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L’Abruzzo brucia ma Marsilio accusa gli ambientalisti
Agosto per l’Abruzzo è stato un mese di fuoco, letteralmente. Gli incendi hanno colpito duramente quella che è la Regione più verde d’Italia, con un terzo del territorio tutelato: tre Parchi nazionali, uno regionale, diverse oasi e riserve regionali. Ma oltre al fuoco è divampato anche il dibattito sulle responsabilità, che ha messo a nudo una politica di prevenzione con molte falle e le carenze strutturali della Protezione Civile abruzzese. In questo quadro tutt’altro che edificante il presidente della Regione Marco Marsilio, detto anche l’uomo della fiamma (la sua carriera politica è iniziata nel MSI), non ha trovato di meglio che prendersela con gli ambientalisti. Ecco le sue parole, rilasciate agli organi di informazione in risposta a cosa avesse fatto per prevenire questa situazione disastrosa: “Sarebbe curioso capire se con i bulldozer si buttasse giù qualche migliaia di alberi per creare strade e sentieri, non troveremmo qualche angelo custode degli alberi che si mette con i cartelli del no e si incatena al primo alberello che deve essere spallato”. Dunque, per Marsilio il problema della prevenzione degli incendi si riduce a “spallare gli alberelli”. Al presidente hanno risposto in po’ tutti, dai partiti di opposizione in Consiglio regionale agli ambientalisti e ai geologi. Ma non è mancato chi ha usato l’arma dell’ironia: “Con tre mari a disposizione possibile che è così difficile spegnere gli incendi in Abruzzo?”. Il riferimento è ad una famosa affermazione fatta pubblicamente da Marsilio: “L’Abruzzo è l’unica Regione italiana che si affaccia su tre mari: l’Adriatico, il Tirreno e lo Ionio. Non è accettabile che non abbia una autorità portuale”. Gli incendi hanno incenerito molte aree della Regione, dal teramano al chietino, dal vastese all’aquilano. La situazione più critica è quella che ha interessato la provincia dell’Aquila, con l’incendio di Lucoli-Roio e soprattutto quello di Monte Morrone, la montagna sacra di papa Celestino V, nel Parco nazionale della Maiella. La stessa montagna fu colpita nel 2017 da un altro grande incendio che portò alla perdita di 1200 ettari di bosco. Ma quella esperienza, evidentemente, non ha insegnato nulla. Quest’anno l’incendio è divampato il 9 agosto ed è stato spento il 1° settembre. Per tre volte il rogo è stato dichiarato spento e per tre volte è ripartito, spinto dalle alte temperature e dal vento. Dunque, ci sono volute quasi quattro settimane per averne ragione, nonostante l’abnegazione di squadre della Protezione Civile regionale, dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri Forestali, dell’Esercito e delle associazioni di volontariato che complessivamente hanno visto all’opera con i loro mezzi una ottantina di persone. Fondamentale è stato anche l’intervento dei mezzi aerei, tre Canadair, un elicottero Erickson e un elicottero Airbus350, che però hanno operato a singhiozzo, a causa sia di avarie tecniche che di indisponibilità perché impegnati in altre aree. Non sono mancati momenti particolarmente pericolosi, come quando l’incendio è arrivato vicino al paese di Roccacasale o quando una squadra rimasta tra le fiamme è stata posta in salvo dall’intervento di un elicottero. Per più giorni una cappa di fumo nero ha coperto la Valle Peligna, soggetta in particolare al fenomeno dell’inversione termica. Alla fine, sono rimasti sul terreno 700 ettari di bosco totalmente bruciati e uno strascico di polemiche e contestazioni. Tanto che anche la Procura della Repubblica di Sulmona ha deciso di aprire una indagine su quanto accaduto. L’intento è quello di capire il perché ci sia voluto un tempo così lungo per arrivare allo spegnimento dell’incendio. Quali sono state le azioni e i sistemi di prevenzione messi in atto, il perché degli errori di valutazione, dei ritardi e delle responsabilità della struttura di Protezione Civile regionale. Il 2026 sarà ricordato come uno degli anni peggiori per l’Abruzzo con quali 6.000 ettari andati in fumo, ma il bilancio è ancora provvisorio. L’anno più critico è stato il 2017, con ben 8.576 ettari persi. Sono ferite gravissime inferte al prezioso ecosistema di una Regione che dal 2012 al 2025 ha visto sparire