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Renée Nicole Good e Facundo Jones Huala: due poeti di fuoco
Come Sirio e Procione: stelle che bruciano nella notte Introduzione — Leggenda yagan: stelle di fuoco Ogni popolo ha le sue fiabe della buonanotte, i suoi racconti originari. Spesso nascono guardando il cielo, tra paure, speranze, freddo e silenzio. In… Redazione Italia
[2026-01-17] I capricci dell'attore @ Casa del Parco delle Energie
I CAPRICCI DELL'ATTORE Casa del Parco delle Energie - Via Prenestina, 175, 00176 Roma RM (sabato, 17 gennaio 19:00) I CAPRICCI DELL'ATTORE Una piccola rivolta poetica per fottere l'algoritmo: improvvisazione radicale. accettare il caos. cantarci dentro, lasciarlo raccontare. accostare l'inaccostabile, lasciarlo stridere, e ridere forte. perdersi nello sguardo degli spettatori. fidarsi solo dell'empatia. mollare le briglie e lasciare la guida a chi guarda. diluirsi nell'imprevisto. insieme. andarsene affanculo per un'ora per fottere l'algoritmo. Avventura o Naufragio? con Fabio Monti che farà?... ...e chi lo sa? improvvisa, canta, delira, sragiona... Sabato 17 Gennaio - ore 19:00 Casa del Parco delle Energie (Sala Ovale) Via Prenestina, 175 - Roma Serata a offerta libera
[2025-12-20] Insieme per la Palestina @ Spin Time Labs
INSIEME PER LA PALESTINA Spin Time Labs - Via di S. Croce in Gerusalemme, 55 (sabato, 20 dicembre 18:00) INSIEME PER LA PALESTINA Una serata d'arte, cibo e convivialità. Il 20 dicembre dalle 18 ospiteremo in osteria una cena di raccolta fondi per la Palestina insieme a Gazzella Onlus. Ingresso con donazione libera, su Whatsapp al numero 3349224035. Ti aspettiamo!
Aprire sentieri con la poesia, anche quando tutto sembra perduto
-------------------------------------------------------------------------------- Perugia-Assisi 2025. Foto di Carovana dei pacifici -------------------------------------------------------------------------------- Ci sono poeti che camminano nello spazio delle parole come se aprissero sentieri dentro la vita. Così John Berger parla di Nazim Hikmet: le sue poesie, dice, contenevano più spazio di tutta la poesia che aveva letto fino ad allora. Non lo descrivevano: lo attraversavano, scavalcavano le montagne. Lo spazio, in Hikmet, non è un luogo da abitare ma da varcare. La poesia non osserva da lontano: agisce, si muove, accompagna la vita. Anche quando parla di lutto o di solitudine, non resta immobile nel dolore: i sentimenti seguono l’azione invece di prenderne il posto. È una poesia che fa, che apre, che resiste. Eppure Hikmet scrive in prigione. Dieci anni nel carcere che i turchi chiamavano “l’aeroplano di pietra” per via della sua forma irregolare. Un luogo sospeso tra Europa e Asia, pensato per seppellire le persone nella dimenticanza. Ma la sua poesia non accetta di essere sepolta: supera continuamente i limiti della reclusione. Non sogna la fuga, non evade, colloca la prigione come un punto minuscolo sulla mappa del mondo e da lì traccia cerchi sempre più ampi, che abbracciano la terra, gli uomini, l’amore, la speranza. Scrivere, per lui, è un modo di restare vivi. La libertà non è un luogo, ma un respiro: un gesto che si rinnova ogni volta che la parola apre lo spazio del possibile. In questo, Hikmet incontra Mahmoud Darwish, poeta palestinese dell’esilio. Anche lui scrive da una condizione di chiusura, eppure la sua voce non si lascia imprigionare. “Sopravviveremo. E la bellezza ci salverà”, dice in un verso che sembra una risposta fraterna a Hikmet. Come lui, Darwish conosce l’ingiustizia e la perdita, ma continua a credere che la poesia sia un atto di resistenza e di fiducia, il modo umano di tenere aperto il mondo. John Berger, che di Hikmet ha scritto parole luminose, riconosce in questa tensione una verità profonda: la poesia è azione. È un modo di attraversare la realtà, non di fuggirla. È un camminare nella libertà anche quando il corpo è chiuso, anche quando tutto sembra perduto. E così arriviamo ai versi più noti di Hikmet, che sono forse la sua dichiarazione più alta di speranza: Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto. Sono parole che guardano avanti, non indietro. Non celebrano ciò che è stato, ma ciò che ancora può essere. Dentro di esse la speranza non è illusione, ma promessa: la fiducia che il futuro, nonostante tutto, esiste. Nessuna prigione, nessun confine, nessuna occupazione può impedire questa libertà interiore. La poesia — per Hikmet, per Darwish, per Berger — è la forma più umana del camminare: continua anche quando il mondo si chiude, e traccia con il respiro una geografia invisibile di resistenza e amore. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Aprire sentieri con la poesia, anche quando tutto sembra perduto proviene da Comune-info.
