piazza pulita”. Il linguaggio della rottura, della rabbia contro “la casta”, ha funzionato meglio di qualsiasi programma economico. Le sue comparsate in televisione, i discorsi infuocati, il richiamo all’ordine e alla libertà assoluta hanno sedotto un elettorato esasperato, disposto a sacrificare persino le tutele sociali pur di punire il sistema politico tradizionale. Oggi, l’Argentina si risveglia con un governo più forte e un popolo più fragile. Milei può vantarsi di aver vinto la battaglia politica, ma la guerra economica è tutt’altro che conclusa: la sua “motosega” non ha tagliato gli sprechi, ha tagliato semmai il tessuto sociale. Dietro i sorrisi delle piazze e i tweet di congratulazioni americani, si intravede una nazione che rischia di essere svenduta a pezzi, tra shock economico e dipendenza estera. La sua vittoria non è la prova che l’Argentina crede nel neoliberismo: è la prova che non riesce più a immaginare un’alternativa. Milei potrà contare ora su un Parlamento più favorevole, ma il suo programma resta divisivo e incerto nei risultati. Il prezzo della fedeltà dell’Argentina al liberismo rischia di essere altissimo: un Paese più disciplinato nei conti, ma più diseguale, più vulnerabile e meno sovrano. E finché la libertà verrà confusa con la legge del più forte, la motosega continuerà a ronzare, scavando solchi sempre più profondi tra chi ha tutto e chi non ha più nulla.   L'Indipendente
ARGENTINA: MILEI VINCE A SORPRESA LE ELEZIONI DI MIDTERM, “IN ASSENZA DI UN PROGETTO ALTERNATIVO DELLA SINISTRA”
La Libertà Avanza, vince le elezioni di metà mandato in Argentina con il 40,84% e conquista terreno nella provincia di Buenos Aires, tradizionale bastione dei peronisti progressisti, che solo un mese fa avevano messo ko la formazione dei conservatori. Il partito ultraliberista di Javier Milei avrà 101 deputati invece di 37 e 20 senatori invece di 6. Record negativo di affluenza, che si è attestata al 67,85%, la più bassa da quando è tornata la democrazia nel 1983. Smentite le previsioni che parlavano di testa a testa tra La Libertà Avanza e l’opposizione di Sinistra Fuerza Patria. A inizio settembre, alle elezioni del consiglio provinciale di Buenos Aires, venne eletto il peronista Alex Kicillof, che aveva superato di 13 punti il partito di Milei. Una vittoria che lasciava pensare ad una nuova sconfitta per Milei a queste elezioni di metà mandato, che invece lo hanno visto trionfare. Un voto che rafforzerebbe le relazioni con gli Stati Uniti di Donald Trump che si apprestano a varare un nuovo pacchetto di prestiti a Buenos Aires, in cambio di concessioni per favorire le esportazioni di materie prime quali minerali e idrocarburi. L’analisi del voto in Argentina con il giornalista Martino Mazzonis. Ascolta o scarica