tra le fiamme 20.295 ettari, di cui11.597 di aree boscate. Eppure, l’Abruzzo dovrebbe mettere al primo posto la prevenzione, data la sua altissima vulnerabilità agli incendi: il 49 per cento dei Comuni – 149 su 305 – è infatti classificato a rischio alto o medio-alto. Il Forum H20 ha richiamato l’attenzione sulle drammatiche conseguenze del riscaldamento globale, sempre più evidenti attraverso gli eventi meteo estremi, tra cui ondate di calore, siccità e incendi, tutti fenomeni annunciati da tempo dalla comunità scientifica internazionale. A fronte di tutto questo il governo regionale non solo non ha messo in atto nessuna politica di contrasto al cambiamento climatico ma sostiene la sconsiderata autorizzazione di nuovi impianti di fonti fossili sul territorio abruzzese come il mega gasdotto Linea Adriatica della Snam, la centrale di compressione di Sulmona al servizio del metanodotto, il potenziamento dello stoccaggio gas a Cupello e l’estrazione di gas a Bomba. Tutti investimenti – sottolinea il Forum – che finiranno per aggravare irresponsabilmente la crisi climatica. La Campagna Per il clima Fuori dal fossile, a proposito di “alberelli da spallare”, ha ricordato a Marsilio le sue gravi responsabilità nell’approvazione del metanodotto Linea Adriatica, di 425 km da Sulmona a Minerbio (BO), la cui realizzazione comporterà lo sventramento delle aree più incontaminate dell’ Appennino con conseguente distruzione degli habitat e notevole perdita di biodiversità. Il Gruppo Unitario Foreste Italiane ha calcolato che da parte della Snam saranno abbattuti due milioni di alberi, sia per l’interramento del tubo che per la realizzazione di nuove piste di accesso nelle aree boscate. L’ordine dei geologi abruzzesi ha espresso la propria preoccupazione per l’aumento del rischio idrogeologico nelle aree boschive incenerite. La pioggia troverà terreni resi impermeabili dalla cenere e fragili per la mancanza di radici, inoltre meno chiome a frenare l’impatto della pioggia con il suolo. Ci sarà meno acqua che si infiltra nel terreno e molta che ruscella, aumentando così la capacità erosiva e il trasporto di materiale verso valle. E’ già successo sul Morrone con l’incendio del 2017 – ricordano i geologici -; pertanto, chiusa l’emergenza incendi, è necessario intervenite sul dissesto idrogeologico. Le forze politiche di opposizione in Regione hanno accusato Marsilio di fare solo propaganda, perché le criticità erano già scritte nello stesso Piano Antincendio Boschivo 2026 – 2028: scarsità di fondi stanziati, prevenzione poco efficace, mezzi e personale insufficienti, formazione carente, rete radio incompleta, vasche antincendio fuori uso e da manutenere, pochi coordinatori nelle operazioni di spegnimento a terra, un’organizzazione con i Vigili del fuoco dichiarata non definitiva. Per quanto riguarda la struttura regionale di Protezione Civile – fanno rilevare dai gruppi di minoranza – mancano professionalità adeguate nei settori strategici, figure di comando individuate (sono vacanti il dirigente del servizio emergenza e quello dell’ufficio colonna mobile). Anche la sala operativa, che è il cuore del sistema di coordinamento delle attività, non è all’altezza del suo compito. Alla riapertura dei lavori in Consiglio si prevede un dibattito molto acceso. Marsilio sarà chiamato a rispondere con fatti, numeri e risorse. Se tutte queste carenze erano già note perché il governo regionale non si è intervenuto per tempo a porvi rimedio? Sotto il profilo economico il costo per l’Abruzzo è pesante. Solo per l’impiego dei mezzi aerei, nell’incendio del Morrone, si sono spesi 4,6 milioni di euro, considerato che ogni lancio da un Canadair costa minimo 6 mila euro. Marsilio ha ringraziato la Protezione Civile nazionale per il supporto dato: “Qui ci sono sempre stati due o tre Canadair al giorno, tranne quando si sono rotti”. Il punto è proprio questo, che i 18 Canadair disponibili a livello nazionale devono coprire l’intero territorio italiano e non di rado sono fermi perché in avaria. Dunque, siamo in un Paese che non ha una adeguata flotta aerea per spegnere gli incendi, ma nello stesso tempo acquista 115 cacciabombardieri F-135 dell’americana Lockheed Martin al costo di 100 milioni di euro l’uno. Ma per Marsilio, evidentemente, questo