La Resistenza continua: le voci di Napoli per la libertà
Manifestazione del 28 settembre in piazzetta Aldo Masullo: memoria partigiana, testimonianze e solidarietà con Gaza. Il 28 settembre la Sezione ANPI Collinare “Aedo Violante” e la libreria IoCiSto hanno organizzato una manifestazione in occasione dell’ottantaduesimo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli. Intorno alle 11:00, in piazzetta Aldo Masullo, accanto alle scale di via Cimarosa , si è tenuto un commovente momento di riflessione, che ha teso un filo rosso tra la lotta di liberazione della città e la resistenza del popolo palestinese. Tra i primi interventi, Souzan Ezz Fatayer , che, definendosi una “palestinese-vomerese”, ha ricordato il suo arrivo a Napoli e la scoperta della storia di una città capace di liberarsi da sola dal fascismo e dall’occupazione nazista. Inevitabili le analogie con la situazione attuale a Gaza e in Cisgiordania. Sono seguiti momenti estremamente toccanti con gli interventi degli esponenti napoletani di Emergency e di Anna Formato , portavoce dei Sanitari per Gaza , che hanno posto l’accento sulla sofferenza delle popolazioni civili, soprattutto donne e bambini, elencando l’inaccettabile e brutale tributo di morti, mutilati e feriti che continua, nonostante la forte e incessante pressione popolare internazionale. Piera Violante , figlia di Aedo, ha raccontato la storia del padre, giovane studentessa del liceo Sannazaro che, dopo aver rischiato di essere deportato o fucilato, partecipò attivamente alla cacciata dei nazisti dal Vomero. Ha ricordato anche la madre, Rosalia Ruggi D’Aragona , anch’essa impegnata nella lotta partigiana in città. L’attore Biagio Manna ha letto, commuovendosi, una poesia di Aedo. Altre poesie, non meno intense, sono state interpretate da Ciro Tremolaterra e Marina Troiani , mentre Carlo Falcone , Gennaro Savoia , Ernest Ferraro , Annamaria Palmieri e Amedeo Borzillo hanno portato riflessioni personali e letture. L’evento si è concluso con la testimonianza di Francesco Amoretti , figlio di Antonio, che ha ricordato l’importanza di ribellarsi quando le ingiustizie diventano insopportabili. Gli interventi sono stati intervallati dalle esecuzioni musicali di Marco Francini , Carlo Di Gennaro e Miryam Lattanzio . I numerosi partecipanti hanno ascoltato e cantato insieme ai musicisti Blowin’ in the Wind , Generale e, in chiusura, Bella Ciao . Quest’ultima, intonata dalla voce intensa di Miryam Lattanzio e subito raccolta da tutto il pubblico, ha trasformato la manifestazione in un grande coro collettivo, lasciando negli occhi e nei cuori dei presenti la forza della memoria e la speranza di un futuro migliore. La mobilitazione non si ferma. Il prossimo appuntamento è per il 2 ottobre : al mattino con il corteo promosso dagli studenti delle scuole superiori del territorio, che ricorderà i funerali delle vittime delle Quattro Giornate, e la sera davanti all’Ospedale pediatrico Santobono, per esprimere solidarietà ai bambini di Gaza. Redazione Napoli
Stefano Benni, o del resistere sorridendo
Un ricordo dello scrittore bolognese, capace di unire satira e poesia, che ritroveremo presto insieme in libreria.   Ci siamo incontrati più di cinquant’anni fa, sulle pagine de Il Mago , la rivista di fumetti diretta da Fruttero & Lucentini, per anni l’unica alternativa alla più celebre e celebrata Linus . Lettore non ancora ventenne, scoprii e amai subito il giovane scrittore bolognese che pubblicava, quasi nascosti tra le strisce di Mafalda e quelle di BC e Mago Wiz, quelli che qualche mese dopo sarebbero diventati gli esilaranti capitoli di Bar Sport . Fu amore a prima vista, mai tradito, anche se poi da libraio non sono riuscito ad avere con noi alla libreria IoCiSto: ma questa è un’altra storia, legata a logiche editoriali e commerciali estranee all’autore. Un amore senza incontri, senza lettere né selfie. Per noi, la generazione nata e cresciuta in un’Italia che cercava ancora di fare i conti con le macerie morali e materiali della guerra, passata velocemente tra le illusorie speranze