non è un problema. Comunque, sulle responsabilità il presidente della Regione già si autoassolve. Infatti, a fuoco spento, ha dichiarato alla stampa: “Io non credo che ci sia stata nessuna sottovalutazione; dall’incendio del 2017 ad oggi avremo modo di verificare come si è agito e di cosa si è lasciato in eredità dopo fatti del genere”. Come si vede, Marsilio ha già pronta la sua linea difensiva. Se ci sono responsabilità queste sono, oltre che degli ambientalisti, di chi lo ha preceduto nel governo dell’Abruzzo. Ma questa eredità è toccata a lui gestirla e, se dopo sette anni e mezzo del suo governo regionale siamo al punto di partenza, qualche domanda dovrebbe porsela. E per il futuro cosa succederà? Chissà se Marsilio ha letto il nuovo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), pubblicato il 2 settembre, il quale avverte che il mondo è vicino al superamento della soglia di 1,5° dell’Accordo di Parigi, dopo di che i sistemi naturali saranno soggetti a cambiamenti irreversibili, ci saranno ondate di calore più intense, più incendi e più alluvioni. Se esiste ancora un margine di tempo questo va impiegato per una svolta profonda nelle politiche per il clima, accelerando la riduzione delle emissioni di CO2, eliminando il più rapidamente possibile i combustibili fossili, incentivando la crescita delle rinnovabili e stanziando fondi adeguati per la prevenzione e il ripristino degli ecosistemi. Ma c’è speranza che questo accada fino a quando Marsilio e i suoi referenti al governo nazionale continueranno a credere che il cambiamento climatico sia una “questione ideologica”? Mario Pizzola Redazione Abruzzo
September 5, 2026
Pressenza
La grave situazione degli incendi boschivi in Europa e in Italia
Il sistema di monitoraggio degli effetti degli incendi boschivi sviluppato da ISPRA fa emergere una situazione degli incendi boschivi che in Europa è stata caratterizzata da una crescita molto elevata delle aree percorse da incendio durante la seconda decade di luglio (circa 225 km² /giorno), come se bruciasse circa due volte al giorno la superficie del Comune di Parigi. I paesi in cui si manifesta maggiormente questo andamento sono la Spagna, la Francia e l’Italia; tale andamento anticipa il periodo di maggiore estensione delle aree percorse da incendio, che normalmente si manifesta tra fine luglio ed inizio agosto. L’incendio più esteso si è registrato in Spagna, nella provincia di Ávila, a nord-ovest di Madrid, dove le fiamme hanno interessato oltre 440 km² di territorio, una superficie superiore a quella di Barcellona e Valencia. Un secondo grande incendio c’è stato nella provincia di Guadalajara, a nord-est della capitale spagnola, con circa 330 km² percorsi dal fuoco, pari a circa metà della superficie del Comune di Madrid. Anche in Francia il vasto incendio registrato nella provincia della Gironda ha interessato oltre 400 km² di superficie, una superficie più estesa di importanti comuni come Marsiglia o Lione. In Italia, invece, dal 1° gennaio al 28 luglio 2026 sono stati rilevati da satellite poco più di 1070 grandi incendi boschivi distribuiti sul territorio nazionale. La superficie complessivamente percorsa dal fuoco ammonta a circa 741 km², un’estensione paragonabile a quella dell’intera provincia di Lodi. Quasi il 14% di tutta la superficie bruciata era coperta da ecosistemi forestali, tra cui 37 km² di boschi a latifoglie sempreverdi (leccete e macchia mediterranea) e 24 km² di boschi di conifere (pinete e abetaie). Oltre alle aree forestali, gli incendi hanno interessato principalmente 119 km² di aree agricole (16% del totale bruciato) e 451 km² di aree prative permanenti (61% del totale bruciato). Nel nostro Paese si conferma la tendenza che vede il Mezzogiorno e le Isole maggiori come le aree maggiormente interessate dagli incendi. In particolare, Sicilia (510 km²), Calabria (78 km²) e Puglia (48 km²) rappresentano i contesti geografici più colpiti, contribuendo complessivamente al 73% della superficie fino ad ora percorsa dal fuoco a livello nazionale. Le stesse regioni risultano anche le più colpite in termini di ecosistemi forestali bruciati. Ad oggi, gli eventi di maggiore rilevanza si sono verificati in Sicilia, in particolare nella provincia di Agrigento. La superficie, interessata da diversi focolai in vari comuni, ha raggiunto 67 km², pari a oltre 9.400 campi da calcio regolamentari. Nel mese di luglio 2026, alcuni parchi nazionali e aree protette sono stati interessati da incendi di particolare rilevanza, che hanno coinvolto ecosistemi di elevato valore naturalistico. Tra il 5 e il 7 luglio, un incendio ha interessato l’Alta Valle Soana, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. La superficie complessivamente percorsa dal fuoco è stata stimata in circa 2,38 km², interessando prevalentemente formazioni prative a rododendro (64% della superficie totale). Nelle giornate del 20 e 21 luglio, un vasto incendio è divampato sul versante calabrese del Parco Nazionale del Pollino, coinvolgendo complessivamente circa 14 km². Le superfici maggiormente colpite sono le aree prative (10 km²), seguite dalla macchia mediterranea (1,6 km²). Più contenuto l’impatto sugli ecosistemi forestali, con 1,21 km² di boschi misti di latifoglie e conifere e 0,23 km² di leccete. “Per contrastare gli incendi boschivi, che rappresentano una delle principali minacce per il nostro patrimonio naturale, ha sottolineato Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA, è fondamentale continuare a investire nella conoscenza e nel monitoraggio. Gli strumenti a nostra disposizione – come i satelliti Sentinel Copernicus – e le elaborazioni dell’ISPRA ci consentono di individuare con sempre maggiore precisione l’entità degli impatti, anche per orientare le politiche di tutela e ripristino del territorio. La prevenzione resta l’arma più efficace: significa adottare comportamenti responsabili, sensibilizzare cittadini e comunità locali e promuovere una sempre più stretta collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti. Un sincero ringraziamento va a tutte le donne e gli uomini che, ogni giorno, sono impegnati nel contrasto e nella gestione degli incendi boschivi, persone che, con professionalità e dedizione, lavorano per salvaguardare il nostro patrimonio ambientale e la sicurezza delle comunità. La tutela delle foreste è una responsabilità condivisa che richiede l’impegno di istituzioni, comunità e cittadini”. Qui per approfondire: https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/Crisi-Emergenze-ambientali-e-Danno/centro-operativo-per-la-sorveglianza-ambientale/ecosistemi-ed-incendi-boschivi-in-italia.  Giovanni Caprio
August 19, 2026
Pressenza
In Canada le fiamme devastano i territori delle Prime Nazioni indigene
È con profonda tristezza e un immenso senso di perdita che la leader Pauline Drake annuncia la devastazione della sua amata comunità di Whitewater Lake a seguito degli incendi che stanno distruggendo le foreste nord-occidentali dell’Ontario. La notizia è stata confermata sabato 18 luglio 2026, quando sono state rese pubbliche alcune fotografie aeree.  Gran parte della comunità è stata distrutta, insieme ad abitazioni, effetti personali e infrastrutture essenziali per la collettività. Sono stati colpiti dalle fiamme anche i terreni che ospitano le sepolture degli antenati e dei familiari recentemente scomparsi, accentuando il dolore dei membri della comunità. > Nessuna parola può esprimere appieno la portata di questa perdita. > Ciononostante, Drake ha dichiarato in un comunicato stampa che la comunità di > Whitewater Lake resta saldamente ancorata alla propria identità e alla propria > forza. Con la resilienza che la contraddistingue, la comunità Anishinaabe > attingerà alla saggezza, al coraggio e alla forza d’animo dei propri antenati > per attraversare questo momento difficile verso la ricostruzione. La comunità Anishinaabe di Whitewater Lake è insediata a circa 72 chilometri a nord di Armstrong, in Ontario, sulle rive del lago Whitewater. Tra la comunità e il territorio si è instaurato un legame di lunga data che intreccia tradizione, cultura, storia e società, sostenuto dalla presenza di importanti siti culturali e dalla ricchissima tradizione orale di questo popolo, tramandata di generazione in generazione. Firmataria del Trattato n.9, la comunità Anishinaabe è membro attivo del Consiglio delle Prime Nazioni di Windigo, della Nishnawbe Aski Nation, dell’Assemblea delle Prime Nazioni e dell’organizzazione Chiefs of Ontario. Secondo Heintzman, portavoce della