del boom economico degli anni ’60 e già proiettata nell’orrore degli anni di piombo, quella di Benni è stata la voce che sapeva mischiare la satira politica con la poesia, la risata con la malinconia, la denuncia con il sorriso. Nel tempo dell’informazione gridata e della cultura omologata, Stefano Benni ha rappresentato una rara forma di resistenza letteraria. Una voce che, senza mai salire in cattedra, ha insegnato a pensare con leggerezza e a ridere con profondità. Era capace di smontare i potenti e la loro impunita tracotanza con una battuta e di dare dignità letteraria e morale agli ultimi attraverso storie surreali eppure verissime. Con i suoi personaggi strampalati, baristi filosofici, gatti anarchici, uomini e donne al limite dell’assurdo fisico e psicologico, parlava in realtà di noi, della nostra società, delle nostre paure e delle nostre speranze. In quegli anni bui molti ragazzi seguirono più o meno consci maestri più o meno cattivi, ma tanti si avvicinarono alla letteratura e alla coscienza civile attraverso le porte dei suoi libri. Nei suoi bar sport, nei suoi paesi impossibili, nei suoi bambini visionari, c’era un intero Paese raccontato meglio che in mille editoriali; la sua ironia leggera ma tagliente aveva reso accessibile la letteratura a chi diffidava dei “grandi autori” e cercava una voce vicina, popolare ma non banale. Benni ci insegnò a ridere delle nostre fragilità ea non piegarci davanti all’omologazione culturale che, negli anni del boom economico, rischiava di trasformarci in semplici consumatori. Per oltre cinquant’anni è stato per chi lo ha amato molto più che un autore: era un compagno di viaggio. Nei suoi testi regalava la libertà di immaginare un mondo diverso, di credere che l’ironia fosse una forma di resistenza e che la fantasia potesse diventare strumento politico. Non era evasione: era un modo per sopravvivere e, soprattutto, per non smettere di sperare. E quanto ne abbiamo, e ne avremo, bisogno in questo scorcio abominevole di guerra e distruzione! Per un libraio gli scrittori sono un po’ famiglia, con tutti i pregi ei difetti, le intemperanze e le assenze dei parenti più o meno stretti. Stefano mi mancherà, ma non tanto: mentre sistemo le sue opere sullo scaffale, così che ogni copia diventa una piccola eredità lasciata a vecchi e nuovi lettori, la possibilità di ridere, di indignarsi e di immaginare un futuro migliore. E mi piacerebbe incontrarli, nuovi e vecchi lettori, come sarebbe piaciuto a lui, non per una commemorazione ma per avere la conferma, mentre leggeremo le sue pagine, in ogni sguardo complice, in ogni sorriso, di quello che penso riponendo Bar Sport : “Tranquillo Stefano, non ti dimentichiamo, sei più eterno della Luisona.” E infatti, tra poche settimane ci ritroveremo in libreria per ricordarlo insieme, leggendo ancora le sue parole e sorridendo della sua ironia. Perché Benni non si celebra: si legge, si condivide, si vive. Alberto Della Sala, bibliotecario e direttore di IoCiSto Redazione Napoli
E la chiamano guerra
Una poesia scritta nel 2014 durante l’operazione militare israeliana denominata “Operazione Margine di protezione”(luglio -agosto 2014), dedicata a chi ancora pensa che tutto sia iniziato il 7 ottobre 2023. La chiamano guerra La chiamano guerra questo vomito continuo di morte su Gaza che travolge vite innocenti, persone inermi distruggendo case e famiglie ospedali e ospizi. Uccisioni immediate col fuoco che piove improvviso dal cielo, uccisioni dilazionate per fame e impossibilità di accedere a farmaci e cure. E noi, impotenti, a manifestare ogni giorno, a gridare al massacro nel silenzio complice dei grandi delle nazioni. Non vi lasceremo soli fratelli palestinesi, non vi abbandoneremo fiere madri sorelle spose di un popolo che resiste all’ingiustizia di un’oppressione infinita nel desiderio indomito di una vita normale. (19-20/07/2014) Operazione Margine di protezione, luglio agosto 2014 – Foto Wikimedia Pierpaolo Loi
Da Gaza a Torino. La poesia si fa medium di vissuti contro l’indifferenza
La serata del 28 giugno, alla Fondazione Amendola di Torino dalle 17,30 alle 22,00,  c’erano tanti poeti, tutti  accomunati dal desiderio di non lasciare l’orrore nell’ oblio. L’iniziativa “Azione Mondiale di poesia per Gaza”, promossa nell’ambito del World Poetry Movement è stata curata  da Immacolata Schiena con la partecipazione di diversi gruppi culturali torinesi e di  Yousef Salman, delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese, che ha portato la testimonianza diretta della popolazione civile di Gaza. Tra  i tanti interventi, quello di  Anna Rabufo, insegnante torinese , da due anni comunica con Arwa, ventinovenne di Gaza. Anna e Arwa  si conoscono per lavoro prima del 7 ottobre 2023 e poi continuano a scriversi e consolidano un’amicizia che diventa un ponte tra il nostro mondo e quello  stravolto dalla guerra. Un legame che parla di paura, rabbia, dolore ma anche di un estremo desiderio di normalità.  Le parole di Arwa diventano fonte di ispirazione per Gabriella Mancini, collega di Anna Rabufo e poetessa, che si fa tramite di quel  vissuto  e lo porta sul palco condividendolo con i presenti. In un rarissimo istante di accesso alla rete wi-fi, Arwa  riesce a essere ‘virtualmente’ a Torino e ad ascoltare pezzi di lei attraverso i versi di: ‘ Andarsene’.   POESIA:  Andarsene È uno strappo nel corpo. Una lacerazione profonda. Quel che nasce non è un figlio. Non è la vita. È un urlo atavico. Un grido muto È morire mentre ancora si respira. Sopra di me il cielo ringhia, sputa bava funesta, falcia via anche la paura. Si,la paura. Quella che ti mangia le budella. Quella che ti anestetizza dalla fame e dalla sete. Quella che ti abita addosso. Ogni secondo di paura è un secondo di vita in più. Di polvere sono cosparsa,ne sono pieni i miei vestiti, la mia lingua,i miei occhi. I giorni sono secoli . Scorrono senza scorrere. Sopravvivo, non vivo. Mi giro e guardo Rafah,la mia città. La guardo implodere tra colonne di fumo. Con lei mi implode il cuore, mi implodono i pensieri, implode tutta me . Assediata,occupata,invasa,mangiata, svuotata e vomitata. Così mi sento mentre una sola frase mi tuona e mi perfora da giorni le tempie. Cosa mi porto via? Le scarpe,il peluche al bordo del letto, i vestiti, una scatola di fagioli,il riso, il sapone…cosa prendo? I muri della mia casa sono  pezzi di storia. Di risate,pianti, odori e sguardi ne sono ricolme le crepe. Si può forse portar via tutto questo? No. Una cosa però la afferro e la incollo al sudore della pelle. La foto di mio padre. Quella neanche la morte me la  strapperà via. Restano le domande come scariche di fuoco. Dove vado? Chi sono? Cosa sono? Onestamente… Ho dimenticato che volto abbia una giornata normale. Ho dimenticato cosa significhi sentirsi al sicuro. Ho dimenticato la sensazione di una pancia piena. Ho dimenticato le forme sane del mio corpo. Ho dimenticato il profumo della frutta,della carne, del pane appena sfornato. Ho dimenticato la bellezza della quotidianità. Di una passeggiata con le amiche, sotto il sole, con il vento che accarezza il volto  e la  passione negli occhi. Passione per un amore, per un progetto, per un sogno da realizzare. Passioni …da  rincorrere e poi afferrare. Ho imparato ad avere il vuoto negli occhi, nella pancia, nella mente, nel cuore. Ho imparato che la malattia può essere di tutti e per tutti i giorni dell’ anno. Ho imparato a non affezionarmi più a nulla. Perché il nulla è quello che mi resta. Sto mentendo, qualcosa ancora si muove in me. Mi sfarfalla  dentro come un feto ai primi mesi. È un ultimo grammo di speranza. Quello che mi fa urlare ciò che non voglio scordare. Quello che non voglio che gli altri scordino: Arwa. Il mio nome.   Gabriella Mancini Redazione Torino
Mer 09/07 – Cena benefit “sanitari per Gaza” + reading poesie + Electric Storm