comunità di Whitewater Lake, la Prima Nazione Anishinaabe stava monitorando l’incendio già da lunedì 13 luglio, con l’aiuto di alcuni operatori locali. “Non abbiamo mai ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dalla provincia dell’Ontario che ci informasse dell’avanzamento delle fiamme verso la nostra comunità”, ha dichiarato Heintzman, precisando che la maggior parte dei residenti è attualmente rifugiata a Thunder Bay. Alcune foto e alcuni video scioccanti mostrano la fuga in barca delle popolazioni locali, mentre alle loro spalle divampano le fiamme e s’innalzano colonne di fumo. Durante il fine settimana anche un’altra comunità, situata a più di 200 chilometri a nord della Prima Nazione di Collins, ha dovuto evacuare la zona. ALTRE PRIME NAZIONI[1] VITTIME DEGLI INCENDI BOSCHIVI Gary Quisess, il leader della Prima Nazione di Neskantaga, ha dichiarato che sabato sono stati noleggiati tre velivoli per evacuare 95 residenti della propria comunità verso Thunder Bay. Un altro volo di evacuazione è previsto per lunedì e le persone evacuate verranno poi trasferite a Toronto, dato che le strutture ricettive di Thunder Bay sono ormai al completo. Quisess si augura di riuscire ad evacuare gli abitanti prima che la situazione si aggravi ulteriormente: il fumo ha già invaso le abitazioni e le forniture di cibo e acqua a questa comunità sono state interrotte proprio a causa degli incendi. “Niente è più garantito”, ha dichiarato in un’intervista. “Né la sicurezza delle persone, né la sicurezza alimentare”. Secondo quanto riferito da Quisess, la Prima Nazione di Neskantaga ha dichiarato lo stato d’emergenza giovedì, sebbene domenica pomeriggio non fosse stato emesso alcun ordine di evacuazione della comunità da parte della Provincia poiché il rischio nella regione era ritenuto “moderato”. Di fatto, il leader di Neskantaga ha precisato che ad accorgersi dell’avanzamento di nuovi incendi boschivi sono stati alcuni residenti della zona. Quisess ha definito frustrante dover informare in prima persona gli organi provinciali sulla situazione degli incendi boschivi nella regione, invece di ricevere da loro le informazioni necessarie, e molte altre Prime Nazioni evacuate ritengono che la Provincia le abbia lasciate all’oscuro della situazione. La Provincia ha prontamente difeso la propria gestione degli incendi: il primo ministro Doug Ford ha dichiarato che sono state mobilitate tutte le risorse disponibili per domare gli incendi e soccorrere le persone evacuate. Domenica la ministra della Protezione Civile, Jill Dunlop, in una nota di servizio ha dichiarato che i sindaci, i leader delle Prime Nazioni, i capi della polizia e altri responsabili possono richiedere la diffusione di avvisi di allerta ai residenti tramite televisione, radio e dispositivi mobili. Fonte: comunicato stampa della comunità di Whitewater Lake, CityNews Toronto -------------------------------------------------------------------------------- [1] NdT: Le Prime Nazioni, in inglese First Nations, in francese Premières Nations, sono i popoli indigeni o autoctoni che attualmente risiedono in alcune aree del Canada (fonte: Prime nazioni – Wikipedia) -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal francese di Laura Frescina. Revisione di Thomas Schmid. Anne Farrell
July 31, 2026
Pressenza
FRANCIA E SPAGNA IN FIAMME: 325 MILA EVACUATI, TIMORI PER I 40 GRADI IN ARRIVO
I vigili del fuoco francesi e spagnoli stanno combattendo contro vasti incendi che hanno costretto oltre 325.000 persone a fuggire dalle loro case nei due Paesi: sia nei pressi di Bordeaux, nel sud-ovest della Francia, dove le fiamme distano 5 km dalla città e la situazione potrebbe peggiorare a causa del calore, sia in diverse altre regioni spagnole. La Spagna ha già evacuato decine di migliaia di persone dai villaggi a ovest della capitale Madrid, dove le condizioni di estrema siccità sono state aggravate da ondate di calore e forti venti. Nella regione di Valencia, sulla costa orientale della Spagna, le autorità hanno affermato di avere difficoltà a contenere gli incendi. Il contributo di Lorenzo Tecleme, giornalista indipendente esperto di questioni climatiche e ambientali. Ascolta o scarica L’analisi delle responsabilità degli incendi in Francia con il giornalista e nostro collaboratore d’oltralpe Cesare Piccolo. Ascolta o scarica