Programma: – Ore 20 : Cena benefit con SANITARI PER GAZA – Ore 21: Reading di poesia con MATT SEDILLO ( Los Angeles ) autore di ” LOOK WHAT I DID ABOUT YOUR SILENCE” LORIS FERRI ( Pesaro) EDOARDO OLMI ( Firenze ) – Ore 22 BAJAK live set Experimental noise blues rock da Firenze – Ore 23 XAYDE Live set Industrial noise electropunk da Pontedera + vj set di LAD Iniziamo alle ore 21.00 con un un reading poetico che vedrà la partecipazione di MATT SEDILLO con LORIS FERRI e EDOARDO OLMI. Successivamente, in occasione dell’uscita della nuova artzine firmata LIKEADESIGN dal titolo ELECTRIC STORM, sarà la volta di una presentazione sperimentale che vedrà alternarsi sul palco il duo industrial noise electro punk XAYDE, accompagnato per l’occasione dal vj set di LAD e il noise blues rock della band BAJAK. ————————————————————————————————————————– BIO: – MATT SEDILLO Matt Sedillo è stato definito il “miglior poeta politico d’America” e “il poeta laureato della lotta”. La sua opera è stata paragonata, sulla stampa, a quella di Bertolt Brecht, Roque Dalton, Amiri Baraka, Allen Ginsberg, Carl Sandburg e diverse altre del passato. Sedillo ha ricevuto il Joe Hill Labor Poetry Award nel 2017, è stato membro della giuria del Texas Book Festival nel 2020, ha partecipato al San Francisco International Poetry Festival nel 2012, all’Elba Poetry Festival nel 2022 e ha ricevuto il Dante’s Laurel nel 2022. Sedillo è apparso su CSPAN ed è apparso sul Los Angeles Times, su Axios e sull’Associated Press, tra le altre pubblicazioni. Sedillo ha parlato alla Casa de las Americas a L’Avana, Cuba, in numerose conferenze e forum come quelli dell’Associazione degli Scrittori e dei Programmi di Scrittura, la Conferenza Nazionale su Razza ed Etnia nell’Istruzione Superiore Americana, la National Association of Chicana/Chicano Studies, il Left Forum, l’US Social Forum e in oltre cento università e college, tra cui l’Università di Cambridge, tra molti altri. Matt Sedillo è autore di “Mowing Leaves of Grass” (FlowerSong Press, 2019) e “City on the Second Floor” (FlowerSong Press, 2022). Entrambi i libri sono insegnati in università in tutto il paese. Sedillo è l’attuale direttore letterario del Mexican Cultural Institute di Los Angeles. https://www.mattsedillopoetry.com/ – LIKEADESIGN LIKE A DESIGN è il progetto di Francesca Giannetti, che da diversi anni crea quadri poster e collage digitali usando distorsione di immagini e filtri colorati e applicando la computer grafica come se fosse un disegno, usando l’ispirazione piu che la tecnica. Like A Design ha partecipato ad esposizioni, sia personali che collettive, creato una linea di t-shirt e recentemente pubblicato la sua prima fanzine autoprodotta, Electric Storm. https://www.facebook.com/likeadesign https://www.instagram.com/likeadesign?igsh=OGp5OTcycXd4dHE= – XAYDE Xayde è l’ennesima evoluzione del gioco musicale del duo Dario Arrighi e Sara K.O. Fontana; partito come trio nella band elettro-antifolk Chocodrama, decide di ricrearsi solo strumentalmente (o quasi) e diventa Progetto No Name dai suoni industrial-noise/elettracustici dove le creazioni sono basate sull’improvvisazione. Dopo svariate collaborazioni con vari artisti quali danzatori, performer e musicisti decidono di tornare alla forma canzone. La band è dunque il risultato evolutivo ma anche decadente di tutto ciò che c’è stato fino ad ora nel duo di musicisti; in questo progetto si vogliono esplorare senza tabù i protagonisti delle storie cantate interpretandoli, stereotipandoli abbracciandone gli archetipi portandoli agli estremi della parte che non si vuol vedere. I protagonisti di queste storie sono disperati, piegati a leggi scritte e non scritte della nostra società. https://www.facebook.com/share/1A6QJ1zAg3/https://www.instagram.com/xaydeband?igsh=MXhpOHZ3ZmdpZnE5OQ== – BAJAK Bajak è un progetto di Simone Vassallo / Lampreda (batteria, percussioni, cassa armonica fai-da-te) e Nanang / Pala Wuni (cordofoni fai-da-te, flauto, cassa armonica, steel drum, vox). Il cuore di questo lavoro collaborativo nasce dalla sperimentazione su uno strumento autocostruito. Bajak significa pirati e aratro. Bajak passa dalla cerimonia trance degli outsider indonesiani alla scena noise rock. È lofi, economico, crudo, selvaggio ma allo stesso tempo introspettivo. https://www.instagram.com/bajak_music?igsh=dW03YzQ5YTNoczBs