July 27, 2026
Radio Onda d`Urto
CRISI CLIMATICA: FRANCIA E SPAGNA DEVASTATE DAGLI INCENDI CON OLTRE 325.000 PERSONE EVACUATE E MIGLIAIA DI ETTARI DI BOSCHI IN FIAMME
I vigili del fuoco hanno affrontato un’altra giornata di lotta contro i vasti incendi che stanno devastando le foreste di Francia e Spagna, con le previsioni di un’altra ondata di caldo nel sud-ovest della Francia che minacciano di aggravare la crisi. Oltre 325.000 persone sono fuggite dalle proprie case a causa di alcuni dei peggiori incendi boschivi nella storia dei due Paesi, che imperversano nel sud-ovest della Francia e nella Spagna centrale, vicino a Madrid. I roghi che stanno devastando la Francia, tra i più grandi dal secondo dopoguerra, hanno generato un “pirocumulonembo” senza precedenti: una gigantesca nube di fuoco che crea venti propri e produce fulmini, alimentando così ulteriori roghi, ha dichiarato la Federazione nazionale dei vigili del fuoco di Francia (Fnspf). L’incendio nel dipartimento francese della Gironda è rimasto “sostanzialmente stabile durante la notte”, hanno dichiarato le autorità locali, aggiungendo che “non ci sono stati sviluppi di rilievo. I servizi di sicurezza e di emergenza restano pienamente mobilitati e continuano le loro operazioni sul territorio”. Ieri le fiamme sonno arrivate a 15 chilometri da Bordeaux, nel dipartimento della Gironda. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, visiterà le zone colpite dagli incendi a Valencia, nella parte orientale del Paese, dove i vigili del fuoco stanno combattendo contro un nuovo rogo e dove 15.000 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha dichiarato domenica sera che gli incendi stavano avanzando, ma lentamente. In precedenza, domenica, il capo della protezione civile, Virginia Barcones, descrivendo l’incendio intorno ad Avila, ha affermato che il Paese stava lottando contro un “mostro”. “Stiamo affrontando un perimetro di 280 chilometri che comprende 77.000 ettari”, ha dichiarato Barcones all’emittente statale Tve, riferendosi all’incendio. Gli scienziati affermano che il cambiamento climatico sta rendendo questi eventi meteorologici estremi più frequenti e intensi. Gli incendi sono stati alimentati da boschi aridi e infiammabili a causa delle successive ondate di calore e della mancanza di pioggia da maggio.E intanto la quarta ondata di calore sta arrivando sull’Europa. Lorenzo Tecleme giornalista indipendente esperto di questioni climatiche e ambientali Ascolta o scarica 
July 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Vesuvio, continua la gestione a costo zero
Martedì 23 giugno una nostra delegazione di Potere al Popolo! Torre del Greco e Alternativa Civica Popolare ha incontrato il Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e Sindaco di Trecase, Raffaele De Luca, insieme alla Direttrice del Parco, la dott.ssa Paola Conti. Il motivo per cui abbiamo richiesto e ottenuto […] L'articolo Vesuvio, continua la gestione a costo zero su Contropiano.
June 28, 2026
Contropiano
Canadair: noi li paghiamo, loro li gestiscono (e ci guadagnano)
La scorsa estate, mentre le fiamme divoravano ancora boschi e aree verdi, come ogni estate italiana la solita domanda tornava a farsi strada. Perché non abbiamo abbastanza aerei per spegnere gli incendi? La risposta, come sempre, è scomoda. In Italia la lotta al fuoco è stata trasformata in un affare […] L'articolo Canadair: noi li paghiamo, loro li gestiscono (e ci guadagnano) su Contropiano.
June 26, 2026
Contropiano
Ciclone Harry: l’età del fuoco
di Mario Carmelo Cirillo – ripreso da «Out of Fire» La scorsa estate, quando sulle spiagge ioniche – quelle devastate dal ciclone Harry – mi lamentavo del caldo eccessivo, un amico ha esclamato: «Siamo in estate, certo che fa caldo!» Ho replicato che era troppo caldo, mi ha guardato come se fossi un marziano. Caldo, inondazioni, frane, mareggiate, incendi, tempeste
Furundulla 319 – Pirata sarà lei…
…noi andiamo semplicemente “di corsa”* di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Flotilla *Sbagliamo a chiamare pirateria quella praticata da Israele contro le barche delle varie Flotilla, o quella praticata dagli USA contro venezualani e cubani o nello Stretto di Hormuz.